Settembre 16th, 2015 Riccardo Fucile
ODEVAINE RIVELA LE TRAME DEGLI ALFANIANI PER PIAZZARE IL PREFETTO MORCONE
Sul Cara di Mineo cade il governo. Aveva previsto Salvatore Buzzi.
Se si legge con attenzione il verbale integrale (finora pubblicato per brevi stralci) di 150 pagine reso da Luca Odevaine il 27 luglio scorso la sensazione è che Buzzi non abbia esagerato molto con la sua profezia.
Odevaine confessa di essere stato il regista della commissione che ha truccato la gara del 2011 per far vincere il raggruppamento che includeva la coop rossa Sisifo e il gruppo Cascina vicino a Cl. Ma l’ex capo della polizia provinciale di Roma racconta anche una serie di incontri tra lui, il sottosegretario Giuseppe Castiglione e i manager della Cascina, aventi ad oggetto proprio il Cara di Mineo.
Secondo Odevaine, i manager della Cascina che poi sono stati arrestati a giugno per i rapporti con lui avevano un filo diretto con Castiglione e lo incontravano al ministero.
Inoltre ci fu un incontro a tre tra lui, il capo della Cascina,Salvatore Menolascina, e Castiglione, al bar Ciampini di Roma.
Il problema è che quegli incontri (se avvenuti) sono stati nascosti dal sottosegretario alla commissione Parlamentare. Non basta.
Odevaine racconta di avere saputo da Menolascina, finito agli arresti domiciliari proprio per aver corrotto Odevaine per le gare del centro di Mineo, che ci fu un incontro a Bari in occasione della convention del Ncd del gennaio 2014 al quale parteciparono i manager della Cascina e i ministri Lupi e Alfano di Ncd.
In quell’incontro si parlò anche della nomina del capo del Dipartimento Immigrazione, postazione chiave che poi finirà a Mario Morcone.
“Vi sto riferendo cose sentite da Salvatore Menolascina”, premette Odevaine: “Non ricordo per quale motivo legato a Mineo ci dovevamo sentire con Menolascina e lui mi disse: ‘guarda non ti preoccupare perchè ci sarà domani la prima uscita pubblica con la formazione del partito Ncd a Bari’. Mi disse : ‘Guarda ci sarà una cena in cui dobbiamo parlare di varie cose in occasione di questo convegno a casa di mia sorella’.
Quindi c’è stata — prosegue Odevaine — a casa della sorella di Menolascina una cena con il ministro Lupi, il ministro Alfano, Castiglione non ci giurerei, ma che lui avrebbe parlato con il ministro Alfano”.
Castiglione al Fatto nega: “Io a Bari non c’ero”.
Il 3 gennaio 2014, Menolascina dice a Cavallo (intercettato dai pm di Firenze ):“Mi ha chiamato Mauri (Lupi,ndr) e mi ha detto che sabato 11 sono a Bari e venerdì se vogliamo lui farebbe una cosa anche con la moglie. Lui ha detto ‘riservati’ e io gli ho detto ‘a casa di Nica’ (la sorella di Menolascina si chiama in realtà Micaela, ed è sposata con un manager della Cascina, Paolo Ranieri, ndr) e lui ha detto ‘sarebbe l’ideale’”.
Scrive poi il Ros dei carabinieri: “Menolascina aggiunge che a questa cena ristretta dovrebbero partecipare sicuramente loro due e Domenico Viola della cooperativa La Cascina”.
Melolascina prosegue: “No me l’ha spiegato bene cosa vuole fare ha detto: ‘poi se a te interessa, faccio… Angelino e Quaglia’. Facciamo loro tre e quattro d i noi, capito? Però dobbiamo decidere se lo vogliamo fare a casa di Nica o al Palace”.
L’incontro proposto da Lupi al capo della Cascina si farà al Palace. Il punto però è il tema dell’incontro.
“Se non ricordo male — spiega Odevaine ai pm romani — in relazione alla nomina del direttore generale del ministero che era vacante, perchè a un certo punto la dottoressa Pria ha lasciato l’incarico (…) quindi si ragionava sulla nomina del successore. Perchè, da quello che mi raccontava Menolascina, c’era una differenza di vedute sul nominativo del direttore generale da parte di Alfano e da parte del suo capo di gabinetto”.
Chissà se Odevaine dice la verità . Di certo il venerdì 10 gennaio il Ros di Firenze nell’inchiesta sulle grandi opere intercetta una telefonata di Maurizio Lupi che conferma a Menolascina l’incontro: “Quindi di noi c’è io, Quagliarello… Angelino (Alfano, ndr), Schifani e Cassano”.
Il tutto preceduto da un incontro di dieci minuti,più riservato tra Menolascina, Lupi e un terzo non nominato.
Odevaine lascia intendere che il nome del capo del dipartimento immigrazione, ruolo chiave per controllare gli appalti della Cascina,è stato scelto dopo un incontro tra il capo della Cascina e il ministro Alfano con Lupi, entrambi di Ncd, in una convention finanziata dalla stessa Cascina. “Menolascina mi disse o mi fece capire che loro avevano finanziato la presentazione di Bari del Ncd”.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 12th, 2015 Riccardo Fucile
TRATTATIVE IN CORSO PER ASSICURARE AL GOVERNO VOTI IN PIU’
Il Ponte sullo Stretto unisce Palazzo Madama a Palazzo dei Normanni. 
