Destra di Popolo.net

IERI IL DOCUMENTO ECONOMICO E’ PASSATO ALLA CAMERA PER LE ASSENZE DELL’OPPOSIZIONE, SOLO 283 I SI’, UN’ALTRA OCCASIONE PERSA

Aprile 29th, 2011 Riccardo Fucile

COME AL SOLITO, QUANDO SI TRATTA DI MANDARE SOTTO IL GOVERNO, L’OPPOSIZIONE LATITA: SE FOSSERO STATI TUTTI PRESENTI SI SAREBBE APERTA UNA CRISI DI GOVERNO… ASSENTI 18 DEPUTATI DEL PD (SOLO 2 GIUSTIFICATI IN MISSIONE), 10 DELL’UDC (1 IN MISSIONE), 6 DI FLI (1 IN MISSIONE) 4 DELL’IDV (2 IN MISSIONE)…I “RESPONSABILI” NON AVEVANO VOTATO…NELLA MAGGIORANZA MANCAVANO 21 DEL PDL E 6 DELLA LEGA

Il Documento di economia e finanza è passato alla Camera con soli 283 voti, contro 263 no e un astenuto.
Se i quaranta deputati dell’opposizione assenti dall’Aula avessero partecipato alla votazione sulla risoluzione di maggioranza che approvava il Def, il governo sarebbe stato battuto.
Alla votazione non hanno partecipato anche 6 deputati del gruppo di Iniziativa responsabile.
In particolare, al voto erano assenti 18 deputati del Pd (di cui due in missione), dieci dell’Udc (uno era in missione), sei di Fli (uno) e quattro dell’Idv (due in missione); oltre questi sono mancati un paio di voti dal gruppo misto, riconducibili a Api e Mpa.
Vistose le assenze nella maggioranza, malgrado la presenza in aula di diversi ministri e sottosegretari.
Gli assenti del Pdl sono stati 21, di cui tredici in missione.
Alla Lega sono mancati sei voti (cinque in missione, fra cui i ministri Umberto Bossi e Roberto Maroni).
Infine, sei i Responsabili assenti: mentre due erano in missione, Pippo Gianni, Paolo Guzzanti, Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini non hanno partecipato al voto.
L’unico astenuto è stato Siegfried Brugger delle Minoranze linguistiche.
Chissà  come mai, quando la maggioranza è in difficoltà , diversi deputati dell’opposizione spariscono.

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PER BERLUSCONI “IL TERZO POLO PROPONE LISTE PATACCA”: SBAGLIA, L’UNICA LISTA PATACCA E’ IL PDL

Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER DEL BUNGA BUNGA, DALL’ALTO DELLA SUA BASSEZZA,
ACCUSA L’UDC E FLI DI AVER PRESENTATO UNA LISTA DI DISTURBO A TORINO CON UN CANDIDATO CON LO STESSO COGNOME DEL CANDIDATO PDL… PARLANO LORO CHE A TORINO HANNO TAROCCATO LISTE, FIRME E PERSINO CANDIDATI PER SOSTENERE COTA ALLE REGIONALI

Il Terzo Polo? “Presenta solo liste patacca, è un inganno per i cittadini”.
Con la classe e l’eleganza che lo contraddistinguo, continua: “Spero che i maggiori esponenti dell’Udc a livello nazionale intervengano per impedire questo risibile stratagemma. In caso contrario, il 16 maggio il candidato centrista oltre alle elezioni avrà  perso anche la faccia”.
Questa la sfida che il Cavaliere invia al “cosiddetto Terzo Polo” per un solo episodio legato alle ammnistrative in Piemonte.
“Il Popolo della Liberta’ e i suoi alleati — spiega infatti Berlusconi nella nota Pdl — hanno scelto Michele Coppola, assessore alla Cultura della Giunta regionale del Piemonte, come proprio candidato a sindaco di Torino.
Per tutta risposta, il cosiddetto (parla il cosiddetto leader della destra affaristico-razzista italiana nd.r.) Terzo Polo ha scovato una sconosciuta signora Mina Coppola e le ha intestato una lista a sostegno del suo candidato, con l’intento — accusa Berlusconi — di indurre in errore gli elettori torinesi e racimolare qualche voto in piu’ con la furbizia e l’inganno”.
Lui che dell’inganno e delle balle mediatiche è maestro.
“E’ singolare che il cosiddetto terzo polo (Casini, Fini, Rutelli), sempre pronto a fare la morale su come ci si debba comportare e su come la politica debba essere diversa, utilizzi — attacca Berlusconi — liste patacca e trucchi per ingannare i cittadini”.
Peccato che Berlusconi dimentiche tre cose:
1) Invece che tante leggi ad personam perchè non ha proposto (cosa che noi avremmo fatto da subito) una semplice norma con la quale si impediscano e si   vietino le liste di disturbo, prassi ormai generalizzata e in uso da parte di tanti?
2) Il premier fa finta di dimenticare che alle scorse elezioni regionali, per sostenere Cota, furono presentate dal centrodestra liste, firme e persino candidati taroccati, tanto che sono tuttora in corso processi penali.
Senti da che pulpito viene la predica: come se un pedofilo fosse nominato direttore di un asilo per l’infanzia.
3) L’unica vera lista patacca ha un semplice nome: Popolo delle Libertà , alias Pdl, con lo slogan “se lo conosci, lo eviti”.
Promette e racconta balle da tre anni e non rispetta il programma sottoscritto con gli elettori: e a Torino verrà  battuto, come in altre parti d’Italia.

