Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
COINVOLTI ANCHE CINQUE IMPRENDITORI E DUE DIPENDENTI DEL COMUNE
Corruzione e appalti truccati, la storia si ripete. Gare pilotate e
assegnate a imprenditori amici in cambio di denaro o di altre utilità.
Voti, in primis, ma anche l’assunzione, da parte degli imprenditori beneficiari dell’appalto, di soggetti segnalati dai pubblici ufficiali.
Ne deve rispondere il sindaco al secondo mandato di Palma Campania, Nello Donnarumma, 38 anni, da 2 anni anche vice commissario provinciale di Napoli per Fratelli d’Italia.
I carabinieri lo hanno arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Nola che vede indagate 19 persone. Altre 7 le misure restrittive emesse dal gip: domiciliari anche per l’ingegnere del comune Salvatore Felice Raia, divieto per un anno di contrattare con la pubblica amministrazione per gli imprenditori Antonio Nunziata, Angelo Miranda e Aniello Sorrentino. Infine divieto di dimora a Palma Campania per l’architetto comunale Monica Ventura , e per gli intermediari Nicola Borrelli e Luigia Barone. I reati ipotizzati sono corruzione, turbata libertà degli incanti, falso in atto pubblico, depistaggio e subappalto non autorizzato. Partite nel 2021, le indagini hanno svelato una gestione irregolare del Comune dove, secondo l’accusa, l’asservimento dei pubblici poteri ad interessi particolaristici e di natura clientelare era sistematico.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
LA TELA DEL 600 SOTTRATTA… A IMPERIA UN ALTRO DOSSIER PER ESPORTAZIONE ILLECITA
Il sottosegretario ai Beni culturali è indagato per furto di beni culturali. C’è un fascicolo con iscrizione e una prima ipotesi di reato sul caso del dipinto attribuito a Rutilio Manetti trafugato dal Castello di Buriasco nel 2013 e riapparso a Lucca nel 2021 come “inedito” di proprietà di Vittorio Sgarbi: in altre parole, il tema dell’inchiesta realizzata dal Fatto e Report. Per Sgarbi era frutto di fantasia, incompetenza e livore dei due giornalisti, la notizia dell’indagine gli dà torto.
Il fascicolo è stato aperto dalla Procura di Imperia come derivazione di un’altra indagine per cui il critico-politico rischia il processo, stavolta per “esportazione illecita di opere d’arte”, legata a un dipinto attribuito al Valentin de Boulogne, anch’esso riprodotto – come La Cattura di San Pietro – nello stabilimento di Correggio che utilizzava per “clonare” le opere. E dove ieri sono arrivati i carabinieri.
Il fascicolo è stato poi trasmesso alla Procura di Macerata per competenza, perché Sgarbi dichiara il domicilio a San Severino Marche, di cui fu sindaco per un anno nel 1992, luogo da lui stesso designato per gli interrogatori.
Non è escluso possa essere poi trasferito ad altra procura e che cambi l’iscrizione, in caso venga riconosciuta l’aggravante dell’associazione e che l’ipotesi principale si allarghi ad altri reati, come la contraffazione e ricettazione di opere d’arte e la truffa.
Nel primo caso, per aver modificato il dipinto del 600 al fine di farlo sembrare “altro” rispetto a quello trafugato nel 2013 dal Castello di Buriasco. Nel secondo, per aver esposto non l’originale, come veniva dichiarato, bensì una semplice per quanto fedelissima riproduzione.
Sulle indagini c’è comprensibile riserbo. Dopo aver presentato diffide e denunce, Sgarbi ha tirato in mezzo magistrati e carabinieri evocando espressamente il loro intervento per fermare l’inchiesta dei giornalisti che addita come “pericolosi persecutori”.
