Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
AGLI AGENTI SI VANTA DI ESSERE NAZISTA? PARACADUTATELO DI FORZA A KABUL, COSI’ POTRA’ DIMOSTRARE LA SUPERIORITA’ DELLA RAZZA ARIANA AI TALEBANI
E’ successo in un negozio all’ingresso della Stazione Metro B di Ponte
Mammolo, alla periferia di Roma.
La vittima è un afgano di 36 anni.
Poco dopo gli agenti hanno arrestato un romano di 42 anni con le mani ancora insanguinate.
L’uomo ha confermato il gesto rivendicandone la matrice razziale.
Nel corso degli accertamenti l’uomo ha fatto poi notare agli agenti una croce celtica, tatuata sul dorso della sua mano sinistra, proprio a sottolineare la sua fede politica.
Questa è la solidarietà al popolo afghano da parte della fogna razzista.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
CONTAGIATA TUTTA LA FAMIGLIA, GRAVE LA NONNA
Era una convinta no vax e infatti nella sua famiglia nessuno era vaccinato: Agnese Beatrici, 39enne di Piancogno (nel Bresciano), madre di una bambina di sette anni e di un bimbo di due, è morta di Covid a Milano, dov’era stata ricoverata in terapia intensiva nei giorni scorsi, quando le sue condizioni si erano aggravate.
Secondo quanto riportato dal Giornale di Brescia, la donna è risultata positiva dopo essere rientrata dalle vacanze e in breve si sono infettati anche gli altri adulti della famiglia: il marito, il padre e la madre
In particolare quest’ultima a quanto si apprende sarebbe ricoverata in gravi condizioni agli Spedali Civili di Brescia.
Una delle prime a rilanciare la notizia sui social è stata la parlamentare toscana Laura Cantini, che ha commentato su Facebook: “Una tragedia. Riflettete”.
Fra i commenti che ne sono seguiti c’è chi fa presente che “dovrebbero bastare queste notizie a spingere per la vaccinazione di massa, altro che solo green pass” e che “l’obbligo vaccinale andrebbe introdotto anche per tutelare le persone che non capiscono”.
E altri si domandano: “Quante altre tragedie come questa si dovranno verificare perché si rendano conto dell’importanza del vaccino?”.
La morte di un’altra persona non è mai una sorta di vittoria ideologica, ma una sconfitta orribile
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
NUOVI SVILUPPI SULL’OMICIDIO DI VOGHERA AD OPERA DELL’ASSESSORE DELLA LEGA
Sulle indagini nei confronti di Massimo Adriatici si sono spente le luci dei
riflettori. Dallo scorso 21 luglio, notte dell’uccisione di Youns El Boussettaoui per mano dell’assessore leghista di Voghera.
In attesa delle perizie – che saranno valutate dalla Procura -, i legali della famiglia dell’uomo ucciso hanno messo in evidenza alcune gravi evidenze emerse nel corso dei primi esami.
Sia sul corpo, sia sulla pistola utilizzata dall’esponente del Carroccio.
Il quotidiano La Repubblica riporta alcuni passaggi della memoria inviata dai legali della famiglia di Youns El Boussettaoui al gip Maria Cristina Lapi:
“Sebbene la perizia sia in divenire un gravissimo elemento oggettivo è già emerso dal mero esame dell’arma e delle munizioni: sia il proiettile estratto dalla salma, sia i sette proiettili contenuti nel caricatore della pistola in uso all’indagato sono munizioni di tipo espansivo, vietate dalla legge per la difesa personale”.
Di quali munizioni si tratta? All’interno della Beretta di Massimo Adriatici (e nel corpo della vittima) sarebbero stati ritrovati proiettili hollow point che, a differenza di quelli tradizionali, hanno un foro sulla punta dell’ogiva e provocano maggiori danni su un corpo. Per questo sono vietate, visto che “le munizioni espansive al momento dell’impatto subiscono una vistosa alterazione strutturale, votata a una superiore cessione energetica e a un maggior effetto distruttivo sui tessuti, con una più alta probabilità di uccidere”.
Si tratta di munizioni considerate fuori legge, proprio per gli effetti che provocano. Quei proiettili, infatti, dilaniano la carne a causa della loro “espansività” quando entrano in contatto con un corpo.
E dal 1992 sono stati vietati e una sentenza della Corte di Cassazione del 2008 li ha equiparati a munizioni da guerra.
