Settembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
LA PROCURA: “L’INDIANO NON VOLEVA RAPIRE LA BAMBINA, L’HA SOLO PRESA IN BRACCIO MENTRE ERA IN STATO DI EBREZZA E NON HA TENTATO AFFATTO LA FUGA, SI E’ MONTATO UN CASO MEDIATICO SUL NULLA”… L’ESPULSIONE DOVUTA A UN PRECEDENTE DECRETO
“Oggi abbiamo espulso dal territorio nazionale il cittadino indiano Ram Lubhaya che il 16 agosto scorso si era reso responsabile, a Scoglitti, in provincia di Ragusa, del tentato sequestro di una bambina di età inferiore ai 14 anni.”
Lo fa sapere il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.
In realtà l’indiano era destinatario di un decreto di espulsione dall’Italia emesso dal questore di Ragusa. Il provvedimento scadeva oggi. L’indiano infatti aveva già un precedente decreto di espulsione per i suoi precedenti penali: furto di rame e traffico di droga. Non avendo ottemperato al decreto, il 16 agosto, giorno del tentato sequestro, gli è stato reiterato l’ordine di lasciare l’Italia.
“Avevo impugnato l’espulsione, ma l’udienza ci sarà a fine settembre”, dice l’avvocato di Lubhaya, Biagio Giudice. L’indiano ha sempre sostenuto la sua innocenza e in questi giorni al Cie di Caltanissetta ha espresso ancora una volta la sua volontà di restare in Italia.
“Lui non voleva lasciare il Paese, ma voleva rimanere da regolare. Va ricordato che il mio cliente non è entrato in Italia in maniera illegale, ma con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Poi gli è scaduto e per questo è stato mandato via, non per il caso del presunto tentato rapimento”, conclude l’avvocato.
Sulla vicenda che l’ha coinvolto il legale non ha dubbi: “Si è sgonfiata la vicenda, aspettiamo la decisione della Procura”, conclude Giudice.
La procura di Ragusa non aveva convalidato il fermo ritenendo che non ci fossero le condizioni.
Recentemente il procuratore generale di Ragusa, Carmelo Petralia, ha ribadito che “l’indiano non voleva rapire la bambina”, ma l’ha presa in braccio mentre era in stato di ebbrezza e non ha tentato la fuga, così come invece era emerso in un primo momento.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile
SELEZIONATO CON UN CLICK MIRATO, ALTRO CHE DISCONTINUITA’…E GLI HANNO AUMENTATO LO STIPENDIO A 200.000 EURO, PERCHE’ 180.000 LI RITENEVA POCHI
Non bastavano 160 mila euro? Alessandro Alfano, fratello del ministro Angelino, si sentiva
sottopagato?
L’uomo scelto da Renzi per risanare le Poste, Francesco Caio, gli ha aumentato lo stipendio fino a 200 mila euro il 16 maggio 2016, appena 2 mesi prima che gli arresti scoperchiassero il calderone.
Non è questa la sola novità che imporrebbe al Ministero dell’economia di chiedere conto al manager della società pubblica.
È interessante anche come è stato scelto Alfanino ai tempi del precedente Ad Massimo Sarmi: digitando il suo nome su Linkedin.
Così è uscito lui: Alfano jr, laurea triennale a 34 anni in Economia (leggi). Ohibò devono avere pensato alle risorse umane di Postecom quando hanno visto spuntare il suo volto sorridente sul computer: eccolo l’uomo giusto per fare il dirigente a 160 mila euro lordi più bonus e fringe benefits nella controllata di Poste.
Niente cacciatori di teste, nè bandi per scovare il cervello in fuga di Agrigento
Miracoli di Linkedin. L’ufficio risorse umane, per mettere le carte a posto, però ha inserito nel fascicolo della ‘selezione’ oltre al curriculum di Alfano Jr, ricercato ad personam, anche una decina di altri curricula tirati giù dal medesimo sito però sulla base dei titoli e non con ricerca nominativa come con il prescelto.
Così Poste attua la legge 133 del 2008 che all’art. 18 dispone: “Le società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità ”.
Poste non ha adottato il regolamento accampando la solita scusa delle società pubbliche che vogliono mano libera per assunzioni e stipendi (vedi la Rai) e cioè: ‘abbiamo fatto una quotazione di obbligazioni in borsa e la legge ci permette di fare come ci pare’. Tesi discutibile per Poste ma ancora di più per Postecom che non ha emesso obbligazioni.
Il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza quando ha acquisito le carte dell’assunzione di Alessandro Alfano, il 10 novembre 2015, nella sede di Poste a Roma, ha scoperto che è stato selezionato nel settembre 2013 con il visto di Massimo Sarmi, allora Ad e poi scelto come amministratore della Serravalle, controllata indiretta della Regione Lombardia.
