Destra di Popolo.net

GREEN PASS, IL NUOVO DECRETO PER L’OBBLIGO SUL LAVORO IN ARRIVO LA PROSSIMA SETTIMANA

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

ECCO I SETTORI INTERESSATI

Il Super Green Pass potrebbe arrivare tra mercoledì 15 e giovedì 16. Interessati per ora solo alcuni impieghi nel privato. L’estensione successiva in programma per metà ottobre
Un decreto legge per estendere il Green Pass obbligatorio a tutti i lavoratori della Pubblica Amministrazione e a quelli dei settori privati dove è già previsto per i clienti. Ovvero bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre e piscine, trasporti a lunga percorrenza. Un Super Green Pass che potrebbe vedere la luce tra mercoledì 15, data in cui potrebbe essere convocata la Cabina di Regia del governo, e giovedì 16, il giorno del Consiglio dei Ministri.
Oppure un provvedimento ancora più ampio, che comprenda tutto il lavoro privato, ma da varare dopo il primo turno delle elezioni amministrative, in programma tra il 3 e il 4 ottobre.
Sono questi i due scenari su cui è al lavoro il governo Draghi mentre al suo interno si ripetono le divisioni tra chi, come Roberto Speranza e Renato Brunetta, vorrebbe muoversi il prima possibile e chi, come Matteo Salvini, manifesta ancora una certa resistenza attorno all’ipotesi.
Il Super Green Pass per lavorare
Il Corriere della Sera spiega oggi che il nuovo decreto estenderà la Certificazione Verde Covid-19 a tutti i dipendenti dei ministeri, delle Regioni e degli enti locali, degli enti pubblici non economici, delle agenzie fiscali e delle autorità indipendenti. E includerebbe come categorie la magistratura, i militari e le forze di sicurezza.
Ad oggi 1,2 milioni di lavoratori sono già vaccinati (e ne mancano 300-350mila secondo le stime della Funzione Pubblica. E servirebbe, come vuole il ministro Brunetta, anche per riportare in ufficio i dipendenti pubblici che finora hanno usufruito dello smart working.
Poi ci sono i lavoratori dei settori in cui la clientela già deve mostrare la certificazione. Che verrebbero infilati nel primo provvedimento dal quale resterebbe però fuori il grosso dei dipendenti dell’industria e dei servizi. In attesa che i numeri diano consigli su cosa fare, visto che ci si aspetta già dal nuovo decreto un boost alle vaccinazioni.
Il quotidiano aggiunge anche che ci sarebbero comunque delle categorie escluse. Una di queste è il Parlamento, che grazie all’autodichia può regolare diversamente dalla legge i rapporti di lavoro con i propri dipendenti.
I lavoratori di Camera e Senato quindi sarebbero fuori da queste norme: per farceli entrare ci vogliono atti da votare a Montecitorio e Palazzo Madama. Per deputati e senatori le regole sono intanto già state stabilite con una delibera del collegio dei questori.
Il certificato serve per entrare al ristorante, partecipare a convegni e conferenze all’interno di Camera e Senato, per andare in biblioteca o nell’archivio. Ma non è richiesto per le consumazioni al banco alla buvette né per entrare in aula, anche perché, in questo caso, si aprirebbero profili delicati di limitazione del diritto di voto.
I problemi del nuovo decreto
Il sottosegretario Roberto Garofoli sta guidando a Palazzo Chigi il lavoro di approfondimento anche giuridico sul tema, raccogliendo le osservazioni di sindacati e imprese, perché l’imposizione di un obbligo generalizzato presenta diversi aspetti problematici.
A inizio settimana si farà un punto, poi a metà della settimana potrebbe riunirsi la cabina di regia per assumere le decisioni. Ma è probabile ad oggi che si procederà per step e giovedì in Cdm vada l’obbligo di Green pass per i dipendenti pubblici e per i settori, dalla ristorazione alle palestre, nei quali c’è obbligo di pass per i clienti. Contro queste misure l’ala più critica della Lega potrebbe tornare a farsi sentire in Parlamento, nei voti sul primo decreto Green pass al Senato e sul secondo dl, quello che riguarda le scuole e i trasporti, alla Camera. Ma dalla sua il governo ha il partito del Nord e l’ala più governista, come testimonia l’intervista di Luca Zaia al Corriere della Sera di ieri.
Intanto mancano 20 giorni alla fine di settembre, data entro la quale secondo il governo dovrebbe essere immunizzato l’80% della popolazione con più di 12 anni, ci sono ancora oltre dieci milioni di italiani che non hanno fatto neanche una dose di vaccino e non hanno alcuna protezione contro Covid-19.
Le prossime due settimane saranno dunque cruciali per il governo per cercare di recuperarne il più possibile ed intaccare quello zoccolo duro che a nove mesi dall’inizio della campagna si tiene ancora lontano dai vaccini.
Senza escludere l’ultima mossa, l’introduzione dell’obbligo vaccinale, seguendo lo stesso percorso che si è fatto con il Green Pass: procedere per step e dare la priorità a quelle categorie che hanno più contatti con il pubblico.
(da agenzie)

