Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
AL LEGHISTA NON DISPIACEREBBE, COSI’ DA AZZOPPARE VANNACCI, CHE NON AVREBBE TEMPO DI ORGANIZZARSI . FAVOREVOLE ANCHE LA RUSSA CHE PERO’ AVVERTE CHE MATTARELLA POTREBBE NON SCIOGLIERE LE CAMERE E TENTARE UN GOVERNO TECNICO… IL GRANDE INCUBO DEL GOVERNO È NON CENTRARE QUOTA 3% DEL DEFICIT RISPETTO AL PIL. L’ITALIA NON USCIREBBE DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE. SALTEREBBE L’AUMENTO DELLE SPESE IN DIFESA, CARO A TRUMP, E IL GOVERNO, DOPO QUATTRO MANOVRE ACCORTE, NON POTREBBE VARARE UN’ULTIMA FINANZIARIA “ESPANSIVA”, CIOÈ ELETTORALE
Non è il piano A di Giorgia Meloni. Ma la tentazione del voto anticipato comincia a farsi
largo ai piani altissimi dell’esecutivo. Dentro FdI rimbalza una metafora coniata da Giovanbattista Fazzolari. Suona così: «Rischiamo di finire come una salsiccia sulla brace».
Significa rosolamento lento, da qui alle Politiche, dopo la scoppola referendaria. La premier ne ha discusso naturalmente con i due vicepremier. Prima a tu per tu, a ridosso di un cdm in cui ha strigliato i ministri, invitandoli a «ingranare le marce alte e portare risultati». Una chiacchierata vis a vis con Matteo Salvini, poi con Antonio Tajani. Con tanto di sfogo sui suoi compagni di partito che l’hanno messa nei pasticci: «Invece di aiutarmi, c’è chi mi mette i bastoni tra le ruote».
Dopo averli sondati entrambi singolarmente, Meloni ha scodellato l’argomento voto a tavola con i vice, nella cena-summit ospitata nella sua villa al Torrino, venerdì. Con un pressing agli alleati riottosi sulla legge elettorale, che invece «va approvata presto», per evitare il pantano. Non era una richiesta, quella delle urne anzitempo. Piuttosto un sondaggio: che ne pensate?
Naturalmente a Palazzo Chigi si valutano pro e contro. Tra i favorevoli ad evitare il rosolamento, ci sarebbe il presidente del Senato, Ignazio La Russa, peraltro amareggiato per una sconfitta, sulla giustizia, colpa «di una battaglia non nostra, ma di FI».
Sia dalla seconda carica dello Stato che da Fazzolari, trapela da fonti di primo piano, viene anche messo in conto uno scenario: che il presidente della Repubblica non sciolga le Camere, in caso di dimissioni della premier. Si valuta dunque l’ipotesi di un governo tecnico
Che però, è il suggerimento di chi caldeggia questa opzione, non sarebbe negativo, per le sorti di FdI.
Semmai, un balsamo. Permetterebbe alla leader di surfare sulla campagna elettorale di nuovo col vestito dell’underdog. Preoccupano i sondaggi, a via della Scrofa. Si aspettano quelli della prossima settimana. Il grande timore è il primo brusco calo dall’inizio della legislatura. «Magari di un paio di punti».
Che reazioni ha avuto la premier dagli alleati? Da FI nulla filtra, anche perché gli azzurri hanno altre grane, interne, a cui badare. Nel Carroccio invece, anche intorno a Salvini, c’è chi non è ostile alle elezioni a stretto giro. Anche perché Roberto Vannacci non avrebbe tempo di attrezzarsi
Per Meloni, come detto, non è ancora il piano A. Prima la premier intende risistemare il governo, dopo le dimissioni di Daniela Santanchè. Se terrà l’interim a lungo, verrà nominato sottosegretario Gianluca Caramanna. Ma molti vorrebbero un ministro. Opzione tecnica: la presidente Enit, Alessandra Priante. Ma, sorpresa, tra i Fratelli non escludono Luca Zaia.
