Destra di Popolo.net

ATTENTATO BORUSSIA, RIVENDICAZIONE DI UN GRUPPO NEONAZISTA, SEMPRE PIU’ ESILE LA PISTA ISIS

Aprile 15th, 2017 Riccardo Fucile

IL SEDICENTE NEONAZISTA SABATO PROSSIMO MINACCIA DI FAR SCORRERE “SANGUE COLORATO” E PARLA DI “COMMANDO COLONIA”

“Siccome non abbiamo alcuna traccia degli attentatori, dobbiamo prendere sul serio tutto”. La disarmante confessione di una fonte dei servizi al Tagesspiegel è doverosa, dopo giorni di caos investigativo attorno alle tre bombe esplose al passaggio del pullman del Borussia, martedì scorso.
E dunque anche la terza lettera di rivendicazione arrivata stamane via mail al quotidiano berlinese, è già  al vaglio degli inquirenti ma va presa con le pinze.
Si tratta di una mail anonima, che fa riferimento ad Adolf Hitler, si intesta le bombe, insulta la società  multirazziale e minaccia un nuovo attentato per il 22 aprile.
La procura federale, attraverso la sua portavoce, Frauke Kà¶hler, si è limitata a dire che “stiamo esaminando la lettera”.
L’attacco al bus della squadra di Dortmund sarebbe stato, secondo la rivendicazione, “l’ultimo avvertimento”: sabato prossimo il sedicente neonazista minaccia “di far scorrere sangue colorato” e avverte che il “commando Colonia” sarebbe pronto.
Il riferimento sembra chiaro: sabato prossimo nella città  renana è prevista una manifestazione dei populisti dell’Afd ma soprattutto una contro-manifestazione antifascista.
Lo slogan più famoso degli oppositori in piazza dei populisti xenofobi di Frauke Petry è “colorati e non marroni”, con riferimento al colore dei nazisti.
La pista dell’attentato dell’Isis, intanto, è sempre più appesa a un filo.
Un gruppo di esperti di estremismo islamico incaricati da alcuni autorevoli media tedeschi tra cui la Sueddeutsche Zeitung di esaminare la lettera di rivendicazione trovata sul luogo dell’attacco ha concluso che “è poco credibile che il documento sia stato scritto da estremisti islamici”.
Secondo il gruppo di esperti, è inedita la scelta di una lettera in tre copie lasciata sul posto dell’attentato; non ci sono simboli dell’Isis sulla lettera, nè il califfato ha ancora rivendicato ufficialmente le bombe; la lettera è in un tedesco strano, con errori grossolani ma anche con termini molto ricercati, come se le sgrammaticature fossero state montate artatamente nella lettera.
Infine, come ricorda una fonte dei servizi, “l’Isis non negozia mai”: nella lettera il presunto terrorista islamico chiedeva il ritiro dei Tornado tedeschi dalle missioni anti-Isis e la chiusura di Ramstein, la base militare tedesca di appoggio per gli americani.

(da agenzie)

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DORTMUND, I MAGISTRATI: “NESSUN LEGAME TRA ISLAMISTA ED ESPLOSIONI CONTRO IL BORUSSIA”

Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile

NESSUNA PROVA CHE L’IRACHENO E IL TEDESCO ARRESTATI ABBIANO PRESO PARTE ALL’ATTENTATO, SI RICOMINCIA DA ZERO

Tutto azzerato: l’islamista arrestato non avrebbe alcun legame con le esplosioni che hanno colpito il pullman del Borussia Dortmund alla vigilia della partita di Champions League.
A riferirlo sono le autorità  giudiziarie tedesche che affermano di non avere riscontri che colleghino il sospetto fermato mercoledì con le bombe che hanno ferito un calciatore.
L’uomo arrestato è un 25enne iracheno di Wuppertal. E c’è anche un secondo individuo che era nel mirino delle indagini: si tratta di un 28enne tedesco di Froendenberg, una città  a una ventina di chilometri da Dortmund.
Entrambi appartengono agli ambienti islamici del Nordreno-Vestfalia (la regione di Dortmund) e sono accusati di essere vicini allo Stato islamico.
Ma ora la svolta: le indagini su di loro non sono da mettere in relazione ai fatti di martedì scorso. “L’inchiesta non ha finora permesso di trovare elementi che dimostrino che il sospettato abbia preso parte all’attentato”, ha indicato la procura in una nota. Per questa persona è stata comunque confermata la custodia cautelare per appartenenza allo stato islamico, durante una sua precedente permanenza in Iraq.