Il faccendiere vicino ad Alfano, Raffaele Pizza (arrestato il 6 luglio) si vanta nelle conversazioni intercettate con Davide Tedesco, collaboratore del ministro Alfano, di avere fatto assumere lui a settembre 2013 Alfano Jr e poi si spende a maggio 2014 per la nomina di Sarmi all’Inps e in altre società pubbliche.
L’amministratore di Poste Francesco Caio, quando sono state pubblicate le intercettazioni ha dichiarato: “Se questo è il quadro, noi rappresentiamo una discontinuità e penso che anche con il nuovo management stiamo dimostrando quanto l’aria sia cambiata”.
La prossima volta che dirà una frase simile tutti sono autorizzati a ridergli in faccia.
Il 9 gennaio 2015 Pizza dice che Alfano Jr è scontento di guadagnare solo 160 mila euro. Quattro mesi dopo le Poste, già guidate da Caio, il primo maggio 2015 fanno una doppia festa al lavoratore Alfano: Postecom cede il suo contratto a Poste e Tributi come fosse un piccolo Higuain conteso tra le società del gruppo.
Così alla faccia della discontinuità per lui scatta il primo aumento da 160 a 180 mila euro. Alfano Jr non è ancora soddisfatto.
Cosa si inventa allora? Un contenzioso lavorativo. A marzo del 2016 fa scrivere una lettera al suo avvocato per lamentare di essere stato trattato male. Basta la lettera e Poste accetta una conciliazione.
Caio e i suoi sono evidentemente terrorizzati dalla possibile causa di un laureato con la triennale che guadagna 180 mila euro, solo per sana prudenza e che nessuno si azzardi a ipotizzare moventi di altro tipo.
Caio il 16 maggio 2016 non fa una piega quando lo informano del passaggio di Alessandro Alfano a Poste Italiane Spa.
Nè obietta nulla sull’aumento ulteriore a 200 mila euro. A Caio abbiamo chiesto se attuerà la discontinuità prendendo provvedimenti e se si vergogna un po’ nei confronti delle centinaia di laureati con 110 e lode che inviano i curriculum a Poste ogni anno.
Non ci ha risposto.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 19th, 2016 Riccardo Fucile
AZZOLLINI PRONTO A SEGUIRLO
La grande manovra politica non incrocia palazzo Madama, dove si dimette da capogruppo di Ncd Renato Schifani, ennesima fibrillazione in un partito di fatto mai nato: “Non mi hai difeso — ha detto ad Alfano prima di annunciare le dimissioni — e io non amo essere sopportato”.
Andrea Costa, ministro per gli Affari Regionali, arriva alla Camera nel pomeriggio: “Schifani? Non ho seguito. Credo che rischiasse di essere sfiduciato per come ha guidato il gruppo ultimamente. Ma chieda ai senatori, non mi occupo di queste cose”.
L’unica certezza è che le tante fibrillazioni dei centristi portano a far slittare provvedimenti importanti come il reato di tortura e il pacchetto giustizia, per cui se ne riparlerà a settembre: “Sulla tortura — spiegano al gruppo del Pd — il problema è Ncd nel suo complesso, perchè sul provvedimento Alfano e Schifani sono sulla stessa linea. Sugli altri provvedimenti invece tutte le linee di Ncd, tra Alfano e Schifani e malpancisti vari non danno certezze di iter”.
In Transatlantico alla Camera, il verdiniano Luca D’Alessandro, che di Denis è uno degli uomini più fidati, sorride compiaciuto: “Schifani si dimette e dice che resta? Forse per un quarto d’ora… È chiaro che se ne va. Meglio, noi diventiamo essenziali per stabilizzare la maggioranza al Senato”.
Il paese è fuori. Nel Palazzo ambizioni, meschinità e frustrazioni producono la grande asta dei senatori centristi.
Ad Arcore Renato Schifani, il grande regista del “tradimento” di Berlusconi e della nascita di Ncd, due settimane fa si è presentato per preparare il grande rientro nel centrodestra.
L’incontro, organizzato dall’avvocato Ghedini, è stato particolarmente freddo da parte di Berlusconi che il “tradimento” non lo ha mai dimenticato.
Però l’ex presidente del Senato non è rimasto così insoddisfatto, al punto da sentirsi tornato pienamente nel gioco della partita siciliana, dove si vota il prossimo anno, e soprattutto al punto da coltivare un vecchio desiderio, ovvero l’elezione alla Corte costituzionale: “Il prossimo anno — sussurrano i ben informati – scade un componente della Corte, ma le sue condizioni di salute potrebbero spingerlo a mollare prima, visto che di fatto non partecipa più da tempo. E Schifani spera di rientrare in un accordo tra Renzi e Berlusconi, che evidentemente si è attestato sulla linea Mediaset di opposizione responsabile e moderata, altro che Brunetta”.
Maria Stella Gelmini ride maliziosa in buvette, mentre legge sul telefonino le agenzie: “Oggi mi sento biblica… Mi verrebbe da dire fuori i mercanti dal tempio”.
Il Tempio sarebbe Arcore. I mercanti i senatori di Ncd alla ricerca dell’ennesima ricompensa.
