Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
SALVINI E LICIA RONZULLI LO HANNO RINTRONATO DI CHIACCHIERE: “SILVIO, ANDIAMO ALLE ELEZIONI, LE VINCIAMO E TU SARAI DI NUOVO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO”… NEI SONDAGGI RISERVATI DOPO LA CADUTA DEL GOVERNO IL CENTRODESTRA E’ IN CALO, CRESCE CALENDA
Come mai Berlusconi, da sempre sostenitore di Draghi e sedicente “responsabile”
del centrodestra, ha deciso di lasciar naufragare il governo Draghi, assecondando le pulsioni distruttive di Salvini e Conte?
Il Cav, come ha scritto Renato Brunetta nella lettera a “la Stampa”, è ormai “poco lucido”. A 85 anni il confine tra sogno e realtà è diventato più labile e la percezione del mondo si è distorta pian piano. Come quando, insufflato da cattivi consiglieri, iniziò in modo velleitario a brigare per farsi eleggere al Quirinale
Anche stavolta Berlusconi si è smarrito in un mondo di sogni e di promesse. Salvini e Licia Ronzulli, in versione “il gatto e la volpe”, lo hanno rintronato di chiacchiere e illusioni.
Lo hanno convinto a scaricare Draghi con la più dolce delle fantasticherie: “Silvio, andiamo alle elezioni, le vinciamo e tu sarai di nuovo presidente del Consiglio! Tornerai l’eroe di Pratica di mare facendo fare la pace a Biden e Putin”. Per due giorni lo hanno tampinato e rincoglionito fino a convincerlo.
Le mosse nel centrodestra avranno ripercussioni anche nel Ppe. Il forzista Tajani è riuscito a convincere il suo amico Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo, a tendere la mano a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia: “L’Ue ha bisogno di un governo di centrodestra stabile a Roma”.
La dichiarazione ha fatto sobbalzare l’anima tedesca del Ppe, che fa capo alla Cdu, che ha fatto subito notare che nella coalizione di centrodestra in Italia c’è anche Salvini, alleato di Marine Le Pen, e Giorgia Meloni vicina a Orban: della serie, l’entusiasmo di Weber è fuori luogo.
Nei primi sondaggi riservati dopo la caduta del governo Draghi si registra un calo della coalizione di centrodestra: la Lega è in calo al Nord, Forza Italia scende al Nord ma tiene al sud mentre Fratelli d’Italia resta stabile come il Pd.
Perché Carlo Calenda continua a respingere ogni ipotesi di alleanza o di rassemblement centrista? Perché nei sondaggi, il suo, è l’unico partito che ha guadagnato voti dopo la caduta del governo Draghi.
Il dato significativo rilevato dai sondaggisti è che, accanto al Pd o con il centro, ovunque si piazzi Italia Viva si perdono voti. Renzi, praticamente, è uno sfollagente ambulante
(da Dagoreport)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
MAGARI, QUANDO TROVATE UN MINUTO, POTRESTE INFORMARE GLI ITALIANI QUALI SONO I POLITICI E I MEDIA FINANZIATI DA PUTIN
Secondo il presidente del Comitato per la sicurezza, Adolfo Urso, l’Italia è a rischio di ingerenze straniere in occasione della campagna elettorale, come già accaduto in altri Paesi
L’Italia è uno dei «principali target» della disinformazione e dello spionaggio estero. A lanciare l’allarme è il presidente del Copasir, Adolfo Urso, intervenuto al convegno UpLodi nell’auditorium Banco Bpm di Lodi.
Secondo Urso, l’Italia sarebbe particolarmente esposta a ingerenze straniere perché «siamo un Paese di frontiera», ma anche di «cerniera rispetto alle informazioni». A preoccupare maggiormente è l’influenza che i servizi esteri, in particolare russi e cinesi, potrebbero avere nel corso della campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre.
«Sappiamo che in altri Paesi l’ingerenza straniera è avvenuta anche e soprattutto in campagna elettorale», ribadisce il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, specificando come queste ingerenze vengano «dalla Russia come azione continuativa: è stata creata una vera e propria macchina» della disinformazione. Un fenomeno di cui assicura Urso «ci stiamo occupando».