“È intollerabile – ha detto il sottosegretario in un video pubblicato questo weekend – tu denunci e nessuno li ferma. Mi chiedo perché un magistrato non prenda in mano le 15 querele che ho fatto in questi mesi e non fermi questa continua ondata di violenza”. In un altro ha poi teorizzato: “Si aspettano che i carabinieri facciano qualcosa, i carabinieri lavorano con me, per me”.
I carabinieri lavorano, ma non per lui. Dopo aver convocato il restauratore Gianfranco Mingardi, il primo a riconoscere nell’opera messa in mostra con la candela la stessa ricevuta “tagliata e arrotolata come un tappeto” dal collaboratore di Sgarbi, Paolo Bocedi, poche settimane dopo il furto del 2013, ieri i carabinieri sono stati a Correggio. Il Nucleo Tutela Patrimonio ha ascoltato come persone informate dei fatti i due imprenditori di G-Lab che, su commissione di Sgarbi, realizzarono la riproduzione del dipinto. Cristian e Samuele De Pietri nel 2020-2021 hanno prodotto diversi “cloni”, proprio a partire dal dipinto attribuito a Rutilio Manetti. Nel loro laboratorio è rimasta la scansione a 16k che, confrontata con le foto del restauratore e con quelle della versione esposta a Lucca, rafforza il sospetto che il quadro sia proprio quello rubato: la coincidenza tra parti lesionate e ritocchi, la piega orizzontale che attraversa entrambi, il frammento rinvenuto a Buriasco che si incastra “a pennello” in uno strappo in basso a destra, l’assenza di rotture dell’antica pittura nell’area della candela che sembra dunque un’aggiunta più recente.
Ai giornalisti i titolari del G-Lab hanno spiegato di aver iniziato le riproduzioni proprio a partire dal Manetti. Guardando le foto scattate alla mostra, hanno riconosciuto un “difetto” di impostazione della loro macchina: cinque righe parallele in un punto preciso. Per loro quel “marchio di fabbrica” lascia pochi dubbi: quella poi esposta non sarebbe neppure l’originale, ma la copia uscita di lì, con buona pace di quanti avevano pagato il biglietto per ammirare l’inedito che Sgarbi dichiara d’aver trovato nella sua villa di Viterbo. La sua versione è che il dipinto trafugato in Piemonte era solo una “brutta copia”. Mai ha detto però che le copie le faceva fare lui stesso. E ora che non può dire il contrario – ci sono video e foto di lui tra l’originale e il clone – sostiene di averlo fatto fare, ma “per la comunicazione della mostra di Lucca, che propone grandi riproduzioni per l’esterno”. Ma sembra l’ennesima arrampicata sugli specchi. Lungo le arcate della Cavallerizza c’erano delle riproduzioni, ma in plastica e non su tela, e non del Manetti. Il 18 febbraio 2022 anche un radiologo di Genova, Claudio Oddone, è alla mostra. Per curiosità controlla. E invia la foto. E pure questa ha il “marchio” della copia.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
“I PARTECIPANTI ANDAVANO IDENTIFICATI ED E’ GRAVE IL SILENZIO DELLA MELONI”
Un movimento del braccio, un gesto della mano, una parola urlata in
pubblico, portano a comunicare ciò che nostalgicamente si vuole mostrare per divulgare l’appartenenza nera, di una destra fuori legge che di fatto manifesta quelle che erano le azioni del partito fascista. Tutto ciò costituisce un reato. La chiamata del “presente”, così come il “saluto romano”, sono manifestazioni che continuano ad essere previste nel codice penale soprattutto quando c’è il concreto pericolo che l’ostentazione di quei gesti e simboli vietati siano in grado di diffondere e divulgare nella società l’idea fondante dell’ideologia fascista, mettendo in pericolo l’ordinamento democratico.
