Marzo 13th, 2013 Riccardo Fucile
NON HA NE’ AUTISTA, NE’ MACCHINE BLU… I SUOI PREDILETTI SONO QUELLI CHE LAVORANO NELLE “VILLAS MISERIAS”, LE BARACCOPOLI DELLA CAPITALE ARGENTINA
Il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita, 76 anni era stato il cardinale più
votato dopo Ratzinger già all’ultimo conclave.
Bergoglio è stato un porporato anomalo. Ha sempre rifiutato incarichi nella Curia romana, e in Vaticano è sempre venuto soltanto quando era proprio indispensabile. Fra i vizi degli uomini di Chiesa quello che meno sopporta è la «mondanità spirituale»: carrierismo ecclesiastico travestito da ricercatezza per le forme clericali. Nato a Buenos Aires, la città di cui diventerà arcivescovo, il 17 dicembre 1936, da una famiglia di origini piemontesi, si è diplomato come tecnico chimico, quindi è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e quindi in Argentina ha conseguito la laurea in filosofia e successivamente in teologia.
Ha fatto il professore e il rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia e al contempo parroco del Patriarca San Josè, nella diocesi di San Miguel. Nel 1986 ha completato in Germania la sua tesi di dottorato, quindi i superiori lo hanno destinato alla chiesa dei gesuiti di Cordoba come direttore spirituale e confessore.
Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, nel 1997 è diventato coadiutore e un anno dopo è succeduto al cardinale Antonio Quarracino, per sei anni, fino al 2011 è stato presidente della Conferenza episcopale argentina.
Non ha nè autista nè macchine blu. A Buenos Aires usa la metropolitana. Anche a Roma si muove a piedi o con i mezzi pubblici.
Chi lo conosce lo considera un vero uomo di Dio: la prima cosa che ti chiede, sempre, è di pregare per lui.
Il nuvo Papa, nelle congregazioni pre-conclave aveva parlato di un cristianesimo della misericordia e della letizia.
I suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina.
Senza scantonamenti dottrinali, cerca ogni soluzione possibile per far sentire a casa loro, nella comunità cristiana, anche i più lontani.
La Chiesa, ripete, deve mostrare il volto della misericordia di Dio.
Andrea Tornielli
(da “la Stampa”)
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Marzo 10th, 2013 Riccardo Fucile
SCOLA-OUELLET DA UNA PARTE E SCHERER-SANDRI DALL’ALTRO…SE NON SI DECIDE NEI PRIMI SCRUTINI SUBENTRANO GLI OUTSIDER RANJITH, DOLAN, O’MALLEY, ERDO, SCHONBORG, VINGT-TROIS
«Sulla carta si profila un Conclave breve, in scia agli ultimi tre, tutti risolti con una media di
poco più di cinque scrutini ciascuno», fanno sapere diversi cardinali elettori pronti a entrare in Sistina.
Se così fosse Angelo Scola (71 anni), arcivescovo di Milano, candidato dei riformatori non italiani, vedrebbe aumentare velocemente il proprio bagaglio di 35-40 voti.
Su di lui, però, devono convergere da subito i voti dell’altro riformatore, il franco canadese Marc Ouellet (68 anni) che vanta tra i 10 e i 15 voti
Entrambi devono fare i conti coi curiali che potrebbero non permettere a Scola di raggiungere il numero di 77 voti che servono per l’elezione.
Solo dopo il 34esimo scrutinio si effettua il ballottaggio tra i due più votati. Il candidato dei curiali è il brasiliano Odilo Pedro Scherer (63 anni), arcivescovo di San Paolo, che parte con un pacchetto di 25-30 voti.
Certo, non è l’unico “romano” in gara.
Ci sono anche l’argentino Leonardo Sandri (69 anni), prefetto delle Chiese orientali; Malcolm Ranjith (65 anni), singalese arcivescovo di Colombo; e Francesco Coccopalmerio (75 anni), presidente dei testi legislativi
Ciò che fa pensare a un Conclave rapido sono anche le parole di ieri di padre Federico Lombardi, portavoce vaticano: «Vi assicuro che su 115 elettori non sono molti quelli che devono preoccuparsi di riflettere su quale nome scegliere da Papa».
Segno che la rosa è ristretta, e che i due gruppi potrebbero guerreggiare soltanto sulla carta.
E arrivare presto all’elezione il cui esito, come ha detto ancora Lombardi, verrà reso noto dalla fumata bianca.
Nessun giornalista, insomma, «sarà avvisato via sms», come è avvenuto in questi giorni di Congregazioni generali
Eppure la situazione odierna molto ricorda il secondo conclave del ’78. Entrarono in Sistina due candidati: il conservatore Giuseppe Siri, e il più progressista Giovanni Benelli. Siri sfiorò l’elezione, ma dopo una situazione di stallo venne fuori Karol Wojtyla.
Oggi gli outsider pronti a subentrare sono cinque: Peter Erdo (60 anni), arcivescovo di Budapest che però non sembra spasimare per l’elezione; Timothy Dolan (63 anni), arcivescovo di New York; Sean O’Malley (68 anni), arcivescovo di Boston; Christoph Schà¶nborn (68 anni), arcivescovo di Vienna; e Andrè Vingt-Trois (70 anni) arcivescovo di Parigi. §
Una volta eletto il nuovo Papa sceglierà il segretario di Stato.
I riformatori puntano su diplomatici di nunziature estere come sono Luigi Ventura, nunzio in Francia, e Pedro Là³pez Quintana, nunzio in Canada.
I curiali su una soluzione interna: Giuseppe Bertello, presidente del governatorato, o Mauro Piacenza, prefetto del Clero. Sullo sfondo resta il nome di prestigio del corso Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 1st, 2013 Riccardo Fucile
SONDAGGIO DEMOS: IN DIECI ANNI CROLLA LA FIDUCIA NELLA CHIESA… LA STIMA PER BENEDETTO XVI ORA LA SORPASSA
Si è concluso il papato di Benedetto XVI. Il quale resterà , comunque, Papa. Emerito. 
Come un professore universitario in pensione.
Benedetto XVI, d’altronde, è anche un professore. Un teologo finissimo, che ha guidato la Congregazione per la Dottrina della fede per oltre vent’anni.
Rigoroso nel tracciare i confini della religione cattolica in tempi di secolarizzazione.
Di confronto con altre fedi e altre religioni – assai più esigenti di quella cristiana – veicolate dai flussi migratori.