«È in atto una guerra di disinformazione, manipolazione e propaganda che non soltanto la Russia, ma la Russia nello specifico pratica nei confronti dell’occidente da almeno un decennio», accusa Urso che ribadisce come Mosca voglia «condizionare le nostre democrazie e realizzare i suoi obiettivi di potenza egemonica».
Il presidente del Copasir dice anche di aver avviato un’indagine conoscitiva riguardo un’ingerenza straniera «recente nel sistema di informazione anche attraverso la rete», che rimane «uno degli strumenti principali utilizzato dalla Russia e non soltanto».
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
I PARLAMENTARI DI PRIMA NOMINA, IN ASSENZA DI STIPENDIO, DOVRANNO VERSARE UN CONTRIBUTO MENSILE PARI ALL’8,8% DELL’INDENNITÀ. SONO CIRCA 918 EURO AL MESE FINO ALLA CHIUSURA NATURALE DELLA LEGISLATURA, CIOÈ CIRCA 5.500 EURO
Lo avranno il vitalizio, ma un pezzo se lo dovranno pagare di tasca propria, senza
più avere lo stipendio.
È la piccola beffa cui andranno incontro i parlamentari di prima nomina (circa il 70% del totale) a causa della fine anticipata della legislatura.
Il rischio di non percepire il vitalizio è stato scongiurato grazie al fatto che la prima convocazione del nuovo Parlamento avverrà dopo la data del 24 settembre, ossia dopo 4 anni 6 mesi e un giorno dall’inizio della legislatura, come da regolamento.
Nessuna occulta strategia della Casta a riguardo: la data del 25 settembre come giorno di elezioni non è stata scelta in quanto primo giorno utile per percepire il vitalizio.
E questo perché, lo ribadiamo, a far testo non è il giorno del voto ma quello della prima convocazione del nuovo Parlamento, che sarà inevitabilmente diversi giorni dopo le elezioni (il 15 ottobre).
A questa buona notizia per i parlamentari se ne somma una un po’ meno buona e cioè il fatto che l’ultimo pezzo di contributi per il vitalizio dovranno pagarselo loro, in assenza di stipendio.
Per l’esattezza, considerando che l’indennità parlamentare lorda per i deputati (e, analogamente, per i senatori) è di 10.435 euro e che essi devono versare un contributo mensile pari all’8,8% dell’indennità, ne deriva che ogni parlamentare di prima nomina dovrà destinare circa 918 euro al mese fino alla chiusura naturale della legislatura, il 23 marzo 2023; in tutto, quindi circa 5.510 euro a testa.
Ecco quanto è costata la fine anticipata della legislatura ai parlamentari interessati dalla questione. Che non sono mica pochi. A Montecitorio i deputati di prima nomina sono il 68%, a Palazzo Madama i senatori il 73%. Il che significa 230 senatori e 428 deputati.
Moltiplicando la quota di contributi versati di tasca propria per 658 parlamentari, si ottiene la cifra di 3 milioni e 625mila euro che lo Stato risparmierà, trattandosi di una pensione pagata dagli stessi senatori e deputati (se si considera invece il totale delle indenità non pagate fino a marzo a tutti i parlamentari, lo Stato risparmierà 60 milioni).
Ora, per carità, 5.510 euro sono una piccola somma rispetto al totale di 50mila euro di contributi versati fino ai 4 anni 6 mesi e un giorno. E anche rispetto all’indennità che hanno percepito fin qua ogni mese.
Però, vuoi mettere, tirare avanti per altri sei mesi avrebbe consentito alla gran parte dei parlamentari di non doversi pagare il contributo senza più percepire la paga mensile.
Per loro sarebbe stata una discreta garanzia, se si pensa che molti non hanno un lavoro e che molti di più – visto il taglio di deputati e senatori e il crollo nei sondaggi del partito cui fanno capo tanti di loro (leggi M5S) – non verranno rieletti. I
Se fosse un film sarebbe “Per qualche migliaio di euro in più”.
