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UN ALTRO GRANDE SUCCESSO DI GIORGIA MELONI, IL CPR ALBANESE È UN FLOP PAZZESCO: NELLA FORTEZZA DI GJADËR, IN UNO STATO DI SEMIABBANDONO, SONO OCCUPATI SOLO 25 POSTI SU 830

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

IN UN ANNO SONO PASSATE APPENA 220 PERSONE CONTRO LE 3MILA AL MESE PREVISTE. NON C’È PIÙ NEANCHE LA POLIZIA ITALIANA… “E’ UN ENORME SPRECO DI SOLDI. IL 70% DI CHI ARRIVA QUI VIENE RIPORTATO IN ITALIA PER LA NON CONVALIDA DEL TRATTENIMENTO. SOLO UNA QUARANTINA DI PERSONE SONO STATE RIMPATRIATE”

Alle due del pomeriggio fuori dalla fortezza di Gjadër il silenzio è surreale. E anche dentro.
Non un rumore dalle celle semivuote: solo 25 i posti occupati su 830. Ad un anno dall’inizio di quell’operazione Albania che è l’ossessione di Giorgia Meloni, il deserto dei centri per migranti realizzati sull’altra sponda dell’Adriatico fa impressione.
L’hotspot nel porto di Shëngjin, che avrebbe dovuto servire per la prima identificazione dei richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri e soccorsi in mare, è abbandonato. Non c’è neanche più la polizia italiana. A Gjadër, riconvertito in Cpr, in un anno sono passate solo 220 persone, dovevano essere tremila al mese. Alcuni di loro non sanno neanche di essere in Albania.
È l’immagine plastica del fallimento del progetto originario del governo Meloni quella venuta fuori ieri dal blitz a sorpresa di tre parlamentari dell’opposizione. Siamo tornati a Gjadër insieme a Rachele Scarpa e Matteo Orfini del Pd e Riccardo Magi di +Europa per raccontare quello che il governo italiano prova ad occultare negando qualsiasi informazione sull’effettivo numero degli ospiti, sui criteri dei trasferimenti dai Cpr italiani, su percentuali e modalità dei rimpatri.
I pochi ospiti sono per lo più imbambolati, alcuni in stato
catatonico, tenuti “sotto controllo” a forza di psicofarmaci come accade in tutti i Cpr italiani. Ci sono più guardie e addetti di vario genere che detenuti.
Settantacinque “eventi critici” in un anno, 30 solo negli ultimi tre mesi: lamette e batterie ingerite, un tentativo di autostrangolamento, uno sciopero della fame.
«Abbiamo trovato un lungo catalogo di sofferenze inutili», dice Rachele Scarpa. «E la conferma di un enorme spreco di soldi. Il 70 per cento di chi arriva qui viene riportato in Italia per la non convalida del trattenimento, una trentina di persone sono tornate indietro per la loro condizione vulnerabile. Alla fine i rimpatriati saranno stati una quarantina».
Si va per ipotesi, perché neanche ai parlamentari vengono dati i numeri esatti. «È davvero inopportuno che il Viminale mantenga questa cortina di silenzio su quello che avviene qui dentro», dice Matteo Orfini. «E comunque, davvero, tutto questo poteva serenamente essere fatto dall’Italia».
(da agenzie)

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SI METTE SEMPRE PEGGIO PER GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS GIÀ ACCUSATO DI CORRUZIONE E PECULATO: ALL’ESPONENTE DI FRATELLI D’ITALIA VENGONO CONTESTATI ANCHE I REATI DI TRUFFA E FALSO IDEOLOGICO

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

PER I PM “HA ATTESTATO FALSAMENTE GIORNI E ORARI DI INIZIO E FINE DELLE MISSIONI CHE NON CORRISPONDONO A QUELLE REALI E L’EFFETTUAZIONE DI SPESE NON SOSTENUTE, INDUCENDO L’AMMINISTRAZIONE A EROGARE IN FAVORE DEL SUO AUTISTA INDEBITI RIMBORSI E SOMME”