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LAMORGESE: “SALVINI DANNEGGIA IL GOVERNO”

Settembre 12th, 2021 Riccardo Fucile

“LA LINEA DEL GOVERNO E’ NETTA: ESTENDERE QUANTO PIU’ POSSIBILE L’UTILIZZO DEL GREEN PASS E COMPLETARE IL PIANO VACCINI”

“Il Green pass è fondamentale per supportare la ripartenza in sicurezza delle imprese e del Paese. La linea del governo è netta: estenderne quanto più possibile l’utilizzo e completare il piano vaccini che, tra l’altro, sta andando molto bene”. E’ quanto afferma in un’intervista al Corriere della Sera il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, sul certificato verde e le proteste dei No vax.
”È evidente – sottolinea – che l’innalzamento dei toni delle proteste può favorire forti tensioni per l’ordine pubblico e atti ostili anche da parte di singoli, non direttamente riconducibili a gruppi organizzati”.
E poi precisa: “La galassia delle sigle No-vax appare composita e variegata, e al momento non risultano contatti strutturati con frange estremiste. Certo, in alcune delle proteste si è registrata una sporadica partecipazione di appartenenti all’estrema sinistra o all’area anarchica nonché, soprattutto a Roma, alla destra radicale. In alcune occasioni ci sono stati evidenti tentativi, non riusciti, di alimentare una degenerazione violenta della protesta”
Infine sugli attacchi ricevuti da parte del leader della Lega, mentre si dice disponibile ad un incontro con Salvini, aggiunge: “Con una coalizione così ampia, i ministri sono costretti a grandi sforzi per individuare un punto di equilibrio tra posizioni talvolta distanti su molti temi sensibili, non solo l’immigrazione. Certo, quando gli attacchi partono da chi sostiene il governo, diventando martellanti e personali, finiscono per danneggiare l’immagine dell’amministrazione e dell’intero esecutivo, in un momento molto delicato per il Paese nel quale occorrerebbe più coesione”.
(da agenzie)

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SALVINI ACCERCHIATO: I LEGHISTI DEL NORD COMPATTI CON GIORGETTI E ZAIA SU DRAGHI

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

MILANO E VARESE ORMAI DATE PER PERSE, COMINCIA IL CONTO ALLA ROVESCIA CONGRESSUALE PER UN SALVINI SEMPRE PIU’ NERVOSO E SOLO

