Destra di Popolo.net

“QUESTE RIFORME DELLA GIUSTIZIA SERVONO SOLO A RALLENTARE IL LAVORO DEI MAGISTRATI”: IL PROCURATORE CAPO DI NAPOLI, NICOLA GRATTERI, OSPITE A “OTTO E MEZZO”, BOCCIA SENZA APPELLO LE RIFORME DI NORDIO

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

“SONO DANNOSE E FAVORISCONO I DELINQUENTI”… E SVELA CHE FORZA ITALIA HA PRESENTATO UNA INTERROGAZIONE CONTRO DI LUI PER LA PARTECIPAZIONE AL NUOVO PROGRAMMA DI LA7 “LEZIONI DI MAFIE”: “HO FATTO LA GUERRA IN ASPROMONTE, SONO STATO NELLA FORESTA AMAZZONICA CON LE FARC, FIGURIAMOCI SE MI PREOCCUPO PER UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE”

“Le riforme della giustizia che si stanno facendo, servono solo a rallentare il lavoro dei magistrati. Tranne quella sulla cybersicurezza, non servono, sono dannose e favoriscono i delinquenti”. Lo ha detto il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri a Otto e mezzo su La7,
Gratteri ha poi raccontato che Fi ha presentato una interregazione contro di lui. “Il viceministro Sisto – ha spiegato – si trovava a Torino con l’ex procuratore di Milano Bruti Liberati. Si rivolge a lui dicendo che è un gran magistrato che fa convegni di cultura, non come altri che vanno in televisione, riferendosi a me, facendo il mio nome solo il giorno dopo.
Dice di non aver visto la mia partecipazione a Lezioni di Mafie come una cosa seria; lo hanno fatto altri tre magistrati prima di me e nessuno si è mai lamentato. Ma se Sisto ritiene che la mia partecipazione al programma danneggi la mia categoria, mandi un ispettore del ministero della Giustizia e che aprano un provvedimento disciplinare.
Dopo che ho dato questa risposta, è stata presentata un’interrogazione parlamentare da Forza Italia che, appreso del programma Lezioni di Mafie, chiede al ministro di fare un accertamento e un’ispezione su di me per capire se potessi fare o meno il programma perché lesivo del prestigio della magistratura”.
“Parlo di mafia nelle scuole e nelle università dal 1989 – ha aggiunto Gratteri – ma nell’ultimo periodo è aumentato il nervosismo. Ho fatto la guerra in Aspromonte, sono stato nella foresta Amazzonica con le farc, figuriamoci se mi preoccupo per un’interrogazione parlamentare o per l’apertura di un procedimento disciplinare”.
(da agenzie)

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“IL PIANO DEGLI ISRAELIANI È LA PULIZIA ETNICA: RADONO AL SUOLO PALAZZI E VITE PER NON VEDERCI MAI PIÙ TORNARE”

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA MARCIA DELLA DISPERAZIONE DI CHI FUGGE DA GAZA IN FIAMME: “È LA QUARTA VOLTA CHE LASCIO LA MIA CASA. MILLE DOLLARI PER SCAPPARE E 8 ORE PER FARE 15 CHILOMETRI, SIAMO COME FANTASMI”… NEGLI OSPEDALI MANCANO GLI ANTIBIOTICI E IL SANGUE: “NON ESISTONO DONATORI A GAZA PERCHÉ NON SI PUÒ DONARE SE SI È MALNUTRITI. ABBIAMO DOVUTO AMPUTARE GAMBE E BRACCIA, ANCHE PIÙ DI UN ARTO A PERSONA”