Alle accuse di corruzione e peculato si aggiungono anche quelle di truffa e falso ideologico per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno. Nel nuovo avviso
conclusione indagini, che sostituisce quello di fine luglio notificato all’esponente di Fratelli d’Italia, aumentano gli episodi di peculato e gli vengono contestati 24 episodi di truffa per aver controfirmato fogli missione e rimborsi spese falsi o gonfiati del suo autista Roberto Marino, indagato per truffa e peculato.
Non c’è, invece, traccia dell’ipotesi di corruzione nella vicenda del Capodanno di Catania, contestata nella prima notifica. Il che fa pensare che per questo episodio la procura stia valutando di chiedere l’archiviazione.
Nel nuovo avviso, notificato giovedì scorso, si allargano i casi che riguardano l’uso improprio dell’Audi A6, utilizzata come un taxi senza alcun titolo da amici e familiari. Ma è soprattutto l’operato di Roberto Marino ad aggravare la posizione di Galvagno. L’autista, per quasi dieci mesi dal febbraio al dicembre dello scorso anno, ha utilizzato la berlina di rappresentanza come se fosse un’auto privata.
Circa 150 viaggi soprattutto da e verso la propria abitazione di Altofonte. Ma non solo: ci sono tragitti verso negozi e centri commerciali, ci sono familiari trasportati a Palermo e in altre località.
Spostamenti che venivano rendicontati da Marino su fogli missione e moduli di rimborso spese controfirmati poi da Galvagno. L’accusa al presidente dell’Ars e all’autista è «di avere attestato falsamente giorni e orari di inizio e fine delle missioni che non corrispondono a quelle reali, e l’effettuazione di spese non sostenute, inducendo l’amministrazione a erogare in favore di Marino indebiti rimborsi e somme».
Si tratta di 50 presunti episodi di falso in atto pubblico a cui devono rispondere i due in concorso. Fra questi ci sono poi ventiquattro casi su cui i pm ravvisano anche il reato di truffa. I finanzieri hanno fatto le pulci sia sulla durata delle missioni, sia sulle «spese dichiarate ma mai sostenute» per un totale di 12.849 euro a titolo di rimborso spese e 6.500 euro per la diaria nei dieci mesi presi in esame.
Contestazioni nuove che si aggiungono alle precedenti: vengono confermate nel nuovo avviso gli utilizzi dell’auto blu per «l’acquisto di un mazzo di fiori» o il «prelievo in albergo della sorella». Oppure per il «trasporto di generi alimentari» o «per la visione di un immobile da prendere in visione».
Ci sono poi i viaggi per la spesa, per andare in farmacia, per le visite mediche o per andare a ritirare kebab e patatine mentre Galvagno era a casa di amici.
L’Audi A6 sarebbe stata utilizzata dalla sorella ma anche da amici e altri politici.
(da La Repubblica)

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LA RICETTA ECONOMICA MELONIANA, A TUTTO PRECARIATO: NEL 2024 IN ITALIA, SU 8,1 MILIONI DI NUOVI CONTRATTI LAVORATIVI, 6,5 MILIONI SONO STATI A TERMINE, PARI ALL’80% DEL TOTALE. MENTRE SONO CALATE LE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO: DA 1,7 MILIONI NEL 2023 A 1,59 MILIONI LO SCORSO ANNO

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

I DATI, FORNITI DAL “RENDICONTO SOCIALE INPS”, SMONTANO LA NARRAZIONE DEL GOVERNO SU UNA CRESCITA OCCUPAZIONALE SOLIDA E STRUTTURATA

Otto assunzioni su dieci sono precarie. È la fotografia del mercato del lavoro italiano nel 2024, scattata dal Rendiconto sociale Inps presentato ieri dal Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto di previdenza presieduto da Roberto Ghiselli. Su 8,1 milioni di nuovi contratti, 6,5 milioni l’anno scorso erano a termine, pari all’80,4% del totale.
Un dato che smonta l’idea di una crescita occupazionale solida e strutturata. Gli avviamenti stabili arretrano: le assunzioni a tempo indeterminato calano da 1,7 milioni nel 2023 a 1,59 milioni nel 2024. Stesso destino per l’apprendistato.
Nel settore privato non agricolo, il 27,5% dei lavoratori è a tempo parziale, in aumento dal 26,3% del 2022 e dal 26,9% del 2023. La differenza di genere è enorme: tra le donne il part-time supera il 45%, tra gli uomini si ferma al 15%. E in molti casi è involontario.
A cambiare è anche la composizione della forza lavoro. Gli stranieri pesano più del 26% delle nuove assunzioni del 2024, a fronte di una presenza tra gli assicurati Inps che non arriva al 12%.
Una componente «imprescindibile» per molti settori e per la
stessa tenuta finanziaria dell’Istituto, sottolinea il Rendiconto.
Il quadro che emerge è chiaro: più occupati (anche se con un ritmo decrescente), ma in lavori a bassa stabilità e bassi contributi. Non a caso le entrate contributive crescono solo del 5,5%, «non proporzionalmente all’aumento degli occupati», avverte il Civ.
(da Repubblica)

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IL PROCURATORE DI NAPOLI, NICOLA GRATTERI: “L’OBIETTIVO FINALE DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE È RENDERE INNOCUO IL PM, METTERLO SOTTO TUTELA E CONTROLLARLO” (E’ CIO’ CHE AVVERRA’ CON LA CREAZIONE DEL DOPPIO CSM)

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

“DOVRÒ CHIEDERE IL PERMESSO PER ANDARE IN TV? VERRÒ LO STESSO, SARÒ UN DISOBBEDIENTE, NON SI POSSONO VIOLARE I PRINCIPI DI LIBERTÀ E DEMOCRAZIA” … “CON QUESTA DEMOLIZIONE DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE POTREMO PROCESSARE E INDAGARE SOLO I LADRI DI POLLI”