A Joseph Ratzinger la Chiesa chiedeva di marcare i segni e principi dell’identità religiosa.
In altri termini, il “distintivo cristiano”, come l’ha definito Romano Guardini, teologo importante. Influente ai tempi e nei luoghi di formazione del Pontefice, Romano Guardini (tra Frisinga, Monaco e Tubinga).
Invece Benedetto XVI se ne va. Si ritira. Fiaccato da problemi di salute. Dall’età . Ma forse anche dal peso degli scandali che hanno scosso la Chiesa nel corso del suo papato.
E degli intrighi, delle tensioni che attraversano il Vaticano. Da alcuni anni in modo particolarmente violento.
Una “scelta difficile”, l’ha definita il Papa nella sua ultima udienza.
Ma anche un segno di “umanità “. E di “modernità “, come ha scritto Ezio Mauro, all’indomani dell’annuncio.
Per questo traumatico, per un’istituzione metastorica come la Chiesa.
Per una figura, come il Papa, che fonda il suo riconoscimento, la sua stessa legittimità , oltre ogni modernità .
Oltre il tempo. Oltre l’età – propria e del mondo.
Per questo, il gesto del Papa è un’ammissione di debolezza. Non solo propria, ma anche della Chiesa. Con effetti che rischiano di essere molto più rilevanti di quanto si pensi, nel rapporto tra la Chiesa stessa e la società .
Soprattutto in Italia, dove ha sede il “Soglio pontificio”.
D’altronde, la fiducia nei confronti della Chiesa, fra gli italiani, è calata sensibilmente.
Negli ultimi 10 anni: di quasi 20 punti. Dal 63 nel 2003 al 44% di oggi (sondaggi Demos).
In un Paese nel quale quasi tutti si dicono “cattolici” o, comunque, “cristiani”, è interessante e significativo osservare come oltre metà dei cittadini non nutra fiducia nella Chiesa.
La svolta, a questo proposito, avviene nel 2009, l’anno in cui esplodono gli scandali sulla pedofilia che coinvolgono molti esponenti del clero, a diverso livello e in diversi paesi.
Lo stesso anno in cui Dino Boffo, allora direttore dell’Avvenire, viene “crocifisso” da lettere anonime – e false – amplificate e strumentalizzate da una pesante campagna di stampa.
Allora la fiducia nella Chiesa crolla sotto il 50%. Al di sotto della metà degli italiani.
Ma il declino procede, anche in seguito. Parallelamente alle vicende che scuotono il Vaticano.
E testimoniano di una Chiesa lacerata da lotte di potere.
Certo, la Chiesa non è solo questa. È anche molto altro.
Come testimonia la presenza di religiosi e organizzazioni in diversi luoghi del mondo, fra i poveri e i disperati. Lontano dal Vaticano.
In Italia, peraltro, la Chiesa, in molte aree, costituisce un tessuto associativo e di servizi di grande importanza per il territorio e la società .
Complementare, talora concorrente rispetto a quello pubblico. Ciò non è più sufficiente, però, a garantirle il credito della maggioranza dei cittadini.
Diverso è l’atteggiamento nei confronti del Papa. Benedetto XVI succede a Giovanni Paolo II. Papa Wojtyla.
Capace, come pochi altri, nel nostro tempo, di “personalizzare” la Chiesa. Di unificarne l’immagine. Il Papa dei viaggi nelle diverse terre. Della riconciliazione con le altre religioni. Il Papa che ha estetizzato e sacralizzato anche il dolore, la malattia, la stanchezza.
Fino alla morte.
A differenza di Benedetto XVI, che invece si è “ritirato”, ammettendo la propria inadeguatezza. Ebbene, la popolarità di Papa Ratzinger resta sensibilmente al di sotto rispetto a quella di Wojtyla.
Tuttavia, proprio negli anni degli scandali e del declino della Chiesa, la fiducia nei suoi riguardi è risalita.
E nell’ultimo scorcio, dopo le dimissioni, è cresciuta ancora.
Anche se il giudizio sulle ragioni della rinuncia divergono.
Il 44% degli italiani (intervistati da Demos due settimane fa) le attribuisce a motivi di stanchezza e di salute, secondo la versione proposta dal Papa.
Quasi altrettanti, il 43%, pensano, invece, che le dimissioni siano la conseguenza delle tensioni e delle lotte che lacerano il Vaticano.
Naturalmente, l’orientamento cambia in base alla pratica religiosa.
I praticanti assidui, ma anche quelli saltuari, credono maggiormente alle spiegazioni del Papa. I non praticanti alle ragioni non dette e indicibili, da Ratzinger e dalla Chiesa. Tuttavia, anche fra i cattolici praticanti, l’incredulità sulla versione del Papa è molto estesa.
Tutto ciò ha contribuito, nell’ultimo periodo, a ridimensionare ulteriormente la “fede” nella Chiesa.
Ma non la fiducia verso il Papa. Che, anzi, è risalita ben oltre la Chiesa stessa.
D’altronde, oltre il 70% degli italiani si dice d’accordo con la decisione di Ratzinger.
Senza grandi differenze tra praticanti e non praticanti.
Anche chi ritiene queste dimissioni conseguenza del clima di tensioni e di conflitti interni al Vaticano approva, in larga maggioranza la scelta del Papa.
Perchè si tratta di un’ammissione di vulnerabilità e di inadeguatezza.
Oppure di una “denuncia”, non importa. È, comunque, un segno di “umanità “.
Avvicina il Papa agli uomini.
Ma, forse, anche per questo, è destinato a indebolire ancor di più la Chiesa.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 27th, 2013 Riccardo Fucile
200.000 PERSONE IN PIAZZA SAN PIETRO PER SALUTARE UN GRANDE E CORAGGIOSO PAPA: “NON ABBANDONO LA CHIESA, RESTO NEL RECINTO DI DIO”
”Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima udienza generale del mio pontificato. Grazie di cuore, sono veramente commosso e vedo la Chiesa viva e penso che dobbiamo dire grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona anche se è inverno!”.
Con queste parole Benedetto XVI ha salutato i quasi 200mila fedeli presenti questa mattina in piazza San Pietro per la sua ultima udienza generale.
“Il 19 aprile del 2005 ho pensato: Signore, che cosa mi chiedi? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi sulla Tua parola getterò le reti” e ”il Signore mi ha veramente guidato”, ha detto il Papa, ripercorrendo il suo pontificato e sottolineando le difficoltà attraversate.