Al momento Schifani resta nel gruppo ma il timing prevede a settembre il passaggio al misto e la creazione di un altro gruppo di “moderati” che però scelgono il centrodestra. Con Schifani è pronto a lasciare anche Antonio Azzollini, molto insoddisfatto da quando ha dovuto lasciare la presidenza della commissione Bilancio, a seguito di un’inchiesta in cui è stato indagato per associazione a delinquere, induzione indebita, concorso in bancarotta fraudolenta.
Tra i malpancisti anche il senatore calabrese Giovanni Bilardi, coinvolto nell’inchiesta Rimborsopoli, Roberto Formigoni da tempo teorico dell’appoggio esterno e l’ex ministro Maurizio Sacconi.
Tutti rimproverano ad Alfano una linea troppo accondiscendente col governo.
Una fonte dentro Ncd fornisce una chiave interessante: “Parliamoci chiaro, sta accadendo una cosa semplice. Per motivi nobili e meno nobili, come poltrone e vantaggi personali, sta nascendo un altro “centro” al Senato.
Con Quagliariello, che ha lasciato Ncd quando Renzi e Alfano non gli hanno dato il ministero; con Cesa, che mentre Casini cerca un incarico internazionale da Renzi, vuole riportare in Sicilia il simbolo dell’Udc a destra con Cuffaro e Miccichè e non farlo alleare, come ora, con la sinistra. Con Schifani che cerca incarichi con l’appoggio di Berlusconi. Sono quello che sono, ma al Senato si balla”.
In Aula in parecchi hanno sentito quella vecchia volpe di Fabrizio Cicchitto parlare in modo concitato a telefono: “Lascia perdere che al Senato abbiamo degli statisti che ce li invidia il mondo… Mi sembrano dei matti. Qua ci vuole Freud”.
Il paradosso è che il vecchio Berlusconi, vedendoli da vicino e da lontano, tutto ha fatto fuorchè uccidere il vitello grasso.
Anzi, li ha caldamente invitati a rimanere dove sono evitando una crisi di governo.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
IL SEGNALE LA PROSSIMA SETTIMANA CON IL VOTO SULLA RIFORMA DEL BILANCIO
All’ombra del caso Alfano collassa il “centro” della maggioranza. 
Roberto Formigoni sorseggia un caffè freddo, alla buvette del Senato: “Questa cosa qui di Alfano oggi ha rallentato un inevitabile chiarimento interno, ma a giorni dovremmo riunirci e io proporrò l’appoggio esterno. La nostra funzione nel governo è finita”.
Otto i senatori di Ncd che vogliono voltare pagina, tra cui Peppe Esposito, legato a Renato Schifani e Azzollini.
A cui aggiungere cinque senatori di Ala, “molto mossi”. E c’è un momento in cui sarà recapitato un segnale a Renzi, per fargli capire che nulla è più scontato e deve iniziare a trattare su vari temi, a partire dalla legge elettorale.
Il momento è quando arriverà in Aula, la prossima settimana, il ddl sulla riforma del bilancio degli enti locali.
Pare uno dei tanti voti di routine, in verità è una votazione particolare, perchè occorre la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea, ovvero 161 voti.
È su questo provvedimento che i malpancisti preparano l’incidente.
Per “mandare sotto” Renzi. Piano ben ponderato, perchè gira la voce che “Renzi non aspetta altro per andare a votare in nome del ‘vogliono fermare il cambiamento”.
Una linea che impaurisce come una pistola scarica. Un senatore centrista, dietro garanzia di anonimato, spiega la logica dell’incidente: “Il voto sulla riforma del bilancio è più di un voto normale, ma non è un voto di fiducia al governo. Che fa Renzi? Va al Colle? Mattarella gli risponderebbe: verifica se hai una maggioranza e lo rimanda alle Camere. Insomma, a sciogliere prima del referendum è impossibile. Renzi deve capire che deve trattare”.
Sembra tutto logico, razionale, ma il “centro” è una maionese impazzita. Fabrizio Cicchitto, in una delle mille riunioni, è sbottato: “Ma quale appoggio esterno. Qua si sono messi a giocare col fuoco. Se esci dal governo crolla la baracca, altro che storie. Anche perchè a questi scienziati chi glielo ha detto che Silvio se li riprende?”.
A Forza Italia hanno bussato Auricchio e Falanga di Ala. E Azzollini di Ncd, per rientrare.
Mentre Schifani si muove su una prospettiva più articolata, di una alleanza di centrodestra. Finora da Arcore non sono arrivati grandi segnali.
Per tanti motivi, che vanno dalla convalescenza del Cavaliere a considerazioni politiche più generali: “Non abbiamo alcun interesse – dice un big azzurro – a drammatizzare ora la situazione. Noi vogliamo che Renzi arrivi logoro al referendum di ottobre”.
Tra i Palazzi e il paese c’è una lontananza abissale.
