Giugno 30th, 2016 Riccardo Fucile
NCD PRONTO AD ABBANDONARE RENZI…FORMIGONI: “FINITO IL NOSTRO TEMPO AL GOVERNO”
Se Matteo Renzi non cambia linea, il Nuovo Centrodestra è pronto a guidare la crisi. È quanto
emerge da un retroscena pubblicato su Repubblica, in cui viene raccontato un vertice tra il segretario Angelino Alfano e i colonnelli di Forza Italia in Sicilia.
Ed è quanto dice, in chiaro, il senatore Ncd Roberto Formigoni in un’intervista al Corriere della Sera.
Scrive Repubblica:
“Vorrei continuare a collaborare con il Pd anche dopo le Politiche, ma questa legge elettorale non lo consente. I miei senatori, preoccupati, mi chiedono del futuro, e io cosa dovrei rispondere? È ovvio che se non introduciamo il premio di coalizione dovremo guardare al centrodestra. Non si tratta di fare la crisi domattina, ma se l’Italicum non cambia il nostro impegno si può considerare concluso con il referendum”.
Due sere fa, ristorante Pipero al Rex. Intorno al tavolo più defilato della sala Angelino Alfano si confida con Gianfranco Miccichè, plenipotenziario di Forza Italia in Sicilia. Con loro altri due politici isolani. Hanno chiesto di incontrare il ministro dell’Interno per proporgli la road map della riunificazione: «Angelino, candidati come governatore per il dopo Crocetta, e ricostruiamo assieme l’area moderata».
Sulla prima ipotesi, riferiscono, il leader sospende il giudizio, ma si impegna a ragionare comunque di un nome unitario. L’idea di tornare alleati, invece, non lascia indifferente il responsabile del Viminale.
Secondo Repubblica, sarebbero già una decina i senatori di Ncd pronti a scaricare il governo Renzi anche senza il benestare di Alfano.
Il parere di Formigoni è categorico: “Se Renzi non cambia, non possiamo più essere alleati, visto che non lo saremo alle elezioni”
Così Formigoni al Corsera:
“Credo che il tempo del Ncd al governo sia finito. Oggi, non in ottobre. Spero che anche Alfano se ne convinca. Diamo a Renzi un appoggio interno […]. Noi siamo rimasti al governo per fare le riforme. Compito finito, le riforme ci sono. E la nostra alleanza con il Pd era dettata solo dalla gravissima situazione dell’Italia. Ora, con Renzi le prospettive divergono”.
Il problema — spiega Formigoni — è il premio alle liste, ma non solo. “È chiaro che mai entreremo nelle liste Pd.: il nostro compito è organizzare il centro. Oppure, con le condizioni di Milano, potremmo far parte di un centrodestra a guida moderata”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
“IN POLITICA VINCE CHI NON HA RANCORE, LAVORIAMO INSIEME PER LA SICILIA”…. ALFANO: “NESSUN RANCORE NEANCHE DA PARTE MIA, IN TUTTA EUROPA SONO I MODERATI CHE CACCIANO GLI ESTREMISTI”
Riproporre in Sicilia il ‘modello-Milano’, dove Fi e Ncd si sono alleate per sostenere un candidato indipendente. Silvio Berlusconi, prima della sua visita a Palermo, lancia un messaggio a Angelino Alfano in un’intervista al quotidiano “La Sicilia”.
“In politica -premette il presidente di Fi – vince chi non serba rancore. Ncd è un partito costituito da donne e uomini che vengono dal centrodestra, la cui collocazione naturale è con noi. E sono solo felice quando, come a Milano, si creano le condizioni perchè i moderati stiano tutti insieme; mi auguro che questo succeda anche in Sicilia”.
“Miccichè – aggiunge il presidente di Fi – sta lavorando per questo, e gli esponenti di Ncd sanno che questa è per loro l’unica strategia ragionevole. Quindi sono ottimista e so che con i moderati faremo grandi cose. La gente ci chiede di stare uniti, non divisi. La posizione di Ncd a livello nazionale ovviamente mi dispiace, ma ora stiamo parlando della Sicilia. Mi sta a cuore parlare dei temi siciliani, più che di quelli nazionali”.