Certo la navigazione non sarà facile. Anche nell’ultimo Cdm sono venute a galla tensioni. Più ministri presenti raccontano di un pressing su Giancarlo Giorgetti, perché metta sul piatto più soldi per le imprese, che con Confindustria già protestano
Alle richiete di Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin, il ministro dell’Economia avrebbe risposto così: «Quei soldi li avete promessi voi alle imprese, mica io».Il grande incubo del governo è non centrare quota 3% del deficit rispetto al Pil. L’Italia non uscirebbe dalla procedura d’infrazione. Salterebbe l’aumento delle spese in difesa, caro a Trump, di cui infatti si è discusso in Cdm. E il governo, dopo quattro manovre accorte, non potrebbe varare un’ultima finanziaria «espansiva», cioè elettorale. Anche per questo dentro FdI c’è chi ipotizza: se non siamo sotto al 3%, tutti al voto
Per la premier ci sono anche le grane di partito. Il repulisti prosegue. In Sicilia, sarà dimissionata l’assessora Elvira Amata. Mentre, senza un passo indietro, dovrebbe essere sospeso il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Un pezzo di partito contesterebbe perfino Giovanni Donzelli, capo dell’Organizzazione. Ma per le sorelle Meloni, Giorgia e Arianna, non è in discussione.
(da Repubblica)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
PER NON PRESENTARE, MAGARI IN DIRETTA TV LE DIFFICOLTÀ DEL GOVERNO MAGGIORI DI QUELLO CHE SONO. PER DIMOSTRARE CHE IL GOVERNO NON HA NULLA DA TEMERE, DAVVERO È MEGLIO QUESTA SORDA RESISTENZA A QUALSIASI APPUNTAMENTO PARLAMENTARE?
La scelta di assumere l’interim del Turismo al posto della dimissionata Santanchè, così come quella di indugiare nella nomina di un nuovo sottosegretario alla Giustizia dopo la rinuncia di Delmastro, nei piani della Meloni, hanno un unico obiettivo: evitare di doversi presentare in Parlamento per discutere della crisi politica aperta dalla sconfitta del “Sì” al referendum, per non […] presentare, magari in diretta tv […] le difficoltà del governo maggiori di quello che sono.
Dal primo minutotutto ciò che Meloni ha detto e fatto è stato mirato a […] archiviare al più presto […] la prima pagina nera di questi tre anni e mezzo di governo Si sa che la sostituzione di un solo ministro […] non richiede né dibattito né fiducia. E su questo concordano anche al Quirinale
È altrettanto evidente che la conclusione del referendum ha aperto una specie di terremoto nella maggioranza, non limitato al solo partito della presidente del Consiglio. Di qui la domanda: per dimostrare che il governo non ha nulla da temere, davvero è meglio questa sorda resistenza di Meloni a qualsiasi appuntamento parlamentare?
O non sarebbe stato più semplice per lei e in linea con quanto ha detto subito dopo
il voto nel suo messaggio autoprodotto che si presentasse alle Camere a ripetere in modo formale il suo pensiero?
La verità è che Meloni non ha molto altro da aggiungere, e invece da un governo che intende andare avanti fino alla prossima primavera ci si aspetterebbe sapere come intende riempire l’ultimo anno della legislatura e come far fronte alle conseguenze economiche del conflitto in Iran. Certo, si può sempre sperare nella tregua di Trump […] Ma se Meloni confida nello stellone e al momento non sa neppure se prolungare e per quanto il taglio delle accise sui prezzi dei carburanti che tanto colpiscono le tasche degli italiani, anche questo, dovrebbe dirlo.
Marcello Sorgi
per “la Stampa”
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
LO 0,1% PIÙ RICCO DEGLI ITALIANI, CIRCA 50.000 PERSONE, DAL 1995 AL 2016 HA QUASI RADDOPPIATO LA PROPRIA QUOTA DI RICCHEZZA. IERI DETENEVA MENO DEL 6% DEL TOTALE, OGGI QUASI IL 10. NELLO STESSO PERIODO LA QUOTA DI RICCHEZZA DELLA METÀ PIÙ POVERA DELLA POPOLAZIONE, OLTRE 25 MILIONI DI PERSONE, È SPROFONDATA DAL 12 A MENO DEL 4%
Estratto da “Tassare i milionari. prendere ai ricchi per dare ai poveri”, di Riccardo Staglianò
(Giulio Einaudi editore)
Lo 0,1% più ricco degli italiani, circa 50 000 persone, dal 1995 al 2016 ha quasi raddoppiato la propria quota di ricchezza. Ieri deteneva meno del 6% del totale, oggi quasi il 10.
