Destra di Popolo.net

LA DOMANDA SBAGLIATA

Novembre 7th, 2025 Riccardo Fucile

COME SI PUO’ PERDERE IL LAVORO PER UNA DOMANDA

Da antico appassionato di telequiz, sapevo che esistono le risposte sbagliate. Ignoravo che per qualcuno possono esserlo anche le domande. Un giovane cronista d’agenzia, Gabriele Nunziati, prende la parola a Bruxelles in una non affollatissima conferenza stampa e chiede alla portavoce della commissione europea: «Ci ha detto che la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina. Pensa che anche il governo israeliano dovrebbe pagare per quella di Gaza?».
Il tono non è provocatorio, tradisce persino una certa timidezza. La portavoce glissa con grande mestiere: «La tua domanda è molto interessante, Gabriele, però al momento non ho una risposta da darti». Di sicuro non sembra sconvolta dal quesito, né urtata nella sua sensibilità di portavoce, abituata a ben altre intemperie.
Senonché l’innocuo scambio finisce sui social e da lì nelle abili mani della propaganda russa, che ci monta un caso.
Il cortocircuito dei cervelli produce una conseguenza imprevedibile: l’agenzia di stampa Nova interrompe la collaborazione con Nunziati, ritenendolo colpevole di avere posto una domanda «tecnicamente sbagliata», cioè di avere osato paragonare chi ha aggredito l’Ucraina a chi è stato aggredito da Hamas.
A parte che, ben prima di Nunziati, è stata la Corte Penale Internazionale a mettere sullo stesso piano Putin e Netanyahu. Ma vengono un po’ i brividi al pensiero che il giornalista di un Paese democratico possa perdere il lavoro per avere fatto una domanda: giusta o sbagliata che sia.
(da corriere.it)

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VENETO DI PASSIONI PER IL CENTRODESTRA: SECONDO IL SONDAGGIO DI PAGNONCELLI, STEFANI È AL 62,8%, CONTRO IL 26,9% DEL CANDIDATO DI SINISTRA, GIOVANNI MANILDO. MA 5 ANNI FA ZAIA VINSE CON IL 76,79% DEI VOTI

Novembre 7th, 2025 Riccardo Fucile

BASTÒ LA SUA LISTA, INSIEME A QUELLA DELLA LEGA, PER OTTENERE IL 61,5%. OGGI CI VUOLE TUTTO IL CENTRODESTRA UNITO PER RAGGIUNGERE LA STESSA CIFRA … LO SPETTRO DEL SORPASSO DI FDI SUL CARROCCIO

