“ENTRA IN POLITICA ORA? E A FARE CHE?”: LA POSSIBILE DISCESA IN CAMPO DI PIER SILVIO BERLUSCONI AGITA I CAPOCCIONI E I PEONES DI FORZA ITALIA, CHE SPERAVANO DI ESSERSI LIBERATI DAL GIOGO DI ARCORE
GUERRA INTESTINA NEL PARTITO: NEL MIRINO FINISCE LA “BANDA DEI LAZIALI” AL COMANDO (CON IN TESTA TAJANI, BARELLI E GASPARRI) – “FORZA ITALIA E’ TROPPO ROMANO-CENTRICA”
C’è chi a mezza bocca la chiama «la banda dei laziali», e il tifonon c’entra. Ma è un fatto che in Forza Italia gli uomini più vicini ad Antonio Tajani sono effettivamente di provenienza regionale, e hanno potere reale: in Parlamento, sul territorio, nelle istituzioni. Sono lo stesso segretario, Barelli, Gasparri, Fazzone, Battistoni, Battilocchio. Più, se si vuole, il portavoce Nevi, di Terni ma non lontanissimo dalla capitale.
Magari non pensava esattamente a una questione territoriale Pier Silvio Berlusconi quando ha lanciato il suo grido: «Ricambio, facce nuove nel partito», che peraltro da Arcore, di generazione in generazione, si ripete a scadenza regolare. E lo dice pure lo stesso Tajani, che sull’allargamento del partito ha giocato tante sue carte, portando gli iscritti a 150 mila, il movimento giovanile in crescita, e mantenendo le percentuali di Forza Italia onorevoli.
Ma insomma, il gruppo dei fedelissimi in effetti quello è, e che a
Pier Silvio non piaccia vedere in tv e nei tg volti che gli appaiono usurati come quelli dei capigruppo Barelli e Gasparri è fatto noto a tutti. Non significa che si preveda una rivoluzione. Magari, dicono i bene informati, qualche aggiunta al gruppo dirigente pian piano arriverà, ma niente di clamoroso.
Gasparri non parla, ma quello che pensa si sa: se c’è uno che si sbatte da decenni da una parte all’altra, perfino organizzando la massima manifestazione dei giovani che si tiene ogni settembre, è proprio lui. Dal partito forniscono una lista che non finisce più di «non laziali» che hanno posizioni apicali. Intanto i vicesegretari: il lombardo Benigni, la toscana Bergamini, il piemontese Cirio, il calabrese Occhiuto.
Poi i ministri: oltre a Tajani, piemontesi, emiliani, veneti, pugliesi, e tutte le regioni compaiono nella squadra dei sottosegretari e dei presidenti di commissione. Il siciliano
Schifani presiede il Consiglio nazionale del partito, il capogruppo all’Ue è il campano Martusciello, la Lombardia è super rappresentata nel vertice del partito (Moratti, Benigni, Perego, Barachini, Ronzulli, Cattaneo), ma più o meno non ci sono esclusi nelle tante cariche che a un partito di governo spettano.
In FI non si capisce bene perché Pier Silvio abbia fatto un’uscita tanto dura.
Non voleva far arrabbiare Meloni per lo ius scholae ? Lo pensano in tanti: Mediaset non può inimicarsi la premier, anche se vedono una contraddizione: se FI deve essere giovane, nuova, liberale, aperta, perché su un tema così mettere la mordacchia? Che sia prossimo a scendere in campo ci credono in pochi: «Ora? E a far che?».
(da agenzie)
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