(da Libero)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
NON CI BASTERÀ PIÙ IL VECCHIO TITOLO DI CUORE “HANNO LA FACCIA COME IL CULO”. DOVREMO RICORRERE AL VERNACOLIERE”
In casa mia la campagna elettorale è iniziata ufficialmente ieri, 21 luglio, alle 13,05 in punto, quando il leghista Morelli ha dichiarato a Rainews che il governo Draghi è stato fatto cadere da Enrico Letta «che vuole la droga libera».
Normalmente le frescacce dei politici, specie con questo caldo, sono per me ragione di moderato divertimento.
Invece (con questo caldo) mi sono alzato in piedi e ho cominciato a inveire contro il tizio come se avessi ancora vent’ anni e dunque credessi ancora che la verità esiste, come ingenuamente capita in gioventù; e gli ho detto, ad altissima voce, quello che merita un sottosegretario di Draghi che non ha votato la fiducia a Draghi e ora, vigliaccamente, accusa di draghicidio proprio chi ha votato la fiducia a Draghi.
Superior stabat lupus: niente come Il lupo e l’agnello descrive l’invincibile alleanza tra la menzogna e la protervia
Per fortuna ero solo nella stanza e nessuno ha potuto vedermi in quello stato. Sta di fatto che, dopo lunghi mesi nei quali ero sostanzialmente asintomatico, la febbre della politica mi ha ripigliato a tradimento.
E so già che peggiorerà: ci sono in giro decine di persone con la pistola fumante (uno è Tajani, compresente in decine di telegiornali, forse fa uso di ologrammi) che esprimono vivo apprezzamento per Draghi, anzi sono più draghiani di Draghi, e soprattutto, pur avendo fatto cadere Draghi, sono più draghiani di chi ha votato la fiducia a Draghi.
Sento che, in questa stramba estate elettorale, non ci basterà più il vecchio titolo di Cuore “Hanno la faccia come il culo”. Dovremo ricorrere, per le licenze poetiche, al Vernacoliere.
Michele Serra
(da “la Repubblica”)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
I SOLITI CRIMINALI A PIEDE LIBERO DIFFONDONO FAKE AL SERVIZIO DEL CREMLINO
Quattro bufale create ad arte per far credere agli europei che i rifugiati ucraini siano
nazisti e ormai insopportabili
Circolano diverse narrazioni che favoriscono la propaganda russa contro il popolo ucraino. Oltre all’invasione di un territorio e alle bufale diffuse dallo stesso Vladimir Putin, è in corso da mesi un’operazione di discredito nei confronti degli ucraini che si trovano nei territori dell’Unione europea, siano essi rifugiati o meno.
A Open Fact-checking abbiamo trattato alcuni di questi falsi episodi. In questo articolo facciamo una raccolta di quelli che abbiamo riscontrato nelle recenti settimane, in blocco.
1) Il falso profugo ucraino picchiato per un saluto nazista che in realtà è russo.
Circola l’immagine di un uomo mentre viene colpito al volto in maniera violenta. In questo caso la violenza viene approvata in quanto la vittima sarebbe un ucraino nazista. Il post recita così:
“Profugo Ucraino: Saluto Nazista, Passeggero Sferra Gancio Destro
Non è dato sapere la località, ma di sicuro, in Europa, i profughi ucraini devono stare attenti a mostrare in pubblico di che pasta sono fatti: saluto Nazista porta brutte conseguenze. Ed è ciò che è accaduto al profugo ucraino su un treno. Dopo aver fatto il saluto nazista e gridato «Le persone di merda sono i russi! Perché sono la merda più grande. Perché i veri russi sono merda!», un passeggero (robusto) gli ha sferrato un destro micidiale. Questo ragazzo Nazista (brillo), dall’aspetto spensierato, probabilmente ha dimenticato che non è in Ucraina e che non può fare il coglione pubblicamente senza conseguenze: «Shitty people are the Russian people! Because they are the biggest Shit. For real Russian people are shit!», appunto, KO!
Il video non è del 2022. Scopriamo che le immagini risalgono a luglio 2017 e riguardano un passeggero di un volo da Mosca a Barcellona. A documentarlo è il sito russo Topnews.ru dove scopriamo che il giovane picchiato si chiama Vitaly Kavunov ed è di San Pietroburgo. Ad alzare le mani contro di lui è stato Kiril Korolev, diventato una sorta di eroe social. Il giovane, ubriaco al momento dei fatti, aveva effettivamente rilasciato delle dichiarazioni contro il popolo russo. Diventato famoso, Vitaly ha ricevuto diverse minacce e alzato il prezzo per le sue prestazioni da “economista”.
