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I FINIANI “NON VOGLIONO MORIRE LEGHISTI”, MA L’ERRORE DI FINI E’ STATO ENTRARE NEL PDL

Aprile 8th, 2010 Riccardo Fucile

I DESTINI DELLA NAZIONE SI DECIDONO ORMAI AD ARCORE TRA UN PREMIER INTERESSATO SOLO ALLA GIUSTIZIA E UN CONDANNATO DA TANGENTOPOLI CHE SI PORTA DIETRO IL FIGLIO DISOCCUPATO… L’ITALIA DIVENTERA’ UNA “ESPRESSIONE GEOGRAFICA” A TUTTO VANTAGGIO DELLE FAMELICHE TRUPPE PADANE INTERESSATE SOLO AL CORTILE DI CASA E AI QUATTRINI…DOV’E’ FINITA LA VERA DESTRA?

Probabilmente quando Berlusconi decise di allearsi con Bossi (ai tempi, per capirci, in cui il senatur si era trovato anche la casa pignorata, dopo la condanna a risarcire il magistrato Papalia per 400 milioni di lire), pensava di farlo da una posizione dominante: credeva di aver stipulato forse un atto d’acquisto di una ditta in fallimento.
A distanza di anni si trova invece ad essere l’azionista di minoranza, ricattato ogni giorno dall’avidità  leghista, persino nella sostituzione di un ministro dell’agricoltura.
L’accordo infatti prevedeva Galan al posto di Zaia, ma i leghisti, nonostante l’elezione anche di Cota, non intendevano mollare il ministero dove hanno fatto più marchette di una vecchia prostituta di strada.
Che Berlusconi non si fidi troppo del “fraterno amico” Bossi, lo dimostra peraltro la notizia che esisterebbe addirittura un atto notarile con l’impegno, firmato da Bossi, di cedere il ministero al Pdl, in caso della scontata vittoria di Zaia in Veneto.
E al rispetto della firma, più che alla lealtà  alla parola data, ha dovuto appellarsi il premier l’altra sera, alla cena del caminetto ad Arcore, per averla vinta.
Bossi è una vita che ricorre all’arte dell’imbroglio, di cui si è dimostrato maestro in passato, tra ribaltoni e controribaltoni.
Da uno che usciva di casa, secondo la testimonianza della prima moglie, dicendo che andava a lavorare in ospedale, senza essere neanche medico, c’è da aspettarsi di tutto.
Ma che i destini di una nazione debbano essere decisi ad Arcore, invece che in Parlamento, durante le cene del lunedì in cui Bossi si presenta con la quinta colonna Tremonti, il dotto Calderoli, il fighetto Cota e ora pure col figlio ex disoccupato, ci pare troppo.
Anche per un premier a cui di riforme ne interessa solo una: quella che lo tolga dai guai con la giustizia, del resto sai che gliene frega.
Presidenzialismo alla francese o all’inglese, modello tedesco o americano, per lui va tutto bene: che gli altri facciano come gli pare, l’importante è trovare il modo di non presentarsi in tribunale e magari spianarsi la strada per un settennato al Quirinale che è sempre meglio del palazzo di Giustizia di Milano.
L’importante, dicono tutti, sono le riforme.
Non quelle che eliminino la corruzione nella pubblica amministrazione, non quelle antievasione, non la riduzione delle tasse, non la ristrutturazione degli ammortizzatori sociali, non riforme che diano fiato al’occupazione e una casa ai giovani, ma “il federalismo” e il “presidenzialismo”.
Due aspetti a cui all’italiano medio non frega ua mazza. Continua »

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CASO POLVERINI: “DILETTANTI ALLO SBARAGLIO” O SI VOLEVA FARLA FUORI PER COLPIRE FINI?