L’accerchiamento di Matteo Salvini si sta compiendo giorno dopo giorno.
Quando gli si parla del Nord che ribolle a causa della sua politica ambigua sui vaccini e sul Green pass, e gli si fa notare un eccesso di conflittualità nelle sue dichiarazioni che destabilizzano il governo, Salvini si indispone.
È sempre più nervoso, gli amici o ex amici dicono di lui: “Matteo ormai è assediato”. O meglio, sta dentro una morsa spinta da una parte da Giorgia Meloni e dall’altra internamente mossa dal trio formato Zaia-Giorgetti-Fedriga.
La messa in discussione del Capitano ormai è evidente e il probabile bottino magro che la Lega raccoglierà nelle elezioni amministrative – i candidati scelti anche nel bacino del civismo non sembrano funzionare granché, fatta eccezione per il torinese Paolo Damilano – si annuncia come l’inizio di una fase congressuale non ufficialmente stabilita, ma già di fatto in corso.
I governatori del Nord sono convinti che la linea di ammiccamento ai no-vax e ai no-mask non premierà nelle urne. Quindi il leader della Lega ora deve fare i conti con un partito in rivolta.
Il presidente del Veneto Luca Zaia, in un’intervista al Corriere della Sera, attacca il leader come mai forse era stato fatto finora: “La linea che vince è quella della responsabilità messa nero su bianco dai governatori”. E Salvini? “Se resta qualche nostalgico del no green pass o del no mask, ne prenderemo atto. Io penso che non ci siano alternative alle scelte che abbiamo fatto”. Il riferimento è anche all’ultima battaglia parlamentare contro il Green pass che il leader ha tenuto nell’ultima settimana, mentre si prepara a intraprenderne un’altra. Quella contro l’estensione dell’obbligo del certificato verde, a partire dai dipendenti pubblici, e contro la legge sulla concorrenza, con la messa a gara anche delle concessioni di balneari e ambulanti.
Per questo Zaia oggi ha voluto lanciare un fendente che si aggiunge a quelli quotidianamente, anche se dietro le quinte, lancia Giancarlo Giorgetti, il più governista di una Lega ormai draghiana quasi nel dna.
L’insopportabilità che il numero due di Salvini prova per Claudio Borghi e per tutti quelli che flirtano con le piazze no-vax è ormai a livello proverbiale.
E una frase che viene attribuita a Giorgetti è quella che spiega meglio il momento attuale di questo partito: “Draghi deve essere per noi quello che Dini è stato per la sinistra”. Ovvero il traghettatore della Lega nel mondo dell’affidabilità moderata e dei circuiti internazionali.
Si rimprovera insomma a Salvini di voler restare nella ridotta della protesta, in questa campagna elettorale fatta di tanti, tantissimi tweet, senza sapere interpretare il bisogno che ormai il suo partito ha di farsi establishment nel senso prudente del concetto.
In questo contesto c’è la Liga veneta che rumoreggia. “Nessuna ambiguità. Siamo con Draghi”, dice per esempio il ministro Erika Stefani che parla appunto la lingua del Nord-Est e un problema di non poco conto sta agitando la Lega proprio in questo contesto.
Riguarda la successione di Durigon – poco amato da Giorgetti – come sottosegretario al Mef. In ballo ci sono il ligure Edoardo Rixi e il veneto Massimo Bitonci, che già nel Conte I ha svolto quell’incarico. Se la scelta dovesse cadere sul primo dei due, contro Salvini la fronda del Nord-Est minaccia di prendere altro vigore. Con Zaia sempre più preoccupato per la condotta di Salvini.
I congressi all’orizzonte ancora non ci sono ma la base li chiede.
C’è anche il caso lombardo e riguarda le comunali del mese prossimo. Milano, dove Salvini ha scelto il medico Bernardo come candidato sindaco, è già data abbondantemente per persa.
In più, come fatto simbolico ma anche sintomatico c’è che anche Varese, la roccaforte leghista che ha dato i natali a Bossi, Maroni e Giorgetti, non vedrà issare sul suo comune la bandiera leghista.
Il sindaco uscente, Davide Galimberti, va verso la riconferma con il sostegno di Pd e M5s mentre il candidato lumbard Matteo Bianchi è dato per pesantemente sconfitto. Per i leghisti del Nord la responsabilità è di una bussola, in mano al leader, sempre più impazzita che sta perdendo il consenso degli imprenditori, che riconoscono in Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti una cultura pragmatica di governo fatta di contenuti e non di tweet.
(da Huffingtonpost)

