Destra di Popolo.net

“NON MI HA PAGATO”: GIOIELLIERE DI BUSTO DENUNCIA RICCARDO BOSSI

Febbraio 26th, 2015 Riccardo Fucile

STILE PADANO: “CI HA DETTO CHE SAREBBE ARRIVATO UN BONIFICO E ANCHE CHE AVREBBE RESTITUITO L’OROLOGIO, MA NON ABBIAMO VISTO NULLA”… IL VALORE SAREBBE DI ALCUNE DECINE DI MIGLIAIA DI EURO

I guai per la famiglia Bossi non finiscono mai.
Tra richieste di rinvio a giudizio per Renzo e Umberto, rispettivamente per le spese pazze in Regione e per la truffa sui rimborsi elettorali, la family annovera un altro piccolo guaio.
Riccardo Bossi, il primogenito del fondatore della Lega Nord, è stato denunciato dal titolare di una catena di gioiellerie, che lo accusa di non aver pagato un orologio e alcuni preziosi acquistati in un negozio a Varese.
Ricky Bossi era finito nei guai per la storia della gestione dei fondi insieme al padre e al fratello e gli era stato bloccato per poi essere restituito un yacht ormeggiato in Tunisia.
Il valore degli articoli, come riporta oggi il quotidiano La Prealpina, sarebbe di alcune decine di migliaia di euro.
“Riccardo Bossi ha acquistato orologio e gioielli dopo Natale e glieli abbiamo consegnati sulla fiducia anche se non è un nostro cliente abituale, convinti che un personaggio così noto li avrebbe pagati in tempi brevi”, ha raccontato all’Ansa Bruno Ceccuzzi, titolare della gioielleria Dino Ceccuzzi, con negozi a Busto Arsizio, Como e Varese.
“È trascorso del tempo e i soldi non sono arrivati — ha proseguito — lo abbiamo contattato diverse volte e lui ci ha detto che sarebbe arrivato un bonifico dalla banca e anche che avrebbe restituito l’orologio. Nonostante le promesse, non abbiamo ottenuto risultati”. Bruno Ceccuzzi, quindi, nei giorni scorsi ha deciso di sporgere denuncia alla polizia di Varese, consegnando anche i filmati delle telecamere installate all’interno del negozio, che avrebbero ripreso l’acquisto dei preziosi.
“Non avrei immaginato che sarebbe finita così — ha aggiunto — adesso spero che qualcuno intervenga a paghi il debito”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BOSSI: “NO AI FASCISTI, SI’ AL FEDERALISMO. E SALVINI SI METTA LA CANOTTA”

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

BOSSI DIFENDE LA SUA RENDITA CHE SALVINI GLI HA GARANTITO

“Quando il partito va forte va tutto bene, quella copertina della rivista Oggi è soltanto una fotografia che fa sorridere, perchè Matteo Salvini vola nei sondaggi e i media vogliono massacrarlo”.
Parola di Umberto Bossi, ex patron del Carroccio ieri a Roma.
Fatto sta che la La Lega 2.0 sta cambiando i connotati dal movimento storico e il Senatur ne è cosciente: “Oggi il Sud è molto diverso da quando ci andavo io, Salvini ne ha preso atto, ma io sono per federalismo fiscale smontato da Giorgio Napolitano e dal suo discepolo Mario Monti. L’indipendenza oggi spaventa, ma bisognerebbe girare le capitali europee perchè questo è un tema che fatalmente sta unendo l’Europa”.
Peccato che la Lega nord abbia abbracciato il Front National francese e qui l’anziano leader si smarca: “Matteo non è Marine Le Pen e la Lega non è razzista. Io non andrei con i fascisti, vengo da una famiglia partigiana combattente, non mi piace dare spazio a queste formazioni perchè puntano a uno Stato centralista, ma le alleanze non cambiano la sostanza”.
E infine chiude con una battuta: “Cosa consiglio a Salvini? Di mettersi la canottiera”

Irene Buscemi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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FONDI DEL PARTITO PER CASE E AUTO: LEGA CONTRO BOSSI E FIGLI

