Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
“IL SEGRETARIO PROVINCIALE ERA A CONOSCENZA DEI FATTI, HA VISTO LE PROVE. SONO STATA MARGINALIZZATA PERCHÉ NON ERO UN’ISCRITTA STORICA”
«Sono stata molestata e non c’è stata alcuna reazione da parte di
Fratelli d’Italia. Ho capito che la priorità è ormai il raggiungimento del potere, tralasciando tutto ciò che riguarda gli aspetti umani». Così Elisabetta Fedegari, avvocata pavese di 44 anni, sulla decisione di lasciare il partito di Giorgia Meloni.
L’addio è dovuto soprattutto al «distacco e disinteresse» dimostrato per la sua vicenda personale: Fedegari aveva denunciato (anche in procura) di aver subito molestie sessuali da parte di un iscritto al partito vicino alla dirigenza, ma nessun provvedimento è stato preso in merito. «Una chiara indicazione della scarsa considerazione per il benessere e la dignità dei propri membri», ha scritto nella nota di congedo l’avvocata.
Fedegari ha militato in passato in Forza Italia, seconda donna più votata alle comunali 2014 con la civica “Pavia con Cattaneo” e fu indicata dagli azzurri per il cda di Asm Pavia. Ricoprendo quella carica è stata coinvolta nell’inchiesta Clean 1, in cui è indagata per peculato. Passata a Fratelli d’Italia, si era candidata alle elezioni lombarde del 2023, collezionando oltre 4 mila preferenze.
Come se lo spiega?
«Preferisco non scendere nei dettagli, questa vicenda mi fa ancora molto male. Mi sembra, comunque, che Fratelli d’Italia abbia disatteso alcuni dei valori che predica, tra cui la tutela delle donne quando subiscono episodi gravi come una molestia. Il segretario provinciale, Claudio Mangiarotti, ha confermato di essere stato a conoscenza dei fatti.
Sono stata io stessa a raccontarglieli: ha anche visto le prove di
quanto accaduto. Delle molestie ci sono state, è innegabile. È una vicenda che mi ha lasciato del dolore, ancora oggi tirarla fuori non mi fa stare tranquilla».
Questo l’ha spinta a lasciare il partito?
«È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci sono stati una serie di episodi di marginalizzazione, esclusione e mancanza di volontà nel valorizzarmi. Questo nonostante i risultati che ho sempre perseguito per il partito in termini di numeri e voti.
Penso ancora a una politica, magari sbagliando, in cui i rapporti tra persone sono fondamentali. Ma quando questi arrivano a una tale desolazione umana, allora vuol dire che ero io a essere nel posto sbagliato».
Crede che l’isolamento fosse dovuto anche al fatto che lei è donna?
«Mi auguro e spero di no. Oggi in politica, soprattutto quella locale, penso che ci sia ancora un po’ di misoginia. In Italia è ancora molto difficile, non solo nella politica, iniziare una carriera importante.
Ma il motivo della mia marginalizzazione in Fratelli d’Italia credo fosse legato al mio non essere un’iscritta storica del partito. Il fatto che io non appartenessi al partito fin dalle sue origini ha fatto sì che mancasse la fiducia per darmi delle opportunità concrete».
Questo riguarda anche Giorgia Meloni?
«Reputo la premier una donna capace e intelligente. Al di là del rammarico per la mia vicenda personale, mi auguro che abbia un occhio più attento anche ai vertici più bassi del partito a livello dirigenziale sui singoli territori. Vedo una profonda carenza di strutturazione e radicamento territoriale. Spero che di questo si occupi lei in prima persona, perché evidentemente gli altri non sono in grado di farlo».
Ha ricevuto messaggi di solidarietà per quello che le è accaduto?
«Da Fratelli d’Italia, tranne qualche sparuto caso, praticamente nessuno si è espresso. A conferma del fatto che ho fatto bene ad andare via. Mi ha fatto molto piacere invece il messaggio di solidarietà del sindaco di Pavia, nonostante sia del Partito Democratico. Ma soprattutto ho sentito il sostegno di centinaia di cittadini».