I 32 senatori di Alfano, cifra enorme per un partito dell’1 per cento, sono certi di non rientrare. Anche quelli di Verdini, che nel paese non esiste.
Peppe Esposito non usa giri di parole: “Io qua non rientro. Posso dire quello che mi pare con grande libertà ? Bene per me il sostegno al governo va tolto. Punto”.
Nessuno si sente garantito perchè “Alfano ha pensato solo alla sua poltrona e siamo un partito che non c’è”.
Il dato nuovo è la sensazione che la legislatura si allunga se vince il “No” a ottobre, non se vince il Sì.
L’ex ministro Mario Mauro ragiona a voce alta: “Prima del referendum Renzi cerca un pretesto per andare a elezioni anticipate, per scagliarsi contro il Palazzo e dire: lo vedete, non vogliono farmi cambiare l’Italia. Ma non è facile sciogliere. Se perde il referendum Mattarella ci mette meno di venti minuti a fare un governo”.
È quello il momento che suggerisce di aspettare Maurizio Lupi per riaprire la trattativa sulla nuova legge elettorale.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
E META’ DEL PARTITO VEDE L’OCCASIONE PER ROMPERE CON IL GOVERNO RENZI
Le ventiquattro ore più lunghe al Viminale, dove l’ufficio di Angelino Alfano pare un bunker. Sul
tavolo, squadernate le carte dell’inchiesta Labirinto.
Secondo i consulenti legali, al momento, non c’è nulla di penalmente compromettente. Ma è tutto politico l’imbarazzo. E cresce col passare delle ore, alla lettura dei fiumi di inchiostro sulle relazioni della famiglia Alfano.
“Non mi dimetto” ha ripetuto il ministro ai pochi che si sono messi in contatto con lui. Che hanno toccato con mano l’alto livello di tensione: “Angelino – raccontano – si è preso 24 ore per capire fin dove arriva e quanto monta questa cosa, per poi parlare e uscire dall’angolo”.
Già , uscire dall’angolo. Perchè è chiaro che l’attacco all’uso improprio delle intercettazioni non regge di fronte al quadro emerso: il fratello alle Poste, il padre con un pacco di curriculum di persone da sistemare. E un faccendiere al Viminale, Raffaele Pizza, con cui aveva a che fare la famiglia Alfano.
E con cui aveva a che fare, come emerge dalle intercettazioni, anche Davide Tedesco, il principale collaboratore di Alfano, colui che detiene il marchio di Ncd.
Erano Tedesco e Pizza a parlare dell’assunzione del fratello alle Poste.
Tedesco è un fedelissimo, anzi il fedelissimo, di Alfano, sin da quando era un giovane assessore ad Agrigento, feudo di Alfano ai tempi d’oro.
Dietro l’apparente difesa di Ncd, scorrono fiumi di veleno.
Maurizio Lupi, che per il Rolex del figlio si dimise, si è sfogato con più di un collega parlamentare: “Maurizio – racconta il destinatario dello sfogo – si è dimesso per il figlio. E qui padre, fratello, collaboratori? È ovvio che si applicano due pesi e due misure”.
Al Senato in parecchi evocano il precedente Mastella del 2008, perchè “è chiaro che se salta Alfano salta il Governo”.
Miguel Gotor, sinistra Pd, parla fitto con un collega in buvette: “Stiamo a vedere. Certo, il traffico c’è, l’influenza pure… vediamo”.
Ma il cuore del sisma è dentro Ncd, dove la pattuglia degli otto senatori legati a Schifani lavora per rompere col governo e rifare l’alleanza con Berlusconi.
Ecco Peppe Esposito che corre verso la riunione dei gruppi del centrodestra sul “No” alla riforma. Un segnale politico, che sottolinea con queste parole: “Dobbiamo uscire dal governo. Quando? Già domani. Renzi non reggerebbe? Non è un mio problema”.
Da settimane Schifani & co. rimproverano ad Alfano un atteggiamento troppo sdraiato sul governo. Ora sperano che l’inchiesta Labirinto dia la spinta che, finora, la politica non ha trovato.
Un ex ministro sussurra: “Se salta Alfano salta il governo. È l’anello debole della catena. Per questo la metà del suo partito, che vuole ricostruire il centrodestra, non ha detto una parola a sua difesa. E destabilizza partecipando alle riunioni dei comitati del No e chiedendo l’uscita dal governo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
ALESSANDRO ANTONIO ALFANO, UNA CARRIERA TUTTA IN DISCESA
Una carriera tutta in discesa, quella di Alessandro Antonio Alfano, fratello del ministro dell’Interno Angelino. E’ quanto ricostruisce un articolo de La Stampa.
Secondo il quotidiano torinese infatti, il fratello del ministro è riuscito a diventare docente all’Università Sapienza di Roma ancor prima di laurearsi.