2) I falsi profughi ucraini nazisti in Croazia? NO sono due nazisti ungheresi
Circolano le foto di due presunti ucraini in Ucraina completamente coperti da tatuaggi nazisti. I post social raccontano le immagini in questo modo: DENAZIFICAZIONE IN UCRAINA !!! DOMANDA, MA NON DOVREBBERO ESSERE IN UC4AINA A COMBATTERE PER IL LORO COMICO BUFFONE UCRAINO? CHE CI FANNO I DUE PACIFISTI NAZISTI, AL MARE IN CROAZIA ???
Attraverso una ricerca per immagini, riscontriamo gli articoli dei siti croati Dnevnik e Dalmatinskiportal che raccontano nel dettaglio la realtà dei fatti. Le foto sono state scattate a Rijeka, in Croazia, per poi essere segnalate alle forze dell’ordine locali che si erano precipitate sul posto, ma le foto risalivano a 10 giorni prima della segnalazione. A scoprire l’identità dei due uomini è stato il sito Vjesnik: quello alto sulla sinistra è noto con il nome di Matu, bassista della band ungherese neonazista Fehér Vihar. Dalle foto pubblicate nel 2018 su Nacionalistazona, troviamo una foto che collega Matu a quella scattata in Croazia nel 2022: il tatuaggio sopra l’occhio sinistro combacia.
Sul sito Nsbp sono presenti diverse foto dove vengono ritratti i membri della band neonazista. In una di queste troviamo ancor una volta Matu e i suoi tatuaggi
Ulteriore elemento che porta alla sua presenza in Croazia arriva dal canale Telegram neonazista Blood and Honour Hungary, il quale riporta che proprio nei giorni in cui sarebbero state scattate le foto era in corso l’evento annuale di estrema destra “Despa Memorial“, dove si erano radunate circa 70 persone provenienti da Croazia, Germania, Inghilterra, Slovenia, Svizzera e – appunto – Ungheria.
3) Gli attivisti ucraini e gli adesivi ad Auschwitz mai incollati e la smentita dei vertici ebraici
Circolano alcune foto di Auschwitz per sostenere che degli ucraini avrebbero posto dei messaggi contro i russi: “Attivisti ucraini” hanno incollato adesivi intorno ad Auschwitz con la scritta: “L’unico gas che i russi meritano è lo Zyklon B” usato nelle camere a gas dai nazisti.
La smentita arriva direttamente dall’account Twitter dell’Auschwitz Memorial in risposta alla pubblicazione delle foto da parte dell’account governativo della Russian Arms Control Delegation in Vienna.
Le immagini risultano modificate, ma soprattutto non ci sono riscontri nemmeno dalle telecamere di sicurezza della presenza di persone interessate a porre gli stessi adesivi. All’interno del comunicato ufficiale del Memoriale leggiamo che nessun adesivo del genere è stato riscontrato nei luoghi raffigurati.
4) La falsa protesta ucraina e la rabbia degli italiani? No, la foto è quella della protesta degli ambientalisti a Roma
Il canale Telegram russo Tsargradtv pubblica il 19 luglio 2022 un video di Local Team con la seguente descrizione: “Quanto sono stanchi gli europei con le idiozie degli ucraini? Chiedetelo agli italiani
L’obiettivo è quello di far credere che i manifestanti siano ucraini e che vengono portati via con la forza dai cittadini italiani, stufi per la loro sceneggiata che bloccava il traffico di una strada. Il video di Local Team, però, riporta un altro fatto risalente al mese di giugno 2022 e che non riguarda affatto gli ucraini:
Roma, attivisti bloccano GRA in protesta contro gas e carbone, automobilisti inferociti tentano di rimuoverli #granderaccordoanulare #extinctionrebellion #localteam
(da Open)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
LA SOLITA STORIA DELLE PENSIONI MINIME A 1.000 EURO (SENZA DIRE DOVE PRENDERE I FONDI), SOLDI ALLE CASALINGHE (IDEM COME SOPRA)… E VUOLE PIANTARE UN MILIONE DI ALBERI
Ha già pronta la lista di candidati e ministri. Ha già redatto il programma di governo verso le elezioni del prossimo 25 settembre.