Nello stesso periodo la quota di ricchezza della metà più povera della popolazione, oltre 25 milioni di persone, è sprofondata dal 12 a meno del 4% .
Trent’anni fa l’equivalente dell’8% del reddito nazionale passava ogni anno, come eredità o donazioni, da una generazione all’altra. Vent’anni dopo era quasi il doppio (14%) .
Le buste paga “reali” italiane non si sono mai riprese dalla crisi del 2008. Il loro tonfo di quasi il 9% non ha pari in Europa, dove la Francia ha guadagnato il 5 e la Germania il 14%.
Di recente, e in soli quattro anni (2020-23), la quota di valore aggiunto che ha remunerato il lavoro ha perso 12 punti, mentre ne ha guadagnati 14 quella andata agli utili.
Il 10% dei percettori di redditi più elevati detiene oggi quasi il 40% dei redditi nazionali contro il 28 che intascava negli anni Ottanta
Giovanni Ferrero, che guida la lista dei miliardari italiani, vale circa 700 000 volte l’odierno reddito medio. Il leggendario triumviro Marco Licinio Crasso, il più ricco dell’antichità, ne valeva “solo” 526 000 .
Nel 1974, a due anni dall’invenzione dell’Irpef, c’erano trentadue scaglioni e l’aliquota massima era al 72%. Oggi di scaglioni ce ne sono quattro, con l’aliquota massima al 43%.
Le rendite, che sono la voce principale delle grandi fortune, in Italia vengono tassate tra il 10 e il 21% (case) e il 26% (guadagni azionari). Il lavoro dipendente, invece, quasi o più del doppio.
Per chi li incassa tramite una società holding dividendi e plusvalenze vengono detassati anche oltre il 95%. L’imposizione reale finisce per essere inferiore all’1% .
Tassando dall’1 al 3% lo 0,1% più ricco della popolazione italiana potremmo ottenere un gettito sui 13 miliardi di euro .
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
IL BUREAU HA CONFERMATO IL CYBER-ATTACCO MA PRECISA CHE I DATI COINVOLTI “NON CONTENEVANO INFORMAZIONI GOVERNATIVE”… RESTA LA FIGURA DA PERACOTTARI DEGLI AMERICANI: COME È POSSIBILE CHE I CYBERCRIMINALI SIANO RIUSCITI A IMPOSSESSARSI DELLE CREDENZIALI DI PATEL? PERCHE’ NON E’ STATO FATTO NIENTE PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEI DATI SENSIBILI?
Si vede Kash Patel annusare e fumare un grosso sigaro, ma anche guidare una decappottabile d’epoca e poi scattarsi un selfie allo specchio con una bottiglia di rum in mano. Sono solo alcune delle fotografie private che il gruppo di hacker iraniani Handala ha pubblicato online dopo aver violato la casella di posta personale del direttore dell’fbi, diffondendo anche un campione di oltre 300 email.
Una notizia confermata dallo stesso Bureau, che precisa di aver «adottato tutte le misure necessarie per mitigare i potenziali rischi» e che i dati coinvolti erano «di natura storica e non contenevano informazioni governative».
I messaggi rubati dall’account Gmail di Patel risalgono in parte al 2010, in parte al febbraio 2022, e riguardano per lo più il periodo in cui Patel fece domanda per entrare alla divisione per la sicurezza nazionale del dipartimento di Giustizia e si trasferì a Washington. Le email includono i documenti relativi alla sua candidatura, messaggi di amici e una fotografia che appare ritrarre una visita a Cuba nel 2013.
