Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
UN DOSSIER DI “LIBERA”, L’ASSOCIAZIONE DI DON CIOTTI, REGISTRA E DENUNCIA IL MALAFFARE SEGUITO AL TERREMOTO DELL’AQUILA… LA DITTATURA DELLA PROTEZIONE CIVILE, LO SBARCO DELLE CRICCHE, I LEGAMI CON LE AMMINISTRAZIONI DELLO STATO…1600 BAGNI CHIMICI PIU’ DEL RICHIESTO, BUTTATI 4 MILIONI DI EURO… ILCOSTO A MQ DELLE CASE, LE AZIENDE SOSPETTATE DI MAFIA
È un viaggio nella fossa d’Abruzzo e nella ricostruzione che non c’è, un’inchiesta completa sul business fatto sui morti e fra i palazzi di sabbia, un rapporto da brivido su appalti piccoli e grandi pilotati in nome di un’emergenza che non finisce mai.
Il dossier ha per titolo “L’Isola Felice” e descrive cosa è accaduto all’Aquila già nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, quando a poche ore dalla tragedia con i soccorsi sono arrivati anche i primi sciacalli.
Una cinquantina di pagine firmate da Angelo Venti su bagni chimici e aziende al di sotto di ogni sospetto, sul mistero delle macerie scomparse, sul giallo degli isolatori sismici non omologati, sui costi delle case promesse da Berlusconi.
“È un lavoro che abbiamo voluto tutti noi di Libera perchè, oggi più che mai, abbiamo il dovere di rompere il silenzio”, dice don Luigi Ciotti.
Il rapporto sarà distribuito in 40mila copie la prossima settimana all’Aquila.
“La scossa delle 3.32 ha spazzato via quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di questa come un’isola felice”, scrive Venti partendo subito dal primo affare: l’oro dei bagni chimici.
Quell’odore di mafie lo sentono subito in Abruzzo.
Così apre il dossier: “Il rischio delle infiltrazioni non deve attendere l’inizio della ricostruzione, anzi arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile e con un appalto sul modello di gestione dei Grandi Eventi”.
Il costo sostenuto per i bagni chimici è una parte consistente delle spese della prima emergenza: quasi un quarto dei fondi per il mantenimento delle tendopoli.
Le segnalazioni raccolte dal presidio di Libera parlano di liquami smaltiti illegalmente nei fiumi, di bolle di trasporto falsificate, di ditte che subiscono sabotaggi, di contatti fra i manager di quelle aziende e funzionari della Protezione civile per gonfiare le fatture.
Molte di quelle società , da anni, collaboravano con la Protezione civile per la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania.
Alla fine, nelle tendopoli, si conteranno circa 3.600 bagni chimici, ciascuno al prezzo di 79 euro al giorno e per una spesa di oltre 8 milioni al mese.
Da conti fatti dagli esperti i bagni trasportati nel “cratere” sarebbero stati 1.600 in più del necessario: oltre 3 milioni e 800 mila euro al mese sottratti alla ricostruzione vera.
Poi c’è l’affare oscuro delle macerie.
Scoperto il 13 aprile 2009, giorno di Pasquetta, quando i ragazzi di Libera fotografano ruspe e camion che trasportano a Piazza d’Armi, zona militare interamente recintata.
Le macerie e ogni sorta di arredi ed effetti personali vengono macinati dentro due macchine tritasassi.
Gli autisti dichiarano che provenivano dalla Casa dello studente e altri palazzi crollati in via XX settembre, un paio di giorni prima la procura – per quei palazzi – aveva annunciato l’apertura di un’inchiesta per “crolli sospetti”.
Si blocca tutto.
“Ma lo smaltimento è anche un affare da decine di milioni di euro che scatena gli appetiti di speculatori e criminalità “, scrivono quelli di Libera.
E spiegano: “Anche la vicenda della ditta che detiene la proprietà della ex Teges (è l’unica cava dove hanno rovesciato le macerie, ndr), la T&P srl, fa sorgere altre domande. Nel giugno 2009 la T&P vede l’ingresso di un nuovo socio con legami con diverse altre società , tra cui l’aquilana Abruzzo inerti srl, partecipata a sua volta dalla romana Sicabeton spa, grossa azienda con interessi in Italia e all’estero”.
