Destra di Popolo.net

GORIZIA: UNA Z PER MARCHIARE LA CASA DI UNA FAMIGLIA UCRAINA

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

PERCHE’ NON ANDATE IN UCRAINA A FARLO? VEDRETE CHE SARETE ACCOLTI COME MERITATE

Una «Z» è stata trovata all’ingresso dell’abitazione di una famiglia ucraina a Gorizia, in Friuli Venezia Giulia.
A darne notizia, attraverso i suoi canali social, è il presidente di Italia Viva Ettore Rosato, che ha definito il gesto un «atto vile».
«Una Z simbolo della propaganda russa, di solito esibita mettendo in fila le mostrine strappate ai soldati ucraini uccisi contro l’esercito di Putin – è il messaggio allegato alla foto -. Una lettera intrisa del sangue di chi sta cercando di resistere, di difendere il proprio diritto alla libertà e all’ esistenza. Atto vile, fatto in un Paese che condanna con fermezza Putin e la sua aggressione. Un abbraccio solidale alla famiglia che vive in Italia, con un pensiero al dolore e alle preoccupazioni che in queste settimane stanno attraversando le loro vite».
Sotto al post di Rosato si contano moltissimi commenti di risposta che raccolgono l’indignazione degli utenti dei social che si sono imbattuti nell’immagine. Il timore è che il simbolo Z e il gesto dell’atto vandalico registrato a Gorizia possano rappresentare l’inizio di un nuovo fenomeno contro i profughi ucraini.
(da agenzie)

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“MALOFEEV HA ORGANIZZATO UN INCONTRO PRIVATO CON SALVINI”: UNA NUOVA BOMBA SI ABBATTE SULLA LEGA

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

I RAPPORTI DEL CARROCCIO CON “L’OLIGARCA ORTODOSSO” KONSTANTIN MALOFEEV SONO CONTINUATI ANCHE DOPO LO SCANDALO METROPOL… DA MOSCA ERANO PREOCCUPATI PERCHÉ “SALVINI È SOTTO L’OCCHIO VIGILE DEI SERVIZI DI SICUREZZA LOCALI” (CIOÈ QUELLI ITALIANI)