Chi non osserva questa regola dovrebbe essere punito dalla magistratura, come spesso è avvenuto. Ma non è sempre accaduto. A Roma però, come ogni anno, il 7 gennaio, ritorna un gruppo di neofascisti che celebra i camerati caduti nella strage di Acca Larentia nel 1978, in un rituale lugubre in cui la destra romana mette in scena le sue truppe, richiama le gerarchie e accoglie gli estremisti che arrivano da ogni parte del Paese. Perché sanno che in questa cerimonia si possono schierare, allineare, squadrarsi, e alla fine alzare pubblicamente il braccio e urlare il loro presente, sotto gli occhi degli agenti di polizia che sono sul posto per far rispettare l’ordine pubblico e assistere, come in una comunicazione mediatica davanti alle telecamere dei giornalisti e dei fotografi, alla loro manifestazione che si rifà al partito fascista. Che si basa sul proselitismo di destra.
È una scena che non può essere equivocata. Il messaggio trasmesso è chiaro e mette in pericolo i valori su cui si basa la nostra Costituzione. Non è la manifestazione esteriore che deve essere incriminata, ma la propaganda in cui viene trasformato il raduno, tale da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostituzione del movimento di Mussolini.
Il “saluto romano” e l’intonazione del coro “presente” durante una manifestazione integrano un reato per la connotazione di pubblicità che qualifica queste espressioni, evocative del disciolto partito fascista, “contrassegnandone l’idoneità lesiva per l’ordinamento democratico ed i valori ad esso sottesi”.
Se quindi alla prima della Scala, lo scorso mese, l’appassionato di lirica Marco Vizzardelli al termine dell’inno di Mameli ha urlato “viva l’Italia antifascista”, risuonato dal loggione a pochi secondi dall’inizio del Don Carlo, è stato subito identificato dalla Digos, nella Capitale, invece come accade da molti anni, davanti all’ex sede del Movimento sociale italiano si radunano in centinaia e tendono il braccio senza essere identificati.
Questo raduno è diventato nel corso degli anni un esempio per la destra estrema che viene imitato da molti fascisti anche in altri contesti, come se fosse stato sdoganato, e così lo abbiamo visto fare pure nelle aule dei tribunali: alzare e stendere il braccio, lo ha fatto Massimo Carminati salutando i suoi camerati, lo ha ripetuto davanti ai giudici Giuliano Castellino, ed è stato fatto anche da alcuni camerati dopo la sentenza letta in tribunale per l’assalto alla sede della Cgil a Roma.
Come si fa quindi a distinguere quando il saluto romano è “commemorativo”, e quando invece “violento” e fascista? Perché qualcuno vuole giustificare il primo e condannare il secondo. Sono di fatto entrambi gesti fascisti, emulativi, che comunque devono essere stigmatizzati, almeno politicamente, da tutto l’arco costituzionale. Dinanzi a episodi come Acca Larentia il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si allunga su quelle braccia tese e sui cori ed emerge una sbavatura politica e sociale importante che «in un anno di governo non ha mai pronunciato tra l’altro la parola antifascista», come ricorda il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo.
Umberto Eco nel suo libro Il fascismo eterno mette in luce i caratteri fondamentali di una mentalità fascista, che viene alimentata in determinati momenti di crisi e avverte che il fascismo può ritornare anche senza campi di concentramento, “ma sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme”. Anche per questo motivo occorre ricordare sempre più spesso che l’Italia è una Repubblica antifascista, per legge, non per opinione.
(da La Repubblica)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
QUANDO LE DIVERSE ANIME DELLA DESTRA SI PICCHIARONO PER AVERE IL CONTROLLO DELLA CERIMONIA… E’ UNA CONQUISTA DELLA DEMOCRAZIA PERMETTERE DI PROFESSARSI FASCISTI
Sulla strage di Acca Larentia, e sulla sua commemorazione nel quartiere Appia latino si stanno scrivendo in queste ore pagine e pagine di autentico analfabetismo storico e culturale.