Personaggi e società del gruppo Sicabeton sono stati indagati dai carabinieri di Palermo e figurano in un rapporto consegnato nel 1991 al giudice Falcone. La Sicabeton spa, poi, risulterebbe inserita nell’elenco delle imprese a rischio censite dalla Procura nazionale antimafia.
È tutto un intrigo di soldi e cemento.
E a gestire il cantiere più grande d’Europa è il Dipartimento di Protezione civile.
Altro capitolo, il Progetto C. a. s. e.: “È la prima volta nella storia delle catastrofi italiane che la Protezione civile si occupa di ricostruzione sostituendosi agli enti locali. Quello degli alti costi del Progetto C. a. s. e. è un capitolo aperto, non si hanno dati completi delle spese effettive e non vi è accordo sui costi reali da conteggiare”.
A giugno 2010, la Procura nazionale antimafia e la procura dell’Aquila però hanno iniziato le indagini “per accertare se i 2.700 euro a metro quadrato pagati sono rispondenti alla qualità delle realizzazioni”.
Nel dossier si ricostruisce anche il primo caso sospetto di infiltrazione mafiosa.
È il giugno del 2009 e si scopre che fra le ditte del movimento terra a Bazzano, c’è l’Impresa Di Marco srl di Carsoli: l’amministratore unico è Dante Di Marco, lo stesso della Marsica plastica srl coinvolta due anni prima in un’inchiesta dove era finito Massimo Ciancimino con i suoi soldi. Un’inchiesta che gli investigatori definirono “il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo”.
Oggi sono oltre 300 le imprese siciliane, calabresi e napoletane “attenzionate” dall’antimafia.
Molte hanno sede sociale al nord, naturalmente sono intestate a figli o a nipoti, mafiosi e camorristi.
Attilio Bolzoni e Carmine Saviano
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 7th, 2010 Riccardo Fucile
“HO SEGNALATO AL TERZO POLO LA MIA DISPONIBILITA”… LA MORATTI PREOCCUPATA NON COMMENTA, IL PDL MILANESE SE LA FA SOTTO E PARLA DI “TRADIMENTO”…. NON HANNO ANCORA CAPITO CHE MILIONI DI ITALIANI AVEVANO VOTATO PDL PERCHE’ C’ERA FINI, TURANDOSI MONTANELLIANAMENTE IL NASO PER LA PRESENZA DI BERLUSCONI… PRESTO LO CAPIRANNO
«Ho già segnalato ai triumiviri la mia decisione. Sono disponibile alla candidatura a sindaco di Milano».
Lo ha reso noto, ai microfoni della radio CNRmedia, l’europarlamentare e già primo cittadino del capoluogo lombardo Gabriele Albertini, nel giorno di Sant’Ambrogio, festa patronale della città .
«L’ho comunicato ieri a Fini, Casini e Rutelli – ha spiegato Albertini – Aspetto che commentino e prendano una decisione. La mia scelta è sul loro tavolo. Non anticipo il contenuto della mia comunicazione, che ho spedito ieri, loro ne conoscono il contenuto. Sono quindi disponibile alla candidatura a sindaco di Milano».
Albertini più tardi ha specificato che la sua è una disponibilità , non un’avvenuta candidatura: «Voglio precisare che ho solo dichiarato che in data odierna ho spedito una comunicazione personale a Fini, Casini e Rutelli contenente la mia decisione in merito alla candidatura a sindaco di Milano. Sono in attesa di riscontro».
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, non ha voluto commentare la decisione di Albertini: «Per me oggi è un giorno di festa – ha detto il sindaco, al termine della cerimonia degli Ambrogini -, non penso a nient’altro».
Conversando con i cronisti, il sindaco di Milano si è limitato ad aggiungere, in merito alla candidatura che ha tutti i crismi per rivelarsi insidiosa: «Aspettiamo novità e vediamo».
«È davvero una delusione. Lo dico con profondissima amarezza. Dico la verità : non me l’aspettavo», ha affermato il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà , presidente della Provincia di Milano.
«A questo punto diventa incompatibile con un posto di assoluto rilievo nella commissione affari esteri, la più importante del Parlamento Europeo – ha aggiunto Podestà -. Un anno e mezzo fa ha chiesto la fiducia degli elettori del Pdl, e adesso si candida contro il Pdl. Una delusione, non dico altro».