Mohammed Aiamarin non parte. Non lascia Gaza City perché «non ci sono zone sicure, e l’occupazione mente. L’esercito israeliano bombarda ovunque, quindi cosa cambia?». Se voce e certezze non vacillano, esita Aiamarin parlando dei suoi figli: «Ma forse, se trovo il modo, organizzo l’evacuazione della mia famiglia verso il campo profughi di Al-Mawasi, a sud. Ho quattro bambini piccoli», e manda le foto di Amal, Janie, Maria
e Lynn. «Non li ho mai visti impauriti come l’altra notte, erano inconsolabili. C’è stato un momento in cui ho pensato che avessero sganciato la bomba nucleare, non mi sorprenderebbe, tanto ci vogliono eliminare».
Najeeb Kaddoumi diceva che non sarebbe mai partito, che nemmeno davanti all’offensiva di terra dell’esercito israeliano si sarebbe messo in marcia. «Muoio qui» affermava, fiero. Ma ieri è arrivato a Deir al-Baiah, nel centro della Striscia perché «non immaginavo esistesse quel livello di paura», ci scrive. Durante la notte passata coprendo le orecchie a suo figlio, si è fatto coraggio, ha raccolto un materasso, i vestiti e i pochi libri che gli sono rimasti e con la moglie e il bambino è salito sul furgone scassato affittato da un amico, per dividere la spesa del viaggio.
«Ci abbiamo messo otto ore per fare 15 chilometri. Si andava a passo d’uomo, ma non avevamo scelta», racconta. «Guardavo la mia gente sui carretti, a piedi: siamo fantasmi senza meta, non provo nemmeno più rabbia. È la quarta volta che sono costretto spostarmi». «Il loro piano» è, secondo Kaddoumi, la pulizia etnica: radono al suolo palazzi e vite «per non vederci mai più tornare».
Fino a qualche settimana fa, Gaza City era «casa» per un milione di persone. Ieri, l’esercito israeliano ha fatto sapere che ne sono rimaste ancora seicentomila tra le macerie e i detriti. I militari intimano agli abitanti di lasciare la città — difficile chiamarla ancora così visto il livello di distruzione — ma non tutti se lo possono permettere
Chi lascia Gaza City è diretto a sud, al campo profughi di Al Mawasi. Sami Abu Omar ci vive da sei mesi. «Stanno arrivando migliaia di persone. Non ci staranno mai perché non c’è più terra per nessuno qui. Ma cosa possono fare?», dice. […] «Il governo israeliano aveva promesso delle tende che non abbiamo mai visto». Una arriva a costare fino a mille euro, il viaggio della disperazione altri mille. Lasciare il nuovo fronte e salvarsi la pelle è diventato un lusso che non tutti i palestinesi possono permettersi.
Sul pavimento, corpi accanto a corpi accanto ad altri corpi. Volti di bambini coperti di polvere e sangue. Occhi sbarrati. Veli di donne insanguinati. Barelle che sfrecciano, sirene assordanti, pianti, caos. Sullo sfondo rumore di artiglieria. E quei teli bianchi a coprire le atrocità delle bombe sugli uomini.
«Sono settimane che registriamo molti più ingressi — continua Salmiya — ma ieri siamo stati inondati di pazienti. Gli spaventosi bombardamenti hanno causato trentacinque morti e 130 feriti: 23 delle vittime sono state portate qui, 12 al Baptist Hospital, e altre tre all’ospedale di Al-Aqsa».
Il dottore racconta che solo il trenta per cento della struttura è in funzione: «Le sale operatorie rimaste sono tre: questo vuole dire
che vediamo un numero vergognoso di persone che ci muoiono in fila, in attesa di essere operate. E non possiamo fare niente se non sentirci impotenti». I posti letto disponibili sono 250 ma i pazienti oltre 500. E manca tutto: mancano i farmaci, gli anestetici, gli antibiotici. «Quando non ci sono gli antibiotici significa che l’infezione che in tempi di pace è curabile diventa inarrestabile e siamo costretti ad amputare».
Non c’è neanche il sangue. «Quello manca più di ogni altra cosa. Non esistono donatori a Gaza perché non si può donare se si è malnutriti. Ma senza sangue diventa difficile salvare vite». Salmiya spiega che tra le vittime di lunedì sera molte sono donne e bambini. «Un numero impressionante di feriti ha il 90% del corpo bruciato. Abbiamo dovuto amputare gambe e braccia, anche più di un arto a persona».
L’Al Shifa si trova a due chilometri dal centro della città, le prime — le poche — ambulanze disponibili corrono verso quell’ospedale, «ma siamo al collasso. Non abbiamo nemmeno l’acqua da distribuire. Il personale sanitario è decimato: medici e infermieri sono morti nei bombardamenti, sono scappati, sono stati arrestati dalle forze di difesa israeliane. Non so se riusciremo a superare le prossime notti», continua Salmiya.
«Dal punto di vista umanitario, è il momento peggiore di questi due anni. Ci muoiono i neonati prematuri tra le mani», continua. A Gaza c’è stato un aumento vertiginoso di parti precoci perché senza cibo il corpo delle donne non regge la gravidanza e si partorisce prima della data prevista
«Non abbandonerò i miei pazienti, ma non mi sono mai sentito così senza speranza, non so più se avremo un futuro»
(da corriere.it )