“In questi 8 anni il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino, ho potuto sentire la sua presenza ogni giorno. La Chiesa ha vissuto giorni felici, ma anche momenti non facili, nei quali mi sono sentito come San Pietro in barca con i pescatori. Il Signore sembrava dormire, ma ho sempre saputo che in quella barca c’era. La barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua, e il Signore non la lascia affondare”.
In prima fila.
Hanno assistito all’ultima udienza generale numerosi cardinali. In prima fila, sul sagrato della Basilica di San Pietro, i cardinali di Curia Re, Braz de Aviz, Canizares e Antonelli chiacchierano con alcuni arcivescovi residenziali già arrivati per il Conclave, tra i quali l’italiano Bagnasco, gli statunitensi Dolan e Wuerl, l’australiano Pell.
Mai solo.
“Io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino”. Tra gli applausi, Benedetto XVI ha ringraziato i cardinali e i collaboratori, “ad iniziare dal mio Segretario di Stato Bertone, che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni”.
Nessuna privacy.
”Chi assume il ministero petrino – ha detto ancora Papa ritornando con il pensiero ai sentimenti del giorno dell’elezione – non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata. Ho potuto sperimentare – ha aggiunto – e lo sperimento precisamente ora, che uno riceve la vita proprio quando la dona”.
“Non abbandono la croce”.
Da oggi la sua vita non sarà comunque un ”ritornare nel privato”. Benedetto XVI ha detto che non avrà ”una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze, eccetera. Nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di San Pietro. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso.
Passo grave, ma sereno.
Il Papa è tornato a sottolineare la gravità della sua decisione, ma conferma di aver fatto il passo con serenità : “Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità , ma anche con una profonda serenità d’animo. Negli ultimi mesi – ha aggiunto – ho sentito che mie forze erano diminuite e ho chiesto a Dio di illuminarmi nella preghiera per farmi prendere la decisione più giusta non nel mio bene, ma per il bene della Chiesa”.
Preghiere per il successore.
Un pensiero è stato rivolto anche al successore: “Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e soprattutto di pregare per i cardinali, chiamati ad un compito così rilevante, e per il nuovo successore dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito”, ha detto il pontefice, che ha colto l’occasione anche per ringraziare i media: “Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. Qui penso anche a tutti coloro che lavorano per una buona comunicazione e che ringrazio per il loro importante servizio”.
Grazie Italia.
Un particolare saluto il Pontefice lo ha riservato ”alla cara Italia e a Roma”. Rivolgendosi ai pellegrini di lingua itaiana il Papa ha aggiunto: ”grazie per il vostro affetto e amore, grazie”. ”Cari amici – ha quindi aggiunto – grazie per questi otto anni, grazie per la gioia della vostra fede”.
La gioia di Cristo su Twitter, domani account chiuso.
”Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano, di essere amato da Dio che ha dato suo Figlio per noi”.
È questo il nuovo messaggio diffuso da Benedetto XVI su Twitter. Domani, ultimo giorno di pontificato, l’account del papa sarà chiuso.
Alemanno a incontro privato.
Al termine dell’ultima udienza di Benedetto XVI, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha partecipato ad un incontro privato, nella sala Clementina del Vaticano, che il Santo padre ha avuto con i capi di Stato giunti da tutto il mondo per rendergli omaggio.
Grandi misure di sicurezza.
Il Pontefice è stato accolto da un’ovazione, quando la jeep ha fatto il suo ingresso: accanto al Papa, come sempre, il segretario, monsignor Georg Gaenswein.
La vettura si è fermata qualche istante per permettere a Benedetto XVI di prendere in baccio un bambino. La zona è sorvegliata a vista da centinaia di uomini delle forze dell’ordine.
Massiccia anche la presenza degli addetti della Protezione civile.
Via della Conciliazione, ovviamente chiusa al traffico, è stata completamente transennata ed è stato creato un corridio centrale per i mezzi di soccorso mentre maxischermi sono stati montati in previsione di un afflusso di pellegrini e fedeli. Ieri sera sono iniziate le bonifiche delle forze dell’ordine.
Giro della piazza in papamobile.
L’udienza generale è iniziata alle 10.30.
Il Papa dimissionario, il cui pontificato si concluderà domani alle 20, ha fatto il giro dei settori nella piazza con la ‘papamobile’ per salutare da vicino quanti più fedeli possibile.
Poi, come di consueto, la catechesi dal sagrato.
Ci sono innanzitutto i fedeli della diocesi di Roma, guidati dal cardinale vicario Agostino Vallini. Ma a San Pietro ci sono fedeli e personalità anche dal resto d’Italia e dall’estero.
In piazza le bandiere testimoniano la provenienza di persone da ogni parte del mondo: dagli Usa alla Polonia, dall’Egitto alla Cina, dalla Bolivia alla Germania, patria di Joseph Ratzinger.
Benedetto XVI “sta ricevendo messaggi da ogni parte del mondo, anche da personalità di grande rilievo e da capi di Stato”, ha riferito ieri padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.
Tanti hanno annunciato la loro presenza, dal Granduca Ereditario Guillame de Luxembourg al ministro italiano della Salute Renato Balduzzi.
Per associazioni e movimenti cattolici ci saranno Maria Voce del Movimento dei Focolari, Kiko Arguello del Cammino Neocatecumenale, Frere Alois e il Priore della Comunità di Taizeè.
Udienza n°348.
Quella odierna è la 348ma udienza generale di Benedetto XVI nei suoi otto anni di pontificato. Incontri con fedeli e pellegrini, quelli del mercoledì mattina in piazza San Pietro o nell’Aula Paolo VI in Vaticano, che hanno radunato in totale 5.116.600 fedeli (dall’aprile 2005 al 27 febbraio 2013).
La partecipazione più numerosa è avuta nel 2006 quando, alle 45 udienze generali di quell’anno, hanno preso parte 1.031.500 fedeli.
È, invece, il 2011, con un totale di 45 udienze generali, a far registrare il numero più basso di fedeli, in tutto 400.000.
Per quanto riguarda, invece, l’anno in corso quella odierna è l’ottava udienza generale di Papa Ratzinger.
Nuove dimissioni.
Ancora dimissioni nelle alte sfere della Chiesa: il Papa ha accettato oggi le dimissioni “per infermità o altra grave causa” di due vescovi, l’inglese Patrick Altham Kelly, arcivescovo di Liverpool, e l’ausiliare di Armagh in Irlanda, Gerard Clifford.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 21st, 2013 Riccardo Fucile
“NON FORNICARE, NON RUBARE” I DUE COMANDAMENTI VIOLATI NEL DOSSIER CHE SCONVOLGE IL PAPA… LOTTE DI POTERE E DENARO…E L’IPOTESI DI UNA LOBBY GAY
La zizzania. I pesci cattivi. Le “strutture del peccato”.
