Agosto 5th, 2010 Riccardo Fucile
DOVEVA APRIRE LA CRISI E ANDARE DA NAPOLITANO NON AVENDO PIU’ LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA…ALLA FINE LA PAURA DELLE ELEZIONI HA DIMOSTRATO DI AVERLA LUI…NAPOLITANO E’ A STROMBOLI, FINI VA TRANQUILLO IN VACANZA E SILVIO RESTA CON GASPARRI E BOSSI A GIOCARE CON IL PALLOTTOLIERE
La seduta per discutere la mozione di sfiducia a Caliendo era in realtà iniziata con 24 ore di anticipo e la spada di Damocle delle dichiarazioni di Berlusconi: “Voglio 316 No alla sfiducia o si va subito alle urne”, con l’evidente scopo di forzare il clima politico, dopo l’annunciata astensione dei finiani, dell’Udc, dell’Api e dei repubblicani.
In pratica il rischio era che non si arrivasse a 316 voti, il minimo per garantire al governo una maggioranza.
“Dobbiamo colpire Fini ora, prima che si organizzi sul territorio” era stato il suggerimento dei falchi ex An e di qualche kamikaze forzista.
Ma al di là delle dichiarazioni bellicose di facciata, il dubbio ha cominciato a insinuarsi tra le file pidielline: persino un ortodosso come Osvaldo Napoli aveva ammesso che “quando si va a votare, si sa come inizia e non si sa come finisce”.
Ma ci sono altri motivi inconfessabili che stavano emergendo, ora dopo ora.
1) i sondaggi riservati (quelli veri, non quelli taroccati che vengono passati sui media) sono tutt’altro che rassicuranti per il Pdl, in costante calo.
2) tra le file piedielline si dà per scontato che Fini potrebbe arrivare a una percentuale a doppia cifre e, qualora si formasse una cordata con Casini e altri soggetti politici, potrebbe sfondare il muro del 20%, con un Pdl ridotto al 27%
3) se la sinistra mettesse un campo un ticket Vendola-Chiamparino, impostando una campagna elettorale sulla questione morale, potrebbe andare incontro a un miglioramento
4) L’unico alleato rimasto al Cavaliere, ovvero la Lega, teme che elezioni possano segnare la fine del suo potere di ricatto nei confronti del premier, aprendo nuovi scenari che li vedrebbero nel ruolo di gregari e non più di protagonisti.
5) Nel Pdl c’è il rischio della “grande fuga”: girano nomi di oltre dieci nuovi aderenti a “Futuro e Libertà ” di area forzista (Chiara Moroni è solo un avamposto).
E poi rimane il timore del premier di rimanere “prigioniero politico” di Fini. Perchè i casi sono due, in caso di apertura della crisi: o Napolitano ridà l’incarico a Silvio o prova altre strade.
Nel primo caso Fini ha sagacemente detto che lo voterebbe e a questo punto il premier rimarrebbe prigioniero politico di Fini fino alla consumazione o fino a quando il Gianfri non deciderà di staccare la spina.
Se ha i voti, Silvio deve governare, come fa a rifiutare? Continua »
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Agosto 4th, 2010 Riccardo Fucile
LA RIUNIONE DI 88 DEPUTATI TRA FUTURO E LIBERTA’, UDC, API E MPA SEGNA UNA SVOLTA IN PARLAMENTO…. SBAGLIATO PARLARE DI UN TERZO POLO CENTRISTA PERCHE’ NON C’E’ UNA DESTRA AL GOVERNO, SOLO UN PARTITO DEGLI AFFARI… FINI SI ASTIENE SU CALIENDO PERCHE’ IL CAMPIONATO NON SI VINCE IN UNA PARTITA, SOLO DI PIETRO FA FINTA DI NON CAPIRLO
Sul caso Caliendo ha detto parole intelligenti Eugenio Scalfari nell’editoriale di domenica su “Repubblica”: in sintesi il “vecchio saggio” della sinistra italiana ha rimbrottato Di Pietro e Vendola che non sanno far altro che chiedere elezioni anticipate per “interessi di bottega”.