Nel 2008 non si è ancora laureato, il titolo triennale in economia e finanze lo conseguirà solo nel 2009, e già risulta docente del laboratorio di «Principi e strumenti di marketing» presso la Facoltà di comunicazione alla Sapienza di Roma
Non finisce qui:
Dopo poco partecipa al concorso per diventare segretario generale della Camera di commercio di Trapani.
Lo vince, ma nel giro di qualche mese è costretto a lasciare per «cause di forza maggiore».
Gli viene contestata la veridicità di alcuni punti inseriti nel curriculum, interviene la Guardia di finanza che sequestra tutta la documentazione e si scopre che il fratello del ministro ha autocertificato un incarico, quello di direttore regionale di Confcommercio Sicilia, che non ha mai ricoperto.
Era semplicemente distaccato presso la Confcommercio regionale in veste di direttore provinciale di Agrigento.
Alfano jr viene poi nominato in Postecom dove arriva senza concorso, grazie all’intercessione di Raffaele Pizza, l’uomo al centro dell’inchiesta della Procura di Roma su appalti e assunzioni sospette.
“Prende servizio il 2 settembre 2013, qualifica di dirigente e compenso fissato in 170mila euro lordi all’anno che l’ad del Poste, Massimo Sarmi, taglia a 160mila”, riporta la Stampa.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 6th, 2016 Riccardo Fucile
UNA NUOVA INTERCETTAZIONE COINVOLGE LA FAMIGLIA DEL MINISTRO DEGLI INTERNI
Di nuovo il nome di Alfano nelle intercettazioni dell’inchiesta sulla cricca delle nomine.
Il padre del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, avrebbe mandato 80 curriculum per presunte assunzioni alle Poste.
E’ quanto si evince da una conversazione telefonica intercettata e contenuta nella richiesta di arresto del pm dell’inchiesta ‘Labirinto’ della procura di Roma.
Parlando di Alfano, una delle indagate dice “..la sera prima…mi ha chiamato suo padre…mi ha mandato ottanta curriculum…ottanta…. dicendomi…non ti preoccupare….tu buttali dentro…la situazione la gestiamo noi…e il fratello comunque è un funzionario di Poste….anzi è un amministratore delegato di Poste…”. Un’intercettazione che si aggiunge a quella in cui il faccendiere Raffaele Pizza – al telefono con il collaboratore del ministro, Davide Tedesco – parla di una raccomandazione per il fratello di Angelino Alfano in una società del Gruppo Poste (sostenendo di averne facilitato l’assunzione, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi).
A colloquio sono Marzia Capaccio, indagata, segretaria del faccendiere Raffaele Pizza e un’altra persona, Elisabetta C.
Capaccio: “io ti ho spiegato cosa ci ha fatto a noi Angelino…
Elisabetta: “e…lo so…lo so…lo so…”
Capaccio: “Cioè noi gli abbiamo sistemato la famiglia…questo doveva fare una cosa….la sera prima…mi ha chiamato suo padre…mi ha mandato ottanta curriculum…ottanta….”.
Elisabetta: “aiuto….aiuto…”.
Capaccio: “ottanta…. e dicendomi…non ti preoccupare….tu buttali dentro…la situazione la gestiamo noi…e il fratello comunque è un funzionario di Poste….anzi è un amministratore delegato di Poste…”.
Elisabetta: “si..si..lo so..lo so…”.
Capaccio: “e questo è un danno che ha fatto il mio capo (ndr. Pizza)…io lo sputerei in faccia solo per questo…”.
Elisabetta: “vabbè…tanto ce ne sono tanti Marzia…è inutile dirsi…questo è il sistema purtroppo…”.
Capaccio: “sì ma io l’avevo già capito che questo guardava solo ai cazzi suoi…glielo avevo già detto…io a differenza tua non mi faccio coinvolgere più di tanto, perchè cerco di razionalizzare un attimo di più e di valutare le persone che ho davanti…cosa che il mio capo…purtroppo in alcune circostanze nonostante la sua esperienza non è in grado di fare…
Insomma, le due donne sembrano lamentarsi per qualcosa che il ministro non avrebbe fatto. Per Alfano, comunque, un nuovo motivo di imbarazzo a poche ora dall’intercettazione sul fratello.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
ALESSANDRO E’ STATO ASSUNTO IN POSTECOM NEL 2013
Alessandro Alfano, fratello minore di Angelino, assunto in Postecom nel 2013, gestione Sarmi, epoca
governo Letta.
E’ lui la pietra dello scandalo politico nella nuova inchiesta su un presunto giro di corruzione nei ministeri che ha portato all’arresto di 24 persone tra cui politici anche con cariche istituzionali.
E’ lui il collegamento tra le carte dell’inchiesta e il ministro dell’Interno.
Nessuno dei due è indagato, ma il caso di Alessandro e il nome dello stesso ministro vengono citati al telefono da Raffaele Pizza, intercettato e arrestato, fratello dell’ex sottosegretario del governo Berlusconi e segretario della Dc Giuseppe Pizza, indagato nella stessa inchiesta.