«Lo scorso novembre, durante la visita di lavoro di Matteo a Mosca, il mio capo ha organizzato con lui un incontro privato, affittando una stanza allo stesso piano dell’Hotel Lotte per evitare che la stampa occidentale si accorgesse dell’incontro».
Chi scrive così è un russo ben collegato ai circoli attorno al Cremlino.
Si chiama Mikhail Yakushev, e il testo è in un documento word inviato a se stesso il 18 giugno 2019.
Yakushev è il direttore di Tsargrad, organizzazione (e tv) il cui presidente è Konstantin Malofeev, universalmente conosciuto come “l’oligarca ortodosso”, un uomo che a trentun anni, nel 2005, fondò Marshall Capital, diventando in breve tempo uno dei fondi d’investimento più potenti della Russia nel private equity, anche capace di attrarre investimenti esteri, che negli anni ha investito in grandi operazioni con VTB (la banca di stato del Cremlino) o con Rostelecom (il gigante delle telecomunicazioni di stato).
Ma Malofeev – che è sotto sanzioni dall’Ue per l’invasione della Russia in Crimea nel 2014, da ben prima cioè della guerra totale scatenata da Putin il 24 febbraio scorso in Ucraina – è anche un agitatore dell’influenza e delle ops estere della Russia di Putin, che lega affari e nuovo culto dell’ortodossia, per creare, dice lui, «una Santa Alleanza» contro la corruzione dell’Europa e delle democrazie.
Alexander Dugin, il noto filosofo dell'”eurasianesimo”, è un semplice braccio operativo di tutto questo. Assieme a Daria Dugina, sua figlia, anche lei parte dell’organizzazione.
I documenti – che gettano nuova luce sui soggiorni moscoviti di Salvini – emergono dal londinese Dossier-Center di Mikhail Khodorkovsky, e sono stati condivisi con un gruppo di testate europee a partire dal lavoro di Michael Weiss.
Ma i testi dicono anche altro. A metà del 2019, i russi sono preoccupati che «la situazione sia drasticamente peggiorata e ora non possiamo continuare ad avere contatti con Matteo», visto che il consigliere di Salvini Gianluca Savoini aveva «perso il libero accesso al suo capo».
Dopo l’inchiesta dell’Espresso sui fatti del Metropol, Salvini – scrive Yakushev – «è sotto l’occhio vigile dei servizi di sicurezza locali».
E osserva di stare pensando a come mantenersi in contatto con “Matteo” senza più usare Savoini, «in modo che possa assegnare una persona affidabile per contattarci, con la quale possiamo comunicare in Russia o ovunque in Europa».
Un altro testo di Tsargrad, del marzo 2021, parla di un piano elaborato dall’organizzazione nel marzo 2021 per creare una rete di partiti, di estrema destra (Lega, Le Pen, Wilders) ma anche euroscettici, chiamata “Altintern” (citazione del vecchio Comintern): «Senza il nostro impegno attivo e il sostegno tangibile ai partiti conservatori europei, la loro popolarità e influenza in Europa continueranno a diminuire», si legge in un documento che, dai metadati, appare creato da Yakushev.
Ma, cosa più interessante, nel testo del marzo 2021, si parla anche di Covid e dei tentativi russi di usare la pandemia, per cui in Italia in questi giorni si è riaccesa una polemica dopo le minacce della Russia all’Italia.
i evocano i problemi del Cremlino con i programmi di vaccinazione di massa in Europa, lo stallo delle licenze nei paesi europei per il vaccino Sputnik, e quindi «dobbiamo riprendere i passi per ripristinare i contatti con i partiti euroscettici. Riteniamo che al momento ci sia ancora la possibilità di ripristinare i contatti con gli euroscettici per contrastare la politica delle sanzioni di Bruxelles.
Tuttavia la ripresa del lavoro con loro richiede un livello di riservatezza fondamentalmente diverso, in relazione al rafforzamento dell’opposizione all’influenza russa da parte dei servizi di intelligence occidentali». Sanzioni che evidentemente fanno malissimo, e sono il sottofondo anche di tutta la stagione dei contatti tra Conte e Putin per la missione “Dalla Russia con amore”, e delle minacce-ricatto di Mosca all’Italia.
(da agenzie)

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IL RIDICOLO ESPOSTO DELL’AMBASCIATORE RUSSO CONTRO IL GIORNALISTA QUIRICO DE LA STAMPA E LA REPLICA