Non cerchi alibi il premier e lasci stare le “coppole”, pensi piuttosto allo scapellotto che riceverà  dai torinesi.

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SONDAGGIO ELEZIONI COMUNALI A BOLOGNA: CROLLA IL PDL DAL 25% AL 16%, IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA SI AVVICINA AL 51%, IL TERZO POLO INTORNO AL 10%

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

TRA GLI ALTRI PARTITI, STABILE IL PD, CRESCE LA LEGA MA NON RECUPERA I VOTI PERSI DAL PDL…PERDONO QUALCHE PUNTO I GRILLINI E L’IDV, CRESCE IL TERZO POLO

Virginio Merola lotta per vincere al primo turno, “in bilico” nel nuovo sondaggio Ipr Marketing attorno al 51%.
Dietro di lui, ma molto staccato, Manes Bernardini per il centrodestra si piazza secondo al 33% e Stefano Aldrovandi, civico sostenuto dal Terzo polo, ha una forbice tra l’8% e il 10%.
Tra i partiti risulta in crollo il Pdl, con un 16% che rappresenta quasi dieci punti in meno rispetto alle ultime regionali.
Sorpasso del Carroccio,   che sale al 16,5%, ma non recupera la percentuale persa dal Pdl.
A un mese dal voto, la fotografia scattata da Ipr Marketing , non scioglie del tutto le riserve.
“Esiste comunque una “forchetta” nei risultati dei sondaggi – spiega il direttore di Ipr marketing, Antonio Noto – quindi anche se il risultato è 51% per Merola questo significa che le percentuali oscillano tra 49 e 53%”.
Tra i sondaggi in circolazione in questi giorni infatti ce n’è anche uno che colloca Merola in una forbice poco sotto il 50%.
Con la rilevazione effettuata tra sabato e lunedì, su un campione di 1.000 elettori selezionati per età , sesso e residenza e poi elaborati col sistema Cati, Ipr Marketing ha “scattato una fotografia della situazione a un mese dal voto”, precisa Noto.
Cioè si dà  ai candidati la “griglia di partenza” prima della corsa finale all’ultima preferenza.
Il Pd mantiene più o meno il suo ultimo risultato, con un calo contenuto (38% contro 39,9% del 2009 e 40,97% delle ultime regionali) quindi la possibilità  di passare al primo turno di Virginio Merola sono legate a doppio filo alla performance della lista di Amelia Frascaroli.
Il sondaggio Ipr le attribuisce un 7% ben oltre l’Idv (il partito di Di Pietro fermo al 4%, aveva alle regionali di due anni fa il 7,3%) superiore anche alla somma dei partiti che appoggiano la “primarista”.
Stabile la Federazione della sinistra che passa dall’1,8% del 2009 all’1% di questo sondaggio.
“Più i partiti sono piccoli e i numeri sono bassi, più è difficile calcolare la “forchetta” – dice Noto – più i numeri sono alti e maggiore è l’oscillazione”. Questa tendenza sarebbe confermata da rilevazioni nazionali dei partiti della coalizione.
Alle prossime elezioni mancano all’appello anche le liste di Bologna Città  Libera di Valerio Monteventi e la lista civica Pasquino per Bologna, un 4% di voti sempre concentrati a sinistra.
Sempre più ago della bilancia i “grillini” del Movimento 5 stelle, che non eguagliano però la performance delle ultime regionali, quando Giovanni Favia portò a casa il 9,3% a Bologna.
Oggi il candidato “debuttante” Massimo Bugani può contare sul 5,5% degli intervistati da Ipr Marketing, piazzandosi comunque quarto e con il 2% in più rispetto alle ultime amministrative.
Una crescita che “pesca” soprattutto nell’elettorato di centro sinistra e che quindi può mandare Merola al ballottaggio anche per pochissimi voti.
In caso di ballottaggio, secondo questa rilevazione, sarebbe Manes Bernardini a piazzarsi secondo col 33%.
Il partito di Bossi, che esprime anche il candidato sindaco, registra un vero e proprio boom sotto le Due Torri.
Dal’9,6% dello scorso anno alle regionali, il Carroccio vola al 16,5% di oggi, superando anche il Pdl.
Per il partito del premier una brusca frenata, che in questo caso si tradurrebbe anche in un numero molto più basso di consiglieri comunali.
Il Pdl, accreditato di un 16% aveva alle regionali a Bologna città  ottenuto il 24% e alle scorse comunali , diviso in due liste, al 25,5%.
Una perdita di quasi il 10%.
Stefano Aldrovandi, invece, civico sostenuto dal Terzo polo e appoggiato anche dall’ex sindaco Giorgio Guazzaloca,   si ferma all’8%, ma in altre rilevazioni raggiunge una percentuale maggiore, oltre il 10%.
Va considerato che l’Udc qua non raggiungeva il 4% alle scorse regionali.
Ma resta un mese tutto da giocare, la campagna elettorale adesso entra nel vivo.