Marzo 1st, 2010 Riccardo Fucile

NON C’E STATO NESSUN   “PANINO”, IL DELEGATO E’ USCITO PER MODIFICARE LA LISTA SU INDICAZIONI DALL’ALTO…NON SI CONSEGNANO LE LISTE 20 MINUTI PRIMA DELLA SCADENZA E NON SI ASSEGNA IL COMPITO A UN PERSONAGGIO FORZISTA CHE ERA GIA’ SPARITO CON LE LISTE NEL 2006… NEL LAZIO QUALCUNO NON VOLEVA UNA DESTRA DIVERSA E HA OTTENUTO IL SUO SCOPO

Se si dovesse seguire o commentare l’aneddottica relativa alla mancata consegna delle liste elettorali del Pdl per la provincia di Roma, sarebbero sufficienti le dichiarazioni del ministro Rotondi sulla “banda di incapaci” che ha in mano la struttura organizzativa del partito.
O gli urlacci della Polverini quando, venuta a conoscenza del fatto, ha sbottato: “Che manica di imbecilli”.
Un’analisi di questo tipo porterebbe ad evidenziare solo il caos organizzativo in cui versa il Pdl, ma rischierebbe di avvalorare la tesi patetica del “panino” che avrebbe indotto ad assentarsi, dalle 11.45 alle 12.45, chi aveva la delega di presentare una lista che raccoglie il 40% dei consensi in provincia di Roma. Per esperienza, possiamo dire che non si presenta una lista negli ultimi 20 minuti utili se non ci sono problemi e pressioni, cambiamenti di nomi e documenti sbagliati.
Per consegnare gli atti relativi a soli 40 candidati, i relativi documenti saranno stati pronti da tempo.
Soprattutto non si lascia un compito così delicato in esclusiva   a una persona come Milioni.
Scendiamo nel dettaglio: la storia del panino è una balla: Milioni, quando stava per consegnare la lista, ha ricevuto una telefonata dai vertici del Pdl per cambiare almeno un nome: a quel punto, non potendolo fare davanti a tutti è uscito.
Tutto trae origine da pressioni e faide interne che nelle ultime 48 ore hanno segnato il destino della lista.
E’ risaputo che Berlusconi in persona non fosse soddisfatto dei 40 nomi, avesse ventilato addirittura di porsi lui come capolista, e ieri abbia confidato non a caso, a fatto avvenuto: “Avevo chiesto di migliorare la lista, non di boicottarla, sono dei dilettanti”, dando la colpa alla componente di An. Continua »

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LA POLVERINI “SPOLVERA” IL CENTRODESTRA E FA ARRABBIARE LA COPPIA DI FATTO ALEMANNO-STORACE

Febbraio 2nd, 2010 Riccardo Fucile

RENATA DIFENDE GLI IMMIGRATI, PROPONE NORME A TUTELA DEI DIRITTI DELLE COPPIE NON SPOSATE, PARLA DI EDILIZIA POPOLARE: NEL PDL E’ PSICODRAMMA…”SI ATTENGA AL PROGRAMMA” DICONO GLI EX SOCIALI ALEMANNO E STORACE… “NEI MANIFESTI NON HA MESSO IL SIMBOLO DEL PDL E NEMMENO IL NOME DI BERLUSCONI”: MEGLIO, FORSE COSI’ PRENDE QUALCHE VOTO IN PIU’

Sinistra spiazzata, centrodestra in pieno psicodramma: “meno male che Renata c’è”, verrebbe da cantare, mutuando i salmodianti cori forzaitalioti.
E’ bastato che la candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio parlasse di “edilizia popolare e riforma della sanità  al fine di dare una casa decente e un servizio ospedaliero adeguato al popolo laziale” e già  i notabili del partito hanno avuto una crisetta, pressati dalle telefonate di qualche loro amico costruttore e di qualche proprietario di cliniche private.
Quando poi ha contestato giustamente (dati alla mano) l’improvvida frase del premier “meno immigrati=meno criminalità “, sostenendo che “immigrazione non è assolutamente sinonimo di violenza”, la Polverini ha suscitato i latrati dei leghisti della padagna del magna magna e dei suonatori di corte di Palazzo Grazioli.
Ora è uscita con un concetto semplice sulle coppie di fatto, ovvero quelle che convivono senza essere unite in matrimonio.
Ecco il testo: ” Al centro della mia politica c’è e ci sarà  sempre la famiglia, istituzione cardine della nostra società .
Sono nettamente contraria a qualsiasi forma di unione che possa apparire come un’altra forma di matrimonio o come un surrogato della famiglia tradizionale. Ma credo che chi compie scelte differenti debba poter trovare delle forme di tutela per diritti fondamentali, che sono del resto previste dalla Costituzione e dal codice civile.
Non si tratta di una scelta ideologica, ma di una semplice questione di buon senso. Chi sceglie di non contrarre matrimonio, religioso o civile che sia, oggi è costretto a seguire strade tortuose per veder concretizzati diritti e doveri reciproci”.
Se questi concetti, che valgono in tutti i Paesi civili, di dare norme che regolino anche le unioni di fatto, ha scatenato le fobie di qualcuno nel centrodestra, sono problemi loro.
Fa specie che tra i primi a lagnarsi sia stata una delle ex coppie di fatto più note della Capitale, ovvero il sindaco Gianni Alemanno e l’ex presidente della Regione, Francesco Storace. Continua »

