Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
VENTURINI, VUOLE AUMENTARE IL CONTRIBUTO D’ACCESSO ALLA CITTÀ PER I VIAGGIATORI GIORNALIERI FINO A 50 EURO, SIAMO ALLA FOLLIA… TRA GLI OPPOSITORI C’È MASSIMO CACCIARI, EX PRIMO CITTADINO DELLA “SERENISSIMA”: “È UN ATTEGGIAMENTO BARBARO, INCIVILE E, A MIO AVVISO, DEL TUTTO ANTICOSTITUZIONALE”
Un super ticket fino a 50 euro per mettere piede a Venezia, cinque volte di più dell’attuale «contributo d’accesso» che va dai 5 ai 10 euro. L’idea del neo sindaco Simone Venturini porta la città al punto di ebollizione.
Nelle prossime settimane Venturini sarà a Roma, dai ministeri competenti, per trattare l’aumento del contributo istituito ad hoc per Venezia «fino a 10 euro» con la finanziaria del 2019 dal governo giallo verde, modificato dall’esecutivo Draghi nel 2021 e introdotto per la prima volta tre anni dopo (per i turisti giornalieri che non pernottano in città).
«Da una parte vogliamo puntare sulla prenotazione regolando i flussi, dall’altra avere risorse per far fronte ai costi che il turismo giornaliero porta — spiega il sindaco —. Il mio programma era chiaro: riformare il contributo facendolo evolvere».
Certo, per Venezia lo Stato ha già speso sei miliardi per il Mose e sta finanziando ancora i lavori e manutenzione, l’operazione potrebbe non essere poi così agevole. Il bilancio, però, racconta di un paio di milioni di euro incassati nel 2024 che nel 2025 sono arrivati a 5 e mezzo.
Arrivare a una forbice fra i 30 euro (prenotando la visita in anticipo di almeno 4 giorni) ai 50 euro massimi, decuplicherebbe gli introiti per le casse comunali. Per non parlare dell’idea di cancellare l’esenzione per i cittadini veneti non residenti nel comune di Venezia che ha fatto infuriare le associazioni dei consumatori.
Se lo zoccolo duro delle categorie non solo difende la proposta di Venturini, ma anzi propone di rendere il contributo d’accesso permanente, tutto l’anno e non solo nei giorni più caldi, l’opposizione con il senatore Andrea Martella, Pd, insorge: «Andrebbe cancellato, altro che alzato. La città ha bisogno di gestire i flussi turistici e dare servizi».
Fra i più arrabbiati c’è un veneziano illustre, l’ex sindaco Massimo Cacciari che tuona: «Ho sempre detto che è pura barbarie. Non c’è nessun’altra città italiana o europea in cui ci si sogni di far entrare con un biglietto in città come si trattasse di un museo. È un atteggiamento barbaro, incivile e, a mio avviso, del tutto anticostituzionale. Aspetto solo che provino a fermarmi e poi vediamo che ne pensa la Consulta. È una cosa semplicemente oscena, pensavo che Venturini fosse più intelligente del suo predecessore e lo togliesse, invece rilancia».
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
CINQUANTASEI ANNI, POPOLARE SINDACO DIMISSIONARIO DI MANCHESTER, EX MINISTRO ED ESPONENTE PROGRESSISTA DELLA CORRENTE DELLA COSIDDETTA “SOFT LEFT”, BURNHAM HA OTTENUTO LA VITTORIA PER IL PARTITO LABURISTA ALLE ELEZIONI SUPPLETIVE A MARKERFIELD, SOBBORGO POPOLARE DELL’AREA METROPOLITANA DELLA GRANDE MANCHESTER
Vincendo le elezioni suppletive a Markerfield, sobborgo popolare dell’area metropolitana della Grande
Manchester, in Inghilterra del nord, Andy Burnham torna in Parlamento e lancia la sfida interna alla leadership moderata di Keir Starmer con l’obiettivo di sostituirlo al vertice del Labour (e del governo). Cinquantasei anni, popolare sindaco dimissionario di Manchester, ex ministro ed esponente progressista della corrente della cosiddetta ‘soft left’, Burnham – riferisce la Bbc – ha ottenuto la vittoria per il Partito Laburista.
