Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile
ENTRO IL 2050, LA POPOLAZIONE ATTIVA SARÀ SUPERATA DA QUELLA IN PENSIONE… NON BASTA FARE PIÙ FIGLI: BISOGNA AUMENTARE L’OCCUPAZIONE E GLI STIPENDI
Il declino demografico incide negativamente sul potenziale di crescita dell’Italia. Basti
pensare che, mantenendo l’attuale tasso di occupazione, la forza lavoro diminuirebbe di «700mila unità entro il 2030, di ulteriori 1,8 milioni nel decennio successivo e di altri 1,6 milioni dal 2040 al 2050», avverte Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, audita ieri in Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti della transizione demografica. Bisogna quindi aumentare l’occupazione, in particolare di giovani e donne.
Inoltre, per garantire anche in futuro pensioni adeguate, sono necessarie carriere lavorative continuative e ben remunerate. Già oggi infatti, la prospettiva è di un calo costante del rapporto tra la prima pensione e l’ultima retribuzione (in media il «tasso di sostituzione lordo» scenderà, secondo l’ultimo Ageing report della Ue, dal 57,2% attuale al 45,4% nel 2047).
In questo quadro, Cavallari ritiene che bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita (tentazione ricorrente nei partiti, anche di maggioranza) sarebbe un errore. Esso, spiega, è «essenziale per contenere la spesa e garantire prestazioni adeguate»
Il messaggio che viene fuori dalle 61 pagine illustrate dalla presidente dell’Upb è quello dell’urgenza di una riforma complessiva del welfare, per fronteggiare la sfida demografica. Cavallari ricorda che la popolazione attiva, a un certo punto (si stima intorno al 2050) sarà superata da quella in pensione e che, ancora oggi, ci sono in Italia 12 milioni di «inattivi» tra i 15 e i 64 anni: in percentuale, circa 8 punti in più di Francia e Spagna e addirittura 15 in più rispetto alla Germania.
(da “Corriere della Sera”)
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Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile
E IL PROBLEMA SEMBRA AFFONDARE RADICI NELLE SCUOLE MEDIE: AL SUD MENO DELLA METÀ ACCEDE ALLE SUPERIORI CON COMPETENZE ADEGUATE
Nell’ultimo anno delle superiori solo in Italiano e Inglese-lettura la quota di allievi in linea con i livelli attesi si attesta oltre il 50%. Più grave è la situazione in Matematica: nel Lazio, Campania, Calabria e Sicilia circa il 60% non raggiunge il livello di accettabilità.
In Sardegna questa percentuale si alza al 70%. I dati arrivano dal rapporto Invalsi. Tuttavia in Italiano solo nelle due macro-aree
settentrionali la comprensione dei testi scritti raggiunge livelli almeno accettabili per oltre la metà degli studenti e delle studentesse (circa il 60-61%), mentre al Centro-Sud meno della metà di allievi raggiunge i traguardi.
All’ultimo anno delle superiori, in Italiano i risultati medi si mantengono stabili rispetto alle edizioni 2021-2023, mentre sono meno brillanti rispetto al 2024. Con la sola eccezione del 2024, gli esiti del periodo post pandemia sembrano stabilizzarsi su valori pressoché costanti e di circa il 7,5% più bassi al 2019.
Solo nelle due macro-aree settentrionali la comprensione dei
testi scritti raggiunge livelli almeno accettabili per oltre la metà degli studenti/delle studentesse (circa il 60-61%), mentre nel Centro-Sud meno della metà di allievi raggiunge i traguardi prescritti.
Tuttavia in Italiano solo in Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Veneto e Friuli-Venezia Giulia la quota di allievi con competenze non adeguate rimane sotto il 40%. I risultati medi in Matematica si confermano essere più bassi di circa il 5% rispetto al 2019.
Il punteggio medio del 2025 pare indicare che il calo degli esiti
medi sia ancora in atto. Invalsi fa notare che si conferma la tendenza internazionale del calo delle competenze medie di Matematica in tutti i Paesi Ocse Europei e Nord Americani. I risultati di Matematica sono più deboli di quelli di Italiano: nelle due macro-aree del Nord il 59-61% degli allievi raggiunge risultati almeno adeguati, mentre questa percentuale cala drammaticamente scendendo verso il Mezzogiorno
Tra il Nord Est e il Sud e Isole la differenza raggiunge i 23 punti percentuali. I divari territoriali rimangono molto importanti. Particolarmente complessa la situazione di Lazio, Campania, Calabria e Sicilia dove circa il 60% non raggiunge il livello di accettabilità. In Sardegna questa percentuale si alza al 70%.