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CAGLIARI: IL SINDACO DI FRATELLI D’ITALIA SOSTITUISCE L’ASSESSORE DELLA LEGA CON UNO DELL’UDC E IL CARROCCIO VA ALL’OPPOSIZIONE

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

VOLANO GLI STRACCI SOVRANISTI

Un rimpasto in giunta spacca il centrodestra a Cagliari dove la Lega lascia la maggioranza guidata da Fratelli d’Italia. Un vero e proprio terremoto quello scatenato dal sindaco Paolo Truzzu, esponente del partito di Giorgia Meloni, che ha nominato assessore Andrea Floris, che fa parte dell’Udc, al posto del leghista Carlo Tack.
La reazione del Carroccio è stata quella di passare all’opposizione. “Siamo rammaricati per la decisione del sindaco Truzzu e di Fratelli d’Italia di cacciare dalla Giunta comunale il nostro assessore della Lega”, dice il deputato Eugenio Zoffili, coordinatore regionale del Carroccio in Sardegna.
Una scelta, attacca Zoffili, che “si macchia della responsabilità di aver diviso il centrodestra a Cagliari, io invece lavoro sempre per unire”.
Tack è stato cacciato, denuncia il deputato, “per fame di potere e per una questione di poltrone, l’impegno della Lega invece non dipende da una poltrona, abbiamo a cuore la città di Cagliari e continueremo a lavorare per il capoluogo della Sardegna”.
Ma, precisa, “lo faremo dall’opposizione col nostro consigliere Andrea Piras e tra la gente, perché il lavoro della Lega non dipende dal fatto di essere in maggioranza o all’opposizione”. Zoffili ha poi reso noto che rinominerà Tack coordinatore della Lega per la città di Cagliari, mentre Piras ricoprirà il ruolo di coordinatore provinciale.
Da parte sua il sindaco Truzzu si limita a commentare che “sono stati 26 mesi di lavoro molto intensi, contrassegnati dalla pandemia – ha spiegato il primo cittadino – oggi rinnoviamo l’impegno per lavorare al servizio della nostra comunità”.
Con il Carroccio fuori dall’esecutivo non risulta più traccia della delega alla sicurezza, una delle novità della nuova consiliatura che era stata assegnata proprio alla Lega.
Il sindaco si occuperà direttamente della Polizia locale, mentre le competenze del nuovo arrivato Floris riguarderanno sport, patrimonio e tributi, protezione civile e programmazione housing sociale.
La storia della Lega all’interno della giunta comunale di Cagliari, per la verità, è parecchio movimentata. Il primo assessore è stato Paolo Spano, poi durante il corso del mandato c’è stato l’avvicendamento con Tack. Parallelamente però in Consiglio si è rinforzato il gruppo Udc. E, nel gioco delle attribuzioni degli assessorati legato agli equilibri nell’assemlea civica, il sacrificio è toccato proprio alla Lega.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IN GERMANIA SOSPENDERANNO LO STIPENDIO AI LAVORATORI NO VAX

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

“INGIUSTO CHE I CONTRIBUENTI PAGHINO CON SOLDI PUBBLICI LO STIPENDIO A CHI HA SCELTO DI NON VACCINARSI”