La solita menata del “tradimento”, poveretti, come se non vi fossero milioni di italiani che hanno votato Pdl perchè c’era Fini e turandosi il naso perchè c’era Berlusconi.
“Quella di Albertini è una scelta che stupisce, la sua candidatura a sindaco di Milano è una candidatura contro se stesso», è anche il commento di Giulio Gallera, capogruppo del Pdl al Comune di Milano.
«Se si candiderà – ha osservato Gallera, che è stato assessore nella seconda Giunta Albertini – Albertini correrà contro se stesso perchè questa amministrazione è pienamente in linea con quelle precedenti da lui guidate: prova ne sia che molti assessori della Giunta Moratti erano consiglieri durante il mandato di Albertini».
Anche se riconosce che un’eventuale candidatura di Gabriele Albertini potrebbe erodere un po’ di consenso al centrodestra, Gallera si è detto certo che gli elettori del Pdl non si faranno irretire dalle sirene del terzo polo.
«Sono sicuro – ha detto Gallera – che i milanesi continueranno a scegliere e premiare la concretezza del governo del fare e a non seguire chi si presta a sostenere i fautori dei giochi di palazzo e dei ribaltoni».
Pare che non sappiano dire altro, sembrano un disco rotto: sognano sempre il partito del “fare nulla”, come se gli italiani fossero imbecilli.
In realtà la candidatura di Albertini spariglia i giochi:è opinione comune che se ne vedranno delle belle.
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Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
GLI ISPETTORI DEL MINISTERO: “NON POSSONO ESSERE QUALIFICATE COME INVESTIMENTI”… DECINE DI INIZIATIVE CLIENTELARI NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI…ECCO L’INCREDIBILE LISTA DELLA SPESA CON I SOLITI CONTRIBUTI A PIOGGIA PER TUTTI
Gli ispettori del ministero dell’Economia fanno le pulci alle spese dell’ex giunta Bassolino.
Tutto denaro che “non può essere qualificato come investimento”.
Un fiume di milioni di euro per fiere, spettacoli e sagre, impiegati sotto le etichette più qualificanti di “promozione turistica” e “sostegno alle attività agricole”, per aggirare il divieto di impiego dei fondi europei utilizzabili solo per investimenti.
Tra le spese allegre della Regione Campania indebitata a livelli record c’è di tutto.
Compresi 10.000 euro per il Carciofo di Paestum, 10.000 euro per il Fagiolo di Controne, 10.000 euro per il Tartufo in mostra a Colliano, 24.000 euro per due Sagre del Fungo Porcino a Cusano Mutri (Benevento) e a Castelcivita (Avellino), 10.000 euro per la Cipolla Ramata di Montoro (Avellino) e 171.200 euro per il finanziamento del progetto speciale “Missione sorriso”: una serie di interviste plurilingue ai turisti stranieri per la rilevazione del loro grado di soddisfazione.
Immaginiamo alta, se saranno riusciti a fare il giro di tutte le sagre campane per assaggiare i loro prelibatissimi prodotti.
Peccato che tutte queste attività “non possono essere qualificate come investimento” scrivono gli ispettori del ministero dell’Economia inviati a Napoli per spulciare i conti della Campania dopo lo sforamento del patto di stabilità deciso dalla giunta uscente del Pd Antonio Bassolino.
Gli ispettori per due mesi hanno scartabellato tra delibere e bilanci. E hanno concluso il loro lavoro redigendo una lunga relazione di “condanna” dell’operato degli ex amministratori campani, inviata anche alla Corte dei conti.
La lista delle spese censurate alla precedente giunta Bassolino è lunga e qui si offre un elenco assai parziale.
Ci sono 100.000 euro per gli eventi promozionali durante l’incontro di Coppa Davis a Torre del Greco (l’Italia delle racchette vinse, e tutto finì in gloria) e altri 100mila euro per la Biennale del Mare, 100.000 euro per il Maggio dei Monumenti, storica manifestazione culturale che anima i musei napoletani, e 20.000 euro per il Borgo in Festa a Castevetere, in provincia di Avellino.
La rassegna di musica etnica a Summonte (Av) ha meritato 10.000 euro, la rassegna Neapolis un po’ di più, 30.000, mentre 70.000 euro sono finiti nell’organizzazione dei percorsi enogastronomici della Costa del Vesuvio.