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

TIPICO AVVERTIMENTO MAFIOSO DI UN REGIME CRIMINALE

Nella mattina di venerdì 25 marzo l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov ha presentato in Procura a Roma un esposto per istigazione a delinquere e apologia di reato in relazione a un articolo pubblicato il 22 marzo su La Stampa.
«Nel titolo – ha detto Razov ai giornalisti in una dichiarazione che era stata annunciata la sera di giovedì, «non sono previste domande», avevano spiegato i russi – si considera la possibile uccisione di Putin, questo è fuori etica, morale e regole del giornalismo. Nel codice penale dell’Italia si prevede l’istigazione a delinquere e apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana mi sono recato alla procura della Repubblica per registrare questa querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare questo caso. Confido nella giustizia italiana»
Subito è arrivata la risposta dell’autore dell’articolo, Domenico Quirico, uno dei più riconosciuti esperti di guerre e politica internazionale, con trent’anni di esperienza sul campo: «All’ambasciata russa prendano un traduttore migliore. Ho scritto che uccidere Putin era immorale». Tutto il contrario di ciò di cui l’ambasciata russa accusa ora La Stampa.
Con Massimo Giannini e La Stampa. Solidarietà, sostegno e andate avanti!». Lo scrive il segretario del Pd Enrico Letta dopo le accuse e la denuncia per «istigazione a delinquere e apologia di reato» dell’ambasciatore di Putin in Italia, Sergey Razov, contro il nostro giornale.
«L’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov oggi ha indetto una conferenza stampa per annunciare una inconsistente querela al quotidiano La Stampa. Libero di farlo, così come i giornali italiani sono liberi di poter scrivere ed esercitare il loro lavoro di cronaca e di critica. È questa la sostanziale differenza tra l’Italia, l’Europa, le democrazie liberali e la Russia di Putin, dove i cittadini vengono arrestati solo perché chiamano guerra una guerra o manifestano con un foglio bianco», dichiara il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.
Carlo Calenda, leader di Azione, scrive: «Solidarietà al direttore Massimo Giannini e a Domenico Quirico. La denuncia dell’Ambasciatore russo non è solo grottesca ma ricorda a tutti la concezione di Putin della libertà di stampa. E di qualsiasi altra libertà».
«Solidarietà a La Stampa: la denuncia dell’ambasciatore russo Razov è un atto intimidatorio senza precedenti. Si rassegnino: la logica del ‘punirne uno per educarne cento’ non ha prevalso in passato, non prevarrà oggi». Lo scrive su Twitter Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale.
«L’esposto presentato da Razov per istigazione a delinquere e apologia di reato in relazione a un articolo pubblicato da Quirico su La Stampa è un attacco inaccettabile alla libertà di informazione. Esprimo solidarietà a tutti i giornalisti e al direttore Giannini», dice la vicepresidente del Parlamento Ue, Pina Picierno.
Ma numerose sono le voci che stanno facendo arrivare messaggi di sostegno a La Stampa. «L’ambasciatore Razov che denuncia un giornale per istigazione a delinquere e apologia di reato è il miglior esempio del fatto che la Russia non ha capito la democrazia. Solidarietà a La Stampa, al direttore Massimo Giannini e a tutta la redazione e grazie per il vostro lavoro», osserva Lia Quartapelle della segreteria Pd.
Appoggio e solidarietà anche da Italia Viva: «Tutte le affermazioni, tutte le cose che vengono dette e fatte sul piano comunicativo dall’ambasciatore russo e dalle varie fonti di disinformazione russe fanno parte della guerra ibrida che la Russia propone nei confronti di chi, ovviamente, la sta duramente contrastando», dice Gennaro Migliore, capogruppo di Iv in commissione Esteri della Camera. «La querela annunciata nei confronti della Stampa è un atto intimidatorio nei confronti di un giornale libero, peraltro anche strumentale perché quell’articolo non era certo una istigazione ad uccidere Putin», spiega Migliore.
Tra i centristi, Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, osserva: “L’ambasciatore russo è in Italia da tempo e dovrebbe aver capito che nel nostro Paese la stampa è libera, autonoma e indipendente. Dopo le intimidazioni ai parlamentari con una lettera del ministro degli Esteri Lazrov e le minacce al nostro ministro della Difesa, Guerini, ora la Russia, attraverso il suo massimo rappresentante diplomatico, denuncia un giornale, La Stampa, provando a metterlo sul banco degli imputati solo perché fa bene il suo mestiere, riporta quanto accade nei teatri di guerra e nel mondo e i suoi giornalisti esprimono liberamente le proprie opinioni. Si tratta di accuse e di intimidazioni intollerabili, e inaccettabili. Evidentemente l’ambasciatore Razov è abituato alle ingerenze del suo governo nella stampa nel suo Paese. Sappia che qui non è così e che, anzi, per i giornalisti liberi una querela dal regime di Mosca è una medaglia da appuntare sul petto».
Enrico Borghi, responsabile sicurezza del Pd e membro del Copasir, commentando la denuncia dell’ambasciatore russo nei confronti del quotidiano dice: «Quella che per le dittature è apologia di reato, per le democrazie è libertà di informazione. E ce la terremo stretta, signor ambasciatore! Solidarietà a La Stampa e al suo direttore Massimo Giannini».
Filippo Sensi, deputato del Pd, scrive: Solidarietà incondizionata a La Stampa, al direttore, alle giornaliste e i giornalisti di fronte alla ennesima intimidazione che non li smuoverà, ne sono certo, di un millimetro nel lavoro di informazione senza sconti che fanno ogni giorno sulla invasione russa in Ucraina».
Solidarietà anche dalla FNSI. «Fra le assurdità e le contraddizioni della guerra rientra a pieno titolo anche l’iniziativa dell’ambasciatore russo in Italia, che invoca i principi dello Stato di diritto, quotidianamente calpestati dal governo del suo Paese, per punire il giornalista della Stampa . L’esposto depositato in Procura a Roma, destinato a non approdare a nulla perché nell’articolo ‘incriminato’ non c’è scritto nulla di quanto afferma l’ambasciatore, non fa altro che confermare, qualora ce ne fosse stato bisogno, quale sia l’atteggiamento dei rappresentanti del governo di Mosca nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro», scrive Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa.