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
GLI ECONOMISTI PREVEDONO CHE I PREZZI CRESCERANNO ANCORA SE I NUOVI DAZI CONTRO L’UE ENTRERANNO IN VIGORE IL 1° AGOSTO
Cresce dal 2,4% di maggio al 2,7% di giugno l’inflazione tendenziale — su base annua
— negli Stati Uniti. Lo dicono i dati pubblicati ieri dall’Ufficio di statistica del lavoro, nei quali risulta aumentata (di 2,9 punti percentuali) anche l’inflazione «core», che esclude dall’esame i beni alimentari e l’energia e viene considerata un indicatore affidabile delle pressioni sui prezzi.Nel corso del mese, i prezzi sono aumentati dello 0,3%, in notevole rialzo rispetto all’aumento dello 0,1% registrato a maggio. I prezzi «core» sono aumentati dello 0,2%. Rispetto a un anno prima, il dato «core» è cresciuto del 2,9%, oltre il +2,8% registrato nel mese precedente.
Gli economisti prevedono che le pressioni sui prezzi si intensificheranno nei prossimi mesi, soprattutto se i nuovi dazi che il presidente Donald Trump ha minacciato contro l’Unione europea e una serie di altri Paesi negli ultimi giorni verranno imposti il primo agosto come previsto.
Tuttavia, la lettura dell’inflazione di giugno secondo altri analisti non ha fornito indicazioni particolarmente significative. «Il dato di giugno si è attestato in linea con le attese, mentre l’inflazione “core” ha mostrato un lieve miglioramento rispetto alle previsioni. In ogni caso, è incoraggiante notare che, finora, l’aumento delle tariffe non sembra aver avuto un impatto significativo sui prezzi al consumo», ha dichiarato Richard Flax, Chief investment officer di Moneyfarm.
«Al di là del quadro macroeconomico, resta centrale un interrogativo: quanto sarà solida la capacità della Federal Reserve di mantenere la propria indipendenza in un contesto di crescenti pressioni politiche?», ha aggiunto Flax.
Un interrogativo che appare tutt’altro che retorico. Il presidente Donald Trump non ha aspettato molto per intervenire a gamba tesa contro il presidente della Fed Jerome Powell, da lui apostrofato come « Mr too late», il signor troppo tardi
«La Fed dovrebbe tagliare i tassi di tre punti. L’inflazione è molto bassa. Risparmieremmo mille miliardi di dollari l’anno», ha scritto sul suo social, Truth, l’inquilino della Casa Bianca.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI MURCIA VERIFICHERÀ LA POSIZIONE DEL RESPONSABILE REGIONALE DEL PARTITO JOSÉ ANGEL ANTELO INDAGATO PER INCITAMENTO ALL’ODIO
Da un lato le indagini che avanzano, con l’arresto dei tre responsabili del pestaggio ai danni di un 68enne che ha dato vita al caso di Torre Pacheco e l’avvio da parte della procura di Murcia di un’indagine sul leader locale di Vox per incitamento all’odio; dall’altro la tensione che non accenna a diminuire in vista di nuove ronde anti-migranti in programma per oggi e per i prossimi due giorni e gli appelli al ritorno alla calma che si
moltiplicano da parte delle autorità civili e religiose, sia cattoliche che musulmane.
Torre Pacheco, la cittadina agricola nei pressi di Murcia con una forte presenza di immigrati (pari al 30% della popolazione, circa il doppio della media nazionale) è diventata luogo di scontro tra rappresentanti di gruppi di ultra-destra e migranti, in particolare di origine nordafricana, dopo che un anziano ha denunciato di aver subito una aggressione per mano di tre giovani di origine marocchina.
Prima ancora che le autorità terminassero l’indagine e i responsabili venissero individuati, dai canali Telegram di gruppi di estrema destra come “Deport them now Spain” e “Desokupa” – poi chiusi dalle autorità – sono partite diverse convocazioni per delle vere e proprie ronde anti-migranti con lo scopo di “difendere i nostri nonni” e di “cacciare i mori” dalla Spagna.