La trascrizione integrale delle dichiarazioni di Nicola Gratteri a “Otto e mezzo”
Lilli Gruber: Oggi il Ministro della Giustizia Nordio è tornato ad attaccarvi, ha detto che è schizofrenico parlare di attentato alla Costituzione, che dovete abbandonare i toni aggressivi e che la giustizia non può essere prostituita per ragioni politiche.
Ora, il referendum si terrà tra marzo e aprile, quindi si annuncia una battaglia campale. Siete pronti? Anche perché nei sondaggi il, diciamo, i comitati per il no devono battagliare sul serio, perché siete al 25%.
Nicola Gratteri: Ma io penso che i magistrati non debbano sentirsi in guerra con nessuno. I magistrati hanno il dovere, prima di tutto come cittadini e poi come conoscitori del diritto e delle dinamiche della giustizia, di andare a incontrare la gente, andare negli oratori, dappertutto dove ci sono persone che si incontrano, in centri culturali, in fondazioni, a parlare con la gente, a spiegare in modo semplice cosa vuol dire la separazione delle carriere, perché già di fatto c’è la separazione delle carriere. Abbiamo già detto più volte che se io faccio il pubblico ministero, decido di fare il giudice, devo cambiare regione e lo posso fare una sola volta e lo fanno solo 36 magistrati ogni anno su una pianta organica di quasi 10.000, quindi è un non problema.
È lo 0,2. È un non problema. Si fa questa separazione di carriere
perché l’obiettivo finale è quello di normalizzare il pubblico ministero, renderlo innocuo, docile e formare un perfetto burocrate che non ha il colpo d’ala, che non ha il guizzo per fare l’indagine importante, l’indagine che disturba il manovratore, l’indagine che va oltre i soliti noti.
Lilli Gruber: Il governo e Giorgia Meloni, Gratteri, dicono che loro non vogliono mettere il pubblico ministero al guinzaglio del potere politico […], tanto che però stanno preparando tutta una strategia, pare, l’hai letto anche tu, tutti abbiamo letto, no? Che cosa vuole fare il governo Giorgia Meloni? Non vuole che passi il messaggio che il governo vi vuole punire, voi magistrati, però vogliono preparare dei begli elenchi di guasti della giustizia di cui siete responsabili voi e quindi la gente sarà difficilmente convincibile che state facendo e avete fatto un buon lavoro.
Nicola Gratteri: Intanto dobbiamo dire che i guasti sono iniziati con la riforma Cartabia e poi sono proseguiti con questo governo. Tutte le riforme che sono state fatte fin oggi sono servite e servono e serviranno solo a rallentare la velocizzazione dei processi, a rendere più difficile l’acquisizione della prova e non solo nella fase delle indagini preliminari, ma anche nel corso dell’istruttoria dibattimentale. La narrazione nella campagna referendaria di questa maggioranza sarà quella di dire che il sistema giudiziario non funziona, che per avere una sentenza ci vogliono 7 anni e la colpa è dei magistrati, ma invece noi dobbiamo raccontare che tutte queste riforme normative sono servite e servono a rallentare, a rendere ancora più lunghi i tempi del processo e noi abbiamo visto che adesso questo governo rischia di dover restituire i soldi all’Europa perché la riforma Cartabia ha promesso che entro il 2026 avrebbe battuto l’arretrato del 40% nelle cause civili. Siamo al 20% e siamo già abbastanza avanti, siamo già a ottobre 2025. Pensi che per abbattere questo arretrato, addirittura i “M.O.T.”, cioè quelli che fanno tirocinio a diventare magistrati, li hanno mandati, li manderanno in Corte d’appello per scrivere sentenze civili, quando bisogna essere magistrati di seconda valutazione e bisogna avere almeno 12 anni di anzianità di servizio per andare in appello.
Lilli Gruber: Professore Gratteri, come fate a spiegare una materia così complessa al cittadino comune che dovrà andare, speriamo vadano a votare al referendum, a sempre votare?
Nicola Gratteri: Lo so, ci vuole. Io sabato ero all’ANM, per la prima volta sono entrato in quell’aula a parlare all’ANM e ad ascoltare l’ANM. Proprio questo cercavo di spiegare, è molto difficile, dovete parlare un linguaggio semplice, fare degli esempi e parlare con la gente. È inutile continuare a fare convegni con confronti e chiarimenti con avvocati o professori. Andate a parlare alla gente, spiegate alla gente che se la giustizia non funziona è perché non si è investito in giustizia. La giustizia non funziona perché anziché chiudere i piccoli tribunali, il Ministro Nordio ha aperto il tribunale a Bassano del Grappa e ieri ha detto che non prenderà magistrati da nessuna parte per aprire Bassano del Grappa e allora da dove li prende, visto che i “M.O.T.” non li può mettere tutti? Ci vuole un presidente di tribunale, un procuratore aggiunto…
Lilli Gruber: Una prebenda elettorale, perché aprire poi un tribunale se non hai i magistrati da metterci, soldi spesi male.
Nicola Gratteri: Ma intanto si potrebbero chiudere decine di tribunali, inoltre ci sono 250 magistrati fuori ruolo che invece di scrivere sentenze per velocizzare e dare le risposte alla gente sono nei ministeri o nelle commissioni.
Lilli Gruber: Gratteri, voi ci mettete un po’ a spiegare le vostre ragioni. Per la destra al potere è molto semplice, siete politicizzati e delegittimati da anni, perché, appunto, con Berlusconi e prima di lui Mani Pulite viene da lontano la delegittimazione della magistratura.
Nicola Gratteri: Ma tutti i poteri…
Lilli Gruber: E avrete pure delle colpe, no?
Nicola Gratteri: Sicuramente chi mangia fa molliche, non esiste persona che non abbia commesso errori, ma questa è un’altra cosa.
Lilli Gruber: E dicono che voi dovete pagare finalmente, no? La destra…
Nicola Gratteri: Noi paghiamo, ognuno di noi ha un’assicurazione contro il rischio, come sono assicurati i medici o ingegneri. Non è vero che non paghiamo, c’è responsabilità dei magistrati. Il discorso è che si vuole creare confusione, non si vuole spiegare con calma che la separazione delle carriere non c’entra nulla con i bisogni della giustizia della gente.
L’obiettivo è mettere sotto tutela il pubblico ministero, controllarlo, renderlo docile, prova ne è che si parla di procedimenti disciplinari. Anche il Ministro oggi parlava di
estremismo e magistrati che vanno oltre le righe, ma queste cose che dice, perché poi non è consequenziale, oltre a questi slogan, ha l’ufficio ispettivo, perché non manda gli ispettori?
Lilli Gruber: Non dovevano mandare anche a lei gli ispettori per le lezioni sulla mafia?
Nicola Gratteri: Dopo l’interrogazione dell’on. Pittalis di Forza Italia, il Ministro è stato costretto a rispondere a quell’interrogazione dicendo che non c’era violazione disciplinare da parte mia, però dice poi nella parte finale della risposta che c’è un vulnus, un buco, dobbiamo provvedere:
Lilli Gruber: Quindi l’ispettore non dovrà chiedere il permesso per venire in trasmissione?
Nicola Gratteri: Ma io verrò lo stesso, sarò un disobbediente. Io penso che non si possono violare i principi fondamentali di libertà e democrazia. Noi abbiamo l’obbligo di spiegare alla gente come stanno le cose. Non possiamo stare zitti davanti a certe narrazioni e bugie che vengono raccontate
Lilli Gruber: Dovete apparire come giudici terzi, equidistanti, ma venite accusati di essere politicizzati.
Nicola Gratteri: Io sarei politicizzato. Sono il prototipo del magistrato politicizzato. Quando c’è un governo di destra, mi dicono di sinistra. Quando c’è un governo di sinistra, mi dicono di destra. Ci sono intercettazioni di colleghi che mi chiamano fascista. Io non sono mai stato votato dai rappresentanti del PD al CSM. Per procuratore di Reggio Calabria non sono stato votato dal PD, per procuratore di Catanzaro non sono stato votato dal Pd, per procuratore nazionale antimafia non sono statovotato dal Pd, per procuratore di Napoli non sono stato votato dal PD.
Lilli Gruber: Lei è un destro, fascistoide?
Nicola Gratteri: Ci sono intercettazioni di colleghi che al telefono dicono che sono fascista. Sono qui a criticare le riforme di Nordio, a spiegare che la riforma sulle intercettazioni telefoniche, la riforma sul sequestro dei telefoni, sono dannose per le indagini. Sono dannose per la giustizia
Lilli Gruber: Quindi dannose per i cittadini…
Nicola Gratteri: Sì. Alla fine la gente non avrà giustizia. Quindi io politicizzato è la storia che dice esattamente il contrario.
Lilli Gruber: I politici vogliono l’impunità?
Nicola Gratteri: Io ho pensato: quando hanno abolito l’abuso d’ufficio e poi erano in atto questi progetti di riforme normative, io ho detto sa che c’è, ma facciamo prima: abolite anche la corruzione e concussione, e lasciateci la parte del codice procedurale per poter fare almeno le altre indagini, almeno seguire gli altri reati, perché qui si sta gettando l’acqua sporca con il bambino pur di non arrivare ai colletti bianchi.
Lilli Gruber: Quindi alla corruzione che c’è nella pubblica amministrazione.
Nicola Gratteri: Sì, aboliamo i reati di corruzione e di concussione e così è possibile perseguire gli altri reati sennò continuando con questa demolizione del codice di procedura penale arriveremo che potremo processare e fare indagini solo sui ladri di polli.

