Marzo 1st, 2024 Riccardo Fucile
TRA LE CONSEGUENZE DEL RISCALDAMENTO GLOBALE VI E’ ANCHE UNA DRASTICA RIDUZIONE DEI RACCOLTI, A CAUSA DELLA SICCITA’ ESTREMA… I DATI CATASTROFICI DELLA PRODUZIONE DI RISO IN ITALIA
Il cambiamento climatico è considerato la principale minaccia esistenziale per l’umanità, a causa delle gravissime e molteplici conseguenze: eventi meteorologici sempre più estremi e frequenti; innalzamento del livello del mare; siccità catastrofica; diffusione di malattie tropicali; incendi devastanti; ondate di calore mortali; crollo dei raccolti; perdita della biodiversità; migrazioni di massa senza precedenti; e guerre per territorio, acqua e cibo. Questo è solo un elenco parziale di ciò che ci aspetta nel prossimo futuro se non taglieremo nettamente e rapidamente i combustibili fossili, alla base delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti che catalizzano il riscaldamento globale.
Non c’è da stupirsi che, con queste premesse, secondo alcuni studiosi la civiltà come la conosciamo oggi potrebbe sparire già entro il 2050. Ma prima di arrivare alla cosiddetta apocalisse climatica, rischiamo di perdere anche molti piaceri sulla tavola, comprese diverse eccellenze italiane e prodotti DOP amati in tutto il mondo. Ce lo ricorda l’impatto della devastante alluvione in Emilia Romagna sulle piantagioni di pesche, in particolar modo le nettarine (o pesche noci). Ma tra i piatti del Bel Paese più minacciati in assoluto dal cambiamento climatico c’è il risotto, in particolar modo quello più pregiato a base di riso carnaroli.
Le risaie, com’è noto, sono piuttosto esigenti in termini di acqua e la siccità estrema provocata dalle temperature anomale ne rappresenta il principale nemico. Lo dimostra chiaramente ciò che è accaduto nella Pianura Padana nel 2022, l’anno più siccitoso di sempre in Italia. Con il caldo anomalo e il Po in secca, dal quale sono emersi i resti di animali preistorici e mezzi affondati durante la Seconda Guerra Mondiale, le piantagioni di riso della vasta area pianeggiante – il cuore pulsante della produzione made in Italy – hanno sofferto in modo estremo, determinando un drastico calo dei raccolti.
Basti sapere che in base ai dati dell’Ente Nazionale Risi, in Italia nel 2022 sono andati perduti 26.000 ettari di risaie e la produzione ha subito un crollo superiore al 30 percento. Nel 2023, meno siccitoso ma comunque rovente, sono andati perduti 7.500 ettari. I risultati sono stati influenzati dall’assenza di precipitazioni nell’inverno precedente, che non ha rimpinguato le montagne di neve. L’Arpa a marzo 2022 aveva stimato una perdita di ben 2 miliardi di metri cubi di acqua nei grandi serbatoi della Lombardia. Tenendo presente che il 50 percento del riso prodotto in Europa arriva proprio dall’Italia e in particolar modo dalla Pianura Padana, è evidente qual è stato l’impatto del cambiamento climatico sui raccolti.
Come affermato in un lungo articolo pubblicato sul Guardian, a soffrire di più nel 2022 sono state proprio le risaie di carnaroli e di arborio. Il primo è considerato il “re dei risotti” grazie alla capacità di assorbire i sapori, ma il suo regno è in bilico, minacciato dalla delicatezza delle sue piante, che si deteriorano facilmente in condizioni non ottimali. Il carnaroli soffre soprattutto il caldo di agosto, come raccontato al Guardian da un agricoltore della zona. A causa degli ingenti danni alle risaie, diversi agricoltori della Pianura Padana hanno deciso di diversificare l’offerta diminuendo la produzione di riso. Del resto vulnerabilità e basse rendite non lo rendono un prodotto redditizio in condizioni così complicate, destinate a peggiorare inesorabilmente nel prossimo futuro.