In migliaia sono arrivati nella regione di Murcia dando vita a quattro notti di violenti scontri che hanno portato ad almeno cinque feriti, tredici arresti e numerose cariche della polizia, mobilitata in forza in un dispositivo speciale di sicurezza.
A essere coinvolto per aver organizzato una manifestazione, poi sfociata nelle violenze, è anche il presidente del partito di ultradestra Vox nella regione di Murcia, José Angel Antelo, sul quale da oggi la procura indaga per accertare eventuali reati di istigazione a reati di odio ed eventuali relazioni con le convocazioni nei gruppi Telegram degli estremisti
L’indagine è stata aperta a seguito di una denuncia presentata dal Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) e dai partiti della sinistra Podemos e Izquierda Unida. “Dire la verità non potrà mai essere considerato un reato d’odio”, ha risposto AntIntanto sono stati arrestati tutti e tre i giovani di origini marocchine, presunti autori del pestaggio al 68enne pensionato
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
800 MILA DOLLARI DI BISCOTTI AD ALTO CONTENUTO ENERGETICO, CONSERVATI IN UN MAGAZZINO DI DUBAI, SONO FINITI NEL CESTINO: AVREBBERO POTUTO SFAMARE 1,5 MILIONI DI BAMBINI PER UNA SETTIMANA (PER BUTTARLI, GLI USA SPENDERANNO 130 MILA DOLLARI) … E PER FORTUNA CHE MARCO RUBIO AVEVA GARANTITO CHE GLI AIUTI UMANITARI SAREBBERO STATI CONSEGNATI
Quasi 500 tonnellate di cibo di emergenza destinate a Afghanistan e Pakistan, una
quantità sufficiente per sfamare
circa 1,5 milioni di bambini per una settimana. Una enormità che entro cinque giorni diventerà cenere. Parlando con due ex dipendenti governativi rimasti anonimi, The Atlantic è riuscita a scoperchiare l’ammontare di questo spreco dovuto alla chiusura dell’agenzia UsAid da parte dell’amministrazione Trump, definitiva dal primo luglio.
Il cibo in questione era stato acquistato dall’amministrazione Biden, una spesa di 800 mila dollari in biscotti ad alto contenuto energetico, il tipo di sostentamento che si manda ai bambini sotto i cinque anni, quando installare una vera e propria cucina richiede troppo tempo. Conservati in un magazzino di Dubai, i biscotti dovevano essere distribuiti quest’anno dall’agenzia Onu che se ne occupa, la World Food Programme.
Da quando Trump ha dato ordine di smantellare UsAid – operazione portata avanti dal Doge di Elon Musk – il personale in carica ha fatto diverse richieste ai nuovi capi dell’agenzia – tra cui Jeremy Lewin, un ventenne assunto da Musk – chiedendo l’autorizzazione a trasferire il cibo, senza però ottenere risposta. Lo scorso maggio il segretario di Stato Marco Rubio aveva detto ai rappresentanti della Commissione Stanziamenti della Camera che avrebbe garantito che gli aiuti alimentari raggiungessero i destinatari prima della data di scadenza dei biscotti.
Nonostante l’assicurazione di Rubio, l’ordine di incenerire i biscotti a maggio era già stato inviato e nonostante il suo reiterare che gli Stati Uniti avrebbero continuato a salvare vite umane in Paesi stranieri attraverso gli aiuti alimentari, in realtà
governo statunitense ha eliminato tutti gli aiuti umanitari all’Afghanistan e allo Yemen, dove, secondo il Dipartimento di Stato, fornire cibo rischia di avvantaggiare i terroristi.
A proposito di spreco: distruggere le 500 tonnellate di biscotti che si trovano nei magazzini di Dubai costerà al governo americano 130 mila dollari, soldi che vanno ad aggiungersi agli oltre 800 mila utilizzati per acquistarli.
