IL MINISTRO DELL’ENERGIA DI DOHA, SAAD AL-KAABI, AVVERTE CHE, SE IL CONFLITTO DOVESSE PROSEGUIRE, IL PREZZO DEL PETROLIO POTREBBE TOCCARE I 150 DOLLARI AL BARILE . LE BORSE MONDIALI VANNO A PICCO
A RENDERE ANCORA PIÙ NERVOSI GLI INVESTITORI È ANCHE IL DATO SUL MERCATO DEL LAVORO AMERICANO. A FEBBRAIO GLI OCCUPATI SONO DIMINUITI DI 92 MILA UNITÀ RISPETTO A GENNAIO, UNA DELLE FLESSIONI PIÙ FORTI DAI TEMPI DELLA PANDEMIA. SCHIZZA AL 4,4% IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE
Il Qatar annuncia che chiuderà i rubinetti e i mercati si incendiano: petrolio in forte rialzo e
sopra i 90 dollari, Borse in calo ovunque e nuovi timori sull’economia
globale. Il ministro dell’Energia di Doha, Saad al-Kaabi, avverte infatti che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere nel giro di pochi giorni tutti gli esportatori del Golfo a fermare le esportazioni di petrolio e gas.
E se il conflitto dovesse proseguire, spiega, il prezzo del greggio potrebbe arrivare fino a 150 dollari al barile. Tanto basta per far salire in giornata il contratto future sul petrolio Brent con cosegna a maggio prima sopra i 90 dollari al barile e poi addirittura vicino ai 94 dollari, con un balzo dell’8% in una sola seduta e il livello più alto dall’inizio della guerra.
Anche il benchmark americano, il petrolio Wti, avanza con forza: chiude a 90,90 dollari, con un incremento del 12% rispetto al giorno prima e del 35% in una settimana. Il Qatar – secondo produttore mondiale di gas naturale liquefatto – ha dichiarato lo stato di forza maggiore, dando la disdetta alle consegne previste, dopo che un attacco con droni iraniani ha colpito il grande impianto di liquefazione di Ras Laffan, il cuore dell’industria del Gnl dell’emirato. La produzione è stata fermata per ragioni di sicurezza e il ritorno alla normalità potrebbe richiedere settimane o mesi, spiega ancora al-Kaabi.
Il balzo dei prezzi energetici si riflette così su tutta la regione. In Iraq gran parte dell’estrazione è già stata fermata e altri paesi del Golfo potrebbero ridurre l’offerta se la crisi dovesse proseguire, mentre il blocco delle petroliere riempie gli stoccaggi locali e rende in alcuni casi concreta la possibilità di estrazioni a ritmo ridotto. Anzi, secondo il Wall Street Journal, il Kuwait ha già tagliato la produzione di alcuni impianti.
A rendere ancora più nervosi gli investitori è anche il dato sul mercato del lavoro americano. A febbraio gli occupati sono diminuiti di 92 mila unità rispetto a gennaio, una delle flessioni più forti dai tempi della pandemia, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 4,4%. Così, la combinazione tra energia più cara e segnali di rallentamento dell’economia, ha spinto anche ieri molti investitori a ridurre l’esposizione al rischio. In parallelo i titoli di Stato hanno avuto movimenti contrastati, mentre le aspettative sui prossimi tagli dei tassi della Federal Reserve tornano al centro dell’attenzione dei mercati
(da agenzie)
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