DIETRO LE MOSSE DEL GENERALE VANNACCI C’È LA MANINA DI…RENZI, “QUEL DIAVOLO DI MATTEO”, COME RACCONTANO I SUOI EX COMPAGNI DEL PD, DA MESI PUNTA SULL’EX PARÀ PER SPACCARE IL CENTRODESTRA E SCONFIGGERE GIORGIA MELONI
SAREBBE STATO RENZI A CONSIGLIARE A VANNACCI LA SCISSIONE DALLA LEGA…IL RAGIONAMENTO È SEMPLICE: IL CENTROSINISTRA PUÒ ARRIVARE AL MASSIMO AL 45%, PIÙ O MENO COME IL CENTRODESTRA. PER VINCERE, DEVE FAR SCENDERE LA COALIZIONE AVVERSARIA. COME? FACENDO CRESCERE VANNACCI (UNICO OSTACOLO: UN EVENTUALE, MA IMPROBABILE, INGRESSO NELL’ALLEANZA, CHE PERÒ FAREBBE FUGGIRE FORZA ITALIA)
Che Vannacci incontrasse Renzi l’ha raccontato Renzi. Da mesi questa storia è il segreto di Pulcinella, perché da mesi il leader di Iv se ne vanta soprattutto con i compagni del Pd
Ancora oggi Delrio ricorda divertito «quel diavolo di Matteo» che sosteneva di voler puntare sul generale per sconfiggere la premier. L’idea, a suo modo geniale, partiva da una constatazione numerica: il centrosinistra — precedenti alla mano — può ambire a raggiungere il 45% alle elezioni e dunque per battere il centrodestra deve far scendere le percentuali della coalizione avversaria sotto quella quota.
L’uovo di Colombo, insomma. E Vannacci sarebbe stato funzionale a tener dritto l’uovo
Perciò Renzi aveva iniziato a premere sull’allora vicesegretario della Lega, perché mollasse Salvini e si mettesse in proprio. «Vannacci sarà un problema per Meloni», diceva in quel frangente in pubblico.
«Praticamente ci informava passo dopo passo dei suoi rapporti con Vannacci», prosegue Delrio: «Finché ci disse che l’avrebbe visto per convincerlo a rompere una volta per tutte gli indugi».
Quando la storia degli incontri si trasformò in pubblica notizia, alla fine di gennaio, Vannacci e Renzi reagirono violentemente: il primo preannunciò querele per diffamazione, il secondo accusò di complicità politica con la premier chi aveva scritto «il falso».
«Ma Matteo si diverte anche quando fa mostra di arrabbiarsi», sorride Franceschini: «Conosco il ragazzo, fidatevi. Poi, bisogna vedere fino a che punto si era davvero spinto questo rapporto».
Perché l’ex premier — a sentire i democratici che erano a conoscenza della faccenda — sosteneva di aver preparato il piano (politico) di battaglia al generale fin nei dettagli: dal timing all’organizzazione del nuovo soggetto. In pratica tutto.
Sta di fatto che tre giorni dopo le rivelazioni sui media, Vannacci lasciò il Carroccio e fondò Futuro nazionale. E Renzi si presentò davanti ai giornalisti raggiante, come avesse fatto tredici al Totocalcio: «Avevo previsto che Vannacci sarebbe stato un problema per Meloni.
La sua uscita dalla Lega è un assist al Campo largo».
Assist di cui rivendicava di fatto la paternità al cospetto degli alleati […]. […] dopo la scissione di Vannacci, si mostrò formidabile quando dovette risolvere un problema di comunicazione: siccome la rottura nella Lega aveva prodotto poco più di una modesta fiammata sugli organi d’informazione, Renzi si trasformò in una sorta di influencer del generale: «Ragazzi — diceva ai giornalisti — mi state sottovalutando il Vannacci».
«Matteo una ne fa e cento ne pensa», commenta Delrio ripensandoci.
In quei giorni, a ogni dichiarazione o intervista, «Matteo» invece di parlare del centrosinistra accendeva i riflettori su quanto accadeva nel centrodestra. E da quel momento non ha più smesso, avviando una manovra di martellamento: «Vannacci e Giorgia. Giorgia e Vannacci». Così la storia della liaison (politica) tra lo scout e il militare ha preso piede nel Palazzo.
Prima era oggetto di chiacchiericcio, poi ha assunto un certo grado di ufficialità. D’altronde era Renzi ad accreditarla: raccontano sia andato a raccontare la relazione (politica) con Vannacci persino agli avversari. Giusto per farli rosicare.
Perché l’idea dell’ex premier mette in difficoltà «Giorgia», che è lo scalpo a cui mira il leader di Iv e con il quale vorrebbe accreditarsi nel centrosinistra. Anche se in realtà nel Campo largo temono i suoi doni. «Sappiamo delle sue manovre nel centrodestra ma non solo…», dice sibillino Boccia. Dove colpirà in futuro Renzi non si sa. Ma intanto con l’operazione Vannacci di cui si vanta si è guadagnato un’altra mostrina.
Francesco Verderami
per il “Corriere della Sera”
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