Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
BASTA RACCONTARE BALLE SUGLI “AIUTI DELL’ITALIA AI PALESTINESI” CHE NON VENGONO IN REALTA’ CONSEGNATI AI PALESTINESI… TAJANI PERCHE’ NON DICE CHE FINE HANNO FATTO LE 40 TONN SEQUESTRATE DA ISRAELE ALLA FLOTILLA AD ASDOOD? SE LE SONO FOTTUTE?
Alla Camera dei Deputati, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha presentato questa mattina
l’informativa urgente del governo su quello che viene definito Piano di pace per la Striscia di Gaza.
L’Italia, ha spiegato Tajani, ha lavorato “con pazienza e concretezza”, mantenendo aperti i canali con Israele e l’Autorità Palestinese, senza cedere “al clamore e ai proclami”.
Nel frattempo, però, oltre 300 tonnellate di aiuti umanitari restano bloccate al porto di Genova da settimane: pacchi alimentari completi, imballati da mesi da Music for Peace, organizzazione umanitaria genovese presente a Gaza dal 2009, che negli anni ha inviato nella Striscia oltre novecento tonnellate di cibo, duecentocinquanta di medicinali, ambulanze, materiali sanitari. La raccolta iniziata mesi fa a Genova proprio su appello di Music for Peace e anche del Calp, il collettivo autonomo dei lavoratori portuali, aveva l’obiettivo iniziale di raccogliere 40 tonnellate di beni di prima necessità, poi ampliata grazie alla risposta solidale di centinaia di persone.
Ora però tutto è fermo. I container non partono. E da settimane, alle domande più semplici, non arriva risposta. Questi aiuti, destinati a una popolazione disperata, restano bloccati per motivi burocratici che appaiono davvero surreali: è stata chiesta infatti la rimozione di biscotti, miele e marmellata “per non fornire troppa energia a donne e bambini”, secondo direttive israeliane confermate poi da interlocutori locali e documenti ufficiali mostrati anche in una recente conferenza stampa al Senato.
Di tutto questo nel discorso di Tajani alle Camere non c’è però
alcuna traccia. E mentre il ministro degli Esteri parla del rafforzamento del piano “Food for Gaza”, iniziativa governativa che prevede l’erogazione di fondi e l’organizzazione di corridoi umanitari per l’ingresso di beni di prima necessità nella Striscia, Music for Peace prende le distanze: quella iniziativa “non ha nulla a che vedere con la nostra”, commenta a Fanpage.it.
“È gravissimo che una questione così rilevante venga ignorata o liquidata con risposte vaghe. Parliamo di 300 tonnellate di aiuti ferme al porto di Genova, destinate a Gaza. Nonostante interrogazioni e richieste formali, la risposta che riceviamo è sempre la stessa: un generico richiamo al progetto Food for Gaza, che però non ha nulla a che vedere con la nostra iniziativa. La domanda è semplice: questi aiuti possono partire o no?”.
L’organizzazione aggiunge con fermezza che non accetterà compromessi: “I pacchi devono partire così come sono, senza tagli o modifiche, e la consegna deve avvenire con almeno due nostri rappresentanti presenti a Gaza, per garantire che tutto venga consegnato e documentato, come previsto dal diritto internazionale umanitario. I destinatari devono essere i nostri partner locali di fiducia, oppure enti come Caritas o la Chiesa locale, tramite il Patriarcato di Gerusalemme, sotto la supervisione del nostro direttore operativo, per assicurare trasparenza e rendicontazione”.
Considerando che le restrizioni sono imposte da Israele a tutte le organizzazioni che inviano aiuti, resta da chiarire poi se anche il piano “Food for Gaza”, che Tajani dice essere in partenza, sia soggetto alle stesse direttive che prevedono la rimozione di prodotti fondamentali come biscotti, miele e marmellata.