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PROVE DI GRANDE ALLEANZA: CONTATTI FINI-DIPIETRO

Febbraio 13th, 2011 Riccardo Fucile

QUALORA LA SITUAZIONE PRECIPITASSE E SI ARRIVASSE A BREVE AD ELEZIONI ANTICIPATE, C’E’ CHI ORMAI LAVORA APERTAMENTE A UNA “ALLEANZA COSTITUZIONALE” ANTIBERLUSCONI…. UN CANDIDATO DI CENTRO CON APPOGGIO TRASVERSALE PER RIDARE FIATO ALL’ITALIA E FARE LE RIFORME CHE SERVONO.

Nel “Padiglione 18” della Fiera fa così freddo che ad un certo punto Gianfranco Fini chiede: «Mi portate il cappotto?».
E’ capitato due sere fa, poco prima che iniziasse la cena preparata dallo chef Vissani e durante la quale il presidente della Camera ha mangiato con il loden indosso.
Ieri, nella seconda giornata del congresso del Fli, soffioni caldi hanno un po’ riscaldato l’ambiente, ma Fini non si è tolto il cappotto, per preservare lo smalto migliore in vista delle conclusioni di oggi, destinate a diventare l’unico evento di un’Assemblea costituente che finora ha lesinato emozioni e novità  politiche.
Il leader del Fli è chiamato a pronunciare parole chiare sulle questioni in gran parte rimosse nei due giorni precedenti.
Una su tutte: se il governo dovesse implodere a breve e non restasse che andare ad elezioni anticipate con un centrodestra guidato ancora da Berlusconi, i futuristi sono disponibili ad una sorta di Cln anti-Cavaliere assieme alla sinistra?
Certo, nei discorsi pubblici importanti non tutto si può dire, ma Fini è sempre stato uno che ha parlato chiaro.
Nei contatti informalissimi dei giorni scorsi, un’intesa di massima è stata raggiunta tra Pd, Udc, Api e Fli per costituire un cartello elettorale, che nelle intenzioni di Pier Luigi Bersani dovrebbe comprendere Nichi Vendola, escludere Antonio Di Pietro ed essere guidato da una personalità  moderata.
Non è un mistero che Massimo D’Alema, per una battaglia politica asperrima come quella che potrebbe aprirsi, preferirebbe un politico temprato come Pierferdinando Casini, il quale – pur prudente come è – arriva a dire: «Un’alleanza costituzionale? In quel caso alcuni propongono il mio nome…» Certo, la “Santa Alleanza” anti-Berlusconi è qualcosa da mettere con i piedi per terra perchè mancano dettagli decisivi.
Della questione si è discusso in un incontro riservato tra il leader del Pd e il presidente della Regione Puglia e da quel che se ne sa, Vendola ha posto un aut-aut: o entriamo tutti e due, sia io che Tonino, oppure non se fa nulla. Trovare la quadratura del cerchio non è semplice, in queste ore tutti parlano con tutti, tanto è vero che uno dei collaboratori più stretti di Fini si lascia sfuggire: «Presto ci potrebbe essere anche un incontro con Di Pietro…».
In effetti l’incontro è stato concordato, per opportunità  potrebbe slittare, ma se si farà , un summit Fini-Di Pietro non soltanto sarebbe la conferma della febbrile ricerca di un patto elettorale in grado di battere Berlusconi, ma rappresenterebbe un evento in sè perchè vedrebbe protagonisti il guistizialista di destra e quello di sinistra, due personaggi che nel passato si sono “frequentati”, ma senza mai stringere un’intesa su nulla.
Tra i due la stagione più intensa risale a 15 anni fa.
Pochi giorni prima delle elezioni politiche del 1996, Mirko Tremaglia (che di Tonino è amico) organizza nella sua casa di Bergamo un incontro riservatissimo tra l’ex Pm (in quel momento libero cittadino) e Fini, leader di An, alleata con Forza Italia.
Pochi giorni dopo l’Ulivo di Prodi vincerà  le elezioni, Di Pietro diventerà  ministro e qualche mese più tardi trapelerà  l’oggetto dell’incontro: Di Pietro aveva detto a Fini e Tremaglia che lui sarebbe stato disponibile a fare una dichiarazione di voto a favore del centrodestra a patto che Berlusconi avesse ritirato la propria candidatura a palazzo Chigi.
Il Cavaliere, informato, disse che non se ne parlava.
E d’altra parte che l’ala maggioritaria del Fli, Di Pietro o no, punti proprio sulla “Santa Alleanza” lo dimostrano le esplicite dichiarazioni pro-elezioni anticipate di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

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SONDAGGIO IPSOS: BERLUSCONI IN CALO, PERDEREBBE SIA CONTRO BERSANI CHE CONTRO CASINI, CHE CONTRO VENDOLA

Febbraio 10th, 2011 Riccardo Fucile

PER IL 61% DEGLI ITALIANI, IL PREMIER DOVREBBE DIMETTERSI, SOLO PER IL 33% DOVREBBE RESTARE AL SUO POSTO…NEI CONFRONTI DIRETTI BERSANI VINCEREBBE 43% A 33%, CASINI 45% A 32%… IN CASO DI CORSA A TRE, PRIMO VENDOLA CON IL 32%, POI BERLUSCONI CON IL 31%, TERZO CASINI CON IL 21%… TRA LE COALIZIONI VINCE IL CENTROSINISTRA AL 41%, POI CENTRODESTRA AL 38,7 E TERZO POLO AL 17,8%

