Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
MYKHAILO PODOLYAK, CONSIGLIERE DI ZELENSKY: “PUTIN SARÀ OFFENSIVO E SPREZZANTE AL MASSIMO LIVELLO. LANCERÀ OPERAZIONI MIRATE A DIVIDERE GLI EUROPEI CON LA DISINFORMAZIONE, CON I TENTATIVI DI COMPRARE UNA PARTE DEI LEADER. LO STA GIÀ FACENDO. CON LA PROPAGANDA È IN GRADO DI FRATTURARE LE SOCIETÀ AL LORO INTERNO E DI CERTO UTILIZZA L’ARMA DELLA CORRUZIONE PER PORTARE DALLA SUA PARTE LE CLASSI DIRIGENTI”
E adesso, cosa dobbiamo fare con Putin? Se non funzionano le aperture di Trump, l’embargo, le minacce e le proposte europee, le difficoltà della guerra: come fermare il suo attacco contro l’Ucraina? Lo abbiamo chiesto a Mykhailo Podolyak, uno dei più noti consiglieri di Volodymyr Zelensky.
«Va compreso che Putin non è affatto pronto a terminare la guerra. Intende continuare perché non pensa di avere alternative. La guerra gli garantisce di restare un attore centrale sulla scena internazionale, ecco il motivo per cui continua ad attaccare, minacciare e provocare».
Ma come avviare il dialogo?
«La cosa importante è toglierci dalla testa l’illusione che con Putin si possa trattare alla pari. L’economia russa è abbastanza debole a questo punto. Torniamo alla necessità di costringere Putin con la forza. Che significa sanzioni più dure, oltre a cercare di isolare la Russia dal mercato globale ».
Sino a quanto Putin potrà tirare la corda con Trump?
«Continuerà a giocare con il presidente americano. Con Trump si presenta come un partner onesto con il quale è possibile fare affari, addirittura gli dà la sensazione di essere lui a dominare nella loro relazione bilaterale. Ma in realtà Putin persegue con coerenza l’obiettivo strategico di nullificare l’influenza americana e la stessa reputazione di Trump nel mondo. L’obiettivo resta comunque quello di guadagnare tempo e ridare centralità alla Russia».
Per quanto tempo ancora può continuare così?
«Dipende da Trump. Ma il presidente Usa deve comprendere che Putin non è un partner, bensì un nemico che mira a umiliarlo, a distruggere i suoi progetti».
Come crede si rapporti Putin con la Ue?
«Odia l’Europa. Crede che sia il territorio dove può realizzare le sue ambizioni revansciste».
Le conseguenze?
«Sarà offensivo e sprezzante al massimo livello. Lancerà operazioni mirate a dividere gli europei con la disinformazione, con i tentativi di comprare una parte dei leader. Lo sta già facendo. Con la propaganda è in grado di fratturare le società al loro interno e di certo utilizza l’arma della corruzione per portare dalla sua parte le classi dirigenti».
«L’unico modo per avviare i negoziati con i russi è dimostrare
che si è altrettanto forti, imponendo sempre più sanzioni e avendo sempre più capacità militare Accogliere le richieste di Putin lo spinge inevitabilmente ad alzare la posta all’infinito. Più si cede e più lui pretende».
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
“IN AUTUNNO SCADONO IMPORTANTI TRIBUTI LOCALI E STATALI, COME LA TARI O IL SALDO DELLE IMPOSTE SUI REDDITI. SENZA DIMENTICARE LE BOLLETTE E LA MANUTENZIONE DELLA CASA. MOLTI ITALIANI A SETTEMBRE SI TROVANO A FARE I CONTI CON CARTE DI CREDITO DA SALDARE E RISPARMI INTACCATI. QUESTO GENERA INCERTEZZA E FRUSTRAZIONE. L’IMPRESSIONE GENERALE È CHE L’AUTUNNO RAPPRESENTI UN BANCO DI PROVA IMPORTANTE PER LA STABILITÀ ECONOMICA DI MOLTE FAMIGLIE, SPECIALMENTE QUELLE MONOREDDITO O CON FIGLI A CARICO”
Settembre rappresenta un ritorno alla realtà dopo la pausa estiva. Le vacanze si
trasformano rapidamente in un ricordo lontano, sostituito da un senso diffuso di ansia e preoccupazione.