A Makerfield il Partito Laburista ha ottenuto il 54% dei voti contro il 35% di Reform UK, mentre Restore Britain ha avuto il 7%. L’affluenza è stata del 58,7%, sei punti percentuali in più rispetto alle elezioni generali, con 45.510 voti espressi. “Stasera potrebbe, solo potrebbe, essere il punto di svolta. Da ora in poi, darò tutto me stesso per far sì che ciò accada, per garantire che il nome Makerfield sia per sempre sinonimo del cambiamento di cui questo Paese ha bisogno, del recupero di qualcosa che abbiamo perso: la speranza. Una speranza per il futuro” le prime parole dopo l’elezione di Burnham, riportate dal Guardian.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
FOX È STATA CRUCIALE PER LANCIARE LA CARRIERA POLITICA DI TRUMP, TRAENDONE VANTAGGIO NEGLI ASCOLTI, GRAZIE AL BOOM “MAGA”. MA CON IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA CHE CROLLA NEI SONDAGGI, L’ECONOMIA A PEZZI E IL PARTITO REPUBBLICANO DIVISO, LE ELEZIONI DI MIDTERM POTREBBE ESSERE LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO (È GIÀ SUCCESSO CON L’AUTOREVOLE “WALL STREET JOURNAL”, ANCH’ESSO DI PROPRIETÀ DELLO “SQUALO”)
“Un matrimonio di convenienza avviato verso un brutto divorzio”: questa la previsione di The Hollywood Reporter sui rapporti tra Donald Trump e Fox News, costante compagna e ‘confort zone’ per il presidente negli anni del suo doppio mandato.
Secondo la rivista di spettacolo la relazione tra il titolare della Casa Bianca e la rete del gruppo Murdoch che “nella buona e nella cattiva sorte” ha scommesso su di lui alimentando una un tempo improbabile carriera politica, potrebbe essere vicina al capolinea.
Fox e Trump hanno avuto un rapporto simbiotico per anni: il tycoon ha beneficiato
dell’enorme visibilità offerta dal network, mentre la rete ha tratto vantaggio dall’interesse e dagli ascolti generati dal fenomeno Maga.
E se il tycoon ha capito presto che non doveva conquistare l’intera rete, ma solo alcune figure chiave dell’opinionismo come Sean Hannity, Laura Ingraham e Carlson, la rete ha imparato che nel nuovo mondo trumpiano “prima viene il pubblico e solo dopo il giornalismo”. Cosa e’ cambiato oggi?
Tra sondaggi in crisi (al 37 per cento secondo l’ultimo New York Times/Sienna), l’economia sott’acqua e un Congresso irrequieto che comincia a dividersi, le elezioni di Midterm potrebbero essere la goccia che fa traboccare il vaso, scrive The Hollywood Reporter notando le debolezze di entrambi i partner: per la Fox l’invecchiamento dell’audience e la presenza di personalità indipendenti come Tucker Carlson che riescono a raggiungere decine di milioni di persone online senza aver bisogno di un network televisivo, per Trump una base politica educata per anni a diffidare di ogni autorità che potrebbe un giorno rivoltarsi anche contro di lui.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
FINITA LA SPINTA DELLE REGOLARIZZAZIONI COVID, LARGO AL LAVORO NERO. MENTRE VA SCOMPARENDO LA FIGURA DELLA COLF – ANCHE CHI HA IL COMPITO DI ASSISTERE GLI ANZIANI, ORMAI NON E’ PIU’ UN PISCHELLO: LA MAGGIORANZA HA TRA I 55 E I 59 ANNI E VIENE DALL’EUROPA DELL’EST
Colf e badanti erano quasi un milione nel 2021. Oggi sono poco più di 800mila. Per l’esattezza
804.464 con almeno un contributo versato all’Inps nel 2025. Per il quarto anno di fila il numero scende: -2,3% sul 2024, circa 18.600 rapporti regolari in meno. In quattro anni la perdita è di 173mila lavoratori. Anzi, per lo più lavoratrici, visto che le donne sono l’89%.