Lo scriviamo da settimane, ma è sempre bene ripetere per i più duri d’orecchio: l’esito delle elezioni regionali del 23-24 novembre è scontato, ma sarà cruciale, per i partiti, per “pesarsi” e regolare i conti.
Per il centrodestra, tutto si gioca in Veneto (si dà per scontata la sconfitta in Campania e soprattutto in Puglia), storica roccaforte leghista e “regno” del “Doge” Luca Zaia, impossibilitato a ricandidarsi. Al governatore uscente è stato impedito di formare una sua lista civica, e dunque correrà da capolista per la Lega.
Quanti voti porterà il presidente al suo “delfino”, Alberto Stefani? E quale sarà il risultato di Fratelli d’Italia?
Per farsi un’idea, a 20 giorni dal voto, occorre osservare attentamente i numeri del sondaggio di Nando Pagnoncelli, pubblicato oggi dal “Corriere della Sera”. L’affermazione di Stefani, secondo la rilevazione, è nettissima: il giovane leghista dal ciuffo rassicurante è stimato al 62,8% dei voti, contro un misero 26,9% del candidato del campo largo, l’ex sindaco di Treviso Giovanni Manildo. Stefani, però, come osserva Pagnoncelli, “non arriva ai risultati di Zaia, che nella scorsa consultazione ebbe quasi il 77%”.
Un calo del 15%, che sarà definito “fisiologico” dai partiti e che non metterà certamente in ombra la legittimità Stefani come nuovo governatore. Piuttosto, potrebbe trasformarsi in un nuovo grimaldello per scardinare la leadership di Matteo Salvini in ciò che resta del Carroccio.
Vediamo i dati:
Nel 2020, Zaia ottenne il 76,79% dei voti (1.883.960 preferenze), così suddivisi:
Lista Zaia presidente: 44,57% (916.087 voti)
Lega per Salvini premier: 16,92% (347.832 voti)
Fratelli d’Italia: 9,55% (196.310 voti)
Forza Italia: 3,56% (73.244 voti)
Lista Veneta Autonomia: 2,35% (48392)
Oggi, invece, secondo il sondaggio di Pagnoncelli, la situazione sarebbe questa:
Lega: 23,6%
Fratelli d’Italia: 23,2%
Forza Italia: 8,5%
Liga Veneta: 5,6%
Noi moderati: 1,5%
Unione di centro-UDC: 1%
La Lega guadagnerebbe quindi solo il 6 per cento, e Fratelli d’Italia il 14, dell’enorme bacino elettorale di Zaia: se cinque anni fa la lista del “Doge” e la Lega arrivavano al 61,49%, oggi ci vuole tutto il centrodestra unito per raggiungere la stessa cifra. Una vittoria che nasconderebbe un bagno di sangue, soprattutto per Matteo Salvini.
Ad agitare la testolona del fu Truce del Papeete c’è soprattutto l’eventualità, ormai possibile, del sorpasso di Fratelli d’Italia sul suo partito.
Scrive Pagnoncelli: “Il dato dei partiti vede una battaglia aperta per il primato: la Lega, col 23,6%, è infatti tallonata da FdI al 23,2%”.
Cosa succederebbe alla fragilissima leadership del “Capitone”? di fronte allo smacco di vedere le truppe meloniane avanzare su Venezia?
Certo, i feldmarescialli locali sono cuori di panna, sempre pavidi nell’agire, ma tutto potrebbe cambiare.
Come si potrebbe passare sopra una tale batosta, con la certezza di un commissariamento della giunta Stefani da parte dei ras di Giorgia, guidati dal camerata Luca De Carlo?
I leghisti del vecchio credo nordista accetteranno un nuovo smacco, dopo essersi visti sfilare la Lombardia, dove ora Fontana è tele-guidato dalla tribù La Russa-Santanchè e Fdi ha già prenotato il prossimo candidato presidente?
Ps. Scrive ancora Pagnoncelli: “Si tratterà di capire se la candidatura di Zaia capolista potrà o meno avere un effetto traino per la Lega nell’ultima parte di campagna”. Un conto è guidare una lista a proprio nome, per poi essere eletto governatore, un altro è fungere da riempi-lista raccattaconsensi.
Gli elettori non sono scemi: sanno che nel nuovo consiglio comunale Zaia non potrà incidere troppo sul programma, né sul potere. Sarà un “vecchio saggio”, senza troppe capacità di cambiare le cose. Un effetto Doge ci sarà, ma non è detto che sia sufficiente per il Carroccio a mantenere il primato in Veneto.
Diverso sarebbe stato ricandidare Zaia. Come scrive ancora Pagnoncelli: “L’amministrazione uscente, presieduta da Luca Zaia, ottiene una valutazione davvero lusinghiera, come era immaginabile: i voti positivi, infatti, assommano al 72%, mentre le opinioni critiche sono al 26%.
Il giudizio è sostanzialmente trasversale: anche tra gli elettori del principale avversario le opinioni si dividono esattamente a metà, con 50% che apprezzano e altrettanti che criticano. Infine, tra gli elettori indecisi, l’apprezzamento per l’operato di Zaia è al 74%”.
(da agenzie)

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LUCA CASARINI: “C’E’ LA MANO DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI NELL’ARRESTO DI ALMASRI, NON VOGLIONO CHE PARLI AL TRIBUNALE PENALE INTERNAZIONALE DELL’AJA”

Novembre 7th, 2025 Riccardo Fucile

“ITALIA E LIBIA HANNO INTERESSI CONVERGENTI, LA PRIORITA’ E CHE ALMASRI NON PARLI”