Il taglio dello stipendio per i non vaccinati, secondo il ministro della salute tedesco Jens Spahn, è “una misura dovuta per rispetto dei contribuenti”.
Così più di un Land si è attrezzato: in Bassa Sassonia e in Baden-Wuerttenberg partirà da lunedì prossimo, 15 settembre, la totale sospensione del corrispettivo a chiunque – scegliendo di non vaccinarsi – debba affrontare l’isolamento post-contagio. §
Al momento, infatti, ai dipendenti in quarantena viene comunque corrisposto uno stipendio pieno, anche per i giorni di lavoro sospeso. Si tratta di un diritto stabilito dalla legge tedesca sulla protezione dalle infezioni.
Siccome però sono i contribuenti a finanziare le integrazioni sostitutive del salario, la logica del ministro Spahn è che sia ingiusto costringere la collettività a pagare per coloro che avrebbero potuto evitare la quarantena vaccinandosi.
Secondo l’agenzia di stampa Epd, Spahn ha chiarito che la decisione spetta agli stati federali, e ha aggiunto: “Non vedo perché, alla lunga, dovrebbero essere gli altri a pagare, se qualcuno non sceglie la vaccinazione gratuita quando potrebbe farlo”.
In Nord Reno-Westfalia una decisione simile potrebbe essere presa questa settimana. Il ministro della salute dal Land, Larl-Josef Laumann, ha dichiarato: “Se mi prendo la libertà di non vaccinarmi, devo anche essere personalmente responsabile, fino in fondo, delle conseguenze che ne derivano”. La Renania-Palatinato autorizzerà invece le trattenute sullo stipendio a partire 1° ottobre. Anche l’Assia ha annunciato di volersi incanalare nella stessa direzione, ma non ha ancora indicato una data concreta.
Secondo il ministro della salute della Baviera Klaus Holetschek, il provvedimento è “legalmente possibile” nonostante l’Infection Protection Act, perché il regolamento prevede che la richiesta possa essere revocata se la quarantena avrebbe potuto essere evitata con la vaccinazione..
Nella sua regione i contribuenti hanno già versato circa 83 milioni di euro per garantire un salario ai no-vax in quarantena. “Non c’è più alcuna ragione per cui questo risarcimento debba essere pagato dai contribuenti”, ha detto ospita a un programma su ZDF.
(da agenzie)

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CHI SONO I DIECI MILIONI DI ITALIANI NON VACCINATI

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

NON SOLO NO VAX IDEOLOGIZZATI: ANCHE SPAVENTATI, PROCRASTINATORI E PAZIENTI FRAGILI

Non vogliono vaccinarsi. Credono che la pandemia sia un complotto. Che il farmaco sia pericoloso. E diffondono bufale via social. Anche moltissimi giovani in Italia rientrano nelle fronde dei No Vax.
Ma quanti sono? Secondo il sociologo dell’Università di Catania Davide Bennato – citato oggi da Repubblica – che ha condotto ricerche sulla comunicazione digitale degli anti-vaccinisti, sarebbero al massimo il 4-5% degli italiani, tra i 2,5 e i 3 milioni. Tutti gli altri non sono No vax a tutti gli effetti: alcuni sono ancora indecisi, sono spaventati, prudenti.
Oppure pazienti con patologie croniche che temono gli effetti collaterali o donne in gravidanza. Anche i procrastinatori, quelli che non si oppongono ma aspettano di conoscere le reazioni avverse. E fra i 10 milioni c’è anche chi si farà somministrare la prima dose.
«In buona parte sono persone informate ma confuse»
Geograficamente parlando, al Sud i vaccinati sono molto meno. In Calabria per esempio il 25,8% degli abitanti è ancora senza vaccino, in Sicilia il 25,9%. I meno protetti hanno tra 30 e 49 anni.
Poi c’è la fascia dei cinquantenni, che preoccupano, come ha sottolineato il virologo Fabrizio Pregliasco a Open, perché sono più fragili di fronte al virus. Oltre il 18% (1,7 milioni) è del tutto scoperto rispetto alla vaccinazione.
Domenico Crisarà, medico di famiglia di Padova, intervistato da Repubblica, ha spiegato che «in buona parte sono persone confuse. Magari si informano molto e probabilmente si sono ubriacate di notizie.
La vicenda del richiamo eterologo per AstraZeneca, ad esempio, è stata una botta dura da digerire, ha fatto vacillare molti».
Il titolo di studio non (sempre) c’entra
Ma i No vax sono soprattutto persone poco istruite? No, il titolo di studio non è così determinante: «Attenzione, non dimentichiamo che i non vaccinati sono trasversali dal punto di vista sociale. C’è tra loro una discreta fetta di laureati e comunque di persone di buon livello culturale», spiega Alberto Chiriatti, medico di famiglia di Ostia.
Anche il sociologo Bennato specifica che «non è questione di titolo di studio. Se ho una resistenza valoriale, il livello culturale non conta. Esercito il mio scetticismo». Diversa dallo scetticismo è invece la cieca convinzione No vax: «Sono persone che verso il vaccino hanno blocchi ideologici enormi», spiega ancora Bennato su Repubblica: «Non si confrontano, frequentano canali social a senso unico. Alle spalle di tutto c’è un’industria che vive del loro rifiuto e quindi lo fomenta».
(da agenzie)