Se non prenderemo misure concrete contro le emissioni di CO2, non solo supereremo a breve la soglia di 1,5 °C di riscaldamento rispetto all’epoca preindustriale, la soglia oltre la quale ci aspettano conseguenze drammatiche e irreversibili del cambiamento climatico, ma andremo dritti come treni verso un aumento delle temperature medie di 2,7 °C entro la fine del secolo. Con valori così estremi l’impatto sulle risaie (e non solo) sarà semplicemente catastrofico, pertanto non è un’esagerazione immaginare che in futuro potrebbero non esserci più le condizioni per poter coltivare il riso. Soprattutto quello alla base dei risotti italiani più deliziosi.
(da Fanpage)
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Marzo 1st, 2024 Riccardo Fucile
PUR DI CRITICARE IL SUPERBONUS FINISCE DI FARE CONFUSIONE SULLE CIFRE… L’OPPOSIZIONE: “MA NON AVEVA DETTO CHE NON BEVEVA ALCOLICI DURANTE LA QUARESIMA?”
Gaffe della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul
Superbonus. Durante la sua intervista di ieri sera al Tg2 la premier ha criticato ancora una volta il bonus edilizio, ma ha fatto un vistoso errore sui numeri: la cifra che cita è sbagliata, c’è una differenza di tre zeri.
Ha detto infatti che è stata una misura “irresponsabile per come è stata realizzata e purtroppo non era gratuita: la stanno pagando tutti gli italiani anche quelli che una casa non ce l’hanno”.
A causa del Superbonus, ha aggiunto, “c’è un buco di 160 miliardi nel bilancio dello Stato, sono risorse che vengono tolte da qualche altra parte. 160 miliardi sono mediamente quattro leggi finanziarie e sono risorse che prevalentemente per far ristrutturare seconde cose sono state tolte dalla sanità, dalla scuola, dai bisogni primari dei cittadini. Con il Superbonus sono stati ristrutturati anche 6 castelli privati per un totale di un miliardo, quello che abbiamo potuto spendere per il pacchetto famiglia. In tutto questo abbiamo attualmente 11mila aziende fantasma, cioè aperte e chiuse solo per usufruire del Superbonus e truffe stimate per decine di miliardi”.
Le cifre sballate sono diverse. Ma procediamo con ordine.
Il primo strafalcione riguarda i “6 castelli privati” ristrutturati al costo totale di 1 miliardo. Come si legge infatti sull’ultima delle tabelle Enea che aggiornano di mese in mese il conto delle minori entrate per lo stato causate dal bonus, i castelli ristrutturati, che non sono abitazioni private ma esclusivamente dimore storiche aperte al pubblico, a pagamento, sono stati in realtà 8, non 6. Ma l’investimento ammesso a detrazione non è affatto di un miliardo, come dice Meloni, ma è pari a 1 milione e 68mila euro.
Quando poi Meloni parla di buco da 160 miliardi per le casse dello Stato si riferisce a una tabella del Mef che, come ricorda il Fatto Quotidiano, è stata portata lo scorso autunno in commissione Finanze, in risposta a un’interrogazione del Cinque Stelle Emiliano Fenu, dalla sottosegretaria Lucia Albano.
Ma stando a quel documento, i 160 miliardi citati da Meloni sono la somma delle cessioni e degli sconti in fattura relativi a tutti i bonus edilizi, compresi il bonus facciate al 90% e le normali detrazioni preesistenti, ecobonus e sismabonus, che vanno dal 50 al 65%.
Se si guarda solo al Superbonus 110%, la cifra al 14 novembre era di 105,9 miliardi. I dati Enea, aggiornati al 31 gennaio, arrivano a 107,3 miliardi.