È giovedì 11 ottobre, Santa Maria Desolata. È il giorno in cui la Chiesa fa memoria di papa Giovanni XXIII, cinquant’anni dal principio del Concilio. Benedetto XVI si affaccia al balcone e ai ragazzi dell’Azione cattolica raccolti in piazza dice così: «Cinquant’anni fa ero come voi in questa piazza, con gli occhi rivolti verso l’alto a guardare e ascoltare le parole piene di poesia e di bontà del Papa. Eravamo, allora, felici. Pieni di entusiasmo, eravamo sicuri che doveva venire una nuova primavera della Chiesa».
Breve pausa. Eravamo felici, al passato. «Oggi la gioia è più sobria, è umile. In cinquant’anni abbiamo imparato che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa”. Che c’è la zizzania, ci sono i pesci cattivi.
Nessuno ha capito, in quel pomeriggio di ottobre. I ragazzi in piazza hanno applaudito e pianto il ricordo di papa Giovanni.
Nessuno sapeva che due giorni prima Benedetto XVI aveva di nuovo incontrato il cardinale Julian Herranz, 83 anni, lo spagnolo dell’Opus Dei da lui incaricato di presiedere la commissione d’indagine su quello che i giornali chiamano Vatileaks.
Il corvo, la fuga di notizie, le carte rubate dall’appartamento del Papa. Herranz ha aggiornato Ratzinger con regolarità .
Ogni settimana, in colloquio riservato, da aprile a dicembre.
Il Papa ha appreso con crescente apprensione gli sviluppi dell’inchiesta: decine e decine di interviste a prelati, porporati, laici. In Italia e all’estero.
Decine e decine di verbali riletti e sottoscritti dagli intervistati. Le stesse domande per tutti, dapprima, poi interviste libere. Controlli incrociati. Verifiche.
Un quadro da cui veniva emergendo una rete di lobby che i tre cardinali hanno diviso per provenienza di congregazione religiosa, per origine geografica. I salesiani, i gesuiti. I liguri, i lombardi.
Infine, quel giorno di ottobre, il passaggio più scabroso.
Una rete trasversale accomunata dall’orientamento sessuale.
Per la prima volta la parola omosessualità è stata pronunciata, letta a voce alta da un testo scritto, nell’appartamento di Ratzinger.
Per la prima volta è stata scandita, sebbene in latino, la parola ricatto: «influentiam», Sua Santità . Impropriam influentiam. 17 dicembre 2012, San Lazzaro.
I tre cardinali consegnano nelle mani del Pontefice il risultato del loro lavoro. Sono due tomi di quasi 300 pagine.
Due cartelle rigide rilegate in rosso, senza intestazione.
Sotto “segreto pontificio”, sono custodite nella cassaforte dell’appartamento di Ratzinger. Le conosce soltanto, oltre a Lui, chi le ha scritte.
Contengono una mappa esatta della zizzania e dei pesci cattivi.
Le «divisioni nel corpo ecclesiale che deturpano il volto della Chiesa», dirà il Papa quasi due mesi dopo nell’Omelia delle Ceneri. È quel giorno, con quelle carte sul tavolo, che Benedetto XVl prende la decisione tanto a lungo meditata.
È in quella settimana che incontra il suo biografo, Peter Seewald, e poche ore dopo aver ricevuto i tre cardinali gli dice «sono anziano, basta ciò che ho fatto».
Quasi le stesse parole, in quell’intervista poi pubblicata su Focus, che dirà a febbraio al concistoro per i martiri di Otranto: “»Ingravescente aetate».
«Noi siamo un Papa anziano», aveva già allargato le braccia molte volte, negli ultimi mesi, in colloqui riservati. Dunque nella settimana prima di Natale il Papa prende la sua decisione.
Con queste parole la commenta il cardinale Salvatore De Giorgi, un altro dei tre inquisitori che redigono la “Relationem”, presente al momento della rinuncia: «Ha fatto un gesto di fortezza, non di debolezza. Lo ha fatto per il bene della Chiesa. Ha dato un messaggio forte a tutti quanti nell’esercizio dell’autorità o del potere si ritengono insostituibili. Ha visto i problemi e li ha affrontati con un’iniziativa tanto inedita quanto lungimirante ».
Ha assunto su di sè la croce, insomma. Non ne è sceso, al contrario.
Ma chi sono «coloro che si ritengono insostituibili? ».
Riecheggiano le parole dell’Angelus di domenica scorsa: bisogna «smascherare le tentazioni del potere che strumentalizzano Dio per i propri interessi».
La “Relationem” ora è lì. Benedetto XVI la consegnerà nelle mani del prossimo Papa, che dovrà essere abbastanza forte, e giovane, e «santo» – ha auspicato – per affrontare l’immane lavoro che lo attende.
È disegnata, in quelle pagine, una geografia di «improprie influenze» che un uomo molto vicino a chi le ha redatte descrive così: «Tutto ruota attorno alla non osservanza del sesto e del settimo comandamento». Non commettere atti impuri. Non rubare.
La credibilità della Chiesa uscirebbe distrutta dall’evidenza che i suoi stessi membri violano il dettato originario.
Questi due punti, in specie.
Vediamo il sesto comandamento, atti impuri. La Relazione è esplicita. Alcuni alti prelati subiscono «l’influenza esterna» – noi diremmo il ricatto – di laici a cui sono legati Chiesa è fatta di uomini.
Il Pontefice ha quasi le stesse parole che aveva utilizzato monsignor Attilio Nicora, allora ai vertici dello Ior, nella lettera rubata dalle segrete stanze al principio del 2012: quella lettera poi pubblicata colma di omissis a coprire nomi.
Molti di quei nomi e di quelle circostanze riaffiorano nella Relazione.
Da vicende remote, come quella di monsignor Tommaso Stenico sospeso dopo un’intervista andata in onda su La 7 in cui raccontava di incontri sessuali avvenuti in Vaticano.
Riemerge la vicenda dei coristi di cui amava circondarsi il Gentiluomo di sua Santità Angelo Balducci, agli atti di un’inchiesta giudiziaria.
I luoghi degli incontri. Una villa fuori Roma. Una sauna al Quarto Miglio. Un centro estetico in centro. Le stanze vaticane stesse.