Luglio 26th, 2014 Riccardo Fucile

TRA LE SPESE QUELLE PER LE BOLLETTE DI GEMONIO E PER LA LAUREA DEL “TROTA”

Lega contro Lega. Vecchia guardia sul banco degli imputati, e il nuovo corso maroniano pronto a chiedere i danni d’immagine.
Quello che si aprirà  il 10 ottobre davanti al gup di Milano Carlo De Marchi, rischia di essere una vera e propria resa dei conti.
Sul banco degli imputati il fondatore del Carroccio, Umberto Bossi, i figli Riccardo e Renzo, ma anche gli ex tesorieri di via Bellerio, a partire da Francesco Belsito.
Accuse che parlano di anni di ruberie, spese folli, fondi del partito utilizzati come il conto personale della famiglia Bossi
E dal decreto che fissa l’udienza, si scopre che la nuova gestione del Carroccio, sarà  della partita.
«Persona offesa: Movimento politico Lega Nord, nella persona del legale rappresentante Matteo Salvini ». Il legale prescelto, Domenico Aiello, lo storico difensore di Roberto Maroni, colui che lo assiste nell’ultima inchiesta che coinvolge a Busto Arsizio il governatore lombardo.
La stessa mossa si era concretizzata poco dopo l’insediamento di Maroni al Pirellone.
Sempre Aiello, sempre con una costituzione di parte lesa, ma questa volta nel processo contro il predecessore Roberto Formigoni, per l’ affaire Maugeri.
Al di là  delle dichiarazioni di facciata anche recentemente emerse durante un comizio pubblico a Parma, le tensioni tra la corrente del Senatur e quella di «Bobo», non si sono mai sopite del tutto.
La costituzione di parte lesa lo dimostra ulteriormente
In udienza preliminare, le accuse contro Bossi, i suoi figli e gli ex «segretari federali» parlano di appropriazione indebita e truffa aggravata.
Era denaro «di proprietà  della Lega Nord» quello di cui i rampolli di casa Bossi «si appropriavano, per fini estranei agli interessi e alle finalità  politiche ».
In due anni, i tre imputati Bossi e l’ex tesoriere Belsito sono accusati di aver utilizzato «2,4 milioni di euro» di fondi per spese personali.
Tra i 145 mila euro contestati al «Trota », ci sono violazioni del codice della strada, ma anche i 48 mila euro versati nel novembre 2011, per acquistare una Audi A6, oltre ai 77 mila euro «per acquisto titolo di laurea albanese, presso l’Università  Kristal di Tirana».
Ben 157 mila gli euro che il figlio maggiore del Senatur, Riccardo, ha sottratto al “bancomat” del Carroccio.
Anche per lui soldi per pagare multe del suo BmwX5, l’auto in leasing le cui rate venivano spedite in via Bellerio.
Come gli assegni per 5.650 euro per le «spese di mantenimento della moglie», o i 439 euro «per pagamento veterinario cane».
L’anziano Senatur è stato il meno parsimonioso in famiglia. 208 mila gli euro che i pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano gli contestano di aver distratto dalle casse del partito.
Oltre alle bollette della villa di Gemonio (1.070 euro), anche la ristrutturazione della sua abitazione e quella di Roma (81 mila euro).

Emilio Randacio
(da “la Repubblica”)

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INTERVISTA A UMBERTO BOSSI: “MARONI E SALVINI HANNO DISTRUTTO LA LEGA”

Luglio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

“RENZI E’ UN LEONCINO NELLO ZOO, BERLUSCONI L’HA MESSO IN GABBIA”