In Campania, poi, si osservano risultati medi tra i più bassi del Paese e una forte polarizzazione degli esiti, ossia la distanza tra allievi ‘bravi’ e ‘in difficoltà’ è molto elevata.
Le rilevazioni Invalsi 2025 hanno potuto confermare un significativo calo della dispersione scolastica dei 18-24enni che non hanno conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado e che non sono in formazione, passando dal 12,7% del 2021 e raggiungendo e superandolo al ribasso
l’obiettivo del 10,2% fissato dal Pnrr per il 2026 con un anno di anticipo; la prospettiva è di raggiungere entro il 2030 anche il target europeo del 9% di abbandono scolastico precoce.
Questo ampliamento della platea scolastica – fa notare Invalsi – comporta però anche un aumento della complessità interna del sistema educativo. Una quota significativa di studenti, che prima avrebbe interrotto il percorso scolastico, infatti, oggi rimane nel sistema spesso presentando maggiore fragilità negli apprendimenti
E questa dinamica si riflette inevitabilmente sugli esiti medi
delle rilevazioni Invalsi. Quest’anno le prove hanno coinvolto circa 11.500 scuole per un totale di circa 960.000 alunne e alunni della scuola primaria (classe II e classe V), circa 550.000 allieve e allievi della scuola secondaria di primo grado (classe III) e più di 1 milione di studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado.
Alla fine delle scuole medie, in Italiano, a fronte di un 62% di allievi che mostrano competenze almeno adeguate nel Centro-Nord, nel Mezzogiorno la percentuale scende in modo rilevante e nel Sud (in particolare Calabria, Sicilia e Sardegna) meno
della metà di coloro che acquisiscono la licenza media accede alle superiori con competenze adeguate. Al sud nemmeno la metà degli allievi esce dal I ciclo d’istruzione con competenze adeguate in Matematica. Nel caso dell’area Sud e Isole solo 4 allievi su 10.
E’ quanto emerge dal rapporto Invalsi presentato oggi. “La matematica rappresenta una vera e propria sfida: Sembra intravedersi una questione specifica sull’insegnamento e l’apprendimento della matematica, ossia la necessità di allargare in modo generalizzato la quota di allievi e allieve che ottengono buoni risultati”, fa notare il presidente di Invalsi, Roberto Ricci.
Per quanto riguarda l’inglese, in terza media per la prima volta dal 2018 almeno la metà degli studenti e delle studentesse raggiunge l’A2 in entrambe le competenze ricettive in tutto il territorio nazionale.
Gli esiti di entrambe le prove di Inglese sono in costante crescita, in tutti i territori. Tuttavia, là dove si riscontrano situazioni maggiormente complesse si evidenziano forti differenze di esiti tra allievi molto bravi e coloro che conseguono risultati più modesti
La popolazione di origine immigrata consegue risultati medi più elevati di quella autoctona, soprattutto nella prova di ascolto. Invalsi rileva che al termine del I ciclo d’istruzione gli allievi in condizioni di fragilità sono in calo nel tempo ma che tuttavia, l’indicatore è trascinato soprattutto dai buoni risultati d’Inglese.
È necessario concentrare ulteriori sforzi sull’Italiano e la Matematica. Le scuole del primo ciclo raggiunte dal programma Agenda Sud si sono giovate considerevolmente dell’iniziativa, in particolare Campania e Puglia ma questo non è avvenuto in Sicilia
L’Invalsi rileva inoltre una sfida eccellenza: a fronte di una sostanziale tenuta degli esiti degli allievi più fragili, emerge infatti un calo delle eccellenze. Per questo, secondo i ricercatori dell’Istituto, serve una nuova linea di intervento, per sostenere gli allievi con risultati migliori, soprattutto dove ce ne sono meno.