“La Sicilia è una regione complessa – continua Berlusconi – fatta di tante anime diverse e con problemi davvero drammatici. Miccichè ha guidato in passato Forza Italia e la coalizione ai più grandi successi, ed oggi sta lavorando per tenere tutti uniti. In un grande partito liberale è normale che ci siano opinioni diverse e anche legittime aspirazioni, ma mi pare che Gianfranco sia riuscito ad unire. Oggi tutti i segnali che mi vengono dalla Sicilia mi dicono che nella regione c’è una gran voglia di centrodestra. Che Forza Italia è di nuovo vitale e aggregante”.
E al messaggio di Berlusconi risponde Angelino Alfano: “Ho letto l’intervista del presidente Berlusconi. Sono parole che fanno piacere. Neanche io serbo rancore nei suoi confronti. Noi abbiamo fatto la scelta giusta, abbiamo visto giusto e abbiamo visto prima, giusto in tempo per salvare l’Italia. Noi non dobbiamo spostarci, al limite possiamo essere raggiunti perchè siamo nella posizione politica giusta. In tutta Europa – ha aggiunto – sono i moderati che cacciano gli estremisti, solo in Italia accade il contrario. Spero che alle parole seguano i fatti”.
Poi Berlusconi ha parlato anche del Movimento Cinque Stelle: “Il prossimo governatore sarà di centrodestra – assicura il presidente di Fi, smontando a parole una vittorià già scritta del M5S nell’isola – già oggi il centrodestra rappresenta il 50% dei siciliani. Il Movimento 5 stelle forse sarà il primo partito, anche se su questo ho molti dubbi. Ma anche se riuscissero ad arrivare primi, non hanno capacità di coalizione”.
“E comunque i grillini non hanno la cultura di governo necessaria per gestire una regione grande e importante come la Sicilia. Non hanno le idee nè gli uomini adatti. I siciliani sono persone troppo ragionevoli per correre un rischio del genere, che peggiorerebbe ulteriormente i già gravi problemi dell’isola”.
“Quanto al Pd, dopo l’esperienza Crocetta, dalla quale Renzi ha tentato disperatamente quanto inutilmente di prendere le distanze, non vedo con quale coraggio si propongano ancora per governare. Noi siamo gli unici in grado di dare una speranza alla Sicilia. Abbiamo gli uomini giusti per farlo, e uno di loro è certamente Pogliese, ma parlare di candidature è ancora prematuro”, conclude Berlusconi.
(da “agenzie”)
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Febbraio 26th, 2016 Riccardo Fucile
“L’INTERVENTO SULLA FONDAZIONE C’E’ STATO NONOSTANTE IL TRASFERIMENTO DEL PREFETTO” DICE ALFANO… MA DIMENTICA DI DIRE CHE IL PROVVEDIMENTO E’ ARRIVATO IL 1 FEBBRAIO, IL GIORNO IN CUI L’INDAGINE E’ STATA NOTIFICATA AGLI INTERESSATI
Angelino Alfano è indagato per abuso d’ufficio per il trasferimento di un prefetto che dava
fastidio a Vladimiro, detto Mirello, Crisafulli, ex parlamentare Pci, Pds, Ds nonchè ras del Pd di Enna, escluso dalle liste alle ultime elezioni nazionali poi sconfitto (senza simbolo Pd) alle comunali e ora tutto dedito alla sua creatura: l’università Kore.
Anche lui è indagato con il viceministro dell’Interno Pd Filippo Bubbico, il suo segretario particolare Ugo Malagnino e con il presidente dell’università Kore di Enna, Cataldo Salerno.
Il reato contestato ad Alfano è imbarazzante per Renzi.
L’abuso d’ufficio si sarebbe realizzato in un Consiglio dei ministri da lui presieduto il 23 dicembre. Quel giorno è stato varato il trasferimento del prefetto Fernando Guida, che aveva osato commissariare l’Università cara a Mirello.
Il 18 dicembre il prefetto avvia le pratiche per il commissariamento dell’università Kore che poteva essere deliberato allo scadere di un mese per dare modo di presentare le eccezioni difensive.
Appena cinque giorni dopo, il 23 dicembre, a sorpresa, prima dei due anni dall’insediamento che di solito si attendono, il nemico di Crisafulli viene spostato dal Cdm.