E ora, in attesa dell’esito finale delle perizie sull’arma e sul corpo di Youns El Boussettaoui, si apre un nuovo fronte nell’indagine nei confronti di Massimo Adriatici.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
CANDIDATURE PARADOSSALI, FUGHE DAI CONFRONTI PUBBLICI, ALLEANZE IMBARAZZANTI
Giorgia Meloni ha deciso di indossare le vesti da “guida turistica” per guidare Enrico Michetti nelle sue “uscite” nella capitale.
Lo ha fatto ieri e nei giorni scorsi, affiancando il candidato sindaco del Centrodestra a Roma durante alcune visite per le strade e in alcuni luoghi della città.
Ma se il buongiorno si vede dal mattino, i prodromi di questo rapporto politico sembrano essere l’estensione di un eventuale presenza della leader di Fratelli d’Italia in un futuro governo a trazione sovranista.
Perché tra gaffe, candidati impresentabili in suo sostegno e fughe dai confronti pubblici con gli altri che con-corrono al Campidoglio, il mattino non sembra avere l’oro in bocca.
Gli ultimi sondaggi danno Enrico Michetti in testa, seguito dal candidato del Centrosinistra Gualtieri, da Calenda e da Raggi. Al momento, dunque, il Centrodestra sembra essere l’unica coalizione certa di arrivare al ballottaggio per la capitale, come evidenziato dall’ultima rilevazione di SWG per La7.
Numeri che avranno un riscontro concreto solamente alle urne che saranno aperte il prossimi 3 e 4 ottobre.
In attesa di conoscere il reale pensiero dei cittadini capitolini, appare evidente come la campagna elettorale di Enrico Michetti stia facendo acqua da tutte le parti.
Il caso di Francesca Benevento – l’ex pentastellata candidata in suo sostegno che sui social ha condiviso una marea di bufale complottiste sul Covid e sul vaccino – è solo la punta dell’iceberg.
E non solo per il suo inserimento in lista, ma anche per quanto accaduto dopo lo scoppio della polemica. Da una parte il candidato di Salvini-Meloni-Berlusconi (o Tajani, fate vobis) che dice di dissociarsi ma di non essere riuscito a contattarla; dall’altra l’ex M5S che sostiene di non aver ricevuto alcuna telefonata.
Nel mezzo la situazione è in fase di stallo: Michetti si è dissociato, ma ancora non ha preso una posizione sul nome di Francesca Benevento in lista.
A tutto ciò si aggiunge anche l’appoggio della destra estrema a Roma.
Alessandro Calvo, Alessandro Aguzzetti e Simone Montagna si sono candidati nelle liste municipali della Lega per sostenere la candidatura a sindaco della capitale di Enrico Michetti.
Di chi si tratta? La risposta è molto semplice: sono tre militanti di CasaPound. E anche qui, come accaduto con Francesca Benevento, la situazione appare paradossale.
Le fughe dal confronto
Ma il quadro disastroso non è ancora completo. Se il capitolo candidature non bastasse, Enrico Michetti continua a fuggire dai confronti degli altri candidati.
Per il momento, infatti, il candidato di FdI-Lega-FI ha partecipato solamente a un incontro che risale a qualche mese fa. E lì ha parlato solo della maestosa magnificenza della storia di Roma (partendo dagli antichi e fermandosi agli antichi). Poi nulla più. Ieri, infatti, era previsto un evento organizzato da Fit Cisl Lazio con tutti i candidati al Campidoglio.
Ma lui non è andato, celandosi dietro a un’agenda fitta di impegni (in questo caso l’incontro con alcuni dipendenti Atac). Sempre in compagna della “guida turistica” Giorgia Meloni. E Michetti nicchia anche sulla possibilità di un confronto televisivo con gli altri.
Una fuga per la vittoria? Forse.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
LO SQUALLORE DI IRONIZZARE SUL LORO APPELLO ALLA VACCINAZIONE
Non conosce la storia del medico morto di Covid dopo il vaccino. Anzi,
nonostante il vaccino.
Francesca Donato prosegue con i suoi deliri no vax “sbeffeggiando” i figli di un uomo deceduto che hanno ribadito il loro appello all’immunizzazione.
Lo fa a modo suo, lo stesso con cui si presenta (quasi ogni settimana) nei vari salotti televisivi per portare avanti le sue tesi anti-vacciniste. Lo fa nonostante le vengano sbattute in faccia verità (che si basano sui dati e non sui “cuggini di internet”) che smentiscono le sue posizioni.
Lo fa senza il minino rispetto del dolore altrui, arrivando anche alla derisione pubblica per fagocitare la fronda degli irriducibili suoi sostenitori.
