Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
NUOVO CAPO D’ACCUSA PER PORTO ILLEGALE D’ARMI E I DUBBI SUL CAPOSCORTA DI ANDREA DELMASTRO, PABLITO MORELLO
Ha lasciato tutti i presenti piuttosto sorpresi l’arrivo in Sinagoga
a Vercelli, per le celebrazioni della Giornata della Memoria, del deputato Emanuele Pozzolo (al momento sospeso dal suo partito, Fratelli d’Italia), unico indagato per lo sparo alla festa di Capodanno a Rosazza, nel Biellese.
Un’apparizione pubblica decisamente inattesa, proseguita poi con la partecipazione alla cerimonia in Prefettura, e motivata dallo stesso Pozzolo con la sua intenzione di rientrare in gioco. «È tempo di tornare a far politica», ha risposto a chi gli chiedeva il motivo per cui è riapparso a un evento pubblico.
Dichiarazione destinata a far discutere anche all’interno di FdI, dove i giudizi sull’esponente vercellese sono andati facendosi via via più affilati. «Proseguirò anche con gli impegni già in calendario come deputato», ha aggiunto più tardi. Poca, invece, anzi nessuna voglia di parlare […] su quanto successo poco meno di un mese fa e sui risultati dell’indagine. Si limita ad annuire a chi gli chiede se, avendo affermato da subito di non essere stato lui a esplodere il colpo che ha ferito il biellese Luca Campana, si aspetta che venga fuori la verità, forse anche prima che inizi un eventuale processo.
Pozzolo è scivolato via alle 11 sempre in silenzio. Forse è stato un modo per reagire alle novità degli ultimi giorni, confermate dalla procura di Biella: cioè all’arrivo di un nuovo capo d’accusa per «porto illegale di arma da fuoco in luogo pubblico o aperto al pubblico», dato che la pistola da cui è partito il colpo e che aveva portato lui alla festa sarebbe considerata «da collezione», e quindi non trasportabile nemmeno con il porto d’armi per difesa personale.
Anche il risultato dell’esame sui campioni dello stub prelevato quella notte su mani, giubbotto, maglione in pile e jeans di Pozzolo, consegnato dal Ris di Parma, sembrerebbe lasciare pochi dubbi. Una conferma importante per la procura.
Andrea Corsaro, avvocato di Emanuele Pozzolo, ribadisce di non voler mostrare anzitempo le proprie carte: «Parleremo nelle sedi opportune: i processi non si fanno sui giornali». Dalla notte di Capodanno il suo assistito, indagato per lesioni colpose, omessa custodia dell’arma ed esplosioni pericolose, ha sempre detto «non sono stato io a sparare» e la linea non è mutata nemmeno dopo che lo Stub ha rilevato la presenza di 15 particelle di piombo, bario e antimonio sulle mani del parlamentare e di 43 sui vestiti.
«Quei dati dimostrano che Pozzolo era vicino a dove è partito il colpo, non che ha sparato lui», ribadisce Corsaro […]. Elementi che la difesa sta mettendo da parte e che, in futuro, davanti al giudice, potrebbero essere utilizzati per contestare la rilevanza dell’esame.
Intanto, si attendono i risultati degli accertamenti tecnici e biologici richiesti da entrambe le parti: la perizia balistica e l’esame delle impronte digitali sulla pistola, per le quali si prevede già che verranno trovate anche impronte dell’ex caposcorta di Delmastro, Pablito Morello, che ha detto di aver preso l’arma per metterla al sicuro. Ma anche gli esiti dell’esame biologico, chiesto dalla difesa, per la ricerca del dna sul cane della piccola arma dalla quale è partito il colpo che ha ferito a una coscia il 31enne Luca Campana. Pozzolo, fin dall’inizio, ha negato di aver sparato: se sul cane dell’arma venisse isolato un dna diverso dal suo forse la sua versione troverebbe un primo supporto.
(da La Stampa)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
OGGI TACE QUELLO CHE VOLEVA MANDARE IN GALERA I RAGAZZI DI ULTIMA GENERAZIONE AUTORI DI BLOCCHI STRADALI
Chiuso in entrata e in uscita il casello autostradale di Orte a causa della protesta degli agricoltori. Gli iniziali 60 mezzi agricoli, con le ore sono diventati più di 100. I mezzi pesanti sono tutti fermi intorno alla rotatoria che si trova di fronte al casello, impedendo di fatto sia l’accesso che l’uscita dall’autostrada. Intorno alle 14 il casello è stato chiuso, come spiega il sito di Autostrade.