Perchè anche la Sicilia è un laboratorio della nuova alleanza tra Renzi e Alfano.
Da settimane il partito del ministro dell’Interno, di fatto, ha ammorbidito il ruolo di opposizione per avvicinarsi alla Giunta. È accaduto, per dirne una, che i suoi voti sono stati determinanti per approvare la “riforma delle province”, dopo settimane di battaglie d’Aula.
E adesso è in discussione l’ingresso in giunta. L’offerta, benedetta da palazzo Chigi, è stata già recapitata ad Alfano.
E a Castiglione, il potente sottosegretario indagato sulla vicenda del Cara di Mineo, che in questi giorni ha più volte dichiarato sui giornali locali: “Pronti alle riforme con Crocetta”.
L’ingresso in giunta oggi renderebbe naturale quello schema su cui lavora, tra le intemperanze di Crocetta e le fibrillazioni del Pd, il segretario regionale Fausto Raciti. Ovvero l’alleanza organica tra Pd e centro, inteso come Udc e Ncd per il dopo Crocetta, quando cioè si voterà in Sicilia: “Crocetta — dicono fonti del Pd siciliano — va avanti in modo trasformistico, perchè non ha una maggioranza e raccatta voti qua e là . Si deve passare da uno schema trasformistico a uno politico. E o facciamo l’alleanza col centro o vince Grillo”.
L’Udc siciliano (e romano) è già un pilastro solido dell’alleanza grazie all’ottimo rapporto tra Renzi e Casini (uno di quelli che più ha raffreddato i bollori del premier sul voto anticipato) e tra Raciti e l’ex ministro D’Alia, vero pupillo di Casini e considerato da molti (nel Pd) il candidato naturale alla carica di governatore in uno schema di centrosinistra siculo.
Paradossalmente ma non troppo, la determinazione del Pd all’accordone è pari all’indecisione di Alfano.
Il quale, pochi giorni fa, ha detto ai vertici locali del Pd che, piuttosto che entrare subito in giunta, preferirebbe andare al voto nella prossima primavera in un’alleanza col Pd.
Per due motivi.
Il primo è che in tal modo riuscirebbe a far rientrare la Sicilia in un accordo nazionale sulle amministrative (e quindi sulle politiche) perchè è chiaro che la coalizione che si presenterà alle amministrative sarà quella che poi competerà per la guida del paese.
Il secondo è che in tal modo terrebbe unito un partito che in Sicilia, come a palazzo Madama, è ormai una guerra di bande.
E in Sicilia, come a Roma, si registra l’insofferenza (crescente) di Renato Schifani.
Il quale vorrebbe prima garanzie sul cambio della legge elettorale (per votare le riforme) e in Sicilia non ha mai rinunciato al vecchio sogno di correre da governatore.
Sia come sia, la grande trattativa tra Pd e centristi è aperta.
E, a Roma come in Sicilia, dell’indecisione di Alfano approfitta quella vecchia volpe di Denis Verdini.
A Palazzo Madama ha contattato uno ad uno i malpancisti di Ncd. Per la serie: “Altro che Angelino, se venite con me allora sì che contate. Arriviamo a quota 20 e al quel punto ci spetta un ministro”.
In Sicilia il suo plenipotenziario sul territorio è Saverio Romano, ex ministro ai tempi del governo Berlusconi e per un periodo fittiano.
Romano, che in Sicilia è stato uomo forte dell’Udc di Totò Cuffaro, nell’Isola è fiero avversario della saldatura tra centro casinian-alfaniano e sinistra.
E in questi giorni sta stabilendo un’interlocuzione con la Giunta di Crocetta, con l’obiettivo di rafforzarla. Operazione di cui è al corrente Verdini ma anche Luca Lotti. È stato il potente sottosegretario a palazzo Chigi a far capire ai vertici del Pd siciliano di assecondare i desideri di Verdini (e Romano) in questi giorni complicati a palazzo Madama.
Nel suo schema uno non esclude l’altro, anzi c’è posto per tutti nel partitone della Nazione: Romano e Castiglione, Verdini e Alfano. In Sicilia come a Roma.
Questo Ponte sullo Stretto c’è già .
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 8th, 2015 Riccardo Fucile
“COSI’ LE RIFORME NON LE VOTIAMO”
Alfano si ritrova i “migranti” in casa, intesi come senatori. I suoi. 
Lunedì sera a Roma sono una quindicina i senatori dissidenti di Ncd che si riuniscono per trasformare la rabbia in strategia: “Alfano — racconta uno di loro — ormai si muove su uno schema di accordo con Renzi. Dice che il premier gli ha dato garanzie sulla legge elettorale, e cioè che la cambierà prima del voto per allearsi con lui, sennò gli dà il 2 per cento di posti in lista, ovvero tra i dieci e i 15 posti garantiti. Gli altri non hanno garanzie e quindi non voteranno la riforma del Senato”.