Non si tratta solo della fine del relax è la prospettiva delle spese autunnali . Il 30,9% dei cittadini indica il tema economico come prioritario ricordando anche che in autunno scadono spesso importanti tributi locali e statali, come la Tari o il saldo delle imposte sui redditi.
Senza dimenticare che anche le bollette energetiche e la manutenzione della casa e dei mezzi di trasporto possono essere spese piccole o grandi comunque da affrontare, dopo essere state rimandate durante l’estate. I più giovani si dimostrano in larga maggioranza più ansiosi rispetto al lavoro e alla loro possibile carriera (50,9%), mentre gli over 45 anni rimangono focalizzati sulle spese.
La cosiddetta “sindrome da rientro” colpisce una buona parte della popolazione, con sintomi come stanchezza, insonnia, irritabilità e difficoltà di concentrazione, segnalati tra le preoccupazioni dal 17% dei cittadini intervistati tra cui 1 giovane su 4 (24,6%). Tuttavia, per gli italiani questo stress è amplificato da una realtà economica spesso incerta e complessa.
L’autunno, infatti, è tradizionalmente il periodo in cui si concentrano molte uscite economiche, sia fisse sia straordinarie. Tra le voci più pesanti emergono le spese scolastiche (84,2%).
L’acquisto di libri di testo, materiale scolastico, abbonamenti ai trasporti e, in molti casi, il pagamento di rette scolastiche o iscrizioni ad attività extrascolastiche fa tremare i polsi dei genitori di figli in età scolare. Ancora più preoccupati risultano essere gli over 65 anni (98,4%) che, principalmente da nonni, sentono forte anche il dovere di cercare di aiutare le spese dei nipotini.
Molti italiani, pur cercando di contenere i costi, durante l’estate si sono concessi qualche extra – cene fuori, viaggi, attività ricreative – e a settembre si trovano a fare i conti con carte di credito da saldare e risparmi intaccati. Questo genera un senso di incertezza e frustrazione che rende il rientro ancora più difficile
da affrontare. In questo contesto, sempre più famiglie iniziano a pianificare con maggiore attenzione il proprio bilancio fin da inizio anno.
Tra le preoccupazioni, anche la situazione politica e sociale impensierisce le famiglie (12,2%), soprattutto quelle con un credo politico più vicino al centrosinistra, mentre più sicuri e principalmente inquieti per le spese e il lavoro appaiono i sostenitori dei partiti di governo. Un monitoraggio del web mostra come nella popolazione sta crescendo l’interesse per strumenti di gestione finanziaria, app di controllo spese, promozioni sugli acquisti scolastici, mercati di second-hand e strategie di risparmio energetico.
L’impressione generale è che l’autunno rappresenti un banco di prova importante per la stabilità economica di molte famiglie, specialmente quelle monoreddito o con figli a carico.Il ritorno dalle vacanze estive in Italia si porta dietro un carico emotivo e finanziario non indifferente. A rendere tutto più difficile è la percezione che le difficoltà economiche siano destinate ad aumentare nei mesi successivi.
Alessandra Ghisleri
per “la Stampa”
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
EPPURE MILANO E’ A DUE PASSI DA MONZA, DOVE IERI ERA PRESENTE AL GP, OLTRE AL VICEPREMIER MATTEO SALVINI, IL MINISTRO DELLO SPORT ANDREA ABODI, SMEMORATO DEL PROFONDO LEGAME DELLO STILISTA CON BASKET, CALCIO, TENNIS E SCI … A 54 KM DA MILANO, CERNOBBIO HA OSPITATO NEL WEEKEND GIORGETTI, TAJANI, PICHETTO FRATIN, PIANTEDOSI, CALDERONE E SOPRATTUTTO ADOLFO URSO, MINISTRO DEL MADE IN ITALY, DI CUI ARMANI E’ L’ICONA PIU’ SPLENDENTE … E IGNAZIO LA RUSSA, SECONDA CARICA DELLO STATO, DOMENICA ERA A LA SPEZIA A PARLARE DI ”PATRIOTI”
Un po’ piu’ di rispetto se lo meritava Giorgio Armani da parte del governo. Solo il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini, ha reso omaggio all’italiano più conosciuto al mondo recandosi alla camera ardente dove, tra sabato e domenica, sono sfilate ben 16 mila persone.