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PUTIN HA SCONGELATO SHOIGU (MA LA TOPPA È PEGGIO DEL BUCO) – IL MINISTRO DELLA DIFESA RUSSO ERA SCOMPARSO PER 13 GIORNI, POI IERI SI È PALESATO DURANTE UNA VIDEOCONFERENZA CON IL PRESIDENTE.

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

MA IL RISULTATO È CHE INVECE DI FUGARE I DUBBI SULLE SUE CONDIZIONI, NE HA SOLO AGGIUNTI ALTRI: SI È COLLEGATO UN ATTIMO E HA ALZATO LA MANO PER FAR VEDERE CHE NON SI TRATTAVA DI UNA FOTO, MA SENZA AUDIO

Si infittisce ancora di più il mistero della sorte del ministro della difesa russo Sergei Shoigu, sparito improvvisamente nel nulla da circa due settimane dopo essere stato al centro dell’attenzione mediatica di Mosca a seguito dell’attacco all’Ucraina e della guerra.
Scomparso da ogni trasmissione o video pubblico, Shoigu è riapparso giovedì, dopo 13 giorni, durante un briefing in video conferenza con Putin e altri dirigenti russi.
Un’apparizione che però invece di fugare i dubbi emersi in questi giorni, ne ha aggiunti altri visto che Shoigu è apparso per pochissimi secondi seduto in un angolino di un ufficio sconosciuto per poi sparire di nuovo improvvisamente.
Il ministro ha fatto in tempo ad alzare la mano confermano che non si trattava di una foto ma l’audio non era attivo e poi il video è rimasto nero e non è escluso che potesse trattarsi di un video preregistrato.
Secondo il Cremlino, durante la teleconferenza con Putin di giovedì Shoigu, ha riferito delle operazioni militari in Ucraina, spiegando al presidente russo “i progressi nell’operazione militare speciale e gli sforzi compiuti dai militari per fornire aiuti umanitari, garantire la sicurezza e ripristinare le infrastrutture vitali su i territori liberati”.
Affermazioni che però non hanno placato le voci di un allontanamento forzato di Shoigu da parte dello stesso Putin proprio per l’andamento della guerra.
A gettare acqua sul fuoco delle voci incontrollate sulla sorte di Shoigu ci aveva provato in precedenza anche il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.
A chi gli chiedeva che fine avesse fatto il ministro in un momento tanto delicato per il paese, Peskov ha affermato semplicemente che “Il ministro della Difesa ha molto si cui occuparsi in questo momento”. “È in corso un’operazione militare speciale. Certamente, ora non è proprio il momento giusto per le attività mediatiche. Questo è abbastanza comprensibile” ha sostenuto Peskov.
Secondo l’informazione di opposizione russa, molto probabilmente, la riunione del Consiglio di sicurezza ha avuto luogo, ma Shoigu non c’era e a sua immagine è stata semplicemente montata. Altre fonti sostengono che sia malato di cuore e che la situazione abbia aggravato il suo stato di salute.
Non è escluso però che lo stesso Putin lo abbia allontanato, sia perché potrebbe essersi sentito minacciato da un uomo che ha l’appoggio dell’esercito sia per la guerra in Ucraina che si è prolungata oltre il previsto .
Del resto il Presidente russo non è nuovo a simili gesti e già nelle settimane scorse aveva umiliato pubblicamente il capo dei servizi segreti esteri del paese, Sergei Naryshkin, durante un incontro televisivo sul destino dei territori del Donbass controllati dalla Russia nell’Ucraina orientale.
(da agenzie)