Alla fine Najeem Osama Almasri, l’ex capo della polizia giudiziaria libica, capo della milizia Rada,responsabile dei lager di tortura per migranti nell’area di Tripoli, è stato arrestato. Non dal governo italiano però, che lo aveva riaccompagnato in Libia con un aereo di Stato, ma addirittura dai libici stessi. La storia del caso Almasri, su cui pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, rischia di essere ancora molto lunga. Da un lato le figuracce dell’Italia, che ha reso una giustificazione piena zeppa di contraddizioni e buchi neri all’ente di giustizia internazionale sulla mancata consegna del ricercato libico, dall’altro le pagine ancora da scrivere su cosa accadrà adesso.
Il boss della Rada era stato prima scaricato dal governo di Tripoli guidato da Dabaiba, che lo aveva considerato un criminale e stupratore, poi era stato rimosso dalla guida della polizia giudiziaria libica, infine si era dato alla fuga in virtù dei nuovi equilibri interni libici e del nuovo ruolo della milizia 444 di Misurata guidata da Mahmud Hamza, divenuta la milizia prevalente tra i signori della guerra libici surclassando la Rada. Inoltre il quadro degli equilibri politici libici ha avuto una ulteriore sterzata con l’ascesa del figlio di Haftar, capo del governo della Cirenaica. Saddam Haftar, a capo della milizia Zariq Ben Zayed, è il nuovo boss del mare.
Arrivato anche in Italia nell’agosto scorso per un viaggio misterioso, Haftar ha preso il posto di Almasri nella gestione criminale dei flussi di migranti dall’Africa verso l’Europa, con una influenza specifica sulla Guardia Costiera libica, finanziata ed armata dall’Italia. Insomma Almasri oggi ha un potere molto limitato rispetto a quando fu arrestato in Italia nel gennaio del 2025 e poi riaccompagnato in Libia invece di essere consegnato alla Corte penale internazionale. Ma resta custode di segreti ed accordi, soprattutto tra l’Italia e la Libia che potrebbero mettere in gravissimo imbarazzo il governo Meloni. Tra i primi a denunciare la storia di Almasri e a diffonderne la notizia dell’arresto in Italia, furono Refugees in Libya e Mediterranea Saving Humans. Proprio con Luca Casarini, fondatore di Mediterranea Saving Humans abbiamo provato ad analizzare la situazione alla luce dell’arresto del boss libico.
Almasri è stato arrestato in Libia, cosa può succedere adesso?
La vera cartina di tornasole, se fosse davvero un’operazione genuina, è se lo consegnano alla corte dell’Aja o meno. La Procura di Tripoli non è certo una garanzia di democrazia e di giustizia. Non si può leggere come una vittoria l’arresto di Almasri in Libia, che evidentemente è stato organizzato dall’Italia. Noi abbiamo notato diversi viaggi di Giovanni Caravelli, capo dell’AISI, i servizi segreti per l’estero, in Libia a colloqui con il procuratore generale di Tripoli.
E’ lì che hanno organizzato questa messa in scena, perché l’Italia aveva bisogno di coprirsi, dal un lato sul caso Almasri stesso,
esploso nell’opinione pubblica italiana, ma dall’altro lato avere la sicurezza che Almasri non fosse catturato da nessuno. Il grande tema è che non deve partire il processo del tribunale dell’Aja. Almasri non deve parlare. Pochi mesi fa è stato arrestato in Germania Khaled al Hisri detto Buti, ed era uno stretto collaboratore di Almasri, e deve essere consegnato alla Corte penale internazionale, e ora c’è anche Almasri in mano ai libici. Intanto Buti non è stato ancora consegnato nonostante l’arresto sia del luglio scorso. Almasri in questo momento è una carta nelle mani dei libici, perché se volessero davvero consegnarlo alla Corte sarebbe un problema per l’Italia.
Perché sarebbe un problema?
Perché Almasri potrebbe raccontare i suoi rapporti con i servizi segreti italiani. Potrebbe raccontare i suoi viaggi in Italia, lui entrava in Europa sempre dall’Italia, tutte le volte, e riparte dall’Italia. Poi ricordiamoci che Almasri in Italia viene arrestato a Torino dopo aver assistito allo stadio all’incontro Juventus – Milan a gennaio 2025. Non credo proprio che Almasri sia andato a vedere la Juve. Gli stadi, tecnicamente, sono dei luoghi in cui è impossibile fare intercettazioni, per la concentrazione di folla e soprattutto di dispositivi elettronici che disturberebbero le intercettazioni. Almasri allo stadio è andato a incontrare qualcuno allo Juventus Stadium e ricordiamoci che la curva dello stadio della Juve vede la presenza della ndrangheta come emerge dalle inchieste giudiziarie. Il suo tour in Europa lo aveva fatto per rinsaldare i suoi rapporti di affari con le mafie locali e con le
aziende europee. E’ un uomo d’affari, e tra questi affari ci sono i lager per migranti.
