LA MOSSA DI BRUGNARO PER BLINDARE BEATRICE VENEZI, LE MOTIVAZIONI SONO POLITICHE: A VENEZIA SI VOTA FRA DUE MESI, BRUGNARO NON PUÒ RICANDIDARSI, IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA, ANDREA MARTELLA, È DATO FAVORITO
SE MARTELLA VINCERÀ LE ELEZIONI, INTERVENIRE SULLA NOMINA (IL SINDACO È PRESIDENTE DELLA “FENICE”) SARÀ PIÙ COMPLICATO DEL PREVISTO…LE POLEMICHE NON SI FERMANO E LE PROTESTE NEMMENO
Ascolto, dialogo, compromesso? Macché. Sulla nomina di Beatrice Venezi alla Fenice è sempre muro contro muro. L’ultima curiosa mossa l’hanno fatta i pro-Venezi.
Ieri il sindaco, Luigi Brugnaro, ha convocato il consiglio d’indirizzo della Fondazione che, dopo che gli è stata inflitta la lettura di una relazione di cinque pagine del sovrintendente, Nicola Colabianchi, ha rinominato la nominata. Curiosamente, Colabianchi ha chiesto il voto dei consiglieri dopo che, da mesi, lui e i giornali amici ripetono che la scelta del direttore musicale è di sua esclusiva competenza.
Tant’è: il consiglio, interamente dominato dal centrodestra con rappresentanti di Governo, Regione e Comune, ha ovviamente dato il via libera, anche se è stato notato che mancava il consigliere del Mic che è un musicista e, malignano a Venezia, l’unico a sapere di cosa si stia parlando.
Dal consiglio è uscito un comunicato che ribadisce quindi la nomina di Venezi a direttrice musicale, da ottobre e per quattro anni, con le solite motivazioni: il curriculum della signora, il fatto che sia giovane, donna e garantisca una fantomatica “innovazione” che nessuno finora ha spiegato in cosa e come si concretizzerà. Pare che questo ulteriore e apparentemente pleonastico passaggio sia stato “ispirato”, diciamo così, dal sottosegretario con delega ai teatri lirici, Gianmarco Mazzi, grande sponsor di Venezi la cui scelta è stata fatta, come a suo tempo ammise incautamente Brugnaro, dopo “pressioni” da Roma. Non si capisce bene perché si dovesse ri-ratificare quanto già deciso, ma repetita iuvant.
Le motivazioni, in realtà, sono squisitamente politiche. A Venezia si vota fra due mesi, Brugnaro non può ricandidarsi, il centrodestra non ha potuto schierare il candidato che ha avrebbe vinto a valanga, Luca Zaia, e quello che alla fine è stato deciso, Simone Venturini, è dato perdente dai sondaggi contro il candidato del centrosinistra, Andrea Martella.
E naturalmente la Fenice è oggetto di scontro elettorale. Martella ha già annunciato che l’unico modo di uscire dal vicolo cieco in cui Mazzi and friends hanno messo la Fenice è “resettare” tutto, cioè sbarazzarsi di Colabianchi e dei suoi amici.
E infatti ieri Martella ha subito martellato la nomina parlando di «schiaffo alla città e al Teatro», di «arroganza», di «scelta sbagliata nel metodo e nei tempi», il cui significato politico è «voler blindare una nomina a poche settimane dal cambio del presidente del consiglio d’indirizzo».
Di certo, le polemiche non si fermeranno e le proteste nemmeno. «Scelta imposta dall’alto, contro i lavoratori e contro la città», dice il segretario della Cgil Venezia, Daniele Giordano.
Nei giorni scorsi, il neonato Comitato Fenice Viva ha realizzato una protesta clamorosa, stendendo dai palchi due striscioni con le scritte «W l’Orchestra» e «W il Coro», acclamato dall’intero pubblico in piedi.
Delle ricercatissime spillette simbolo della protesta ne sono già state distribuite 12 mila. E intanto due concerti della Fenice annunciati in diretta su Rai Radio3 sono invece andati in differita, non sia mai che qualche ascoltatore colleghi le ovazioni che accompagnano ogni apparizione degli orchestrali ribelli alla protesta.
Venezi, peraltro, a ottobre diventerà pure direttrice musicale ma per il momento non ha intenzione di dirigere alcunché: forse non la Fedora inaugurale (si dice che abbia fatto sapere che regista e cast non sono all’altezza, ma forse è troppo surreale per essere vero) e di certo non il Concerto di Capodanno.
(da La Stampa)
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