Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
FINALMENTE BOSSI HA TROVATO UN EREDE: URLA COME SALVINI MA NON CANTA (PER ORA) CANZONI DA CASERMA
A fine agosto, in un minuscolo centro del varesotto, Umberto Bossi lasciò di stucco i pochi militanti
radunati per una festa padana: «Se la Lega si allea con Grillo ha la possibilità di fare il governo. Ma sono cose da non pensare neanche».
Quaranta giorni dopo l’anziano fondatore del Carroccio scopre che il primo fan della Bossi-Fini è proprio il leader dei 5 Stelle.
Ecco, magari un governo insieme al comico genovese resta uno scenario irrealizzabile.
Ma una battaglia comune sull’immigrazione, quella non è più impossibile: «Vedremo, vedremo », annuisce sotto un gazebo del cortile di Montecitorio. È di buon umore.
Si dibatte furiosamente della legge che porta il suo nome.
Lui, l’ex segretario federale, è tornato centrale. Almeno per un giorno.
Scherza con la portavoce, mentre si gode un sigaro. Prende in giro una giovane deputata democratica. E mentre scruta i nuvoloni che oscurano la Capitale, stila la pagella del fondatore del Movimento.
Onorevole Bossi, Grillo ha difeso il reato di clandestinità . Ha sconfessato i grillini che al Senato hanno fatto approvare l’emendamento. Sembra quasi di ascoltare lei
«Grillo è dovuto intervenire».
Perchè
«È uscito allo scoperto dopo che io ho detto che quell’emendamento era una marchetta al Pd».
Fatto sta che siete schierati dalla stessa parte della barricata. Pensa che sia possibile una battaglia comune con Grillo sull’immigrazione?
«Vedremo (annuisce, ndr). Vedremo, anche se ancora non è ben chiaro cosa vogliono i grillini. La loro direzione per ora non è del tutto chiara».
È anche evidente che sul nodo immigrati il leader del Movimento cinque stelle provi a farle concorrenza.
«Beh, sì, questo sì».
Onorevole Bossi, in effetti alle recenti elezioni politiche molti vostri elettori del Nord hanno preferito il M5S
«Sì, al Nord ci ha preso parecchi voti».
Ma lei conosce Grillo? Ci ha mai parlato
«No, non lo conosco».
Dicono che il suo modo di tenere comizi, i toni scelti e la capacità di dominare il palco ricordino molto il Bossi della prima ora
«Sì. Ma tutti, alle origini, hanno slancio… c’è il movimentismo…».
E poi sembra che Grillo le assomigli molto anche per i cavalli di battaglia scelti
«Beh, sì, su immigrazione e tasse è così».
Lo ammetta: non si aspettava che Grillo scendesse in campo per difendere l’impostazione della Bossi-Fini
«Ma sì, invece. Qua non c’è lavoro per gli italiani, come si può pensare che facciamo venire gli immigrati?».
Anche Angelino Alfano si trova in una situazione complicata per quanto riguarda il dossier immigrazione. È ministro Pdl, ma anche colomba governativa
«Per Alfano è più difficile. E poi lui ha un problema interno, perchè c’è Berlusconi che ha prestato i soldi al partito e lui ora cosa fa? È più difficile, per lui».
Tommaso Ciriaco
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
IN VISTA DEL CONGRESSO PARTONO I COLPI BASSI PADAGNI… AL SENATUR NON APPREZZA NEANCHE SALVINI: “CHI DIVIDE NON VA BENE”
Nella Lega, in vista del congresso che dovrebbe tenersi entro Natale, continuano a volare gli stracci tra bossiani e maroniani nelle diverse anime.
Ad alzare i toni però è sempre il Senatur.
Parlando durante un comizio sul Monviso, Umberto Bossi ha attaccato nuovamente il sindaco di Verona, Flavio Tosi, rispolverando il miglior repertorio del “celodurismo” d’antan.
Sul palco, Roberto Calderoli era intento a discutere delle “giovani d’oggi”, che a suo giudizio andrebbero in giro troppo svestite, quando il Senatur lo ha seguito, inscenando un siparietto a tema sessuale.