In un’auletta del Senato c’è al gran completo la pattuglia calabro-lucana di Ncd, quella di Viceconte e Tonino Gentile, ma anche l’ex socialista Colucci, D’Ascolta e Giuseppe Esposito, per citare i più noti.
Più di un presente racconta anche della presenza di Gaetano Quagliariello. Il quale, però, nega di essere stato alla riunione carbonara: “Ero a Frascati, è una notizia falsa. Consiglierei di guardare la scena più che cercare inesistenti retroscena”.
Ma anche il giallo è indicativo del clima che si respira in quel partito, tra conferme, smentite e riunioni carbonare.
I migranti si vedono al Senato perchè non hanno più una sede fisica, visto che Ncd ha disdetto il contratto di affitto a via Arcione a fine agosto.
Metafora di un partito mai nato. Nelle conclusioni della riunione il possibile inizio di un viaggio alla ricerca della salvezza: “Così come è, le riforma non la votiamo. I 15 senatori sono pronti a cambiare schema e a mettere in discussione il governo”.
È l’ultimo atto della grande migrazione, dall’approdo ancora ignoto.
E solo grazie al “Nazareno sottobanco” di Silvio Berlusconi il grosso del gruppo resta nel partito di Alfano.
Oltre a Renato Schifani, tornato questa estate dopo anni a Villa Certosa, in parecchi sono quelli che considerano fallito il progetto di Nuovo Centro Destra, perchè — dicono — “è caduta la destra”.
E vorrebbero tornare a ragionare col Cavaliere. È stato – paradossalmente ma non troppo – proprio l’ex premier a frenare gli entusiasmi, lasciando chiuse le porte di Forza Italia, sia perchè umanamente li considera con un certo disprezzo sia perchè — e questa è la ragione più importante — non vuole che il governo abbia problemi al Senato e che la legislatura possa avere problemi fino al 2018.
Il Nazareno sottobanco, fatto di un aiuto embedded al manovratore di palazzo Chigi tanto caro a Mediaset.
In uno degli ultimi colloqui si è materializzata la distanza anche tra Lupi e Alfano: “Angelino — dice l’ex ministro alle Infrastrutture – il nostro orizzonte non può essere l’alleanza con Renzi. Dobbiamo fare il Ppe in Italia e costruire con Forza Italia, Fitto e Tosi l’alternativa al Pd”.
Ma Alfano non crede a sia possibile: “È una prospettiva irrealizzabile. Noi dobbiamo provare ad essere autosufficienti e a trattare con Renzi”.
A più di un interlocutore il ministro dell’Interno ha confidato che il premier ha dato “garanzie”: ora no, ma prima del voto cambierà la legge elettorale perchè conviene anche a lui la coalizione. Altrimenti, salverà tra i dieci e i quindici.
Si spiegano così le uscite “renziane” a Milano dell’ex delfino di Berlusconi, estensore del lodo che portava il suo nome (Alfano) per salvarlo dai processi, titolare della Giustizia nei tempi del conflitto a fuoco tra Berlusconi e i magistrati.
E quelli da ultrà di palazzo Chigi di Fabrizio Cicchitto, che dopo Craxi e Berlusconi ha trovato il suo nuovo leader: “Questi — è la tesi del resto del gruppo — non hanno capito che Renzi li usa ora per la stabilità di governo ma poi li getta. Bastava leggere i sondaggio la scorsa settimana sui giornali. Con Alfano in lista perde tre punti. Piuttosto gli conviene allearsi con Vendola”.
Ecco, Alfano si sente garantito. Ma il problema è che Ncd ha una pattuglia parlamentare numerosa: 34 alla Camera, 35 al Senato, 69.
Per dieci che si sentono salvati ce ne sono 59 che si sentono sommersi. E dunque sono pronti a migrare. Verso gli approdi più disparati.
Non è un caso che quella vecchia volpe di Verdini ha iniziato a chiamare il gruppo calabro lucano: “Venite con me che avrete di più di quello che potete avere con Alfano” ha ripetuto il grande esperto delle compravendite.
Anche Formigoni e Compagna sono pronti a non votare la riforma così come è, se prima non hanno garanzie.
Mentre per blandire Schifani, Alfano lo ha portato — assieme a Lupi — all’ultimo incontro con Renzi. Dove tra l’altro si è parlato di rimpasto.
Nel senso che il premier ha gelato gli entusiasmi spiegando che, se apre il dossier, rischiano di essere penalizzati visto che un partitino del genere è già sovra-rappresentato a livello di governo.
E i migranti preparano l’esodo.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 6th, 2015 Riccardo Fucile
LA DERIVA NCD VERSO IL ROTTAMATORE
Ancora una volta, Angelino Alfano, ministro e leader improbabile, ha trovato la sua isola del tesoro.
Il renzismo, dopo il berlusconismo.
E così il ritornello dell’immortale canto piratesco si adatta perfettamente al destino dei centristi di governo: “Quindici seggi sulla cassa del morto”.
Dove il morto in questione è il partitino semi clandestino di Ncd, mai nato, e i quindici seggi sono quelli che il premier avrebbe promesso ad Area Popolare, la sigla parlamentare che fonde alfaniani e casiniani di Udc, in virtù della nuova legge Acerbo, ossia l’Italicum con il premio di lista.