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UCCIDERE PUTIN: DI COSA PARLA L’ARTICOLO DELLA STAMPA CHE HA FATTO ARRABBIARE L’AMBASCIATORE RUSSO

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

RAZOV HA QUERELATO IL GIORNALE

Teorizza l’omicidio di Vladimir Putin come unica via d’uscita alla guerra della Russia in Ucraina l’articolo intitolato Guerra Ucraina-Russia: se uccidere Putin è l’unica via d’uscita di Domenico Quirico su La Stampa che ha provocato la reazione dell’ambasciatore russo Sergey Razov.
La feluca ha depositato una denuncia-querela nei confronti del giornalista e del quotidiano: «Non c’è bisogno di dire che questo è fuori dall’etica e dalla morale e dalle regole del giornalismo. Nel codice penale della Repubblica italiana si prevede la responsabilità per l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana oggi mi sono recato in Procura per presentare una querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare obiettivamente questo caso. Confido della giustizia italiana».
Nell’articolo di Quirico si sostiene che l’omicidio del tiranno sia la soluzione alla crisi:
L’unico dibattito è quello pratico, materialistico: il tirannicidio ha dimostrato di avere alte probabilità di successo? Ovvero morto il despota cosa succede? Il nocciolo della questione, cinicamente imposto, non è se un assassinio sia mai giustificabile ma se l’assassinio sia efficace. Dovete poter rispondere che lo è: che ci consentirà cioè di raggiungere, nella Russia di oggi e in questa situazione di guerra, obiettivi altrimenti inaccessibili a causa del controllo ferreo che Putin esercita sul Paese; o per l’impossibilità in tempi brevi che perda la guerra e venga travolto dalla sconfitta. Che è più sicura tagliola in cui hanno lasciato le zampe lupi assai più astuti e feroci di lui.
(da agenzie)

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L’INTERROGAZIONE DELLA LEGA “SCRITTA“ DAI RUSSI, I 20.000 EURO E LE MAIL SEGRETE DI MOSCA SU SALVINI