Le donne “ti son sempre piaciute”, ha detto Bossi avvicinandosi al microfono dell’ex ministro, “non dirmi che sei anche tu come Tosi…”.
Intanto proseguono i movimenti verso la resa dei conti congressuale che probabilmente contrapporrà Matteo Salvini e lo stesso Tosi dopo l’annuncio di Roberto Maroni di lasciare la guida del partito.
Due profili diversi che legano i candidati ad aree piuttosto differenti dell’elettorato: secondo Antonio Noto, di Ipr Marketing, per esempio, “due sono sostanzialmente i profili dell’elettore leghista: quello nostalgico della Lega di dieci anni fa, di lotta più che di governo, che è quello che si avvicina più alle posizioni di Bossi e di Salvini e chi invece guarda al futuro e quindi a Maroni e a Tosi”.
Le cose in realtà non sono così semplici e i movimenti all’interno della base risentono degli umori localistici, ma anche del quadro politico nazionale.
Lo stesso Bossi ha infatti riservato parole al vetriolo per il segretario della Lega Lombarda: “La qualità che deve avere il segretario deve essere quella di tenere insieme la Lega. Chiunque fa casino non va bene”, ha detto commentando la possibilità che Matteo Salvini diventi il prossimo segretario del Carroccio.
Quanto a un suo ritorno in scena, il senatùr ha ricordato che “a decidere sono i leghisti”.
“Non si possono fare nomi – ha detto – è la gente che viene al congresso che decide chi fa il segretario”. Nel corso dell’evento è saltato fuori anche il nome di Giancarlo Giorgetti: “E’ un bravo ragazzo”, si è limitato a rispondere Bossi.
Prima dell’interruzione del fondatore, Calderoli stava parlando di Berlusconi.
Il Cavaliere, ha riconosciuto, “alla fine a me è simpatico”. “Io gli do solo una colpa: l’aver usato le sue tv commerciali per omologarci tutti”, ha detto Calderoli, parlando delle mode in voga tra gli adolescenti: minigonne molte corte e creste alla Balotelli.
E’ stato in questo frangente che si è inserita la battuta di Bossi su Tosi.
Il Senatur ha poi proposto di organizzare nelle regioni del Nord una catena umana sul modello di quella organizzata in Catalogna per chiedere l’indipendenza dalla Spagna.
“Vorrei vedere quel calore e quella gagliardezza che c’era allora”, ha rincarato Calderoli, ripercorrendo le tappe della fase secessionista del movimento. “A me il Monviso funziona più del Viagra, dobbiamo tornare a casa avendocelo duro”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 16th, 2013 Riccardo Fucile
“L’UNICO ASPETTO POSITIVO SAREBBE CHE SE NE ANDREBBE FUORI DALLE SCATOLE DELLA LEGA”… “TRA LUI E MARINA BERLUSCONI VOTEREI MARINA”
Il Senatùr respinge così le ambizioni del sindaco di Verona, che si è detto pronto nei giorni scorsi a primarie per la leadership nel centrodestra.
Durante il comizio Bossi poi rincara la dose: «Tosi premier? O è con noi, oppure vaff…».
Quindi dal pubblico – almeno 400 persone, tra cui diversi veneti in trasferta, «bossiani» dichiarati – si sono levati alcuni cori («fuori, fuori») all’indirizzo del sindaco di Verona e segretario nazionale veneto.
Bossi è poi tornato sul tema delle espulsioni bloccate da lui stesso, ribadendo che «sono sbagliate, è sbagliata la frammentazione» e smentito le voci che lo vorrebbero in allontanamento dal Carroccio.
«Io sono leghista e resto leghista. Sono storie tutte le altre. Anzi, voglio recuperare i vari partitini frutto di divisione perchè la Lega deve stare unita».
E sulla conduzione del Carroccio da parte di Roberto Maroni: «Era meglio la Lega dell’indipendenza».