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COSA NE PENSA LA FILOATLANTISTA MELONI DEI “BACI E DEGLI ABBRACCI” TRA L’AMBASCIATORE RUSSO PARAMONOV E MATTEO SALVINI AL RICEVIMENTO ORGANIZZATO DALLA CINA AL PARCO DEI PRINCIPI DI ROMA?

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA DUE SETTIMANE FA DEFINIVA “DI UNA GRAVITÀ INAUDITA” LA PRESENZA DI MASSIMO D’ALEMA A PECHINO, ALLA PARATA DI XI E ORA TACE?… L’AMBASCIATORE PARAMONOV AVEVA ATTACCATO L’ITALIA E I VERTICI DELL’ESECUTIVO MELONI E QUELLA RISPOSTA MINACCIOSA A CROSETTO ALLA VIGILIA DEL VERTICE NATO DI DOMANI

Chissà che ne pensa Fratelli d’Italia, che nemmeno due settimane fa definiva «di una gravità inaudita» la presenza di Massimo D’Alema a Pechino, alla parata di Xi. Ieri sera proprio D’Alema era con Matteo Salvini al Parco dei Principi di Roma, ricevimento extra lusso organizzato dal Dragone per celebrare «il 76esimo anniversario della Repubblica popolare cinese e il 55esimo anniversario delle relazioni Cina-Italia».
Qui il vicepremier leghista, dopo avere tenuto un discorso
«sull’amicizia» tra Roma e Pechino, ha incontrato l’ambasciatore della Federazione russa in Italia, Alexei Paramonov. «Baci e abbracci tra i due», riportano alcuni presenti, contattati da Repubblica.
Solo poche ore prima Paramonov aveva attaccato duramente l’Italia e i massimi vertici dell’esecutivo di Giorgia Meloni: «La reazione della leadership politica italiana all’incidente della presunta incursione di droni nello spazio aereo polacco suscita sconcerto», la stoccata dell’uomo del Cremlino nello Stivale. E ancora: «La campagna antirussa non contribuisce a una soluzione del conflitto in Ucraina». I toni di Mosca sono minacciosi:
«La partecipazione dell’Italia a operazioni belliche all’interno di diverse coalizioni antirusse si è sempre conclusa in maniera disastrosa». Paramonov, alludendo alle parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulla necessità di rafforzare lo scudo italiano contro eventuali attacchi nei prossimi 6 anni, sembra sfidare l’esecutivo, dichiarando che un sostegno «diretto o indiretto» dell’Italia a missioni Nato o alla coalizione dei volenterosi potrebbe portare a «una replica della triste esperienza storica».
Le parole dell’ambasciatore russo arrivano alla vigilia del vertice Nato di domani, in cui si deciderà come rafforzare il fianco Est dell’alleanza.
Tema affrontato ieri anche nell’audizione di Giovanni Caravelli, il direttore dell’Aise, i servizi segreti per l’estero, al Copasir
Mentre a Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano ha ricevuto l’ambasciatore Usa, Tilman J. Fertitta. L’Italia non manderà due caccia in più, ipotesi elaborata dalla Difesa in via ufficiosa nei giorni scorsi ma che, secondo fonti dell’esecutivo, non ha avuto l’avallo finale di Meloni. La Lega di Salvini su questo era stata chiara: la priorità è il fronte Sud, cioè la Libia, più che il confine europeo con la Russia.
(da agenzie)

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ALL’AZIENDA “ALBA” DI MONTEMURLO, IN PROVINCIA DI PRATO, LA TITOLARE DELLA FABBRICA HA AGGREDITO A CALCI E PUGNI I MANIFESTANTI CHE STAVANO SCIOPERANDO: BENVENUTI NELL’ITALIA SOVRANISTA DEI DIRITTI NEGATI E DELLA VIOLENZA CONTRO GLI SFRUTTATI