Insomma, la distanza tra la retorica ufficiale e ciò che accade sul campo rischia di trasformarsi in una frattura netta tra parole e fatti; senza trasparenza e risposte concrete, l’Italia potrebbe apparire più interessata all’immagine che al sostegno reale alla popolazione palestinese, lasciando dietro di sé un grande vuoto di promesse non mantenute.
(da Fanpage)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
PERCOSSE, INSULTI SESSISTI E PRIVAZIONE DI ACQUA E CIBO: L’ATTIVISTA ACCUSA IL SILENZIO DEL GOVERNO SVEDESE
Cinque giorni di prigionia in Israele, tra violenze fisiche, umiliazioni psicologiche e indifferenza diplomatica. È il racconto che Greta Thunberg e altri attivisti della Global Sumud Flotilla hanno affidato al quotidiano svedese Aftonbladet, denunciando i maltrattamenti subiti dallo stato ebraico dopo l’arresto avvenuto al largo delle coste palestinesi.
La flottiglia – composta da 42 imbarcazioni e circa 500 civili provenienti da diversi Paesi – stava tentando di portare aiuti umanitari a Gaza e rompere l’assedio della Striscia, ma è stata intercettata esattamente due settimane fa dalla marina israeliana: i militari, come si ricorderà, hanno fatto irruzione con armi automatiche, costringendo gli attivisti a sedersi a terra sotto la minaccia dei mitragliatori. “Ci hanno picchiati, insultati e minacciati di gasarci nelle gabbie”, ha raccontato Thunberg. “Se trattano così una persona bianca con un passaporto svedese davanti alle telecamere, immaginate cosa fanno ai palestinesi
lontano dagli occhi del mondo”.
Percosse e insulti: “Sei una piccola put****”
Dopo essere stato intercettato il gruppo è stato condotto nel porto di Ashdod. Greta Thunberg ha riferito al giornale svedese di essere stata trascinata a terra, gettata sul pavimento e coperta con una bandiera israeliana; tale testimonianza coincide con quella fornita da numerosi altri attivisti, incluso il giornalista di Fanpage.it Saverio Tommasi. Le violenze, secondo la ricostruzione di Greta e quella di altri membri della flottiglia, sarebbero proseguite per ore in un’area recintata: pestaggi, calci, e insulti sessisti in svedese appositamente appresi dai soldati per deriderla. “Mi hanno chiamata ‘piccola put****’. Ogni volta che sollevavo la testa, venivo colpita”, ha detto l’attivista. “Alla fine mi hanno legato le mani e hanno iniziato a scattarsi selfie con me”.
La detenzione e minacce in cella
La giovane è stata poi trasferita in carcere, dove ha riferito di aver subito ulteriori umiliazioni: perquisizioni forzate, isolamento in celle sporche e piene di insetti, privazione di acqua potabile e cibo. Gli agenti, racconta, le avrebbero negato cure mediche e ridicolizzato chi chiedeva medicine o acqua. “Eravamo costretti a bere dal lavandino del bagno, da cui usciva acqua marrone. I guardiani ridevano e buttavano via le bottiglie d’acqua davanti a noi”, ha detto.
In un’occasione, circa sessanta prigionieri sarebbero stati rinchiusi in una gabbia all’aperto sotto il sole cocente. Quando
alcuni sono svenuti, i soldati avrebbero minacciato di “gasarli”.
Il silenzio della diplomazia svedese
Secondo Aftonbladet, il comportamento del personale dell’ambasciata svedese a Tel Aviv ha suscitato indignazione tra i detenuti. Nonostante le richieste di aiuto, i diplomatici si sarebbero limitati ad “ascoltare” senza intervenire, né fornire acqua o sostegno legale effettivo. Il padre di Greta, Svante Thunberg, ha scritto al Ministero degli Esteri accusandolo di aver minimizzato i fatti.