Berlusconi contro Bersani? Vince Bersani.
Berlusconi contro Casini? Vince Casini.
Berlusconi contro Vendola? Vince Vendola.
La premessa è che «si tratta di simulazioni».
Ma i sondaggi effettuati da Ipsos e illustrati due giorni fa da Nando Pagnoncelli a Ballarò, raccontano di una situazione in evoluzione con un presidente del Consiglio che a meno di un mese dall’esplosione del caso-Ruby, subisce, secondo le previsioni di voto, i contraccolpi dell’ennesimo scandalo.
Tanto che per il 61% degli intervistati Berlusconi dovrebbe dimettersi.
Una cifra bilanciata, però, da un dato opposto: quasi la stessa percentuale (il 59%) ritiene che, alla fine, il governo continuerà  la sua attività  e solo il 12%pensa che si arriverà  al voto anticipato.
Ciò non toglie, però, «l’esistenza di un fronte largo non favorevole a Berlusconi», spiega Pagnoncelli «Prevale una radicalizzazione delle posizioni e un ricompattarsi degli elettori contrari al premier».
Si spiegano così le cifre delle simulazioni sui “confronti”.
Nella simulazione di confronto a due tra Bersani e Berlusconi vincerebbe il primo 43% a 33%,   tra Casini e Berlusconi 45% il primo e 32% il premier.
E in un eventuale scontro a tre Vendola-Berlusconi-Casini prevarrebbe il primo col 32%, poi 31% al secondo e 21% al terzo.
Circa un quarto degli intervistati, però, nel caso di scelta secca preferisce non decidere.
Nella simulazione sulle coalizioni, poi, il centrodestra perderebbe (fermo al 38,7%) sia se in campo ci fossero Centrosinistra (41%) e Centro (17,8%) sia in caso di una coalizione “tutti contro Berlusconi” (51,3% contro 44,2%).
«Si sono moltiplicati gli oppositori del premier – prosegue il direttore di Ipsos – fatto salvo il dato di chi dichiara che, in caso di elezioni, non andrà  a votare».
Una percentuale ancora vicina al 40%, tra indecisi, astenuti e delusi.
Un dato che difficilmente potrà  essere recuperato da Berlusconi: «Quando si avvicineranno le elezioni, la quota di non voto si assottiglierà . Non arriveremo, però, all’affluenza del 2008, vicina all’80%.
In ogni caso, è difficile che chi oggi è deluso possa poi esprimere un giudizio positivo e tornare a votare per il governo uscente».
È con quest’ampia fascia di indecisi che bisognerà  comunque fare i conti.
Per adesso, Pagnoncelli mette in fila le cifre assolute, riscontrando per ilPdl un trend calante: «Nel 2008 raccolse 13 milioni e 800 mila voti. Alle Europee del 2009 furono 10 milioni e 800 mila. E non era ancora nato Fli nè era scoppiato il caso Ruby».
Inoltre, su una base elettorale che si riduce perchè crescono le astensioni, «il peso reale di quel 27-30% intorno al quale viene accreditato oggi il Pdl rappresenta il 18% in termini assoluti.

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LANCIATO A TODI IL “NUOVO POLO PER L’ITALIA”: CASINI: “NO A SOLUZIONI GIUDIZIARIE, NOI L’ALTERNATIVA”, FINI: “IL VOTO NON CI SPAVENTA”

Gennaio 29th, 2011 Riccardo Fucile

FINI: “LE ELEZIONI ANTICIPATE UNICO MODO PER FAR USCIRE L’ITALIA DALLA SITUAZIONE DI STALLO IN CUI L’HANNO RIDOTTO”…CASINI: “NON IMPORTA DA DOVE VENIAMO O CHI SARA’ IL LEADER, L’ALTERNATIVA SIAMO NOI”… BOCCHINO: “LA PLURALITA’ E’ LA NOSTRA FORZA E CI ACCOMUNA IL FATTO CHE ANDIAMO TUTTI A DORMIRE ALLE 22”