Violazioni simili — tecnicamente poco sofisticate, ma ad alto impatto mediatico — non sono una novità: nel 2016 hacker riconducibili alla Russia violarono l’account Gmail di John
Podesta, responsabile della campagna di Hillary Clinton, riversando il materiale su Wikileaks. Chi sono gli hacker di Handala? Attivi almeno dal 2022, si presentano come un collettivo di hacker vigilantes pro-palestina, ma gli esperti lo considerano uno dei bracci armati digitali del governo iraniano, riconducibili al ministero dell’intelligence e della sicurezza (Mois) e ai pasdaran.
Per chi fornirà informazioni utili all’identificazione dei suoi membri, l’fbi ha offerto 10 milioni di dollari. Il metodo operativo rispecchia quello classico dell’ingegneria sociale: gli obiettivi — giornalisti, dissidenti, attivisti, funzionari — vengono contattati via email con messaggi costruiti su misura, calibrati sulle abitudini e sulle informazioni disponibili di ciascuna vittima. Chi abbocca viene indotto a condividere codici di accesso e credenziali; il malware viene mascherato da applicazioni comuni per sistemi Windows.
Una volta compromesso il dispositivo, un bot Telegram stabilisce il collegamento remoto con gli attaccanti e preleva file, screenshot e, in alcuni casi, registrazioni audio e video di sessioni Zoom.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
PAPA LEONE XIV: “SIAMO PIÙ CHE MAI VICINI CON LA PREGHIERA AI CRISTIANI DEL MEDIO ORIENTE, CHE NON POSSONO VIVERE PIENAMENTE I RITI DI QUESTI GIORNI”… TAJANI CONVOCA L’AMBASCIATORE ISRAELIANO PER CHIARIMENTI
“Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il
cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, monsignor Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme.
I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre si recavano privatamente e senza alcuna connotazione di processione o cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro”. Lo rende noto il Patriarcato di Gerusalemme.”Questo episodio – spiega la nota – costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”.
“Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che detengono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa Cattolica e i Luoghi Santi – continua – costituisce una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata. Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.
Da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente, il 28 febbraio, le autorità israeliane hanno vietato i grandi assembramenti, anche nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee. Gli assembramenti pubblici sono limitati a circa 50 persone.
Proprio per questo il Patriarcato Latino aveva già annunciato la cancellazione della tradizionale processione della Domenica delle Palme, che normalmente si snoda dal Monte degli Ulivi verso Gerusalemme e attira ogni anno migliaia di fedeli. Ma il divieto di assembramenti non sembra spiegare lo stop di oggi al cardinale Pizzaballa. La polizia israeliana ha annunciato al Times of Israel un comunicato per spiegare l’accaduto.
“All’inizio della Settimana Santa, siamo più che mai vicini con la preghiera ai
cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi.
Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza”, “eleviamo la nostra supplica affinché” il Signore “sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”. Lo dice il Papa all’Angelus, pronunciato poco dopo la denuncia del Patriarcato di Gerusalemme.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
NEL MIRINO LA GESTIONE DELL’ISPEZIONE DA PARTE DELLA POLIZIA E I MOTIVI DI UN’OPERAZIONE ANOMALA CONTRO UN’EUROPARLAMENTARE
Ieri la polizia si è presentata nella camera d’albergo dell’eurodeputata di Avs Ilaria Salis per un controllo “preventivo” poco prima della manifestazione No Kings a Roma. La Questura ha reso noto che si è trattato di un “atto dovuto” dopo la “segnalazione da parte di un Paese terzo”, la Germania e “sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”. Ma il caso solleva parecchi dubbi. La gestione dell’ispezione da parte della polizia e i motivi di un controllo inusuale condotto contro un’europarlamentare alimentano le polemiche.
Era stata la stessa Salis a dare notizia del controllo, con post diffuso sui suoi social ieri mattina. “La Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo”, aveva raccontato collegando l’ispezione alle restrizioni imposte dal decreto Sicurezza nei confronti di chi manifesta. Nel pomeriggio infatti, Salis era attesa al corteo No Kings a Roma.
