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“PER LORO NON CI SARA’ PREGHIERA”: IL DOCUMENTO DI 140 IMAN BRITANNICI ISOLA I TERRORISTI

Giugno 7th, 2017 Riccardo Fucile

L’ANNUNCIO DEL MUSLIN COUNCIL OF BRITAIN: “RIFIUTIAMO DI SEPPELLIRE I TRE ATTENTATORI”

“Alla luce dei principi etici essenziali all’Islam, per gli attentatori non ci sarà  la tradizionale preghiera funebre”.
Con queste parole un gruppo di oltre 140 imam e leader religiosi provenienti da tutto il Regno hanno rifiutato pubblicamente di seppellire i tre attentatori artefici dell’attentato al London Bridge e al Borough Maket.
La notizia è stata data dal Muslim Council of Britain che, sul proprio account Facebook, ha spiegato che la Salat al-Janazah, la preghiera islamica, è un rito che normalmente viene eseguito per ogni musulmano a prescindere dalle azioni compiute.
Con questa mossa, che il Muslim Council ha definito “senza precedenti”, i religiosi non solo negano il rito, ma invitano anche le altre cariche religiose a fare altrettanto: “Chiediamo a tutte le autorità  religiose del Paese di unirsi a questo rifiuto. Vi chiediamo di ritirare loro questo privilegio, perchè queste azioni sono indifendibili e completamente in contrasto con gli insegnamenti elevati dell’Islam”.
Il “Muslim Council of Britain” già  all’indomani dell’attentato al London Bridge aveva preso posizione sul difficile momento che sta attraversando il Regno Unito.
“Siamo profondamente feriti dalla serie di attacchi terroristici perpetrati da assassini che cercano di ottenere legittimità  religiosa per le loro azioni. Cerchiamo di capire che ciò che fanno non ha nè legittimità  nè la nostra simpatia.
“Siamo scioccati, arrabbiati e terrificati che qualcuno possa aver compiuto tali atti. E per di più in nome della fede. È ingiustificabile, si legge nel comunicato stampa.
In questi anni religiosi e clerici musulmani della Gran Bretagna hanno sempre condannato gli attacchi terroristici.
Più volte hanno sollecitato i membri della comunità  a non partire per i paesi in guerra. Tra i precedenti c’è anche un video del 2014 con cui alcuni imam, sciiti e sunniti, esprimevano apertamente la loro condanna all’Isis.
Azioni che ad alcuni di loro è costato l’inserimento nella lista dei musulmani “apostati” pubblicata dallo Stato Islamico su d?biq di aprile 2016.

(da agenzie)

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TEHERAN SOTTO ATTACCO ISIS: SPARI E KAMIKAZE AL PARLAMENTO E AL MAUSOLEO DI KHOMEINI