Una residenza universitaria in via di Trasone data in affitto ad un ente privato e reclamata indietro dal Segretario di Stato Bertone, residenza abitualmente utilizzata come domicilio romano da un arcivescovo veronese.
Si fa menzione del centro “Priscilla”, che persino da ritagli di stampa risulta essere riconducibile a Marco Simeon, il giovane sanremese oggi ai vertici della Rai e già indicato da monsignor Viganò come l’autore delle note anonime a suo carico. Circostanze smentite dai protagonisti sui giornali, ma approfondite e riprese dalla Relazione con dovizia di dettagli.
I tre cardinali hanno continuato a lavorare anche oltre il 17 dicembre scorso.
Sono arrivati fino alle ultime vicende che riguardano lo Ior – qui si passa al settimo comandamento – ascoltando gli uomini su cui confida Tarcisio Bertone a partire dal suo braccio destro, il potentissimo monsignor Ettore Balestrero, genovese, classe 1966.
Sono arrivati fino alla nomina del giovane Renè Bruelhart alla direzione dell’Aif, l’autorità finanziaria dell’Istituto.
Il terzo dei cardinali inquirenti, Josef Tomko, è il più anziano e dunque il più influente della triade. Ratzinger lo ha richiamato in servizio a 88 anni.
Slovacco, era stato con Woijtyla a capo del controspionaggio vaticano. Aveva seguito di persona la spinosa questione dei contributi anche economici alla causa polacca come delegato ai rapporti con l’Europa orientale.
Dopo monsignor Luigi Poggi, scomparso nel 2010, è l’ultimo custode di quella che ancora oggi si chiama l’Entità , il “Sodalitium pianum” di antica memoria, il servizio segreto vaticano formalmente smantellato da Benedetto XV, nel nome predecessore di Ratzinger.
Poichè i simboli e i gesti, a San Pietro, contano assai più delle parole chi è molto addentro alle liturgie vaticane fa notare questo.
Nell’ultimo giorno del suo pontificato, Benedetto XVI riceverà i tre cardinali estensori della Relationem in udienza privata.
Subito dopo, al fianco di Tomko, vedrà i vescovi e i fedeli slovacchi in Santa Maria Maggiore.
La sua ultima udienza pubblica. 27 febbraio, San Procopio il Decapolita, confessore. Poi il conclave.
Concita De Gregorio
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile
POTREBBE ESSERE IL TURNO DEL PAPA DI COLORE, MA IL PIU’ ACCREDITATO RESTA L’ARCIVESCOVO DI MILANO
E ora? Dopo le dimissioni del Papa subentreranno le diverse autorità della sede vacante e della
preparazione del Conclave, senza che ci siano i novendiali e le altre cerimonie che in passato hanno accompagnato la sede vacante per le esequie del Sommo Pontefice. «A quel punto avranno luogo le attività delle congregazioni dei cardinali che si orienteranno sulle elezione fin dall’inizio e, visto che questo comincia dal primo di marzo, e che l’esperienza ci parlava in passato di una elezione nel giro di 15-20 giorni, possiamo prevedere che nel mese di marzo dovremmo avere il nuovo Papa, per Pasqua», spiega il portavoce vaticano padre Federico Lombardi.
Passati gli ottanta i cardinali non partecipano al conclave per eleggere il successore di Pietro.
Questo formalmente non impedisce di essere eletti.
Intanto nei corridoi della Curia romana corrono i nomi dei papabili.
Il più accreditato successore di Joseph Ratzinger è l’arcivescovo ciellino di Milano, Angelo Scola.
Subito dopo l’annuncio choc delle dimissioni di Benedetto XVI dal pontificato si affacciano le prime speculazioni sui possibili successori: uno dei papabili è il cardinale austriaco Christoph Schoenborn.
L’arcivescovo di Vienna, 67 anni, rientra nel solco della tradizione segnata da Benedetto XVI, ma portavoce di una linea riformista nella Chiesa cattolica.
Potrebbe essere scoccata l’ora del primo Pontefice “extra-europeo” della storia.
In pole position, il filippino Luis Antonio Tagle, l’americano Timothy Dolan, il brasiliano d’origini tedesche Odilo Pedro Scherer.
Vengono attribuite chances anche ai porporati di Curia, il franco canadese Marc Ouellet (prefetto dei Vescovi), l’italiano Gianfranco Ravasi, a capo della Cultura, l’argentino Leonardo Sandri, prefetto delle Chiese orientali,il francese Jean-Louis Tauran (responsabile del dialogo interreligioso), il ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson,ministro degli Affari sociali.
E molti ricordano che già prima della sua elezione al Soglio di Pietro lo stesso Joseph Ratzinger disse nel 2004 a una televisione teledesca che i tempi erano maturi per un pontefice di colore.
Benedetto XVI «naturalmente non parteciperà al Conclave», ha precisato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Joseph Ratzinger, precisa padre lombardi, «ha detto molte volte che aveva pensato di dedicare la sua età anziana alla preghiera e allo studio, alla riflessione, eventualmente alla scrittura.
Sono tutte cose che può fare liberissimamente e immaginiamo possa compiere, dipenderà da lui». Dunque Benedetto XVI non sarà più Papa dal 28 febbraio.
E la notizia diffusa dalle agenzie ha subito trovato riscontri sulle lavagne dei bookmaker d’oltremanica, che già nel 2011 si erano messi all’erta dopo le voci, poi smentite, sulle sue dimissioni.
Stavolta l’addio al pontificato è certo e in lavagna sono aperte le scommesse sul successore.
Sulla provenienza, la “battaglia” è tra Italia e Africa, date rispettivamente a 2,75 e 3,00 dai quotisti dell’agenzia Paddy Power.
Un testa a testa che trova conferma anche nella lista dei nomi: il cardinale nigeriano Francis Arinze, fa sapere Agipronews, è la prima scelta a 2,90, seguito a 3,25 dal ghanese Peter Turkson e dal cardinale canadese Marc Ouellet (6,00).
Il primo italiano è l’arcivescovo Angelo Scola (8,00), seguito dal cardinale Bertone a 13,00.
Si punta anche sul nome del prossimo pontefice: Pietro è avanti a 5,00, Pio segue a 6,00, Giovanni Paolo e Giovanni sono a 7,00, mentre un altro Benedetto si gioca a 9,00.