Scalfari fa notare che se si andasse a votare ora, con le divisioni che permangono nella sinistra, si farebbe solo un favore a Berlusconi.
Reclamare tafazzianamente il mito del voto vuol dire non comprendere che l’elettore da un lato non vede a sinistra ancora un’alternativa credibile al premier, dall’altro subire le conseguenze di un monopolio dei media tv in atto da mesi.
Scalfari quindi ritiene che al voto si debba andare dopo un periodo di governo tecnico e istituzionale che faccia decantare i miti berlusconiani e la sua longa manus su quasi tutti i Tg nazionali.
Non a caso i falchi del Pdl e Lega ogni giorno minacciano elezioni anticipate, un po’ per farsi coraggio, un po’ per intimidire i peones trasversali che temono per la loro pensione, un po’ perchè si illudono che Napolitano le conceda senza battere ciglio.
Speravano in fondo che i finiani votassero la sfiducia a Caliendo, ma il Gianfri non è fesso, sa di avere la golden share sul futuro del governo, ma non ha certo fretta, il tempo gioca a suo favore.
La si pensi come si vuole sul presidente della Camera, ma è indubbio che quanto ad abilità nel muoversi sembra la cavalleria contro un fante sfiatato. Ha già assestato i colpi necessari, non si gioca la crisi su Caliendo quando a ottobre può giocarsela sul processo breve, magari unito a qualche nuovo scandalo che potrà colpire quel Pdl che sembra sempre più un “partito della libertà vigilata”.
Ma Fini non ha rinunciato comunque a una mossa strategica: poteva astenersi coi suoi 33 deputati che Berlusconi non è riuscito a comprare, invece ha preferito coinvolgere Casini coi suoi 39, l’Mpa con 5, l’Api con 8 e i repubblicani con 2..
Totale: uno schieramento di 87 deputati definita “area di responsabilità ” e che promette di creare altri problemi al governo.
Con uno schieramento più ampio alle spalle, cresce la credibilità di Fini e diventa più facile aggregare altri transfughi del Pdl in un contenitore nuovo che garantisce più possibilità .
Più diminuisce il consenso al governo (e ciò accade nonostante i sondaggi taroccati che ci elargisce il premier), più l’elettorato moderato, di destra ma anche di sinistra, troverà uno sfogo elettorale credibile in un terzo polo “antagonista”, più il premier si vende alla Lega più aumenterà il consenso per Fini al centro sud, più il Pdl dimostrerà di proteggere gli inquisiti più si comprometterà .
Immagino già che qualcuno potrebbe obiettare: ma della destra cosa rimane? Provocatoriamente verrebbe da rispondere: sempre più di quello che attualmente esprime il governo attuale che di destra non ha nulla. Continua »
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Luglio 13th, 2010 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PRONTO A SCARICARE IL COORDINATORE DEL PDL: VERDINI AVEVA CHIESTO IL MINISTERO DI SCAJOLA PER VALERSI DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, MA IL CASO BRANCHER HA CONSIGLIATO PRUDENZA…I FINIANI VOTERANNO LA MOZIONE DI SFIDUCIA A COSENTINO
Non è bastato il “ghe pensi mi” del premier a frenare l’emorragia di consensi dell’elettorato di centrodestra.
Le rilevazioni di Renato Mannheimer sul “Corriere della Sera” indicano una chiara tendenza: se ad aprile il 58% degli italiani era ottimista sulla realizzazione delle riforme promesse dal governo, oggi solo il 35% dichiara di crederci ancora.
L’area degli scontenti e degli scettici raggiunge il 20% degli elettori del Pdl e addirittura il 40% di quelli della Lega.
Non a caso Berlusconi ha cercato di allargare la maggioranza a Casini, offrendogli la vicepresidenza del Consiglio e due ministeri (tra cui quello degli Esteri), ma ricevendo un cortese rifiuto.