E’ stato riaperto il casello autostradale di Orte, chiuso per ore a causa della protesta degli agricoltori. Decine di mezzi pesanti si erano bloccati intorno alla rotatoria che si trova di fronte al casello, impedendo di fatto sia l’accesso che l’uscita dall’autostrada e costringendo alla chiusura del casello
Al centro della rotatoria è stata allestita una cucina da campo, a dimostrazione dell’intento degli agricoltori, di rimanere saldi sulla loro posizione. “Non vogliamo sussidi, vogliamo il giusto prezzo per cio’ che produciamo”, si legge su un cartello esposto da un manifestante. E poi ancora: “sosteniamo il Made in Italy”. “Protestiamo contro uno Stato che ci ha abbandonato”, dice ancora un altro agricoltore.
Sul posto diverse pattuglie della polizia stradale di Orvieto e di altri comandi. Congestionato dal traffico il casello di Attigliano, uscita consigliata provenendo da Firenze. L’uscita consigliata da Autostrade provenendo da Roma è invece quella di Magliano Sabina.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
GLI AZZURRI SPERANO IN UN CLAMOROSO SORPASSO SULLA LEGA, NEL CARROCCIO SONO PREOCCUPATI DALLA LINEA MAL-DESTRA DEL “CAPITONE”… GLI IMPRENDITORI DEL NORD SI PREOCCUPANO DELLE LORO ATTIVITÀ, NON SONO INTERESSATI ALLE ALLEANZE IN EUROPA CON GLI ESTREMISTI DI AFD
Il sorpasso c’è chi lo auspica e c’è chi lo teme: è lo stato d’animo
di Forza Italia e della Lega in vista delle Europee. Era scontato che ieri Tajani — alla convention per i trent’anni del partito — spronasse il gruppo dirigente azzurro e pronosticasse un risultato alle elezioni «che nessuno oggi ci accredita».
Meno scontato era che esponenti di primo piano del Carroccio facessero le stesse previsioni: «Dovevamo inghiottire Forza Italia in un sol boccone e invece a giugno rischiamo di finire alle loro spalle».
I due ragionamenti si sono rivelati convergenti anche quando il leader dei forzisti e alcuni rappresentanti del Carroccio si sono attardati ad analizzare il motivo che potrebbe portare a un risultato per certi versi clamoroso. Secondo il ministro degli Esteri è «anche per effetto della linea politica di Salvini». Secondo un dirigente autorevole della Lega è «soprattutto per il posizionamento del partito deciso da Salvini».
Insomma il sorpasso sarebbe una conseguenza della postura assunta dal leader della Lega. Postura che per un verso sta facendo risaltare il profilo «moderato e rassicurante di Forza Italia». E che per l’altro «ci sta mettendo in difficoltà con i nostri elettori del Nord», impreca il maggiorente del Carroccio: «Perché finora abbiamo potuto fare affidamento sulla rete di consensi tenuta insieme dai nostri amministratori del Settentrione, mentre al Sud siamo di fatto spariti». Più o meno quanto sostiene il governatore della Calabria, Occhiuto: «Da noi i leghisti sono in difficoltà. Non so quale sia la situazione al Nord».
Infatti è lì che si giocherà il derby del centrodestra per il secondo posto nella coalizione. «È lì — anticipa il capogruppo forzista Barelli — che in punta di piedi cercheremo di intercettare i consensi di imprenditori e commercianti delusi dalla Lega». Di quelli cioè che si preoccupano soprattutto delle loro attività, «e non sono interessati — lamentano nel Carroccio — alle alleanze in Europa con gli estremisti di AfD».
Si vedrà quale sarà il risultato. D’altronde il sistema proporzionale esalta la competizione tra partiti limitrofi e contemporaneamente produce forme di alleanza.
Ma nel partito che — dopo la scomparsa di Berlusconi — sembrava condannato a lottare per raggiungere la quota di sopravvivenza del 4%, c’è un motivo se traspare un timido ottimismo in vista delle urne: «È che in questo centrodestra fatto di estremi — commenta il vice presidente della Camera Mulè — emerge sempre più il ruolo essenziale e centrale di Forza Italia».