Lui sorride, con l’immancabile sigaro Garibaldi tra le dita.
Accasciato su una sedia di plastica in un pratone alla periferia di Treviglio (Bergamo), Umberto Bossi è tornato a essere il Capo.
“Son matti, non sono più tollerabili” bofonchia scuotendo la testa guardando Matteo Salvini scendere dal palco e andarsene verso un altro comizio. Bossi rimane.
Intorno decine di persone fanno a gara per stargli accanto. Una signora gli piazza davanti una torta verde col simbolo della Lega, lui la taglia.
Il Senatùr ha ritrovato la sua gente, quella che nell’ultimo anno lo aveva un po’ evitato in attesa di definire il giudizio sulle sue reali responsabilità  nel suicidio della Lega.
Lo scandalo Belsito, le spese dei figli, il cerchio magico.
E a vedere la processione di militanti che gli si para davanti per chiedere una foto con lui, un autografo, la conclusione è evidente. Per accontentare tutti rimane fino alle due del mattino.
E per la prima volta parla di ciò che ormai può declinare al passato come una “prova superata”.
Hanno assolto Berlusconi su Ruby…
“Sono contento per lui, ha dimostrato di essere forte, devo fargli i complimenti. Quando capitano cose negative ti metti alla prova. È stato molto bravo, perchè è riuscito a usare persino questo Renzi qui, l’ha messo in gabbia”.
In gabbia?
Berlusconi è una volpe, un fuoriclasse. Renzi è giovane, spavaldo, troppo sicuro. È arrivato a Roma convinto di essere il padreterno. Lo abbiamo lasciato agitare. Ancora lo ricordo le prime volte che veniva, lo aspettavamo come i bambini aspettano i leoni allo zoo: sono pericolosi, fanno paura ma si sa che sono innocui e per quanto si agitino non possono far nulla.
Quindi niente riforme?
Sì, qualcosa certo Renzi riuscirà  a farlo, ma lo farà  come vogliono tutti, mica come dice lui. Pensava di fregare i senatori sulle preferenze. Fregare i senatori…. da ridere.
Con Berlusconi ha stretto il patto del Nazareno.
Sono vent’anni che stringo patti con Berlusconi. Il primo governo lo abbiamo fatto insieme nel 1994, lo conosco. Lui ha capito che gli conviene fare il bravo, mantenere un basso profilo, ma un’aquila rimane un’aquila e a Renzi ormai conviene stare al gioco.
Vent’anni fa eravate al governo, dieci anni fa, nel 2004, lei è stato colpito dalla malattia..
E sono ancora qui?
Beh, sì… poi Belsito…
La Lega è nata con me e con questi qui che vede attorno a me. Vuole sapere la verità ? Io me lo ricordo quando mi sono svegliato in ospedale, i primi che mi hanno parlato sa chi erano?
No…
Maroni e Calderoli. Dopo poco c’erano le elezioni, loro erano terrorizzati e mi chiesero di candidare Riccardo, mio figlio… Io dissi di no, assolutamente: non era roba per lui.
Riccardo?
Già … E quando anni dopo presentammo Renzo tutti a dire di sì, evviva… Sempre loro mi dicevano che dovevamo metterlo nel listino bloccato, fui io a pretendere che prendesse i voti con le preferenze. Vado avanti?
Io non la fermo di certo.
In due anni hanno distrutto tutto questi qui, prima Maroni poi Salvini… Tutto sputtanato. Matteo è in gamba, viene a trovarmi, chiede consigli poi magari fa di testa sua, ma lui è un combattente, poi magari è mal consigliato e lo vedo molto solo… ma quell’altro…