La trattativa c’è,nonostante le smentite, e si avvale di importanti conferme bipartisan, sia dal fronte alfaniano, sia da quella della minoranza del Pd.
Racconta un bersaniano di Palazzo Madama: “Renzi ha promesso 15 posti di capolista, cioè blindati, ad Alfano, Casini e Cesa. In più bisognerà accontentare gli ex di Scelta civica e gli ex di Sel. Voglio vederlo, Renzi, in campagna elettorale a spiegare ai nostri elettori che devono votare Alfano, mentre noi non ci saremo”.
Lo scenario non è per nulla campato in aria.Anche perchè,l’altro giorno, nel vertice di Palazzo Chigi con la triade Alfano, Schifani e Lupi sulle riforme, il premier si sarebbe rifiutato, per l’ennesima volta, di legare il ddl Boschi all’araba fenice del premio di coalizione.
Tutto porta al Partito della Nazione e in questo contesto la battaglia interna di Schifani e Lupi, rispettivamente capigruppo di Senato e Camera, per ritornare a destra non ha grosse possibilità . Anzi.
Rivelano i malpancisti di Ncd: “Il sì di Schifani e Lupi alle riforme senza nulla in cambio segna la fine del nostro partito. Ormai siamo al funerale”.
I democristiani sono persone che vanno sempre al sodo. Qui non si tratta del merito delle riforme costituzionali o delle unioni civili, ma di posti, semplicemente.
Attualmente i parlamentari di Area Popolare sono 69: 34 alla Camera e 35 al Senato. Tolti i quindici seggi futuri nell’unica Camera decisionale prevista dal renzismo, restano 54 centristi allo sbando e avvelenati, che sanno già di non essere rieletti.
Una mina in più sul cammino del ddl Boschi,bersaniani a parte.
Ovviamente, l’arena di guerra è a Palazzo Madama.
Roberto Formigoni è incazzato nero, così come il suo collega Luigi Compagna e finanche Carlo Giovanardi, che ieri ha ribadito che non entrerà mai nel Pd.
Altra enclave bellica è quella calabro-pugliese-lucana di Gentile e Viceconte che a seconda del bisogno potrebbe diventare verdiniana oppure sposare la strategia di Schifani a favore del centrodestra.
Poi c’è il fondamentale capitolo siciliano: i due sottosegretari indagati, Simona Vicari (legatissima a Schifani ha però rotto traumaticamente con l’ex presidente del Senato) e Giuseppe Castiglione, avrebbero già incassato la garanzia solenne di Alfano.
Fabrizio D’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
“TRA NOI C’E’ CHI GUARDA AL PD, MA IO NON INTENDO RINNEGARE LA STRATEGIA DI NCD”
A Villa Certosa ribadisce non c’è stato: «Sfido chiunque a sostenere di avermi visto lì. Ero in
Sardegna in transito dalla Corsica, punto. E se davvero avessi incontrato Berlusconi, non lo avrei nascosto: i nostri rapporti sono rimasti civili, non ci sarebbe stato nulla di male».
Ma anche se con il leader azzurro oggi trattative in corso non ce ne sono, per il futuro non è possibile considerare chiusa l’esperienza del centrodestra per instaurare una nuova alleanza con Renzi.
O almeno «non si cambia la ragione sociale di un partito senza procedure straordinarie»
Renato Schifani, presidente dei senatori di Area popolare Ncd-Udc, prende una posizione netta sulla via che sembra stia imboccando almeno una parte del suo partito.
Perchè il Nuovo Centrodestra «è nato con una ragione sociale chiara, come indica anche il suo nome». E se la strada da imboccare cambia, ci sarà da discuterne e approfonditamente. Prima delle amministrative, che saranno il banco di prova per disegnare il futuro del partito
Presidente Schifani, con il Pd siete alleati ormai da tempo. Non può non avere un peso anche in ottica futura
«Quando ho fondato assieme ad altri il mio partito, interrompendo con dolore il rapporto con Berlusconi, è stato per due motivi: garantire la governabilità al Paese e realizzare le riforme utili all’Italia, attuando punti programmatici di centrodestra in un governo di emergenza, per poi tornare nell’area dalla quale provenivamo. Era un’alleanza tattica, non strategica e politica».
La sensazione è che da allora molto sia cambiato
«Alla Tiburtina, e al nostro congresso fondativo del 2014 la linea è sempre stata questa, e su questa linea si sono formati i nostri 10mila circoli in tutta Italia. Io stimo Renzi, ma siamo nati per raccogliere il consenso degli elettori moderati alternativi alla sinistra ma che non trovano rappresentanza nell’attuale centrodestra. Se dovessimo cambiare strada andremo a rafforzare quello che è stato il nostro avversario alle elezioni, tradendo il mandato elettorale che i cittadini ci hanno dato. E se anche qualcuno volesse farlo, magari partendo dalle alleanze per le amministrative, bisognerà chiederlo ai nostri organismi statutari, non a una direzione nazionale».
Lei crede che molti suoi colleghi guardino ormai a Renzi?
«Beh, basta leggere le numerose dichiarazioni di esponenti del mio partito, anche di governo, a questo riguardo che ovviamente impegnano solo se stessi… Per non parlare poi di certe posizioni contraddittorie sulle amministrative».