Lilli Gruber: Nicola Gratteri: Riuscirete a far passare questo messaggio alla maggioranza degli italiani? Il Ministro Nordio vi chiede di abbassare i toni perché siete troppo aggressivi. I toni del governo quali sono?
Nicola Gratteri: Ho visto il Ministro più volte usare espressioni scomposte anche in Parlamento. Io penso che il ministro non dovrebbe pensare a questo, ma alla sostanza delle cose.
Non siamo aggressivi, dobbiamo cercare di spiegare alla gente con linguaggio semplice cosa vuol dire la separazione delle carriere, qual è il rischio, soprattutto spiegare perché non funziona la giustizia, cosa non ha fatto la politica, cosa non hanno fatto i governi degli ultimi vent’anni, perché ad esempio oggi con i soldi del PNRR non sono stati costruiti tre-quattro carceri nuovi adesso, così adesso non parlavamo più di sovraffollamento. I numeri che stanno dando adesso sono la ristrutturazione delle sezioni devastate nel corso delle rivolte, non sono sezioni nuove.
Lilli Gruber: Oggi esce per Mondadori il suo nuovo libro “Cartelli di sangue, le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano”. C’è una grossa crisi in corso da quando c’è Trump alla presidenza americana, che sta bombardano navi accusate di trasportare droga, sono navi colombiane, che navigano davanti al Messico, nel Pacifico….
Nicola Gratteri: Ovviamente non condivido assolutamente la politica di Trump di bombardare i motoscafi, le navi che attraversano il Golfo del Messico per portare, si presume, cocaina
Sicuramente qualcuno a Trump avrà spiegato che solo il 10% della cocaina che arriva negli Stati Uniti arriva dal Golfo del Messico, perché qualcuno gli dovrebbe spiegare che l’Ecuador è stata trasformata dai messicani nella più grande piattaforma per portare la cocaina nel Nord America, quindi Usa e Canada, e in Europa.
La cocaina parte dall’Ecuador ormai, non parte più dalla colombia. È accaduto che negli ultimi due anni la produzione di cocaina è aumentata del 50% perché il Governo colombiano non sta contrastando i cocaleros, non sta mandando più la polizia a distruggere le raffinerie, ma poi a valle, ad esempio al porto di Cartagena, non fa passare uno spillo.
I cartelli colombiani non fanno più partire la cocaina da Cartagena, ma dall’Ecuador, un paese fuori controllo gestito dai messicani, in joint venture con la Tripla Frontera, con la ‘ndrangheta e con la mafia albanese.
Lilli Gruber: Quindi la mafia italiana c’è sempre.
Gratteri Sì, l’80% della cocaina che arriva in Europa passa per mano della ’Ndrangheta.
(da agenzie)