All’inizio dunque, si era ipotizzato si trattasse di un fermo preventivo, introdotto dall’ultimo pacchetto sicurezza, che in occasione di manifestazioni o eventi pubblici consentirebbe agli agenti di trattenere fino a 12 ore persone sospette. In realtà come si è appreso in un secondo momento, la richiesta sarebbe arrivata dalla Germania. La Questura ha precisato che “in nessun caso e in nessun modo” il controllo aveva a
che fare con il dl Sicurezza o con il corteo No Kings. L’operazione rientrerebbe nell’ambito dei controlli specifici di persone nello spazio Schengen, disciplinati dal regolamento EU 2018/1862.
Ciascuno Stato che aderisce al sistema di informazioni Schengen può effettuare delle segnalazioni nei confronti di determinate persone, i cosiddetti “alert”, che fanno scattare l’azione di polizia del Paese in cui viene individuato il soggetto segnalato. I controlli devono rispettare le norme e le procedure di diritto interno e gli Stati che aderiscono al SIS Schengen non possono sottrarsi dall’eseguirli.
Nel caso di Salis, la Germania avrebbe emesso un alert per la vicenda che ha portato l’ex insegnante essere rinchiusa per oltre un anno in un carcere a Budapest, in Ungheria, perché accusata dell’aggressione di militanti neonazisti durante un corteo. La segnalazione sarebbe apparsa su Web Alloggiati, il sistema che impone alle strutture ricettive di rendere note alle autorità le generalità del cliente.
Secondo quanto si apprende da fonti interne l’alert sarebbe partito già alcune settimane fa, al suo attraversamento del confine di un Paese dell’area Schengen, sulla base dei presunti rapporti tra Salis e Hammerbande. Il gruppo di estrema sinistra sarebbe coinvolto in alcuni procedimenti, in Germania e in Ungheria, a seguito di aggressioni e disordini in piazza.
La questione è che Ilaria Salis è un’eurodeputata e in quanto tale gode dell’inviolabilità garantita dall’articolo 68 della Costituzione, protegge i parlamentari da arresti, perquisizioni o limitazioni della libertà personale senza autorizzazione della Camera di appartenenza.
Sul punto è intervenuto il dem, ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Quali sono le ragioni per le quali si è’ lesa l’inviolabilità del parlamentare? Indagini? Prevenzione di reati? In camera? È stata coinvolta la magistratura? Perché non c’era discrezionalità? Si doveva andare per forza in hotel all’alba?”, sono le domande emerse nelle ultime ore.
Il Questore di Roma, Roberto Massucci, ha precisato che il controllo è stato “atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un paese europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane”. Il tutto è “avvenuto su richiesta di un Paese estero e sulla base di un sistema di collaborazione internazionale tra forze di polizia che è immutato da anni”
A quanto si apprende dagli organi di stampa però, nella sala operativa della Questura qualcosa si sarebbe inceppato. Nessuno infatti, avrebbe collegato il nome del soggetto da controllare all’europarlamentare facendo accadere il fattaccio.
Il Viminale inoltre non sarebbe stato messo al corrente. Un aspetto che, se confermato, farebbe emergere un buco nel flusso di informazioni tra Questura e ministero, entrambi deputati a garantire la sicurezza pubblica.
Dall’altra parte, Salis non crede che il Viminale sia stato bypassato. “La polizia risponde al ministero dell’Interno, se il ministero non ne sapeva niente è ugualmente grave”, ha dichiarato ieri. “Si tratta di un fatto molto grave, ed è molto particolare che siano così zelanti nell’effettuare un controllo su una segnalazione estera su un volto noto dell’opposizione, proprio il giorno di un corteo nazionale”.
Per l’eurodeputata, il collegamento con il corteo No Kings sarebbe evidente. “Mi hanno rivolto tutta una serie di domande, che riguardavano il mio arrivo a Roma, quando sarei arrivata, come sarei arrivata…Ma anche domande che riguardavano la manifestazione. Se avevo intenzione di recarmi alla manifestazione ‘No Kings’, se addirittura avevo oggetti pericolosi per la manifestazione”, ha detto raccontando l’episodio. “Il controllo si è protratto per circa un’ora e poi insomma si è concluso, ma non mi hanno rilasciato alcun verbale”, ha assicurato. Che ci sia stata una falla nelle comunicazioni tra ministero e Questura o che sia stata un’operazione intenzionale effetto delle nuove misure sulla sicurezza, la vicenda resta comunque opaca e con dei nodi ancora tutti da sciogliere.