Finita la spinta delle regolarizzazioni Covid e del decreto Rilancio, il settore torna a restringersi nella parte visibile. Il resto è la zona opaca del welfare familiare: lavoro nero e grigio, cura necessaria ma spesso lasciata al fai-da-te. […]
Le badanti superano le colf, già dal 2024: 51% contro 49%. Non è solo un sorpasso statistico. È l’Italia che invecchia e porta dentro casa il bisogno di assistenza. Anche chi lavora nella cura invecchia: la classe più numerosa è 55-59 anni, il 27% ha almeno 60 anni, appena l’1,6% meno di 25. Il settore resta in larga parte straniero: il 69%, con l’Europa dell’Est primo bacino, 269mila persone.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
“NON MI INTERESSA LA PERSONA DEL PATRIARCA KIRILL MA LA CHIESA ORTODOSSA RUSSA, PERCHÉ CONTRIBUÌ ALLA NOSTRA LIBERAZIONE DA CINQUE SECOLI DI GIOGO OTTOMANO” – PECCATO CHE KIRILL SIA FIANCHEGGIATORE DI PUTIN E DEI MASSACRI CHE HA PERPETRATO CON LE SUE GUERRE D’INVASIONE
La Bulgaria porrà il veto al 21mo pacchetto di sanzioni contro la Russia se il patriarca russo Kirill rimarrà nella lista. Lo ha dichiarato il premier bulgaro, Rumen Radevm ai giornalisti a Bruxelles a margine della riunione del Consiglio europeo. Il premier bulgaro ha tuttavia sottolineato che la Bulgaria non ostacolerà le decisioni comuni dell’Ue sull’Ucraina. “Sosterremo il processo negoziale per l’adesione dell’Ucraina all’Ue”, ha concluso Rumen Radev.
“Il tempo delle crociate è finito. Questa guerra ha già superato le trincee, si è estesa all’economia, all’energia, alla cultura e allo sport, ora resta da colpire la religione”, ha detto Radev. “Non mi interessa la persona del patriarca Kirill – ha aggiunto – mi interessa la Chiesa ortodossa russa, perché contribuì alla nostra liberazione da cinque secoli di giogo ottomano. Mi interessa l’intera società russa, che ha questa Chiesa, che è ortodossa come la nostra perché facciamo tutti parte di una stessa famiglia”.
Radev, pur dicendo di non volersi opporre alle decisioni comuni riguardanti Kiev, ha precisato che la Bulgaria non è d’accordo in generale con il progetto delle sanzioni, che sono “dannose e comportano un rischio per l’economia bulgara”. Come esempio ha citato il rischio per il funzionamento della raffineria di Lukoil a Burgas sul Mar Nero, la fornitura di pezzi di ricambio per la metropolitana di Sofia e la fornitura di fertilizzanti.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
CROSETTO RICORDA CHE IL PIANO APPROVATO DALLE CAMERE PREVEDEVA UN AUMENTO DELLE SPESE MILITARI DELLO 0,15% NEL 2026 E NEL 2027, DELLO 0,20% NEL 2028: “QUEST’ANNO È MANCATO, PER L’INCIAMPO DELLA MANCATA USCITA DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE”
Ha appena ascoltato Pete Hegseth strigliare i partner nel corso della riunione tra i ministri della Difesa
dell’Alleanza atlantica riuniti a Bruxelles. Messaggi chiari, quasi brutali.
Ecco perché Guido Crosetto sceglie il messaggio più chiaro possibile: «La Nato — ricorda — non è un club di amici lettori, è un’alleanza militare difensiva. Chi vi partecipa deve mettersi in testa di partecipare con lo stesso peso di tutte le nazioni.
Questo viene chiesto all’Europa. Questo ci siamo impegnati a fare e dovremmo fare nei prossimi anni».
È la premessa che introduce il vero nodo politico che chiama in causa le scelte del governo di Giorgia Meloni. «D’altronde, se si vuole far parte della Nato e avere un’alleanza, si rispettano gli impegni. Altrimenti si decide di stare fuori. Ma a quel punto difendersi costerebbe mille volte di più».
Lo fa consapevole del peso che le prossime scelte avranno nel rapporto con gli Stati Uniti. E della delicatezza di altre decisioni imminenti di Washington. Ad esempio: la presenza delle truppe americane in Europa.