Sono i libici che hanno fatto fuori Almasri, ancor prima di arrestarlo, cosa c’entra l’Italia in questa operazione?
Loro hanno sempre fatto così, è una dinamica che si ripete ed è fatta da mafiosi che hanno preso le istituzioni, tutto è mescolato tra legale e illegale, e questo grazie al supporto italiano, è l’Italia che ha deciso di imprimere alla Libia questa involuzione, cioè che le mafie diventino istituzioni. L’Italia ha implementato le milizie, per metterle al servizio di due cose, la prima è quella di mettere in sicurezza gli affari dell’ENI in Libia e la seconda è quella dei migranti. E sui migranti lo ha fatto senza l’esistenza di nessuna emergenza, noi siamo il decimo paese per accoglienza in Europa rispetto al numero di abitanti, i numeri degli sbarchi sono assolutamente nella media degli ultimi 10 anni. L’Italia si imbarca in questi rapporti con i libici per pura propaganda politica. Qui non c’è un problema di emergenza sul fronte migranti, lo fanno per speculazione elettorale, quindi è ancora più scandalosa la vicenda. E’ una macchina elettorale che lavora su questi rapporti, ed è evidente, basta sentire la Meloni sugli inutili centri in Albania. Quindi dobbiamo dedurre che i servizi segreti italiani sono messi all’opera, come anche per la vicenda Paragon, per un problema elettorale del partito di maggioranza. Questo è un uso degli apparati di Stato e del segreto di Stato per esigenze elettorali. Non mi sembra un comportamento da statisti.
In questi mesi in cui sono cambiate tante negli equilibri interni in
Libia, come si stanno comportando le milizie che in mare vanno a caccia di migranti?
In mare si è avuta una escalation dell’uso della forza da parte dei libici, non contro i migranti ma direttamente contro le navi europee delle Ong, in acque internazionali. La cosa più eclatante sono stati gli spari alla Ocean Viking, venti minuti di spari delle imbarcazioni libiche contro la nave di ricerca e soccorso. Ma poi abbiamo avuto il caso di Mediterranea con le minacce armate in mare. Poi c’è quello che ha fatto Saddam Haftar, il figlio di Haftar, con la nave Zareq Ben Sayed, una nave militare donatagli dagli Emirati Arabi, che viene utilizzata per catturare i migranti in zona maltese, perché Haftar ha un accordo diretto con Malta. Ma ne ha uno anche con l’Italia, Saddam Haftar è stato ricevuto a Roma da quello che sappiamo, e quello che gli è stato chiesto è di coprire la zona tra Malta e Italia, che è una zona dove non interviene nessuno. Malta non interviene mai e non soccorre mai, quindi viene chiesto ad Haftar di fare il lavoro sporco e di catturare i migranti tra Malta e Italia e riportarli in Libia. L’ultima volta che Haftar è intervenuto ha sparato in faccia ad un ragazzo che era in mare, che ancora è in cura qui in Italia a Catania, con un lanciarazzi, e poi ha colpito alla gamba con colpi di mitra un altro ragazzo. Questo è avvenuto contro una barca alla deriva da giorni, l’Italia è intervenuta solo dopo 15 ore a salvare quelle persone che sono state sparate dalla milizia di Haftar. Quindi noi abbiamo un innalzamento importante dell’uso della forza da parte dei libici ed il silenzio delle autorità
sia europee che italiane.
La gestione dei lager per migranti invece è rimasta uguale a quella che si aveva con Almasri?
Assolutamente sì. I lager governativi non sono mai stati diversi da quelli non governativi, questa è una bufala che si è inventata l’Italia. I libici stanno facendo uno sforzo di comunicazione provando a presentarsi come un paese democratico e ripulito, ma non è così dalle testimonianze che noi abbiamo. Il traffico dei migranti in Libia è gestito dalla polizia, dalla guardia costiera e dalle milizie, tutti insieme, è un sistema mafioso che si nutre di tangenti illegali e finanziamenti legali. La Procura di Tripoli che ha arrestato Almasri sul traffico di essere umani chiaramente tace e non vede, perché da questo dipendono i loro stipendi. La Libia è pagata dall’Italia per fermare i migranti. E’ un sistema unico. Faccio un esempio, la milizia Brigata 111, che ha come riferimento Abdul Salam Al Zoubi, sottosegretario alla difesa del governo di Tripoli, che Piantedosi ha incontrato a Roma il 4 settembre scorso, è quella che ci ha minacciato in mare puntandoci i mitra contro. E poi due giorni dopo ha scaricato i migranti davanti alla nostra nave gettandoli in mare. E tutto questo è provato. Insomma Almasri non ha più una posizione di vertice, ma gli accordi con l’Italia restano solidi con altre figure. C’è una convergenza di interessi tra Libia e Italia. Nel fare fuori Almasri, dopo l’arresto in Italia, hanno contribuito i nostri servizi segreti che hanno fatto presente al governo di Tripoli che Almasri era ormai bruciato. Questo è davvero inquietante.
(da Fanpage)