(da Fanpage)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA FARSA PRECEDUTA DA UNA PROCESSIONE DELL’EX AGENTE DEL KGB KIRILL TRAVESTITO DA PRETE, DELEGAZIONI DA TUTTO IL MONDO, ITALIA COMPRESA
A metà settembre, mentre la propaganda del Cremlino continua a giustificare l’invasione
dell’Ucraina come una lotta contro i nazisti, nel cuore di San Pietroburgo si è riunito un vero e proprio congresso internazionale di movimenti di estrema destra sovranista, tra i quali anche neonazisti e neofascisti, presieduto dall’ideologo Alexander Dugin.
L’incontro, preceduto da una processione religiosa guidata dal Patriarca Kirill e ospitato nella sede del Parlamento cittadino, ha visto la partecipazione di figure di spicco dell’estrema destra russa e di delegazioni provenienti da Europa, America Latina e Africa.
L’incontro si è tenuto il 12 settembre 2025, al Mariinsky Palace di San Pietroburgo (sede dell’Assemblea legislativa locale), con la conferenza inaugurale della cosiddetta “Lega sovranista internazionale dei Paladini” (International Sovereigntist League «Paladins»), un nuovo network che riunisce gruppi dichiaratamente fascisti e ultranazionalisti. A sostenere l’evento troviamo un oligarca russo ortodosso, Konstantin Malofeev, figura vicina al Cremlino, noto per i suoi legami con Dugin e per aver finanziato milizie separatiste filorusse in Donbass già dal 2014. A rappresentare il partito Russia Unita di Putin c’erano il deputato Konstantin Chebykin e il presidente dell’Assemblea Legislativa Alexander Belsky, il quale ha tenuto il discorso di apertura dell’evento
Prima dell’evento, i delegati avevano partecipato a una processione religiosa in onore del trasferimento delle reliquie di Aleksandr Nevskij, guidata dal Patriarca Kirill, simbolo della stretta alleanza tra la Chiesa ortodossa russa e il potere politico di Vladimir Putin.
Alla marcia hanno preso parte anche militari e membri del movimento anti-migranti pro-Cremlino “Russkaya Obshchina” (Comunità Russa). Durante l’incontro, si è tenuta una cerimonia religiosa e un minuto di silenzio per il giovane leader dei tradizionalisti americani Charlie Kirk.
I gruppi neonazisti che hanno partecipato all’incontro
Secondo i resoconti forniti da iStories e Meduza, a San Pietroburgo sono arrivate delegazioni di almeno venti organizzazioni neofasciste provenienti da diversi continenti.
Tra queste figurava la Falange Española de las JONS, movimento che ancora oggi celebra la “Divisione Azzurra”, i volontari franchisti che combatterono al fianco della Wehrmacht durante l’assedio di Leningrado.
Presenti anche i membri di Democracia Nacional, partito spagnolo fondato nel 1995 da ex esponenti del gruppo neonazista CEDADE, e del movimento francese Les Nationalistes, nato nel 1983 da ex militanti del National Front (FN) e da ex ufficiali delle SS.
Tra i presenti troviamo l’organizzazione messicana UNR (Unión, Nación, Revolución), legata al partito neonazista tedesco Der III. Weg, e del gruppo giovanile ungherese Sixty-Four
Counties, che rivendica la revisione dei confini fissati dal Trattato di Trianon del 1920.
I sovranisti italiani
All’incontro hanno partecipato inoltre delegazioni provenienti da Serbia, Grecia, Germania, Belgio, Regno Unito, Sudafrica, Brasile e Argentina, insieme alla russa Federazione del doppio aquila, associazione per gli sport tradizionali vicina agli ambienti monarchici e ultranazionalisti. C’era anche una delegazione italiana.
All’interno del canale Telegram ISL «Paladins» è presente un post dove vengono citati i “fratelli” italiani, ossia i sovranisti La Rete dei Patrioti.