Gli chiedono: con Maroni è diventata la Lega delle cravatte? «È lì da vedere», risponde Bossi. Nessun commento invece su Giancarlo Giorgetti come possibile segretario di pacificazione del Carroccio.
Mentre il Senatùr non crede all’ipotesi che Silvio Berlusconi accetti di uscire dalla scena politica in cambio della grazia: «Non accetterebbe mai, questo governo non sta facendo niente».
Mentre Bossi parla dal palco, un gruppo di militanti lancia insulti al ministro dell’Integrazione: «Kyenge, Kyenge vaff…».
Ma il senatùr li ferma: «No, non sono d’accordo con gli insulti».
Infine, in risposta alle indiscrezioni che lo volevano in partenza per il Cadore, dove avrebbe dovuto incontrare l’ex ministro Giulio Tremonti per lavorare a «qualcosa di nuovo», ha tagliato corto: «In Cadore non ci andrò».
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Luglio 5th, 2013 Riccardo Fucile
LA LEGA NON INCANTA PIU’, NEMMENO NEI SUOI LUOGHI SIMBOLO
A Cassano Magnago, il comune del varesotto che ha dato i natali a Umberto Bossi, la serata
dedicata al senatur è andata quasi deserta.
Giovedì sera sotto la grande tensostruttura dell’area feste si contavano a malapena un centinaio di persone, la gran parte intervenute solo per approfittare della possibilità di ballare il liscio.
Terminata la musica, infatti, il tendone si è ulteriormente svuotato, lasciando lo stanco Bossi a lanciare proclami di rinascita davanti ad una ventina di militanti affezionati, in un’atmosfera decadente, da fine dell’impero.
Bossi ha promesso il ritorno della Lega forte, ha annunciato “una sorpresa che alle prossime elezioni vi lascerà di stucco”, ma senza svelarne i contorni.
Ha parlato di Ius Soli, ricordando come solo la legge Bossi Fini abbia permesso al nostro paese di “evitare l’invasione da parte di cento milioni di immigrati”.
A chi si aspettava le solite bordate contro il suo successore Roberto Maroni, Bossi ha risposto picche: “Voi giornalisti site qui solo per dire che la Lega è divisa, ma questa sera non dico niente”
Alessandro Madron
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 3rd, 2013 Riccardo Fucile
IL SENATUR A OGNI OCCASIONE PUBBLICA SPARA SUL NUOVO CORSO: “PARTITO DI CRAVATTARI”, “TRADITORI DELLA BASE”, “SIETE FINITI”
Roberto Maroni tace. Gli stracci, pensa e dice, non devono volare sulle teste dei militanti. I problemi interni non possono essere affrontati sul palco di un comizio.
Nè il segretario deve contribuire all’incendio del movimento.
Tutto giusto. Eppure, se il problema si chiama Umberto Bossi il non affrontare la situazione, lo sperare che il silenzio faccia stingere il «Capo» sullo sfondo, il dar la colpa – ancora una volta – ai giornalisti «che cacciano palle» e «ci ricamano» potrebbe essere un errore catastrofico.
Perchè la tragedia è che tutto accade lì, in pubblico.
Non si può più dire che sian «palle»: è il palco dei comizi, un tempo trampolino per gli assalti contro Roma ladrona, che diventa il teatro di uno psicodramma collettivo e senza precedenti, in cui ad azzannare la Lega è il suo stesso padre.
Ad ogni uscita pubblica, Bossi spara a canne mozze contro il nuovo corso leghista: «Siete finiti», «partito di cravattari», «traditori della base».
Senza mai scordarsi di far risuonare il vecchio urlo, «Padania libera» irridendo di fronte a tutti il più composto «Prima il Nord».
Ai dirigenti presenti, tocca rispondere. Dare sulla voce a chi per trent’anni è stato «il Capo», il Tutto, la Lega stessa.
È successo sabato scorso a Cermenate con Matteo Salvini, è successo il giorno dopo a Spirano, e in maniera più rude, con Roberto Calderoli.