(da agenzie)
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Luglio 10th, 2025 Riccardo Fucile
IN REALTÀ E’ SOLO DI UNA GUERRA AI DISGRAZIATI CHE NON POSSONO LASCIARE MIGLIAIA DI EURO AL TERRITORIO – E I SINDACI PRENDONO PROVVEDIMENTI ANTI-OVERTOURISM PER FAR CONTENTI I RICCONI
Le imbarcazioni che ogni dieci minuti approdano a Capri traghettano quotidianamente
sull’isola 30mila turisti, metà dei quali nelle prime ore del mattino. «Non mi piace parlare di numero chiuso», ribadisce più volte il sindaco, Paolo Falco. Eppure «bisogna fissare un limite — dice — stabilire un massimo di sbarchi per fascia oraria, oltre il quale non è possibile entrare». Un’idea impensabile fino a pochi anni fa, che
invece appare oggi sempre più condivisa. Perché se overtourism è una parola che gli amministratori locali faticano a pronunciare, l’emergenza è tale che i comuni si organizzano per porvi un freno o, quantomeno, alleviarne i sintomi.
Sempre più città italiane, che siano costiere, d’arte, affacciate su un lago, diventano bersaglio di viaggiatori che si muovono al passo delle tendenze social. Suggerendo lo scorcio da collezionare a tutti costi sui profili Instagram, influencer più o meno noti sono in grado di muovere economie locali, ma anche di alterare gli equilibri dei luoghi. Non è un caso che la risposta del ministero del Turismo e del Viminale sia il “modello Roccaraso”, la misura nata all’indomani dell’ultimo weekend di gennaio, quando l’appello della tiktoker Rita De Crescenzo portò nel comune montano duecento pullman carichi di turisti.
L’idea è di coinvolgere prefettura ed enti locali nei territor rischio, presentata al tavolo interministeriale del 2 luglio ai comuni firmatari della Carta di Amalfi, di cui fanno parte, tra gli altri, Positano, Taormina e la stessa Capri. Presente anche Portofino, la perla ligure che dallo scorso anno ha vietato la sosta per selfie nelle zone più suggestive e congestionate della città. Qui la novità dell’estate è l’allerta sovraffollamento: stop agli approdi se si prevede un eccesso di presenze.
Dopo il debutto del 16 giugno, con un limite di quattro sbarchi all’ora, il sistema aspira a diventare smart: una app controllerà le celle telefoniche in tempo reale e decreterà il blocco via mare una volta superata la soglia massima. Banditi anche caddy, risciò e altri mezzi atipici dal centro storico di Firenze, area
Unesco, mentre sul “Lake Como”, come è stato ribattezzato dai turisti internazionali, l’omonima città ha deciso di dare battaglia ai gruppi accompagnati dalle guide.
Mai più di venticinque persone alla volta, come stabilisce una delibera approvata appena prima dell’estate. Vietato poi stazionare in vicoli e passaggi stretti, creando intralcio alla circolazione, ma anche sovrapporsi ad altre comitive o usare megafoni per le visite guidate in giro per la città.
Sotto assalto anche l’altra sponda del lago, quella orientale, dove Varenna, un antico borgo di pescatori in provincia di Lecco, si è trasformata in un «villaggio turistico». Così la definisce il sindaco Mauro Manzoni, amministratore di un territorio di appena 670 abitanti e 18mila visitatori al giorno.
La stima è che a fine anno sfioreranno il milione, un numero troppo alto da gestire. Presentata in una lettera al ministero del Turismo, la proposta del primo cittadino è una tassa sui visitatori “mordi e fuggi”.
L’idea si ispira alle tasse di sbarco, come quella già raddoppiata
lo scorso anno a Capri, o al ticket ambientale di Ponza, un onere per le imbarcazioni — fino a tre euro al metro — da pagare anche con Telepass.
Sulla stessa scia, anche l’assessore alla sicurezza di Sirmione ha proposto un biglietto d’ingresso. Ma il piccolo comune sul Lago di Garda, per il momento, ha deciso di rispondere alle migliaia di viaggiatori giornalieri con gli street-tutor. Messi in campo per la prima volta durante il ponte del due giugno, questi operatori «indicano i percorsi da seguire per evitare sovraffollamenti spiega la sindaca Luisa Lavelli — , gestiscono il flusso in entrata e in uscita e intervengono in difesa del decoro urbano e dei monumenti».
(da La Repubblica)
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