Le reazioni
“La crisi di nervi scatenata dalla batosta in Sardegna ha mandato in tilt Giorgia Meloni, che invece di rinsavire continua a sparare numeri e dichiarazioni affidandosi completamente alla fantasia. Da dove è uscito questo buco da 160 miliardi? Una cifra totalmente sparata a caso che non trova riscontro in nessun documento economico del Governo, in nessun istituto economico o studio. Le grandi bugie sul Superbonus, tutte smentite da precisi fact checking, sono ormai gli ultimi disperati colpi di una premier alle corde, che prova a distrarre i cittadini dagli orrori di più di un anno di governo: un forsennato sostegno alla guerra, l’inflazione alimentare alle stelle, il caro carburante che prometteva di risolvere col taglio delle accise, i tassi di interesse sui mutui che mordono e un Governo fermo che non osa disturbare le banche con una vera tassazione degli extraprofitti. Il Superbonus ha contribuito a una crescita del Pil del 12% nel biennio 2021-22 ed il debito pubblico in rapporto al Pil è calato di 13 punti in quegli stessi anni. Oggi siamo alla crescita zero: forse le bugie sul Superbonus servono a coprire gli interessi di chi vuole che il nostro Paese mantenga un livello di debito che la Meloni sta facendo crescere”, attacca in una nota Agostino Santillo, vicepresidente gruppo M5S alla Camera.
La premier Meloni ha detto che in questo periodo non beve alcol per via Quaresima? “Io però spero che quando dice certe cose sia un po’ alticcia, come quando ieri ha detto che si era speso 1 miliardo di euro nel Superbonus per i castelli e invece la cifra è di 1 milione…”, ha detto a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli, intervistato da Giorgio Lauro ed Enzo Iacchetti.
“Una premier disperata, che ha portato al collasso l’economia del Paese alla velocità della luce, che ha affossato la produzione industriale, che sta scassando i conti pubblici con un aumento del debito, non sa nemmeno leggere numeri che risulterebbero comprensibili a un bambino delle elementari. Reitera la bufala dei 160 miliardi di buco causato dal Superbonus, che in realtà ha attivato investimenti per 107 miliardi, senza rendersi conto che se si trattasse di buco il suo governo sarebbe responsabile di un falso in bilancio avallato da Ragioneria e Corte dei conti”, hanno commentato i componenti del Movimento cinque stelle delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato.
“Poi, Meloni sostiene che con il Superbonus sarebbero stati ristrutturati castelli per un miliardo di euro – hanno aggiunto i parlamentari del M5s -. Anche qui una bufala monumentale, visto il costo per otto castelli è stato di un milione di euro, come emerge nitidamente dai dati Enea. Dalla bufala sui castelli ai castelli di bufale il passo è breve. Per far dimenticare i disastri economici del suo governo, la premier si aggrappa a un dato che rappresenta lo 0,001 per cento di tutti gli investimenti attivati con il Superbonus. Peraltro, parliamo di una manciata di dimore storiche aperte al pubblico, altro che castelli. Ah, piccola nota finale: è chiaro che per la Meloni la vittoria della Todde in Sardegna è colpa del Superbonus”.
“Continua la demonizzazione del Superbonus da parte del Governo Meloni. Ancora una volta la Presidente del Consiglio si consente di dire una clamorosa falsità sui bonus edilizi. Ieri sera al Tg2 Post ha ripetuto più volte che con il 110% abbiamo speso un miliardo di euro per la ristrutturazione di sei castelli. Basta leggere i dati Enea più aggiornati (al 31 dicembre 2021) per accorgersi che si tratta di una assoluta bugia. Gli investimenti ammessi a detrazione per i castelli, infatti, ammontano a poco più di un milione di euro. Una cifra mille volte inferiore a quella riportata dalla Premier. La distruzione del Superbonus è un fatto tutto politico che niente ha a che vedere con la salubrità dei conti pubblici e quest’ennesima uscita della Meloni ne è un esempio lampante!”, ha detto Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in Commissione Bilancio a Montecitorio.
(da Fanpage)
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Marzo 1st, 2024 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE CONTINUA A IGNORARE IL CASO: MA PER QUANTO POTRÀ FARE FINTA DI NIENTE?
Ammonta quasi a otto milioni di euro il giro di affari che il gruppo Euro&Promos Spa e le aziende consociate hanno generato dall’aggiudicazione di bandi pubblici indetti da enti regionali del Friuli Venezia-Giulia dal 2018 a oggi. Nulla di strano se non fosse che l’azionista di maggioranza (con oltre il 40 per cento delle quote) della Euro&Promos Spa è l’assessore alle Attività produttive e al turismo della stessa regione, Sergio Emidio Bini.