Insomma, dopo il figlio dell’ex ministro Lupi e il compagno dell’ex ministro Guidi, arriva il fratello del ministro Alfano a mettere in imbarazzo il governo e gettare scompiglio nella maggioranza, pur senza avvisi di garanzia.
Ma il caso di Alessandro Alfano non è nuovo alle cronache. Per lui Postecom avrebbe anche creato un incarico dirigenziale ad hoc.
Al telefono con il collaboratore di Alfano, Davide Tedesco, il faccendiere Raffaele Pizza si pregia di aver fatto assumere Alessandro dall’ex amministratore di Poste Massimo Sarmi: “Poteva avere 170.000 euro…no…io gli ho fatto avere 160.000. Tant’eÌ€ che Sarmi stesso glie l’ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr)”. E questa è l’inchiesta di oggi che fa sbottare Alfano ministro: “Riuso politico di scarti di inchiesta…”.
Ma partiamo dal 2013.
Già tre anni fa Alessandro Alfano è stato oggetto di diverse interrogazioni parlamentari.
L’ultima nel settembre 2013, presentata dall’allora pentastellato Ivan Catalano (ora nel Misto), proprio sul suo incarico in Postecom, la sezione digitale di Poste Italiane. Eccola:
Al Ministro dell’economia e delle finanze.
Per sapere — premesso che: nell’anno 2009, Alessandro Antonio Alfano ha conseguito la laurea in economia e finanze;
già nel 2008, però, ancora privo di titolo, è stato docente del laboratorio di «Principi e strumenti di marketing» presso la facoltà di comunicazione dell’università di Roma «La Sapienza»
nel 2010 al dottor Alfano è stata contestata la veridicità di alcuni punti del curriculum vitae presentato per partecipare al concorso — poi vinto — per un posto di segretario generale della camera di commercio di Trapani;
in quell’occasione, le forze dell’ordine sequestrarono la documentazione relativa al concorso. Il dottor Alfano lasciò il posto di segretario generale dopo circa un anno per presunte cause «di forza maggiore»;
ad agosto 2013, la vicenda è stata anche oggetto di un’interrogazione parlamentare, tuttora rimasta inevasa, presentata dal deputato del gruppo Sinistra Ecologia e Libertà , Erasmo Palazzotto
all’inizio di settembre 2013, Alessandro Alfano è stato nominato, senza concorso, dirigente di «Postecom» società di servizi internet del gruppo Poste Italiane partecipato al 100 per cento dal Ministero dell’economia e delle finanze, e avrà diritto ad uno stipendio annuo di oltre centomila euro —
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della nomina del dottor Alessandro Alfano a dirigente di Postecom ed intenda accertare se tale nomina sia avvenuta in seguito ad una scrupolosa valutazione del curriculum vitae del candidato e/o all’esito di una comparazione tra diversi profili professionali idonei a ricoprire quell’incarico dirigenziale;
se risulti al Ministro interrogato, nell’ottica di contenimento delle spese delle società a parziale e totale partecipazione pubblica, assolutamente necessaria tale nomina e quali siano le motivazioni che hanno portato il management di Postecom a tale irrinunciabile scelta;
se sia nelle intenzioni del Ministro, in caso di illegittima nomina, inviare un dettagliato esposto alla competente Corte dei Conti e se si intendano, eventualmente, prendere provvedimenti verso i dirigenti della società Postecom. (5-01035).
Inoltre, nel gennaio 2014, secondo quanto risulta da un ordine di servizio di Postec
pubblicato sul sito della Confsal, la Confederazione sindacati autonomi, per Alessandro Alfano è stato creato ad hoc il nuovo incarico di “business development”:
…si provvede a istituire alle dirette dipendenze dell’Amministratore Delegato, la funzione Business Development con la responsabilità di supportare la funzione Marketing e la funzione Vendite nella definizione e nella proposizione al mercato dei prodotti e servizi a portafoglio, nonchè di soluzioni customizzate per i grandi clienti, attraverso l’identificazione di nuove opportunità di business
La responsabilità della neo istituita funzione è affidata a Alessandro Alfano.
L’AMMINISTRATORE DELEGATO
Vincenzo Pomp
Magari sarà un caso ma nel 2015 la Corte dei Conti puntò il dito contro la gestione Sarmi di Poste Italiane nel 2013, denunciando costi troppo alti per i dirigenti.
“Il costo del personale dirigente si attesta a complessivi 150 milioni, in crescita del 12,3% rispetto al trascorso esercizio. Esso costituisce il 2,5% del complessivo costo del lavoro”, scriveva l’Alta Corte nella stessa relazione in cui dava notizia della buonuscita milionaria dell’ex amministratore Sarmi, sostituito da Francesco Caio a maggio 2014 (governo Renzi).
A quanto si apprende, oggi la Guardia di Finanza ha condotto accertamenti sulla posizione del fratello del ministro Alfano e non ha riscontrato ipotesi di reato.