Quel giorno sono stati approvati altri trasferimenti di prefetti ma quello di Guida era imprevisto tanto che il suo posto resta vacante per mesi.
Le indagini sono state avviate dal procuratore capo di Enna Calogero Ferrotti che, prima di lasciare Enna, un po’ come il prefetto, ha battuto un forte colpo spedendo il fascicolo alla Procura di Roma.
È stato quindi il procuratore capo Giuseppe Pignatone, letta la lettera del pm di Enna e l’informativa della Guardia di Finanza, a iscrivere Alfano e soci.
Prima di trasmettere al Tribunale dei Ministri. Al Fatto risulta che la pista investigativa che porta ad Alfano passa da Giuseppe Firrarello, detto Pino, ex senatore del Pd, ex sindaco di Bronte, grande collettore di voti nonchè suocero del sottosegretario del Ncd Giuseppe Castiglione.
Al Fatto risulta che, alla vigilia del consiglio dei ministri del 23 dicembre, Crisafulli chiede a Firrarello un incontro urgente, secondo l’ipotesi degli investigatori mirato proprio a contattare Alfano prima delle feste al fine di spostare il prefetto Guida.
Gli investigatori, mediante i tabulati telefonici, hanno ricostruito la compresenza di Firrarello e Crisafulli in un punto del centro di Catania e ritengono che l’incontro ci sia stato. Il 26 dicembre, tre giorni dopo il consiglio dei ministri, c’è anche una telefonata di auguri tra Firrarello e Crisafulli.
Nel fascicolo che ora sarà esaminato dal Collegio dei reati ministeriali, sono confluiti i tabulati telefonici di Firrarello.
I pm li hanno chiesti per trovare telefonate con il ministro Alfano o con ambienti a lui vicini . Alfano potrebbe essere chiamato a rendere dichiarazioni ma come indagato può avvalersi della facoltà di non rispondere o di mentire.
Firrarello invece non risulta sia indagato e dovrebbe essere un po’ più loquace di quanto lo è stato ieri con Il Fatto: “Non è vero niente. Andate al diavolo”.
La seconda strada adottata da Crisafulli per fare fuori il prefetto farebbe perno — secondo gli investigatori — su Ugo Malagnino, ex parlamentare e segretario particolare del viceministro dell’Interno Bubbico, Pd.
Malagnino viene messo in pista a metà dicembre da Crisafulli per perorare la causa dell’università Kore.
In alcune telefonate a Malagnino viene anche ventilata la possibilità di diventare consigliere di amministrazione della Fondazione Kore.
Poi gli investigatori assistono ai preparativi per un incontro a Roma tra il presidente dell’università (e fino a novembre anche della Fondazione Kore) Cataldo Salerno e lo stesso Bubbico.
Il Fatto ha chiesto a Bubbico via sms se l’incontro si è realizzato ma ieri fino alla chiusura del giornale il viceministro non ha sentito l’esigenza di rispondere.
Nè al messaggio sms nè a voce alle chiamate sul cellulare.
Comunque Crisafulli, come con Firrarello, si sente dopo lo spostamento del prefetto Guida anche con Malagnino.
Il fascicolo è stato inviato al collegio dei reati ministeriali che si occupa dei reati contestati ai ministri nell’esercizio delle loro funzioni.
Alfano si è difeso così: “È un caso nato morto, superato e smentito dai fatti”. Secondo Alfano la sua difesa migliore è proprio il commissariamento: “Da oltre 20 giorni è stata commissariata — spiega il ministro — la Fondazione Università di Enna”.
Qualcuno potrebbe obiettare però che il fascicolo è arrivato a Roma prima del commissariamento, avvenuto il primo febbraio per mano della Prefettura di Enna, proprio il giorno in cui il ministro dell’Interno Alfano ha ricevuto l’avviso di garanzia firmato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal sostituto Roberto Felici.
Nell’atto si legge che gli atti sono trasmessi nello stesso giorno, primo febbraio, al collegio dei reati ministeriali e che il ministro e gli altri indagati sono “sottoposti a indagini per il reato di cui all’articolo 323 del codice penale, commesso in Roma il 23 dicembre 2015”.