Maroni?
Eh… ora l’avviso di garanzia… con me duravano due ore quelli che finivano indagati… perchè se ci sono le regole si rispettano, poi certo se la magistratura sbaglia sono dolori, ma il passato è storia… me lo ricordo il mio primo tesoriere finito in Mani Pulite per 120 milioni: lui l’ho cacciato subito e i soldi li abbiamo restituiti tutti.
Dicevamo di Maroni.
Secondo me non c’è niente, però dopo appena un anno che è in Regione, presa a fatica… se non era per Berlusconi che si mise d’accordo con Formigoni… Ma poi il partito, io ho lasciato i conti in attivo, ora non c’è più un euro… ho la fila di gente che ha dato la vita per noi che mi racconta cose assurde…
Tipo la Regione in mano a dirigenti di origini meridionali? Le assunzioni dei parenti, come la compagna di Salvini?
Circondarsi di persone fidate è bene, ma qualcuno del Nord, almeno… Prima il Nord…
Era lo slogan…
Gli stessi che ci hanno messo in croce… Ma la gente mica è scema. Io, la mia famiglia, stiamo venendo fuori dalle accuse, una a una… serve pazienza. Senza non vai da nessuna parte.
Affossati dalla magistratura…
Io credo ci fosse un disegno. Le indagini sono indagini, per carità , ma poi qualcuno le usa. I magistrati fanno il loro lavoro ma è chiaro che come i politici devono rispettare la legge, loro dovrebbero indagare solo su prove certe, la storia sarebbe stata diversa.
Marco Milanese, arrestato nell’inchiesta sul Mose, agli inquirenti ha detto che c’era un accordo tra voi e Tremonti per farlo diventare premier al posto di Berlusconi.
Cazzate. Tremonti era bravo a far di conto, ma in politica…
In politica?
Troppo isterico, tirava dritto… Me lo chiese, avrebbe voluto ma gli ho sempre detto di lasciar stare, non era roba per lui.
Ma Milanese sostiene che Tremonti non voleva sbloccare i fondi alla Regione Veneto perchè c’era Galan e voleva aspettare l’arrivo di Luca Zaia.
Una buffonata, Tremonti forse non amava Galan… Ma anche lui, come si fa? Era solo, abbandonato da tutti, è riuscito persino a tradire se stesso.. Ora vogliono mandarlo in galera, vediamo. Comunque è finita un’epoca, stiamo guardando il sole diventare rosso e non capiamo che è il tramonto.
Dieci anni fa esatti lei era ricoverato in gravi condizioni. La leggenda della notte in cui ebbe il malore racconta che fosse in compagnia di Luisa Corna, conosciuta a Miss Padania.
Ricordo… Col tempo la memoria ritrova i pezzi. Ho avuto una grande donna accanto, mia moglie. Il resto è leggenda? Lasciamolo nella leggenda.
Anche la sua Lega è leggenda? Cosa è quella di oggi che va a cercare voti al sud, che si è dimenticata dell’indipendenza, della Padania?
Ora c’è Matteo. So che dentro molti gli fanno la guerra, tutto si sistemerà , ma i malumori principali sono dovuti a quell’altro lì… Macbeth…
Spinto a tradire il suo re. Lo disse anche alla notte delle scope…
Macbeth poi ha fatto una brutta fine.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“BOSSI VA PROCESSATO, ROSI MAURO NO”