Ma la bufera mediatica infuria comunque su tutto e il governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 5th, 2016 Riccardo Fucile
L’INCONTRO DI PIZZA CON BERLUSCONI, LA RACCOMANDAZIONE PER IL CONGIUNTO DEL MINISTRO E IL PIANO PER LA NOMINA DI UN GENERALE NEI SERVIZI
Non c’è dubbio, l’uomo delle relazioni “ad altissimo livello”, quello che può ammorbidire una
commissione d’appalto o mettere la parola giusta con il direttore giusto, è Raffaele Pizza.
La mente dell’associazione a delinquere, secondo i magistrati romani.
Ha costruito una ragnatela, attorno a sè. È il profondo conoscitore dei salotti buoni del potere, l’instancabile tessitore di trame.
I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria lo ascoltano per mesi e mesi parlare e straparlare al telefono e nel suo ufficio di via Lucina, a due passi da Montecitorio.
Di Angelino Alfano e di suo fratello assunto alle Poste Italiane, di Vittorio Crecco l’ex dg dell’Inps, di Silvio Berlusconi, di Antonio Cannalire il braccio destro di Ponzellini in Bpm.
Gran parte delle intercettazioni sono contenute nella richiesta di arresto dei pm Paolo Ielo e Stefano Fava, di cui Repubblica è venuta in possesso.
IL FRATELLO “RACCOMANDATO”
È il 9 gennaio del 2015. I finanzieri registrano una conversazione tra Pizza e Davide Tedesco, collaboratore politico del ministro dell’Interno Alfano.
“Pizza – scrivono le fiamme gialle – sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste”.
Pizza: “Angelino lo considero una persona perbene un amico… se gli posso dare una mano… mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri…tu devi sapere che lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170.000 euro… no… io gli ho fatto avere 160.000. Tant’è che Sarmi stesso glie l’ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa è la mia, che l’ho fottuto perchè non gli ho fatto dare i 170.000 euro… cioè gliel’ho pure spiegato… poi te li facciamo recuperare…sai come si dice ogni volta… stai attento… però il motivo che non arriviamo a 170 è per evitare che poi dice cazzo te danno fino all’ultima lira. Diecimila euro magari te li recuperi diversamente”
Tedesco: “Ma di chi parlava?”
Pizza: “Hai la mia parola d’onore che questo (Alessandro Alfano, il fratello del ministro, ndr) va dicendo in giro che io l’ho fottuto. Perciò io ho paura… dico… cazzo te faccio avere un lavoro… aoh… m’avve a fare u monumento… mo a minchia la colpa mia che quistu dice che (incomprensibile) 10.000 euro in più… che è stata una scelta politica come tu sai”
Tedesco: “Oculata e condivisibile”
Pizza: “E condivisa… no ma.. io glie l’ho fatto dire da Sarmi al fratello davanti a me”.
NELLA VILLA DI ARCORE
Il faccendiere Raffaele Pizza ha un modo particolare di chiamare Vittorio Crecco, l’ex dg dell’Inps dal 2004 al 2009. “Il mitico”.
C’è un perchè, e lui lo spiega al telefono parlando con il senatore di Ncd Guido Vicenconte, ex sottosegretario al ministero dei Trasporti.
“È la prima volta che me capita uno che viene nominato dalla destra e dalla sinistra”. Crecco, racconta Pizza, sarebbe diventato dg dell’Inps grazie all’interessamento di Silvio Berlusconi. A presentarlo all’allora Cavaliere sarebbe stato, ancora una volta, lui.
Pizza: “Sono un grande amico del Senatore Bonferroni e lui mi ruppe i coglioni, diceva: dobbiamo andare ad Arcore, ti devo presentare il Cavaliere perchè deve fare una grande cosa, aprire i call center. Io gli dissi: ok ci vengo, e ci portai Agostino Ragosa, che poi è diventato direttore generale dell’Agenda digitale e prima era responsabile grazie a me della parte informatica delle Poste. E anche Vittorio Crecco, che era responsabile dell’informatica dell’Inps. Crecco dice al Cavaliere di dare un milione di lire ai pensionati e gli fece tutta l’operazione sette o otto mesi prima delle elezioni. Il Cavaliere è impazzito, di fronte alla proposta, e questo gli manda quanto sarebbe costata perchè ce l’aveva lui. E quindi nasce questa operazione del milione di lire alle pensioni. Ad un certo punto ci fu un “Porta a Porta” famoso, quello in cui ci fu il famoso contratto con gli italiani. Questo (Berlusconi, ndr) mi rompeva i coglioni attraverso Valentini (riferimento a Valentino Valentini, braccio destro dell’ex premier per i rapporti con l’estero), e io prima che finisse di registrare la cosa di Porta a Porta gli porto un dossier che mi ricordo a quadri. Lo diedi a Valentino (dicendogli) di darlo al Presidente. Quando lui cominciò a parlare del milione di lire, tutto questo e il resto, quello gli dice “quanto costrerebbe?”, e questo “zaaac”. E Vittorio in cambio diventò Direttore Generale dell’Inps. Poi lui è bravissimo, lo fece rinominare da Franco Marini quand’era Presidente del Senato. Tant’è che lo chiamavano “mitico”, perchè è la prima volta che me capita uno che viene nominato dalla destra e dalla sinistra. È un genio assoluto”
Viceconte: “Adesso lui dove sta?”