Il prefetto Guida aveva avviato già il 28 ottobre gli accertamenti per poi accelerare verso il commissariamento dell’Università Kore il 18 dicembre.
Dopo il suo trasferimento la sede è rimasta vacante e solo il primo febbraio (giorno dell’avviso di garanzia ad Alfano) la prefettura di Enna, con un decreto, ha sciolto gli organi amministrativi dell’ateneo e ha nominato tre commissari: il prefetto Francesca Adelaide Garufi e i professori Carlo Colapietro e Angelo Paletta.
Marco Lillo e Giuseppe Lo Bianco
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL TRASFERIMENTO AD ISERNIA DELL’ALLORA PREFETTO DI ENNA GUIDA
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Roma. 
Con Alfano sono indagati anche il viceministro Filippo Bubbico e il suo segretario particolare Ugo Malagnino, l’ex senatore del Pd Vladimiro Crisafulli, il presidente dell’università Kore di Enna, Cataldo Salerno.
Il reato sarebbe stato commesso il 23 dicembre, giorno in cui il Cdm approvò il trasferimento ad Isernia dell’allora prefetto di Enna, Fernando Guida.
Il fascicolo è stato trasmesso dalla procura di Roma al tribunale dei ministri lo scorso primo febbraio.
Nell’avviso notificato agli indagati, che vale come informazione di garanzia, si legge che Alfano e gli altri indagati risultano «sottoposti ad indagini per il reato di cui all’articolo 323 del codice penale, commesso in Roma il 23.12.2015».
«In data odierna – è scritto ancora nell’avviso – questo ufficio ha trasmesso il procedimento sopra indicato al competente Collegio per i reati ministeriali, al quale i suddetti possono presentare memorie o chiedere di essere ascoltati».
Il provvedimento è firmato dal sostituto procuratore Roberto Felici e dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.
L’inchiesta – secondo quanto si apprende – riguarda proprio il trasferimento da Enna del prefetto Guida.
Questi lo scorso 28 ottobre aveva avviato le procedure e gli accertamenti che si sono conclusi, dopo il suo trasferimento, con il commissariamento dell’università Kore.
Lo scorso primo febbraio la prefettura di Enna, con un decreto, ha sciolto gli organi amministrativi dell’ateneo e ha nominato tre commissari, per un periodo di sei mesi, prorogabili. Si tratta del prefetto Francesca Adelaide Garufi e dei professori Carlo Colapietro e Angelo Paletta.
La procedura era stata avviata dopo la proposta, avanzata dalla Fondazione per la libera università della Sicilia centrale Kore di modificare il proprio statuto.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
“IL MASSIMO DISPREZZO PER LA TUA PERSONA E IL TUO PARTITO”
Mentre al Senato andava in scena il voto di fiducia sul ddl Cirinnà , la legge sulle unioni civili riscritta in extremis con un maxi-emendamento frutto di un accordo all’interno del governo, in rete partiva il contrattacco di Anonymous contro il Nuovo Centrodestra.
Il sito del partito di Angelino Alfano è stato hackerato in risposta alle parole pronunciate dal minsitro, che in mattinata si era detto felice di aver «impedito una rivoluzione contronatura».
Sul sito Nuovocentrodestra.it, il logo del partito e la foto del suo leader sono state affiancate a una svastica, con un messaggio rivolto direttamente ad Alfano.
«Siamo costretti nuovamente a perdere tempo per te e le tue stronzate – scrivonmo gli hakcer di Anonymous – Le tue frasi propagandistiche sono sempre più simili a quelle fasciste, e gli scandali giudiziari del tuo partito sempre più rivolti ad associazioni mafiose. Da solo tu rappresenti due mali storici in Europa e in Italia. Non smetti mai di stupirci. Le tue ultime frasi non posso essere ammissibili in una società civile e sufficientemente evoluta. Per tale riteniamo doveroso far sentire il nostro disprezzo per la tua persona e il tuo partito».
Francesco Zaffarano
(da “la Stampa”)
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Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
IPOCRISIA ITALICA: SI LASCERA’ AI GIUDICI DECIDERE CASO PER CASO
Sulle unioni civili, la realtà è un po’ diversa da come viene narrata.