Il 7 gennaio – come ogni anno – ci sono state tre diverse cerimonie che ora vengono confuse, in buona o cattiva fede (soprattutto in cattiva fede, direi). L’assessore Gotor e il presidente Rocca non erano presenti – ovviamente – alla commemorazione dei saluti romani della sera, e nulla c’entrano con quel rito. E niente c’entra nemmeno Fratelli d’Italia, che da vent’anni non partecipa a quel “Presente!” in piazza, dopo un anniversario in cui le diverse anime della destra si picchiarono pur di ottenere il controllo della cerimonia, (l’ultradestra prevalse sulla destra, che per questo motivo se ne andó altrove).
Nel 2007 Casapound sfiló per Roma traversando la città, fino ad Acca Larentia, con dei tamburi e delle insegne che riproducevano fedelmente quelle della Hitlerjugend, la gioventù hitleriana. Nessuno si scadalizzó. I saluti fascisti in piazza si fanno sempre, da 44 anni, non solo per commemorare i tre caduti di Acca Larentia, ma anche per ricordare, nei rispettivi anniversari, in diverse città, tutti gli altri Cuori neri uccisi negli anni di piombo. Svegliarsi una mattina, come se tutto questo non fosse mai accaduto, é prima di tutto una operazione di falsificazione propagandistica. Non si usa la storia del sangue per fare polemiche di giornata. La Costituzione antifascista ha garantito il diritto alla cittadinanza di tutti, anche quello di chi era fascista. La XII disposizione transitoria dai padri costituenti permetteva di partecipare alle elezioni (a soli cinque anni dal 1948), persino a chi aveva preso parte alla Repubblica sociale. Questa a me non sembra una ferita, ma una conquista della democrazia che non si può mettere in discussione, per andare a caccia di qualche facile consenso di giornata. La storia di un paese che ha vissuto una guerra civile é più complessa di uno slogan di piazza: chi non ha memoria non ha futuro.
(da TPI)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
MERCOLEDI’ 10 I VERTICI DELLE PRICIPALI AZIENDA EUROPEE INCONTRERANNO L’EX PREMIER A MILANO
Tutti a Milano per incontrare Mario Draghi. I vertici delle principali
aziende europee, secondo quanto apprende il Corriere della Sera, vedranno l’ex premier ed ex presidente della Bce mercoledì 10 gennaio. L’incontro, a quanto risulta, si svolgerà nel palazzo della Banca d’Italia in pieno centro.
L’incontro sarebbe stato sollecitato dall’Ert, l’European Round Table of Industry, l’organizzazione che raccoglie 59 presidenti o amministratori delegati di altrettante multinazionali.
Il gruppo è presieduto da Jean-Francois Boxmeer, presidente della britannica Vodafone. Tra le aziende associate figurano, tra le altre: le francesi L’Oréal, Michelin, Total, Saint Gobain; le tedesche E.on, Basf, Deutsche Telekom, Siemens, Mercedes, Bmw, Merck; la britanniche Bp e Gsk; le multinazionali con più sedi europee come Arcelor Mittal, Shell, Rio Tinto, Unilever, Airbus; le svedesi Ericcson e AstraZeneca; le svizzere Abb e Nestlè. La lista delle italiane comprende l’Eni, rappresentata dall’amministratore delegato Claudio Descalzi; la Cir, presieduta da Rodolfo De Benedetti, Techint, con il presidente Gianfelice Rocca.
Non sono state diffuse informazioni ufficiali sulla formula e i contenuti della riunione. Ma chiaramente è legata al nuovo incarico che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha affidato a Draghi, il 13 settembre 2023: preparare un rapporto sulla «competitività dell’industria europea», indicando anche possibili strategie per tenere il passo di Cina e Stati Uniti.
L’iniziativa dell’European Round Table si incrocia con le indiscrezioni su un possibile ruolo politico di Draghi a livello continentale, come numero uno della Commissione europea o, più verosimilmente, come presidente del Consiglio europeo. Di norma una delegazione della Ert incontra i leader dei Paesi che stanno per assumere la guida semestrale dell’Unione europea.