Pizza: “Adesso lui è in pensione, è stato 10 anni….ma lui ha cambiato l’Inps”.
LA NOMINA DEL GENERALE
Pizza si dimostra uomo capace di avere un’influenza pure sulle nomine degli apparati militari e dell’intelligence. Tanto che gli arriva una richiesta da un “non meglio specificato generale del corpo per una collocazione pressoi i servizi di informazione”. È quanto capta una cimice dei finanzieri del Valutario il 9 gennaio 2015, nel corso di una conversazione con tale Danilo Lucangeli.
Lucangeli: “Allora Cannalire (Antonio, il manager vicino a Massimo Ponzellini, ex presidente di Banca Popolare di Milano, ndr) mi parlava di questo suo amico del Generale della Finanza che li vorrebbe”
Pizza: “Che vorrebbe?”
Lucangeli: “Il vice Comandante generale della Finanza”
Pizza: “Che vuole?”
Lucangeli: “Vorrebbe in qualche modo cercare se è possibile, ho detto, la collocazione con Manenti (Alberto, l’attuale direttore dell’Aise, ndr)
Pizza: “Con Ma… io non posso! potrei fare una cosa diversa, provare a presentarglielo. Se ci riesco, e se mi dà l’ok Alfano”.
“BOERI CI PENSO IO”
Con manager di Transcom, interessato agli appalti dell’Inps, Pizza si incontra nel suo ufficio il 20 gennaio 2015.
Pizza: “Stai tranquillo che per un altro anno l’avemo scappottato….capito io Damato anche”.
Boggio: “Ho sentito Boeri, era un…”
Pizza: “Boeri ci penso io quand’è il momento, è amico di… ma siamo a livelli altissimi…. con Sarmi se gli dico una cosa la fa… capito, non rompesse il cazzo… quand’è il momento, io sono in grado di intervenire, amico amico suo proprio…. è anche una persona di grandi qualità “.
LE PREGHIERE DEL COLONNELLO
Attraverso intercettazioni “casuali” e “fortuite”, viene ascoltato anche il parlamentare di Area Popolare Antonio Marotta, molto vicino ad Alfano.
Il 5 marzo del 2015 Marotta è a colloquio con un alto ufficiale dell’Arma. Il colonnello – che non è stato identificato – chiede una mano all’esponente dell’Ncd per ottenere un trasferimento, e il deputato si mostra disponibile.
Marotta: “Mi dica che è successo?”
Colonnello: “Volevo dirle se c’era, siccome adesso inizieranno a chiamare per comandi, e io mi sono proposto, ho già fatto diciamo degli interventi. Nel caso in cui non ce la faccia da solo, se c’erano delle possibilità dei contatti, nel caso… che so…”.
Marotta: “Si decide in questo momento e io… tramite… ma poi io parlo indirettamente con il comandante generale. Tramite qualche amico comune”.
IL POTERE “IMMENSO” DEL CSM
Marotta è stato nel 2002 membro laico del Csm in quota Udc. È stato anche vicepresidente di un paio di commissioni, all’interno del Consiglio. Quei giorni se li ricorda bene, e con nostalgia. Con l’imprenditore Luigi Esposito, nell’ufficio di Pizza, si lascia andare a uno sfogo. È scontento di fare il deputato, e vorrebbe tornare al Csm “trattandosi – scrive il giudice – di un luogo in cui si esercita il vero potere”.
Marotta: “Devono passare i quattro anni, perchè sennò non ci posso tornare, no? Se potevo rimanere lì me ne fottevo di venire a fare il deputato a perdere tempo qua, che cazzo me ne sfottevo. Stavo tanto bene là , il potere là è immenso, là è potere pieno, non so se rendo l’idea. Ci sono interessi, sono grossi interessi non avete proprio idea”
L’ALLARME PER LE NUOVE NOMINE
Il 12 dicembre 2014 Benedetti, ritenuta una delle menti del sistema di società cartiere e fatture false, commenta le nuove nomine decise dal governo Renzi. “Io con tutti gli amici che c’avevo m’ha levato un sacco di possibilità … perchè levà Sarmi, tenere Croff… c’ha messo quel coglione di che quello non se po’. Dopo tanti anni vanno sotto con il bilancio le Poste…
Caio, là … l’Agenzia delle Entrate ce doveva mette un amico ed è uscita fuori sta Orlandi, che è un’allieva de Visco, il ministro la… ma tutti de sinistra e quasi tutti toscani, gente che non se conosce e te devi rifà da capo tutte le grotte (fonetico)”.
(da “La Repubblica”)
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