Secondo la versione prevalente, la sinistra Pd sarà costretta a inghiottire non uno, non due, ma addirittura tre rospi.
Il primo boccone è lo stralcio della «stepchild adoption» che, dopo il «voltafaccia» grillino, non avrebbe speranza di passare.
Il secondo rospo consiste nella riscrittura dell’articolo 3, da cui verrà purgato qualunque vago riferimento alle adozioni gay.
Il terzo rospo (quello più pesante da digerire) arriverà col voto di fiducia, quando verrà sancito l’ingresso anche formale di Verdini nella maggioranza di governo. Che d’ora in avanti si reggerà grazie all’apporto di 50 senatori candidati ed eletti tre anni fa dal Cavaliere.
Questa, perlomeno, è la vulgata più diffusa.
Ma se si scava sotto la superficie, ecco spuntare una realtà un filo diversa: lo stralcio della «stepchild adoption» salva il salvabile (le unioni civili) dal naufragio della Cirinnà . E in assenza di legge provvedono i giudici, che da un paio di anni hanno equiparato le coppie gay a quelle etero per quanto riguarda le adozioni speciali.
Il mondo Lgbt ci teneva a metterla nero su bianco per non dover dipendere dalle oscillazioni degli indirizzi giurisprudenziali . Alle coppie gay interessa poter adottare.
E in attesa della legge che prima o poi riformerà le adozioni, a colmare la lacuna ci penseranno i giudici, come e più di quanto abbiano fatto finora.
Nel segno dell’ipocrisia.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Febbraio 19th, 2016 Riccardo Fucile
NON PAGA LA BATTAGLIA PER NEGARE ELEMENTARI DIRITTI CIVILI IN VIGORE DA 15 ANNI IN EUROPA… ALFANO STA PORTANDO IL PARTITO FUORI DAL PARLAMENTO
Quello che salta all’occhio nell’ultimo sondaggio Ixe di poche ore fa è il tonfo di Area Popolare,
protagonista di una energica resistenza alla legge per i diritti civili tra coppie omosessuali.
L’unione del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e dell’Udc di Pierferdinando Casini ha perso quasi 2 punti in un mese, cioè esattamente da quando è entrato nel vivo il dibattito sul testo della Cirinnà .
Il 15 gennaio Area Popolare era data al 3,7, oggi scende all’1,9, quota pericolosamente lontana dal 3 per cento necessario per avere una rappresentanza nella nuova Camera.
A beneficiare dell’ultimo periodo non è solo il Pd, ma anche il suo leader, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in una settimana prende un punto percentuale e aggancia di nuovo il 32 per cento.
E lo stesso accade al governo che di punti ne guadagna due e arriva al 30.
Scetticismo si regsistra sulla ripresa economica e questo è un dato registrato ormai da diverse settimane.
Il 68 per cento degli intervistati (+2 per cento in una settimana) non vede segni di uscita dalla crisi. Gli ottimisti sembrano leggermente diminuire, calano dal 30 al 29 per cento del campione di intervistati.
Infine la questione migranti. Ixè ha “indagato” l’atteggiamento degli italiani rispetto alla presa di posizione di Vienna che ha annunciato controlli stretti a tutte le frontiere. Il 71 per cento ritiene che questa scelta sia sbagliata, il 26 per cento la definisce giusta.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2016 Riccardo Fucile
OTTENUTE LE POLTRONE IL GROSSO DEL GRUPPO VOTERA’ LA LEGGE
Palazzo Madama, giorno della fiducia. Monica Cirrinà incontra Enrico Costa, che ha già in tasca
l’incarico da ministro agli Affari Regionali e, soprattutto, la delega alla famiglia: “Non ti preoccupare – gli sussurra il fidatissimo di Alfano – al Senato sulle unioni civili andrà tutto bene”.
Tra i due il filo diretto è proseguito, nei giorni successivi, per aggiornare il pallottoliere. Che, con la spropositata distribuzione di poltrone a Ncd attraverso il cosiddetto rimpasto, a questo punto è blindato.
Seconda scena. Monica Cirrinà parla fitto fitto con Ivan Scalfarotto, sempre a palazzo Madama.