Giugno 7th, 2017 Riccardo Fucile

IN AZIONE PIU’ GRUPPI, ALMENO SETTE MORTI

Spari, feriti, numerosi morti, si parla di sette vittime, per un doppio attacco improvviso a Teheran di matrice terroristica.
Un commando ha fatto irruzione nel Parlamento dove era in corso una seduta di deputati: avrebbe catturato alcuni ostaggi e dopo poco uno di loro si sarebbe fatto saltare in aria all’interno dell’edificio.
Quasi in contemporanea, un altro attacco è avvenuto nel santuario dell’Imam Khomeini, a sud della capitale, dove un gruppo armato ha sparato tra la folla dei pellegrini e uno di loro, una donna, si è fatta esplodere al momento dell’irruzione.
E si parla anche di un secondo uomo-bomba sulla tomba di Khomeini.
Secondo Al Arabiya, l’Isis ha già  rivendicato il duplice attacco.
La notizia viene per ora data dal canale in lingua farsi dell’emittente con quartiere generale negli Emirati Arabi, che cita fonti libiche, cosa che viene accolta con una pioggia di critiche e accuse di “propaganda” dai social network iraniani.
Ma è da mesi che la polizia iraniana afferma di aver sventato attacchi terroristici attribuiti all’Isis in diverse regioni iraniane, in particolare nel sud ovest abitate prevalentemente da sunniti.
Molti feriti al mausoleo dell’imam Khomeini sono stati trasportati dalle ambulanze in ospedale mentre dal Parlamento le notizie sono più confuse, ma di momento in momento sale il numero delle vittime.
Qui si parla di almeno sette morti, con gli attentatori ancora dentro, forse una presa di ostaggi e teste di cuoio in azione. Un terrorista si è barricato in una stanza del complesso molto ampio del Parlamento e ha detto di indossare una cintura esplosiva. Dopo poco si sarebbe fatto saltare in aria.
Secondo uno dei giornalisti dell’agenzia Tasnim rimasto intrappolato all’interno, ci sono almeno quattro ostaggi catturati dai terroristi, ancora asseragliati nei piani alti del Parlamento. Per ora non si sa se siano stati coinvolti nell’esplosione.
Altri media parlano di alcuni colpi d’arma da fuoco che avrebbero raggiunto anche l’area riservata ai giornalisti.
L’attacco sarebbe stato condotto da almeno quattro persone armate di kalashnikov e armi ed è   ancora in corso.
Secondo il deputato Elias Hazrati, gli attentatori all’interno del Majiis, il parlamento, sono almeno quattro e in questi minuti le teste di cuoio sono entrate nel cortile dell’edificio.   I terroristi, tre o 4 a seconda delle fonti, sarebbero asserragliati in una zona del cortile. La situazione è ancora molto confusa, secondo alcuni media gli attentatori non sono riusciti a portare con sè gli ostaggi, secondo altri ci sono ostaggi, tra cui alcuni deputati.
Alcuni testimoni citati dalla Tasnim hanno riportato che dal Parlamento si sentono ancora degli spari. Tutte le strade del centro di Teheran che portano al Parlamento sono state chiuse.
Altri media rilevano che tra i deputati all’interno del parlamento è esplosa la rabbia e hanno cominciato a scandire ad alta voce: “Morte all’America. Morte al suo servo, l’Arabia Saudita”.
Intanto, l’ufficio relazioni con il pubblico della metropolitana ha smentito le voci, che si rincorrevano sul web, di un’esplosione alla metro di Teheran: la linee metropolitana, riferisce, funzionano in tutte le direzioni (martedì c’era stata una collisione tra due treni che aveva causato diversi feriti).
E altri spari rivolti contro i passanti sono stati uditi in piazza Baharestan, nel cuore di Teheran, di fronte al Parlamento. Secondo alcuni media forse uno dei terroristi è riuscito fuggire e si è coperto la fuga sparando tra la folla.
Altre fonti di stampa parlano di uno solo assalitore al Parlamento e aggiungono che i feriti sono guardie addette alla sicurezza.
Malgrado l’attacco sia ancora in corso, la sessione del Parlamento iraniano guidata dal presidente del Majlis, Ali Larijani sarebbe ufficialmente ancora in corso. Lo hanno evidenziato le immagini trasmesse in diretta dall’emittente Press Tv. La stessa emittente ha riferito che sono stati uditi nuovi spari dall’edificio.
Quasi in contemporanea, il blitz al mausoleo di Khomeini da parte di un commando di quattro persone, incluso un attentatore suicida, forse una donna, che si è fatta esplodere all’interno. Lo riporta la tv statale iraniana e anche l’agenzia semiufficiale Fars.
Il doppio attacco, che appare come una strategia coordinata, è avvenuto intorno alle 11 del mattino, ora di Teheran. E per ora si parla di un arresto, uno dei membri del commando al sacrario del padre fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Ma secondo l’intelligence iraniana, erano tre i commando terroristici che volevano colpire stamane a Teheran, ma uno è stato neutralizzato prima che riuscisse ad entrare in azione. Non è stato però chiarito quale fosse l’obiettivo di questo terzo gruppo terroristico.
Intanto si è riunito il gabinetto di sicurezza del governo di Teheran. Due ore dopo il doppio attentato la situazione è ancora molto critica e confusa. E i media parlano anche di un terzo terrorista, che si sarebbe fatto esplodere vicino alla tomba di Khomeini, dove già  si era fatta saltare in aria una kamikaze donna.

(da agenzie)

