IL POPOLO DI VANNACCI? PIÙ CONGRESSO UDC CHE UNA CURVA DI SCALMANATI : NON CI SONO NAZISKIN, NÉ PUGILI CON LA CELTICA TATUATA. LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI NAZIONALFUTURISTI È IN GIACCA E CRAVATTA, CETO POLITICO MASCHILE DI MEZZA ETÀ, EX LEGHISTI ED EX FRATELLI D’ITALIA IN CERCA DI UNA POLTRONA
MA I VANNACCIANI GIÀ SI SPACCANO SULLE ALLEANZE, TRA CHI DICE CHE CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA SONO UGUALI, E CHI RISERVA ALLA MELONI UN PENSIERO AFFETTUOSO: “ È UNA CAMERATA CHE SBAGLIA, ANCORA RECUPERABILE”
Una cosa va detta: non ci sono naziskin, né pugili con la celtica tatuata sul braccio. La gran parte di questi nazionalfuturisti è in giacca e cravatta, ceto politico maschile di mezza età, ex leghisti ed ex fratelli d’Italia, antropologicamente più congresso Udc che una curva di scalmanati.
Certo, qualche mattacchione non manca. Come quel Vincenzo che, in nome dei padri separati, si scaglia dal palco «contro la discriminazione e la demonizzazione degli uomini, perché la violenza non ha sesso. Troppi “capitani” ci hanno tradito sostenendo leggi contro il femminicidio, il codice rosso o il libero consenso».
«Da quando c’è Vannacci – ragiona Massimo Rogora, ex FdI di Busto Arsizio – sia la Lega che Fratelli d’Ucraina, come li chiamo io, hanno ripreso a dire quello che dicevano prima delle elezioni. Bene come inizio. Cosa vogliamo ora? Per me la prima cosa, la più importante, è uscire dall’Europa, il prima possibile».
Alessandro Frisoli, un altro ex FdI, la vede alla stessa maniera, come se Vannacci fosse la calamita che ha riportato al sovranismo i figliol prodighi: «Il generale sta dicendo le stesse cose che diceva Meloni nella campagna elettorale del 2022. Parlava di blocco navale e di rimpatri poi, per avere i soldi del Pnrr, ha firmato il decreto flussi che ha fatto entrare mezzo milioni di immigrati».
Le ambizioni sono alte, altissime. Giulio («niente cognome per favore»), prevede che «se si vota in autunno possiamo arrivare al 15 per cento. Dove prendiamo i voti? Da Lega e FdI, ovviamente. Ma io sono convinto che anche tanti elettori delusi dei Cinquestelle siano attratti dal generale». E a quel punto sognare si può, tutto è possibile. Anche immaginare l’ex parà del Col Moschin al posto di Giorgia Meloni.
La questione delle alleanze resta tuttavia controversa, anche i delegati hanno idee diverse. Emilio Iacopi, già capogruppo della Lega a Sanremo, è tranchant: «Centrodestra e centrosinistra sono due facce della stessa medaglia. Ci vuole una rottura completa».
Alessandro Frisoli è più possibilista: «L’alleanza con il resto del centrodestra va fatta, altrimenti vince la sinistra. Però non si devono superare le nostre linee rosse. Le più importanti sono la remigrazione e la fine del sostegno Ucraina». Questa cosa dell’appeasement con Putin è un chiodo fisso di tutti, mobilita molto e scatena antipatia diffusa contro la resistenza ucraina.
E Giorgia Meloni?
«Lei non ha scheletri nell’armadio, ma per raggiungere il record di longevità deve tenersi dentro Tajani, che vuol dire von der Leyen». In verità, mentre Matteo Salvini raccoglie un coro di commenti pieni di disprezzo, per la premier è diverso. Magari la criticano ma senza l’asprezza riservata al leader della Lega.
È una camerata che sbaglia, ancora recuperabile. Francesco Maresca, consigliere comunale genovese ed ex assessore della giunta Bucci, le dà un suggerimento: «Meloni deve tornare in mezzo alle persone. Daniele Ventimiglia, coordinatore di Futuro nazionale a Sarnemo e consigliere comunale racconta il suo percorso, comune a molti: «Sono fuoriuscito dalla Lega di cui non condividevo più nulla. Salvini è incoerente, dice una cosa e fa l’opposto.Tutto è iniziato quando ha deciso di portare la Lega nel governo Draghi. Però anche Meloni ora deve cambiare tono con noi».
È un avvertimento, per il momento Vannacci e i suoi camerati evitano l’assalto frontale a palazzo Chigi.
(da Repubblica)
Leave a Reply