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CROSETTO, FUORI I NOMI! A CHI SI RIFERISCE IL MINISTRO DELLA DIFESA QUANDO DICE CHE “PERSONE ITALIANE INSOSPETTABILI SONO STATE CORROTTE DALLA RUSSIA”

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

IL PD: “SE IL MINISTRO DISPONE DI ELEMENTI CONCRETI, VADA IN PROCURA” – IL CASO DELL’UFFICIALE DELLA MARINA, WALTER BIOT, PAGATO DALL’INTELLIGENCE RUSSA PER CONSEGNARE DOCUMENTI RISERVATI

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, da settimane parla sempre più chiaro. Non ha nascosto le sue preoccupazioni su uno strumento militare con molte vulnerabilità, che lasciato l’Italia scoperta dalle minacce.
Allo stesso tempo non nasconde che l’aggressività russa si sente anche da noi. «Persone italiane insospettabili sono state corrotte dalla Russia», ha raccontato a Bruno Vespa, in uno dei soliti colloqui alla base del libro annuale del giornalista, che si intitolerà Finimondo
«La Russia – ha aggiunto Crosetto – ci sta già attaccando con una guerra ibrida e cognitiva. Senza che neppure noi stessi, in qualità di normali cittadini ce ne accorgiamo, la sua propaganda è entrata nel cervello e nella formazione culturale di tanta gente, indirizzandola attraverso un utilizzo sofisticato dei social e di altri strumenti dell’informazione, con una infiltrazione scientifica e anche con l’infiltrazione classica della corruzione».
Il discorso suscita polemiche dall’opposizione. «Alcune delle parole del ministro – reagisce Stefano Graziano, Pd – gettano un’ombra che rischia di derubricare come “infiltrazioni” o “manovre destabilizzanti” le tante e legittime proteste che si sono svolte nel nostro Paese in questi mesi. Se il ministro della Difesa dispone di elementi concreti relativi a presunte infiltrazioni o atti di corruzione volti a destabilizzare l’Italia, la sede opportuna non è un libro o un’intervista, ma la Procura della Repubblica».
Crosetto sa bene di cosa parla, però, dato che al ministero della Difesa c’è stato un caso clamorosissimo di infiltrazione russa: un ufficiale della Marina, Walter Biot, era stato corrotto dall’intelligence russa per consegnare documenti riservati della Nato e delle nostre forze armate. Lo hanno arrestato nel 2021 e condannato a 29 anni di detenzione con un processo militare su cui si è innestato pure un processo penale.
E puntualmente cita il caso Biot al crescere della polemica. «Qualcuno – scrive su X – si è stupito per un’agenzia nella quale veniva riportata una mia frase. Questa la frase: “Persone italiane insospettabili sono state corrotte dalla Russia”. Una frase che serviva a sviluppare il ragionamento sulla guerra ibrida in corso e che non mi sembrava né rilevante né una notizia. Dimenticavo la scarsa memoria collettiva e giornalistica».
Il discorso del ministro è però a più ampio raggio. Il senso è che con il neo-imperialismo russo bisogna fare i conti, ma senza illudersi di schiantarlo con la forza. Vedasi il caso dell’Ucraina. «Riconquistare i territori perduti nel 2014 e dopo il febbraio 2022 – è il suo ragionamento – oggi è considerato da tutti
impossibile. La Russia non li cederà mai e l’Ucraina non avrà la forza per riconquistarli da sola, anche con il nostro aiuto».
La stessa mediazione di Trump s’è infranta su questo doppio scoglio. E alla domanda di Vespa se The Donald sia davvero disposto a sottoscrivere la cessione a Putin di tutti i territori contesi, il ministro risponde: «La prima ipotesi fatta dal presidente degli Stati Uniti è parlare di cessioni…».
E l’Ucraina potrà mai ammettere la cessione delle quattro province occupate? «Non lo so. Spetta soltanto a loro decidere se il sacrificio più grande sia la cessione dei territori o la continuazione di una guerra sanguinosa che potrebbe peggiorare».
(da agenzie)