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FELTRI E IL GIOCO DELLE PARTI: ORA ACCUSA FINI DI AVER FATTO SPARIRE GLI IMMOBILI

Gennaio 5th, 2010 Riccardo Fucile

TUTTI I PARTITI CHE SI SONO SCIOLTI HANNO FATTO CONFLUIRE LE LORO PROPRIETA’ IN FONDAZIONI…. FORZA ITALIA AVEVA SOLO SEDI IN AFFITTO E LE CAMPAGNE ELETTORALI ERANO FINANZIATE CON FIDEIUSSIONI PERSONALI DEL PREMIER… NON TUTTI I PARTITI SONO PROPRIETA’ DI “UN UOMO SOLO AL COMANDO”…E FINI ORA PREPARA IL NUOVO CORSO

Un paio di giorni dedicati a far perdere voti alla Polverini e al Pdl in Lazio, ed ecco che “il Giornale” ritorna alla madre di tutte le   battaglie, mettendo nuovamente nell’obiettivo del killeraggio il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
“Fini come Di Pietro”, titolava la prima pagina del giornale diretto da Vittorio Feltri, accusando l’ex leader di An di aver fatto “sparire” gli immobili del partito, “trasferiti a società  parallele, proprio come hanno fatto i Ds e l’ex pm”, affidandone le gestione ai fedelissimi.
In verità  l’argomento è vecchiotto come Feltri, ne avevamo già  trattato mesi fa con abbondanza di dettagli.
In pratica, sia al momento della fusione tra Ds e Margherita nel neonato Pd, che in quella tra Forza Italia ed An nel Pdl, i singoli partiti, per tutelarsi in prospettiva che l’accordo potesse saltare tra qualche tempo, hanno tenuto distinti i beni immobili.
Ciascun partito ha creato una fondazione ad hoc che gestisce il patrimonio immobiliare in proprio, evitando che confluisca in un calderone comune. Alleanza nazionale aveva ereditato a sua volta molti immobili dal Msi, in quanto la politica amministrativa del Msi privilegiava l’acquisto delle sedi piuttosto che l’affitto (pochi erano disposti ad affittare i locali al partito in tempi in cui le sedi saltavano per aria a causa di attentati).
Nel caso che la componente di An uscisse dal Pdl (come auspicato da Feltri) potrebbe contare su centinaia di sedi territoriali che permetterebbero una immediata ripresa dell’attività  politica.
Quindi nessuno ha imboscato nulla (se Feltri avesse avuto prove in tal senso, avrebbe potuto rivolgersi alla magistratura, faceva prima).
E’ la stessa operazione che hanno fatto altri partiti, con la eccezione di Forza Italia che di sedi non ne aveva, se non in affitto.
Essendo stato costituito non da militanti politici, ma da dipendenti di Publitalia, si è fatto ricorso a locali in affitto e le prime campagne elettorali sono state pagate con prestiti bancari garantiti da fideiussioni personali di Berlusconi e di società  di sua proprietà .
I beni di An peraltro vengono gestiti da dirigenti ex di An (attualmente nel Pdl), non da stallieri di corte raccomandati da Dell’Utri o amichette di Gianfranco che si fanno le foto nei bagni della Presidenza del Consiglio, tanto per capirci. Continua »

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FINI AGLI EX COLONNELLI: “AVETE PERSO DIGNITA’, IL POTERE VI HA DATO ALLA TESTA”