La Lega si è messa di traverso a cose ormai fatte, comprendendo benissimo che per loro sarebbe finito il bengodi.
Ma altre tegole stanno arrivando: i finiani hanno parlato di “dimissioni inevitabili” da coordinatore del Pdl per Verdini e hanno annunciato che appoggierano la mozione di sfiducia per il sottosegretario Cosentino.
E’ significativo che nel partito non si siano alzate voci a difesa di Verdini, a parte quella di Bondi.
Le varie correnti interne dei berluscones aspettano le decisioni del premier per riposizionarsi e conquistare potere interno, mentre il premier pubblicamente difende Verdini, ma in privato parla apertamente di “leggerezze” da parte del fidato collaboratore.
A ore il premier chiederà a Verdini un passo indietro, ovvero le dimissioni.
Si è saputo che nei giorni scorsi, quando Verdini aveva captato che si stava muovendo un pesante atto di accusa contro di lui (associazione a delinquere volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali e degli apparati della Pubblica Amministrazione) aveva chiesto a Berlusconi di nominarlo ministro allo Sviluppo economico al posto di Scajola.
Stavolta il premier, scottato dal caso Brancher, aveva preso tempo, evitanto che Verdini potesse usufruire del legittimo impedimento. Continua »
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Luglio 8th, 2010 Riccardo Fucile
DAL SONDAGGIO IPR EMERGE LA NOVITA’: GLI ITALIANI SONO ATTRATTI DA UN NUOVO TERZO POLO CON FINI… SOTTRARREBBE IL 7% A DESTRA E IL 4% A SINISTRA
L’ipotesi del cosidetto terzo polo torna a fare breccia sulla scena politica italiana. 
Merito dell’attivismo di Gianfranco Fini e del suo continuo “controcanto” all’interno del Pdl.
Quel continuo smarcarsi dalle posizioni ufficiali del partito che sta mandando su tutte le furie il Cavaliere.
In attesa di capire le future mosse del premier e del presidente della Camera, ecco che un sondaggio di Ipr marketing , fotografa quelle che potrebbero essere le conseguenze della nascita di una terza forza, centrista, alternativa a centrodestra e centrosinistra.
Anzitutto la nuova coalizione riunirebbe l’Udc di Pier Ferdinando Casini, i finiani, l’Api di Francesco Rutelli e l’Mpa (considerata l’intesa che c’è il Sicilia tra il movimento del governatore Raffele Lombardo ed i finiani).
Senza contare i dissidenti del Pdl.
Ebbene, tutti questi movimenti uniti si attesterebbero intorno al 22%.
Un risultato lusinghiero che va letto anche in rapporto agli altri due schieramenti.
Da una parte il centrosinistra (Pd, Idv, Sinistra e Libertà , i Verdi, Lista Bonino Pannella), dall’altra il centrodestra (Pdl, Lega, la Destra, l’Udeur e Noi Sud)
L’ingresso del terzo polo si fa sentire sugli opposti schieramenti.
Prendendo come riferimento le ultime elezioni europee, infatti, il centrosinistra (36% nel sondaggio) perde circa il 4% ed il centrodestra (41% nel sondaggio) diminuisce del 7%.
Nel primo caso, infatti, l’attuale opposizione dovrebbe fare a meno del partito di Rutelli (uno dei cofondatori del Pd che adesso spinge per la nascita della nuova formazione centristra) e di una probabile quota di elettori che in un sistema bipolare sono schierati con i democratici ma che il terzo polo centrista e antiberlusconiano potrebbe attrarre.
Le cifre sono chiare: dal 40% delle europee, all’attuale 36%.