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UN PAESE CON LE PEZZE AL CULO, GLI ITALIANI NON RIESCONO PIÙ A RISPARMIARE: SOLO IL 41% RIESCE A METTERE DA PARTE SOLDI, IL 5% IN MENO RISPETTO ALLO SCORSO ANNO, LA QUOTA PIÙ BASSA DAL 2018

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

TUTTA COLPA DI ENTRATE INSUFFICIENTI CHE VENGONO EROSE DALLE SPESE MENSILI: AUMENTANO SIA QUANTI CONSUMANO TUTTO IL REDDITO (37% CONTRO IL 34% NEL 2024), SIA CHI HA DOVUTO ATTINGERE AI RISPARMI (15% CONTRO IL 12% NEL 2024)

Solo il 41% degli italiani riesce a risparmiare, 5 punti percentuali in meno rispetto all’anno scorso, la quota più bassa dal 2018.
E non si tratta di una scelta: il risparmio viene ancora considerato rilevante sia come tutela per le situazioni personali meno prevedibili (57%) che per far fronte alle crisi economiche di sistema.
Gli italiani risparmiano meno perché hanno entrate insufficienti:
aumentano sia quanti hanno consumato tutto il reddito (37% contro il 34% nel 2024), sia chi ha dovuto attingere ai risparmi accumulati (15% contro il 12% nel 2024). Dall’indagine Ipsos per l’Acri, presentata in apertura della 101esima Giornata Mondiale del Risparmio, emerge una congiuntura particolarmente difficile per il Paese.
A essere tagliate sono anche le spese, comprese quelle per il cibo e la salute. Un quarto delle famiglie non sarebbe in grado di far fronte a spese non programmate di 1.000 euro, e solo il 36% sarebbe in grado di coprire un’emergenza da 10.000 euro.
Aumentano gli insoddisfatti della propria situazione economica: il 57% delle famiglie dichiara «un tenore di vita peggiorato, anche se c’è un 43% che ha sperimentato «miglioramenti o tranquillità».
Chi riesce a risparmiare rimane ancorato alle vecchie abitudini: molta liquidità (il 64% sceglie i depositi bancari), pochi investimenti, ritorno al mattone, scelta che balza in un anno dal 26 al 34%, collocandosi quasi a pari merito accanto agli strumenti finanziari più sicuri (36%).
Le difficoltà economiche fanno scricchiolare anche la fiducia nei confronti dell’Unione Europea e dell’euro. Gli euroscettici salgono al 62%, contro il 55% del 2024.
Solo un italiano su quattro auspica l’uscita. Si attenua l’interesse per gli interessi diretti a finanziare lo sviluppo sostenibile, o a sostenere l’economia italiana: al centro soprattutto il rendimento.
(da agenzie)

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PERCHÉ NESSUNO FA UNO SCIOPERO GENERALE PER L’UCRAINA? PER L’ONU, LA RUSSIA “FA PULIZIA ETNICA CON I DRONI SUI CIVILI” UCRAINI, MA NESSUNO SCENDE IN PIAZZA PER PROTESTARE CONTRO I CRIMINI COMMESSI DAL CREMLINO, NE’ A DESTRA NE’ A SINISTRA

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

L’AGGHIACCIANTE RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE: I VELIVOLI SENZA PILOTA BOMBARDANO PERSONE, OSPEDALI, SUPERMERCATI, SCUOLE, CENTRI DI AIUTI ALIMENTARI, INFRASTRUTTURE CHE DISTRIBUISCONO ELETTRICITÀ E RISCALDAMENTO, PERSINO LE AMBULANZE E I VIGILI DEL FUOCO