Il nuovo videomessaggio da “guerra talebana” scende col gelo della sera, sul primo ritiro dei terzopolisti a Todi, in Umbria.
Stop ai lavori, Casini, Rutelli e Lombardo si fermano davanti al video all’ora dei tg.
Non Gianfranco Fini, che lo guarda con attenzione ma dal salotto di casa, abbattuto da un’influenza che gli fa disertare la prima giornata dell’assemblea dei cento parlamentari.
L’impressione univoca che tutti ne traggono è che le elezioni anticipate ormai sono inevitabili, forse imminenti, che il Cavaliere sia sul suo ultimo giro di giostra.
Di questo stavolta si è convinto lo stesso leader di Fli. “Berlusconi ha dichiarato guerra a tutto il resto del mondo: agli avversari politici, alla magistratura, ai giornalisti, alla tv pubblica, tutti nemici, tutti comunisti” è la riflessione amara del presidente della Camera tornato sotto assedio. Determinato a resistere, comunque, perchè “non c’è una sola ragione” che lo induca a fare il passo al quale il Cavaliere e i suoi uomini vorrebbero costringerlo “solo per dirottare l’attenzione” dallo scandalo Ruby.
Sebbene non sia sfuggito all’entourage del presidente il dettaglio dell’assenza di qualsiasi riferimento alle dimissioni di Fini, in quest’ultimo video.
D’altronde, Bossi aveva invitato ad abbassare i toni e Cicchitto aveva dichiarato che il premier “non ha mai chiesto le dimissioni” del presidente della Camera.
Il leader Fli non si illude più di tanto.
E in questo scenario il voto anticipato lo ritiene appunto piuttosto probabile. “Non ci spaventa, se sarà  l’unico modo per far uscire il Paese dallo stallo nel quale lo hanno ridotto” è la considerazione che Gianfranco Fini ribadirà  stamattina nell’intervento che chiuderà  la due giorni di riflessione organizzata da Ferdinando Adornato.
Considerazioni che ieri Casini aveva già  fatto proprie. Con una serie di avvertimenti ai naviganti del “Nuovo polo per l’Italia”.
Si chiamerà  così, il simbolo provvisorio è un tricolore stilizzato sullo sfondo, pronto a schierarsi compatto alle amministrative di aprile e – ovvio – alle eventuali Politiche.
Il leader Udc parte dalla difesa a spada tratta di Fini: “Presiede in modo impeccabile e la casa di An serve solo per non parlare delle notti di Arcore”.
Detto questo, avvisa la platea di moderati che non può esserci una soluzione giudiziaria: “Guardate che Berlusconi non cadrà  per mano dei giudici, ma perchè il suo progetto politico è fallito”.
Archiviata ormai l’alternativa di un governo tecnico, in assenza di dimissioni del premier che non arriveranno mai, resta la prospettiva del voto anticipato. “Non è utile per il Paese ma non ne abbiamo paura”, convinti anzi che riserverà  “sorprese e novità “, è la tesi di Casini.
E a quel punto, “spetta a noi l’alternativa di guidare questo Paese, non importa chi sarà  il leader e non conta da dove veniamo” dice negando la competition tra lui, Fini e Rutelli.
“La nostra forza è la pluralità  di leadership” sostengono anche Italo Bocchino e Adolfo Urso.
“Ma ci accomuna pure il fatto – ironizza il capogruppo di Fli – che andiamo tutti a letto alle 10”.
Il premier, secondo Rutelli che parlerà  oggi, “ha paura di noi”.
Ma è proprio Berlusconi e l’eco dei suoi scandali a fare da sfondo a ogni intervento.
Guzzanti e La Malfa, Lanzillotta e Tabacci.
C’è Raffaele Lombardo che ritiene a questo punto “auspicabile un’allenza col Pd” come nella sua Sicilia.
Casini frena, pur sostenendo che nel dopo Berlusconi occorrerà  una governo di larghe intese, in cui anche il Pd dovrà  assumersi le sue responsabilità .
Dice che “Berlusconi non ha più alcuna voglia di governare è oggettivamente indifendibile”.
Quindi si abbandona a un mea culpa: “Nel ’94 abbiamo creduto che potesse esserci un percorso attorno a Berlusconi. Vedevamo le anomalie, i conflitti d’interesse, sperando che il tempo attenuasse queste anomalie, invece si sono moltiplicate drammaticamente. Oggi siamo diventati la repubblica del videomessaggio”.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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CASINI: “BERLUSCONI DOVREBBE SPIEGARE, CHIEDERE SCUSA AGLI ITALIANI E FARE UN PASSO INDIETRO”

Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile

NELL’INTERVISTA A “LA STAMPA”, IL LEADER DELL’UDC RIMARCA COME TUTTO IL GOVERNO SIA IMPEGNATO SOLO A DIFENDERE IL PREMIER, INVECE CHE PENSARE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI…”NON POSSIAMO PERMETTERCI UN PREMIER SOTTO RICATTO O INTENTO A FARE PRESSIONI SU FUNZIONARI DI POLIZIA”… UN GOVERNO SENZA BERLUSCONI E’ POSSIBILE