Entrambi costretti a intervenire – e per Calderoli lo sa il cielo quanto deve essere stato difficile – per temperare sortite sempre più devastanti: «Fino all’ultimo me ne sarei stato zitto – racconta –. Fino all’ultimo. Ma certe cose no, non si possono dire. Ho visto la faccia dei militanti di fronte a me che cambiava colore. Però, lo dovevo fare, e se serve lo rifarò. Anche se per me è stato uno choc».
Forte al punto da farlo ammettere: «Ho pensato di mollare tutto».
Forse soltanto Calderoli, l’uomo a cui bastò una telefonata del Capo per interrompere il viaggio di nozze, l’interprete ingegnoso delle mille malizie tattiche bossiane, poteva togliere la parola e rispondere a muso duro a Bossi: «Avevi detto che non volevi fare come Salomone che rischiava di dover tagliare il bambino in due. Ma con quello che dici ogni giorno su Maroni, qui tagli il partito a pezzi con lo spadone».
Il fatto è che non si tratta soltanto di un problema umano.
Il Bossi rabbioso, il Bossi che sogna la rivincita e lo dice, il Bossi che impallina la nuova dirigenza in ogni possibile occasione imballa completamente il motore della Lega.
Non si tratta soltanto delle cannonate sparate di fronte ai militanti e quelle, anche più esplosive, che vengono confidate in privato a chiunque abbia voglia di ascoltarle.
Il problema è politico: da qualche tempo il Carroccio va preparando un’iniziativa su cui punta molte delle sue fiches.
L’architrave di tutta la strategia politica in vista della gigantesca tornata amministrativa della prossima primavera, quella in cui la Lega spera di poter ancora risalire la china
Peccato che dell’iniziativa i nordisti non possano parlare. Per ora, è impensabile.
Perchè il Bossi furioso, che da oggi sarà tallonato dai cronisti come negli anni belli del governo, è in grado di polverizzare qualsiasi trovata con una pernacchia delle sue.
Di ridicolizzarla prima ancora che abbia il tempo di farsi conoscere.
Soprattutto ora che il fondatore ha ripreso a fare comizi a ritmo serrato: domani sarà nel suo paese natale, Cassano Magnago, e sabato sera a Besozzo.
Una mina vagante che al momento nessuno sa come disinnescare.
La soluzione, per ora, cerca di tratteggiarla lo stesso Calderoli: «Al congresso del prossimo febbraio bisognerà trovare come nuovo segretario un giovane che goda della stima sia di Maroni che di Bossi. Altrimenti, qui, andiamo tutti a sbattere».
Marco Cremonesi
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 2nd, 2013 Riccardo Fucile
LITE SUL PALCO ALLA FESTA DELLA LEGA A SPIRANO… IL SEGRETARIO PROV. BELOTTI ALLIBITO: “UNA COSA MAI VISTA”
Quando la banda del liscio si è fermata per il comizio, il palco era solo la più banale delle strutture assemblate per l’occasione.
Sono bastati venti minuti per trasformarlo nel palcoscenico di una terapia di gruppo, di uno psicodramma collettivo in cui due dei pezzi più grossi della Lega si sono detti pubblicamente in faccia quello che pensavano del partito e di loro stessi.
La scena: Festa della Lega di Spirano, nei campi attorno a San Rocco, domenica sera. Prima uscita pubblica del segretario provinciale Daniele Belotti, per il quale è stata preparata una torta a sorpresa, comizio di Umberto Bossi come pezzo forte della serata, e ospite a sorpresa Roberto Calderoli: «Non ci dovevo nemmeno venire», dice con l’aria di uno capitato per caso.
L’Umberto arriva con il canonico ritardo, sferra pugni alle mani di chi le porge, bacia i bambini.
Padrone di casa il sindaco Giovanni Malanchini che, forse fiutando l’aria, sfoggia una maglietta con Bossi e Maroni che si stringono la mano.
Il vecchio leader va direttamente al palco e comincia stroncando il governo e difendendo tra la perplessità generale l’acquisto degli aerei F35 che «avrebbero portato lavoro in Piemonte».