(da “la Stampa”)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
AL CONTRARIO, LE RICERCHE DEI NOSTRI CONNAZIONALI PER UN’OCCUPAZIONE ALL’ESTERO RISALE E SI RIPORTANO VICINO ALL’ERA PRE-COVID, AL 4,4%, DOPO IL CROLLO AL 2,7% DEL 2021. E TE CREDO? PERCHÉ UNO DOVREBBE VOLER RESTARE IN UN PAESE CON I LIVELLI SALARIALI PIÙ BASSI DELL’EUROZONA E LE TASSE PIÙ ALTE?
A misurarla attraverso gli annunci di lavoro dall’estero, l’Italia sembrerebbe poco attrattiva sul mercato del lavoro internazionale
Cresce, al contrario, il numero di professionisti italiani che cercano opportunità oltreconfine.
È quanto emerge da un’analisi di Indeed, il portale per chi cerca e offre lavoro, che ha analizzato le tendenze della mobilità legata a motivi professionali in Europa e nel mondo.
Ebbene, dagli annunci l’interesse dei candidati stranieri per le posizioni lavorative in Italia è stagnante: dal 2018 al 2025, la quota di ricerche sul totale complessivo è scesa dal 2,6% al 2,1%.
Invece le ricerche di italiani per lavori all’estero quest’anno sono risalite per riportarsi vicine alla fase prima del Covid, al 4,4%, dopo il crollo al 2,7% del 2021.
A livello mondiale, la quota di persone interessate a nuove opportunità professionali in Paesi diversi da quello di residenza negli anni successivi alla pandemia è aumentata costantemente.
Il picco è stato raggiunto nell’estate del 2023. A partire da agosto 2024 e fino all’inizio del 2025, l’interesse per opportunità all’estero è calato significativamente[…]
L’interesse di chi cerca lavoro all’estero, che viene misurato come percentuale di clic totali sugli annunci di lavoro di Indeed da parte di persone con indirizzi IP esterni a quel paese, è salito dal 2,2% nel marzo 2020 a un picco globale del 3,5% a metà 2023. Tra agosto 2024 e marzo 2025, invece, la percentuale è precipitata da un 3,4% relativamente stabile a un minimo post-pandemia del 2,3%.
Alexandre Judes, economista hiring lab di Indeed spiega che «nonostante le mutevoli dinamiche globali, la ricerca di lavoro all’estero si è mantenuta vivace nel post-pandemia.
Tuttavia, dopo una spinta iniziale l’interesse ha recentemente iniziato a diminuire in modo significativo, forse per il rallentamento dei mercati globali e per le politiche migratorie più stringenti».
A differenza di quanto è avvenuto a livello internazionale, l’interesse dei candidati stranieri per le posizioni lavorative in Italia è stagnante dal 2020.
Un dato che contrasta con la tendenza osservata con la vicina Francia, che registra un interesse in continua crescita dalla pandemia. La quota di ricerche di lavoro in Francia effettuate dall’estero è salita dal 2,1% di maggio 2020 a quasi il 3,8%. Al contrario sono sempre più i professionisti italiani che guardano oltre confine.
Dopo il calo registrato tra il 2018 e il 2021 – fino al minimo del 2,7% di maggio 2021 – le ricerche di lavoro all’estero da parte di persone basate in Italia sono aumentate in maniera costante, attestandosi al 4,4% del totale delle ricerche effettuate su Indeed ad aprile 2025.
Del resto una recente indagine commissionata da Indeed a Censuswide, coinvolgendo 1.000 lavoratori maggiorenni, ha evidenziato come il 45% dei lavoratori italiani ritenga di essere pagato meno di quanto dovrebbe, con il 44% che sarebbe disposto a trasferirsi anche all’estero per uno stipendio migliore.
Per Judes « I livelli salariali in Italia si posizionano tra i più
bassi nell’Eurozona, un fattore che penalizza fortemente in termini di attrattiva e che può incentivare una parte della forza lavoro a esplorare orizzonti professionali internazionali in cerca di condizioni più competitive e di maggiori opportunità di crescita, come emerge anche dagli ultimi studi sulla questione».