Ivan è uomo di spirito e intermezza ragionamenti con battute a raffica sui vari politici che gli passano davanti, che in piazza, da cattolici di professione, ostentano pubbliche virtù e poi si dedicano ai vizi privati, tra divorzi e peccati: “Qui — dice alla Cirrinà — la partita è su due livelli. Quello che dichiarano e quello che voteranno nel segreto dell’urna. Vale per i trenta cattolici del Pd, vale per quelli di Ncd”.
Eccola, la grande manovra delle unioni civili. In perfetto stile italico.
L’ex ministro Mario Mauro, varcando palazzo Madama, ragiona: “Siamo seri, è tutto così evidente. Se un partito sta al governo e vuole bloccare una legge, minaccia l’uscita dal governo. Punto. Invece Alfano che ha fatto? Ha detto: io ti faccio passare la legge nel voto segreto, tu dammi più poltrone. Dopo il rimpasto la Cirinnà passerà con tre stepchild adoptions”.
E forse in parecchi la pensano come il ciellino Mario Mauro se più di una associazione cattolica all’HuffPost sussurra che al Family Day saranno portati striscioni con questa scritta: “Si scrive Cirinnà , si legge Renzi+Alfano”.
Al momento il pallottoliere dice che, su 26 senatori, di irriducibili dentro Ncd ce ne sono davvero pochi. Meno di dieci, tra cui Sacconi, Formigoni, Albertini — inferocito per essere rimasto a bocca asciutta nel rimpasto — e poi Marinello, Dalla Tor e Bruno Mancuso.
Tra loro circolano parole di fuoco su Alfano: “La sua unica bussola — dice un senatore – è la sua poltrona, in nome della quale ha ripudiato Berlusconi, tradito Letta, detto sempre signorsì a Renzi. Altro che Fanfani che dopo il referendum si dimise. Per votare le unioni gay si è accontentato di un piatto di lenticchie… Che faceva se gli davano un ministero in più: si metteva a celebrare lui le nozze gay?”.
Gli altri, ormai si muovono con l’unico obiettivo di fare bella figura agli occhi di Renzi.
A partire da Federica Chiavaroli, fresca di nomina a sottosegretario. Addirittura Dorina Bianchi, fresca di nomina pure lei, ha confidato: “Io neanche ci sarei andata al Family day, ma se proprio si deve fare ci faccio un salto con mio marito senza troppi riflettori”.
Già , perchè il paradosso è che qualcuno non ha nemmeno troppa voglia di fare la scena, incassate le poltrone.
Anche dentro il Pd avanza il “si fa ma non si dice” oppure il “si dichiara una cosa, se ne vota un’altra”.
Una fonte di governo vicina al dossier spiega: “Dei 30 cattolici del Pd molti sono amici stretti di Renzi. Un conto è tenere il punto all’esterno, un conto è far saltare la legge. Il gruppo di Del Barba, Pagliari, Di Giorgi, Collina è dato per acquisito”.
Se poi si aggiunge qualcuno di Forza Italia di provata fede liberale, i 18 verdiani, una parte dei Cinque Stelle, si annuncia una maggioranza molto più ampia di quella di governo.
Un miracolo, realizzato nel perfetto stile dei cattolici nostrani: si fa, ma non si dice.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
RENZI VORREBBE SCEGLIERE IL MINISTRO DI NCD MA ALFANO SI IMPUNTA SU D’ASCOLA, AVVOCATO DI TARANTINI E SCOPELLITI
Mai Befana fu così bella. Perchè aveva il volto di Maria Elena Boschi. 
Il giorno dell’Epifania la ministra si è presentata a casa di Dorina Bianchi, con cui è nato un rapporto di amicizia e confidenza.
Inevitabilmente il discorso, a un certo punto, vira sul prossimo giro di valzer di poltrone. La certezza è che il premier lo ha fissato il 21 gennaio, comunque il giorno dopo il voto finale sulle riforme al Senato, consapevole che qualcuno sarà scontentato.
Meglio evitare fibrillazioni su uno dei voti più importanti della legislatura.
Incassate quelle, si rinnoveranno le presidenze delle commissioni al Senato e si coglierà l’occasione per riempire le caselle mancanti del governo.