La presenza del gruppo sovranista viene ulteriormente confermata nel canale loro canale Telegram:
“Definirlo un successo sarebbe riduttivo: oltre 50 ospiti stranieri, rappresentanti di 15 organizzazioni provenienti da 3 continenti, si sono riuniti nella capitale imperiale della Russia – San Pietroburgo. Ciò che ha spinto gli ospiti da 12 nazioni a intraprendere il viaggio sono stati i valori cristiani che ci uniscono, il nemico comune che affrontiamo e la necessità di sovranità per tutte le nazioni. Insieme, abbiamo partecipato alla Processione della Croce di Alessandro Nevskij nel cuore di San Pietroburgo, seguita da una conferenza con la partecipazione di K. Malofeev e del Prof. A. Dugin. L’evento si è concluso con una dichiarazione congiunta sostenuta da tutti i delegati.La League of Paladins è nata. La lotta è iniziata!”
(da Fanpage)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
L’IRA DELLE OPPOSIZIONI CONTRO POVERACCI INTEGRALISTI FUORI DAL MONDO…. UN ASSIST ALLA TRASMISSIONE DELLE MALATTIE SESSUALI, ALLE GRAVIDANZE PRECOCI E AL MANCATO CONTRASTO ALLE VIOLENZE SESSUALI
La Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento al Ddl valditara sul
consenso informato, a prima firma della deputata leghista Giorgia Latini, che estende il divieto di affrontare tematiche sessuali anche alle scuole medie. In precedenza, il testo limitava il divieto alla scuola dell’infanzia e alla primaria.
Per gli studenti delle superiori, invece, l’insegnamento di questi argomenti sarà possibile solo previo consenso informato delle famiglie, che dovranno conoscere i temi, il materiale didattico e le competenze dei relatori.
La misura ha scatenato le proteste delle opposizioni, che parlano di un attacco alla libertà di insegnamento e di un grave passo indietro.
Il Pd: «Fatto gravissimo»
«È un fatto gravissimo», denunciano i membri del Pd in commissione Istruzione, Mauro Berruto, Sara Ferrari, Giovanna Iacono, Irene Manzi e Matteo Orfini. «Da decenni moltissime scuole italiane offrono importantissimi progetti di educazione alla sessualità, ai giovani entro i 14 anni, rispetto alle malattie sessualmente trasmissibili, alla prevenzione delle gravidanze precoci, al contrasto alla violenza sessuale», spiegano.
«Se oggi si introduce il divieto di queste informazioni, spesso gestite dalle aziende sanitarie e senza sostituirle con altra offerta formativa, si compie un atto gravissimo nei confronti delle giovani generazioni e del loro diritto ad ottenere informazioni corrette dai professionisti della sanità pubblica anziché dai social e dalla realtà digitale», aggiungono.
Interviene anche Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale del Pd: «Mentre l’Europa va avanti, l’Italia torna nel Medioevo», chiosa.
La stretta alla luce dei femminicidi
La discussione arriva nello stesso giorno in cui si è consumato un grave femminicidio, con la 29enne Pamela Genini uccisa a coltellate dal compagno. «Proprio oggi che si è consumato l’ennesimo femminicidio questa maggioranza si dimostra incapace di promuovere la prevenzione e il cambiamento nelle relazioni, la consapevolezza dei più giovani», afferma la senatrice Cecilia d’Elia, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione e Cultura. «Potremmo dunque dire che questa destra usa parole di circostanza nei momenti drammatici per poi agire con un approccio sessuofobico che impedisce agli studenti una parte essenziale della propria formazione», aggiunge.
La stretta arriva in un momento in cui il tema dell’educazione sessuale a scuola è più simbolico che reale. Nonostante le polemiche, i percorsi formativi in materia sono quasi del tutto assenti nel nostro sistema scolastico. Un piccolo spiraglio era rappresentato dall’approvazione dell’emendamento di +Europa, che stanziava 500mila euro per avviare programmi di educazione affettivo-sessuale nelle scuole secondarie. L’emendamento, approvato dal Parlamento e inserito nella legge di bilancio, è stato però dirottato dal governo verso un altro scopo: l’educazione alla fertilità, destinata agli insegnanti.