Mentre sul fronte del Carroccio fa da contraltare lo sconforto misto a depressione di quanti non hanno mai creduto al progetto salviniano della «Lega nazionale»: «Lo avevamo detto a Matteo che al Sud ci avrebbero usato come un taxi. Lui era però convinto che ci fosse un’adesione ideologica al progetto. E invece…».
Sarà lunga e sarà dura fino a giugno. Senza più il Cavaliere, gli azzurri ieri hanno potuto aggrapparsi all’icona di Gianni Letta: «Vederlo parlare dal palco sotto il simbolo di Forza Italia… E quando ricapita», sorrideva eccitato Gasparri.
Pure il gran visir a un certo punto si è immedesimato nel ruolo, dato che durante il discorso ha detto: «Se siamo qui lo dobbiamo a te, Silvio». Terminato l’incontro però si è ricomposto, e dopo aver cantato l’inno di Forza Italia ha chiesto di essere «lasciato fuori dalla politica».
Francesco Verderami
per il “Corriere della Sera”
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
LA STIMA HORROR DELLA CGIA DI MESTRE, SECONDO CUI LA BUROCRAZIA INEFFICIENTE CI COSTA PIÙ DEL DOPPIO DELL’EVASIONE FISCALE (CHE VALE 83 MILIARDI L’ANNO)
Gli sprechi e le inefficienze della P.a costano agli italiani 180 miliardi di euro, più del doppio dell’eveasione fiscale che, secondo i dati del ministero dell’Economia assomma a 83,6 miliardi di euro. E’ la tesi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre. Tra le principali inefficienze della Pa, secondo l’ufficio studi, vi sono il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la burocrazia, pari a 57,2 miliardi; i debiti commerciali della Pa nei confronti dei fornitori per 49,5 miliardi; la lentezza della giustizia, che costa al sistema Paese 2 punti di Pil pari a 40 miliardi; inefficienze e sprechi nella sanità per 24,7 miliardi all’anno; del trasporto pubblico locale sprechi per 12,5 miliardi all’anno.
“Sia chiaro – precisa la Cgia -: questo non significa che in presenza di tanti sprechi l’evasione sia giustificata. Ci mancherebbe. Significa invece che l’evasione fiscale rappresenta un cancro per la nostra economia e che va debellata. Ma con la stessa determinazione dobbiamo eliminare anche le inefficienze che, purtroppo, caratterizzano negativamente le performance della nostra macchina pubblica”.
Dalla Cgia tengono a precisare che “sarebbe sbagliato generalizzare e non riconoscere anche i livelli di eccellenza che caratterizzano molti settori della nostra Pa, come, ad esempio, la sanità nelle regioni centro-settentrionali, il livello di insegnamento e di professionalità presenti in molte Università-enti di ricerca e la qualità del lavoro effettuato dalle forze dell’ordine”.
“E’ bene chiarire – puntualizza inoltre la nota – che la comparazione tra evasione e sprechi non ha alcun rigore scientifico: infatti, gli effetti economici delle inefficienze pubbliche che si ‘scaricano’ sui privati sono di fonte diversa, gli ambiti in molti casi si sovrappongono e, per tali ragioni, non sono addizionabili. Detto ciò, il ragionamento ha tuttavia una sua fondatezza logica: nonostante ci sia tanta evasione, una Pa poco efficiente causa ai privati danni economici nettamente superiori.
E’ altresì chiaro a tutti che se recuperassimo una buona parte delle risorse nascoste al fisco, la nostra macchina pubblica avrebbe più risorse, funzionerebbe meglio e, forse, si potrebbe ridurre il carico fiscale. Ma è altrettanto plausibile supporre che se si riuscisse a tagliare sensibilmente le inefficienze presenti nella spesa pubblica, il Paese ne trarrebbe beneficio e, molto probabilmente, l’evasione e la pressione fiscale sarebbero più contenute. Non a caso molti affermano che la fedeltà fiscale sia inversamente proporzionale al livello delle tasse a cui sono sottoposti i propri contribuenti”. Una conclusione che, sottolinea la nota dell’ufficio studi “non appare per nulla scontata, poiché una buona parte dell’opinione pubblica ha da un lato una forte sensibilità verso il tema dell’evasione, ma dall’altro avverte in misura meno preoccupante gli effetti degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze della Pa”
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
IL LEGALE: “TRATTATA COME UNA TERRORISTA, RISCHIA 11 ANNI DI CARCERE”… “ACCUSATA DI AVER AGGREDITO DEI NEONAZISTI, COSA RIDICOLA”
Rischia 11 anni di carcere Ilaria Salis, l’insegnante 39enne già in
prigione da 11 mesi a Budapest, con l’accusa di aver aggredito due neonazisti. La pena, che la donna potrebbe ricevere dovesse essere giudicata colpevole, proposta dalla procura nell’atto di rinvio a giudizio. A farlo sapere uno degli avvocati che difende Salis, Gyorgy Magyar, il cui studio è specializzato e particolarmente noto in Ungheria per il proprio impegno in difesa dei diritti umani.