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA DONNA, SOSTENUTA DA ALTRE PERSONE, HA MALMENATO ALCUNI DEI 18 OPERAI BENGALESI, AFGHANI I PAKISTANI CHE AVEVANO INCROCIATO LE BRACCIA PER RIVENDICARE I LORO DIRITTI

È successo di nuovo. Stavolta non di notte e col volto coperto, ma alla luce del sole. Alcuni operai che partecipavano a un presidio davanti alla confezione e stireria Alba in via delle Lame, a Montemurlo, sono stati aggrediti a calci e pugni da alcune persone e uno di loro, un bengalese di 30 anni, è stato costretto a ricorrere alle cure dell’ambulanza.
È successo questa mattina, martedì 16 settembre, e il sindacato Sudd Cobas, che aveva organizzato la mobilitazione dei lavoratori, è pronto a sporgere denuncia.
Risale invece all’ottobre 2024 il pestaggio di sindacalisti e lavoratori davanti alla confezione Lin Weidong di Seano (Carmignano), da parte di uomini a volto coperto armati di spranghe, che poi fu seguita da un’imponente manifestazione di
solidarietà alla quale partecipò anche il presidente della Regione, Eugenio Giani.
Nel video si vede una donna che picchia un operaio e lo prende a calci, poi almeno un uomo con la sigaretta in bocca che prende a pugni un altro operaio. Infine la donna che distrugge il gazebo montato dal sindacato davanti alla fabbrica. La stessa donna è stata poi colta da una crisi isterica ed è finita all’ospedale. Sul posto, per ricostruire l’accaduto, sono arrivate almeno tre pattuglie dei carabinieri.
Secondo il Sudd Cobas stamattina poco dopo le 9 è arrivata in via delle Lame un’auto i cui occupanti si sono messi a picchiare i lavoratori. «A un anno dall’assalto a bastonate al presidio di Seano – si legge in una nota del Sudd Cobas – ancora scene di violenza contro chi esercita il diritto di sciopero. Gli operai presi a cazzotti non lavorano per una confezione cinese, ma cuciono e stirano capi di abbigliamento di importanti brand della moda, quelli che in negozio arrivano a costare quanto un loro stipendio.
Diritti negati, società che chiudono e riaprono sotto altri nomi e violenza contro chi protesta: succede questo nella giungla di appalti e subappalti della moda Made In Italy. I brand committenti non pensino di essere estranei. Quello che è accaduto all’Alba Srl li riguarda direttamente. Prato non può più essere la citta dei diritti negati e della violenza contro chi sciopera. Facciamo appello a tutta la cittadinanza, alla società civile e alle istituzioni a reagire. Siamo pronti alla mobilitazione».

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“IACCHETTI, LEI È UN FASCISTA”, “COSA HAI DETTO, STRONZO, VENGO GIU’ E TI PRENDO A PUGNI”: IL PRO-PAL ENZO IACCHETTI A “E’ SEMPRE CARTA-BIANCA” REPLICA AI DELIRI DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE AMICI DI ISRAELE

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

IL COMICO ESPLODE: “NON DEVE DIRE ‘STE STRONZATE, IN QUESTA GUERRA NON CI DEVE ESSERE UN CONTRADDITTORIO PERCHÉ NON È UNA GUERRA, C’È SOLO UN ESERCITO, NESSUNO DEVE CONTRADDIRE LA VERITÀ CHE STIAMO VEDENDO DA MESI. VOLETE LA TERRA DEI PALESTINESI, L’AVETE SEMPRE VOLUTA, BUGIARDI, ASSASSINI. VE NE FOTTETE DELL’ONU E DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE”