Silvio Berlusconi già ieri, quando ancora non erano state formalmente sciolte le Camere dal presidente Draghi, annunciava di «essere pronto a tornare in campo».
In diverse interviste ripeteva che «Forza Italia non voleva far cadere il governo», e accusava Mario Draghi di esser caduto per sua stessa mano, dopo aver deciso di porre la fiducia sulla risoluzione Casini
E così Forza Italia ha deciso di defilarsi dal voto.
E quest’oggi, mentre gli alleati di coalizione di Fratelli d’Italia e della Lega si riuniscono per comporre le liste elettorali, in una guerra di reciproci sospetti tutta interna al centrodestra, il Cav appare al Tg5 e annuncia di avere già stilato il programma di governo, in cui sarebbe presente «l’aumento di tutte le pensioni ad almeno 1.000 euro al mese», tredicesima inclusa, così come «la pensione alle nostre mamme che sono le persone che hanno lavorato di più alla sera, al sabato, alla domenica, nei periodi delle ferie e che hanno diritto di avere una vecchiaia serena e dignitosa».
Ma oltre alle pensioni, Berlusconi avrebbe inserito nel suo programma anche l’obiettivo di «piantare ogni anno almeno un milione di alberi su tutto il territorio Nazionale».
Berlusconi anticipa che ha già anche chiare le idee per i nomi sia per le liste sia per i ministri del suo – ipotetico – governo. «Quello che posso dire è che le nostre liste saranno fatte come sempre di donne e di uomini di alto profilo, che hanno dimostrato con i fatti, nel lavoro, nello studio, nell’impegno sociale di saper lavorare con competenza e con onestà, realizzando i traguardi che si erano dati e mantenendo gli impegni e le promesse che avevano fatto. – spiega il Cav – Credo siano virtù importanti anche, anzi soprattutto, in politica».
Quanto ai nomi dei ministri però il Cav non si sbilancia, perché presumibilmente avendoli già scelti e contattati, «se dicessi qualche nome metterei in imbarazzo persone che stanno ancora riflettendo».
E il Cav, rivendicando di essere stato «a capo dell’ultimo governo eletto dagli italiani nel 2008», dichiara che ogni presunto allarmismo sul voto è «strumentale, perché andare alle elezioni a settembre non è una tragedia».
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
IL SEDICENTE DRAGHIANO GIORGETTI NON HA NEANCHE IL FEGATO DI USCIRE DALLA LEGA, DI CUI E’ PURE VICESEGRETARIO, IN CUI NON CONTA UN CAZZO (BRUNETTA, GELMINI E CARFAGNA ALMENO HANNO AVUTO LE PALLE DI SFANCULARE IL CAV)
Non esce dalla Lega, ma non sa se ricandidarsi. Giancarlo Giorgetti resta al ministero
per sbrigare quegli affari correnti di cui Mattarella ha allargato il perimetro. Ma le cose sarebbero potute andare in maniera diversa. Mercoledì sera, infatti, il ministro dello Sviluppo economico aveva rassegnato le proprie dimissioni. La Lega, di cui è vicesegretario, aveva appena affossato il governo e la prima reazione è stata quella di comunicare a Mario Draghi, il suo passo indietro.
Il presidente del Consiglio e il Quirinale però, gli hanno chiesto di restare, troppo delicati i dossier che sono sul tavolo del suo ministero: Pnrr, accordi di sviluppo, crisi aziendali. Ma l’amarezza per la fine del governo non è certo passata: «Ora diranno che eravamo entrati al governo per colpa mia», scherza, senza sorridere, in un colloquio con Il Foglio. La giornata al Senato, d’altronde, è stata lunga e ricca di scene forti.