Giugno 26th, 2014 Riccardo Fucile

LE ACCUSE: TRUFFA DA 40 MILIONI E APPROPRIAZIONE INDEBITA PER 500.000 EURO SPESI PER MULTE, AUTO E LAUREA IN ALBANIA

Multe, tasse arretrate, noleggio di auto e riparazioni dal carrozziere, lavori in casa a Gemonio e una laurea in Albania, abbonamenti a Sky e visite dal veterinario.
Per quasi 40 milioni di euro sottratti dai fondi pubblici della Lega, il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini hanno chiesto il processo per un pezzo del vecchio stato maggiore del Carroccio: Umberto Bossi e i suoi due figli, Riccardo e Renzo, l’ex tesoriere Francesco Belsito, e tre ex componenti del comitato di controllo della Lega (Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci) che avrebbero firmato i rendiconti irregolari presentati in Parlamento.
A processo andranno anche l’imprenditore Stefano Bonet e il commercialista Paolo Scala, mentre la procura ha deciso di archiviare la posizione dell’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro.
Gli indagati dovranno rispondere a vario titolo di appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato per un totale di 40 milioni tra il 2008 e il 2009, con un elenco sterminato di spese illegittime.
Nella ricostruzione della procura, il Senatur avrebbe incassato indebitamente 208mila euro, Renzo 145mila, Riccardo 157mila.
Le spese, come era già  emerso nel corso delle indagini, sono le più svariate.
Il fondatore del Carroccio avrebbe speso migliaia di euro per cartelle esattoriali e multe, ma anche 40mila euro per pagare «i lavori di ristrutturazione della casa di Gemonio».
Agli atti anche l’acquisto di un regalo di nozze da 160 euro, 1.500 euro per «cure odontoiatriche », 27mila euro per «acquisti vari di abbigliamento», 2.220 per «l’acquisto di gioielli».
Altri 81mila euro sono stati destinati al «pagamento lavori edili abitazione Roma».
Il primogenito, Riccardo Bossi, avrebbe invece usato i fondi pubblici per multe, leasing e noleggi di auto, mantenimento della ex moglie, ma anche per pagare l’abbonamento a Sky e le spese del veterinario.
“Il trota”, Renzo Bossi, avrebbe avrebbe speso metà  dei 145mila euro che gli contesta la procura in cartelle esattoriali e multe, il resto – 77mila euro – per «acquisto titolo laurea albanese presso l’Univeristà  Kristal di Tirana».
Più consistenti le somme contestate al commercialista Paolo Scala e all’imprenditore Stefano Bonet che, insieme a Francesco Belsito, devono rispondere di spese per 2,4 milioni, e anche di due episodi di appropriazioni indebita per un totale di 5,7 milioni.
Esce invece dall’inchiesta Rosi Mauro, che ha dimostrato attraverso i documenti prodotti in procura di aver utilizzato fondi propri, pari a 99mila euro, per le voci di spesa finite sotto la lente degli investigatori.
Non erano stati prelevati dai fondi del Carroccio: Mauro ha spiegato che 16mila euro arrivavano sì dalla Lega, ma per la vendita al partito di un’auto di sua proprietà , e che anche un assegno da 6.600 euro sulla cui matrice vi era scritto “Rosi” era un’iniziativa di Belsito per «ritirare denaro contante attribuendolo ad altri».
Prosciolta anche per i 77mila euro spesi per acquistare la laurea albanese al suo collaboratore Pierangelo Moscagiuro: sarebbe stato questo un «pretesto utilizzato da Belsito – dicono i pm – per prelevare denaro della Lega per se stesso».

Sandro De Riccardis
(da “La Repubblica”)