Per la Notte Bianca di Napoli del 2006, la Regione ha tirato fuori 250.000 euro.
Per “Comunicare i vini della Campania”, altri 100.000 euro.
Per partecipare alle fiere agro-alimentari estere, nel solo 2006, sono stati spesi 1.248.000 euro.
E siccome certe attività vanno ben promozionate tra le testate locali, ecco sbucare 90.000 euro per un piano di comunicazione integrata con il gruppo editoriale “Il Denaro”.
E altri 500.000 euro spesi sotto il capitolo “Azioni Promo — Pubblicità e Stampa materiale divulgativo e azioni promozionali nei mass-media”.
Ecco poi 6 milioni e mezzo di euro “investiti” in una serie di manifestazioni catalogate sotto il cartellone “Eventi in… Campania”.
Alcuni dai nomi suggestivi, come “Il sussurro delle sorgenti” (200.000 euro) o il “Park to Park” (150.000 euro).
Ben 400.000 euro sono andati a “Benevento Città Spettacolo”, 150.000 euro al Festival delle culture giovanili di Salerno, 250.000 euro al Classico Pompeiano, 630.000 euro al Positano Art Festival, 237.000 euro al Capri Film Festival, 750.000 euro per Piedigrotta e 378.000 euro per ‘L’enigma degli avori a Salerno’.
Alcune iniziative hanno conquistato il successo di critica e di pubblico, di altre, francamente, si è saputo poco.
Attenzione: la Piedigrotta in questione non è quella finita nel mirino dell’Unione Europea, che chiede la restituzione dei 720.000 euro del cachet di Elton John per il concerto del settembre 2009.
E’ la Piedigrotta di tre anni prima, e stiamo parlando di una manifestazione che negli anni ’50 rappresentava l’anima verace e popolare di una Napoli che oggi non c’è più, e che in anni più recenti si è cercato di resuscitare.
I contabili del ministero dell’Economia censurano l’impiego di altri 11 milioni e mezzo di euro circa per una nuova raffica di concerti, feste, rassegne.
Elenco folto.
Guardando qua e là sbucano i 50.000 euro per i Canti Parteni ad Avellino, gli 80.000 euro dell’Estate Musicale Sorrentina, i 50.000 euro della Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna di Ischia, i 160.000 euro per l’ ‘Equinozio d’Autunno’ a San Giovanni a Piro e i 100.000 euro per l’ ‘Arte delle Certose dell’Italia Meridionale’.
Manifestazioni di respiro paesano, al massimo provinciale.
E’ possibile definirle ‘investimenti’?
Gli ispettori dicono di no: di queste cose non resterà nulla, nessun ritorno nel medio e lungo periodo.
Ma la prassi si è ripetuta nel tempo.
Ecco quindi altri 3 milioni di euro per la partecipazione alle fiere nazionali e internazionali enogastronomiche del 2007.
Di cui poco più di un milione per la sola partecipazione al Vinitaly di Verona. Mentre 880.000 euro, complessivi, si spendono per essere presenti alle fiere di Essen, Berlino, Norimberga, Copenaghen e Bordeaux (per il Vinexpò, in Francia, se ne vanno 300.000 euro).
Eppoi gli eventi di quella stagione: 1.000.000 di euro per il Concorso Ippico in Piazza del Plebiscito, e molto si polemizzò sul galoppo dei cavalli nel salotto buono della Napoli che conta.
E ancora: 600.000 euro per una mostra sugli Impressionisti a Caserta, 500.000 euro per la Lirica negli Scavi di Ercolano, 600.000 euro per “L’Impero dell’Arte, l’Iran da Dario a Farah Diba” a Napoli, e 320.000 euro per il Festival delle Antiche Repubbliche Marinare ad Amalfi, solo per dirne alcuni.
E che dire dei 455.000 euro per l’iniziativa “Vibrazioni e bisbigli” ad Avellino? E i 420.000 euro per il “Litorale Domitio — Un Mare di Energia”? E i 327.888 euro concessi per “Il Filo Ritrovato — tessuti e intrecci dell’Italia Antica’ erogati alla direzione regionale dei Beni Culturali?
A leggere questo elenco, il filo non si ritrova, ma si perde.
Come l’equilibrio dei conti della Campania: perso anche quello, è scomparso tra i debiti.