Ma anche il centrodestra pagherebbe dazio. Continua »
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Giugno 3rd, 2010 Riccardo Fucile
CONFERMATI I DATI DI IPSOS, TANTO CONTESTATI DAL PREMIER A BALLARO’: FIDUCIA A BERLUSCONI AL MINIMO STORICO DEL 42%.. IL 64,5% DEGLI ITALIANI GIUDICA LA MANOVRA ECONOMICA DURA E INGIUSTA, IL 57,6% E’ CONTRARIO ALLA LEGGE INTERCETTAZIONI ( PER IL 71,2% FAVORIREBBE POLITICI E IMPRENDITORI CORROTTI)
Martedì sera a Ballarò, in una nervosa telefonata in diretta, il premier, oltre a contestare
le affermazioni di un giornalista in merito a sue passate dichiarazioni sul tema evasione fiscale, ha definito taroccato il sondaggio della Ipsos di Pagnoncelli che segnalava un calo di consensi per il presidente del Consiglio, il governo e il Pdl.
Lo ha fatto citando i dati di Euromedia, sondaggista di fiducia del premier (fattura oltre 1 milione di euro l’anno per sfornare sondaggi a Palazzo Grazioli) lo stesso istituto peraltro che aveva previsto alle Europee un Pdl tra il 40% e il 45%, salvo poi ritrovarsi al 35,2%.
Tanto per citare i tarocchi di Sicilia.
Tralasciamo, per carità di patria, il modo in cui il premier si è posto nel corso della telefonata-monologo, neanche giornalisti e ospiti fossero suoi dipendenti, e andiamo nel merito.
Un altro sondaggio oggi conferma sostanzialmente i dati Ipsos: si tratta dalle rilevazioni dell’Istituto Demos che vediamo di sintetizzare.
Fiducia nel governo: i giudizi positivi in un solo anno sono scesi dal 48,6% al 41,3%.
Giudizio sui leader politici: al primo posto sempre Fini con il 54,5%, poi Tremonti con il 52,4%, Casin con il 43%, solo quarto Berlusconi con il 42,3%, segue Bersani con il 39,9%.
Giudizio sulla manovra economica: negativo per il 44,7% degli intervistati, positivo per il 39,1%.
In particolare il 53% la ritiene “dura e ingiusta” perchè i costi non sono distribuiti in modo equo, il 25,2% la ritiene “dura ma equa”, l’ 11,5% “troppo dura”, il 10,3% non sa o non risponde.
Giudizio sulla legge intercettazioni: negativo per il 57,6% degli italiani, positivo per il 38,6%.
Gli effetti della legge: per il 71,2% difenderebbe solo gli affari di politici e imprenditori corrotti (contro il 23,6% che ritiene tutelerebbe la privacy dei cittadini), per il 61,7% ostacolerebbe i giudici nella lotta alla criminalità organizzata ( contro il 30,8% che ritiene invece di no). Continua »
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Maggio 28th, 2010 Riccardo Fucile
LA CASTA DEI PARTITI PRIMA PROMETTE DI DIMEZZARE I RIMBORSI ELETTORALI, POI SE NE FOTTE…PRENDONO 130 MILIONI, DOVEVANO RIDURLI A 65, ALLA FINE LI HANNO TAGLIATI SOLO DI 13….ERA NELLA MANOVRA ANTI-CRISI, MA I SACRIFICI LI DEVONO SOLO FARE GLI ITALIANI
Del passo indietro compiuto dal governo, se ne sono accorti ancora in pochi e alla fine la maggioranza degli italiani non ne saprà mai nulla.
La vicenda riguarda 65 milioni di euro, esattamente la metà della somma che tutti i partiti devono ricevere come rimborso elettorale per le elezioni politiche 2008 e quelle europee 2009, ovvero 130 milioni di eurini.
In una prima versione della manovra sui conti pubblici era stata diffusa la notizia dal Governo che il piano Tremonti prevedeva il taglio del 50% della somma e la cosa aveva avuto risalto anche sui media, Tg compresi.
Nella versione finale invece, come per magia, il taglio si è ridotto al 10%, pari ad appena 13 milioni.
Come al solito, si sono venduti lo spottone, salvo poi fare retromarcia e tenersi i dobloni in cassaforte.
Anche perchè è risaputo che non di rimborsi elettorali reali si tratta, a fronte di spese certificate da fatture, ma di un rimborso forfettario che grida vendetta, risultando di almeno tre volte superiore alle spese reali, come ampiamnete ammesso da molti osservatori e tecnici.