Durante la puntata di ieri sera, 16 giugno, di “È sempre Cartabianca” è andato in onda un accesissimo scontro tra Enzo Iacchetti e Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele.
Il tema del dibattito era Gaza e quello che sta accadendo lì. E proprio nel giorno in cui l’Onu ha rilasciato un nuovo report, in cui accusa apertamente Israele di genocidio, Mizrahi ha continuato a contestare i numeri del massacro. Iacchetti non si è tirato indietro e ha denunciato, anche con parole forti, il massacro che Israele sta compiendo contro i palestinesi
E proprio durante il dibattito ecco che volano accuse pesanti.
“In questa guerra non ci deve essere un contraddittorio perché non è una guerra, c’è solo un esercito, non ci deve essere un contraddittorio, nessuno deve contraddire la verità che stiamo vedendo da mesi. Nessuno deve contraddire”, ha dichiarato a gran voce il conduttore. “Enzo, lei è un fascista”, ha replicato Mizrahi. “Cosa hai detto, ston*o? Vengo giù, e ti prendo a pugni, lo so che sei sotto qua eh. Io fascista?”, ha aggiunto ancora furioso Iacchetti.
Berlinguer, che non aveva sentito le parole del presidente della Federazione Amici di Israele, ha provato a calmare gli animi senza ottenere grandi risultati.
(da agenzie)

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ORA GLI ESTREMISTI DI DESTRA FANNO LE GUARDIE BIANCHE DEL SISTEMA

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

A ROMA, DUE ATTIVISTI FILO-PALESTINESI SONO STATI AGGREDITI A COLPI DI CASCHI E COLTELLATE DA UNA DECINA DI ESTREMISTI DI DESTRA

Un gruppo di ragazzi è stato aggredito ieri sera poco dopo le 22 al termine del corteo per la Palestina a Roma. Secondo le prime
informazioni, una decina di estremisti di destra con caschi e coltelli ha teso un agguato ad alcune persone che stavano tornando a casa in via Lanza, all’incrocio con via Merulana, avventandosi su di loro con caschi e coltelli.
Ad avere la peggio sono stati due giovani, uno due quali portato in ospedale con profonde ferite alla testa. Sul caso indaga la Digos, che sta cercando di risalire agli aggressori, scappati subito dopo il violento pestaggio.
A quanto si apprende, l’aggressione si sarebbe verificata come rappresaglia dopo i momenti di tensione che si sono verificati durante il corteo davanti al Carrè Monti, locale di riferimento dell’estrema destra a Roma, soprattutto dell’area afferente a CasaPound.
“Alla fine della manifestazione a Roma, nei pressi di via Giovanni Lanza, una squadraccia fascista si è messa a disposizione di chi vuole far tacere i movimenti per la Palestina – le parole dell’ex consigliere Luca Peciola, presente al corteo -. Hanno aggredito con caschi e coltelli ragazzi e ragazze che tornavano a casa. Un ragazzo è stato portato in ospedale. Con diverse ferite alla testa. Dai Meloni, parlaci ancora della violenza della Sinistra. Vergogna.”.

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“SONO UNA MADRE, SONO CATTOLICA, SONO UNA MOGLIE”: SILVIA SALIS FA IL VERSO A MELONI. LA SINDACA DI GENOVA È LA POSSIBILE CONCORRENTE DI SCHLEIN COME CANDIDATA PREMIER DEL CAMPO LARGO

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

TOSTA, AMBIZIOSA, FURBA, PREPARATA, NEL 2023, INTERVISTATA DAL “FATTO” DISSE: “QUAL È L’ACCUSA CHE MI RIVOLGONO MAGGIORMENTE? “CHE SONO UNA STRONZA…”. GRANDE COMUNICATRICE, RIBATTE COLPO SU COLPO, A GENOVA DOVE VA ORMAI SONO APPLAUSI E STRETTE DI MANO… NOSTRA OPINIONE DA MESI: SILVIA IN UN CONFRONTO LA MELONI LA ASFALTA