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POSITIVO AL COVID CONTINUAVA A LAVORARE IN UN PANIFICIO: DENUNCIATO E ATTIVITA’ CHIUSA

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

OLTRE ALLA SANZIONE PECUNIARIA DOVRA’ RISPONDERE DI MANCATA OSSERVAZIONE DELLE NORME VIGENTI

Aveva contratto la Covid-19 da giorni. Nonostante ciò, un dipendente di un panificio di un piccolo centro abitato nell’hinterland messinese ha continuato ad andare al lavoro.
È stato scoperto dai poliziotti delle volanti durante un controllo presso l’esercizio commerciale. L’uomo, al momento della perlustrazione, non indossava nemmeno i dispositivi di sicurezza.
Adesso dovrà pagare una sanzione pecuniaria e affrontare una denuncia per mancata osservanza di norme atte a impedire la diffusione di malattie infettive. Contestualmente, i poliziotti hanno disposto la chiusura immediata dell’esercizio commerciale e imposto ai titolari, una volto avvisate l’autorità sanitaria competente, l’isolamento fiduciario domiciliare.
(da agenzie)

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GREEN PASS, IPOTESI DECRETO UNICO OBBLIGATORIO PER IL LAVORO NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

IL PROVVEDIMENTO POTREBBE ESSERE APPROVATO ENTRO IL 3 OTTOBRE

Per i dipendenti del Pubblica amministrazione era nell’aria da tempo, per i privati la trattativa con i sindacati ha reso più impervio il percorso di estensione del Green pass. Adesso, però, il governo ha deciso di accelerare: obbligo per tutti, sia per i dipendenti pubblici che privati, introdotto dallo stesso decreto.
Chi non possiede il Certificato Verde incorre nella sospensione dello stipendio. «Provvedimento unico e subito» è la sintesi che rimbalza tra i ministeri.
L’obiettivo della misura? Dare un boost alla campagna vaccinale e arrivare all’immunizzazione del 90% della popolazione italiana.
Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta è stato chiaro: «L’obbligo di Green pass deve valere sia per i lavoratori pubblici che per quelli privati».
Con il pressing, poi, di Confindustria – Carlo Bonomi ha chiesto «un provvedimento urgente per mettere in sicurezza» le aziende -, pare che Palazzo Chigi abbia intenzione di abbandonare la strategia dei «piccoli passi».
Tutti i partiti d’accordo tranne la Lega
Il decreto unico per applicare il Green pass al settore pubblico e privato incontrerebbe i favori di tutti i partiti di maggioranza, meno la Lega di governo. I presidenti di Regione del Carroccio, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Luca Zaia, invece, dissentono con la linea reticente di Matteo Salvini.
Benché il presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza siano propensi all’estensione, «scrivere queste norme non è facile – dice al Mattino una fonte di governo al lavoro sul dossier -. Ci sono decine di questioni da sciogliere, a cominciare dai controlli e dalle sanzioni per i lavoratori senza Green pass. Ma se lunedì fosse decisa un’accelerazione, il provvedimento unico si potrebbe varare anche la prossima settimana».