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LA NAVE MEDITERRANEA: “INDIGNATI DALLE MENZOGNE DI PIANTEDOSI, DA PARTE NOSTRA MASSIMA COLLABORAZIONE CON SANITA’ MARITTIMA”

Novembre 7th, 2025 Riccardo Fucile

“NON ACCETTIAMO LEZIONI DA UN INDAGATO PER AVER PROTETTO UN TORTURATOREE UN TRAFFICANTE DI MIGRANTI”

«Non aver consentito ai medici di visitare i migranti a bordo e non aver rispettato il porto di sbarco assegnato. Ecco perché è stata fermata la nave di questa Ong (Mediterranea Saving Humans, n.d.r.)».
Sono le parole diffuse sui social dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. A cui Mediterranea Saving Humans risponde con nettezza. «Replichiamo indignati alle menzogne diffuse via social dal ministro dell’Interno Piantedosi: il titolare del Viminale mente e da parte nostra c’è sempre stata massima collaborazione con la Sanità Marittima – dichiara il Gabriele
Risica, medico a bordo di nave Mediterranea -. Al largo di Porto Empedocle abbiamo accolto a bordo, come sempre abbiamo fatto, la medica inviata dall’Usmaf, interloquito con lei sulle condizioni delle persone soccorse e messo immediatamente a disposizione lo spazio dell’ospedale di bordo per visitare tutti i superstiti. Ed è stata la stessa medica dell’Usmaf, dopo aver visto i primi pazienti e considerate le condizioni del mare agitato, a comunicarci che avrebbe proseguito le sue attività una volta a terra».
«Abbiamo dato piena collaborazione alla Sanità Marittima – aggiunge Sheila Melosu, capomissione della stessa nave – Ed è vergognoso che Piantedosi ci venga a parlare di incolumità delle persone, proprio lui indagato per aver protetto il trafficante e torturatore di migranti AlMasri e che, nel nostro caso, voleva far viaggiare persone sofferenti e bisognose di cure sanitarie immediate a terra, fino al lontano porto di Livorno».
(da agenzie)

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LA NAVE MEDITERRANEA FERMATA A PORTO EMPEDOCLE PER AVER GIUSTAMENTE RIFIUTATO IL PORTO DI LIVORNO: IL GOVERNO SE NE FREGA ANCHE DAL TRIBUNALI DEI MINORI DI PALERMO CHE AVEVA INTIMATO LO SBARCO IMMEDIATO

Novembre 7th, 2025 Riccardo Fucile

QUATTRO GIORNI DI NAVIGAZIONE IN PIU’ QUANDO A BORDO C’ERANO MOLTI MIGRANTI IN CONDIZIONI SANITARIE PRECARIE CERTIFICATE DAL MEDICO

Dopo lo sbarco di 92 migranti (tra cui 31 minori non accompagnati) a Porto Empedocle, su mandato del ministero dell’Interno, la polizia e la capitaneria di Porto Empedocle hanno notificato al comandante e all’armatore di nave Mediterranea, della omonima ong, il verbale che contesta la presunta violazione del decreto legge Piantedosi per «non aver raggiunto senza ritardo il porto di sbarco assegnato», che negli ordini del Viminale avrebbe dovuto essere quello di Livorno «a 630 miglia nautiche, quasi 1.200 kilometri e oltre quattro giorni di navigazione dal soccorso», spiega Mediterranea Saving Humans.
«Questo ci viene contestato – prosegue la ong – nonostante il medico di bordo e lo stesso Cirm Telemedicina, incaricato dalle autorità marittime, abbiano certificato che tutte le persone soccorse non erano in grado di affrontare altri tre giorni di navigazione. I naufraghi, infatti, sono stati poi fatti sbarcare a Porto Empedocle. E nonostante sia stata la procura della repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Palermo a chiedere ai competenti, ministeri dell’Interno e dei Trasporti di far sbarcare i minori a Porto Empedocle».
«La nostra nave – conclude – dopo lo sbarco era pronta a ripartire
in missione di ricerca e soccorso in mare, è adesso bloccata in catene a Porto Empedocle. Dovremo attendere giorni per sapere dal prefetto di Agrigento per quante settimane o mesi sarà sottoposta a detenzione amministrativa, e quindi poter presentare ricorso. Intanto ci stanno ingiustamente impedendo di soccorrere altre vite in mare. Non permetteremo che queste illegittime politiche di morte prevalgano».