L’avvocato ha ribadito che Salis si trova incarcerata in condizioni estreme. Sotto «stretta sorveglianza» e nell’«impedimento per molto tempo dei contatti con la famiglia e le autorità italiane».
La docente, in sostanza, è trattata come «un terrorista internazionale pericoloso». Sono state respinte anche le richieste di giugno da parte della difesa affinché Salis potesse scontare la propria pena ai domiciliari in Italia.
L’avvocato difensore
«La mia assistita si dichiarerà all’udienza preliminare non colpevole, così è sicuro che il processo continuerà con udienze di merito. All’udienza di lunedì, Ilaria dirà di non aver commesso gli atti gravi che le sono imputati e che comportano sanzioni così pesanti. È in dubbio lo stesso fatto che fosse presente alle aggressioni in questione, o che sia intervenuta incontrando i neonazisti. L’atto di rinvio della Procura è privo di fondamento e non ci sono prove nemmeno per il concorso in associazione per delinquere, presenteremo le nostre prove», ha aggiunto il legale.
«Abbastanza bizzarro che, in Ungheria, i neonazisti passeggiano su e giù liberamente, mentre gli antifascisti sono trattati con estrema severità dalle autorità».
L’intervento di Tajani
Sulla questione, pochi giorni fa, era intervenuto anche il ministro degli esteri Antonio Tajani. Menzionando all’omologo magiaro Péter Futsal Szijjártó, «il problema della nostra connazionale in carcere in Ungheria, chiedendo che le venga riservato un trattamento rispettoso delle regole e della dignità della persona ed eventualmente, trovare soluzioni alternative alla detenzione in carcere come gli arresti domiciliari».
Su Salis pende un accusa di lesioni non gravi. Il processo avrà inizio il 29 gennaio alla presenza dei legali Eugenio Loasco e Mauro Straini. Secondo quanto dichiarato dal padre Roberto Salis, la docente «è molto speranzosa che finalmente tutta questa attività di sensibilizzazione sul suo caso, che stiamo portando avanti, abbia qualche effetto».
Il viaggio in Ungheria del padre
L’uomo, che ora riesce a parlare con la figlia quasi ogni giorno, si recherà a Budapest per l’udienza di lunedì prossimo. a situazione è un po’ difficile. Le comunicazioni che facciamo sono operative. Parliamo delle cose che servono per farla uscire, ha spiegato, aggiungendo che quello che si può fare è firmare la petizione, ormai oltre le 48 mila firme. In quei giorni ci sono stati attacchi di nazifascisti contro antifascisti e persone che si trovavano sulla loro strada. Però sono stati liberati in due giorni. Gli antifascisti in Ungheria non sono graditi e vengono colpiti in modo impari, ha concluso amareggiato il padre.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
IL GRUPPO IDENTITA’ E DEMOCRAZIA E’ L’UNICO AD AVER RICEVUTO UNA SANZIONE PER AVER DIFFUSO INFORMAZIONI ERRATE SULLA COMPOSIZIONE DEL PROPRIO UFFICIO DI PRESIDENZA
Non era facile farsi riconoscere anche all’estero tra tanti politici e partiti. Eppure la Lega ci è riuscita anche questa volta. In tutto l’Europarlamento e in tutta la legislatura, c’è un solo gruppo che è stato sanzionato dall’Autorità per non aver rispettato il regolamento europeo: e questo gruppo è proprio Identità e Democrazia, la casa dell’ormai ex Carroccio, del Rassemblement National di Marine Le Pen e di altri partitelli di ultradestra, con presidente il leghista Marco Zanni.