La vicenda è stata riportata dal quotidiano La Stampa. Il medico siciliano (di Castelvetrano, in provincia di Trapani) è morto di Covid nonostante avesse ricevuto entrambe le dosi di vaccino.
La sua storia clinica, però, parla di alcune patologie pregresse che hanno portato a un esito nefasto dopo la sua infezione.
Questa triste vicenda, dunque, dovrebbe sottolineare l’importanza dell’immunizzazione per tutti quei cittadini a rischio. E invece la leghista Donato ha deciso di “sbeffeggiare” i figli che, nonostante la perdita, hanno invitato tutti a vaccinarsi.
“La dichiarazione finale della famiglia risulta credibile come una barzelletta”. Un pensiero espresso attraverso il suo profilo Twitter, molto seguito dalla fronda degli irriducibili no vax, provocando la risposta stizzita della figlia del medico.
“Salve, sono la figlia del dott. Ditta. Non si vergogna di speculare in questo modo su un morto? Invece di criticare la nostra credibilità dovrebbe pensare ad avere un minimo di pudore e rispetto”
Ma quel che Francesca Donato continua a condividere sui social e a dire in televisione (l’ultima volta a Di Martedì è stata smentita pubblicamente dal Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri) è la risposta alla domanda fatta dalla figlia del medico morto. Non per il vaccino, ma per il Covid che ha provocato il peggioramento delle sue patologie pregresse.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
IL PICCOLO COLPITO A CALCI E PUGNI, LEI SCENDE DALL’AUTO E LI METTE IN FUGA
Allumiere è una piccola cittadina in provincia di Roma. Una di quei paesi in cui tutti si conoscono e dove le persone sono spesso solidali tra di loro.
Un posto tranquillo, ma teatro di una perfida aggressione ai danni di un ragazzo (poco più che bambino, visti i suoi dieci anni d’età) da parte di un gruppetto di suoi coetanei. Una violenza irrazionale, con calci e pugni nei confronti di un piccolo indifeso.
Solo l’intervento di una donna ha fermato quell’atto deliberato di follia tra minori e per il piccolo rimangono solamente lividi ed escoriazioni. Ma psicologicamente le ferite sono molto più gravi.
L’episodio è accaduto la scorsa settimana ad Allumiere, una cittadina a Nord di Roma di circa 4mila abitanti. Ancora non sono chiari i motivi di quel pestaggio nei confronti del bambino nero, ma è certo che senza l’intervento della donna l’epilogo di questa vicenda sarebbe potuto essere ben peggiore. Lei si chiama Marina Rosati e al quotidiano locale Civonline ha raccontato l’accaduto:
“Sono dovuta intervenire in un atto che mi ha lasciato allibita: davanti ai miei occhi c’era un ragazzino a terra ed una decina di suoi coetanei (9/10 anni) che lo prendevano a calci e pugni urlando. Ho urlato e sono accorsa e gli aggressori sono fuggiti”.
Una follia deliberata di giovani (poco più che bambini) su un altro giovane coetaneo. La notizia è rimbalzata per le mura della cittadina e gli abitanti di Allumiere si sono stretti attorno al piccolo, circondandolo di abbracci e amore.
Lei è Michela Scialappa, cittadina di Allumiere sempre in prima linea per difendere tutti. Lei considera il piccolo aggredito un suo “figlio” e parla di un clima di intolleranza molto diffuso nella piccola comunità: “Abbiamo dato voce al silenzio. La mamma del bimbo, è stata zitta troppo tempo, troppo. È triste vedere il nostro piccolo amore così, ma è giusto aver denunciato perché lui è un vincente, un campione di cuore e non sarà mai solo. Io sarò sempre dalla sua parte”.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA REALIZZATA DA TELERAMA E’ DIVENTATA VIRALE: ALLA FINE SONO RIMASTI A TERRA
Ostentano sicurezza, certi che nessuno li farà scendere dal treno ad alta
velocità anche se sprovvisti della certificazione verde (obbligatoria dal 1° settembre).
“Io non scendo”, tuona l’uomo davanti ai microfoni di Telerama, l’emittente locale del Salento. Il tutto mentre la donna che è con lui – presumibilmente sua moglie – ribadisce l’impavida ribellione alla regola perché, da non vaccinati, non hanno fatto in tempo a effettuare il tampone. E la storia della coppia senza Green Pass che prova a salire sul treno diventa virale.