Una forma per trapassare il finanziamento ai partiti, su cui gli italiani avevano già espresso un voto referendario nettamente negativo. Continua »
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Maggio 24th, 2010 Riccardo Fucile
RIUNITI A PARMA 50 PRIMI CITTADINI DI DESTRA E SINISTRA, DA ROMA A BARI, DA VARESE A TRAPANI: OCCORRE UNA NUOVA FISCALITA’ CHE TUTELI LA FAMIGLIA…. ATTRAVERSO UN NUOVO SISTEMA DI MISURAZIONE, LE FAMIGLIE POTRANNO AVERE SCONTI DIVERSIFICATI ED ACCESSO AGEVOLATO AI SERVIZI
Nella vicina Francia, un lavoratore dipendente con 36.500 euro di reddito, moglie e
quattro figli a carico è completamente esentasse.
In Italia il valore dei figli, mantenuti per una vita, non equivale neppure a uno sconto rottamazione del motorino.
Da tempo si parla di introdurre nel nostro Paese il “quoziente familiare”, ovvero un nuovo sistema di misurazione dello stato sociale delle famiglie che valuti le situazioni caso per caso, senza le sperequazioni dei vecchi scaglioni. Le famiglie così “pesate”, potranno poi avere sconti diversificati e agevolazioni sulle tariffe e un diverso modo di accesso ai servizi forniti dal Comune: asili nido, servizi socio-assistenziali, tassa sulla raccolta dei rifiuti. Un circolo virtuoso a favore dei cittadini e delle famiglie che più hanno bisogno di un sostegno pubblico.
Qualcosa in tal senso si è cominciato a proporre in qualche Comune, ma in realtà dovrebbe essere il governo a convertire il prelievo fiscale in un sistema che tuteli maggiormenti le famiglie. In concreto non è mai stato fatto nulla. Ora qualcosa pare si stia muovendo dalla base degli enti locali: ben 50 sindaci, provenienti da ogni parte d’Italia, da Roma a Bari, da Varese a Trapani, da Rimini a Viterbo, da Ascoli a Imperia, in rappresentanza di giunte di vario colore politico, da destra a sinistra senza distinzione, si sono riuniti a Parma per siglare un accordo politico.
La città emiliana non è stata scelta a caso, ma in quanto è stata la prima in Italia ad applicare il quoziente familiare, ribattezzato infatti “quoziente Parma”. Nel desolante panorama italiano, dove il governo spende solo lo 0,7% del Pil, Parma si piazza al secondo posto nella classifica delle città che destinano più soldi al sociale (377 euro pro-capite), la prima è Modena con 407. Continua »
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Aprile 6th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO IL SONDAGGIO RSD RICERCHE, LA SCELTA ASTENSIONISTA DERIVA DALLE PROMESSE SFUMATE: I DIRITTI DEI GAY SONO STATI DIMENTICATI E IL PD HA PAGATO NELL’URNA..TRA CHI HA VOTATO, IL 16% HA PREMIATO LA SINISTRA RADICALE, IL 5,75% L’IDV, NESSUN VOTO A UDC E LEGA
Vi è un sondaggio, tra i tanti pubblicati a raffica in queste settimane sui
media italiani e che ci hanno accompagnato nella competizione elettorale per le regionali, che merita un approfondimento.
Anche in relazione alle scelte politiche di intere categorie di cittadini italiani uniti da un comune interesse o preferenza sessuale.
Il voto dei gay italiani alla regionali si è tramutato, ad esempio, in un fortissimo astensionismo, il doppio rispetto a quello medio rilevato e che è già molto alto.
Secondo i dati di RSD ricerche di Milano, su un campione di 1.600 omosessuali (gay, lesbiche, trans e bisessuali) in tutta Italia, il 79.07% ha ammesso di non essersi recato alle urne.
Tra il 20% dei votanti, ecco come sono distribuiti i consensi: a sorpresa la parte del leone spetta al Pdl con il 58,01% di voti.