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TERRORE A LONDRA SETTE I MORTI, FERMATE 12 PERSONE

Giugno 4th, 2017 Riccardo Fucile

I PARTITI MAGGIORI SOSPENDONO LA CAMPAGNA ELETTORALE… CONFERMATO IL CONCERTO A MANCHESTER

La premier inglese, Theresa May, il giorno dopo l’attacco al London Bridge non ha dubbi: “quando si tratta di terrorismo ed estremismo, le cose devono cambiare”. Evidenziando che “questo è il terzo attacco in tre mesi in Gran Bretagna e da marzo la sicurezza, la polizia e l’intelligence hanno sventato 5 complotti”, la premier ha precisato che “gli assalti non sono collegati, ma siamo di fronte a un nuovo trend: il terrorismo chiama il terrorismo e gli assalitori vengono ispirati da altri assalitori”.
La prima ministra è convinta che alla base delle aggressioni ci sia l’estremismo islamista e che debba essere rivista la strategia anti-terrorismo contro le nuove minacce al Paese. “È necessario cercare accordi internazionali che disciplinano il cyberspazio: dobbiamo fare di tutto per limitare l’estremismo online creando spazi sicuri online”. In mattinata si è riunito il comitato antiterrorismo Cobra.
Si aggrava il bilancio.
Le vittime dell’attentato, ha riferito la polizia britannica, sono sette, mentre i feriti sono 48, ricoverati in cinque ospedali. Tra loro anche alcuni agenti di polizia.
Secondo fonti non confermate è stato un unico poliziotto a uccidere i tre terroristi, ma l’agente è stato a sua volta ferito e ora è in gravi condizioni.
Durante una conferenza stampa, la commissaria della polizia metropolitana di Londra, Cressida Dick, ha fatto il punto dopo l’attentato e ha confermato che al momento si ritiene che l’aggressione sia stata condotta dalle tre persone poi uccise dalla polizia. “Sappiamo al momento che sono stati tre gli attentatori di ieri sera, non crediamo ci siano altri terroristi anche se continuiamo le indagini per escludere eventuali complici”, ha precisato Dick.
Raid a Barking.
Intanto Sky News ha mostrato le immagini in diretta di un’operazione antiterrorismo in corso a Kings Road, a Barking, a est di Londra.
Secondo l’emittente britannica, l’operazione è legata agli attacchi nella capitale. L’appartamento perquisito da Scotland Yard sarebbe quello in cui viveva uno degli aggressori dell’attacco. Sempre secondo Sky News si tratta di un uomo dai tratti mediorientali, che aveva moglie e figli. La polizia sta facendo domande sul suo conto ai vicini. Gli agenti hanno fatto irruzione all’interno di un condominio e hanno portato via 12 persone, ha riferito, fra gli altri, il Daily Telegraph online.
Allerta resta ‘grave‘.
È stato deciso per il momento di mantenere il livello di allerta anti-terrorismo nel Regno Unito a ‘grave’, nonostante l’attacco di Londra. A dirlo è stato il ministro degli Interni Amber Rudd nel corso di un’intervista ad Itv. Non è stato quindi alzato a quello più alto, ‘critico’, come invece era stato fatto per qualche giorno dopo la strage di Manchester perchè si temeva che i complici dell’attentatore Salman Abedi potessero colpire.
Invito alla calma.
La capitale britannica è ripiombata nel panico, a poco più di due mesi dall’assalto a Westminster: “È un momento difficile, capisco che la gente abbia paura. Vorrei che i londinesi e i turisti restassero calmi, vigili e attenti”, ha detto ancora Cressida Dick. “Se vedete qualsiasi cosa che vi preoccupa, una persona o una cosa anche se non è significativa per favore contattateci sulla linea anti-terrorismo”, ha aggiunto invitando “le persone a continuare a vivere normalmente”. Secondo quanto riferito dalla responsabile della polizia metropolitana, gli attentatori di Londra indossavano cinture esplosive finte. “Lo scopo – ha spiegato la comandante – era quello di terrorizzare i passanti nel corso dell’attacco”
Terroristi fermati in otto minuti
Appena otto minuti: è questo il tempo impiegato dalla polizia per uccidere i tre aggressori dell’attacco terroristico, dopo aver ricevuto la prima chiamata di emergenza. “La polizia armata ha reagito rapidamente e ha ucciso i tre uomini otto minuti dopo aver ricevuto la prima chiamata di emergenza”, ha detto Mark Rowley, capo della polizia anti-terrorismo.
Tassista ‘eroe’ cerca di fermare aggressori.  
Nei brevi minuti di terrore al London Bridge, il quotidiano Independent riferisce che un tassista, identificato solo con il nome ‘Chris’, ha cercato di intercettare i terroristi e di investirli per fermarli. Poco dopo aver girato verso Borough Street, Chris ha visto un furgone bianco arrivare a circa 80 chilometri all’ora e poi investire deliberatamente i pedoni. L’autista, continua il giornale, a quel punto ha fatto un’inversione a U, per cercare di fermare l’uomo che era in pochi istanti sceso dal mezzo e stava attaccando le persone a colpi di coltello. “Ho detto al tizio nel mio taxi che avrei provato a colpirlo, lo avrei investito”, e così “ho fatto un’inversione”. “Stavo per investirne uno, ma mi ha schivato e tre agenti di polizia sono arrivati correndo verso di loro con i loro manganelli in pugno”.
Ukip non sospende campagna elettorale.
Contrariamenente a quanto fatto da altri partiti, che tra quattro giorni si confrontano nelle elezioni, l’Ukip non ha intenzione di sospendere la campagna elettorale: “Mi rifiuto di sospendere la campagna elettorale dell’Ukip perchè distruggere la nostra democrazia è quello che vogliono gli estremisti”, ha scritto su Twitter il leader del partito euroscettico, Paul Nuttall. La conferma che le elezioni dell’8 giugno si svolgeranno regolarmente arriva da May. Il primo ministro ha aggiunto che domani riprenderà  anche la campagna elettorale.
Confermato concerto di Ariana Grande.
Il terrore non ferma il concerto contro la paura, organizzato a Manchester da Ariana Grande insieme ad altre star che hanno deciso di affiancarla, come i Coldplay e Justine Biber. L’appuntamento è stato fissato dopo l’attacco di Manchester, nel quale hanno perso la vita 22 persone, al termine di un concerto proprio di Ariana Grande. A confermare l’evento sia il manager della cantante, Scooter Braun, sia la polizia di Manchester: uno dei responsabili, Garry Shewan, ha spiegato che il concerto si svolgerà  “con misure di sicurezza rafforzate”.