(da agenzie)

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“LIBERO” E LA DOMENICA DELLE SALME: L’ATTENTATO AD ALESSANDRIA USATO COME PRETESTO PER ATTACCARE PAPA FRANCESCO

Aprile 10th, 2017 Riccardo Fucile

I MORTI RAPPRESENTANO IL CACIO SUI MACCHERONI PER LA BECERODESTRA ISLAMOFOBA

Oggi Libero “festeggia” gli attentati di ieri in Egitto pubblicando il solito titolo che serve a generare un po’ di hype nei confronti del giornale: “La domenica delle salme”. Il titolo serve a introdurre un prestigioso editoriale di Renato Farina, ma è Fausto Carioti a contribuire alla pace nel mondo con un altro articolo dalla sobria titolazione: “La belva islamica non è mai sazia di sangue cattolico“.
L’obiettivo polemico degli ex papisti delle dive è sempre il solito: il pontefice.
“Negare di essere nel mezzo di una guerra di religione, come ripete papa Francesco e come continuano a fare le autorità  politiche europee, non serve. La pace si fa in due,ma perchè ci sia la guerra basta un aggressore che ammazza e perseguita in nome della propria fede, ed è quello che stanno facendo tanti islamici in Europa, in Africa e in Asia, sempre con la benedizione del corano: «Uccideteli ovunque li incontriate».
Insomma, l’attentato a Libero ha fatto orrore come il cacio sui maccheroni.

(da NextQuotidiano”)

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STOCCOLMA, CAMION SULLA FOLLA, UN ARRESTATO: “SONO STATO IO”

Aprile 7th, 2017 Riccardo Fucile

QUATTRO VITTIME, DODICI FERITI

Stoccolma dopo Londra. Stoccolma come Berlino e Nizza.
Intorno alle ore 15 un camion, che dalle prime informazioni risulta rubato, è stato lanciato contro i pedoni nel centro di Stoccolma, andando poi a schiantarsi contro un negozio di un centro commerciale all’incrocio con Drottninggatan, affollata strada pedonale della capitale svedese.
Quattro le vittime confermate e dodici i feriti (nove gravi) è il bilancio che la polizia ha dato in serata. Tra i feriti anche due bambini.
Per il primo ministro svedese Stefan Lofven, “tutto indica che si è trattato di un attentato. La Svezia è stata attaccata con un terribile atto terroristico”. Nina Odermalm Schei, portavoce del Sapo, l’intelligence svedese: “Ci sono morti e molti feriti. Il Sapo sta cercando l’autore, o gli autori dell’attentato”.
In un breve messaggio alla nazione, il re Carlo XVI Gustavo di Svezia fa sapere che la famiglia reale ha accolto con “sgomento” la notizia dell’attentato e invia le sue condoglianze alle famiglie delle vittime.
Caccia al terrorista.
La polizia svedese ha arrestato nella zona nord di Stoccolma un uomo che ha confessato di essere il responsabile dell’attacco compiuto oggi pomeriggio con un camion nella capitale svedese.
Lo ha riferito in serata il quotidiano Aftonbladet, citando diverse fonti coperte dall’anonimato. Successivamente la notizia è stata confermata anche dalla polizia. L’uomo avrebbe alcune ferite lievi.
In precedenza il premier Lofven aveva confermato notizie relative al fermo di un “sospettato”. Successivamente, la polizia ha smentito ogni arresto, anche se un video mostra un uomo a terra, circondato dagli agenti. Secondo Sky News, che cita proprie fonti della sicurezza, a Stoccolma si è scatenata una caccia al terrorista.
In conferenza stampa, la polizia ha diffuso immagini tratte dai filmati delle telecamere di sorveglianza. Mostrano un uomo con indosso una giacca con cappuccio verde e una felpa grigia. La polizia al momento non conferma che l’uomo arrestato sia lo stesso delle foto diffuse nel pomeriggio.
Il camion rubato, investito l’autista.
Confermando quanto scritto inizialmente da Aftonbladet, il direttore della comunicazione dell’azienda produttrice di birra Spendrups, proprietaria del mezzo, ha raccontato all’agenzia di stampa svedese TT: “Durante una consegna al ristorante Caliente qualcuno è saltato nella cabina del conducente ed è andato via mentre l’autista stava scaricando”.
Il permesso per la consegna spiegherebbe la presenza del camion nel cuore di un’area pedonale. Secondo alcuni testimoni, il conducente del mezzo indossava un passamontagna.
Altro dettaglio emerso nei minuti successivi all’attentato: la polizia ha detto di aver ricevuto chiamate “dalla persona alla guida del camion”.
Qualche ora dopo l’attentato, le prime notizie sul trasportatore a cui era stato affidato il carico di birre. La radio svedese spiega che l’uomo ha cercato di fermare l’uomo col volto coperto da passamontagna che gli ha rubato il camion, nel suo tentativo l’autista è stato investito ma non è grave.
La testimonianza di Nasrin, esule siriana arrivata in Svezia una decina di anni fa, che era nei pressi del luogo dell’attentato: “Ero terrorizzata, è stato tremendo. Ho visto una donna che aveva perso le gambe. Potevo essere io – ha raccontato in lacrime alla televisione svedese -. Il camion ha travolto tutto lungo il percorso. All’inizio abbiamo pensato che fosse un’esplosione tanto era forte il rumore. Quando siamo usciti era tutto in frantumi. Cerco di rimanere fiduciosa, ma non ce la faccio più. Sembra che per l’umanità  non ci sia più speranza”.