Ovvero?
«Se il coordinatore regionale della Campania (Gioacchino Alfano, ndr) sostiene che non ci si può alleare con il centrodestra a Napoli perchè c’è Salvini, mentre a Milano dove Salvini conta davvero è possibile farlo, un problema c’è. La politica delle scelte a macchia di leopardo fa parte di un passato che non può appartenere ad un partito moderno come il nostro»
Il problema Salvini però è reale per voi…
«Il problema esiste. Salvini per ora cavalca una sorta di estremismo di opposizione, sicuramente eccessivo. Ma non dimentico che anche Bossi evocava la secessione ed i fucili, e poi governava responsabilmente con noi, come non dimentico la Lega di governo di Maroni, con il quale collaboriamo, e di Zaia».
Non sareste comunque schiacciati in un’alleanza tra Lega e Forza Italia.
«Non è affatto detto: le forze minori, nelle coalizioni, hanno una forte utilità marginale, possono essere essenziali per vincere e dunque hanno spazio per pretendere che i loro temi vengano accolti e ridimensionati quelli degli altri. Questo per raggiungere un’intesa vincente».
Ma è vero che c’è un partito «governativo» che si sente tutelato da Renzi e vuole andare con lui e un altro, escluso, che guarda a destra?
«Conoscendo Alfano, so bene che le voci su seggi sicuri assegnati, contrattazioni personali e numeri fissati sono invenzioni. Non è uomo che farebbe questo genere di patti».
Le riforme possono essere il terreno su chi si chiarisce da che parte state?
«No, non credo. Le abbiamo condivise e votate, continueremo a farlo, siamo nati proprio per fare le riforme».
E su temi sensibili come le Unioni Civili potrebbe avvenire una rottura?
«È un passaggio delicato, ma mi rifaccio ad Alfano: questa legge non fa parte del programma di governo. Cercherò di raggiungere un accordo di maggioranza anche se non è facile, ma un’eventuale discrasia non provocherà una crisi di governo».
Ma siamo a un bivio? È possibile che una parte di voi rompa e torni in Forza Italia?
«Io ho un gruppo compatto, non ho elementi o sensazioni di questo tipo. ma devono essere tenuti fermi i princìpi fondativi e un dibattito approfondito sarà necessario. Alfano ha detto che dopo le riforme avremmo fatto un check sulla nostra esperienza di governo. Sarà un momento importante dove ognuno sarà chiamato a fare i conti con la propria storia» .
Paolo Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 29th, 2015 Riccardo Fucile
CONTRO IL FANTASMA BALLOTTAGGIO, L’INTESA POSSIBILE
Schiacciati a destra dalla Lega di Matteo Salvini, tentati a sinistra da un’alleanza organica con il Partito democratico di Matteo Renzi.
Una metamorfosi di fatto già avviata dall’esperienza di governo e il cui completamento potrebbe rivelarsi, per il Nuovo Centrodestra, l’unica scialuppa per evitare l’annegamento negli sbarramenti dell’Italicum, la nuova legge elettorale, alle prossime politiche.
L’ultimo indizio sulla rotta intrapresa dal movimento guidato da Angelino Alfano lo aveva messo nero su bianco, sulle colonne del Corriere della Sera, l’ex ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo sbattendosi dietro la porta del Ncd: “Mi ero illusa che onorasse il nome che porta, Nuovo Centrodestra. E invece stanno lavorando per aggregarsi al centrosinistra”.
Profetizzando, nel suo addio al partito, che “Angelino Alfano e il Nuovo Centrodestra, se si votasse domattina, si candiderebbero con Matteo Renzi”.
Da una parte l’esperienza — per ora modesta e destinata all’estinzione — dei moderati ex berlusconiani potrebbe salvarsi e vivere ancora in Parlamento.
Dall’altra il Pd si assicurerebbe un grappolo di voti utili in caso di un eventuale ballottaggio alle Politiche.
La svolta a sinistra. Cicchitto: “Nessuna trattativa”
Un sospetto che, nelle ultime ore, ha preso sempre più consistenza. Fino ad assumere i contorni di una vera e propria trattativa tra Area Popolare, la componente parlamentare formata da Ncd e Udc, e il Pd per assicurarsi una “quota” di salvataggio nel listone dei democratici alle elezioni politiche, quando saranno.
Al Nazareno sarebbero disposti a concedere 15 seggi sicuri, i centristi punterebbero ad ottenerne almeno 20.
Una zattera sulla quale potrebbero imbarcarsi gli stessi Alfano e Casini, l’attuale ministro della Salute, Beatrice Lorenzin (vicinissima a Renzi), quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti, Lorenzo Cesa, Dorina Bianchi (il suo nome circolava nei mesi scorsi tra i papabili per un ingresso nel governo) e Rosanna Scopelliti.
Ma anche gli ex socialisti, come Sergio Pizzolante e Fabrizio Cicchitto che, sentito da ilfattoquotidiano.it, precisa: “A me non risulta che ci sia in corso una trattativa per l’attribuzione di una ventina di parlamentari al Nuovo Centrodestra”.