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LE SEDICENTI DESTRE D’ITALIA: DA SCONCE A PENOSE

Gennaio 15th, 2014 Riccardo Fucile

TRA MALATTIE E RANCORI SENILI, IL TRAMONTO DI DUE DESTRE CAPACI SOLO DI ODIARE E TUTELARE EGOISMI

Berlusconi che telefona a un pubblico di sfigati 2.0 dal suo esilio morale; Salvini che fa una piazzata in autostrada contro il pedaggio e minaccia chi “tocca la Lega”.
La fotografia delle due destre d’Italia, l’una specchio e parodia dell’altra, da sconcia si è fatta penosa.
Lega e Forza Italia, un dì arrembanti, popolari, screanzate e unite dalla grancassa del furor di popolo di imprenditori e operai, oggi sfilan disunite nella malinconica parata-processione dell’uscita di scena.
Era tutta una farsa: il “mafioso di Arcore” non piaceva a Bossi, il quale da par suo imbarazzava (ma manco tanto) i piani alti di Publitalia e gli amici di Licio Gelli col proclama di avercelo duro sotto la pelliccia di pecora.
Tessevano leggende complementari: l’una scimmiottava i miti pagani, l’altra il liberalismo anglosassone, fiere entrambe di non far parte di consorterie culturali ma solo finanziarie, meglio se di quella finanza nebbiosa, buia e crapulona in cui gli echi della Dc risuonavano in un modo tutto nuovo di condonare, evadere, truffare.
I giornali erano tutti per loro. Mentre Milano2 statuiva sulla mappa la metastasi di un potere sfrenato, le feste nei capannoni, il fumo oppiaceo della paniscia, le edicole tutte verdi de La Padania, la scritta “Viva Bossi” sulle stalle componevano una iconografia primitiva in cui anche l’elemento vitale prendeva un tono feroce e funebre.
La Brianza, tappeto di villule di ipocrita facciata raccontato da Gadda, conquistava Roma. I cinepanettoni ritraevano personaggi atroci, affetti da un campanilismo da allevatori di suini, protervo e arrogante.
Gli stessi cittadini che oggi gridano al vilipendio di Brianza ad opera dello stupendo film di Virzì non si sentivano offesi dalla realtà  di un localismo xenofobo, di cui i loro eletti miracolati dal Porcellum si facevano gonfalonieri andando a disinfettare i sedili della metro di Milano insudiciati dai “negher”.
“Padroni a casa nostra”, si inventò il Salvini oggi segretario, mentre Trota&Cota arraffavano; l’elemento folcloristico eufemizzava la componente fascista della politica leghista.
“Non esageriamo” era il leit motiv della stampa illuminata, come se il problema riguardasse il linguaggio con cui la Lega veniva raccontata e non quello col quale mieteva consensi e capitalizzava potere.
Bisognava trattarla in punta di forchetta, nel rispetto di quella “pancia” strapaesana che la sinistra faticava (e rinunciava) a insaccare.
Il meccanismo delle due mitologie era oliato: deformare, dopare la realtà  per ottenere un quadro che desta risentimento.
Mentre B., suo inventore, offriva se stesso come parafulmine e conduttore di questa fisica del rancore, la Lega ridistribuiva questa carica seminandola e raccogliendola porta a porta, sul famoso territorio.
I grandi temi sociali si riducevano all’elemento paranoico del comunista, dei giudici, del nemico alle porte del proprio negozio; la crisi, che il ministro Tremonti (“leghista con la tessera di Fi”) negò fino all’ultimo con una pervicacia che faceva sospettare la buona fede, prendeva velocità  entrando nella ossessività  demente di una rotatoria.
Lo stand-by diagnostico del coma attuale, lenito dal computo morboso dei sondaggi, è insopportabile.
Per un Bossi malato che non può più articolare le parole, già  vuote, di un tempo e si sottopone all’umiliazione delle primarie, c’è B., ex-re del Mundialito e padrone d’Italia, che non molla, nero del suo rancore senile.
Con la trovata di candidarsi alle europee sapendo già  che la legge non glielo permette, spera di replicare l’escalation emotiva che faceva seguito agli eventi tragici del suo romanzo personale, riprodurre il numero di magia di guadagnare consenso dalla disfatta.
Ma niente è più come prima.
La scarica di barbara soddisfazione che nasceva dalla ratificazione giudiziaria delle sue ossessioni ha perso forza perchè la realtà  si è accartocciata attorno al suo stesso mito.
I media, che un tempo gli offrivano, per lo più, lo specchio adatto a moltiplicare un’immagine di sè martirizzata ed eroica, ne danno ora la laconica immagine sfibrata, patetica. In casa sua, davanti all’esercito che porta il suo nome, si presenta solo in veste di voce che si convince di essere tonante, come il mago di Oz nascosto dietro una tenda.
Mentre lui arranca tra il revanscismo forzista e l’avanguardia indicata da un barboncino, la Lega cerca di conglomerare l’estremismo forconesco declinando le sfumature di una violenza da crisi. Ma le due epopee, sovrascritte da Renzi e M5S, si dissolvono, unite solo dal disperato tentativo di rinfocolarsi, di intercettare l’increspatura di corrente, come anaconde pronte a scattare dal loro fango.
Daniela Ranieri

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ANCHE GLI ALBANESI VOGLIONO PROCESSARE IL CLANDESTINO BOSSI JUNIOR PER CORRUZIONE E ABUSO D’UFFICIO

Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

LAUREE TAROCCO, DIECI ITALIANI SOTTO INCHIESTA: “HANNO CONSEGUITO LA LAUREA IN SCIENZE SOCIALI SENZA MAI ESSERE VENUTI UN SOLO GIORNO IN ATENEO”