Nelle ore più drammatiche, quando tutto sta per precipitare anche per mano della Lega, il telefono di Giorgetti squilla. È una telefonata che non può lasciare indifferente un leghista della primissima ora. Umberto Bossi sta assistendo da casa alla morte del governo Draghi e crede che si tratti di un errore enorme. Così chiama uno dei pochi di cui si fida ancora. Con il tono flebile, il Senatùr recapita un messaggio al ministro: «Quei due stanno facendo un cavolata». I due che stanno sbagliando sono Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, l’alleato di una vita e il successore mai amato davvero.
Giorgetti ascolta, è sconsolato, crede che Draghi non meriti queste scene, lo spettacolo che il Senato sta offrendo è, nel suo giudizio, poco dignitoso. Così, l’unica risposta a Bossi è la seguente: «Prova a chiamarli tu». L’appello del fondatore della Lega e i tentativi dello stesso Giorgetti di intavolare una trattativa, non avranno alcun effetto: Salvini, d’altronde ha deciso da tempo che conviene andare alle urne e il discorso di Draghi, letto come un attacco al partito, gli offre un argomento per ritenere che è giunta l’ora.
Giorgetti non commenta questa decisione, ha visto spesso il segretario nei giorni scorsi, ma la disciplina di partito gli impone discrezione. Eppure, se le parole, al solito, sono poche, i gesti pubblici dicono molto: mercoledì il ministro ha abbracciato Draghi al termine del suo discorso, scambiando con lui parole e sorrisi anche dopo la replica, quando la fine ormai era vicina.
Ieri, alla Camera, altro momento significativo: il lungo applauso dei ministri al premier, Giorgetti non fa eccezione, «vedere Draghi emozionato fa un certo effetto», commenta un altro ministro. In questa scena c’è tutta la difficoltà di Giorgetti di questi mesi: gli applausi vengono dal vicesegretario di un partito che non ha votato la fiducia.
E infatti, dal Pd arrivano accuse di ipocrisia: «Ho visto applausi ipocriti al presidente Draghi, come quelli del ministro Giorgetti o del capogruppo di Forza Italia, Barelli. E non posso sopportarlo», dice il deputato del Pd, Walter Verini, parlando in Transatlantico.
Ma anche alcuni fedelissimi salviniani, che esultano per la fine del governo, storcono il naso e fanno notare come Giorgetti riservi a Draghi un trattamento assai migliore di quello verso il segretario, come quando lo paragonò a Cristiano Ronaldo. La sua risposta è netta: «Applaudo chi se lo merita».
Ai suoi collaboratori e ai deputati che gli sono più vicini ripete che non c’è nessuna voglia di criticare Salvini, ma se la strategia per la campagna elettorale, come si nota già dai primi fuochi, sarà incentrata nel criticare l’operato del governo cui la Lega ha fatto parte, allora sarà difficile trovare Giorgetti in prima linea: «Io non rinnego Draghi – ripete in queste ore – per lui rimane il rispetto e la stima». I due, d’altronde, si conoscono da molto tempo e non sarà certo questa crisi di governo a incrinare i rapporti.
L’amarezza per la fine del governo è tale che il ministro ha raccontato di non voler prendere ora decisioni sul suo futuro. Eppure, non c’è molto tempo, fra meno di un mese vanno consegnate le liste e Giorgetti ancora non sa se avrà voglia di starci. Salvini, nelle riunioni di ieri, ha chiesto a tutti, ministri compresi, di metterci la faccia.
Chi lo conosce sa che sicuramente non seguirà le orme dei suoi colleghi di Forza Italia, Renato Brunetta e Mariastella Gelmini, che hanno lasciato il partito: «Se Giancarlo non dovesse candidarsi – racconta un fedelissimo – la Lega è casa sua, non se ne andrà». Però una campagna elettorale con la ruspa potrebbe volerla evitare.
(da la Stampa)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
IL “CAPITONE” RICICCIA I SOLITI TEMI CARI A RAZZISTI ED EVASORI FISCALI: IMMIGRAZIONE, FORNERO E FISCO … SELVAGGIA LUCARELLI: “TUTTE LE MADONNE CHE HA ALLE SPALLE NON SARANNO MAI IN NUMERO SUPERIORE A QUELLE CHE HO CITATO IO ASCOLTANDOLO”
Sembra in sagrestia, ma è a casa sua. Seduto a una scrivania con sullo sfondo una parete tappezzata di icone di madonne, crocifissi, rosari e santini, Matteo Salvini si collega con il Tg1 e sostiene che quando lui era ministro dell’Interno «gli sbarchi si erano azzerati».