Ma, riguardo alle prospettive politiche del suo partito, rilancia: “Allo stato attuale è impossibile un’alleanza con Salvini e Berlusconi mentre con il Pd è possibile fare alleanze sulla base di programmi condivisi”.
“Non esiste nessuna trattativa” insiste Cicchitto parlando con il Garantista.
“La ragione di questo bombardamento — aggiunge — che è arrivata fino a dare una non-notizia anzi una autentica bugia come quella secondo la quale Alfano e Casini starebbero trattando con Renzi l’elezione nelle liste del Pd nelle future elezioni di circa 15/20 parlamentari (dei quali sono stati dati anche i nomi con l’evidente obiettivo di indispettire gli altri 45) è quella di provocare una sorta di ammutinamento, specie nel gruppo al Senato, facendo mancare dei voti determinanti per la riforma costituzionale”.
Nessuna confluenza di Ncd nel Pd, quindi, per la quale Cicchitto non vede le condizioni ma “la possibilità di continuare la collaborazione, soprattutto creando un aggregatore di forze centriste che abbiano forza contrattuale con il Partito democratico”.
Il primo passo, come suggeriva Pizzolante su Fatto, sarebbe quello di “cancellare tutte le sigle di Area Popolare (Ncd e Udc, ndr) per dare vita ad un nuovo partito moderato e liberale alleato del Pd renziano”.
Anche perchè entrare nel centrosinistra con il nome di Nuovo Centrodestra sarebbe una forzatura lessicale prima ancora che politica.
Ncd, Napoli contro Milano
Indizi, per adesso, che si sommano, tanto per citarne qualcun altro, alle esternazioni del sottosegretario alla Difesa e coordinatore del Ncd in Campania, Gioacchino Alfano: “Noi siamo già alleati del Pd a livello nazionale. E personalmente mi sento più a mio agio con questo Pd che con Salvini – spiegava al Corriere del Mezzogiorno — Nel Pd sta prevalendo una mentalità pragmatica, risolutrice, moderata e non ideologica. Io, da sottosegretario alla Difesa, ricevo dal Partito democratico una fattiva e costante collaborazione”.
Come pure, sempre dal territorio, segnali nella stessa direzione erano arrivati, qualche mese fa, dal segretario regionale del Pd in Sicilia, Fausto Raciti: “Al momento non c’è alleanza tra Pd e Ncd se non nelle elezioni amministrative”, argomentava dalle colonne di Repubblica Palermo, “Vogliamo pensare però che Ncd possa costituire un pezzo di Area popolare, tenendo conto che il governo nazionale oggi è sostenuto da forze più ampie di quanto siano quelle che sostengono il governo regionale”.
Una strada, quella dell’alleanza con il Pd, che non tutti dentro il Ncd sembrano però condividere.
Alessandro Colucci, coordinatore degli alfaniani in Lombardia, assicura all’agenzia Askanews: “Posso confermare che in prospettiva delle prossime elezioni amministrative, nè per Milano nè per altre città , ci sono alleanze con la sinistra”.
“Una posizione coerente con la scelta assunta nell’ultima tornata elettorale, dove il nostro partito si è presentato come chiara alternativa alla sinistra aderendo a coalizioni, come in Liguria o a Venezia, o scegliendo di correre in completa autonomia, come in Veneto”.
Nè Renzi nè Salvini
Divergenze certificate anche da altri autorevoli esponenti nazionali del partito di Alfano. Come il senatore Giuseppe Esposito: “C’è un po’ di confusione, l’ho già definita una schizofrenia dicotomica, con affermazioni divergenti dalla Lombardia alla Campania, come quelle di Colucci e Gioacchino Alfano”, spiega a ilfattoquotidiano.it, “Non possiamo fare la politica del doppio forno”.
Politica, peraltro, già sperimentata in passato con scarsa fortuna proprio dall’Udc, oggi alle prese con il nodo della sopravvivenza non solo politica ma anche economica: le casse dei centristi sono in rosso per quasi due milioni di euro.
“Chi l’ha fatto in passato è stato punito dagli elettori — ricorda del resto ancora Esposito — La dirigenza nazionale deve prendere in considerazione questo aspetto. Con il Pd abbiamo fatto un accordo non di carattere elettorale, ma per fare le riforme. Per il futuro posso dire che non andrò mai con il centrodestra di Salvini. Io immagino un soggetto moderato unitario che possa sfidare Salvini e Renzi”.
Insomma, una voce critica rispetto alla linea imboccata dal partito, che non sarebbe isolata nelle stanze del Ncd.
E nel Partito democratico? Cauto, ma al tempo stesso possibilista, il renziano Ernesto Carbone. “Per quanto riguarda le alleanze alle Amministrative passerà almeno un anno. Il rapporto con Ncd nella maggioranza sono buoni, le cose stanno andando bene — spiega il componente della segreteria Pd — C’è la consapevolezza di alcune diversità , ma in politica si possono colmare. Non so dire cosa succederà in futuro. Se c’è la condivisione di un progetto politico non c’è alcuna preclusione”.