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
“LE NAZIONI NON SONO PIU’ O MENO AMICHE A SECONDA DI CHI VINCE LE ELEZIONI”
All’indomani delle dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron, che ha
annunciato un aumento delle spese per la difesa della République, il ministro italiano Guido Crosetto gli dà ragione. Lo riporta Il Foglio, in con un’intervista al ministro della Difesa, ha mostrato come quest’ultimo, in fatto di strategie militari, sia schierato dalla parte del premier francese. «Francia e Italia sono paesi uniti da una solenne promessa. Una promessa tra popoli», ha sottolineato Crosetto.
Guido Crosetto sta con la Francia
A proposito del riarmo, dunque, il ministro della Difesa sembrerebbe concordare a pieno con le parole pronunciate dal presidente Emanuel Macron nella giornata di lunedì 14 luglio, in occasione della festa della République. «Per essere liberi bisogna essere temuti, per essere temuti bisogna essere potenti». L’intenzione di Macron di aumentare le spese per la difesa, ha dunque trovato l’appoggio di Crosetto, secondo cui seguire la Francia in questa decisione potrebbe rendere il nostro Paese più forte. La Lega, però, non sembra concordare
La Lega contro la Macron, Crosetto replica: «Non deve essere
d’accordo con Macron, ma con l’Italia»
Sul tema del riarmo alcuni esponenti del Carroccio hanno un’idea molto diversa da quella di Macron. Matteo Salvini, ad esempio, si è dichiarato a più riprese contrario. «Ma la Lega non è che deve avere la stessa visione del mondo di Macron. Deve avere la stessa visione del governo italiano», ha osservato Crosetto, interpellato in merito da Il Foglio. Tuttavia, «l’alleanza impegna tutti», precisa il ministro . Quindi, secondo Crosetto, sarebbe la Lega a doversi convincere che l’aumento delle spese per la difesa sia una soluzione da valutare, almeno nel nome della cooperazione Nato. «Impegna tutti, solennemente. Si chiama Nato, e nessuno l’ha mai messa in discussione. Anche perché da soli saremmo più deboli», ha precisato.
Macron annuncia: «raddoppia il bilancio per la difesa» e Crosetto vorrebbe seguirlo
Nella giornata di martedì 15 luglio Crosetto ha commentato la decisione di Macron di aumentare le spese in difesa, dopo che il presidente francese ha dichiarato che «il bilancio raddoppierà entro il 2027», in tutto «64 miliardi di euro, il doppio del bilancio di cui le forze armate disponevano nel 2017». Il ministro italiano ha osservato che «per difendere le cose belle ci vuole la forza, e non solo le parole». Tuttavia, il ministro ha poi precisato che non si tratta di affinità elettiva, ma di «fratellanza». «I paesi alleati con noi nella difesa reciproca sono fratelli. Lo sono le nazioni che si sono prese questo solenne
impegno indipendentemente dal colore del Governo». Il sostegno tra Paesi della comunità europea, dunque, non dovrebbe dipendere dalla fazione politica che governa in quel momento la nazione. «Non è che le nazioni sono più o meno amiche, più o meno alleate a seconda di chi vince le elezioni», ha concluso Crosetto.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
SARA’ UNA PROMESSA O UNA MINACCIA?
«Con la riabilitazione non avrò problemi: se voglio, potrò correre. Per il momento resto fermo e non mi candido, ma per prudenza dico: “Mai dire mai”». Ma «per favore non scriva che ritorno in politica». È un Roberto Formigoni ambivalente quello
che oggi annuncia a Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano la sua voglia di politica. «La gente mi avvicina, mi dimostra affetto, non ha mai creduto alla mia colpevolezza», sostiene il politico vicino a Comunione e Liberazione. Intanto ha firmato l’atto di costituzione del movimento Per un’Italia Migliore (Pim), di cui sarà presidente onorario. E il centrodestra lo ha accolto di nuovo a braccia aperte.