Velivoli telecomandati russi che in tre regioni dell’Ucraina «hanno ripetutamente attaccato i civili, provocando morti, feriti e distruzioni su larga scala». Lo sostiene il rapporto della Commissione di inchiesta dell’Onu: l’esercito di Mosca sta commettendo un crimine contro l’umanità.
Il terrificante “safari umano” di Kherson è stato solo l’inizio di un’operazione «sistematica e coordinata». Gli investigatori dell’Onu hanno raccolto prove sulla “morte dal cielo” scatenata lungo trecento chilometri sulla riva occidentale del fiume Dnipro con un unico obiettivo: mandare via gli ucraini.
Nelle province di Dnipropetrovsk, Kherson e Mykolaiv i bombardieri robot si sono accaniti contro uomini, case, ospedali, supermercati, scuole, centri di aiuti alimentari, infrastrutture che distribuiscono elettricità e riscaldamento. Assaltano anche le ambulanze e i vigili del fuoco, personale che ha una protezione speciale in base alle leggi umanitarie internazionali. Non si tratta di episodi isolati ma di una campagna «agli ordini di un comando centrale, con lo stesso modus operandi per attaccare civili e installazioni civili, causando paura e distruzione».
Il rapporto – presentato lunedì alla Terza Commissione dell’Assemblea Generale – contiene 226 testimonianze di persone prese di mira, che descrivono «una situazione insopportabile»[…] A confermare le violenze ci sono quasi cinquecento video – 247 dei quali geolocalizzati – diffusi online dai militari russi. Sono le immagini riprese dalle telecamere dei droni.
Ci sono scene raccapriccianti: anziani uccisi mentre camminano con le buste della spesa; donne dilaniate mentre entrano in un ambulatorio; altre che cercano di scappare e vengono inseguite senza tregua. Si vedono bombe volanti che spiano con i loro sensori le finestre dei condomini ed esplodono quando scoprono un appartamento abitato.
Il laboratorio di questa pulizia etnica è Kherson, l’unica grande città occupata nei primi giorni dell’invasione, annessa alla Russia con il referendum beffa dell’autunno 2022 ma poi abbandonata un mese dopo nella fuga dell’armata sconfitta. Dallo scorso anno i generali di Putin hanno deciso di renderla invivibile: ci sono stati centinaia di raid dei robot killer. Dalla primavera 2024 – secondo le autorità locali – duecento civili sono stati ammazzati e oltre duemila feriti.
La popolazione è prigioniera del terrore e migliaia di abitanti sono fuggiti. […] Identificare chi guida i droni è impossibile. La Commissione d’inchiesta però ha individuato un responsabile: «I reparti fanno parte del Gruppo Dnepr agli ordini del generale Mikhail Teplinsky, che risponde direttamente al capo di stato maggiore Valerj Gerasimov».
C’è una seconda accusa di crimini contro l’umanità. Riguarda sempre una pulizia etnica, portata avanti dagli invasori nelle zone occupate della regione di Zaporizhzhia. Nei primi due anni hanno deportato gli abitanti nell’area ancora in mano a Kiev, poi dal 2024 li hanno espatriati forzatamente in Georgia.
I militari di Mosca sono ossessionati dalle azioni dietro le linee condotte dagli 007 ucraini: spesso arrestano e torturano i residenti, oltre a confiscare auto e abitazione. Il regista è il governatore insediato da Mosca, Yevhen Balytskyi.
(da agenzie)

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L’OLANDA VA AL VOTO PER RINNOVARE IL PARLAMENTO: IL “PVV” IL PARTITO DI ESTREMA DESTRA DI GEERT WILDERS È IN TESTA, MA IL SOVRANISTA SARÀ ALL’OPPOSIZ

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

I VERDI E LABURISTI HANNO ANNUNCIATO CHE IN NESSUN CASO FORMERANNO UNA COALIZIONE CON WILDERS, SOPRANNOMINATO “MAR

Ad appena due anni dalle ultime elezioni, l’Olanda va oggi alle urne per rinnovare il suo Parlamento e saranno 15 o 16 i partiti che otterranno seggi, rendendo come sempre complicate e lunghe, otto mesi la volta scorsa, le trattative per un nuovo governo.
Geert Wilders, il capo del Pvv, il partito di estrema destra ultranazionalista, sarà all’opposizione, nonostante i sondaggi lo diano in testa, sia pure in calo rispetto al 2023 e tallonato da vicino dai popolari del Cda e da Gl/PvdA, alleanza tra verdi e laboristi. Queste due forze hanno annunciato che in nessun caso formeranno una coalizione con Wilders, considerato totalmente inaffidabile.
Considerato troppo tossico dai suoi potenziali partner, aveva rinunciato alla carica di premier ma aveva indicato l’ex capo dei servizi, Dick Schoof, alla guida di una fragile coalizione di centrodestra a quattro con i populisti del Bbb, i centristi di Nsc e i liberal-conservatori del Vvd. Ma in giugno, di fronte al rifiuto degli alleati di approvare un radicale piano anti-immigrazione in dieci punti, completo di deportazioni di massa e chiusura delle frontiere.
Wilders aveva aperto la crisi che ha precipitato il voto. Ora, in corsa per la carica di premier sono una faccia nuova, il placido ma rassicurante leader dei popolari Henri Bontenbal, e una vecchia conoscenza, l’ex commissario europeo e zar del clima, Frans Timmermans, leader dei verdi-laboristi. Potrebbero anche allearsi, insieme ai liberal-progressisti D66 e a un’altra formazione più piccola. Ma guiderà la coalizione chi finisce in testa.
Nei Paesi Bassi i seggi sono stati aperti: oltre 13 milioni di elettori sono chiamati alle urne in una tornata destinata a ridisegnare gli equilibri politici del Paese. Dopo l’exploit dell’ultradestra (Pvv) di Geert Wilders nel 2023 e la parentesi del governo guidato dal tecnico Dick Schoof – sostenuto e poi abbandonato dallo stesso leader nazionalista – la campagna si è trasformata in una sfida sul filo di lana, dominata da migrazione, crisi abitativa, sicurezza e clima.
In gioco la direzione del Paese: proseguire sulla rotta identitaria di Wilders o tornare al pragmatismo centrista che per decenni ha fatto dell’Olanda un laboratorio per l’Europa. L’ultimo sondaggio della vigilia fotografa un equilibrio quasi perfetto con cinque partiti in lizza: Wilders guida ma in calo (24-28 seggi), l’alleanza laburisti di Frans Timmermans regge stabile (22-26) subito dietro e i liberali ecologisti D66 di Rob Jetten sono in crescita (21-25), possibile sorpresa del voto. In corsa anche i centristi del Cda di Henri Bontenbal (18-22) e i liberali di destra del Vvd di Dilan Yesilgoz (15-19), erede di Mark Rutte.
Nel complesso, 27 partiti si contendono i 150 seggi della Camera, in un sistema proporzionale puro che rende impossibile
governare da soli. Con quasi quattro elettori su dieci ancora indecisi, la partita resta apertissima e – come da tradizione olandese – si giocherà ai tavoli delle trattative: l’ultima volta, per formare l’esecutivo, servirono 223 giorni di negoziati.
I principali partiti hanno già tutti chiuso la porta a Wilders, accusandolo di non essere un partner affidabile dopo aver fatto cadere la precedente coalizione per divergenze sulla politica migratoria. Alla chiusura dei seggi, alle 21, gli exit poll offriranno la prima istantanea.
(da agenzie)