Sinistra Pd in allarme
Un’apertura che non piace affatto alla sinistra Pd. “L’idea di costruire, per le prossime politiche, un’alleanza organica con un pezzo del centrodestra, da Alfano a Sacconi, da Cicchitto a Verdini, è la traduzione che Renzi è tentato di dare del progetto del partito della nazione”, argomenta il bersaniano Alfredo D’Attorre sentito da ilfattoquotidiano.it, “Una linea politicamente ed elettoralmente perdente, che non solo non ha il consenso della base del Pd, ma rischia di imbarcare pezzi di ceto politico del centrodestra senza effettivi benefici in termini di voti reali, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative”.
Il rischio, insomma, è quello di “mettere in fuga una parte dell’elettorato di centrosinistra senza sfondare a destra, snaturando il ruolo del Partito democratico che dovrebbe essere quello di motore del centrosinistra”.
D’Attorre è categorico: “Siamo ad un bivio politico di fondo sul quale credo sia necessario che prima o poi i nostri iscritti e militanti siano chiamati a pronunciarsi. Anche perchè si andrebbe in sostanza verso una sorta di nuova Margherita, che però guarderebbe a destra più che a sinistra. Un Pd che renda organica un’alleanza con pezzi del centrodestra, sia nelle scelte politiche che programmatiche, è un Pd destinato al tracollo elettorale. Una strada che rischia di farci precipitare sotto il 20 per cento”.
Antonio Pitoni e Stefano Iannaccone
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2015 Riccardo Fucile
“VOGLIAMO UNA QUOTA DEI SEGGI PD”… SI PARLA DI 15-25 POSTI GARANTITI, MA GLI ESCLUSI DIVENTANO UNA MINA VAGANTE
Al momento di annunciare la sua uscita da Ncd, due giorni fa, Nunzia De Girolamo l’ha detto apertamente: “Se si votasse domani, Alfano si candiderebbe nel centrosinistra”.
Sembrava quasi una boutade dell’ex ministro in procinto di tornare in Forza Italia.
E invece la trattativa è in corso, da settimane. Con tanto di incontri. E sarebbe anche a buon punto.
Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini, infatti, si sarebbero visti almeno tre volte con Matteo Renzi per discutere quanti posti il Pd è disposto a lasciare alla Camera a esponenti di Area popolare in caso di elezioni.
Quindici, al momento, sono i seggi che il premier è disposto a cedere all’interno del listone democratico.
Posti sicuri in cui rientrerebbero gli stessi Alfano e Casini, Lorenzin, Quagliariello, Galletti, Cesa, Gioacchino Alfano, Dorina Bianchi, Castiglione e Rosanna Scopelliti (molto stimata dal premier).
Più pochi altri, tutti della corrente governativa.
Come gli ex socialisti Cicchitto e Pizzolante, che però vorrebbero “cancellare tutte le sigle di Area popolare per dare vita a un nuovo partito moderato e liberale alleato del Pd renziano”, spiega Pizzolante.
“L’unica strada è l’alleanza con Renzi, il resto sarebbe da irresponsabili”, dice Cicchitto.
Tornando alla trattativa, Alfano è convinto di strappare almeno dieci posti in più nel listone di quello che potrebbe diventare il “partito della nazione”.
Ma i sussurri di questi incontri hanno fatto esplodere il malcontento degli esclusi (69 sono i parlamentari di Ap), che non ci stanno a essere tagliati fuori.
Così molti di loro stanno tornando a guardare Berlusconi come ancora di salvezza. Chi non c’è, infatti, minaccia scintille: non solo di andarsene ma, soprattutto, di non votare più le riforme del governo in Senato. Questa è la vera arma a loro disposizione. E, se così fosse, per Renzi sarebbero guai.
Nell’Ncd, del resto, ,da tempo i rapporti tra filo renziani e gli altri sono ai minimi termini.
Renato Schifani, per esempio, che abbia o no incontrato l’ex Cavaliere in Sardegna, ormai gioca una partita a sè, con lo sguardo rivolto ad Arcore.
Tanto da rompere anche con chi veniva considerato a lui vicino. Come la senatrice palermitana Simona Vicari.
Che, come il resto della truppa siciliana, è entrata a pieno titolo tra i filorenziani.
Si dice addirittura che Vicari non gli risponda nemmeno più al telefono.
E comunque, nonostante sia il capogruppo, Schifani da tempo non controlla più i suoi senatori.
Gianluca Roselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile
“SE SI VOTASSE DOMANI NCD SI CANDIDEREBBE NEL CENTROSINISTRA”
“Mi ero illusa che il mio partito potesse contribuire alla ricostruzione di un centrodestra moderno. E
mi ero illusa che onorasse il nome che porta, Nuovo centrodestra. E invece stanno lavorando per aggregarsi al centrosinistra. Rispetto le sue opinioni e anche le sue scelte, ma temo che Angelino Alfano e il Nuovo centrodestra, se si votasse domattina, si candiderebbero con Matteo Renzi”.
Così l’ex ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo in un’ intervista al Corriere della Sera in cui annuncia l’addio al partito.