In questa vicenda c’è un prima e un dopo. La giornalista ferma e intervista la coppia senza Green Pass prima di salire a bordo del treno. Il primo a prendere la parola è l’uomo che spiega come questo sia un viaggio per partecipare a un funerale.
Anzi, per organizzare una cerimonia funebre di una persona cara morta qualche ora prima. Per questo motivo, spiega il signore, non hanno fatto in tempo a sottoporsi al test necessario per ottenere una certificazione verde valida per le successive 48 ore. “Mi faranno scendere? Ho i miei dubbi”, dice con fare sornione l’uomo rispondendo alla giornalista di Telerama. Poi rilancia: “Io non scendo dal treno, questo è poco ma sicuro. Piuttosto scende già il controllore, ma io no”.
Ma l’epilogo della breve storia triste dal Salento si conclude con la “resa” della coppia senza Green Pass costretta – come ovvio, vista la normativa attualmente in vigore – a scendere da quel treno per recarsi nel più vicino centro ed effettuare un tampone rapido (quindi con immissione quasi istantanea, in caso di esito negativo, della certificazione verde valida per 48 ore) per poter viaggiare su un treno ad alta velocità e lunga percorrenza.
Il tutto con meno sicurezza rispetto a quanto ostentato all’inizio dell’intervista.
(da NextQuotidiano)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
UNO SGUARDO E UN GESTO CHE NON LASCIA SPAZIO A EQUIVOCI: ECCO COME IL CAPITANO DELLA POLONIA HA REAGITO AI FISCHI DEI TIFOSI RAZZISTI
Ieri al PGE Narodowy stadio di Varsavia la Polonia ha affrontato l’Inghilterra per le qualificazioni ai mondiali di Qatar 2022.
Prima dell’inizio del match i calciatori inglesi si sono inginocchiati come segno di solidarietà contro il razzismo e il movimento ‘BlackLivesMatter’. E il pubblico di casa li ha fischiati. Ma è stato proprio il capitano polacco Robert Lewandowski a dargli una lezione
Infatti Lewandosky sentendo i fischi dei tifosi polacchi ha fatto un gesto molto eloquente indicando la scritta “Respect” sulla sua maglia.
Il cannoniere del Bayern Monaco ha perciò constrastato l’atteggiamento razzista di una frangia di tifosi, rispecchiando esattamente la linea che la Nazionale della Polonia aveva esplicitato con un comunicato ufficiale: “La PZPN è sempre stata guidata dal rispetto dei principi di uguaglianza, tolleranza e parità di diritti nei confronti di tutte le persone. I giocatori polacchi, prima del primo fischio della partita con l’Inghilterra, indicano la scritta “UEFA RESPECT” sulla manica sinistra della maglia, che si riferisce alla campagna condotta dalla federazione europea contro il razzismo, la xenofobia e intolleranza”.
Lo sguardo del capitano della Polonia diretto agli ultras è stato chiarissimo.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2021 Riccardo Fucile
OTTO INDAGATI PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE AGGRAVATA: SI PREPARAVANO A ORGANIZZARE VIOLENZE E AGGRESSIONI
Si stavano preparando per organizzare violenze e aggressioni alla
manifestazione No Green Pass a Roma prevista per l’11 e il 12 settembre.
Otto persone residenti i sei città sono indagate dalla procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata, e nel corso della mattinata sono state oggetto di perquisizioni. Utilizzavano per i loro piani la chat Telegram ‘I guerrieri’.
“Noi quando andiamo a Roma i primi che dobbiamo colpire sono i giornalisti. Sono da fare fuori”, è uno dei messaggi scritti dagli otto “I guerrieri” che invitavano a “usare le molotov” (che non risulta possedessero) per “far saltare i furgoni delle tv”. Secondo quanto riferito in Questura a Milano, “per la stampa, ritenuta asservita al regime, avevano un vero e proprio odio”
Gli altri bersagli da colpire erano le forze dell’ordine e i “Palazzi del potere” a cui contestano di portare avanti un “disegno di sistema del dominio”.
Il blitz della Polizia di Stato è scattato all’alba: 8 perquisizioni solo a Milano, e diverse altre tra Bergamo, Roma, Venezia, Padova e Reggio Emilia. Le “azioni violente” che stavano programmando, anche con l’uso di armi, erano “tese a mutare o condizionare la politica governativa e istituzionale in tema di campagna vaccinale”: lo scrivono il capo del pool antiterrorismo di Milano Alberto Nobili e il pm Piero Basilone nei decreti di perquisizione.