(da Fanpage)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
L’AVVERTIMENTO DI SANTANCHE’ DALLA VILLA IN VERSILIA: “LA VITA E’ LUNGA E CONTA LA SQUADRA”
«Se mi volevano fare fuori dovevano farlo quando mi indagarono», si sfoga in queste ore dal
buen retiro della Versilia Daniela Santanchè con i pochi amici a cui risponde al telefono. L’arietta è mite ma dalla villa dove si è rifugiata l’ex ministra, la “casina rosa” di Marina di Pietrasanta, risuona amarezza.
«Tutto bene tutto perfetto», tiene a dire solo il compagno Dimitri Kunz, principe e imprenditore, sedicente discendente della casata D’Asburgo Lorena, che dopo le dimissioni la sta consolando con rose rosse, pranzi sul mare e passeggiate.
«Daniela però è risentita – dice chi ci ha parlato – non ha davvero gradito che
l’abbiano fatta passare da colpevole del referendum quando sul caso Visibilia non ha nemmeno il rinvio a giudizio».
La chat whatsapp del Consiglio dei ministri
Passa quasi tutto il giorno fuori casa, la Pitonessa. Pesce e bollicine al ristorante. Forse una capatina al nuovo stabilimento balneare che sta comprando il compagno, si chiamerà “Tala beach”, all’ingresso un cartello con su scritto «coming soon», tutti giurano che sarà una specie di “Twiga 2”, superglamour come negli anni ruggenti della società con Briatore.
Dalla chat whatsapp del Consiglio dei ministri Santanchè non è ancora uscita: così gli ex colleghi allora smettono di scrivere. Diffidenza, imbarazzo. Pare che nelle ultime 48 ore abbia ricevuto più chiamate di solidarietà da leghisti che da esponenti del suo partito, FdI. L’eccezione è Ignazio La Russa, il presidente del Senato, amicissimo, che in questi giorni è andato a trovarla in Versilia, proprio lui che aveva dovuto convincerla a mollare dopo la richiesta della premier Meloni.
Anche Salvini chiama Santanchè, svelano fonti del Carroccio: le esprime «dispiacere umano». Il ministro Crosetto ritwitta esprimendole vicinanza.
Lo sfogo sui social
Santanchè è una molla. Ha girato in giardino e postato sui social un video da cui filtrano messaggi in codice: «La vita è lunga e bisogna sempre ricordarsi di essere insieme, di essere una squadra» sentenzia, sorridente, rivolta agli ex collaboratori del ministero del Turismo.
Come parlare a nuora perchè suocera intenda. Un messaggio al centrodestra, agli ex colleghi ministri. Nella lettera alla premier aveva scritto che si dimetteva perché «abituata a pagare anche il contro degli altri» e tanti dentro FdI ieri confidavano una certa preoccupazione interpretando il messaggio come lo sfogo di chi al partito, specie nella prima fase, ha fortemente contribuito economicamente. I frequentatori del parco raccontano di averla vista vestita due giorni fa «col cappello tipo western» a passeggio, altri giurano di aver visto Vannacci aggirarsi giorni fa nella villa con giardino e abusi edilizi tuttora oggetto di una pratica di sanatoria in Comune a Pietrasanta. «Io ritengo che da soli non si vince mai e credo che il ministero, per carità, con i nostri limiti, in questi anni ha lavorato veramente bene» dice lei, nel video sui social, rivolta al suo ex staff. In effetti le categorie tutte hanno ringraziato l’ex ministra, dall’amicissimo presidente di FederalberghiBernabò
Bocca a Confindustria alberghi, Federturismo. «L’hanno fatta veramente inca…are» rivela un vecchio amico della “Santa”.