“Sono una decina gli studenti italiani indagati a Tirana per aver conseguito una laurea senza aver mai seguito le lezioni nelle università  private albanesi”.
Lo dice a Radio 24 Samjr Tahiri, ministro dell’Interno albanese. “Non vogliamo il turismo delle lauree comprate: questi studenti fantasma sono indagati per corruzione, abuso d’ufficio e altri reati”.
E Renzo Bossi, figlio di Umberto, detto ‘il Trota’, “è uno dei casi”, ha aggiunto.
Il suo nome, peraltro, era spuntato per la stessa vicenda per l’inchiesta sull’utilizzo dei fondi pubblici per la Lega che ha coinvolto i vecchi vertici del Carroccio.
A Tirana il governo ha avviato un’operazione di verifica di qualità  sul business degli atenei privati aperti.
Sul punto il ministro dichiara: “Affidiamo a una società  internazionale di valutazione di verificare gli standard di qualità  degli atenei. Gli studenti fantasma sono un danno per tutti. Sono una decina gli studenti italiani su cui stiamo indagando, hanno preso la laurea in scienze sociali senza essere venuti neanche un giorno”.
E’ possibile arrivare alla revoca del diploma di laurea? “Quella sarà  una decisione amministrativa, noi stiamo indagando anche su quanti vanno all’estero per individuare le persone che vogliono questa laurea e pagano”.

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TRUFFA E APPROPRIAZIONE INDEBITA: BOSSI E LA FAMILY VERSO IL PROCESSO

Novembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

CONTESTATI AL SENATUR 40 MILIONI DI FINANZIAMENTO PUBBLICO AL CARROCCIO

Gli ultimi 17 milioni di soldi dei cittadini sono stati bloccati nel 2012 dall’inchiesta. Ma precedenti 40 milioni di finanziamento pubblico alla Lega, e cioè i rimborsi elettorali elargitile sulla base dei rendiconti al Parlamento del 2008 e 2009, la Procura di Milano ora li contesta al fondatore della Lega (di nuovo in corsa per la segreteria del partito tra una settimana) Umberto Bossi come «truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche»: truffa allo Stato commessa, secondo i pm in concorso con lo scomparso segretario amministrativo Maurizio Balocchi per il rendiconto dell’esercizio 2008 e con l’allora tesoriere leghista Francesco Belsito per il 2009 e 2010, ingannando i presidenti di Camera e Senato nonchè i revisori pubblici delle due assemblee, i quali autorizzavano la liquidazione dei rimborsi sulla base di un rendiconto che li raggirava rispetto alla presenza di spese effettuate per finalità  estranee agli interessi del partito o alla assenza di documenti che giustificassero spese asserite. 2,4
MILIONI DI APPROPRIAZIONE
Bossi, ma anche i suoi figli Renzo e Riccardo, l’ex vicepresidente della Camera Rosy Mauro e naturalmente l’ex tesoriere Belsito sono poi incriminati per l’ipotesi di reato (fino alla fine del 2011) di «appropriazione indebita», per scopi estranei agli interessi e alle finalità  dell’associazione politica, di 3 milioni di euro del denaro depositato sui conti della Lega e proveniente appunto dal finanziamento pubblico.
L’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità  è addebitata a Bossi senior (208.000 euro) e soprattutto a Belsito per 2 milioni e 400.000 euro.
LA FAMILY
Di Umberto Bossi finiscono nel mirino dei pm Robledo-Pellicano-Filippini 15 spese, tra le quali 1.583 euro di lavori edili nella casa di Gemonio, altri 13.500 e 20.000 euro in due assegni rubricati «casa Capo lavori», ancora 81.000 euro di lavori edili ma per la casa di Roma, 9.000 euro per il ricovero di un figlio, 160 euro per un regalo di nozze, 26.000 euro di capi d’abbigliamento, 2.200 euro di gioielli, 1.500 di cure dentistiche.
A Renzo Bossi sono contestati 145.000 euro in 20 spese, fra l’altro per 12 multe, due cartelle esattoriali, l’assicurazione dell’auto, e l’acquisto (77.000 euro) del titolo di laurea albanese presso l’Università  Kristal di Tirana.
A Riccardo Bossi 157.000 in 48 pagamenti, fra l’altro per 23 multe, 5 riparazioni d’auto in carrozzeria, altrettanti leasing o noleggi di vetture, l’abbonamento a Sky, spese del veterinario, rate dell’Università  dell’Insubria, canoni d’affitto di casa, spese di mantenimento della moglie e debiti personali.
Rosy Mauro avrebbe abusato dei soldi dei cittadini per 99.000 euro, la maggior parte dei quali (77.0000) per comprare una laurea in Albania a una persona a lei legata, Pierangelo Moscagiuro: in più per lei restano non giustificati un assegno da 16.000 euro e uno da 6.600 euro prelevati dal conto del partito.
IL TESORIERE
Belsito si vede contestare 2,4 milioni in 209 pagamenti per acquisti da Luois Vuitton, dal fiorista, in enoteca, in ristoranti e bar e rosticcerie, negozi di elettronica e serramenti e articoli sportivi, armerie, bonifiche antintercettazioni, fatture del telefono e della luce, multe e cartelle esattoriali, ma soprattutto moltissimi prelievi in contanti e spese sostenute per persone a lui vicine.
La Procura chiude anche il filone d’inchiesta sulle bizzarre operazioni estere, nemmeno tutte riuscite, di Belsito.
E gli contesta l’ipotesi di «appropriazione indebita» per 5,7 milioni di euro, dei quali 1,2 spediti il 28 dicembre 2011 da un conto genovese della Lega alla società  Krispa Enterprices di Paolo Scala presso la Bank of Cyprus (850.000 euro restituiti nel febbraio 2012), e gli altri 4,5 bonificati due giorno dopo su un conto di Stefano Bonet alla Fbme Bank in Tanzania, che li respinse perchè difettava la documentazione allegata (la somma è poi rientrata nel febbraio 2012).
I due imprenditori Scala e Bonet sono indagati per ricettazione.