Giacomo Galeazzi
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Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile
L’ADDIO DEL PAPA LEGATO A UNA CRISI DI SISTEMA FATTA DI CONFLITTI, MANOVRE E TRADIMENTI
Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia.
Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato.
È come se Benedetto XVI avesse cercato di emancipare il papato e la Chiesa cattolica dall’ipoteca di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto, invece, vittima.
È difficile non percepire la sua scelta come l’esito di una lunga riflessione e di una lunga stanchezza.
Accreditarlo come un gesto istintivo significherebbe fare torto a questa figura destinata e entrare nella storia più per le sue dimissioni che per come ha tentato di riformare il cattolicesimo, senza riuscirci come avrebbe voluto: anche se la decisione vera e propria è maturata domenica.
Quello a cui si assiste è il sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un «Santo Padre» di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da «maestra di vita» a «peccatrice»; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di «imputata globale», aggredita e spinta quasi a forza dalla parte opposta del confessionale.
Senza questo trauma prolungato e tuttora in atto, riesce meno comprensibile la rinuncia di Benedetto XVI.
È la lunga catena di conflitti, manovre, tradimenti all’ombra della cupola di San Pietro, a dare senso ad un atto altrimenti inesplicabile; e per il quale l’aggettivo «rivoluzionario» suona inadeguato: troppo piccolo, troppo secolare.
Quanto è successo ieri lascia un senso di vuoto che stordisce
E nonostante la sua volontà di fare smettere il clamore e lo sconcerto intorno alla Città del Vaticano, le parole accorate pronunciate dal Papa li moltiplicano.
Aggiungono mistero a mistero.
Ne marcano la silhouette in modo drammatico, proiettando ombre sul recente passato. Consegnano al successore che verrà eletto dal prossimo Conclave un’istituzione millenaria, di colpo appesantita e logorata dal tempo.
E adesso è cominciata la caccia ai segni: i segni premonitori.
Come se si sentisse il bisogno di trovare una ragione recondita ma visibile da tempo, per dare una spiegazione alla decisione del Papa di dimettersi: a partire dall’accenno fatto l’anno scorso da monsignor Luigi Bettazzi; e poco prima dall’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, che si era lasciato scappare questa possibilità durante un viaggio in Cina, ipotizzando perfino un complotto contro Benedetto XVI
Ma la ricerca rischia di essere una «via crucis» nella crisi d’identità del Vaticano.
Riaffiora l’immagine di Joseph Ratzinger che lascia il suo pallio, il mantello pontificio sulla tomba di Celestino V, il Papa che «abdicò» nel 1294, durante la sua visita all’Aquila dopo il terremoto, il 28 aprile del 2009.
Oppure rimbalza l’anomalia dei due Concistori indetti nel 2012 «per sistemare le cose e perchè sia tutto in ordine», nelle parole anonime di un cardinale.
O ancora tornano in mente le ripetute discussioni col fratello sacerdote Georg, sulla possibilità di lasciare.
Qualcuno ritiene di vedere un indizio della volontà di dimettersi perfino nei lavori di ristrutturazione dell’ex convento delle suore di clausura in corso nei giardini vaticani: perchè è lì che Benedetto XVI andrà a vivere da «ex Papa», dividendosi col palazzo sul lago di Castel Gandolfo, sui colli a sud di Roma
L’Osservatore romano scrive che aveva deciso da mesi, dall’ultimo viaggio in Messico.
Ma è difficile capire quando l’intenzione, quasi la tentazione di farsi da parte sia diventata volontà e determinazione di compiere un gesto che «per il bene della Chiesa», nel breve periodo non può non sollevare soprattutto domande; e mostrare un Vaticano acefalo e delegittimato nella sua catena di comando ma soprattutto nel suo primato morale: proprio perchè di tutto questo Benedetto XVI è stato l’emblema e il garante.
«Il Papa continua a scrivere, a studiare. È in salute, sta bene», ripetono quanti hanno contatti con lui e la sua cerchia. «Non è vero che sia malato: stava preparando una nuova enciclica». Dunque, la traccia della malattia sarebbe fuorviante.
Smonta anche il precedente delle lettere riservate preparate segretamente da Giovanni Paolo II nel 1989 e nel 1994, nelle quali offriva le proprie dimissioni in caso di malattia gravissima o di condizioni che gli rendessero impossibile «fare il Papa» in modo adeguato.
Ma l’assenza di motivi di salute rende le domande più incalzanti.
E ripropone l’unicità del passo indietro.
Il gesuita statunitense Thomas Reese calcola che nella storia siano state ipotizzate le dimissioni di una decina di pontefici.
Ma fa notare che in generale i papi moderni hanno sempre scartato questa possibilità .
Eppure, gli scritti di Ratzinger non hanno mai eluso il problema, anzi: lentamente affiora la realtà di un progetto accarezzato da tempo.
«I due Georg sapevano», si dice adesso, alludendo al fratello Georg Ratzinger e a Georg Gà¤nswein, segretario particolare del pontefice.
Forse, però, colpisce di più che fosse all’oscuro di tutto il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato e numero uno del Collegio Cardinalizio; e con lui altre «eminenze», che parlano di «fulmine a ciel sereno».
È come se perfino in queste ore si intravedesse una singolare struttura tribale, che ha dominato la vita di Curia con amicizie e ostilità talmente radicate da essere immuni a qualunque richiamo all’unità del pontefice.
Sotto voce, si parla del contenuto «sconvolgente» del rapporto segreto che tre cardinali anziani hanno consegnato nei mesi scorsi a proposito di Vatileaks, la fuga di notizie riservate per la quale è stato incriminato e condannato solo il maggiordomo papale, Paolo Gabriele.
Si fa notare che da oltre otto mesi lo Ior, l’Istituto per le opere di religione considerato «la banca del Papa», è senza presidente dopo la sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi.
Rimane l’eco intermittente dello scandalo dei preti pedofili, che pure il pontefice ha affrontato a costo di scontrarsi con una cultura del segreto ancora diffusa negli ambienti vaticani.
E continuano a spuntare «buchi» di bilancio a carico di istituti cattolici, dopo la presunta truffa milionaria a danno dei Salesiani: un episodio imbarazzante per il quale il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inutilmente cercato la solidarietà e la comprensione della magistratura italiana. È questa eredità di inimicizie, protagonismi, lotta fra correnti, faide economiche con risvolti giudiziari che sembra aver pesato più di quanto si immaginasse sulle spalle infragilite di Benedetto XVI.
È come se avesse interiorizzato la «malattia» della crisi vaticana di credibilità , irrisolta e apparentemente irrisolvibile.