Bini è uno degli uomini più vicini al governatore Massimiliano Fedriga, tanto che dopo la nomina ottenuta il 18 maggio del 2018 è stato riconfermato assessore alle ultime regionali del 2023, pur non essendosi ricandidato alle elezioni. Il caso di un possibile conflitto di interessi che coinvolge l’assessore è stato sollevato lo scorso anno da Domani.
All’inchiesta hanno fatto seguito due interrogazioni consiliari e una mozione in cui veniva chiesto al presidente Fedriga una valutazione su eventuali incompatibilità di Bini tra la sua carica di assessore e i suoi interessi imprenditoriali. Ma a oltre un mese e mezzo di distanza dalla mozione pervenuta sulla scrivania del governatore leghista, su Bini c’è un velo di protezione e totale silenzio.
La Euro&Promos nasce nel 2007 dalla fusione di due cooperative regionali la Eurocoop di Udine e la Promos di Pordenone. Undici anni più tardi la società si trasforma in Spa, con Bini che diventa presidente del cda e socio di riferimento. La società fornisce servizi di facility management sia per società pubbliche che private e conta oltre 6.500 dipendenti distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Parallelamente Bini inizia la sua scalata politica con i contatti maturati anche grazie alla sua attività imprenditoriale fondando il partito di centro-destra “Progetto Fvg”, con il quale sostiene la candidatura di Fedriga alle elezioni del 2018. Ma quattro mesi prima del voto regionale Bini cede tutte le cariche all’interno del Cda dell’azienda per evitare una questione di incompatibilità, rimane tuttavia il socio con il più alto numero di quote (oltre il 40 per cento) della società per azioni.
Negli anni il gruppo ha aumentato il suo giro di affari in maniera esponenziale anche grazie all’aggiudicazione di bandi pubblici sia di carattere regionale che comunale come accaduto a Trieste e Udine. Ma da quando Bini è assessore la Euro&Promos Spa e le sue consociate (Euro&Promos Social Health Care, Euro & Promos Laundry Srl e la Se.De.Co. società cooperativa) hanno vinto dodici bandi con enti regionali per un valore di circa di 7.5 milioni di euro. La maggior parte di questi soldi sono finiti alla Euro&Promos social health care per fornire servizi di pulizie vari, di cui Bini era amministratore unico della cooperativa fino al 2018 e con cui oggi afferma di non avere più legami.
Ma la Spa (di cui Bini ne è maggiore azionista) è legata alla cooperativa, dato che finanzia il patrimonio e garantisce l’indebitamento di Euro&Promos social health care. C’è di più, dal 2018 a oggi le società Euro&Promos si sono aggiudicate almeno 89 bandi con enti di carattere pubblico non regionali del Friuli Venezia-Giulia. Di questi, 33 bandi sono stati vinti dalla società per azioni di cui Bini è maggiore azionista, fruttando un incasso di circa 12.7 milioni di euro.
Mentre Fedriga si è rintanato nel silenzio, in Consiglio regionale l’assessore si è difeso ammettendo di essere inquadrato e retribuito dalla Euro&Promos Spa come dirigente apicale ma ha detto di non avere deleghe operative. E ha aggiunto anche che non ha nulla a che fare con le altre aziende del gruppo.
Tuttavia, da un’analisi dei bilanci emergono rilevanti connessioni, oltre a quelli già citati, tra la società madre e le altre società, a partire dalla condivisione dell’indirizzo con quello della sede legale. Ma i legami tra la Spa e la cooperativa non sono finiti. L’attuale procuratrice speciale della cooperativa è anche azionista e consigliera delegata della Euro&promos spa, e i collegi sindacali delle due società contano in comune tre persone.
Inoltre, altro ex socio di rilievo della cooperativa e importante azionista della Spa è Alberto Sbuelz, ora presidente di Udine mercati, la società del mercato ortofrutticolo di Udine.