Da tempo, la Casa Bianca valuta una riorganizzazione ed eventuali tagli nel numero dei soldati impegnati nelle basi europee. «Il percorso è chiaro — ricorda Crosetto — ci sarà una Nato che per la parte europea dovrà dipendere sempre di più dagli europei».
È probabile ad esempio un rafforzamento delle truppe in Polonia. Ma nel pacchetto potrebbe anche rientrare un’altra mossa Usa, si apprende da fonti di massimo livello: un aumento della presenza di soldati nelle basi americane in Sicilia.
Riguarda innanzitutto Sigonella, avamposto cruciale (senza trascurare l’hub di Augusta, che fornisce supporto logistico per le operazioni della Marina statunitense). La ragione di questo possibile incremento non risiede solo nell’attenzione rivolta da Washington al quadrante mediorientale, ma soprattutto all’Africa: lì Russia e Cina continuano a guadagnare posizioni. E l’amministrazione Usa deve rientrare in partita.
Ma torniamo al braccio di ferro nell’esecutivo sulle risorse alla difesa. Palazzo Chigi ha decretato una decisa frenata. Il programma Purl non sarà attivato, quello europeo denominato Safe è stato prima ridotto e adesso forse addirittura cancellato.
Nella migliore delle ipotesi, Roma chiederà 5 dei 14,9 miliardi di prestiti a disposizione. Sono le ragioni per cui il ministro ha ventilato le dimissioni e ha poi deciso di restare, come raccontato su questo giornale, in attesa di capire se Giancarlo Giorgetti aumenterà davvero gli investimenti nel comparto. Di quanto?
Crosetto ricorda che il piano approvato dalle Camere nel 2025 prevedeva un aumento dello 0,15% nel 2026 e nel 2027, dello 0,20% nel 2028. «Quest’anno è mancato, per l’inciampo della mancata uscita dalla procedura di infrazione. Mi
auguro che sia recuperabile immediatamente, lo vedremo già da ottobre». Cioé dalla manovra. La richiesta al Tesoro è un +0,35% in finanziaria.
«Penso non ci sia alternativa, qualunque sia la maggioranza». È un invito rivolto innanzitutto a Giorgetti. Gli chiedono se il leghista sia consapevole della necessità di rispettare gli impegni, Crosetto replica: «Penso sia totalmente consapevole». Da Roma, il ministro dell’Economia offre, a sua volta, la sua posizione: «Io so i tempi e le modalità, il quantum non dipende da me. Tutto il resto lo stiamo gestendo, non c’è polemica su questo».
E d’altra parte, anche nei giorni scorsi il Tesoro aveva fatto sapere che la decisione dell’esecutivo è collegiale e coordinata da Giorgia Meloni. A lei, insomma, la responsabilità della scelta.
(da Repubblica
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI NEGA, IL GOVERNO INSORGE, TAJANI ANNULLA UN VOLO PER GLI USA, SIAMO ALLE COMICHE FINALI DEL REGIME
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato al programma di David Parenzo su La7 il suo recente incontro con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a margine del G7
«Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!». Inizia con questo durissimo affondo di Donald Trump l’intervista telefonica rilasciata in esclusiva a Daniele Compatangelo, durante la trasmissione L’Aria che tira su La7.
Il presidente degli Stati Uniti ha gelato la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, commentando il loro recente incontro a margine del G7 di Evian con parole destinate ad aprire un gravissimo caso diplomatico tra Roma e Washington. Meloni, a margine dell’incontro, aveva detto ai cronisti di avere «trovato il rapporto immutato. Siamo due persone con il loro carattere, che difendono il proprio interesse personale»
Il retroscena sul «piccolo divano»
Il colloquio, che nelle intenzioni del giornalista doveva concentrarsi sui dossier caldi di geopolitica come Ucraina e Hezbollah, ha preso una piega del tutto inaspettata quando lo stesso Trump ha interrotto le domande per chiedere: «Come sta il suo Primo Ministro? Come sta?». Incalzato dal corrispondente sui dettagli del loro faccia a faccia seduti su un «piccolo divano», il tycoon ha liquidato il primo incontro avvenuto dopo le tensioni delle ultime settimane umiliando la premier italiana sul piano personale e politico: «Non so cosa dirle! Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!».