Dicembre 17th, 2009 Riccardo Fucile

“PRIMA AVEVATE DEGLI IDEALI, ORA SIETE DIVENTATI I PORTAVOCE DI BERLUSCONI, VI COMPORTATE COME DEGLI SCENDILETTO”… NERVI TESI AL PRANZO CON GASPARRI, ALEMANNO, LA RUSSA E MATTEOLI…AUT AUT DI FINI: “D’ORA INNANZI O CON ME O CONTRO DI ME”

Il pranzo di due giorni fa voluto dal Presidente della Camera deve essere risultato indigesto agli invitati.
Ma Fini aveva intenzione di chiarire e lo ha fatto con gelido distacco: davanti a lui i suoi ex compagni (si fa per dire…) di partito, ovvero Gasparri, La Russa, Alemanno, Matteoli (gli ex colonnelli) e un pugno di amici, Ronchi, Urso, La Morte e Augello.
Dopo mesi di tensioni, dopo la rottura quasi dei rapporti personali ( con Gasparri non si parlava più da tempo) ecco il Fini-pensiero: “Siete diventati degli ultras da stadio, non vi riconosco più. Prima facevate delle battaglie, avevate degli ideali, ora siete diventati i portavoce di Berlusconi, vi comportate come degli scendiletto, non avete un minimo di schiena dritta…Avete perso ogni dignità , il potere vi ha dato alla testa”.
Nel gelido silenzio, Fini incalza: “O siete con me o contro di me. Tra qualche giorno incontro Berlusconi, voglio sapere se lo ha delega in bianco per trattare anche per conto vostro”.
La Russa tenta una timida difesa (è o no ministro della Difesa?): “E’ facile parlare, noi Berlusconi lo   sentiamo tutti i giorni, tu non ti fai mai sentire”. Quando parla Gasparri, è quasi rissa: “Non ti capiamo più, fai tutto da solo, sei uno di sinistra” e Matteoli aggiunge “Silvio ci bacia ogni giorno, tu nemmeno rispondi al telefono”.
Fini interviene e nega di voler costruire un nuovo gruppo, ma rincara la dose: “Vi rendete conto che siete in un partito, senza decidere praticamente mai nulla? Siete solo capaci di sottostare agli ordini di Tremonti senza battere ciglio. Il Pdl è succube della Lega e voi non muovete un dito”. Continua »

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PROCESSO BREVE: E’ VERO CHE IL PROGETTO DEL PD DEL 2006 ERA LO STESSO DI QUESTO DEL PDL?

Novembre 21st, 2009 Riccardo Fucile

GASPARRI : “A SINISTRA C’E’ IPOCRISIA: LORO VOLEVANO AIUTARE I NIPOTINI DI RIINA”…. FINOCCHIARO: “O NON SANNO LEGGERE O NON SANNO QUELLO CHE DICONO, O LO SANNO E MENTONO”….. I DUE TESTI IN REALTA’ SONO MOLTO DIVERSI E QUELLO DI DUE ANNI FA DEI DS NON AVREBBE GARANTITO ALCUN SCUDO AL PREMIER

In attesa che il disegno di legge sul processo breve sia emendato dal centrodestra, per evitare i rischi palesi di incostituzionalità  che sono emersi in quasi tutti i giuristi ad una prima sommaria lettura, destra e sinistra non hanno trovato di meglio che tirarsi i capelli su un altra vicenda collegata al decreto in questione.
Il centrosinistra aveva presentato nella precedente legislatura un decreto che recepiva gli inviti della Corte Europea di Giustizia e tendeva ad accorciare i tempi del processo.
Su questo precedente i due schieramenti si stanno scontrando con una violenza verbale mai vista e attacchi mediatici inusuali.
L’artefice in primis è stato Maurizio Gasparri che ha pensato di aver trovato un argomento per chiudere all’angolo la sinistra e ha dichiarato: “A sinistra c’è molta ipocrisia, loro avrebbero addirittura voluto aiutare i nipotini di Riina. Era stata Anna Finocchiaro, che ora reagisce in maniera nervosa davanti al nostro testo, a firmare quello presentato due anni. Non accettiamo le sue critiche”.
Parte in tromba anche Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, che aggiunge: “Quando la sinistra presentò quel provvedimento, non pensava affatto che potesse beneficiarne anche Berlusconi: adesso che lo sa, che fa? Lo respinge con sdegno?”.
Ma arriva la risposta a stretti giro della Finocchiaro: “Mi sembrano le prove generali di una imminente crisi di nervi: o non sanno leggere o non sanno quello che dicono, o lo sanno e quindi mentono. Le nostre proposte sono molto diverse da quelle presentate da loro”.
Vediamo, testo alla mano, chi ha ragione e chi torto.
Si parla del ddl 878, primo firmatario Massimo Brutti, all’epoca responsabile Giustizia . I testi onestamente sono molto diversi.   Continua »