Gli affari di Kunz
Se non altro gli affari tengono banco in famiglia. Kunz sta rilevando due bagni in zona Fiumetto, sempre a Pietrasanta, il Felice e il Genzianella. Il primo è della famiglia dell’ex sindaco e senatore berlusconiano Massimo Mallegni, l’idea è trasformarli in stabilimento vip. La Versilia del resto pullula di affaroni balneari in questo periodo: Del Vecchio, Armani, russi, investitori della moda e del mattone, da Forte dei Marmi a Viareggio. In tanti si domandano come mai si compri e ricompri nonostante l’ombra della Bolkestein e le gare attese l’anno prossimo. A Kunz qualcosa che non sta andando come sognava tuttavia c’è: l’affare della discoteca “Flò” al piazzale Michelangelo, con vista mozzafiato su Firenze è da poco saltato. Il locale lo voleva chiamare “Santhouse”.
(da La repubblica)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
AL CORTEO IN MINNESOTA HA PARTECIPATO ANCHE BRUCE SPRINGSTEEN, ANTITRUMPIANO DI FERRO, CHE HA SUONATO “STREETS OF MINNEAPOLIS”, LA CANZONE SULLE VIOLENZE DELL’ICE NELLA CITTÀ AMERICANA (DOVE RENEE GOOD E ALEX PRETTI SONO STATI UCCISI DAGLI SCAGNOZZI ANTI-MIGRANTI
Almeno otto milioni di americani sono scesi in piazza contro Donald Trump nelle oltre 3.300 manifestazioni ‘No Kings’ che si sono svolte sabato. Lo riferiscono gli organizzatori, secondo i quali a manifestare sono stati 1,6 milioni di persone in più rispetto allo scorso ottobre.
Il Minnesota è “un’ispirazione per tutto il Paese. La vostra forza e il vostro impegno ci hanno detto che questa è ancora l’America e che questo incubo reazionario non prevarrà”. Lo ha detto Bruce Springsteen intervenendo alla manifestazione ‘No
Kings’ a St. Paul, in quel Minnesota dove gli agenti dell’Ice hanno ucciso due americani. Proprio a Renee Good e Alex Pretti, le due vittime, ha fatto riferimento la star. “Il loro coraggio, il loro sacrificio e i loro nomi non saranno mai dimenticati”, ha aggiunto.
In migliaia negli Stati Uniti hanno attraversato le strade delle principali città americane in imponenti proteste contro il presidente Donald Trump, unendosi alle marce e ai cortei organizzati in varie città del mondo dove in tantissimi hanno espresso la propria rabbia chiedendo la tycoon di “andare via”.
Per gli States è la terza volta in meno di un anno che gli americani scendono in piazza nell’ambito di un movimento popolare chiamato “No Kings”, il canale di opposizione più rumoroso e visibile al tycoon da quando ha iniziato il suo secondo mandato nel gennaio 2025. Il ritornello adesso è la guerra contro l’Iran che l’amministrazione a stelle e strisce ha lanciato insieme a Israele, con obiettivi e tempistiche di conclusione in continua evoluzione.
Le proteste negli Stati Uniti sono iniziate in diverse città, tra cui Washington, Boston e Atlanta, dove migliaia di persone si sono radunate in un parco per denunciare l’autoritarismo. “Nessun Paese può governare senza il consenso del popolo”, ha dichiarato all’Afp ad Atlanta Marc McCaughey, un veterano militare di 36 anni. Nella capitale, Washington, i manifestanti – alcuni con striscioni che proclamavano “Trump deve andarsene subito!” e “Combattiamo il fascismo” – hanno attraversato un ponte sul fiume Potomac per raggiungere il Lincoln Memorial, luogo di storiche manifestazioni per i diritti civili negli anni passati.
§La Cnn, da parte sua, ha documentato diverbi verbali tra i sostenitori del presidente Trump e i manifestanti del movimento No Kings a West Palm Beach, in Florida, con l’intervento degli agenti di polizia per calmare gli animi. Tra gli eventi in programma l’esibizione del leggendario rocker Bruce Springsteen, acceso critico del presidente, con la sua canzone “Streets of Minneapolis” nella città gemella di Saint Paul, capitale dello stato settentrionale.