Eppure Milano è a due passi da Monza, dove ieri era presente al Gran premio di Formula 1, oltre al vicepremier Matteo Salvini, anche il ministro dello sport Andrea Abodi, smemorato del profondo legame dello stilista con basket, calcio, tennis e sci.
A 54 km da Milano c’è Cernobbio, che ha ospitato nel weekend Giorgetti, Tajani, Pichetto Fratin, Piantedosi, Calderone e soprattutto Adolfo Urso, ministro del Made in Italy, di cui Armani è l’icona piu’ splendente. Senza dimenticare che lo stilista è uno dei pochissimi che non ha venduto il suo brand a gruppi stranieri e ha creato una fondazione per blindare l’azienda da possibili “aggressioni” dall’estero.
E Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, domenica era a La Spezia a parlare di patrioti.
Al di là dei banalissimi post e articoletti (come ha fatto Giorgia Meloni sul “Corriere” per ricordare perché ha scelto un tailleur Armani per salire al Quirinale), un omaggio di persona, Giorgio Armani lo meritava tutto dal governo di centrodestra perché lo stilista sì che è stato un vero “patriota”, avendo sempre preservato l’italianità del suo impero rifiutando le avances di capitali esteri.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
LA FEDERAZIONE AMERICANA DEL TENNIS AVEVA CHIESTO ALLE TELEVISIONI DI NON TRASMETTERE EVENTUALI CONTESTAZIONI … NEW YORK È UNA CITTÀ LIBERAL E NON LO AMA TANTO PIÙ CHE TRUMP STA MINACCIANDO DI MANDARE LA GUARDIA NAZIONALE NELLE STRADE PER RIPORTARE L’ORDINE, E VUOLE IMPICCIARSI DELLE ELEZIONI PER IL NUOVO SINDACO IN PROGRAMMA IL 4 NOVEMBRE, PER OSTACOLARE IL DEMOCRATICO ZOHRAN MAMDANI, CHE HA DEFINITO “UN PERICOLOSO COMUNISTA”
Niente da fare. La Usta, la federazione americana del tennis, aveva chiesto alle
televisioni di non trasmettere le probabili obiezioni della liberal New York alla passerella sportiva del presidente Trump, e loro avevano accettato di ubbidire.
Però, quando alle 2 e 32 minuti del pomeriggio la faccia del capo della Casa Bianca è apparsa sugli schermi dell’Arthur Ashe Stadium, proprio mentre il sergente maggiore Carla Loy cantava l’inno, l’onda dei “buu” del pubblico pagante è diventata inequivocabile, almeno per chi guardava a bordo campo. Non assoluta, non totale, ma forte e chiara.
E tutto sommato ci stava pure, perché Trump frequenta spesso i grandi eventi sportivi in quanto sono un veicolo di pubblicità, non necessariamente per la sua passione che va poco oltre il golf. Perciò, se ti esponi a gioie e dolori della frequentazione del pubblico, poi devi accettare che siano appunto gioie e dolori.
Il presidente è andato a vedere la finale non invitato dagli organizzatori, che preferiscono in genere tenersi fuori dalla politica, ma dalla Rolex. E già questo ha fatto discutere, considerando che la Svizzera è stata una delle nazioni più colpite dai dazi, e magari così spera di recuperare un po’ di punti. Trump aveva un palco agli Open, con la sua compagnia, che ha conservato fino al 2017.
L’amore però era finito nel 2015, quando era venuto a vedere la sfida fra Serena e Venus Williams da candidato alla Casa Bianca contro l’ex senatrice di New York Hillary Clinton, e i fischi erano stati anche più forti di ieri.