(da agenzie)

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RACCOLTE 30.000 STERLINE PER IL SENZATETTO EROE DI MANCHESTER

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

CHRIS PARKER, 33 ANNI, E’ CORSO DENTRO L’EDIFICIO PER AIUTARE LE VITTIME DELL’ATTENTATO… UNA DONNA E’ MORTA TRA LE SUE BRACCIA

La zona intorno alla Manchester Arena ogni tanto diventa casa sua, il posto dove qualche volta dorme e dove spesso chiede l’elemosina alla fine dei concerti.
Il senzatetto Chris Parker si trovava lì anche questo lunedì 22 maggio, in attesa della folla in uscita dopo lo spettacolo di Ariana Grande.
Quando ha udito l’esplosione – costata la vita a 22 persone – ha respinto l’istinto di fuggire per mettersi al sicuro ed è corso dentro l’edificio, per soccorrere le vittime dell’attentato terroristico
La sua storia è stata ripresa su diversi siti della stampa internazionale, dalla quale è stato intervistato poche ore dopo l’accaduto.
“Sembravano tutti felici, stavano uscendo dalle porte quando a un tratto ho sentito il botto, poi ho visto un lampo bianco, il fumo e infine ho sentito le urla”, ha raccontato il 33enne Parker, “Il pavimento ha tremato, mi sono alzato e anzichè seguire l’istinto di fuggire sono entrato dentro, per cercare di aiutarli. Sul pavimento c’erano persone ovunque. Ho visto una bambina, non aveva le gambe. L’ho avvolta in una maglietta e le ho chiesto dove fossero mamma e papà “.
Non ce l’ha fatta, invece, una donna di 60 anni, morta tra le sue braccia.
Il coraggio di Chris ha colpito molte persone, che gli hanno attribuito il merito di essersi comportato da “eroe” in quei momenti di terrore.
In segno di riconoscimento un uomo di nome Michael Johns ha aperto una pagina su Gofundme, per raccogliere soldi da destinare al senzatetto.
In poche ore il crowdfounding ha superato le 30mila sterline. “Parlo a nome del mondo intero quando ti ringrazio per il tuo altruismo. Hai riempito il mio cuore di speranza e umanità “, scrive una donatrice.
“Gli orrori che hai visto non possono essere cancellati. Il tuo coraggio e la compassione non saranno mai sminuiti. Grazie, Chris”, commenta un altro.
La pagina non è in contatto con lui e in una nota viene chiesto a tutti una mano per rintracciarlo, così da poter consegnare il denaro raccolto.
Nel frattempo, una donna che dichiara di essere sua madre ha lanciato un appello su Facebbok, chiedendo di aiutarla a ricongiungersi con lui: “Mio figlio è stato lontano da me per tanto tempo. Non avevo idea fosse un senzatetto, ma è stato estremamente coraggioso la scorsa notte. Per favore aiutatemi a rimettermi in contatto con Chris”.

(da agenzie)

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“LA FAMIGLIA LO AVEVA SEGNALATO ALLE AUTORITÀ INGLESI”

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

L’INTELLIGENCE USA RIVELA CHE I FAMILIARI DI ABEDI AVEVANO AVVISATO LE AUTORITA’ INGLESI CHE ERA PERICOLOSO”