Poi passa a un pezzo forte di questi giorni, l’attacco alla gestione Maroni: «C’è gente che manda circolari per dire di mettersi in cravatta e non indossare niente di verde, che preferisce lo slogan Prima il Nord, mentre invece solo la Padania può dare la vera identità . Non si sbatte fuori la gente, perchè se non si può parlare non c’è democrazia». Calderoli, subito dopo, inizia elogiando il neoeletto Belotti e promette: «Se va in galera per avere difeso la Lega e l’Atalanta io vado in galera con lui».
Bossi sembra inquieto: quando Calderoli elogia Invernizzi per la «serata delle ramazze» fa un’espressione schifata, e quando sente parlare di Flavio Tosi, invita il segretario del Veneto ad andare a quel paese (eufemismo).
Ed è qui che l’ex ministro decide di parlare chiaro: «Tosi è un fratello padano. Noi abbiamo perso il senso di fratellanza. Umberto, quello che dici tutti i giorni su Maroni non va d’accordo con la fraternità e la riconoscenza».
Bossi si fa ridare il microfono e chiarisce: «Nella Lega attuale la riconoscenza è la virtù del giorno prima. Qui c’è gente che tratta la base a calci. Adesso ti ridò il microfono ma non dire stronzate».
Ma Calderoli non si ferma, cercare di assumere un tono scherzoso ma va giù pesante: «Avevi detto che non volevi fare come Salomone che rischiava di dover tagliare il bambino in due. Ma con quello che dici ogni giorno su Maroni, qui tagli il partito a pezzi con lo spadone. Dovresti ringraziare Maroni, che ha anche vinto in Lombardia». E Bossi: «Sì, grazie a Berlusconi».
Calderoli: «Ma va. Maroni ha vinto e se il partito è al 4% è perchè la gente vede che litighiamo. Basta litigi a casa nostra. Chi se ne frega se lo slogan è Prima il nord o la Padania, l’importante è la libertà e tenere i soldi a casa nostra».
E allora il senatùr si lancia: «Sei un democristiano».
L’ex ministro tiene botta («Ho pensato di mollare): «Questa non me l’avevano ancora detta. Ma ti sfido: al prossimo congresso tu e Maroni ve ne andate con un sorriso e lasciate il posto a un giovane, che ho già in mente».
Come risposta Bossi si affaccia al palco e grida tre volte “Padania!”, per sentire il pubblico rispondere ogni volta: “Libera!”.
Poi si gira soddisfatto: “Questo è il vero partito, non quello dei cravattari. Io metterò una norma contro le espulsioni».
Calderoli non si placa: «Sono state espulse in tutto dieci persone, dici che sono troppe, magari erano poche. Ma senza quella norma avremmo ancora Belsito».
Bossi: «Chi espelle ha solo paura».
Calderoli: «Ma sei d’accordo almeno sulla fratellanza?». Bossi: «Certo».
Calderoli: «Allora Maroni è tuo fratello?». Bossi: «Maroni l’ho creato io».
Calderoli: «Io vi avviso: se mi fate girare le scatole vi espello tutti e due. Lo so anche io che era più facile essere fratelli quando si era in un partito che aveva il 12%.
Bossi: «Forse perchè una volta c’era un certo Bossi come segretario».
Calderoli: «Tu sei il papà e noi siamo tutti tuoi figli. Ma bisogna essere un papà vero, non di quelli che vanno tutte le sere al bar a giocare a carte».
Con un certo sollievo alla fine il microfono arriva nelle mani di uno stupefatto Belotti, al quale tocca la chiosa finale: «In vent’anni di Lega non avevo mai visto niente del genere».
Fabio Paravisi
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 18th, 2013 Riccardo Fucile
BOSSI REPLICA: “A CHI VUOLE CACCIARMI FACCIO UNA PERNACCHIA”
La crisi della Lega Nord è arrivata in una fase culminante, al punto da mettere in pericolo la
sopravvivenza stessa del partito.
Che il clima sia rovente è ormai chiaro: domenica il segretario del Carroccio in Emilia, Fabio Ranieri, ha proposto l’espulsione di Bossi dopo l’attacco e l’accusa di tradimento rivolta a Maroni.