Il presidente è arrivato verso l’una e mezza, con le misure di sicurezza che hanno complicato l’ingresso degli spettatori,
obbligando gli organizzatori a ritardare di trenta minuti l’inizio della finale. Si è affacciato sul campo, per prudenza, quando era mezzo vuoto, magari con l’idea di limitare i danni di immagine. Quando però la sua faccia vicino all’inviato speciale Witkoff è ricomparsa sugli schermi, alla fine del primo set stravinto da Alcaraz, le urla di disapprovazione sono diventate assordanti, costringendolo ad un sorrisetto, come per rispondere che non gli avevano fatto nulla.
E quanto gli sarà ribollito il sangue, sentendo invece gli applausi riservati a Bruce Springsteen, suo nemico giurato, quando le telecamere hanno ripreso la faccia felice del cantante. Chissà poi se tutto questo non abbia avuto qualche effetto anche sul cuore dei tifosi, visto che Sinner aveva evitato di commentare la politica, mentre Alcaraz si era detto onorato di avere il presidente in tribuna.
New York è una città liberal e non sorprende che non abbia mai amato questo suo figlio diverso. Però ora Trump sta minacciando di mandare la Guardia Nazionale nelle strade per riportare l’ordine, nonostante la criminalità sia in calo, e vuole impicciarsi delle elezioni per il nuovo sindaco in programma il 4 novembre, per deragliare la candidatura del democratico Zohran Mamdani, che ha definito «un pericoloso comunista».
New York non ama sentirsi dire cosa fare, da nessuno, perciò risponde. Senza paura, senza riverenza, ascoltando solo la propria testa e la propria pancia.
(da repubblica.it )
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
“SI DEVE ESSERE CONSAPEVOLI CHE NESSUNO, MAI, È IL CENTRO DEL MONDO. GIOCHIAMO DI SQUADRA PERCHÉ SI RENDE DI PIÙ. E ANCHE PERCHÉ SIAMO MENO SOLI NEI MOMENTI DIFFICILI”… LE INCREDIBILI RAGAZZE DELLA PALLAVOLO SEMBRAVANO AVER METABOLIZZATO LA LEZIONE DI VELASCO. HANNO CAMMINATO ABBRACCIATE. SONO SEMPRE SEMBRATE UNA COMUNITÀ, NON LA SOMMA DI EGOCENTRISMI
Sappiamo tutti che Julio Velasco è un grande allenatore. Ha vinto tutto, ovunque. Non sempre, perché nessuno vince sempre. Tutti sanno pure che Julio Velasco è un grand’uomo. Lo conosco da tanti anni e ne ho sempre ammirato la capacità di leggere le cose, le persone, di esercitare la leadership con la sapienza di chi conosce la differenza tra guida e dominio, tra autorevolezza e autoritarismo.
Quando ha iniziato ad allenare la Nazionale di pallavolo femminile quella comunità di campionesse e di ragazze intelligenti era finita in un gorgo di problemi e di conflitti. A guardarle in questi Mondiali — robuste, allegre e sicure —, mi è sembrato di vedere la «forza tranquilla» di Julio.
Lui è un uomo che ha conosciuto la sofferenza del suo Pese, l’Argentina, nel tempo in cui tanti ragazzi che non obbedivano al regime militare furono fatti sparire. Tra loro c’era suo fratello, che fu preso, torturato e tenuto in carcere per quaranta giorni.
C’è il segno anche di quella paura, di quel dolore, nella forte coscienza civile di Julio Velasco e la si ritrova, a ben guardare, anche nel suo modo di concepire lo sport e di allenare una squadra di giovani.
Tutti talenti, ma bisogna farli diventare una comunità. Devi rafforzarli nella coscienza delle loro capacità, ma farli sentire un gruppo coeso. Una volta mi disse: «Noi abbiamo sempre bisogno di avere autostima forte. Se hai troppi dubbi, i giocatori se ne accorgono. Anche i grandi campioni devono avere autostima, devono sopportare le pressioni.
Ma la differenza decisiva sta tra l’avere una grande autostima ed essere egocentrici. Uno può avere una grande autostima e capire però che ci sono anche altri bravi, forse più bravi di te. Si deve essere consapevoli che nessuno, mai, è il centro del mondo… Giochiamo di squadra perché è più efficiente, perché si rende di più. Anche perché siamo meno soli nei momenti difficili».