Con il passare delle ore, quello che era un sospetto è diventato una certezza: Salman Adebi, il 22enne di origini libiche che si è fatto saltare in aria all’Arena di Manchester uccidendo 22 persone, non ha agito da solo, ma con il supporto di un network del terrore. E c’è di più: secondo un funzionario dell’intelligence Usa – riferisce la Nbc News – la famiglia del terrorista aveva avvertito le autorità  della sua pericolosità .
La bomba usata – ha aggiunto la fonte consultata da Nbc – “era grande e complessa”, realizzata con materiali difficili da reperire nel Regno Unito.
La polizia britannica ha finora fermato quattro persone in relazione all’attacco.
Ora si sa che il primo a finire in manette, già  ieri sera, è stato Ismail Abedi, fratello di Salman. Il suo interrogatorio pare abbia permesso una svolta nelle indagini, con l’arresto questa mattina di altre tre persone.
Salman – ha ammesso il ministero dell’Interno – era già  noto ai servizi d’intelligence del Regno Unito, un aspetto che pone ancora una volta l’attenzione sulla difficoltà  dei servizi europei di intercettare i piani dei terroristi.
Nel frattempo si viene a sapere che Salman Abedi, il killer, era tornato da pochi giorni da un viaggio in Libia.
A riferirlo il Times, al quale un conoscente del kamikaze ha raccontato: “Era partito per la Libia tre settimane fa ed era tornato di recente, pochi giorni fa”.
Se confermato, il soggiorno di alcune settimane in Libia potrebbe essere servito per l’addestramento da parte dell’Isis, che nel Paese nordafricano ha ancora una robusta presenza.
Secondo il quotidiano inglese, comunque, non si esclude neppure che il giovane possa aver viaggiato in Siria nelle settimane in cui era all’estero.
Una pista, quest’ultima, citata anche dal ministro degli Interni francese Gerard Collomb, secondo cui il kamikaze di Manchester sarebbe stato in Siria e avrebbe dato prova dei suoi legami con l’Isis.
La fitta rete di relazioni presente dietro la strage si arricchisce però anche di un altro personaggio: Raphael Hostey. Si faceva chiamare Abu Qaqa al-Britani da quando era andato in Siria a combattere.
E con questo nome reclutava a Manchester, città  dove era cresciuto, centinaia di uomini da spedire nelle terre del sedicente Califfato o da usare negli attentati su suolo britannico. Conosceva, rivela oggi il Daily Mirror, Salman Abedi e con ogni probabilità  è stato lui a portarlo sulla strada dell’integralismo e del terrorismo. Prima di finire fulminato da un drone americano tre anni fa.
In attesa di nuovi sviluppi, il governo di Londra ha aumentato il livello di allerta da “grave” a “critico”, il che significa rischio di attentati imminenti. Downing Street ha lanciato l’Operazione Temperer, con il dispiegamento di 3.800 militari in tutto il Paese.
In questo clima si inserisce la tensione tra Londra e Washington, con la ministra degli Interni Amber Rudd che ha criticato pubblicamente gli Stati Uniti per i “dettagli confidenziali” sull’attacco di Manchester fatti trapelare sui media Usa.
Rudd ha definito la condotta di Washington “irritante” e ha affermato chiaramente che ‘leaks’ del genere non “dovranno più ripetersi”. Parole molto forti che rivelano una tensione crescente tra i due stretti alleati all’indomani della strage di Manchester. La ministra non ha voluto dire esattamente quali dettagli siano stati rivelati ma dagli Usa erano arrivate le notizie che a colpire era stato un attentatore suicida e anche la sua identità .
I servizi britannici, intanto, continuano a scavare nella vita e nelle relazioni di Salman Abedi, l’uomo accusato di essersi fatto saltare in aria all’Arena di Manchester facendo una strage di giovani e giovanissime.
Ieri le forze di sicurezza hanno perquisito la sua abitazione a Fallowfield, nella zona meridionale di Manchester, e hanno arrestato il fratello Ismael, 23 anni, tuttora sotto custodia.
La potenza dell’esplosivo utilizzato e la dinamica dell’attentato suggeriscono un’attenta pianificazione, ma ciò non è abbastanza per attribuire la regia di quanto accaduto a un network più organizzato.
Quanto alla rivendicazione dell’Isis, potrebbe trattarsi di un’attribuzione postuma, un marchio che il Califfato tende a voler mettere su qualsiasi attacco di matrice jihadista utile alla sua propaganda.
Di sicuro, al momento, c’è solo la paura di nuovi attacchi “imminenti”. Per la terza volta nella sua storia, il Regno Unito ha alzato da “grave” a “critico” il livello di allerta terrorismo all’indomani dell’attacco che ha colpito Manchester, il peggiore dal 2005 su suolo britannico.
Stando a una scala dell’MI5 fatta di cinque gradini (gli altri sono basso, moderato, sostanziale), ciò significa che un altro attacco potrebbe essere “imminente” e non più solo “altamente probabile”. Solo in altre due occasioni – nel 2006 e nel 2007 – la nazione d’oltremanica era arrivata a essere così tanto in guardia; il livello di allerta “grave” era in atto dal 2014.
In un messaggio alla nazione la premier Theresa May ha spiegato che i militari si uniranno alla polizia per rafforzare le misure di sicurezza ad alcuni grandi eventi pubblici e in luoghi chiave. “Membri delle forze armate dispiegati in questo modo saranno sotto il comando degli agenti di polizia”, ha detto la premier preparando la popolazione all’entrata in vigore a partire da oggi di un piano di sicurezza denominato Operazione Temperer.
May ha d’altra parte detto che non è ancora stata accantonata l’ipotesi che “un gruppo più ampio di persone” possa essere stato coinvolto nell’attacco rivendicato dall’Isis. L’unico sospetto identificato finora è Salman Abedi, 22 anni: è lui ad aver fatto detonare un esplosivo mentre i fan – soprattutto adolescenti – della cantante americana Ariana Grande stavano lasciando la Manchester Arena, provocando 24 morti e decine di feriti (ieri le vittime accertate erano 22, oggi al bilancio sono stati aggiunti due cittadini polacchi che risultavano dispersi).