La sanzione è abbastanza importante: il 5% del budget annuale, pari a 47 mila euro. Una somma che comunque è meno di un millesimo rispetto ai noti 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che la Lega ha sottratto indebitamente in Italia.
Ma più della sanzione e della sua eccezionalità anche a Strasburgo, il vero elemento politico da analizzare è il perché questa è arrivata.
Al gruppo Id è stata infatti contestata la diffusione di informazioni errate sulla composizione del proprio ufficio di presidenza: quando uno dei suoi membri è cambiato, il sito del gruppo e i social collegati hanno continuato a riportarne il nome per circa un anno. E anche dopo le segnalazioni dell’Autorità nulla è cambiato. La ragione è persino disarmante: il gruppo aveva appaltato all’esterno la realizzazione del sito e la gestione dei social e, avendo interrotto il contratto con il fornitore, non ha potuto aggiornarli per mesi.
Un “incidente” che mostra un movimento non proprio in salute: le ambizioni e i proclami rivoluzionari del Salvini capace di raccogliere nel 2019 il 34% dei voti e 28 seggi hanno infatti lasciato il posto all’irrilevanza politica. Non stupisce, quindi, che anche le altre attività del gruppo latitino: l’ultimo evento della fondazione di Id risale al 2020 e l’ultimo numero del suo magazine è uscito due anni fa.
Così, anche le donazioni private vanno male, totalizzando poche migliaia di euro. E persino la stessa Lega, a differenza degli altri partiti, nell’ultimo anno risulta non aver versato il suo contributo alla causa.
La carenza di donazioni per Id è un unicum a destra dove, oltre alla già citata Ecr, i bilanci degli altri gruppi possono contare sulla generosità di lobby e multinazionali di ogni tipo.
Il partito Alde, parte dei centristi di Renew, solo negli ultimi due anni ha incassato oltre 340 mila euro da colossi della farmaceutica, delle telco e del digitale, tutti settori sensibilmente interessati dalle decisioni del Parlamento. Microsoft ha pagato 58 mila euro in cinque anni, Meta (cioè Facebook e Instagram) ne ha versati 18 mila nel 2022, Vodafone 36 mila in due anni, Google 18 mila nel 2021, Amazon 18 mila nel 2023, AT&T arriva a 93 mila euro durante la legislatura, mentre i farmaci di Janssen si fermano a 48 mila euro in tre donazioni. Non mancano poi Uber (10 mila euro nel 2021) e il gigante del fast food McDonald’s (con 9 mila euro nel 2022).
Stesso discorso e donatori simili anche per il Ppe, ossia i popolari di centrodestra che costituiscono una delle due storiche colonne portanti degli equilibri europei. Per loro, negli ultimi due anni sono arrivati nelle casse circa 150 mila euro con nomi come Apple (24 mila euro in due anni), AT&T, Microsoft, Google, Sky, Janssen, Liberty media e la Camera di Commercio americana in Europa.
Se ci si sposta a sinistra, invece, la situazione cambia radicalmente. I gruppi di quest’area registrano donazioni da poche migliaia, quando non da poche centinaia, di euro e senza multinazionali o big a supportarli. Sia per i Verdi sia per i Socialisti europei, gruppo che contiene anche il Pd, ci sono poche eccezioni di rilievo. La prima è costituta dal sindacato Uni Europa, che ha versato 13 mila euro al Pse nel 2022. L’altra è invece Open society, fondazione creata da George Soros, il magnate americano di origini ungheresi, identificato dalla destra del continente come il grande burattinaio della sinistra e accostato di volta in volta a qualsiasi teoria del complotto esistente, dal piano Kalergi per la sostituzione etnica alle varie declinazioni antisemite dei savi di Sion. Open Society nel 2023 ha versato 18 mila euro alla fondazione legata ai Verdi e altrettanti a quella dei Socialisti.
da L’Espresso)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
ANCHE A ROMA, NAPOLI E TORINO I MANIFESTANTI HANNO SFIDATO I DIVIETI DELLA QUESTURA IN SOLIDARIETA’ AL POPOLO DI GAZA
Sono serviti a poco i divieti imposti da alcune delle principali
questure d’Italia per impedire le manifestazioni pro Palestina nel Giorno della Memoria. In diverse città italiane, cittadini e collettivi si sono dati appuntamento per scendere in piazza e chiedere di «fermare il genocidio in corso a Gaza».