Le incredibili ragazze della pallavolo, hanno vinto loro facendo innamorare l’Italia, sembravano aver metabolizzato la lezione di Velasco. Cadevano, si rialzavano, combattevano, ma sono sempre sembrate una comunità, non la somma di egocentrismi.
Sono state decise, e allegre, come il loro allenatore. Che appare spesso malinconico come un tango della sua terra, quella danza che sarà pure «un pensiero triste che si balla». Ma preferisco la definizione di un grande maestro di quel ballo, Carlos Gavito: «Il tango è saper camminare abbracciati».
Così hanno fatto le ragazze, guidate da Julio Velasco, maestro di sapienza civile e sportiva.
(da corriere.it)
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
L’ATTORE, CHE HA RECITATO NEL CELEBRE “SALVATE IL SOLDATO RYAN”, DOVEVA RICEVERE UN PREMIO PER IL SUO IMPEGNO A SOSTEGNO DEI VETERANI
Anche Tom Hanks è caduto vittima delle vendette di Donald Trump e della crociata
contro la cultura woke del capo del Pentagono Hegseth. L’Accademia militare di West Point ha cancellato la cerimonia in programma il 25 settembre, in cui l’attore protagonista di “Saving Private Ryan”, impegnato attivista a favore dei veterani, avrebbe dovuto ricevere il prestigioso Sylvanus Thayer Award, riservato a cittadini che non hanno frequentato la scuola per gli allievi ufficiali, ma si sono comunque distinti nell’applicazione dei suoi ideali “Duty, Honor, Country”, ossia dovere, onore, patria.
Secondo quanto ha rivelato il Washington Post, l’associazione degli ex studenti dell’Accademia Militare degli Stati Uniti di West Point ha annullato la cerimonia di “citando il desiderio che l’accademia militare si concentri sulla preparazione dei futuri ufficiali alla guerra, dopo diverse controversie politiche che hanno coinvolto l’amministrazione Trump e hanno scosso l’istituzione quest’anno”.
Il colonnello in pensione dell’esercito Mark Bieger, presidente e amministratore delegato della West Point Association of Graduates, ha reso nota la decisione in un’e-mail al corpo
docente diffusa venerdì. Una copia del messaggio di Bieger è stata esaminata e verificata dal Washington Post.
Quindi il giornale ha aggiunto: “Bieger ha scritto che l’associazione degli ex studenti, in coordinamento con l’accademia, non terrà la cerimonia di consegna del premio Thayer come originariamente previsto e si è scusata per l’annullamento. L’email non specifica se il premio di Hanks sia stato revocato o se verrà assegnato in un altro formato”.
La scelta, secondo il Post, è stata spiegata così: “Questa decisione consente all’Accademia di continuare a concentrarsi sulla sua missione principale: preparare i cadetti a guidare, combattere e vincere come ufficiali nella forza più letale del mondo, l’esercito degli Stati Uniti”, ha scritto Bieger, che ha ricevuto una Silver Star per il valore in combattimento in Iraq.
La verità è che Hanks ha commesso il peccato mortale di appoggiare la campagna presidenziale di Joe Biden, e questo agli occhi dell’amministrazione Trump è imperdonabile. Qualunque cosa di buono abbia fatto per i militari, i veterani o l’America, sparisce, e così si annulla anche qualsiasi ragione per premiarlo.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
IL PRIMO MINISTRO HA RICHIESTO LA FIDUCIA DEL PARLAMENTO DOPO AVER PRESENTATO UNA FINANZIARIA LACRIME E SANGUE CHE TAGLIA 44 MILIARDI DI SPESA PUBBLICA… NEL SUO INTERVENTO, BAYROU ELENCA I PROBLEMI DELLA FRANCIA: “LA NOSTRA NAZIONE È UNA CATTEDRALE DA RICOSTRUIRE, MA NON ABBIAMO UN BILANCIO IN PAREGGIO DA 51 ANNI, SPENDIAMO MA I SOLDI NON TORNANO MAI INDIETRO”
Il primo ministro francese, François Bayrou, ha preso la parola davanti all’Assemblée Nationale prima dell’atteso voto sulla fiducia che potrebbe segnare la fine del suo governo. Con il sottofondo di un forte brusio e con una marcata raucedine, Bayrou ha esordito: “Ho voluto io questa prova. Il rischio più grande sarebbe stato non correre rischi”. Il premier francese ha poi aggiunto: “Avete il potere di rovesciare il governo ma non di cancellare la realtà”
“Sono stato io a volere questo appuntamento e alcuni di voi, la maggior parte, probabilmente i più saggi, hanno pensato che fosse irragionevole, che fosse un rischio troppo grande – ha detto Bayrou – Ora, io penso esattamente il contrario”.