(da “Huffingtonpost”)

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LA FIGURACCIA DEL “CORRIERE DELLA SERA” CON JOMANA ABEDI

Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile

PUBBLICA ALCUNE FOTO DELLA SORELLA DEL TERRORISTA DI MANCHESTER, MA IN REALTA’ ERA UNA MODELLA CANADESE CHE NON C’ENTRAVA UNA MAZZA

Se sei un terrorista la tua foto ha buone probabilità  di finire sui giornali. Se sei la sorella di un terrorista, anche se magari non hai nessuna colpa, la tua foto ha buone probabilità  di finire sui giornali.
Se invece sei la sorella di un terrorista e hai un profilo facebook nel quale aggiungi fotografie di una modella canadese, i giornali inglesi se ne accorgeranno   ma non pubblicheranno le foto spacciandole per tue perchè sanno controllare e capire.
Ma quando un profilo facebook con foto di modelle incontra il Corriere della Sera di Luciano Fontana e Urbano Cairo, il profilo facebook è un profilo morto.
E allora eccola, Jomana Abedi, che “spunta in Rete” (qualunque cosa voglia dire) e siccome è una bella ragazza si merita la fotogallery e un articolo a firma di Annalisa Grandi in cui si riportano tutte le informazioni presenti sul pezzo del Telegraph che però quelle foto non le ha mai riprese, chissà  perchè (scemi gli altri, nevvero?).
Peccato che quelle foto, e basta una semplice ricerca su Google per sincerarsene, appartengano invece a Janice Joostema, modella canadese nata nel 1995, e si possano ammirare anche su Pinterest e Instagram oltre che sul suo sito. Janice Joostema è apparsa su Cosmopolitan, sul Daily Mail e su Sports Illustrated.
Come ciliegina sulla torta, l’inviato a Parigi del Corriere Massimo Nava ritwitta l’articolo ricordandoci “l’incredibile banalità  del male. Nessun animale, tranne l’uomo, può concepire un orrore simile“.
In effetti nessun animale, tranne l’uomo, può concepire l’orrore di fare una fotogallery con la sorella di un terrorista perchè è una bella ragazza e poi sbagliare ragazza, foto e profilo mentre è impegnato a farci la morale.
Nel frattempo Jomana Abedi ha chiuso il profilo in cui usava le foto di Janice Joostema. Su Instagram è possibile ritrovare anche lo scatto usato dal Corriere come prima immagine della fotogallery: risale al marzo 2016.
Anche Repubblica nell’edizione cartacea ha pubblicato una foto della modella scambiandola per la sorella del terrorista.
Alle 9,19 il Corriere della Sera rimuove le foto dall’articolo e la relativa fotogallery scusandosi per l’errore.
Resta la domanda: ma il fatto che la sorella di un terrorista sia una bella donna è una notizia?

(da “NextQuotidiano”)

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CHI E’ IL KAMIKAZE DI MANCHESTER: SI CHIAMA SALMAN ABEDI, E’ UN GIOVANE INGLESE DI ORIGINI LIBICHE

Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

AVEVA 23 ANNI, I SUOI GENITORI ERANO FUGGITI DALLA LIBIA A   CAUSA DI GHEDDAFI, ULTIMO DI QUATTRO FRATELLI… “AVEVA COMPORTAMENTI STRANI”