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

EMERGONO I RAPPORTI REALI TRA PUTIN E LA LEGA

Due inchieste raccontano i rapporti tra Putin e la politica italiana. E puntano il dito sul Carroccio. Che avrebbe presentato una risoluzione “dettata” dallo zar per fermare le sanzioni
Un’interrogazione parlamentare contro le sanzioni alla Russia scritta da una collaboratrice di un oligarca vicino a Putin e un appunto vicino: «20 mila euro».
E, insieme, una serie di email in cui Mosca parla di politica estera e svela i contatti «con i partiti euroscettici».
E rivela preoccupazione per lo scandalo Metropol e per la difficoltà nel mantenere i rapporti con Matteo Salvini.
Due inchieste de L’Espresso e de La Stampa oggi raccontano i rapporti tra Mosca e la politica italiana. E puntano il dito in particolare sulla Lega. Che avrebbe obbedito alle direttive di Mosca sulla protesta per le sanzioni dopo l’invasione della Crimea. Mentre la Russia avrebbe usato anche la pandemia come arma di politica estera.
Dalla Russia con amore
La prima storia la raccontano Paolo Biondani e Vittorio Malagutti e si basa su documenti ottenuti dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung e condivisi con altri giornali europei. Si parla di un’interrogazione parlamentare in cui si chiede al governo di sospendere le sanzioni contro la Russia varate dopo l’annessione della Crimea. Il testo, secondo il settimanale, risulta scritto da una collaboratrice dell’oligarca Konstantin Malofeev, sostenitore di Putin. In calce c’è una cifra: 20 mila euro.
Il documento è datato 9 giugno 2016 e in Senato il 27 giugno dello stesso anno il senatore Paolo Tosato deposita la risoluzione 6-00189 in cui chiede al governo di «attivarsi in tutte le sedi competenti, ed in particolare presso il Consiglio europeo, affinché vengano immediatamente sanciti il termine e la revoca di ogni sanzione nei confronti della Federazione Russa, evitando ogni ulteriore proroga, nell’interesse dell’Italia, dell’Europa e dell’intera comunità internazionale».
E chiede poi di attivarsi «ad affrontare la questione della Crimea e del Donbass con equilibrio, nel rispetto delle regole del diritto internazionale e della volontà democratica dei popoli e delle nazioni».
Si tratta soltanto di una delle decine di email che raccontano i rapporti stretti tra Mosca e alcuni partiti europei. Per la Lega il protagonista è quel Gianluca Savoini che è ancora sotto indagine a Milano per l’incontro all’hotel Metropol. Una mail del 22 dicembre inviata dall’allora braccio destro di Salvini all’ex parlamentare Claudio D’Amico serve a organizzare un meeting a Milano con i rappresentanti di Russia Unita, ovvero il partito di Putin. Alla fine all’evento parteciperanno anche Marine Le Pen, Geert Wilders ed Heinz-Christian Strache. Viene invitato anche Alexandr Dugin, ideologo dello zar oggi impegnato a sostenere che quella in Ucraina è una guerra santa contro l’Anticristo.
Dossier e veleni
All’epoca dello scandalo Metropol in più occasioni Salvini disse di non aver mai preso soldi dai russi, difendendo anche il suo braccio destro: «Per me gli italiani sono innocenti fino a prova contraria. Io aspetto che i giudici ci dicono che cosa è successo. Voglio delle prove, non sarebbe la prima volta che un audio viene montato e smontato, aspettiamo le prove».
Nell’articolo a firma di Jacopo Iacoboni invece si cita come fonte una serie di documenti ottenuto dal Dossier-Center di Mikhail Khodorkovsky, ex oligarca oggi nemico di Putin, con sede a Londra. Si racconta che a metà del 2019 i russi, sono preoccupati per la situazione in cui versa Savoini e sostengono che Salvini sia sotto l’occhio dei servizi segreti locali.
E allora cercano nuovi metodi per mantenersi in contatto con “Matteo” senza più usare Savoini come tramite. Un altro testo, che risale al marzo 2021, parla di un piano per creare una rete di partiti di estrema destra ed euroscettici chiamata Altintern.
Si parla anche di Covid-19 e dei tentativi russi di usare la pandemia come strumento di politica estera. Qui c’è il problema del vaccino Sputnik-V che non riesce ad ottenere l’autorizzazione in Europa.
«Dobbiamo riprendere i passi per ripristinare i contatti con i partiti euroscettici. Riteniamo che al momento ci sia ancora la possibilità di ripristinare i contatti con gli euroscettici per contrastare la politica delle sanzioni di Bruxelles. Tuttavia la ripresa del lavoro con loro richiede un livello di riservatezza fondamentalmente diverso, in relazione al rafforzamento dell’opposizione all’influenza russa da parte dei servizi di intelligence occidentali», si legge nella mail.
(da agenzie)

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I VOLONTARI AMERICANI CHE COMBATTONO IN UCRAINA LIBERANO UN VILLAGGIO ALLE PORTE DI KIEV

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

DA UN MESE ERA SOTTO CONTROLLO DEI RUSSI

In un video pubblicato dal media Nexta su Twitter si vedono e si sentono alcuni cittadini americani che combattono in Ucraina.
Il filmato è stato registrato in un villaggio alle porte di Kiev.
Nell’audio si sente un uomo che dice: «Ecco un altro giorno in paradiso! Abbiamo un ragazzo a cui hanno sparato un paio d’ore fa, qui con me c’è il mio assistente con una mostrina degli Stati Uniti sulla spalla, abbiamo palazzi distrutti: c’è tutto ciò che serve per un’altra bellissima giornata».
Nexta dice che il villaggio era stato sotto il controllo dei russi per quasi un mese.