Il voto, previsto a porte chiuse, si svolgerà nel pomeriggio e i risultati non saranno resi noti prima delle 19. L’esito, salvo colpi di scena, sembra scontato: con l’opposizione unita nel voto contrario, Bayrou si appresta a diventare il primo premier della Quinta Repubblica a cadere dopo aver richiesto la fiducia del Parlamento.
Bayrou ha poi passato in rassegna quelli che ha definito i problemi della Francia: il calo di produzione del paese “fin dal 2000”, la formazione dei giovani e una scuola che non garantisce “l’eguaglianza delle possibilità” per tutti, una crisi degli alloggi, l’emergenza climatica, di sicurezza, di migrazioni e di integrazione, di squilibri fra grandi città e “deserti rurali” e una questione legata alla vita nei Territori francesi d’Oltremare.
“La Francia – ha detto Bayrou – è una magnifica cattedrale da ricostruire. Tutte queste questioni sono oggi condizionate alla capacità di controllare le nostre spese e a una questione fondamentale ovvero il problema del controllo del nostro eccessivo indebitamento.
“Il Paese non ha un bilancio in pareggio da 51 anni, spendiamo ma non torniamo mai indietro. È diventato un riflesso e, peggio ancora, una dipendenza”, ha detto il premier francese. E la riduzione del debito è una “questione di urgenza vitale” per la Francia.
Secondo Bayrou, con il suo piano in quattro anni, “il nostro debito non aumenterà più. E se il debito non aumenta più, allora il lavoro dei francesi, la loro inventiva, la loro creatività, la loro fiducia ritrovata rimetteranno il paese in marcia”.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
OGGI IL VOTO DALLL’ESITO SCONTATO E MACRON CERCA GIA’ UN ALTRO PREMIER… IL MOVIMENTO BLOQUON TOUT SI PREPARA ALLA PROTESTA DEL 10 SETTEMBRE
L’ora X è arrivata. Oggi, lunedì 8 settembre, François Bayrou salirà sul podio
dell’Assemblea Nazionale per affrontare un voto di fiducia. Sarà il primo capo di governo della Quinta
Repubblica a doverlo fare, spiega oggi l’agenzia France Press, proprio mentre tutti gli occhi sono di nuovo puntati su Emmanuel Macron. Le president cerca il suo terzo primo ministro dal voto per l’Assemblea Nazionale dopo il suo scioglimento. Intanto, a quarantott’ore dalla protesta che promette di paralizzare la Francia per un giorno, il movimento «Bloquons tout» sta monopolizzando il dibattito pubblico. E in Francia c’è chi dice chiaramente che il problema è proprio Macron. E che solo con un cambio all’Eliseo il paese ritroverà la sua stabilità politica.
Il voto di fiducia per Bayrou
L’appuntamento è per le 15 a Parigi. E il verdetto è annunciato, a meno di grandi sorprese nel voto previsto per stasera. Di fronte ai veti incrociati a sinistra e a destra, Bayrou sa che la fine del suo mandato è imminente. Tanto da aver già salutato i suoi ministri in un «momento conviviale» a Matignon. Il primo ministro lavora da diversi giorni al suo discorso. Nel quale punterà sul sovraindebitamento, che ai suoi occhi rende necessaria una manovra da 44 miliardi di euro per il 2026. Una manovra molto rischiosa e un suicidio politico, secondo l’ex presidente Sarcozy. Il suo mandato è segnato anche dal tentativo di riformare le pensioni e dall’affaire Bétharram. Le trattative per la sostituzione sono già in pieno svolgimento. Mentre all’orizzonte si stagliano anche le proteste sindacali annunciate per il 18 settembre e il giudizio sul debito in arrivo da Fitch.