(da agenzie)
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Marzo 29th, 2026 Riccardo Fucile
NONOSTANTE L’ALLARME LANCIATO DA DUE MESI E RAFFORZATO NEGLI ULTIMI GIORNI DAL MINISTRO DELL’INTERNO PIANTEDOSI, IERI NON CI SONO STATI SCONTRI O DISORDINI
Ci sono una ghigliottina, il solito volto a testa in giù di Giorgia Meloni (stavolta in
compagnia di Carlo Nordio e Ignazio La Russa). Si parla di bossoli e si chiedono dimissioni. Il popolo dei No Kings è sceso ieri in 3100 piazze in 50 stati in tutto il mondo per protestare contro la deriva autoritaria e le politiche del presidente Donald Trump, l’aumento del costo della vita e la guerra contro l’Iran e in Italia ha preso di mira anche la presidente del Consiglio e un pezzo di governo.
A sfilare a Roma sono in 300mila – secondo gli organizzatori – e oltre 700 le sigle che hanno aderito alla manifestazione, si va dalla Cgil all’Arci, Amnesty arrivando fino ad Askatasuna e gli anarchici, un insieme di associazioni, ong, movimenti studenteschi, centri sociali, partiti, sindacati uniti soltanto dal no alla guerra e dal no al governo Meloni, in pratica il popolo del No, quello che ha affossato la riforma sulla giustizia voluta da Giorgia Meloni
Mescolata agli altri manifestanti c’è una nutrita rappresentanza di Avs, dai leader Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ma anche Ilaria Salis, Benedetta Scuderi, Elisabetta Piccolotti, Marco Grimaldi, Marilena Grassadonia. C’è una delegazione del Movimento 5 Stelle composta tra gli altri da Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla Camera e dai deputati, Francesco Silvestri e Gilda Sportiello.
Per il Pd ci sono solo Arturo Scotto e Marta Bonafoni e un lungo silen zio interrotto in tarda serata da Laura Boldrini, deputata e e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, diffonde una dichiarazione per avvertire Giorgia Meloni di non poter «ignorare che c’è un’Italia che si ribella allo strapotere dei suoi alleati politici».
È un’Italia stanca di un centrodestra «servo» di Trump, della Nato e «dei sionisti», come gridano in piazza. Quindi dicono «Vattene» a Giorgia Meloni, disegnano il Board of Peace come un gabinetto e Giorgia Meloni china al «con-cesso di pace». Dicono «no all’Italia peggiore» su manifesti con il volto dell’ex ministra Daniela Santanché, inneggiano all’anarchico Cospito e alla resistenza palestinese. Mostrano le foto di Meloni, Nordio e La Russa a testa in giù accanto a una ghigliottina. […]
Subiscono la provocazione di Casapound. Una decina di militanti del movimento neofascista scende sotto la sede occupata da decenni e inizia a giocare a pallone impadronendosi anche della strada
In realtà nessuno devasta nulla. Nonostante l’allarme lanciato da due mesi e rafforzato negli ultimi giorni dal ministro dell’Interno Piantedosi, la manifestazione arriva a piazza San Giovanni senza disordini e «considerata la partecipazione superiore a quella preavvisata», la Questura accetta, quindi, di autorizzare i manifestanti ad arrivare fino a piazzale del Verano.
«È’ stata una bellissima manifestazione determinata, radicale e pacifica», afferma Nicola Fratoianni di Avs che accusa il centrodestra di aver «perso il referendum e anche la scommessa che avevano fatto sulla manifestazione di oggi. Speravano nelle violenze ma hanno rimediato una meravigliosa e pacifica lezione di democrazia».
Non la pensano allo stesso modo nel centrodestra. Sono in tanti nella maggioranza a esprimere solidarietà nei confronti di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Carlo Nordio. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana parla di «gesti da condannare con fermezza, incompatibili con i principi democratici». La Lega affida ai social il suo commento: «a Roma è andato in scena il solito brutto spettacolo dei fanatici di sinistra. La loro furia non ci spaventa: ci rende più determinati».
(da agenzie)
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