(da agenzie)

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“L’ITALIA DEVE ROMPERE CON L’UNIONE EUROPEA“: L’ULTIMO DELIRIO DEL PROFESSOR ORSINI

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

DICE CHE DOVREMMO RICONOSCERE L’INDIPENDENZA DEL DONBASS E ”POI SI VEDRA’”

Dopo l’intervista in cui ha detto che ci sono potenti “consorterie” che lo vogliono colpire, il professor Alessandro Orsini – ospite di Piazzapulita, su La7 – è tornato a parlare dell’atteggiamento che dovrebbe avere l’Italia nei confronti della Russia e della guerra in Ucraina.
Mosse che vanno in direzione contraria a quel che sta facendo il nostro governo. A partire dai territori rivendicati dai filorussi e riconosciuti dal Cremlino prima dell’invasione e dai rapporti con l’Unione Europea.
Nella sua analisi, Orsini prima sottolinea che la Cina non può avere nessun ruolo nei tentativi di risolvere il conflitto, ma la palla è esclusivamente nelle mani dell’Unione Europea.
“Questo è un conflitto frontale tra Putin, la Russia e l’Europa. E l’Unione Europea continua a fare questo giochino. Per questo, quando mi chiedono cosa propongo concretamente, io l’ho già detto: l’Italia deve fare tre cose, rompere con l’Unione Europea, fare una dichiarazione ufficiale che abbiamo sbagliato tutti, noi e l’Unione Europea, riconoscere le colpe dell’occidente e quelle di Putin, deve dirsi disponibile al riconoscimento a guerra in corso del Donbass e della Crimea”.
Questi i tre ingredienti della ricetta offerta da Orsini ai telespettatori di Piazzapulita. Insomma, l’Italia dovrebbe fare – secondo lui – l’esatto opposto di quel che sta facendo: prima rompere con la UE, poi dire che anche l’Occidente ha colpe per quel che ha portato al conflitto in Ucraina e, alla fine, accettare la mossa del Cremlino e riconoscere non solo la Crimea, ma anche le repubbliche indipendentiste del Donbass. Idee che alla fine vengono circoscritte: “Si tratta di tentativi e poi bisogna vedere cosa succede”.
Insomma, la sintesi – scritta e detta a voce dallo stesso professore di sociologia – è quella di accettare le richieste di Putin. Poi si vedrà.
(da NetQuotidiano)

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“PRENDETE ME E LASCIATE ANDARE VIA I BAMBINI“, IL CORAGGIOSO APPELLO DEL GENERALE UCRAINO ABROSKIN AI RUSSI

Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile

IL MILITARE PRONTO A SACRIFICARSI

Mariupol è ormai è una città fantasma. Dall’inizio della guerra, infatti, i bombardamenti sono stati incessanti colpendo anche obiettivi civili.
Dagli ospedali ai teatri che si erano trasformati in rifugi per tutte quelle famiglie che avevano perso le proprie case proprio a causa dei missili.
Ed è proprio da quella città nel Sud dell’Ucraina che arriva un gesto coraggioso da parte di Vyacheslav Abroskin, un generale di polizia ucraino che ha messo la propria vita a disposizione dei militari russi chiedendo in cambio di lasciar stare i bambini. Perché il numero di vittime tra i più piccoli continua a salire di ora in ora. Soprattutto nella zona meridionale del Paese.
Un messaggio inviato direttamente ai russi. E il Cremlino conosce bene Vyacheslav Abroskin dato che è stato inserito nell’elenco delle persone sanzionate da Mosca perché invise a Putin e al suo governo.
L’uomo, che ha una lunga e certificata esperienza in ambito militare, ha chiesto che sia concessa la possibilità di evacuare tutti i bambini attraverso dei corridoi umanitari. Ovviamente, per fare tutto ciò occorre interrompere i bombardamenti per almeno tre giorni. In cambio, i soldati russi potranno prenderlo in ostaggio:
“Sono un generale di polizia che ha organizzato proteste nel Donetsk dal 2014 al 2018. Sono tra coloro che hanno ricevuto sanzioni. Avete già tentato di eliminarmi. Decine di militari russi sono stati uccisi, altri detenuti in mia presenza. La mia vita appartiene solo a me e la offro in cambio della vita dei bambini che rimangono ancora a Mariupol”.
Le forze armate russe stanno prendendo seriamente in considerazione questa proposta. Anche perché Abroskin è una personalità che non piace a Mosca e questo potrebbe spingere il Cremlino ad accettare questo patto: lui in cambio della libertà dei bambini di Mariupol.
(da agenzie)

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