Vedremo se il passaggio a Milano di così tanti manager di primo piano sarà l’occasione per incontri anche con ministri o rappresentanti del governo Meloni.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
I POST AGGRESSIVI SU FACEBOOK: “LA FANTASTICA TRIADE DIO, PATRIA, FAMIGLIA”, “L’UNICA DESTRA È QUELLA DI GIORGIA”, “SCHIAFFEGGIAMO QUESTA VECCHIA CLASSE POLITICA DI PARASSITI”
Eccolo, il “balengo”. Sorridente? Quasi. Spavaldo? Non proprio. Ma di nuovo lì, nella sua seconda chance. Cacciato dal presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini in quanto “violento estremista verbale” e riaccolto a braccia aperte (e subito candidato) da Giorgia Meloni e Guido Crosetto in Fratelli d’Italia. Siamo a febbraio 2013.
Il deputato pistolero Emanuele Pozzolo posa accanto a una sorridente Giorgia Meloni: jeans e cravatta, l’aria un po’ impacciata, un po’ “reprobo” e un po’ pulcino spennacchiato; forse, e si capisce, leggermente a disagio dopo l’allontanamento subìto dalla federazione di An di Vercelli, la sua città.
Lo raccontano le fotografie e i post pubblicati da Pozzolo sul suo profilo Fb. Roba di più di dieci anni fa. Ma che, rivista ora, fa un certo effetto. E “parla”.
Dopo che Donato Lamorte, capo della segreteria politica di Gianfranco Fini, “accompagnò alla porta” Pozzolo ritenuto incompatibile col partito per via dei suoi modi estremi e della sua “violenza verbale”, la nuova casa politica creata da Meloni insieme ai due cofondatori Ignazio La Russa e Guido Crosetto offrì all’allora ventottenne “astro” della destra vercellese una nuova possibilità.
Pozzolo fu candidato da FdI alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 nella Circoscrizione Piemonte 2. Insieme, tra gli altri, all’amico di tanti anni Andrea Delmastro, l’attuale sottosegretario che ha organizzato il Veglione durante il quale Pozzolo ha sparato con la sua pistola ferendo il parente di un agente della scorta dello stesso Delmastro. Pozzolo, che non verrà eletto, occupa il decimo posto in una lista dove Meloni è seconda testa di serie.
Per impegnarsi, si impegna. Fa una campagna elettorale molto attiva: si sbatte, sostiene appassionatamente Giorgia Meloni e il nuovo contenitore politico “FdI-centrodestra nazionale”. In un video si vede Pozzolo a un aperitivo elettorale a Vercelli. È protagonista di in un lungo discorso.
Un discorso che confluisce nel video poi postato su Fb e su Youtube e intitolato “Emanuele Pozzolo interviene all’aperitivo elettorale di FdI con Guido Crosetto”. Pozzolo si lancia in sperticate lodi a Meloni, sostiene che FdI è «l’unica vera destra in campo». Si coglie il risentimento nei confronti del passato, leggi il “traditore” Fini. È un lungo comizio, il suo.
Saluta gli altri candidati in sala, Gaetano Nistri e Gianni Mancuso; mette al centro «la fantastica triade Dio, patria, famiglia» , sulla quale – dice – «si basa da sempre la destra» .
Il futuro sparatore, da sempre nostalgico di Mussolini e del fascismo, ai quali come è noto ha dedicato decine di post, si lancia poi in un’analisi politica che non risparmia nessuno: nemmeno Silvio Berlusconi, considerato troppo “aperturista” nei confronti dei gay per via della posizione sulle unioni civili.
Lui, il “balengo” Pozzolo (Fini dixit), si mostra intransigente sull’unico matrimonio che «noi consideriamo: quello tra un maschio e una femmina». Politicamente, l’epurato di An nel 2013 porta acqua (e voti) attraverso le sigle Avanguardia Vercellese e VercellIdea.