Salman Abedi. È questo il nome del kamikaze che si è fatto saltare in aria alla Manchester arena nella serata di ieri, a conclusione del concerto della cantante idolo dei teenager Ariana Grande.
La polizia ha dato la conferma dell’identità , dopo che per ore sono circolate indiscrezioni tra le testate internazionali, spiegando che il 23enne era già  noto alle forze dell’ordine. “La nostra priorità  è indagare per scoprire se abbia agito da solo o con il supporto di un network più ampio”, ha detto il capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins. Secondo funzionari dell’intelligence Usa il ragazzo avrebbe viaggiato da Londra a Manchester in treno
The independent si è spinto oltre, fornendo dettagli della vita del giovane nato nel 1994 proprio a Manchester.
L’ultimo di quattro fratelli, i suoi genitori sono originari della Libia, da dove sono fuggiti a causa del regime di Gheddafi.
La famiglia, dopo qualche anno a Londra, si è poi trasferita a Fallowfield, nel sud di Manchester, lo stesso quadrante della città  in cui nella mattinata la polizia ha arrestato un altro giovane di 23 anni sospettato di essere collegato all’attentato.
Secondo il Mirror il giovane “sorrideva” mentre la polizia lo portava via in manette. La casa della famiglia è diventato il punto di partenza delle indagini.
Una figlia della coppia, Jomana, 18 anni, ha frequentato il liceo di Whalley Range, prima di lavorare nella moschea di Didsbury, nel 2013.
Nata a Manchester, ha due profili Facebook e nel suo status afferma di essere di Tripoli e di avere molti legami con la Libia. Nel suo profilo appaiono anche esortazioni a indossare il velo islamico. Abedi è cresciuto nell’area di Whalley Range. Secondo notizie non confermate, i genitori e i due figli più grandi sono tornati in Libia.
“Recitava preghiere islamiche ad alta voce in strada”, raccontano i vicini del presunto attentatore.
Salman Abedi, scrive il Daily Mail, secondo chi lo conosceva aveva “comportamenti strani” nelle settimane precedenti l’attacco. La polizia sta cercando di determinare se l’uomo abbia agito da solo o con il supporto di una cellula terrorista.
I vicini di Abedi hanno confessato ai cronisti di essere “scioccati” di sapere che qualcuno di così vicino a loro “stesse architettando un attentato”.
Nessun dettaglio invece hanno fornito degli altri uomini finiti in manette, nel raid che gli agenti hanno compiuto in altri appartamenti della zona. “E’ strano che non li conoscessimo – ha detto un uomo – qui viviamo tutti gomito a gomito (l’espressione letterale in inglese è: “Ognuno vive nelle tasche dell’altro”, ndr). E’ una specie di paese. Ci conosciamo tutti”.
“Siamo una comunità  molto legata – il commento di un altro residente – ci sosteniamo a vicenda. Siamo buoni vicini e sicuramente non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere a Fallowfield”.

(da “La Repubblica”)

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NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI

Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

NON RIUSCIRETE MAI A FARCI RINUNCIARE ALLA NOSTRA LIBERTA’… CON GLI OCCHI LUCIDI MA CON LA SCHIENA DRITTA

Ci avete provato l’11 settembre mentre eravamo al lavoro: ci avete tirato addosso due aerei ammazzandoci come topi in trappola.
Il 12 settembre eravamo di nuovo là , a lavorare con gli occhi lucidi di fumo e la schiena dritta di orgoglio.
Ci avete provato l’11 marzo mentre correvamo trafelati tra i tornelli della metropolitana, chiusi nei tunnel, senza una fuga.
Il 12 marzo eravamo di nuovo in altri tunnel a prendere altri treni, il cuore in gola dall’angoscia, la schiena dritta di orgoglio.
Ci avete provato mentre scrivevamo i nostri giornali, pieni di satira e di altrettanta libertà . Il giorno dopo eravamo di nuovo chini sui computer a inventarci un modo di ridere anche se ci veniva da piangere, la schiena dritta di orgoglio.
Ci avete provato mentre eravamo in vacanza, stesi al sole di una spiaggia a Sousse, o mentre scoprivamo la meraviglia della storia al museo del Bardo.
Il giorno dopo eravamo di nuovo al sole o dentro a un museo a vivere, la schiena talmente dritta da sembrare di marmo.
Ci avete provato a Bruxelles, all’aeroporto: pronti per partire ci avete impedito di farlo. Eppure il giorno dopo eravamo di nuovo in un aeroporto a fare il check in, bagaglio a mano pesante che rendeva difficile tenere la schiena dritta, ma ci importava poco e tra mille fatiche non le permettevamo di ingobbirsi.
Ci avete provato a Nizza, a Berlino, con i camion, tra fuochi d’artificio e bancarelle di Natale.
Avete ammazzato chi festeggiava e si preparava a farlo.
Ma il giorno dopo, con il cuore listato di nero, eravamo di nuovo pronti a inventarci una ragione per fare festa alle nostre schiene dritte, che avevano mille ragioni per piegarsi alla paura ma che si ostinavano a non farlo.
E poi…
E poi ci avete provato ai nostri concerti, a Parigi e a Manchester: rock e canzonette. Avete provato ad ammazzarci nel cuore della vita, dove si canta, si salta, si balla, si bacia e si suda.
Dove c’è così tanta gioia di vivere, di esistere, di esserci, così tanta adrenalina, energia e allegria che solo chi odia la vita, nella sua genuina semplicità , può pensare di trasformare quel luogo in una tomba.
Ci avete provato in ogni modo e so già  che, mentre scrivo, qualcuno di voi si sta organizzando per escogitarne un altro.
Ci avete provato e, ancora una volta, nonostante questi nuovi 22 corpi sui quali si chiuderà  il coperchio di una bara, non ci siete riusciti.
E non ci riuscirete nemmeno domani. non ci riuscirete mai.
Perchè noi continueremo a vivere, a viaggiare, ad andare al lavoro, in vacanza, nei musei e ai concerti.
Continueremo a vivere e troveremo il modo di farlo nonostante i vostri tentativi di renderci paurosi al punto di chiuderci in casa, coprirci la testa e farci crescere la barba.
Lo faremo perchè non siamo disposti a negoziare sulla nostra libertà , che è costata molti più morti di quelli che ci costringete oggi a piangere.
Lo faremo condividendo con voi quel diritto alla libertà  che abbiamo sintetizzato in ogni Costituzione, dando a voi la possibilità  di farla vostra se la vorrete, ma rispettando la vostra cultura, la vostra fede e le vostre tradizioni.
Non tenteremo di imporvi la nostra libertà , ma non sperate di convincerci a rinunciarvi con la vostra strategia della paura.
Perchè, forse, è vero: oggi abbiamo più paura di ieri, ma siamo ancora più certi del dovere di resistere con la schiena dritta.
Che il futuro dei nostri figli dovrà  essere pieno di musica, concerti, viaggi, musei, vacanze, metropolitane e mercatini.
E noi è a questo che pensiamo oggi prendendo a prestito una delle frasi che i ragazzini gridano arrabbiati a chi cerca di ridurli al silenzio dell’oscurantismo: “Non ci avrete mai come volete voi”.