I neuroni di Giorgia Meloni ed Elly Schlein, per ragioni diverse, sono al lavoro sulla stessa segnalazione di pericolo imminente: tenere d’occhio questa Silvia Salis. Controllare cosa dice, come lo dice. E dove va. Quando, perché. Curiosità strazianti. Dentro una domanda ad alto potenziale drammaturgico: sul serio la tipa ha già messo nel mirino l’ambita poltrona da premier a Palazzo Chigi?
Retroscena: Salis sarebbe stata individuata come ideale federatrice di un nuovo «centro» che guardi a sinistra, riformista, con attenzioni specifiche alle esigenze del mondo cattolico e a quello delle imprese, attento a contrastare certe campagne destrorse del governo . A dirigere i lavori per la costruzione di questo soggetto politico, come si sa, c’è Matteo Renzi. Che «per la Silvia», letteralmente, stravede. La immagina dentro un percorso identico al suo: da primo cittadino a presidente del Consiglio, bruciando tappe e avversari. Nel caso specifico: avversarie. Dario Franceschini, che pure lavora allo stesso progetto nella penombra dell’officina trasformata in ufficio, quartiere Esquilino, Chinatown romana, approva l’identikit della prescelta, ma suggerisce: «Prima, però, facciamole almeno fare per un po’ il sindaco».
Lei, di solito, reagisce così: «Preferisco essere chiamata sindaca. Se comunque sindaco vi piace di più, tranquilli: mi volto lo stesso».
Comprensibili, le preoccupate suggestioni diffuse tra chi siede a Palazzo Chigi (Meloni) e chi lavora per andarci (Schlein): Salis
tosta e ambiziosa, testardamente ambiziosa e fresca, nuova, sicura, brillante, furba, bella, bionda, spregiudicata, spavalda e competitiva (dieci titoli italiani, due Olimpiadi e tre mondiali: lanciava con il martello, sport di una noia mortale, tutta fatica e forza bruta, ma — appunto — ci sarà un motivo se non ha scelto danza). In più: è consapevole d’essere diventata subito personaggio.
Il dettaglio non sfugge a Elly (che ha da poco cominciato ad essere più disinvolta in tv). E nemmeno a Giorgia, già fuoriclasse del palco. Ricordate? «Sono donna, sono cristiana, sono madre!». Uno slogan che divenne tormentone rap, gospel politico. Ma adesso c’è lei, la Salis, che — addirittura — le fa il verso: «Sono madre, sono cattolica, sono moglie!».
Di Fausto Brizzi, regista famoso e suo fan scatenato («Il consiglio che mi ha dato Fausto? Essere chiara nei messaggi»). Hanno un figlio: Eugenio, 23 mesi, che porta il cognome della madre. Scelta non banale. Come un po’ tutto il Wikipedia di Silvia: che inizia con la mamma Tamara, impiegata comunale, e il padre Eugenio, storico militante comunista e custode dell’impianto d’atletica Villa Gentile, nel quartiere genovese di Sturla («Una sera, da neopatentata, rimasi senza benzina. Lui arrivò in soccorso con una tanica e mi disse: «Ricordati che sei figlia di un operaio, nella vita non puoi permetterti di essere imbecille»). Consigli. E destino.
Quando lascia l’attività agonistica, Silvia diventa vicepresidente vicario del Coni. Un’intuizione di Giovanni Malagò.
«Sono la dimostrazione vivente — ammette — che lo sport è il primo ascensore sociale del Paese».
Marco Bucci, da sindaco di Genova per il centrodestra, la premia come «ambasciatrice della città». Lei, a Rep, dice: «Prima ero la candidata perfetta per la destra, poi sono diventata una pericolosa estremista con falce e martello». Silvia 2 Sovranisti 0.
Nel 2023, il Fatto la intervistò: qual è l’accusa che le rivolgono maggiormente? «Che sono una stronza». In realtà ha capito che in politica conta solo arrivare primi. La medaglia d’argento non esiste.
«Mi sveglio alle 6,30 e resto sul tapis roulant un’ora: corro per 10 chilometri e leggo i giornali». In forma smagliante, capelli sciolti, un’eleganza banale e rassicurante, distante dai tailleur Armani di Meloni e dalle giacche sui toni pastello che l’armocromista sceglie per Schlein: finora non ha sbagliato mezza mossa. Un colpo a sinistra, uno al centro. E ogni volta che parla e si gira (ovunque, tra gli applausi): come se spiegasse il personale programma politico.
A Sant’Anna di Stazzema («Il fascismo è un mutaforma»). Nelle Marche da Matteo Ricci («I moderati devono consolidare il loro campo»). Poi accoglie Roberto Saviano al teatro Politeama. Sfila al Gay pride. Allestisce una giunta rosa: 7 donne su 12. La sua amministrazione registra 11 figli da coppie di donne
Quindi va alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia e parla di «sicurezza» (argomento caro a Matteo Salvini) e urla che bisogna «vincere!» (verbo dal rimbombo fascista che, a sinistra, è impronunciabile). Rende omaggio alla Flotilla diretta a Gaza. Aprirà la prossima Leopolda renziana.
Non è un underdog. E l’abbiamo vista arrivare. Così torniamo alla domanda iniziale: che cos’ha in mente? Sensazione precisa: la sua partita è di prospettiva. Tradotto: la sfida è con Giorgia Meloni. Le eventuali primarie di coalizione del centrosinistra (con dentro lei, Schlein, Conte, uno di Avs e lo Scalfarotto di turno) qualora dovesse cambiare la legge elettorale, e fosse necessario indicare il nome del candidato premier prima delle elezioni, possono essere un passaggio importante. Forse. Chissà.
Fabrizio Roncone
per corriere.it