Presidente Casini, con il «caso Ruby» cambia tutto anche per voi?
«Non è il caso Ruby che cambia qualcosa, ma la reazione di Berlusconi che addirittura evoca il tentativo di un colpo di Stato».
Il Terzo Polo ritira la sua offerta di aiutare il governo sui provvedimenti più importanti?
«No, che c’entra. Se il governo porta avanti qualcosa di utile e necessario per il Paese avrà  il nostro appoggio, com’è successo anche questa settimana per il decreto sui rifiuti di Napoli. Ma mi chiedo: è possibile che in queste condizioni il governo riesca a fare sul serio?».
Se lo chiede, ma non ci crede.
«Da quel che vedo, Berlusconi non è il solo impegnato a tempo pieno a difendersi. Anche tutti i suoi ministri hanno smesso di leggere i dossier che li riguardano per dedicarsi ai verbali dei festini di Arcore. Basta accendere la tv. E’ incredibile, invece di occuparsi dei problemi del Paese, il governo al gran completo pensa solo a dire che quel che tutti abbiamo visto e sentito non è vero e Berlusconi è vittima di una montatura».
Sta dicendo che Berlusconi non dovrebbe difendersi?
«No, come sa, se c’è uno che ha riconosciuto da tempo che Berlusconi, in certi casi, è stato vittima di accanimento giudiziario, quello sono io. Ma tra le accuse di reati finanziari commessi da Mediaset, per fare un esempio, e ciò di cui si discute in questi giorni, c’è differenza. Mi sarei aspettato che il premier ne tenesse conto e rispondesse in modo diverso».
Cosa avrebbe dovuto dire?
«Partiamo da quel che non avrebbe dovuto dire, o far dire alle ragazze che frequentavano le sue ville, o ai ministri obbligati a difenderlo. Berlusconi non può credere di convincere l’opinione pubblica che Ruby sia una santa, e che i magistrati che indagano su un caso di prostituzione minorile che lo coinvolge meritino addirittura “una punizione”. Ma per chi ci ha preso?».
Pensa piuttosto – e lo ha detto chiaramente – che ognuno a casa sua dovrebbe essere libero di far quello che vuole.
«A casa sua ciascuno fa quello che vuole, ma non possiamo permetterci un premier sotto ricatto, nè è accettabile che si affanni a telefonare a funzionari di polizia per una minore. Il presidente del Consiglio non è una persona qualsiasi, e già  il fatto che sembra non capirlo rende difficile qualsiasi riflessione seria».
Non sarà , Casini, che lei da cattolico s’è fatto influenzare dalle prese di posizione del cardinale Bagnasco e di papa Benedetto XVI?
«Da cattolico guardo bene di non strumentalizzare le prese di posizione delle gerarchie della Chiesa. Le condivido, naturalmente, ma non penso che debbano essere usate a favore o contro. La mia reazione è quella di un normale cittadino che dopo quello che ha letto, visto e sentito, aspetta che il presidente del Consiglio faccia chiarezza».
E cosa dovrebbe dire Berlusconi per consentire ai cittadini di superare il turbamento?
«Quanto meno dovrebbe spiegare. Non può continuare a negare il cento per cento di quel che è stato accertato dalle indagini. Poi dovrebbe scusarsi per il danno d’immagine che questa storia sta portando al Paese. Non solo a lui, ma all’Italia, rispetto a governi e Paesi con cui abbiamo relazioni stabili, e che vorrebbero sapere se siamo diventati il paese del bunga bunga».
Confessare, arrendersi e uscire di scena: è questo che sta proponendo al presidente del Consiglio?
«Non è così. Si parva licet…, semi consente il paragone, sto dicendo che il premier dovrebbe fare come ha fatto Clinton ai tempi dello scandalo Lewinsky. O come ha fatto Blair l’altro giorno, quando ha risposto sulle sue responsabilità  per la guerra all’Iraq. Badi bene: nessuno dei due è uscito di scena. Clinton è ancora oggi uno stimatissimo leader in grado di spostare un sacco di voti e determinare le campagne elettorali americane. E Blair ha uno standing di livello europeo e un incarico delicato in Medio Oriente. Come vede, quando le cose si chiariscono, anche i giudizi diventano più razionali ».
E se invece, come ha fatto capire, Berlusconi prosegue per la sua strada e va allo scontro frontale con i giudici di Milano?
«Si accomodi. Vorrà  dire che intende dedicarsi solo a questo, lasciando perdere i veri compiti del governo e i problemi del Paese. Noi dall’opposizione saremo qui a ricordarglieli, dalla crescita della disoccupazione alla condizione dei giovani, soprattutto nelMezzogiorno, alle opere pubbliche bloccate, alla faccia del ponte sullo Stretto di Messina».
Casini, sta cominciando la sua campagna elettorale?
«Sto parlando di problemi reali, che vediamo ogni giorno andando in giro per l’Italia».
Le rifaccio la domanda: parla così perchè vede le elezioni anticipate dietro l’angolo ormai?
«Le elezioni in Italia non le decide nè il governo nè l’opposizione. Tocca al Capo dello Stato. Se si apre una crisi e il presidente Napolitano, dopo le consultazioni, ravvisa che non esiste più una maggioranza, ci saranno le elezioni.Altrimenti no».
E se dovesse scommettere?
«Non scommetto».
E se le dicessero che con la nascita del gruppo dei «Responsabili» la maggioranza è diventata meno debole e le elezioni più improbabili?
«Risponderei: vediamola alla prova questa maggioranza, che a conti fatti dispone ancora solo di 314 voti alla Camera. Quanto ai responsabili, se il loro atto di responsabilità  consiste nel sostenere il governo per evitare le elezioni anticipate, debbo pensare che in caso di crisi potrebbero guardare anche altrove…».
Pensa a un gruppo di «responsabili» double face, pronti a passare da questa a un’altra maggioranza?
«No, guardi, qui nessuno sta pensando a ribaltoni. Sto dicendo che se nasce un altro governo di centrodestra, in grado di allargare la maggioranza e portare la legislatura a compimento, ritengo che i responsabili non sarebbero solo quelli che si sono costituiti in gruppo».
Ovviamente, ci sareste anche voi del Terzo Polo.
«Non è automatico, ma si potrebbe discuterne ».
Un governo di centrodestra senza Berlusconi? E le pare realistico che il premier lo consenta?
«Mi lasci dire che dipende non solo da lui,ma da tutto il Pdl. Dentro quel partito ci sono personalità  autorevoli che potrebbero guidare un governo “senza”, ma non “contro”, Berlusconi, che potrebbe conservare il ruolo di leader del centrodestra e dedicarsi a chiarire la sua posizione personale. Al di là  di quel che dicono tutti i giorni in tv, credo che nel Pdl siano in tanti a pensarla così. Sarebbe una via d’uscita ragionevole. Altrimenti non restano che le elezioni».
E voi terzopolisti siete pronti alle urne?
«Prontissimi».
Ma se ci si arriva, farete accordi elettorali con il Pd?
«Se si va al voto, ci saranno stavolta tre aree e tre scelte possibili per gli elettori: destra, centro e sinistra. Eventuali intese si vedranno al momento opportuno. Ieri Veltroni ha parlato con grande equilibrio e serietà  e ha bocciato ancora una volta l’idea di una sinistra che sceglie di imbarcare tutto e il contrario di tutto. Bersani sa come la penso. Un dialogo proficuo richiede scelte chiare dal Pd».