(da agenzie)

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BOMBA NELLA METRO DI SAN PIETROBURGO, ALMENO DIECI MORTI

Aprile 3rd, 2017 Riccardo Fucile

L’ATTACCO CHE RICOMPATTA IL PAESE INTORNO A PUTIN

Terrore in Russia. Sarebbero almeno 10 le vittime e 50 i feriti colpiti da una bomba esplosa nella metropolitana di San Pietroburgo, tra le stazioni di Sennaya Ploschad e di Teknologhiceskij Institut.
Secondo l’agenzia Fontanka, una delle due esplosioni è avvenuta su un vagone centrale del treno che arrivava a Teknologhiceskij Institut da Sennaya Ploshad. L’amministrazione della metro ha fatto chiudere tutte le stazioni.
A causare le esplosioni sono stati degli ordigni artigianali con una potenza equivalente a circa 200-300 grammi di tritolo: lo sostiene l’agenzia Interfax citando proprie fonti. All’interno le bombe contenevano frammenti di proiettili, cioè il cosiddetto shrapnel, in grado di ferire un maggior numero di persone.
La procura generale russa parla di «attentato». «I procuratori – ha detto il portavoce della procura generale Aleksandr Kurennoi, citato dall’agenzia Interfax – faranno tutto il possibile per precisare tutti i particolari che riguardano questo attentato affinchè niente del genere succeda in futuro».
«I motivi al momento non sono chiari, non escludiamo nessuna pista: nè quella criminale, nè quella terroristica». Sono le prime parole del presidente russo Vladimir Putin già  presente in città  dove ha partecipato questa mattina a un forum.
Nel pomeriggio aveva in programma un incontro con il presidente bielorusso Aleksandr LukaÅ¡enko. Un ordigno inesploso è stato rinvenuto in un’altra stazione della metro, quella di Ploshchad Vosstaniya. Lo riferisce Interfax.
L’attentato capita proprio nel momento di difficoltà  della oligarchia russa, con il regime al centro di aperte contestazioni di piazza. Non sono pochi a trovare una strana coincidenza tra la crisi di credibilità  di Putin e una vicenda che finità  per ricompattare gran parte del popolo russo attorno alla figura del leader di fronte all’immancabile “pericolo esterno”

(da agenzie)

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CATENA UMANA DELLE DONNE MUSULMANE SUL PONTE DI WESTMINSTER IN SEGNO DI SOLIDARIETA’ VERSO LE VITTIME DELL’ATTENTATO

Marzo 27th, 2017 Riccardo Fucile

“UN ATTACCO CONTRO LONDRA E’ UN ATTACCO CONTRO TUTTI NOI”