Sulla possibilità di un rientro in Forza Italia, “adesso per me è il momento di scegliere. Ma è una scelta che non si può fare con la leggerezza con cui si prende un aereo d’estate. Sono nata dentro Forza Italia attaccando i manifesti, e questo non può che avere un peso. Le decisioni più importanti della mia vita le ho sempre prese con il cuore e non facendo il calcolo dei vantaggi personali”, dice De Girolamo.
“Ho parlato in più occasioni, durante pranzi e cene, con Berlusconi. E ho parlato con Matteo Salvini. Il mio obiettivo, adesso, è dare il mio contributo alla ricomposizione del centrodestra”.
Per l’ex ministro, Alfano ha l’obiettivo di “andare nel centrosinistra mettendo insieme tutte quelle forze più disparate che, a vario titolo, si autodefiniscono moderate. Penso a Pier Ferdinando Casini, a Lorenzo Cesa, a Scelta civica Senza dimenticare i tanti che oggi sono pronti a saltare con Renzi e fino a ieri cantavano a squarciagola ‘Meno male che Silvio c’ è’. Non vorrei essere irriguardosa, sia chiaro. Ma a me questo esperimento mi sembra una cosa da ‘Piccolo chimico’”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 23rd, 2015 Riccardo Fucile
PER DUE ANNI NON COMPARE NEI FILES DEL GOVERNO, POI 40 AEREI BLU… COMPRESO IL VIAGGIO PER LA PARTITA JUVENTUS-BARCELLONA
Ovviamente il ministro dell’Interno ha avuto impegni istituzionali durante i suoi viaggi in Sicilia, ma
in ogni caso Alfano ha protezione di livello 1, per cui non solo ha il diritto, ma il dovere di viaggiare con l’aereo di Stato”.
Come previsto, fonti del Viminale spiegano così i continui “voli blu” da e per la Sicilia di Angelino Alfano nei weekend dall’inizio dell’estate documentati dal Fatto Quotidiano: motivi di sicurezza.
In sostanza è la risposta che diede Matteo Renzi quando fu beccato a usare il volo di Stato per andare a sciare con la famiglia a Courmayeur: “Gli spostamenti aerei, dormire in caserma, avere la scorta, abitare a Chigi non sono scelte ma frutto di protocolli di sicurezza #regole”. La cosa curiosa è che questi protocolli di sicurezza non valessero per i precedenti ministri dell’Interno: sul sito di Palazzo Chigi è possibile ricostruire almeno gli spostamenti a spese del contribuente del predecessore di Alfano, Annamaria Cancellieri, che ha usato gli aerei blu solo per fini chiaramente istituzionali (in sostanza, per i vertici internazionali).
La cosa vale anche per il premier: Enrico Letta, giusto un anno prima di Renzi, se n’era andato a sciare con un aereo di linea, lo stesso che usa per tornare nella sua Palermo il capo dello Stato Sergio Mattarella.
Evidentemente, essendo la normativa stringente, non possiamo che pensare che questo governo sia sottoposto a minacce maggiori dei precedenti, mentre il presidente della Repubblica non è considerato un obiettivo appetibile dai terroristi o dalla criminalità organizzata impaurita da Alfano. La strana trasparenza che inizia solo da marzo
In realtà c’è uno strano giallo nel caso dei viaggi blu di Alfano. Se i voli di Stato del ministro dell’Interno che l’ha preceduto, Annamaria Cancellieri, sono infatti registrati sui files di Palazzo Chigi (ad esempio, per non fare che un esempio, il volo da e per Tunisi del 22 marzo2012), quelli del leader del Nuovo centrodestra sono invece stati segreti fino al marzo 2015: in quelle liste — in quasi due anni di permanenza al Viminale — Alfano non compare mai, poi improvvisamente sì e peraltro da protagonista (una quarantina di viaggi in cinque mesi, una bella parte dei quali da e per la Sicilia), visto che il suo nome ricorre quasi più di quello del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che qualche motivo in più per viaggiare ce l’ha.
La normativa (cioè la direttiva del 23 settembre 2011) consente di “secretare ” un viaggio solo per motivi di sicurezza, che vengono verificati dal sottosegretario delegato: è strano che i voli del ministro dell’Interno fossero segreti fino a febbraio e da quel momento in poi no, una cosa che al Viminale non sanno spiegarsi.
Lo strano caso della finale di Champions
Come abbiamo scritto ieri, anche il viaggio del 6 giugno a Berlino dovrebbe essere abbastanza imbarazzante per il governo.
La vicenda è questa: quel sabato mattina Alfano si reca a Stoccarda per un trilaterale coi ministri dell’Interno tedesco e francese su immigrazione e lotta al terrorismo.
Finita la riunione il nostro decide di far fare al suo aereo gli oltre 500 km tra Stoccarda e Berlino (la distanza da Roma, per dire, è 800 km) così la sera può vedersi dalla tribuna autorità dell’Olympiastadion la finale di Champions League tra Barcellona e Juventus, la squadra per cui tifa. È un inderogabile impegno istituzionale?
Risponde ai pricipi di “economicità e impiego razionale delle risorse ” scritte nella direttiva del 2011? Di sicuro sì, visto che ogni viaggio va giustificato con tanto di “sintetica ma dettagliata relazione” (circolare del segretario generale di Palazzo Chigi del 10 maggio 2013).
Marco Palombi e Paolo Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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