La città con la situazione più movimentata è Milano, dove si sono verificati alcuni momenti di tensione quando i manifestanti hanno provato a far partire il corteo in via Padova ma si sono scontrati con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa.
Quando le prime fila dei circa 1.200 partecipanti – secondo i dati della Questura – hanno provato a superare il cordone di polizia, gli agenti hanno risposto con una carica di alleggerimento. Nel pomeriggio, gli organizzatori della manifestazione milanese pro-Palestina avevano annunciato di aver accettato l’invito del ministro Matteo Piantedosi a rinviare a domani, domenica 28 gennaio, il corteo inizialmente previsto per oggi.
«Cessate il fuoco è il messaggio che speriamo arrivi a Meloni, Piantedosi e al sindaco Sala. I nostri cortei sono regolari, questa decisione nasce dal nostro senso di responsabilità per garantire ordine pubblico», hanno spiegato.
«Chiedo alla comunità ebraica di scendere in piazza con noi, contro tutti i genocidi, quelli del passato, quelli del presente e quelli che potrebbero esserci in futuro» ha detto Khader Tamimi, presidente della comunità palestinese della Lombardia, in piazza, a Milano, dove alle 15 gli organizzatori si erano dati appuntamento per spiegare i motivi del rinvio del corteo pro-Palestina, deciso ieri. «Non è una provocazione scendere in piazza oggi che è anche il Giorno della Memoria perché questa è la diciottesima settimana in cui manifestiamo per chiedere il cessate il fuoco a Gaza». «Siamo colpiti dalla richiesta della comunità ebraica – ha concluso -. A me dispiace moltissimo che sia stata data retta a una lettura simile, noi non siamo in piazza contro la Shoah».
Il corteo ufficiale pro Gaza, insomma, si terrà domani. Ma non tutte le sigle hanno accettato il rinvio, e così alcune migliaia di persone si sono spostate da piazzale Loreto a via Padova al grido «Palestina libera».
La situazione nelle altre città italiane
Ma Milano non è l’unica città a sfidare le indicazioni del Viminale. Altre manifestazioni filopalestinesi si sono svolte a Roma, Torino, Trento, Napoli, Bologna e non solo. Nella capitale, oltre mille persone hanno partecipato a un sit-in in piazza Vittorio Emanuele, nonostante il divieto della Questura.
A Torino alcune decine di presone si sono radunate in piazza Castello per protestare «contro tutti i genocidi», mentre a Napoli sono apparsi diversi striscioni e manifesti con la definizione Treccani del termine «genocidio» e la frase «Mai più, per nessuno, in nessun luogo».
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
PECCATO CHE GALILEI ABIURO’ NEL 1633
In un lungo intervento rivolto ai presunti nemici della Lega – dai giudici ai giornali, dal politicamente corretto ai socialisti – Matteo Salvini ha inserito anche una gaffe storica non da poco.
Concludendo il suo discorso all’inaugurazione della Scuola di formazione della Lega, il ministro dei Trasporti ha arringato: “La storia lo insegna. Galileo Galilei aveva ragione. Lo hanno processato, incarcerato, ne hanno chiesto l’abiura. Ma se uno ha ragione e sa di essere da parte della ragione, non abiura, non retrocede, non cambia casacca”.
Peccato che Galileo Galilei abbia abiurato le sue idee scientifiche nel 1633, al termine di un lungo processo davanti alla Santa Inquisizione. Lo scienziato continuò poi la sua attività dagli arresti domiciliari, e l’abiura fu solo un atto di facciata per evitare conseguenze peggiori. Ma così quello di Salvini è sembrato più un rimprovero a Galilei che un esempio positivo.
L’intervento di Salvini, durato quasi 13 minuti, ha toccato temi come le Zone 30 nelle città e la direttiva europea sulle auto green.
Il segretario leghista ha chiuso parlando delle europee: “Alle elezioni di giugno ci sarà “l’appuntamento con la storia”. E proprio in conclusione, Salvini ha aggiunto il passaggio su Galilei: “Non ci avranno, non prevarranno. Alla fine è questione di tempo, possono volerci mesi, anni, decenni. La storia lo insegna. Galileo Galilei aveva ragione. Lo hanno processato, incarcerato, ne hanno chiesto l’abiura. Ma se uno ha ragione e sa di essere da parte della ragione, non abiura, non retrocede, non cambia casacca, non abdica, non lascia che vincano altri”.