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NELLA MAGGIORANZA SI ANNUNCIA UN LUNGO SCAZZO SULLA LEGGE ELETTORALE: GIORGIA MELONI INSISTE SUL NOME DEL CANDIDATO PREMIER SULLA SCHEDA ALLE PROSSIME ELEZIONI. MA FORZA ITALIA, SPACCATA SULLA QUESTIONE (TAJANI È POSSIBILISTA MA SPARIREBBE IL NOME BERLUSCONI, CON GROSSA INCAZZATURA DI MARINA): “SAREBBE UNO SGARBO NEI CONFRONTI DEL CAPO DELLO STATO”

Novembre 7th, 2025 Riccardo Fucile

FDI PENSA A UN SISTEMA PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA ED ELIMINAZIONE DEI COLLEGI. MA LA LEGA, CHE SULLA CARTA SAREBBE FAVORITA NEGLI UNINOMINALI AL NORD, SI STA METTENDO DI TRAVERSO

Se la riforma che prevede l’elezione diretta del presidente del Consiglio non dovesse essere approvata in questa legislatura, o comunque non si farà in tempo a sottoporla a referendum, esiste già un piano B a cui stanno lavorando i partiti di governo.
Il testo approvato nel giugno del 2024 al Senato non è mai entrato nel dibattito parlamentare della Camera, tanto che nessuno in maggioranza è pronto a scommettere che il premierato, fortemente voluto da Fratelli d’Italia, avrà il via libera definitivo con le quattro letture entro il 2027.
A sollevare il tema è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nell’intervista a Repubblica non dà per scontato questo passaggio: «Se c’è la volontà politica, si può fare. Se poi non ci si arriva, c’è la legge elettorale».
Al tavolo del centrodestra, guidato dal leghista Roberto Calderoli, che si è riunito la scorsa settimana e si rivedrà la prossima, si discute del nuovo sistema di voto, senza necessariamente tener conto della riforma che prevede l’elezione diretta del premier
Anche perché, ammesso che si riesca a concludere l’iter entro questa legislatura, è difficile che il referendum possa essere fissato prima del voto del 2027.
E quindi, ecco il piano B. L’impianto che sta prendendo forma durante gli incontri tra i rappresentanti di FdI, Lega e Forza Italia potrebbe escludere il nome del candidato premier sulla scheda elettorale.
Elemento che gli azzurri non hanno mai visto di buon occhio. «Dal momento che non entra in vigore la riforma del premierato, sarebbe uno sgarbo nei confronti del Capo dello Stato indicare sulla scheda il nome di chi sarà il presidente del Consiglio. Affidare l’incarico spetta al presidente della Repubblica», spiega un deputato che sta partecipando alla trattativa.
Per il partito di Meloni l’indicazione del premier è sempre stato un punto dirimente. Ma qualcosa sta cambiando. «Tutto è negoziabile», dice il ministro Francesco Lollobrigida davanti a un caffè in buvette a Montecitorio.
Nello stesso tempo però avverte gli alleati: «L’indicazione del capo della coalizione, sul modello di quello che accade alle regionali, avvantaggia tutta la coalizione stessa».
Mentre «l’indicazione dei capi dei partiti», come avviene con l’attuale sistema, «avvantaggia le liste e, nel nostro caso, potrebbe anche favorirci perché chi non ci vota ma vuole che il governo continui il suo lavoro è probabile che voti per Meloni. Quindi per noi è win-win».
Allo studio c’è un sistema proporzionale con premio di
maggioranza ed eliminazione dei collegi. La Lega, che almeno sulla carta sarebbe favorita negli uninominali al Nord, si sta mettendo di traverso. «Siamo ancora in alto mare», garantisce il capogruppo leghista Riccardo Molinari: «Senza dubbio, se vengono eliminati i collegi serviranno dei correttivi». E anche su questo si sta ragionando.
Tra le proposte sul tavolo: un listino di coalizione che scatterebbe in caso di vittoria e qui i leghisti potrebbe avere più spazio. Una sorta di «compensazione». L’ultimo passaggio riguarda le preferenze, gli azzurri non le vogliono.
«Con le preferenze verrebbero elette poche donne», è l’argomentazione di Stefano Benigni, vicesegretario di FI. Il ragionamento è in corso, difficile il ritorno delle preferenze.
(da repubblica)

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