Marcello Sorge
(da “La Stampa“)

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LA PATACCA FEDERALISTA DERAGLIA, LA LEGA NON SA PIU’ CHE FARE E FINISCE SPERNACCHIATA

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

CALDEROLI PROPONE SETTE GIORNI DI PROROGA, IL TERZO POLO NON CI STA: “NON BASTANO, SERVONO SEI MESI PER   ATTUARE LE NECESSARIE MODIFICHE, OCCORRONO RISPOSTE CONCRETE, IL TESTO E’ STATO PEGGIORATO”…E IN COMMISSIONE IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA

Si fa sempre più tortuosa la strada del federalismo.
Il consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di una settimana per l’esame e il voto dei pareri sulla delega al federalismo fiscale da parte della ‘bicameralina’ per il federalismo.
Il rinvio di una settimana è stato proposto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che spiega: “Vogliamo proseguire il dialogo”.
Il governo, in questo modo, ha concesso una settimana in più alla commissione per discutere ed approvare il testo, il cui via libera in questo modo slitterà  da mercoledì prossimo a quello successivo.
“E’ andata bene, c’è solo qualche giorno in più per leggere gli emendamenti”, sottolinea il ministro delle Riforme, Umberto Bossi.
Che però torna a minacciare le urne: “Se ci sono i voti bene, altrimenti si va a votare”.
Le opposizioni, intanto, non ci stanno.
Il Terzo Polo dice che una settimana di tempo non basta affatto, e anzi chiede una proporoga di sei mesi.
Analoga posizione dei democratici: “Rinvio di una settimana è una presa in giro”.
“Il governo ha la volontà  di spaccare anche il capello se necessario ma chiederemo all’ufficio di presidenza della bicamerale che sia fissato un orario per la seduta del mercoledì successivo in modo che ci sia la certezza dei tempi”, spiega Calderoli.
Riguardo alla proroga di sei mesi per la legge delega che scade il 21 maggio, chiesta dall’opposizione, rimanda la decisione al Parlamento: “è una valutazione che spetta all’Aula, il governo non può esprimersi su questo”.
Ma la scelta del governo non convince del tutto i Comuni.
“A noi interessano risposte positive sui temi che abbiamo proposto, se una settimana in più serve per approfondire e dare risposte in quel senso, ben venga” dice il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino – Comunque anche di fronte alle posizioni che sono emerse in Commissione bicamerale, il rinvio mi sembra saggio, ma non so se sufficiente. Ma questo non sono in grado di valutarlo ora, valuteremo i testi che ci verranno proposti”.
“Resta fermo -conclude Chiamparino- che nostro giudizio dipenderà  dalle risposte ai punti che abbiamo sollevato e che tutti conoscono, perchè li abbiamo consegnati ieri nero su bianco”.
In trincea il Pd e il Terzo Polo di Fini e Casini. “Una proroga di pochi giorni non è adeguata alla complessità  dei problemi relativi al federalismo municipale” commenta Linda Lanzillotta.
“Presenteremo un emendamento al milleproroghe – ribadisce Mario Baldassarri di Fli – per chiedere una proroga di 5-6 mesi sulla delega”.
“Avevamo ragione noi. – osserva Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd – Prendiamo atto che c’è stata una decisione sulla proroga ma dobbiamo essere oggettivi e dire la verità : la proposta di rinvio di una settimana è solo una presa in giro. I testi devono essere riscritti prendendo il tempo che sarà  necessario e tenendo conto degli importanti rilievi emersi in questi mesi”.
Fini e Casini hanno stretto all’angolo Bossi che non sa come uscirne: in commissione il governo non ha la maggioranza e se insiste va sotto.
In tal caso dovrebbe mettere in atto la minaccia della crisi di governo, ma il premier non vuole.
Alla fine è la Lega che rischia grosso, pressata tra esigenze di governo e volontà  del suo elettorato.
E il senatur stavolta non può pensare di cavarsela con la solita raffinata pernacchia: quello che rischia di finire spernacchaito è lui e la sua patacca spacciata per federalismo.
Non potrebbe neanche più venderla come la panacea di tutti i mali ai beoti padani.
Beoti si, ma fino a un certo punto.