Sulla questione il segretario taglia corto: “Non mi interessa, non è questo il problema”.
E il ‘Senatur’ fa spallucce: “Sono superiore a queste beghe”, dice Bossi arrivando a Montecitorio e aggiunge: “L’espulsione non mi preoccupa” e se qualcuno dovesse chiederla lui risponderebbe “con una pernacchia”.
Gli elettori si ribellerebbero? “Non so, però mi ribellerei io”.
E a chi gli chiede se Maroni gli sembri un “figlio parricida”, risponde secco: “Per fortuna noi due non siamo padre e figlio”.
Poi pronuncia un monito: “Chi espelle ha paura, non è forte. Io non amo chi espelle, porta il suo Movimento alla rottura. Questo vale per tutti”.
Dopo la dèbà¢cle delle amministrative, lo scontro fra il segretario generale Roberto Maroni e il leader storico Umberto Bossi si è dunque fatto ancora più aperto.
Tanto da provocare la reazione dura del governatore lombardo: “Io sono il segretario, chi non è d’accordo si può accomodare fuori, il mondo è grande, la linea la scelgo io”.
Dipende a quale linea si riferisce ovviamente.
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Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALL’EX PARLAMENTARE ESPULSA DALLA LEGA: “MALEDETTI, CI PROVINO A ESPELLERE ANCHE BOSSI, LI ANDREMMO A PRENDERE A CASA: HANNO DISTRUTTO UN PARTITO”
«Maledetti, ci provino. Voglio vedere se hanno veramente il coraggio di cacciare Bossi». 
Paola Goisis, ex parlamentare padovana della Lega e bossiana di ferro, espulsa dopo le sue critiche a Pontida, rilancia: «Sono loro che hanno portato il partito alla dissoluzione. Quando c’era Bossi, la Lega era al 40 per cento».
A chi si riferisce? Non c’è solo Maroni ormai a chiedere la testa di Bossi.
«Le cose che sono state dette ieri a Milano sono indecorose. Come le voci sugli scandali che sono state fatte uscire intenzionalmente per danneggiare l’immagine di Bossi. La maggior parte delle quali si sono poi rivelate delle bufale. Come la vicenda dei diamanti in Tanzania di cui, nonostante le promesse di Maroni, nelle sezioni non è ancora arrivato un euro».
Gli scandali, però, ci sono stati.
«E chi è oggi che chiede la testa di Bossi? Il segretario emiliano Fabio Rainieri? Uno che è entrano nel partito solo per coprirsi le spalle sulla vicenda delle quote latte».
Dice ora queste cose perchè l’hanno espulsa?
«Le ho sempre dette anche quando ero parlamentare. Sapevo che quando ho detto che Maroni era un traditore mi avrebbero cacciata. Ma dato che io credo in valori come la riconoscenza, non ho potuto stare zitta. Mentre provo vergogna per tutte le persone che hanno voltato le spalle a Bossi dalla sera alla mattina senza nemmeno porsi il beneficio del dubbio. Molti di loro, nel frattempo, hanno pure fatto carriera».
Ha fatto bene Bossi ieri a non presentarsi all’assemblea degli eletti?
«Doveva andare da gente che non ha un minimo di decenza e che lo ha pugnalato alle spalle? Si sono comportati come nello stalinismo più rosso».
A questo punto crede che Bossi fonderà un altro partito?
«Vedremo. Avremmo dovuto fare un gruppo autonomo già in passato e non lasciare la Lega in mano a questi quattro poveracci, che non meritano nemmeno di essere guardati. Sono stati diabolici e scientifici. Hanno cambiato lo statuto, si sono presi il simbolo, una cassa di quaranta milioni e tutta la struttura. Ma ci provino: voglio vedere chi di loro ha il coraggio di cacciare Bossi. Scoppierebbe la rivoluzione. Li andremmo a prendere noi a casa. Ma non con le scope, con qualcosa di più pesante».