Il non ritorno di Formigoni
«Non torno in politica e non fondo un partito. La mia è una semplice attività di consulenza, un incarico onorifico. Da qualche anno lavoro volentieri insieme a Esaarco (Confederazione degli esercenti di agricoltura, artigianato e commercio, ndr) e “Per un’Italia migliore” nasce in seno a quell’esperienza. Ma ci sarà un presidente effettivo, il mio sarà solo un supporto. Ci ho tenuto a dare una mano perché è importante che in questa situazione di scarsa partecipazione alla politica ci sia gente che si impegna», dice lui. Che poi però precisa: «Ricevo sempre affetto. Non solo dai dirigenti di partito, quelli che parlano sul palco, ma dalla gente normale. Non hanno mai creduto alla mia colpevolezza, fin dall’inizio. Lei lo sa che nei primi 5 mesi in carcere ho ricevuto 4 mila lettere? Lettere vere, non cartoline con scritto: “Forza Roberto”. Ce le ho ancora tutte».
Tutti lo vogliono
Poi sembra quasi minacciare: «La vicinanza del popolo l’ho sempre sentita. La gente mi esprime sempre apprezzamento e
affetto. Solo in pochi mi hanno voltato le spalle, ma ricordo bene tutti i nomi». Mentre il nuovo movimento «non è in competizione con Forza Italia. Fa riferimento al centrodestra, guarda al centrodestra, c’è scritto anche nello statuto. Vuol dare suggerimenti e idee a quell’area politica, ma senza far danno ai partiti».
I leader di destra
Dice di aver mantenuto i contatti con Antonio Tajani, Ignazio La Russa, Maurizio Lupi: «Giorgia Meloni? Non la sento da tanto. Ma non entriamo nei dettagli, non mi faccia la psicoanalisi». Poi la promessa: «Io continuo a leggere, studiare, approfondire, in questo senso non sono mai uscito dalla politica e ho sempre dato il mio contributo. Ma non ho creato un movimento per candidarmi e Pim non è il “mio” movimento. Nel 2025 e nel 2026 non ci sono elezioni che mi riguardano, nel 2027 si vota per le Amministrative a Milano, ma con tutto il rispetto non ho molta voglia di fare il consigliere comunale. Però poi ci sono le Politiche e le Regionali.Con la riabilitazione non avrò problemi: se voglio, potrò correre. Per il momento resto fermo e non mi candido, ma per prudenza dico: “Mai dire mai”».
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
LUI: “ERO AL TELEFONO, NON MI SONO ACCORTO DI NIENTE. HO ACCOMPAGNATO MIA MOGLIE E MIO FIGLIO A FIUMICINO, È LA SCORTA A VALUTARE LE CONDIZIONI DI SICUREZZA. IO PORTAVO LA VALIGIA DI MIA MOGLIE” … ALLA DOMANDA SE È STATO GIUSTO AVER SCAVALCATO LA FILA, IL MINISTRO MELONIANO NON RISPONDE – DOVE E’ IL SENSO DELLO STATO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI? ALMIRANTE LI AVREBBE PRESI A CALCI NEL SEDERE
Il ministro Adolfo Urso non si sottrae alle domande, risponde in fondo a un
pomeriggio in cui il video di Luca Zingaretti ha scatenato le polemiche sui social.
Il senatore di Fratelli d’Italia dà la sua versione dei fatti a Repubblica al posto di Olga Sokhnenko perché «non ho mai esposto mia moglie per tanti motivi».
Ministro Urso può spiegarci cosa è accaduto? Perché la scorta ha fatto passare avanti sua moglie
«Ho accompagnato mio figlio di sette anni e mia moglie in aeroporto prima di andare al ministero. È compito della scorta la valutazione delle condizioni di sicurezza. Mi rammarico se questo possa aver recato disagio ad altri. Non è nel mio stile, come sa chi mi conosce».
La scorta ha utilizzato modi poco gentili quando ha fatto passare sua moglie davanti agli altri passeggeri?
«Ero vicino a mia moglie. Avevo un incontro importante quindi ho trascorso tutto il tempo al telefono per preparare ogni cosa al meglio. Non ho notato niente».
Lei quindi non è partito?
«Ho accompagnato mia moglie e mio figlio, come dicevo. Dovevo partecipare al tavolo al mio ministero con regione e comuni per un accordo di programma sull’Ilva.
Secondo lei cosa ha fatto indignare l’attore Luca Zingaretti? È accaduto qualcosa di spiacevole?