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CHE LA DESTRA ABBIA PIÙ POLTRONE DA DISTRIBUIRE CHE SEDERI PRESENTABILI DA METTERCI SOPRA, È UN FATTO, E PER LA VERITÀ NON LIMITATO AL MONDO CULTURALE

Ottobre 29th, 2025 Riccardo Fucile

IL PROBLEMA NON È TANTO DI DESTRA O SINISTRA, MA DI COMPETENZA. CHE BEATRICE VENEZI NON ABBIA IL CURRICULUM PER POTER FARE IL DIRETTORE MUSICALE DELLA FENICE È PALESE A CHIUNQUE SIA ENTRATO IN QUALSIASI TEATRO D’OPERA … SULL’ARENA DI VERONA SOVRINTENDE – BENISSIMO – CECILIA GASDIA, DONNA E DI DESTRA, SENZA CHE NESSUNO FACCIA POLEMICA

Ci rendemmo subito conto che da Sangiuliano c’era nulla da aspettarsi, a parte qualche risata: e così è stato. Giuli aveva
cominciato bene, mostrando una certa apertura e rivendicando un po’ di autonomia, ma mi sembra sia stato rapidamente richiamato all’ordine.
Almeno non fa gaffe, o ne fa meno del suo illacrimato predecessore. Che la destra abbia più poltrone da distribuire che sederi presentabili da metterci sopra, è però un fatto, e per la verità non limitato al mondo culturale.
Ma io cerco di parlare di quel poco che so, quindi torno al caso-Venezi. Il problema non è tanto di destra o sinistra, ma di competenza o incompetenza. Che Beatrice Venezi non abbia il curriculum per poter fare il direttore musicale della Fenice è palese a chiunque alla Fenice o in qualsiasi altro teatro d’opera sia mai entrato.
È una constatazione ovvia, evidente, vistosa “come un pollice gonfio”, direbbe Wodehouse. Infatti nell’ambiente, fra giornalisti musicali, critici e semplici appassionati, non c’è proprio discussione. Sui giornali di destra non si è letto un solo articolo documentato o firmato da qualcuno di minimamente autorevole che abbia dimostrato il contrario: solo slogan, ripetuti all’infinito.
Ma se una classe dirigente politica o giornalistica non si distingue, per conoscenze o equilibrio o semplice capacità di ragionamento, da pincopallina o patriota69 che vengono sulla tua pagina Facebook a ripetere le stesse scemenze che sentono nei talkshow da parte di gente che non distingue un violino da un trombone, allora un problema c’è.
Per giudicare il curriculum di un direttore d’orchestra ci vuole un
minimo di competenza, esattamente come per quello di un chirurgo o di un ingegnere. Invece abbiamo personaggetti il cui titolo di studio è la cresima che vengono a spiegarti che Venezi è adatta a dirigere alla Fenice perché l’ha fatto a Sanremo.
E allora avanti con il curriculum di Diego Matheuz (hanno scoperto Matheuz, quando arriveranno a Chung, cioè il vero direttore musicale della Fenice negli ultimi anni, facciano un fischio), con il Colón “primo teatro del mondo” (ciao, core), con il boicottaggio della donna di destra (e allora perché sull’Arena di Verona sovrintende – benissimo – Cecilia Gasdia, donna e di destra, senza che nessuno faccia un plissé? Anzi, cari Giuli e Mazzi e compagnia cantante, prima di fare figuracce fatele uno squillo: magari le evitate).
È anche un problema etico. Io non so nulla di calcio, quindi non mi permetto di entrare nelle discussioni, senz’altro più appassionanti di quelle sulla Fenice, sul ct della Nazionale.
Ma se mi dovessi occupare professionalmente di calcio, mi metterei in primo luogo a studiare, a leggere i giornali, a chiamare qualcuno che se ne sa più di me. Banalmente: a informarmi. Questo dovere dovrebbe sentirlo, e magari di più, chi è pagato dai cittadini per occuparsi di questi argomenti. Studiare non sempre risolve. Ma spesso aiuta.

(da Dagoreport)

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