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BASTA COI BORDELLI: IN AN CADONO I COLONNELLI

Settembre 17th, 2009 Riccardo Fucile

I RETROSCENA DELLA FIRMA DEI 71 DEPUTATI DI ALLEANZA NAZIONALE AL DOCUMENTO PRO-FINI E CRITICO VERSO BERLUSCONI… FINO ALL’ULTIMO GASPARRI, LA RUSSA, MATTEOLI E ALEMANNO HANNO CERCATO DI EVITARLO… VISTISI SCAVALCATI DALLA BASE, ALLA FINE HANNO DOVUTO ADEGUARSI

Gli ex di An, dopo l’attacco di Feltri a Fini, si sono mobilitati e, in un raro soprassalto di dignità , hanno steso un documento critico verso la gestione del Pdl e l’attività  di governo.
Basta con le cene ad Arcore dove si decide tutto tra il premier e la Lega, basta con una gestione dove non si convocano mai   gli organi di partito, basta con la mancanza di dibattito interno, basta con l’egemonia leghista su temi come l’immigrazione.
Alla fine il documento, presentato da Italo Bocchino, è stato firmato da tutti i 71 deputati di An   (escludendo i ministri), ma i retroscena della vicenda hanno impietosamente mostrato quali sono in realtà  i rapporti di forza all’interno dell’area dell’ex An.
Nonostante la sconfessione di Gasparri, La Russa, Matteoli e Alemanno, gli ex colonnelli di AN, il documento aveva già  raccolto 50 adesioni, solo una piccola minoranza aveva dato retta ai berluscones e non aveva firmato il documento che “avrebbe causato ulteriori problemi”.
Non solo: si erano anche inizialmente aggiunte 12 firme di deputati di Forza Italia, che hanno poi ritirato la firma su richiesta di Fini, per non dare l’impressione che si volesse pescare anche nell’orto di Berlusconi.
Fini aveva motivo di commentare: “Qualcuno aveva fatto credere che io fossi isolato nel mio stesso partito: questo è il risultato”. Continua »

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LA VERA “MISSION IMPOSSIBILE” DI SILVIO? HA RESUSCITATO L’ORGOGLIO DI AN

Settembre 16th, 2009 Riccardo Fucile

AL GRIDO DI “MUOIA SANSONE CON TUTTI I FINI-STEI”, SILVIO HA DATO MANDATO DI KILLERARE ANCHE FINI, VITTIMA DEL FUOCO AMICO… MA HA FINITO PER RIANIMARE GLI EX DI AN CHE ORA HANNO ANCHE IL CORAGGIO DI RIBELLARSI AL SULTANO… IL PDL DEVE TORNARE A DISCUTERE, A CHE SERVE UNO CHE DECIDE DI TESTA SUA E NON NE AZZECCA UNA?