«Non mi sono accorto di nulla, ripeto ero al telefono».
La scorta ha fatto passare avanti sua moglie al check-in ma al
centro del servizio di tutela prestato dalle forze dell’ordine c’è la sicurezza del ministro.
«È la scorta a valutare le condizioni, io ero accanto a mia moglie anche se al telefono. Per l’esattezza portavo la sua valigia».
Ministro, secondo lei, però, è stato giusto avere scavalcato la fila
A questa domanda non risponde.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2025 Riccardo Fucile
INDAGATI ANCHE IL COSTRUTTORE BEZZICCHERI E DUE ARCHITETTI
La procura di Milano ha chiesto sei arresti, tra cui quello di Giancarlo Tancredi, assessore alla Rigenerazione urbana del Comune, in uno dei filoni dell’inchiesta sulla gestione dell’urbanistica. I pm hanno proposto per Tancredi i domiciliari, mentre per un imprenditore edile, Manfredi Catella, è stata richiesta la custodia cautelare in carcere. Le accuse a vario titolo sono corruzione e falso. Oggi, oltre a perquisizioni e acquisizioni, il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf sta notificando agli indagati, tra cui l’imprenditore Catella, la convocazione per gli interrogatori preventivi dal gip. Nel mentre la Guardia di Finanza sta effettuando anche acquisizioni di documenti, con un ordine di esibizione, negli uffici del Comune, oltre ad una serie di perquisizioni anche a carico di alcuni funzionari. Le perquisizioni, da quanto si è saputo, hanno riguardato anche l’abitazione e l’ufficio dell’assessore Tancredi, per il quale i pm chiedono ipotizzano la corruzione.
Chiesto il carcere per Manfredi Catella
La custodia cautelare in carcere è stata chiesta anche per Manfredi Catella, fondatore e ceo del gruppo Coima, in campo in progetti immobiliari importanti che stanno cambiando negli ultimi anni lo skyline della città, come Milano Porta Nuova, il Pirellino, lo Scalo di Porta Romana per le palazzine del Villaggio Olimpico e la Biblioteca degli Alberi, in zona Porta Garibaldi-piazza Gae Aulenti. A Catella gli investigatori hanno notificato l’atto mentre stava per partire in aereo per un viaggio programmato. A suo carico sono state svolte perquisizioni.
Indagato Stefano Boeri
Nel nuovo filone dell’inchiesta risulta indagato anche Stefano Boeri, l’archistar noto in tutto il mondo per il Bosco Verticale e già finito nel registro degli indagati per altre due inchieste: per turbativa d’asta e false dichiarazioni per il caso della Biblioteca europea di informazione e cultura e per abuso edilizio sul progetto Bosconavigli. Nel caso di Boeri, la procura di Milano non ha richiesto la custodia cautelare. Tra i progetti al centro del nuovo filone di indagini ci sarebbe anche la riqualificazione del Pirellino.
Le inchieste dei pm sul «modello Milano»
Le indagini della procura sui presunti abusi edilizi sono iniziate nella primavera del 2023 e riguardano i processi autorizzativi con cui sono stati costruiti grandi palazzi in città. Una questione puramente tecnica, almeno all’apparenza, ma che si è allargata fino a coinvolgere decine di progetti e indagati. Nel mirino dei pm sono finiti alcuni interventi edilizi che sono stati fatti passare come semplici «ristrutturazioni» – e che sono stati autorizzati
dal Comune di Milano con una semplice Scia – ma che secondo la procura costituirebbero interventi edilizi ben più impattanti e quindi avrebbero necessitato di tutt’altro iter autorizzativo. Il terremoto giudiziario ha paralizzato per diversi mesi l’edilizia milanese e ha spinto Palazzo Marino a fare pressing sul Parlamento affinché approvasse una norma, ribattezzata «Salva Milano», per risolvere la situazione. Alla fine, la proposta è stata ritirata dopo che è emerso che alcuni dei suoi proponenti erano indagati per le stesse inchieste della procura sui presunti abusi edilizi.
(da Open)
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