Sono rimaste in piedi per 5 minuti, con le mani strette le une nelle altre, creando una catena umana.
Alle loro spalle il Big Ben segnava le quattro del pomeriggio, i loro piedi poggiavano sul ponte di Westminster, teatro pochi giorni prima di un attentato terroristico compiuto in nome del loro Dio.
Così a Londra le donne musulmane hanno voluto manifestare la loro solidarietà  alle vittime di Khalid Masood, il terrorista che mercoledì 22 marzo ha ucciso tre persone, falciandole con la sua auto e ha accoltellato un agente di polizia, prima di venire ucciso a sua volta dagli agenti.
L’attentato ha generato nuova paura e nuova xenofobia, ma i numerosi musulmani stabilizzati a Londra ripudiano quanto accaduto e le donne hanno deciso di dimostrarlo stando in piedi su quel ponte, con indosso qualcosa di blu, simbolo di speranza, lanciando una sorta di sfida al terrorismo.
“Un attacco contro Londra è un attacco contro tutti noi. L’Islam condanna totalmente la violenza, quanto accaduto ci ripugna”, dichiara ai microfoni Sarah Waseem, 57 anni.
“La sensazione di ciò che è accaduto qui mercoledì è molto forte. Abbiamo pensato alle persone comuni che sono state falciate, è stato molto coinvolgente”, aggiunge Afriha Khan, dottoressa quarantenne di Surbiton,
Ci sono bambine, ragazze e donne adulte. Non tutte indossano il velo e non tutte sono musulmane: da solidarietà  nasce solidarietà  e molte londinesi decidono di stringere le loro mani e unirsi alla catena, per dimostrare di non incolparle per quanto accaduto, che il terrorismo non si infiltrerà  nelle loro menti.
“Come musulmana credo sia importante essere qui per i principi che stanno a cuore a tutte noi, di pluralità  e diversità ”, dice una 34enne madre di due figli,“Questa è la mia città . È un piccolo gesto, ma la vita è fatta di piccoli gesti”.

(da “Huffingtonpost“)

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LA RAGAZZA CON L’HIJAB SUL PONTE DI WESTMINSTER METTE A TACERE TUTTI GLI ATTACCHI ISLAMOFOBICI

Marzo 25th, 2017 Riccardo Fucile

ATTENTATO LONDRA, PARLA LA RAGAZZA DELLA FOTO

Dopo gli attentati di mercoledì a Londra questa foto ha iniziato a circolare sui social: una ragazza con indosso l’hijab guarda il suo cellulare sul ponte di Westminster.
Insieme a lei c’è un gruppo di persone, riunite intorno a una donna ferita. Qualcuno è in piedi, qualcuno in ginocchio a confortarla.
Nonostante la ragazza musulmana abbia una mano sul volto atterrito, su internet molti utenti l’hanno accusata di noncuranza, rendendola oggetto di attacchi islamofobici.
Lo scatto è stato diffuso su Twitter e su alcuni blog anti-Islam.
Un utente ha postato l’immagine della donna accanto a quella di Tobias Elwood, il deputato conservatore osannato per il suo comportamento in quei momenti difficili, durante i quali non è fuggito, ma è rimasto per prestare soccorso alle vittime.
“La differenza tra cristiani e musulmani”, recitava la didascalia, decidendo solo in base a quello scatto che la ragazza col velo si fosse totalmente disinteressata a quanto le stava accadendo intorno.
Lei racconta una realtà  diversa. Lo ha fatto attraverso Tell Mama, un gruppo che monitora gli attacchi contro i musulmani, al quale ha chiesto di rendere nota una sua dichiarazione, in merito a quanto accaduto.
“Sono scioccata e totalmente costernata per il modo in cui una mia foto è circolata su internet”, dice l’anonima ragazza , “Alle persone che hanno interpretato i miei pensieri in quei momenti terribili e dolorosi, vorrei dire che non solo ero devastata, essendo testimone di un attacco terroristico sconvolgente e paralizzante, ma ho subito anche lo shock di trovare la mia immagine attaccata sui social media, da parte di coloro che non sono riusciti ad andare oltre al mio abbigliamento, per trarre conclusioni xenofobe e dettate dall’odio”.
Il quel mercoledì 22 marzo un misto di tristezza, paura e preoccupazione si sono impadroniti di lei. Ha parlato con altra gente presente per cercare di capire cosa stesse accadendo e sapere se servisse il suo aiuto.
Lo scatto è stato immortalato da Jamie Lorriman, che ha parlato in sua difesa.
Oltre a lui molti utenti hanno preso le sue parti, postando immagini di altri testimoni, apparentemente noncuranti: “Non potete giudicare se non vi trovavate lì, non possiamo neanche immaginare cosa stessero provando”.