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Giugno 7th, 2013 Riccardo Fucile
E MARONI ORA PENSA A SPOSTARE IL CONGRESSO
«La riconoscenza non può essere una virtù del giorno prima». Umberto Bossi scalda il cuore dei
sostenitori, eppure non li accontenta fino in fondo.
Il fondatore è alla sua prima uscita pubblica dopo le interviste di fuoco contro il «traditore» Roberto Maroni.
Il primo bagno di folla dopo l’annuncio che sì, intende ricandidarsi al congresso per la successione al leader con gli occhiali rossi.
Loro, i supporter anti maroniani lo hanno accolto con un mega striscione di una quindicina di metri almeno: «Umberto Bossi la Lega sei tu».
Sul palco c’è Monica Rizzi che tuona «Umberto, l’unico capo sei tu».
Eppure, lui li accontenta solo in parte. Certo, parla di riconoscenza mancata. Certo, irride lo slogan «Prima il Nord» perchè bisogna «parlare di Padania». Certo, dice di «non avere paura perchè le cose si raddrizzeranno».
E ad ognuna delle uscite torna il vecchio grido «Bossi, Bossi».
Eppure, il comizio è politico. Bossi parla di allevatori, di federalismo che torna d’attualità , dell’importanza del territorio. E poco, pochissimo delle beghe interne.
Non annuncia la guerra termonucleare contro i nemici maroniani che accenderebbe il parterre.
C’è chi gli grida: «Espelli Tosi».
Ma lui non concede nulla: «Non sono d’accordo. Io non voglio espellere nessuno. Il problema è che qui ne hanno espulsi troppi».
E conclude con un appello da leader che non vuole uccidere la sua creatura: «Qui non sono in gioco nè Bossi nè Maroni. Ma il ruolo di garanzia per il Nord della Lega anche quando nessuno di noi due ci sarà più».
I giornalisti, a proposito della sua candidatura a segretario, gli chiedono del congresso venturo. Lui getta acqua sul fuoco: «Lasciate perdere. La Lega deve essere salvata».
Va detto che c’è un altro problema.
Sarà pure arrivato dalla Liguria l’ex deputato Giacomo Chiappori, saranno venuti anche «alcuni amici veneti». Ma la piazza, che certo non è la Piazza Rossa, non si può dire straripante, ci saranno, ad essere generosi, un paio di centinaia di persone.
Un po’ pochine per parlare come fa qualcuno dei presenti di «inizio della riscossa».
Del resto, al capo opposto della Padania, in Veneto, anche Maroni sceglie il profilo basso: «Io non faccio il rottamatore – osserva – per me è un’espressione orrenda. Ma il partito deve puntare su una guida giovane».
In ogni caso, un primo risultato le sortite del fondatore l’hanno già determinato: il congresso federale straordinario che Maroni immaginava per la prossima primavera – e cioè, prima della maxi tornata elettorale – con ogni probabilità sarà spostato. Resta da decidere il quando.
«Una cosa – ha detto Maroni ai suoi – sarebbe stata un congresso unitario in cui tutto il movimento avrebbe avviato insieme il rinnovamento necessario. Altra cosa, e ben diversa, è quella che si sta profilando: un congresso ad alta conflittualità in cui, al di là del risultato, ci sarebbero polemiche e titolacci sui giornali».
E dunque, gli estremi dell’alternativa sono due: un anticipo (rischioso) al prossimo autunno, oppure la scadenza naturale del mandato.
In mezzo, tutte le possibili modulazioni determinate dal calendario politico, dalla tenuta del governo, dall’opportunità , dalle valutazioni del divenire.
Sempre che il movimento non trovi prima una nuova pace.
Il cannoneggiare bossiano ha comunque spinto il capogruppo nordista alla Camera, Giancarlo Giorgetti, a dare forfait al comizio che avrebbe dovuto tenere ieri sera.
Da dirigente di primissimo piano del nuovo corso maronita, il rischio sarebbe stato quello di doversi ritrovare a commentare le possibili dichiarazioni alla nitroglicerina del fondatore.
Che peraltro non sono arrivate.
Marco Cremonesi
(da “il Corriere della Sera“)
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