(da “il Corriere della Sera“)

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BOSSI FA FINTA DI RICANDIDARSI ALLA SEGRETERIA DELLA LEGA: “TORNO PER SISTEMARE LE COSE”

Ottobre 27th, 2013 Riccardo Fucile

SU BERLUSCONI: “E’ STATO TRADITO DAL PARTITO COME ME”

Umberto Bossi si prepara a riprendersi la segreteria federale della Lega Nord.
Ai cronisti che gli chiedevano se si sarebbe ricandidato al prossimo congresso del Carroccio, ha risposto: “Penso di sì. In giro c’è una montagna di gente che si è spaventata nel vedere quello che è accaduto. Le espulsioni e il sospetto che la Lega possa finire mi spingono a tornare per sistemare le cose”.
Il nuovo leader del partito sarà  scelto dalle primarie del movimento e poi nominato ufficialmente dal congresso federale che si terrà  a Torino il 15 dicembre.
L’attuale segretario Roberto Maroni ha annunciato l’intenzione di non volersi ricandidare per lasciare spazio a “giovani rampanti”.
Per evidenti ragioni anagrafiche, il governatore della Lombardia non pensava certo a un ritorno del suo predecessore, ma guardava nella direzione di Matteo Salvini e Flavio Tosi.
Il Senatur potrebbe quindi competere nell’ascesa alla segreteria con il sindaco di Verona, ormai diventato uno dei suoi maggiori oppositori interni.
Ma non parla di solo del suo partito Umberto Bossi, durante la cerimonia di intitolazione di una piazza di Lazzate (Monza e Brianza) a un ex sindaco leghista. “Forza Italia? La sola parola Italia mi fa venire l’orticaria”, ha risposto a chi gli ha chiesto un commento sulla rinascita del partito di Berlusconi.
E sul Cavaliere ha aggiunto: ”Tutti dicono che decadrà  ma, anche se decade, Berlusconi ha i voti e li può indirizzare. Anche lui è stato tradito dal suo partito perchè il sistema si è comprato gli uomini chiave del suo partito ed è capitato più o meno anche a me così”.
Il senatur è intervenuto anche su una possibile discesa in campo di Marina Berlusconi: ”Basta lui a far politica, non c’è bisogno della figlia. Lascerei perdere i figli… perchè uccidono”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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