«Siamo braccio e cervello della Vercelli giovane e ribelle, appoggiamo la sfida di Giorgia Meloni per una nuova classe politica del centrodestra italiano. Un solo imperativo: impegnarsi, senza tornaconti personali, per spazzare via questa vecchia classe politica di parassiti!», scrive in un post il 14 gennaio 2013. Altro post elettorale del 2 febbraio 2013. «24-25 febbraio. Elezioni politiche. Vota Giorgia Meloni, schiaffeggia la vecchia politica!», (il messaggio è accompagnato dalla foto di Pozzolo insieme alla leader).
Già, schiaffeggia la vecchia politica. Forse quella rappresentata da An, che però uno schiaffo sonoro lo aveva dato a lui: silurandolo. «Gli dicemmo ‘via, andare!’ », ha ricordato Gianfranco Fini, sottolineando che non ci fu nemmeno bisogno di espellerlo formalmente, Pozzolo. Fu semplicemente accompagnato alla porta. Poi Meloni gli ha aperto la sua. Un doppio giro senza nemmeno essere passato dal via. Il resto è storia. Dieci anni dopo.
(da La Repubblica)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
QUESTO METODO, PERO’, RISCHIA DI MANDARE L’ECONOMIA MONDIALE A GAMBE ALL’ARIA: SE GLI INSOLVENTI AUMENTANO FINISCE COME NEL 2008
Compra ora, paghi dopo. Si sta diffondendo sempre di più anche in
Europa, dopo il boom negli Stati Uniti, il modello dei piccoli pagamenti a rate, per lo più online. Scuotendo un mercato del credito in difficoltà, visto l’aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Piccole somme, magari per acquistare regali, come nell’ultimo periodo natalizio (da record per questa forma di pagamento), con la mediazione di una piattaforma o una società finanziaria.
Questa fa arrivare tutti i soldi al venditore, anticipandoli, e poi li richiede indietro a chi compra in più versamenti (di solito tre o quattro), ma per lo più senza interessi (mentre chi vende paga le commissioni). Una formula apparentemente molto vantaggiosa per i clienti, che però ha messo in allarme le autorità di vigilanza e le banche centrali sia del Vecchio Continente che dell’America. Si teme infatti che la facilità e velocità del sistema nel concedere questi piccoli prestiti, seppure di importo molto limitato, porti a un indebitamento pesante per i giovani e le persone a basso reddito e con poca istruzione.
Gli importi vengono spesso divisi in somme molto piccole, ma la somma delle varie rate per gli acquisti, fatti per lo più online, può raggiungere un importo poi difficile da ripagare a fine mese. Da qui commissioni e spese maggiori da saldare, o in alcuni casi, addirittura, le insolvenze.
Dal 2019 a oggi il fenomeno del “compra ora, paghi dopo” (in inglese “buy now pay later”), è cresciuto a tal punto che, secondo la Banca dei regolamenti internazionali, muove un giro d’affari di oltre 300 miliardi di dollari in tutto il mondo. Un aumento di valore di sei volte in appena una manciata di anni. Svezia e Australia sono i mercati con una maggiore diffusione, poi ci sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Cina. Secondo Floa, società del gruppo Bnp Paribas e operatore attivo nel settore di questi pagamenti, il 43% degli europei ha già fatto un acquisto utilizzando una modalità del genere.
In Italia, fra il 2021 e il 2022, il numero di utenti che ha pagato in questo modo è aumentato del 22%. E c’è ancora margine di manovra. Il segmento infatti, sempre secondo Floa, «ha ancora un potenziale di crescita nel mercato italiano, dato che il 31% dei cittadini del Paese (quasi uno su tre) utilizza questa soluzione di pagamento in maniera saltuaria».