Come nella migliore tradizione mafiosa, dalle colonne de “il Giornale”, di proprietà  della famiglia Berlusconi e diretto dal comandante Feltri, è arrivato l’avvertimento che precede sempre o la “conversione alla grande famiglia” di chi ha sgarrato o la sua prossima esecuzione.
Fini fa ombra al premier, dice per lo più da qualche tempo cose sensate, chiede che le decisioni siano prese da organi collegiali come in tutte le democrazie moderne, punta il dito contro le iniziative di un governo dove sembra, per peso decisionale, che ” sia il Pdl ad avere il 10% dei voti e la Lega il 40% dei consensi”, difende i diritti di chi rispetta i doveri, chiede che sia garantito il rispetto all’asilo politico, sancito dalle leggi internazionali contro la canea razzista montante.
Tanto basta per ricevere la classica busta ( poco anonima in questo caso) con due pallottole dentro. Unita alla frase: “O ti allinei o per te nel Pdl non c’è posto”.
L’avvertimento di Feltri: “E’ sufficiente ripescare un fascicolo del 2000 su vicende a luce rossa riguardanti personaggi di An per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme”. Stavolta l’avvertimento non riguarda un Boffo, ma il presidente della Camera, il quale dà  subito mandato a Giulia Buongiorno   di tutelare in sede giudiziaria la sua reputazione.
Ma la gravità  del fatto sta che l’avvertimento arriva dalla “parte amica”, che il premier non ha ufficialmente preso le distanze dal giornale, come in altri casi: siamo ormai al “muoia Sansone con tutti i fini-stei”, una manovra di cui il premier non sa ovviamente mai nulla. Continua »

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SEPARATI IN CASA: I CONTI DI AN NELLA FONDAZIONE, E IN CASSA 90 MILIONI

Settembre 13th, 2009 Riccardo Fucile

INOLTRE UN PATRIMONIO IMMOBILIARE DI 500 MILIONI DI EURO, CONFLUITO ANCH’ESSO IN UNA FONDAZIONE AD HOC… FINO AL 2013 ANCHE I CONTRIBUTI ELETTORALI   RESTANO GESTITI IN MODO DISTINTO… IN CASO DI DIVORZIO DAL PDL ECCO LE BASI PER RITORNARE LIBERI

Prima dello scioglimento e della “fusione” con Forza Italia nel neonato Pdl, il rendiconto economico-finanziario di An era florido, a differenza di quello di Forza Italia, dove i debiti sono garantiti da fideiussioni personali delle società , tipo Dolcedrago, di proprietà  di Berlusconi. Alleanza nazionale, nel 2008, invece contava su un avanzo di gestione di 10 milioni di euro, nonchè di una liquidità  di oltre 30 milioni.
A questo denaro cash, occorre aggiungere il piatto forte: un patrimonio immobiliare stimato in 500 milioni, compresa da sede di via della Scrofa.
Frutto di un partito radicato sul territorio, con tante sedi di proprietà , conseguenza della necessità , ai tempi del Msi, di comprare i locali perchè in affitto nessun proprietario ci teneva ad avere come inquilini i missini, spesso vittime di attentati.
Come è accaduto per i Ds, anche An si è dotata di una Fondazione destinata a raccogliere non solo l’eredità  spirituale e culturale di An, ma anche quelle economica.
La cassa comune del Pdl è ancora da venire: gli stessi contributi elettorali relativi al rinnovo del Parlamento   sono divisi.
A Forza Italia sono andati 116,2 milioni, ad An 38,7. A cui vanno aggiunti i rimborsi della legislatura precedente, interrotta anzitempo e che continueranno a essere erogati fino al 2011, in totale altri 26,2 milioni
Fatti i conti finali, saranno oltre 90 i milioni a disposizione della costituenda Fondazione An che dovrebbe nascere entro il 2011.
Alla nuova istituzione andranno tutti i diritti del partito, inclusi quelli sull’immobiliare proprietaria del 30% delle 14.000 sezioni e di altri edifici.
La Fondazione ha due responsabili, entrambi vicini a Fini: Franco Pontone e Donato Lamorte e prevede l’adesione alla fondazione con versamento di 300 euro: così sono state reperite altre risorse. Per quanto riguarda il Secolo d’Italia, il quotidiano di partito, l’editore Enzo Raisi ne ha risanato i conti e considerando che l’organo di stampa percepisce un contributo statale di 3 milioni di euro l’anno, ormai vive in piena autonomia.
Si profila quindi un matrimonio in regime di separazione dei beni almeno fino al 2.013, fermo restando che il patrimonio passato non entrerà  nel Pdl, in quanto trasferito alla Fondazione.
In caso di divorzio, risulta evidente a tutti che le spalle sono ancora ben coperte per poter strutturare rapidamente una nuova realtà  ben ramificata in tutta Italia, con sedi e denaro liquido. Continua »

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