Il 30 gennaio del 2023 lo stesso Bini ha presentato alla presenza del suo socio in affari Sbuelz il piano di ampliamento proprio di Udine mercati. Il costo complessivo del progetto è di 22 milioni di euro, ed è finanziato con i soldi ottenuti tramite il Pnrr dal comune e dalla regione. […] Fedriga continua a evadere la questione a cui però ora deve dare una risposta. Se non è un caso di conflitto di interessi c’è di sicuro un’opportunità politica da valutare.
(da Domani)
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Marzo 1st, 2024 Riccardo Fucile
DATI INPS: 3,2 MILIONI DI PERSONE USUFRUISCONO DELL’INVALIDITÀ CIVILE
“Oggi l’istituto gestisce la piattaforma che riguarda
l’accertamento della invalidità civile: abbiamo più di 3 milioni e 200mila persone che usufruiscono di prestazioni e la spesa è intorno a 20 miliardi. Nel 2023 abbiamo avuto più di 600mila nuove prestazioni. Le domande degli accertamenti nel 2022 sono state circa 2,5 milioni, mentre nel 2023 sono state 2 milioni e 750mila nel 2023, quindi c’è un trend in aumento”
“Noi siamo pronti per far sì che dal 1 gennaio 2025 parta la sperimentazione. Ovviamente aspettiamo l’applicazione dell’articolo 12 che prevede un importantissimo decreto attuativo da parte del ministero della Salute che deve immaginare il nuovo sistema tabellare, fermo ad un decreto del 5 febbraio del 1992 che dovrà essere aggiornato”.
Lo ha detto il direttore della Direzione centrale Inclusione e invalidità civile dell’Inps Rocco Lauria durante l’audizione in commissione Affari Sociali del Senato sullo schema di decreto legislativo sulla definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2024 Riccardo Fucile
AVEVA 92 ANNI… AL FESTIVAL DI CANNES VINSERO I REMI PER “PADRE PADRONE” E “LA NOTTE DI SAN LORENZO”
È morto a Roma a 92 anni il regista Paolo Taviani. Insieme al fratello V ittorio, scomparso nel 2018, formava la coppia registica più celebre del mondo del cinema italiano. Il cineasta era ricoverato a Roma nella clinica villa Pia. Si è spento in seguito a una breve malattia intorno alle ore 18 di oggi. Accanto a lui la moglie Lina Nerli Taviani e i figli Ermanno e Valentina. Lunedì 4 marzo sarà celebrata la cerimonia laica funebre alla Promototeca del Campidoglio dalle 10 alle 13.
Gli anni di attività dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani
Paolo e Vittorio Taviani hanno lavorato insieme in perfetto equilibrio per oltre 50 anni. Il loro cinema ha rappresentato tutti i più importanti cambiamenti avvenuti in Italia nel corso dell’ultimo mezzo secolo. Diversi i generi trattati: dall’attualità fino alla storia e alla letteratura. Esordirono dopo essersi formati in un cineclub a Pisa, firmando alcuni documentari tra i quali spiccava San Miniato luglio ‘44, firmato in collaborazione con Cesare Zavattini. Nel 1960 la coppia diresse insieme Joris Ivens L’Italia non è un paese povero.
Paolo e Vittorio Taviani diressero inoltre Un uomo da bruciare in collaborazione con Valentino Orsini, film del 1962 liberamente ispirato alla storia del sindacalista vittima di mafia Salvatore Carnevale. Realizzano successivamente I fuorilegge del matrimonio, I sovversivi (1967) e Sotto il segno dello scorpione, pellicola che permette loro per la prima volta di essere notati dalla critica internazionale.
Ma è Padre Padrone, film del 1977, a valere ai due la Palma d’oro al Festival del cinema di Cannes, premio cui sarebbe seguito, cinque anni dopo, il Gran premio della giuria del festival per il film La notte di San Lorenzo. Nel 2022 Taviani aveva annunciato il ritorno sul set con un nuovo film che si sarebbe dovuto chiamare Canto delle Meduse e avere come protagonista l’attrice Kasia Smutniak.
(da Fanpage)
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