“LA CONDOTTA ISRAELIANA DELLA GUERRA A GAZA È DIVENTATA UMANITARIAMENTE E POLITICAMENTE INACCETTABILE” : L’EX AMBASCIATORE STEFANO STEFANINI SPIEGA PERCHÉ HA FIRMATO LA LETTERA, INSIEME AD ALTRI 39 DIPLOMATICI, PER CHIEDERE ALLA MELONI DI RICONOSCERE LO STATO DI PALESTINA
“CI SONO MOMENTI IN CUI BISOGNA SFIDARE L’IPOCRISIA E MANCANZA DI PRESA DI COSCIENZA. CI SONO REGOLE DI PROPORZIONALITÀ E MISURA DA OSSERVARE. SE IL DISEGNO CUI PUNTA NETANYAHU È L’ANNESSIONE DI GAZA E DEI TERRITORI, ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE NON RESTA CHE RICONOSCERE LO STATO PALESTINESE”
Ecco perché firmo. Perché la condotta israeliana della guerra a Gaza è diventata
umanitariamente e politicamente inaccettabile. E quindi il non far niente per porvi fine è altrettanto inaccettabile.
La parte più importante della lettera sta in quello che chiede di fare al governo italiano: alcune misure concrete – sospensione della collaborazione in campo militare e della difesa, sanzioni individuali contro i due ministri che sono, esplicitamente, le anime nere del governo di Gerusalemme, appoggiare la sospensione dell’Accordo di associazione fra Israele e Unione europea – e una simbolica, il riconoscimento dello Stato palestinese. Sono gli unici strumenti di pressione che un Paese come l’Italia ha su Israele. Quindi è ora di adottarli.
Non ho firmato la lettera a cuor leggero. Le misure concrete che chiede vanno contro la mia visione dei rapporti fra Israele e l’Italia, fra Israele e l’Europa.
Ma questa visione è incompatibile con le operazioni militari dell’Idf a Gaza e la catastrofe umanitaria di questi ultimi mesi. La Gaza Humanitarian Foundation si è rivelata un dilettantesco scempio umanitario, tagliando fuori il professionismo delle Nazioni Unite e delle Ong.
Le azioni belliche provocano sempre vittime civili, in tragico gergo tecnico “danni collaterali”. Ma ci sono regole di proporzionalità e misura da osservare; nel diritto internazionale
esiste anche un “diritto di guerra”. Quando invece ospedali e chiese diventano diretto obiettivo di bombardamenti, le perdite inflitte ai resti di Hamas che, vigliaccamente, vi si nascondano diventano “danni collaterali” rispetto a vittime civili, medici, personale sanitario, che subiscono l’ondata offensiva.
Ogni tanto l’Idf riconosce che è stato un errore. Sarà umano, ma perseverare è diabolico. Nella prima lunga fase della guerra, quando Hamas era una forza ben più temibile, le operazioni militari israeliani erano condotte con ben maggiore ritegno.
Non sono cambiati i militari, ma le direttive che ricevono dal governo. La responsabilità è politica. Richiede una risposta politica.
Questo vale anche per il riconoscimento dello Stato palestinese. È un gesto simbolico che però risponde esattamente a quanto Gerusalemme sta facendo nella Striscia, perseguendone l’annessione e l’espulsione forzata dei palestinesi – tutti? In parte? – e in Cisgiordania. Ci sono ministri di governo che lo dicono esplicitamente.
Benjamin Netanyahu scantona ma non sta facendo nulla di quello che ci si attendeva, cioè un piano post-guerra per l’amministrazione palestinese di Gaza senza Hamas.
Intanto, continuano gli atti di violenza dei coloni nei territori se il disegno cui punta è quello del “Grande Israele”, cioè dell’annessione, di fatto, di Gaza e dei territori, alla comunità internazionale non resta che riconoscere lo Stato palestinese. Che è quanto annunciato da Emmanuel Macron. Non subito, fra un mese e mezzo all’Assemblea Generale dell’Onu. La lettera chiede
al governo italiano di compiere lo stesso passo.
Di qui a settembre Gerusalemme ha tempo per correggere la rotta. Checchè ne dica non è impermeabile alle pressioni internazionali, a meno che non sia in gioco la sopravvivenza di Israele.
Non lo è nella più che semidistrutta Striscia. E infatti, di fronte al loro moltiplicarsi da tutti i fronti – il New York TimesMagazine ha appena pubblicato un lungo servizio che sostiene, e documenta, che la continuazione della guerra a Gaza serviva solo alla sopravvivenza… politica di Netanyahu – Israele ha concesso una pausa umanitaria a Gaza, la prima da marzo.
Ecco perché ho firmato la lettera. Ci sono momenti in cui «bisogna sfidare l’ipocrisia e mancanza di presa di coscienza».
(da La Stampa)
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