Trump: «Sull’immigrazione è un disastro»
L’attacco di Trump non si è fermato a Palazzo Chigi, ma si è allargato rapidamente a tutto il Vecchio Continente. Interrogato su quali suggerimenti avesse dato ai partner europei per risolvere la crisi in Ucraina, il presidente statunitense ha espresso un giudizio netto sulle politiche di Bruxelles: «Gli europei hanno sbagliato tutto sull’energia e hanno sbagliato tutto sull’immigrazione, e se non risolvono
questi problemi l’Europa non sarà mai più la stessa. Probabilmente non riusciranno a risolverli. L’immigrazione è un disastro e l’energia, con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro. Parlerei ancora, ma adesso devo andare. Grazie!» Da Palazzo Chigi, per ora, tutto tace. Ma la pressione sulla premier per una replica ufficiale all’alleato d’oltreoceano è già ai livelli di guardia.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL SORPASSO NON E’ UNA STAFFETTA E NEMMENO UNA SUCCESSIONE
Ormai Vannacci sta in tutti i sondaggi e ieri ne è uscito uno che certifica l’inesorabile: dopo un breve
inseguimento, il Generale ha superato il Capitano nelle intenzioni di voto.
Però il sorpasso a Salvini non è una staffetta né una successione. Un po’ perché gli elettorati non si sovrappongono (Vannacci pesca tantissimo nel lago dell’astensione, placido solo in superficie) e soprattutto perché i due tribuni della destra sono molto diversi tra loro.
Salvini è un timido che in pubblico si traveste da cattivo, ha un culto per l’approssimazione e non è mai stato uno stratega (vi dice niente il Papeete?), semmai un influencer con uno sterminato guardaroba di felpe e parole d’ordine capaci di creare disordine anzitutto a lui.
Vannacci no. Non è un militare da macchietta, come qualche avversario pigramente si ostina a dipingerlo. Ha iniziato la carriera politica grazie a un libro, mica a un selfie. Difficilmente diventerà un oratore trascinante (ai suoi comizi non si contano gli sbadigli), ma sa maneggiare con perizia le parole, tanto da avere imposto nel dibattito «remigrazione» (con quel sapore rassicurante di ritorno a casa) al posto di «deportazione», decisamente più indigesta benché più sincera. E, a differenza di Salvini, è abituato alla disciplina e ai progetti di lungo periodo. Non sembra il tipo che entra in una coalizione per una poltrona: la sua aura di «uomo nuovo» svanirebbe in un baleno. Vannacci si terrà lontano dal potere finché non avrà la forza di prenderselo tutto.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2026 Riccardo Fucile
E’ ORIENTATA A NON VOLERLO IN COALIZIONE, MA C’E’ ANCORA TEMPO
In mezzo a un mare d’incertezza e con le truppe di Vannacci alle porte, Giorgia Meloni ha un solo punto fermo: sé stessa. Ieri e oggi a Bruxelles per il Consiglio europeo, la presidente del Consiglio ha qualche giorno di distanza dalle patrie difficoltà per maturare – o meglio consolidare – la linea politica da mantenere fino alla fine della legislatura
A chi ha voluto ascoltarla davvero, in realtà l’ha già comunicata in pubblico durante
la conferenza del G7 di Evian, spiega una fonte vicino a palazzo Chigi. La premier è ben attenta alla crescita di Futuro nazionale, salito addirittura al 5,9 per cento, secondo un sondaggio di Youtrend, sorpassando la Lega al 5,8. Tuttavia, la premier si sarebbe decisa a escludere un suo possibile ingresso nella coalizione di centrodestra. «Mi sembra che abbia detto lui di non voler entrare», ha scandito in conferenza stampa, sottolineando tutti i passi fatti dal generale in direzione contraria a quella dell’esecutivo: dalle critiche al reato di femminicidio fino al voto contrario alla fiducia insieme alle opposizioni. Come dire: Roberto Vannacci è altro da noi e lo ha mostrato lui per primo.