Con le elezioni fissate il 25 settembre, l’appuntamento di Pontida – previsto esattamente la domenica precedente, il 18 – diventa il palcoscenico più importante per Salvini. Nella girandola di incontri che il segretario ha tenuto anche ieri, la réunion di Pontida è stata citata sia con i ministri e i sottosegretari, sia con gli eurodeputati.
I temi al centro della campagna leghista che il segretario ha evidenziato nei colloqui di ieri alla Camera sono essenzialmente tre: l’immigrazione, il fisco e le pensioni.
«Tornare a difendere i confini italiani dopo i ripetuti fallimenti della Lamorgese: lo farà il prossimo ministro dell’Interno», recita uno dei tweet di Salvini quasi immaginandosi già nella parte.
I decreti sicurezza della stagione gialloverde, archiviati dagli ultimi due esecutivi, verranno riproposti come punti fondanti del prossimo programma del centrodestra. Con i capigruppo e gli esponenti di governo, Salvini ha parlato di pace fiscale, taglio delle tasse e flat tax, facendo intendere che la delega fiscale di Draghi verrà smontata. E poi c’è la riforma delle pensioni. Terminata Quota 100, a dicembre scade pure Quota 102; il Carroccio propone Quota 41: la pensione anticipata a prescindere dall’età anagrafica per chi raggiunge i 41 anni di contributi.
L’altro tema – sottolinea – è la pace fiscale: ci sono milioni di italiani che hanno una cartella dell’Agenzia delle entrate che rischia di rovinarli, fare un accordo definitivo tra cittadini e fisco rottamando quelle cartelle sarebbe un atto di giustizia sociale».
(da agenzie)
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Luglio 22nd, 2022 Riccardo Fucile
È STATO STRALCIATO DAL DECRETO CONCORRENZA L’ARTICOLO 10 SU AUTO BIANCHE E NCC: I TASSISTI CHE HANNO MESSO A FERRO E FUOCO IL PAESE FESTEGGIANO… I CONSUMATORI MENO: “ANCORA UNA VOLTA LO STATO ITALIANO CEDE ALLE VIOLENZE E ALLE PRESSIONI DELLA LOBBY CORPORATIVA DEI TASSISTI, DIMOSTRANDO UNA DEBOLEZZA SENZA EGUALI NEL MONDO”
Alla fine l’hanno spuntata loro, i tassisti. Per mandare avanti la nuova legge sulla
concorrenza, con le nuove norme sulle concessioni demaniali, il trasporto pubblico, le tlc e le assicurazioni, da mesi all’esame del Parlamento, ieri il governo ha informato i capigruppo della Camera di voler stralciare dell’articolo 10 relativo ad auto bianche ed Ncc.
Di fatto è un compromesso quello raggiunto dall’ormai ex maggioranza su uno dei temi in assoluto più divisivi: su proposta dalla capogruppo pd Debora Serracchiani tutti i partiti si sono impegnati a non presentare in aula nuovi emendamenti quando lunedì il ddl andrà in votazione a Montecitorio per poi venire subito rispedito in Senato per l’ok definitivo.
Festeggiano ovviamente i tassisti, che a colpi di scioperi improvvisi e proteste violente hanno continuato per settimane ad insistere sullo stralcio, criticando innanzitutto l’uso della legge delega, l’idea di promuovere la concorrenza «anche in sede di conferimento delle licenze» come recitava l’art. 10, e l’indicazione di dover adeguare l’offerta dei loro servizi «mediante l’uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti», ovvero app come Uber e Lyft.
Ovviamente festeggia tutto il centrodestra (di governo e non) che sui taxi, come in precedenza sui balneari, ha condotto una vera e propria battaglia che alla fine ha fatto indispettire pure Draghi.
Nettamente contrari alla svolta, invece, i consumatori. Secondo il presidente di Assoutenti Furio Truzzi «ancora una volta lo Stato italiano cede alle violenze e alle pressioni della lobby corporativa dei tassisti, dimostrando una debolezza che non ha eguali nel mondo».
(da La Stampa)
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