Conferma il ministro Andrea Riccardi, che lo conosce bene: «Ha trovato difficoltà e resistenze più grandi di quelle che crediamo. E non ha trovato più la forza per contrastarle e portare il peso del suo ministero. Bisogna chiedersi perchè»
Ma nel momento in cui decide di dimettersi da Papa, Benedetto XVI infrange un tabù plurisecolare, quasi teologico.
Fa capire alla nomenklatura vaticana che nessuno è insostituibile: nemmeno l’uomo che siede sulla «Cattedra di Pietro». E apre la porta a una potenziale ondata di dimissioni.
Soprattutto, addita al Conclave la drammaticità della situazione della Chiesa.
Dà indirettamente ragione a quegli episcopati mondiali, in particolare occidentali, che da mesi osservano la Roma papale come un nido di conflitti e manovre fra cordate che da tempo pensano solo alla successione.
L’annuncio delle dimissioni avviene in coincidenza con l’anniversario dei Patti lateranensi; e nel bel mezzo di una campagna elettorale: al punto che ieri alcuni leader si chiedevano se interrompere per un giorno i comizi.
Ma già si guarda avanti. Bertone ha chiesto di incontrare per una decina di minuti il capo dello Stato Giorgio Napolitano prima della festa in ambasciata di oggi pomeriggio.
E il «toto-Papa» impazza, con le scommesse fuorvianti sull’«italiano» o il «non italiano». Stavolta, in realtà , sarà un Conclave diverso.
Il sacrificio di Benedetto XVI, per quanto controverso, mette tutti davanti a responsabilità ineludibili.
Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile
LA COMMOZIONE DI BERTONE. LA SORPRESA DI SCOLA, L’AMAREZZA DI BAGNASCO
Porta Sant’Anna, il varco tra l’universo esterno e la città papale, mezz’ora dopo l’annuncio di Benedetto
XVI.
Lo sgomento della Chiesa di Roma assume forme diverse. La preghiera di tanti.
Ma anche la sequela impressionante di auto blu targate Scv, Stato Città del Vaticano, che sfrecciano da via di Porta Angelica verso Porta Sant’Anna a tutta velocità , appena un rapido segnale con i fari e la guardia svizzera si fa da parte quasi con un balzo. All’interno, prelati attaccati al telefonino, severi funzionari in cravatta scura come i loro volti impenetrabili.
Di solito, qui a Sant’Anna, il rito prevede una breve sosta, un saluto, un ingresso a velocità ridottissima.
Oggi tutto ha il sapore di allarme e di emergenza.
Di vertici convocati all’improvviso.
Il contrasto con piazza San Pietro è netto, un’ora dopo l’annuncio appaiono più troupe televisive e giornalisti che fedeli.
Solo alle 16 il tradizionale rosario recitato ogni pomeriggio sulla sinistra della scalinata di San Pietro, e trasmesso in diretta sul web, viene dedicato «alle intenzioni espresse dal Sommo Pontefice».
Nella grande Basilica cuore della cattolicità , tutto è normalissimo.
Forse qualche fedele in più in ginocchio davanti al sepolcro del Beato Giovanni Paolo II. Ma niente di più.
Poi provvede l’acquazzone a scoraggiare possibili veglie di preghiera in piazza.
Pregano però in tanti, soprattutto ai vertici della Chiesa italiana.
Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, parla ai fedeli riuniti nella chiesa di Santa Maria di Lourdes in via Fratelli Induno.
La commozione è sincera, trasparente: «La decisione mi ha sorpreso completamente. Tutti voi, come noi, come me, abbiamo bisogno di assimilare questo momento. Sarà , come il Papa ha detto, per il bene della Chiesa. Accogliamo questa decisione con fede e serenità . Siamo nelle mani di Dio e Dio conduce la Chiesa con serenità e sicurezza».
Anche il segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, parla di una «decisione inattesa, sconvolgente, emozionante e commovente», annunciata «davanti ai cardinali presenti smarriti ed emozionati».
E descrive lo stato d’anima del papa «molto sereno».
L’amarezza del cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Cei, è dichiarata: «Una decisione che ci lascia con l’animo carico di dolore e di rincrescimento. Ancora una volta Benedetto XVI ha offerto esempio di profonda libertà interiore».
Lo stupore dei Pastori è parallelo a quello della Chiesa di base, a contatto con i fedeli giorno per giorno. I frati di Assisi, «attoniti e sorpresi», appena saputa la notizia si sono raccolti sulla tomba di San Francesco: «Preghiamo per il Santo Padre e per la Chiesa in questo particolare momento storico», annuncia una nota divulgata da padre Enzo Fortunato.
Con i frati, il custode del Sacro Convento, padre Giuseppe Piemontese, e il ministro generale padre Marco Tasca.
La Roma papale è anche città di popolose parrocchie.
Per esempio il Sacro Cuore di Cristo Re in Prati, l’ingresso è accanto alla Rai in viale Mazzini.
Dice il parroco, padre Angelo Arrighini: «La decisione di Benedetto XVI è estremamente significativa, basti dire che è la prima dopo secoli. Il Papa aveva già in qualche modo preannunciato una simile eventualità , ma quando l’annuncio è arrivato ha colto di sorpresa tutti. Una sorpresa direi piacevole, nella prospettiva della fede, proprio per il coraggio con cui è arrivato alla sua decisione».
Don Andrea Fulco è invece il viceparroco di Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido: «Benedetto XVI rappresenta la tradizione apostolica e incarna il successore di Pietro. Se ha stabilito di intraprendere questo cammino, significa che dobbiamo accogliere il suo messaggio col dovuto senso del mistero e con tanta preghiera. Un momento non facile ma servirà alla salvezza di tutta la Chiesa».
Una pausa: «L’annuncio è giunto inaspettato. Ma lo Spirito soffia dove vuole, su ogni cosa. Lo Spirito non si può prevedere e a noi non resta che raccoglierci in preghiera».
E la Chiesa lontana delle missioni, come la prenderà ?
Risponde padre Venanzio Milani, comboniano, presidente della Misna, l’agenzia giornalistica che offre le notizie provenienti da tutte le missioni cattoliche nel mondo: «Di dimissioni del Papa si era già parlato ai tempi della malattia di Giovanni Paolo II. Sia lui che Benedetto XVI rappresentano personalità altamente responsabili e consapevoli dell’ufficio. Cioè grandi persone che possono rendere grandi decisioni come questa, in uno spirito di fede e di fiducia nelle persone umane e del Padreterno».