(da “Huffingtonpost”)

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ATTENTATO DI LONDRA, IL VERO NOME DI KHALID MASOOD E’ ADRIAN RUSSEL

Marzo 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL DOCENTE 52ENNE CON UN PASSATO IN ARABIA SAUDITA

La sera prima di uccidere ha consumato un kebab d’asporto. Chiuso nella stanza 228 dell’hotel Preston Park a Bringhton, pagata 59 sterline, Adrian Russell è andato a dormire come fosse un giorno qualunque e al risveglio, a inservienti e clienti dell’hotel, ha semplicemente detto col sorriso “oggi vado a Londra”.
Adrian Russell, nato nel 1964 da madre single a Erith, nel Kent, è il nome di nascita di quello che oggi è stato riconosciuto come Khalid Masood, il terrorista di Londra.
Il suo vero nome è stato confermato da Scotland Yard che continua a indagare sul suo passato per cercare di capire se ci siano eventuali complici. Inizialmente, i giornali britannici, lo avevano indicato come Adrian Elms.
Amante della palestra e della sua famiglia (aveva tre figli), Adrian nel 2004 si è sposato con Farzana Malik e nello stesso periodo è iniziato il suo processo di radicalizzazione.
Conosciuto con diversi alias, poco dopo avrebbe preso il nome musulmano di Khalid Masood. Come già  detto, un anno prima, nel 2003, era stato arrestato per possesso di un coltello (il primo arresto per lesioni risale al 1983).
Il Sun e altri giornali hanno pubblicato tracce del suo ultimo curriculum vitae dove Masood si descrive come “british” e “amichevole e alla mano”. Curiosamente, la stessa descrizione fatta su di lui dai vicini di casa che non avevano mai visto in Khalid motivi di pericolo.
Un cv per continuare a insegnare l’inglese agli stranieri, il suo lavoro negli ultimi 10 anni. Anche nel 2005, quando era a Yanbu, in Arabia Saudita, pare che Khalid insegnasse presso l’Autorità  generale dell’aviazione civile (GACA) a Jeddah. I tabloid inglesi ipotizzano che proprio in Arabia l’uomo si sia radicalizzato, influenzato dai predicatori wahhabiti.

(da “Huffingtonpost“)

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THERESA MAY: “L’ATTENTATORE ERA UN CITTADINO BRITANNICO, CONOSCIUTO AI SERVIZI, MA RITENUTO MARGINALE”

Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile

“POSSIBILI ALTRI ATTACCHI, MA NON IMMINENTI, LONDRA TORNI ALLA NORMALITA'”

Un attentatore “periferico”, nato in Inghilterra e noto agli 007 inglesi. L’attentatore di Londra era conosciuto al MI5 e dalle forze di sicurezza inglesi. Lo annuncia il premier Theresa May.
“Non abbiamo paura e non ci facciamo intimorire” continua nel discorso della premier britannica Theresa May intervenendo alla Camera dei Comuni il giorno dopo l’attentato terroristico di ieri a Londra.
La May rende omaggio alle forze di polizia, di soccorso, abbraccia i feriti e le famiglie delle vittime e dice.
“E’ stato un attacco contro la gente libera”, specificando che saranno “possibili altri attacchi” anche se non sono previsti “attacchi imminenti”. Parla di come Londra deve andare avanti, tornare alla vita quotidiana, con “azioni di normalità  rispondiamo al terrorismo. Il male non ci sconfiggerà “.
La premier britannica Theresa May ha poi confermato, sempre parlando in Parlamento, che tra le persone rimaste ferite nell’attacco di ieri a Westminster ce ne sono molte di nazionalità  diverse, tra cui una è di nazionalità  italiana.
E’ la donna romana di cui ha dato notizia ieri l’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano.

(da “Huffingtonpost”)

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