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BERLUSCONI NON VUOLE LE ELEZIONI: SONDAGGIO IPR CONFERMA CHE AL SENATO NON AVREBBE LA MAGGIORANZA

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

CON IL TERZO POLO ADDIO MAGGIORANZA AL SENATO E ADDIO PALAZZO CHIGI… CALCOLANDO REGIONE PER REGIONE, SULLA BASE DELLA MEDIA DEI SONDAGGI DEGLI ULTIMI DUE MESI, IL TERZO POLO SAREBBE DETERMINANTE…E TENDE AD AUMENTARE I CONSENSI

Terzo polo anche solo intorno al 14 per cento e Senato senza maggioranza. Sarebbe questo il risultato più probabile di eventuali elezioni politiche anticipate secondo una proiezione di Ipr Marketing basata su un sondaggio eseguito tra dicembre e gennaio.
Il dato era nell’aria anche perchè, mentre alla Camera il premio di maggioranza garantisce un largo successo alla coalizione o al partito che prende più voti qualunque sia la percentuale, il meccanismo per Palazzo Madama è su basi regionali e anche il premio di maggioranza si applica regione per regione. Sondaggio e proiezioni danno vita a tre scenari: uno “normale”, uno molto favorevole al centrodestra, uno molto favorevole al centrosinistra.
In nessun caso uno schieramento supererebbe quota 155 senatori quando per una maggioranza risicata ce ne vogliono 158 (sui 315 seggi del Senato), e almeno 165/170 per reggere davvero un governo.
Ipr Marketing ha dunque “certificato” quello che appariva probabile: col sistema di voto del Senato, infatti, lo sbarramento al di sotto del quale non si ottengono seggi in ciascuna regione è del 20% per una coalizione, dell’8% per un singolo partito e del 3% per ciascun partito all’interno di una coalizione.
E’ chiaro che il Terzo Polo, in caso di voto anticipato, si presenterà  dappertutto come un unico partito per garantirsi seggi in tutte le regioni.
E ci riuscirebbe.
Stando ai dati Ipr, infatti, solo in Molise, Trentino e Valle d’Aosta i centristi uscirebbero a mani vuote.
E in almeno dieci regioni otterrebbero più di un seggio con punte di 5 in Piemonte e Campania e addirittura 6 in Sicilia.
Una situazione che si conferma in tutti e tre gli scenari presi in esame: il Terzo Polo raggiungerebbe sempre i 44 seggi, largamente sufficienti per impedire il prevalere di una delle due coalizioni.
Secondo il sondaggio, il centrodestra (Pdl o quel che sarà  più Lega) si attesterebbe intorno al 42,5 per cento, il centrosinistra (allargato a una sorta di Nuovo Ulivo dall’Idv al Sel e a Rifondazione passando per il Pd) sul 40% e i centristi al 14%.
Altre forze più piccole (dai grillini alle liste locali) si dividerebbero il restante 3,5%. Ipr ha preso i dati relativi a ciascuna regione e ha provato a costruire gli scenari di cui sopra.
Nello scenario considerato più “normale” e più probabile), il centrosinistra vincerebbe in 13 regioni: Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, tutte quelle dove già  governa più quelle (Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna) dove il Terzo Polo diventerebbe determinante a sfavore del centrodestra che uscirebbe battuto proprio a causa del voto ai centristi. L’esempio tipico è quello del Lazio dove alle ultime regionali la Polverini (centrodestra) vinse con il 51,1%: qui, all’attuale maggioranza andrebbe sottratto il 6,12% ottenuto dall’Udc (che sosteneva la candidata del centrodestra) più la quota dei finiani.
Applicati tutti i correttivi e l’effetto del voto politico è abbastanza probabile (e il sondaggio Ipr lo conferma) che il Lazio sfugga alla coalizione governativa.
I totali vedrebbero il centrodestra con 137 seggi, il centrosinistra con 134 e il centro con 44.
Nel secondo scenario, il Terzo Polo mantiene i suoi 44 seggi sempre grazie al superamento dello sbarramento dell’8% in quasi tutte le regioni e il centrodestra riesce a vincere anche in Liguria, Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna.
Ma neppure questo sarebbe sufficiente a portare a casa una maggioranza ancorchè risicata.
Tirate le somme, infatti, il centrodestra raggiungerebbe 155 seggi e il centrosinistra scivolerebbe a quota 116. Il terzo Polo, a quota 44, sarebbe determinante.
L’ultimo scenario è quello più favorevole al centrosinistra che riuscirebbe a conquistare anche la Campania arrivando a quota 143 contro i 128 del centrodestra, ma, di nuovo, la maggioranza sarebbe impossibile a meno di un’alleanza col Terzo Polo.
Quella di allargare la maggioranza ai centristi sarebbe così l’unica strada rimasta al centrodestra per evitare nuove elezioni che rischierebbero di precipitare il Paese nel caos.
Ma è chiaro che il Terzo Polo presenterebbe un conto salatissimo.
E, in cima alla lista delle sue richieste ci sarebbe quella che il Pdl non vorrebbe mai vedere: un altro premier al posto di Berlusconi.

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