Le regole, tanto per i 3,2 milioni di lavoratori del pubblico impiego quanto per i dipendenti di aziende private, sarebbero le stesse di quelle applicate al mondo scuola: o vaccino, o tampone ogni 48 ore per accedere sul luogo del lavoro, con lo Stato che copre i costi del test solo per quelle persone che non possono vaccinarsi per motivi di salute.
Le forze dell’ordine no vax sono una questione spinosa per il governo
Dopo cinque giorni di assenza, scatta l’aspettativa senza stipendio. C’è, tuttavia, una questione spinosa per il governo. Qualora il decreto dovesse essere approvato, si troverebbero in una zona grigia 12 mila poliziotti, 6 mila carabinieri e circa 3 mila vigili del fuoco – tutti dipendenti pubblici – che hanno deciso di non vaccinarsi.
In questi casi, però, lasciare a casa il personale delle forze dell’ordine senza stipendio si traduce in minore sicurezza per i cittadini.
Mentre cresce l’ipotesi del vaccino obbligatorio per le forze di ordine pubblico – così come è stato per i sanitari -, Speranza detta la tabella di priorità per l’estensione del Green pass. «Verrà esteso a vari settori, a cominciare da quelli in cui il certificato viene chiesto ai clienti ma non ai lavoratori, come i ristoranti e i bar. Anomalia – la definisce il titolare del dicastero della Salute – che sarà sanata nel più breve tempo possibile».
(da Open)

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LA REGINA ELISABETTA SOSTIENE IL BLACK LIVES MATTER

Settembre 11th, 2021 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE DELL’ASSISTENTE PERSONALE PIU’ VICINO ALLA SOVRANA, SIR KEN OLISA… LA FAMIGLIA REALE RIPUDIA IL RAZZISMO

Una sorpresa (positiva) da Londra: la regina Elisabetta e la famiglia reale britannica sono sostenitori del movimento anti-razzista Black Lives Matter.
A dirlo è l’assistente personale più vicino alla sovrana, Sir Ken Olisa, primo nero a occupare la carica di Lord-Lieutenant for London che, intervistato dall’emittente inglese Channel 4, ha rivelato di aver discusso sul tema del razzismo con i membri della famiglia reale sulla scia dell’omicidio di George Floyd negli Stati Uniti.
Sir Ken afferma che i Windsor condividono gli stessi valori di quanti lottano affinché violenze e discriminazioni del genere non si ripetano e sperano che i sudditi di sua maestà facciano lo stesso.
Queste dichiarazioni arrivano dopo che la questione del razzismo a corte era stata evocata dal nipote della regina, Harry, e dalla moglie Meghan, la cosiddetta coppia “ribelle”, dopo lo strappo dalla dinastia e il trasferimento negli Usa dove vivono con i figli Archie e Lilibet.
I duchi di Sussex, in una clamorosa intervista rilasciata nei mesi scorsi a Oprah Winfrey, avevano affermato che un membro di primo piano di casa Windsor, né Elisabetta né Filippo, avrebbe a suo tempo avanzato preoccupazioni sul colore della pelle di Archie (essendo Meghan di madre afroamericana) prima della sua nascita.
Erano emersi poi sui tabloid dettagli su una biografia non autorizzata di Harry e Meghan, secondo cui la coppia si è lamentata del fatto che la famiglia reale non si sia fatta “pienamente carico” di quanto denunciato nella trasmissione di Oprah. Buckingham Palace in passato si era difeso dalle accuse e William era intervenuto affermando: “Non siamo affatto una famiglia di razzisti”.
(da agenzie)

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