Alcuni di loro in chat manifestavano l’intenzione di acquistare armi e avevano anche telefonato ad alcune armerie per avere informazioni sull’acquisto di tirapugni da usare contro le forze dell’ordine, non sapendo che si tratta di un arma vietata. Durante le perquisizioni sono state trovate armi di vario genere, katana, sciabole, coltelli, spray al peperoncino, sfollagente.
Tra gli indagati (incensurati, senza alcuna appartenenza politica, di età compresa tra i 46 e i 52 anni, ad eccezione di un 33enne), un dipendente di grande magazzino, un cassaintegato, un dipendente di una azienda di grande ristorazione, un custode. Le indagini sono partite dagli amministratori della chat Telegram per poi risalire ai profili dei partecipanti.
L’unica persona legata a qualche ideologia politica era una donna in provincia di Venezia, che in passato era stata vicina agli ambienti indipendentisti dei ‘Serenissimi’ e a cui era stato revocato, in passato, il porto d’armi per problemi psichiatrici.
L’unico ad avere armi da fuoco, regolarmente detenute, era invece il soggetto bergamasco, un 53enne che aveva in casa due pistole e a cui adesso “verrà revocato il permesso per uso sportivo”.
La Digos di Padova ha perquisito a Mestrino l’abitazione di una donna 53enne cameriera, che avrebbe invitato tutti al lancio di uova al ministro Roberto Speranza che giovedì scorso avrebbe dovuto essere presente alla festa di Articolo 1 “Pane e Rose”, a Chiesanuova. La visita è poi stata annullata per altri impegni istituzionali. Particolare attenzione della Digos era stata posta anche per la visita dell’ex premier Giuseppe Conte due giorni fa ad Albignasego. Alla 53enne è stato sequestrato il cellulare e altri dispositivi elettronici.
La frangia No Vax, che aveva intenzione di costruire rudimentali ordigni “fai da te” e di approvvigionarsi di coltelli per colpire a una manifestazione No Vax a Roma sabato prossimo, era composta da 5 donne e 3 uomini. Sono state definite come “molto determinate e arrabbiate” le 5 donne.
Nel mirino “obiettivi istituzionali”
Oltre all’intenzione di partecipare in massa alla manifestazione di protesta in programma nella Capitale sabato prossimo – riferisce, in una nota, la Questura di Milano – gli indagati avrebbero incitato gli altri membri del gruppo Telegram a realizzare azioni violente nelle rispettive province di residenza “contro non meglio precisati obiettivi istituzionali o approfittando della visita di esponenti dell’Esecutivo”, come quella, appunto, di Speranza.
membri della frangia avrebbero inoltre avuto “l’effettiva intenzione di realizzare una riunione preparatoria in vista dell’appuntamento romano e di approvvigionarsi di armi bianche da utilizzare in quell’occasione”.
Nel gruppo ‘I guerrieri’, annota la Polizia, “vengono progettate azioni violente da realizzare – anche con l’uso di armi ed esplosivi fai da te – in occasione delle manifestazioni No Green Pass organizzate su tutto il territorio nazionale”.
In chat regole per evitare la Polizia
“Non c’è stato nessun arrestato tramite Telegram, che non fornisce informazioni relative all’utenza che usa gruppi e canali”. E’ il messaggio diffuso su alcune chat No Vax dopo il blitz della polizia. “Le persone sono state rintracciate grazie a trojan inviati via chat dai servizi sotto copertura”, si legge su una chat, che invita gli attivisti No Vax a “non scambiare numeri di telefono” e a “non cliccare link che portano ad altre app. Semplici regole per ridurre il rischio a zero”.
In chat: “Tritolo su Parlamento con drone”
In una delle conversazioni con cui i No Vax coinvolti oggi nell’operazione della Polizia di Stato istigavano alla violenza si parla di far saltare il Parlamento con del tritolo, avvalendosi di un drone. Non si tratterebbe però di un progetto ma di farneticazioni, definite dagli inquirenti “puro odio delirante”
“Radere al suolo il Parlamento con tutti loro dentro – si legge – basta un piccolo drone pilotato a distanza da uno dei tetti di Roma… un 500 grammi di tritolo e lo lasci cadere durante la seduta…”.
I No Vax del canale Telegram incriminato erano anche convinti che i parlamentari non siano davvero vaccinati ma che, ‘ben consapevoli di un esperimento di ingegneria genetica in atto’, si sarebbero fatti inoculare solo una soluzione fisiologica”.
(da La Repubblica”)
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