In Europa la Banca d’Italia aveva segnalato possibili criticità già lo scorso anno e di recente la Banca d’Irlanda ha lanciato una serie di avvertimenti ai consumatori. Non solo, un’apposita direttiva Ue varata lo scorso ottobre e che verrà attuata gradualmente nei prossimi anni, punta ad estendere le tutele dei clienti per evitare di trovarsi insolventi anche dopo pagamenti di questo tipo. La Banca dei regolamenti internazionali, poi, oltre a raccomandare ulteriormente la trasparenza e l’aumento delle informazioni a disposizione dei consumatori, ha chiesto di monitorare le piattaforme finanziarie.
Di fronte al moltiplicarsi delle insolvenze potrebbero infatti finire nei guai, mettendo in pericolo la stabilità del sistema economico internazionale. Piattaforme e servizi finanziari hi-tech (il settore del cosiddetto “fintech”), secondo la Bri, sono d’altronde nate con l’utilizzo di capitali di rischio e faticano ancora a essere redditizie, nonostante le commissioni incassate siano superiori a quelle delle vendite online o delle carte di credito.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2024 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO DI BANKITALIA: LE FAMIGLIE MENO ABBIENTI POSSONO CONTARE SOLTANTO SULLA CASA, MENTRE QUELLE PIÙ BENESTANTI HANNO UN PORTAFOGLIO PIÙ DIVERSIFICATO… L’ITALIA È SOTTO LA MEDIA UE PER CONCENTRAZIONE DELLA RICCHEZZA
“Il cinque per cento delle famiglie italiane più ricche possiede circa il 46 per cento della ricchezza netta totale”.
E’ quanto si legge nell’analisi della Banca d’Italia nell’ambito Bce secondo cui “i principali indici di disuguaglianza sono rimasti sostanzialmente stabili tra il 2017 e il 2022, dopo essere aumentati tra il 2010 e il 2016”. Lo studio evidenzia come le famiglie meno abbienti possano contare principalmente sul possesso dell’abitazione mentre quelle più benestanti detengano un portafoglio più diversificato in azioni, depositi, polizze.
L’analisi ricorda come “metà della ricchezza degli italiani sia rappresentata dalle abitazioni” e “tale percentuale varia tuttavia fortemente in base alla ricchezza: le abitazioni raggiungono i tre quarti della ricchezza per le famiglie sotto la mediana, si attestano poco sotto il 70 per cento per quelle della classe centrale mentre scendono a poco più di un terzo per quelle appartenenti alla classe più ricca.
Per le famiglie più povere, i depositi sono l’unica componente rilevante di ricchezza finanziaria (17%). Maggiormente diversificato è invece il portafoglio delle famiglie più ricche, per le quali quasi un terzo della ricchezza è rappresentato da capitale di rischio legato alla produzione (azioni, partecipazioni e attività reali destinate alla produzione) e un quinto da fondi comuni di investimento e polizze assicurative”.
Nel 2010 circa la metà del patrimonio abitativo era detenuta dalle famiglie della classe media; nel 2022 tale percentuale era scesa al 45 per cento, soprattutto a vantaggio del decimo più ricco; la quota di abitazioni posseduta dalle famiglie sotto la mediana è rimasta stabile nel tempo attorno al 14 per cento. I depositi sono aumentati di circa il 40 per cento tra il 2010 e il 2022, soprattutto per le famiglie appartenenti al decimo più ricco, la cui quota è salita di sei punti percentuali, raggiungendo la metà del totale”.
L’Italia è sotto la media Ue per concentrazione della ricchezza, sugli stessi livelli della Francia e dietro la Germania che appare “il paese con il maggior grado di disuguaglianza in termini di ricchezza netta”.
E’ quanto si legge in un’analisi della Banca d’Italia nell’ambito delle statistiche elaborate dalla Bce. Il divario rispetto al complesso dell’area riflette la più elevata quota di ricchezza netta detenuta in Italia dalle famiglie al di sotto della mediana (legata soprattutto al possesso di abitazioni) spiega lo studio.
(da agenzie)
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