Molto più indietro i partiti del centrosinistra: il Pd raggiunge il 19,07% dei consensi, la sinistra radicale il 16,24%, l’Idv il 5,72%, altri lo 0,21%.
Nessuna preferenza espressa invece per Udc e Lega.
Secondo la ricerca, l’astensione ha colpito proprio lo schieramento di centrosinistra, mentre il 20% che è andato a votare non ritiene la lotta per i diritti degli omosessuali così rilevante per condizionare il proprio orientamento politico.
Il dato che comunque balza agli occhi è sicuramente quello di un’astensione doppia rispetto alla media nazionale: ciò significa che la comunità formata da gay, lesbiche e transessuali ha deciso di disertare le elezioni.
In quanto non si è più riconosciuta nella proposta dei vari partiti e non ha trovato risposte sui programmi e sulle azioni di governo.
Risulta evidente che il fenomeno ha colpito maggiormente i partiti del centrosinistra, partiti sui quali gli omosessuali avevano riposto una speranza, non trovando poi una correlazione nei fatti concreti. Continua »
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Marzo 9th, 2010 Riccardo Fucile
HA SUBITO GLI ATTACCHI DI FELTRI, L’HANNO ACCUSATA DI ESSERE TROPPO DI SINISTRA E INDIPENDENTE…LE HANNO INCASINATO PERSINO LA CONSEGNA DELLE LISTE, MA E’ SEMPRE A UN ALITO DI VENTO DA EMMA…UNA VITTORIA DEL LABORATORIO FINI-CASINI SAREBBE LA FINE DELL’IMPERO DI FORZA ITALIA
La telenovela della lista del Pdl in Lazio continua a tenere banco: ieri il Tar ha bocciato il decreto e ha tenuto fuori la lista, oggi forse sarà riammessa dal tribunale la seconda lista presentata,o forse no.
In ogni caso vi saranno i controricorsi e la triste vicenda pare destinata ad allietare le serate degli italiani davanti al Tg ancora a lungo.
Segnaliamo, per onor di cronaca, solo lo stupore con cui il premier ieri sera ha accolto la notizia che il Tar aveva respinto il ricorso del Pdl: “Ma perchè non mi avete raccontato nulla? Mi avete nascosto qualcosa? Qualcuno ha manomesso le candidature?”, rivolto al suo entourage.
Di fronte alla ricostruzione dei giudici e al rapporto dei carabinieri è emerso infatti, al di là della costituzionalità o meno del decreto “interpretativo”, che all’ora di scadenza per la presentazione delle liste, le forze dell’ordine hanno verificato che i delegati in attesa erano quattro e tra essi non vi era traccia di quelli del Pdl, intenti a mangiarsi un panino o a sostituire qualche nome della lista.
Ci stupisce lo stupore di Berlusconi: prima di accusare i giudici e le forze dell’ordine per aver respinto i delegati del partito, possibile che non gli sia venuto in mente di fare quello che avrebbe fatto chiunque al suo posto? Ovvero chiedere ai responsabili delle forze dell’ordine un rapporto su come erano davvero andate le cose: avrebbe avuto subito il quadro che invece ha avuto solo ieri, fidandosi prima dele versioni di qualche apprendista stregone della sua corte dei miracolati.
Ieri invece, di fronte a imbecilli che hanno lasciato incustoditi i plichi con le liste per due ore, poi li hanno nuivamente ripresi alle 17, salvo poi riportarli alle 19.30, è sbottato: “Ma se abbiamo torto, alla fine che figura ci facciamo?”.
Ma se l’avevano capito quasi tutti gli italiani che avevate torto, ci voleva tanto a capirlo a Palazzo Grazioli, invece che fare tutto questo casino peggiorando ancora di più la situazione?
Avreste evitato di legiferare con un decreto in materia di competenza regionale per vedersi dare ancora torto, per delle liste che entravano e uscivano dal tribunale come fosse il Colosseo. Continua »
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