(da Fanpage)
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Gennaio 27th, 2024 Riccardo Fucile
POI INFIERISCE CON UNA CONDANNA DEI SALUTI ROMANI DI ACCA LARENTIA (E NON SOLO)… LA PREMIER E LA SECONDA CARICA DELLO STATO, IN SALA, SONO NERVOSI E IN IMBARAZZO, ED EVITANO DI INCROCIARE I GIORNALISTI
«Non c’è torto maggiore… che annegare in un calderone
indistinto le responsabilità… o compiere superficiali operazioni di negazione o di riduzione delle colpe». Ecco l’attimo. Le teste di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa restano sospese a mezz’aria. Il collo della premier pende verso sinistra, quello del Presidente del Senato a destra. I busti disegnano una “V”.
I due restano così per almeno cinque minuti. Posizione di difesa. Di sofferenza. Pietrificati. Soltanto La Russa infrange per un secondo la posa. Succede quando il Capo dello Stato dice che a Salò i repubblichini contribuirono a sterminare gli ebrei. La nuca del fondatore di Fratelli d’Italia oscilla come un pendolo, mentre si parla dei ragazzi di Salò.
Nel linguaggio del corpo potremmo tradurre: «Non è andata esattamente così». Osservare il corpo, le reazioni, gli scatti e i sospiri di Meloni e La Russa, attentamente. a un metro o due da Mattarella. E d’altra parte, se su Acca Larentia nessuno si espone e molti fischiettano, se la parola Resistenza è bandita e il fascismo “male assoluto” sembra un tabù, non resta che aggrapparsi alla cinesica per studiare gli effetti del discorso antifascista del Presidente sulla destra, che governa con la fiamma nel simbolo e nel cuore
All’inizio tutto sembra procedere per il meglio. Giorgia Meloni si commuove quando parla Sami Modiano, applaude il passaggio di Mattarella sui «giusti». E annuisce su Giorgio Perlasca, la vergogna dei campi di sterminio e del razzismo. Anche La Russa annuisce, sereno. Poi, l’imponderabile.
«Riduzione delle colpe», dice il presidente della Repubblica. «Superficiali operazioni di negazione». Ha di fronte la seconda carica dello Stato, che mesi prima aveva detto: «Via Rasella è stata una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi pensionati e non nazisti delle SS». Imbarazzo, profondo, in sala. Sguardi, silenzio.
Mattarella non si ferma, chiede di indagare «le motivazioni che spingono numerose persone a coltivare in modo inaccettabile simboli e tradizioni di ideologie nefaste». Tutti pensano ad Acca Larentia, forse anche alla fiamma, di certo a quelle braccia tese. Sono trascorsi venti giorni da quel corteo, la premier non ha trovato il modo di commentare l’accaduto (mentre Fabio Rampelli, ieri, ha parlato di «vergogna» per il fascismo e di distanza siderale dai saluti romani).
La scena si scongela dopo alcuni minuti. Il Presidente torna a parlare di Israele, Hamas, Gaza. La “V” si scioglie, come i muscoli dei ministri in prima fila. L’unico davvero tranquillo sembra Guido Crosetto, che di solito festeggia il 25 aprile e lo fa anche sapere.
Resta un problema, però: i cronisti. Sono a pochi passi da Meloni e dagli altri. È il giorno per poter chiedere: era davvero il male assoluto? E siete voi quelli che ridimensionano, che affogano nel calderone? La più svelta a capire tutto è Patrizia Scurti, ombra della premier, segretaria particolare a capo dello staff. Sorride mentre prende posizione tra i corpi, scavalca le linee, raggiunge la leader.
Attende che Mattarella abbia finito di stringere la mano della presidente del Consiglio e di La Russa. Poi li conduce via, veloci e imprendibili. Meloni potrà non dire, oggi. Come il presidente del Senato. Qualche giorno fa hanno provato a chiedergli: «Ma dirsi antifascista proprio no, è impossibile?». E lui, serio, ha spiegato: «Se mi chiedono se sono fascista, rispondo secco: no, non sono fascista. Ma non sono antifascista».
(da agenzie)
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