(da agenzie)
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Settembre 8th, 2025 Riccardo Fucile
LA TANTO CRITICATA ELLY RIESCE A PRESENTARE IL CAMPO LARGO OVUNQUE, LA PREMIER NON RIESCE ANCORA A COMPORRE LE LITI INTERNE PER LE CANDIDATURE
Paradossi della leadership. Elly Schlein, la presunta Cenerentola ostracizzata dai suoi nemici interni, bullizzata dagli alleati M5S, intortata dalle manovre dei vecchi cacicchi Pd, festeggia il primo weekend di settembre con una lista di candidati presidenti alle Regionali completa e competitiva, che recupera praticamente ogni scheggia del suo mondo compresa la gran parte del vecchio Terzo Polo, oltreché il movimento di Giuseppe Conte.
Giorgia Meloni, sovrana dei sondaggi e padrona indiscussa della maggioranza di centrodestra, è ancora in stand by in ogni territorio, esclusa la Calabria dove Roberto Occhiuto ha fatto tutto da solo (dimissioni e ricandidatura).
Sembra strano, non lo è. A sinistra quindici anni di liti interne, scissioni e contro-scissioni hanno esaurito le energie di ogni singolo contendente: stare insieme è la sola formula non ancora
sperimentata dopo aver dispiegato ogni diverso schema di competizione elettorale. Per di più, la debolezza percepita (probabilmente a torto) della leader del Pd ha reso più facili le intese. Quando sarà il caso o ce ne sarà la necessità, si dicono i molti aspiranti al trono di futuro candidato premier, sarà facile tagliarle la strada e sorpassarla, appropriandosi dell’eredità della sua stagione: un campo largo che nessun altro dei signori sul palcoscenico progressista – non uno del Pd, non Giuseppe Conte, e figuriamoci Matteo Renzi – avrebbe potuto costruire.
A destra la percezione è opposta, Meloni appare come una leader per sempre, il suo bis per la premiership è scontato, farla fuori impossibile. La stessa unità del centrodestra risulta indiscutibile, sono trent’anni che funziona allo stesso modo salvo rare eccezioni, e tutta questa stabilità, prevedibilità, immobilità, consente un solo modulo di gioco: la lotta nella gabbia per spostare o conservare i frammenti di potere ancora contendibili. Da quella parte, insomma, il rebus risulta l’esatto contrario di quello che si è dovuto sciogliere a sinistra. Nella maggioranza di governo c’è e ci sarà di sicuro un accordo. C’è e ci saranno senz’altro candidati comuni. Ma questa cosa così sicura rende incandescente il conflitto su nomi e cognomi e forse la decisione resterà in sospeso fino al 28 settembre, quando i risultati delle Marche decideranno se FdI conserva il suo governatore o se dovrà cercare compensazioni altrove. Così in queste elezioni la principale sfida delle due leader sarà quella di superare il paradosso che le riguarda.
Schlein dovrà dimostrare, con i risultati, di non essere solo l’artefice occasionale di una formula fragile, fondata su un compromesso di necessità, ma la federatrice capace di conservare alla sinistra le sue ultime roccheforti e potenzialmente di estenderle. Meloni, che certo non ha bisogno di rafforzare la sua immagine di comando, dovrà superare la prova della mediazione con alleati insoddisfatti e riottosi che cercano una rivincita personale dopo essere stati messi ai margini del racconto politico nazionale. E dovranno farlo, tutte e due, in uno schema completamente diverso dal recente passato: due poli che si confrontano alla pari, senza poter contare sull’azione di disturbo di terze forze che sfilano voti da una parte o dall’altra. Sarà complicato, sarà interessante, ci dirà dove andrà la politica italiana nei prossimi anni.
(da lastampa.it)
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