Chi conosce la premier, però, spiega come lei consideri l’alleanza con Futuro nazionale un Rubicone invarcabile. Fuor di metafora: inglobare i post-fascisti di Vannacci, che parlano di remigrazione e inneggiano a nostalgie ideologiche oggi non più accettabili, è impossibile. Non solo perché si perderebbe il lato centrista della coalizione, ma anche perché si commetterebbe lo stesso errore già fatto da Matteo Salvini. Il leader della Lega – è il ragionamento dentro FdI – si è portato in casa Vannacci, è stato tradito al primo momento utile e ora il suo partito è sull’orlo della spaccatura e a picco nei sondaggi. Di qui la scelta della leader di lasciare il generale alla porta, facendola passare come una scelta altrui.
Come il Cav
A chi le ha mosso l’ovvia eccezione sul rischio che, senza Vannacci, il centrodestra rischi di perdere le elezioni, lei avrebbe risposto con una alzata di spalle. O meglio, con quello che dentro FdI viene definito «l’interesse generale» anche all’alternanza, se è quello che chiedono gli elettori, ma sempre con l’onestà di proporsi a loro come una coalizione coesa e non una coalizione contro, come invece ha sempre fatto il centrosinistra. «La politica non è mai aritmetica», ha detto anche in conferenza stampa, spiegando che il modo per vincere le elezioni è «governare bene», non fare alleanze spurie. Al netto dell’enfasi, tradotto in termini politici il caso di scuola è quello delle elezioni del 2006: la sconfitta per un decimale del centrodestra allora guidato da Silvio Berlusconi contro l’Unione guidata da Romano Prodi, che ha dato vita a un governo di centrosinistra diviso e subit
logorato, caduto dopo appena due anni. A cui è seguita la vittoria netta e la nascita di un nuovo governo Berlusconi, eletto con dieci punti di distacco sul centrosinistra.
Ecco lo scenario peggiore che viene evocato dalle parti di palazzo Chigi: il centrodestra senza Vannacci perde di misura, ma il campo progressista è diviso già ora, figuriamoci al governo. Dunque il ritorno all’opposizione sarebbe quasi un toccasana per una leader giovane come Meloni, che poi potrebbe puntare allo stesso rimbalzo ottenuto dal Cavaliere nel 2008, facendo leva sulla parola che a lei piace più di tutte: «Coerenza». La premier la ripete spesso nei suoi interventi pubblici, è il punto d’orgoglio che evoca in tutte le sedi e sarebbe decisa ad applicarla anche a Vannacci, scommettendo per contro sulla friabilità del centrosinistra.
Intanto, però, siamo ancora nel campo della fantapolitica. Rimane ancora da sciogliere il nodo della data del voto: tutti nel centrodestra pensano ad aprile 2027, quando sarà maturata la pensione dei parlamentari, ma su questo Meloni dovrà scontrarsi con una volontà forte almeno quanto la sua. Indire il voto è prerogativa del capo dello Stato, e Sergio Mattarella difficilmente permetterà di chiamare i cittadini alle urne due volte a distanza di pochi mesi, prima alle politiche in aprile e poi alle amministrative in giugno nelle grandi città guidate dal centrosinistra. L’election day, però, è un azzardo che a oggi nemmeno la premier vorrebbe fare.
Non c’è solo la politica, però. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, continua a tenere d’occhio i conti con un solo obiettivo: scendere sotto il 3 per cento del deficit per uscire dalla procedura Ue e ottenere così finalmente più flessibilità. L’obiettivo non è semplice, anche perché il leader del suo partito, Matteo Salvini, preferirebbe di gran lunga un anno pre-elettorale all’insegna di minor rigore. Tuttavia, sui binari economici Giorgetti si muove con l’autonomia del tecnico, ma sempre in sinergia con Meloni. Su cosa orientare la maggior flessibilità è ancora presto per dirlo, ma anche questo si può evincere dai ragionamenti pubblici della premier, che ambirebbe a mettere a terra misure strutturali sul fisco e sulla casa. Nel frattempo, il messaggio di scuderia è: nervi saldi, Vannacci non passerà.
(da editorialedomani.it)
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