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MONICA MAGGIONI SI FA FARE UN CONTRATTO DA “ARTISTA” DALLA RAI E RADDOPPIA MAGICAMENTE LO STIPENDIO: DA 250 A 500 MILA EURO L’ANNO: L’ACCORDO HA UNA DURATA DI CINQUE ANNI, ESATTAMENTE QUANTO MANCA ALLA GIORNALISTA PER ANDARE IN PENSIONE

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

UN’ANOMALIA, VISTO CHE I CONTRATTI RAI DI SOLITO NON VANNO OLTRE I DUE ANNI …IL M5S ANNUNCIA UN’INTERROGAZIONE SUL CASO MAGGIONI IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI

“Presenteremo un’interrogazione in Commissione Vigilanza per fare piena luce sul caso di Monica Maggioni, che va in scia ad altri casi analoghi come i precedenti di Bruno Vespa e di altri giornalisti diventati “artisti” e proseguendo a fare ciò che già facevano in Rai ma con stipendi molto più gonfiati
Monica Maggioni infatti si è dimessa dal suo incarico e, senza alcuna soluzione di continuità, ha proseguito la propria attività in Rai come “artista”. Il risultato? Un contratto di cinque anni, con un compenso quasi raddoppiato, per continuare di fatto a fare lo stesso lavoro di prima.
Tutto questo accade mentre l’azienda accumula ritardi nei pagamenti e decine di giornalisti seri e competenti vivono nell’incertezza, con contratti rinnovati di anno in anno e nessuna prospettiva di stabilità.
È inaccettabile che chi manda avanti la Rai con professionalità debba vivere nella precarietà, mentre per pochi privilegiati si trovano scorciatoie e condizioni di favore. È per questo che chiediamo trasparenza e chiarezza: la Rai appartiene ai cittadini e non può essere piegata a logiche di potere e convenienza”. Così gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai.
Le dimissioni di Monica Maggioni, arrivate intorno al 20 agosto, avevano sorpreso tutti. Dopo 33 anni in Rai, l’ex direttrice dell’Offerta Informativa aveva lasciato l’azienda in silenzio, con un semplice trafiletto sul Corriere della Sera che annunciava la notizia, passata quasi inosservata anche per via del periodo estivo.
Poco dopo, però, si è scoperto che Maggioni ha firmato con la Rai un contratto di collaborazione di cinque anni, valido fino al 2030, per continuare a realizzare i suoi programmi. La questione arriverà domani anche sul tavolo del consiglio di amministrazione Rai, perché tre consiglieri di opposizione – Davide Di Pietro, Roberto Natale e Alessandro Di Majo – hanno
chiesto chiarimenti all’amministratore delegato Giampaolo Rossi.
Come racconta “Il Fatto Quotidiano”, il primo nodo riguarda i compensi. Con il nuovo contratto, Maggioni guadagnerà quasi il doppio rispetto a prima: circa 500 mila euro l’anno invece dei 240 mila che percepiva come dirigente Rai, cifra che corrispondeva al tetto massimo previsto per i manager pubblici. Ora è stata inquadrata come “artista”, lo stesso regime riservato a volti noti esterni come Bruno Vespa, Massimo Giletti, Salvo Sottile, Maria Latella, Monica Setta, Antonino Monteleone e Riccardo Iacona. Va detto, però, che la maggior parte di loro riceve compensi ben più alti (Vespa 1,6 milioni, Giletti 1,1, Latella 730 mila, Setta 700 mila).
L’elemento più insolito riguarda la durata del contratto: cinque anni, quando normalmente in Rai i contratti non superano i due. Una scelta che coincide quasi con il tempo che manca a Maggioni alla pensione, prevista tra sei anni. Intanto, continuerà a occuparsi dei suoi programmi: In Mezz’Ora su Rai3 (che tornerà il 28 settembre) e Newsroom su RaiPlay. Nel contratto è prevista anche una consulenza con lo staff dell’ad Rossi.
Un altro aspetto curioso riguarda le ferie arretrate: Maggioni ne aveva accumulate circa mille giornate, tra i periodi da inviata esteri e i ruoli di direttrice al Tg1 e a Rainews. Considerando che le ferie non godute non vengono pagate da Viale Mazzini, avrebbe potuto “coprire” con queste assenze retribuite quasi tutto il tempo che le resta prima della pensione. Questo dettaglio
potrebbe aver inciso sulla sua decisione.
Chi la conosce racconta che alla base della scelta ci sia il desiderio di lasciare ruoli di responsabilità e concentrarsi solo sulla produzione di contenuti: programmi, reportage, e magari anche libri.
Già ora, ad esempio, è all’estero per realizzare servizi per Newsroom. Inoltre, con il nuovo inquadramento potrà muoversi con maggiore libertà: non dovrà più chiedere autorizzazioni per partecipare a trasmissioni o pubblicare scritti. Negli ultimi tempi, da direttrice dell’Offerta Informativa, aveva avuto diversi contrasti con i direttori dei tg sulla gestione degli inviati. Con il nuovo ruolo, questi problemi non si presenteranno più.
(da Open)