I fedeli «lontani» comprenderanno?
«Io credo di sì, il fatto che il Papa ammetta la debolezza legata alla sua età avanzata trasforma il suo gesto in un atto di forza e di fiducia proprio nel compito del Papa. La Chiesa è fatta di uomini, quindi di questioni anche umane. Le dimissioni del Pontefice romano testimoniano responsabilità e coerenza, desteranno dappertutto stupore e ammirazione. Indicheranno anche un nuovo inizio…».
(da “il Corriere della Sera”)
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Febbraio 11th, 2013 Riccardo Fucile
CORO UNANIME DI APPREZZAMENTO AL GESTO RIVOLUZIONARIO DI UN GRANDE TEOLOGO E DI UN PAPA FEDELE ALLA DOTTRINA DELLA CHIESA
Patriarca di Venezia: “Decisione che esprime grandezza”. 
La decisione annunciata oggi dal Papa “ha sorpreso tutti” e “dice la grandezza” di Benedetto XVI, perchè “se il Santo Padre ha pensato e riflettuto, di fronte al Signore, ritenendo di non avere più le forze e le energie fisiche per il buon governo della Chiesa, dobbiamo renderci conto che abbiamo un grande Papa”
Cardinale di Parigi: “Rotto un tabù”.
Con la sua decisione di lasciare il pontificato, Benedetto XVI ha “rotto un tabù secolare” che “apre una nuova fase nella storia del Papato”: lo ha detto monsignor Andrè Vingt-Trois, cardinale di Parigi e presidente della Conferenza dei vescovi di Francia
Sacerdote amico di Wojtyla: “Ratzinger non ha voluto ripetere ultimi mesi di Giovanni Paolo II”.
“Penso che non volesse ripetere gli ultimi drammatici mesi di pontificato di Giovanni Paolo II”, ha detto oggi padre Adam Boniecki, sacerdote polacco amico di Papa Wojtyla
Arcivescovo Canterbury: “Grande dignità e coraggio”‘
Abbiamo appreso con tristezza ma completa comprensione della dichiarazione di Papa Benedetto, che ha ricoperto il suo ruolo con grande dignita’, comprensione e coraggio”. È quanto ha dichiarato in una nota l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby.
Bagnasco: “Esempio di libertà interiore”.
“Una decisione che ci lascia con l’animo carico di dolore e di rincrescimento; ancora una volta Benedetto XVI ha offerto esempio di profonda libertà interiore”.
Teologo e amico Seckler: “Ha sofferto intrighi di Roma”.
Papa Benedetto XVI ha sofferto molto “per gli intrighi di Roma”. A confidarlo a Tubinga all’agenzia stampa tedesca Dpa è il teologo Max Seckler, vecchio amico del Pontefice. “Ha sofferto molto per certe cose associate al suo incarico – ha commentato Seckler -. E’ difficile immaginare gli intrighi che ci sono a Roma con i quali ha dovuto combattere. E’ qualcosa che lo ha colpito molto perchè è un teologo e una persona nobile”
Cameron. “Il Papa ha lavorato per rafforzare legami con Gran Bretagna”.
Papa Benedetto XVI “mancherà come capo spirituale a milioni di persone
Il fratello Georg: “Sapevo da mesi, medico sconsigliò lunghi viaggi”.
Il medico, ha poi spiegato Georg Ratzinger, aveva raccomandato al Papa di rinunciare a compiere nuovi viaggi transatlantici. Il Pontefice inoltre lamentava difficoltà nel camminare, ha aggiunto il fratello, per il quale “si tratta di un fatto naturale. Mio fratello vuole più tranquillità alla sua età “. Il sacerdote, di 4 anni più grande di Papa Benedetto, ha detto che era a conoscenza da mesi dell’intenzione del Papa di rinunciare.
Israele, rabbino capo loda il Papa. Il Papa merita lodi e tanto credito.
E’ questa la reazione del rabbino capo di Israele, Yona Metzger, all’annuncio della rinuncia di Papa Ratzinger al soglio pontificio.
Metzger ha lodato il papa per l’impronta data al dialogo interreligioso e ha aggiunto che le relazioni tra Israele e il Vaticano non sono mai state migliori. “Nel corso del suo pontificato – ha detto – abbiamo registrato le migliori relazioni da sempre tra la Chiesa e il rabbinato capo e auspichiamo che questa tendenza continui. Credo – ha aggiunto il rabbino capo – che questo Papa meriti tanto credito per i progressi fatti nel dialogo interreligioso tra giudaismo, cristianesimo e islamismo. Auguriamo al papa – ha concluso Metzger – buona salute e lunga vita”.
Foad Aodi: “Arabi in Italia ringraziano Papa per appelli costruttivi”.
“Siamo addolorati e molto sorpresi per le dimissioni di Papa Benedetto XVI” .
Lo afferma in una nota Foad Aodi, presidente della Comunità del Mondo arabo in Italia (Comai). “Ringraziamo il Papa per i suoi numerosi appelli costruttivi a favore della pace, dei diritti umani e degli immigrati, per gli aiuti umanitari ai civili in difficoltà , per il dialogo interculturale ed interreligioso”, continua Aodi. “Sicuramente è un atto coraggioso e pieno di responsabilità ed è un insegnamento per tutti i leader nel mondo, rappresenta una novita” assoluta. Auspichiamo che la Chiesa italiana possa reagire unita per superare questo momento che ha sorpreso tutti e per affrontare la successione con serenità e speranza augurando che il successore sia un Papa italiano – conclude Aodi – Il mondo arabo ribadisce la sua vicinanza al Papa e a tutta la Chiesa cattolica ed è pronto per proseguire e intensificare la collaborazione e il dialogo con tutte le religioni”.
Don Ciotti: “Contropiede intelligente che annuncia cambiamenti”.
“Un contropiede intelligente ed è un segno profetico perchè cambia e annuncia cambiamenti. Gesto di grande coraggio ma soprattutto di grande libertà . Per chi fosse distratto, è un richiamo forte alla responsabilità intesa come servizio e mai gestita come potere da conservare. Suonano ancora forti le sue parole per gli ultimi, i poveri, sulla corruzione ed usura e il richiamo ancora più forte pronunciato a Palermo in piazza Politeama dove Ratzinger sottolineò “mafia, strada di morte incompatibile con il vangelo”. Così don Luigi Ciotti, presidente di Libera e gruppo Abele.
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