(da “Huffingtonpost”)

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UN SOLO KAMIKAZE IN AZIONE ALLA MANCHESTER ARENA

Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

LA POLIZIA NON HA FORNITO IL NOME NE’ HA CONFERMATO SE FOSSE UN CITTADINO BRITANNICO… MOLTE DOMANDE ANCORA SENZA RISPOSTE

Un solo kamikaze ha colpito alla Manchester Arena dopo il concerto di Ariana Grande causando 22 morti e 60 feriti. Il capo della polizia di Manchester Ian Hopkins, citato dalla BBC, ha detto che l’uomo che ha attaccato la Manchester Arena “è morto sulla scena dopo aver attivato l’esplosivo”. Hopkins ha aggiunto che stanno cercando di capire se l’uomo abbia agito da solo o meno.
Hopkins ha confermato che l’attentatore è morto nell’esplosione.
Al momento gli inquirenti ritengono che l’uomo abbia agito da solo nell’attacco, ma si sta indagando per verificare se avesse alle spalle una rete di complici.
L’uomo, ha aggiunto Hopkins, “portava un ordigno improvvisato che ha fatto esplodere provocando questo orrore”.
La polizia di Manchester non ha fornito il nome dell’uomo identificato come l’attentatore suicida di Manchester e non ha neanche confermato se fosse un cittadino britannico.
Ed il capo della polizia, Ian Hopkins, ha esortato la stampa a non “fare speculazioni sulla sua identità  o fare circolare nomi”. “Questa è un’inchiesta complessa ed ampia ancora in corso”, ha aggiunto facendo capire che gli inquirenti non vogliono compromettere le indagini in corso diffondendo l’identità  dell’attentatore.
“La nostra priorità  è di lavorare insieme all’antiterrorismo nazionale e alle agenzie di intelligence per stabilire più dettagli sull’individuo che ha condotto l’attacco”, ha detto ancora il capo della polizia, sottolineando che la “priorità  è anche stabilire se abbia agito da solo o collegato a una rete”.
L’esplosione sarebbe avvenuta nel foyer dell’Arena, nella zona dell’ingresso, vicino alla biglietteria e poco distante dalla stazione Victoria dove si stavano recando migliaia di spettatori per tornare a casa.
Secondo alcune testimonianze, riportate dai media britannici, l’ordigno era stato riempito di chiodi per aumentarne l’effetto esplosivo Il capo della polizia di Manchester ha confermato che si è trattato di una singola esplosione provocata da un attentatore kamikaze che aveva un “ordigno rudimentale che ha fatto detonare provocando questa atrocità ”.
Molti interrogativi rimangono quindi aperti. Come è stato possibile che l’attentatore sia entrato con un ordigno senza essere scoperto? Faceva parte dello staff addetto alla sicurezza? Oppure è entrato alla fine della serata bucando i controlli?
Lee Dodderidge, ex membro del National Counter Terrorism Security Office, ha descritto la natura dell’attacco a Manchester come “sofisticata: ci voleva una considerevole quantità  di pianificazione. Non sembrerebbe essere l’atto di un lupo solitario”.

(da “NextQuotidiano”)

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