Guai a chiamarlo rimpasto, perchè sa di vecchia politica. Si chiama “integrazione”: “Dorina — dice la Boschi alla Bianchi – se fosse per noi non ci sarebbe problema al tuo incarico da ministro per gli Affari Regionali. Renzi vuole una donna lì. Il problema è che il nome lo deve fare Alfano perchè spetta a Ncd ma Alfano non ti propone”.
Pure Matteo Renzi, chiacchierando qualche tempo fa con Lupi, a margine di un dibattito alla Camera, tagliò corto: “Il nome ve lo dico io. Deve essere la Scopelliti, è giovane, brava”. Se Alfano proponesse la Bianchi, andrebbe bene lo stesso.
Il problema è il nome proposto da Alfano, che ha suscitato smorfie non proprio di entusiasmo dalle parti del giglio magico: Andrea Costa, che attualmente è sottosegretario a via Arenula.
Le smorfie sono legate non tanto a Costa, che ha pure una faccia di bravo ragazzo, ma al fatto che, nel gioco a incastri, nei desiderata di Alfano a via Arenula dovrebbe andare Nico D’Ascola, per soddisfare gli appetiti poltronisti dei “calabresi” del Senato, da tempo insoddisfatti: “Noi — dice un Ncd di rango — abbiamo il problema del Senato. Il gruppo non tiene. Riforme, unioni civili, va tenuta la quadra con qualche incarico”.
I nomi di Ncd al Senato, come noto, non rappresentano proprio il nuovo che avanza. D’Ascola per anni è stato socio di Niccolò Ghedini nel suo studio romano ed è stato protagonista, nei tempi del berlusconismo, quando difesa politica e giudiziaria erano tutt’uno, della difesa di Claudio Scajola, ma soprattutto di Gianpaolo Tarantini in uno di processi sul giro di escort attorno a palazzo Grazioli. Tra gli altri politici eccellenti difesi da D’Ascola, l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, condannato per abuso e falso a sei anni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Proprio il suo ruolo al tempo stesso di parlamentare e avvocato di politici che certo non si sono contraddistinti sul terreno della legalità e all’antimafia per parecchi è imbarazzante: “Alfano — prosegue la fonte Ncd — si è impuntato ma Renzi non è proprio entusiasta”.
Da queste caselle dipende il resto del risiko. Che riguarda le commissioni parlamentari. Perchè, se vince Alfano con Nico D’Ascola al governo, a quel punto la commissione giustizia di Palazzo Madama andrebbe al Pd e i Trasporti a Ncd. Altrimenti, nel caso di una donna agli Affari regionali, Costa resterebbe a via Arenula e Nico D’Ascola sarebbe il candidato al posto che attualmente è del forzista Nitto Palma.
E ai Trasporti o Ranucci o Stefano Esposito che però non sembra smaniare per l’incarico. Al momento, l’intenzione è di confermare le commissioni in quota minoranza Pd, a partire da Massimo Mucchetti, per evitare destabilizzazioni. E di confermare anche Maurizio Sacconi al Lavoro e Roberto Formigoni all’Agricoltura.
A scorrere l’elenco dei nomi, si capisce la logica che anima l’operazione a palazzo Chigi: gestire il passaggio in modo low profile, tecnico più che politico, senza enfasi perchè non si tratta di un rimpasto.
E, forse, perchè qualche nome poco entusiasmante va digerito sennò al Senato si balla. Raccontano i ben informati che i verdiani hanno capito che resteranno tutti a bocca asciutta nonostante Verdini avesse promesso mari e monti.
Ciro Falanga sognava la presidenza della commissione Giustizia, Eva Longo quella Trasporti, pure Auricchio ambiva a una poltrona.
Ora, insoddisfatti, hanno mandato qualche segnale a Forza Italia per tornare. A proposito, nel pacchetto di promozione degli insoddisfatti calabresi, Alfano ha chiesto che rientri al governo il noto Antonio Gentile, che Renzi fece dimettere dopo la vicenda delle presunte pressioni sull’Ora della Calabria per impedire che desse notizie sull’indagine del figlio. Una decina i calabresi al Senato che ballano.
Tre i verdiniani insoddisfatti. La Befana, per chi ci crede, finisce il 6 gennaio.
Poi è Quaresima.
(da “Huffingtonpost”)
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