«Nella legge di bilancio 2024 fu approvato un mio emendamento, anche con i voti della maggioranza, che prevedeva fondi per l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole. Pochi giorni dopo, per volontà di un governo sotto la pressione dei provita, quei fondi sono stati riassegnati a corsi per insegnanti sulla fertilità maschile e femminile. Oggi, mentre piangiamo l’ennesimo drammatico femminicidio con l’uccisione di Pamela Genini a Milano, la maggioranza ha di fatto cancellato qualsiasi forma di educazione sessuoaffettiva nelle scuole», dichiara il segretario di Più Europa Riccardo Magi. «È l’ennesima dimostrazione che governo e maggioranza non intendono affrontare seriamente questo tema, ignorando la prevenzione che dovrebbe partire proprio dall’educazione nelle scuole».
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2025 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA PERMETTEREBBE DI RINNOVARE LE FORZE IN UCRAINA SENZA INDIRE UN’ALTRA MOBILITAZIONE, IMPOPOLARE. È ANCHE IL SEGNALE CHE PER “MAD VLAD” IL CONFLITTO È ANCORA LUNGO
La Russia si prepara a un lungo conflitto in Ucraina, da un lato stringendo le maglie della
repressione verso i dissidenti in patria e all’estero, dall’altro mettendo a punto sempre più strumenti per mobilitare nuove leve da dispiegare in Ucraina.
Come il disegno di legge presentato dal ministero della Difesa che, una volta approvato, permetterebbe di richiamare i riservisti anche in tempo di pace, vale a dire sin da subito visto che la Russia chiama il conflitto in Ucraina “Operazione militare speciale”.
«Siamo impegnati in operazioni di combattimento reali e su larga scala in Ucraina, ma ufficialmente la guerra non è stata dichiarata», ha ammesso il vicepresidente della Commissione Difesa della Duma Aleksej Zhuravliov.
Finora i riservisti, quasi due milioni secondo alcune stime, potevano essere richiamati soltanto in tempo di guerra, mobilitazione o legge marziale. Grazie all’emendamento, invece, potrebbero essere dispiegati in missioni in patria o all’estero, ma per non più di due mesi consecutivi.
Stando al capo della Commissione Difesa della Duma, Andrej Kartapolov, nulla vieterebbe di schierarli a Sumy o Kharkiv. Il disegno di legge permetterebbe dunque di rinnovare le forze in Ucraina senza indire un’altra impopolare mobilitazione e senza sborsare le ingenti somme adesso impiegate per invogliare volontari a firmare contratti con l’esercito regolare.
E se mai si rendesse necessaria una nuova mobilitazione, nessuno potrà sfuggire grazie alle cartoline elettroniche, la novità della leva autunnale iniziata il primo ottobre per reclutare 135mila reclute tra i 18 e i 30 anni che però non possono essere
dispiegate all’estero.
Chi non si presenta all’ufficio di reclutamento entro 20 giorni viene ritenuto un disertore e non può lasciare il Paese, ottenere o rinnovare la patente, acquistare o vendere immobili, contrarre prestiti o registrare una piccola impresa.
Di pari passo si muove la macchina repressiva. Ieri il Servizio di Sicurezza Federale Fsb, l’ex Kgb, ha aperto un procedimento penale contro Mikhail Khodorkovskij «e i suoi complici» in esilio, ossia gli oltre 20 membri del Comitato contro la Guerra, tra cui il dissidente Vladimir Kara-Murza, l’ex campione di scacchi Garri Kasparov, l’ex premier Mikhail Kassjanov, la politologa Ekaterina Shulmann e l’imprenditore Boris Zimin.
Agli oppositori rimasti in patria va anche peggio. Nella prima metà dell’anno sono stati aperti 232 processi per tradimento, una media di due al giorno, un record. Un’accusa che porta sempre a un verdetto di colpevolezza e a lunghe pene detentive e che viene ora usata per lo più contro i detenuti politici.
(da agenzie)
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