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LA BEFFA A TRUMP IN VISITA A LONDRA: LE FOTO CON EPSTEIN PROIETTATE SUL CASTELLO DI WINDSOR

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

QUATTRO ARRESTI NELA NOTTE, OGGI LA CERIMONIA CON RE CARLO

Quattro persone sono state arrestate nella notte di mercoledì 17 settembre per aver proiettato immagini di Donald Trump e di Jeffrey Epstein sul castello reale di Windsor. Si tratta della
residenza in cui il presidente degli Stati Uniti sarà ospite di Re Carlo durante la visita di Stato in Gran Bretagna. Trump è arrivato ieri sera e oggi per lui è in programma una cerimonia proprio al castello, che si trova a 40 chilometri da Londra.
Le foto
Nelle prime ore di martedì, i manifestanti hanno srotolato un enorme striscione con una fotografia di Trump ed Epstein vicino al Castello di Windsor.
In seguito hanno proiettato diverse immagini dei due su una delle torri del castello. La polizia ha dichiarato in un comunicato che quattro adulti sono stati arrestati in seguito a una «proiezione non autorizzata al Castello di Windsor, che hanno descritto come una trovata pubblicitaria. I quattro rimangono in custodia.
L’8 settembre, i Democratici della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti hanno reso pubblica una lettera di compleanno che Trump avrebbe scritto a Epstein più di 20 anni fa. La Casa Bianca ne ha negato l’autenticità. La lettera è stata anche proiettata sul castello, insieme a foto delle vittime di Epstein, ritagli di giornale sul caso e rapporti della polizia.
La relazione Trump-Epstein
La pubblicazione della lettera ha riportato l’attenzione sull’affaire Epstein. Sebbene abbia esortato i suoi sostenitori ad abbandonare l’argomento, la curiosità di conoscere i dettagli sui crimini di Epstein e su chi altro potrebbe averne saputo o essere stato coinvolto con lui è rimasta alta. Trump era amico di Epstein prima di diventare presidente. I due hanno rotto nel
2019. La lettera di compleanno conteneva il testo di un presunto dialogo tra Trump ed Epstein in cui Trump lo chiama “amico”. E dice: «Che ogni giorno possa essere un altro meraviglioso segreto». Il testo è racchiuso in uno schizzo approssimativo della sagoma di una donna nuda.
(da Open)

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