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Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
DOPO LA RINUNCIA DEL RETTORE PROFUMO, STRADA IN APPARENZA SPIANATA PER L’EX LEADER DS… MA VENDOLIANI E ROTTAMATORI NON GRADISCONO NE’ IL NOME, NE’ IL METODO… PRIMARIE SI’ O NO?
Il Pd torinese stringe i tempi per trovare il candidato a succedere a Sergio Chiamparino.
Dopo il no del rettore del Politecnico Francesco Profumo, la segretaria provinciale Paola Bragantini ha incontrato Fassino, torinese doc, che ora pare avere conquistato la pole position tra i papabili e che avrebbe già il via libera da parte del segretario nazionale, Pierluigi Bersani.
L’ex segretario dei Ds si è preso qualche giorno di riflessione.
«Per rispetto della società torinese e dei suoi cittadini, – spiega Fassino – valuterò nei prossimi giorni quale sia il mio contributo più utile per offrire a Torino una candidatura a sindaco in grado di raccogliere quell’ampio consenso che ha reso efficaci ed autorevoli le amministrazioni di centrosinistra di questi anni».
Tra gli sponsor di Fassino c’è il sindaco Chiamparino che, in un’intervista a La Stampa, si è detto favorevole alla candidatura di Fassino.
Nessuno dei candidati del Pd che si erano fatti avanti per partecipare alle primarie ha fatto per ora alcun passo indietro.
Si sentono in lizza sia Davide Gariglio, ex presidente del consiglio regionale, Roberto Tricarico, assessore comunale all’Ambiente, l’ex segretario del Pci Giorgio Ardito.
Lo stesso consigliere Roberto Placido è pronto a scendere in campo.
Resta un’incognita, infatti, l’atteggiamento di Nichi Vendola: sembra molto difficile infatti che Sinistra Ecologia e Libertà appoggi l’ex segretario Ds.
Nel partito torinese c’è chi preme per schierare un proprio candidato. Il tema verrà proposto domani alla segreteria nazionale da Monica Cerutti, consigliere regionale e comunale a Torino e membro della segreteria di Sel.
«Il candidato – ha detto – lo dobbiamo ancora scegliere, ma riteniamo giusto che si facciano le primarie di coalizione». E anche Paolo Ferrero ha ribadito che serve un nome legato al mondo del lavoro.
Nel Pd torinese c’è chi si dice convinto che la questione verrà risolta «in una decina di giorni», in tempo cioè per l’assemblea provinciale convocata il 9 dicembre.
Ma sul nome di Fassino, che ha 61 anni, uno in meno di Chiamparino, c’è un’area di perplessità se non proprio di pollice verso: gli scettici o contrari non discutono le qualità politiche, ma temono uno scarso gradimento tra l’elettorato più giovane.
Il vicesegretario del Pd Enrico Letta, invita a guardare alle primarie con serenità , «anche perchè – dice – Torino non è Milano e nel capoluogo piemontese ci sono le condizioni per ottenere un risultato molto migliore. Non fare le primarie sarebbe un errore, decideranno i Democratici torinesi sapendo che per noi sono uno strumento naturale di selezione dei candidati».
Per il deputato del Pd Giorgio Merlo, «l’unico scenario che il Pd deve evitare è quello del recente caso milanese.
E cioè una valanga di autocandidature».
Dall’Api parte un appello al rettore Profumo a ripensarci, e dal Pdl la proposta di guidare una lista civica «delle intelligenze, trasversale ai partiti, per un grande progetto per la Torino del 2020, in modo – spiega il vice coordinatore regionale Agostino Ghiglia – da garantire alla città il futuro che merita».
E nel giorno del via libera dei vertici democratici a Fassino si apre anche una nuova grana tutta interna al Pd.
Il movimennto dei “rottamatori”, guidati da Renzi e Civati, accolgono infatti con freddezza la candidatura di Fassino.
Proprio Civati, interpellato dall’agenzia Ansa, è stato piuttosto netto: «Non è giusto» che l’attuale sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che ieri sera aveva auspicato si creassero le condizioni per la candidatura di Piero Fassino, proponga un nome.
«Il nome – ha spiegato Civati, riferendosi al rettore del Policlinico, Francesco Profumo – Chiamparino l’aveva fatto, e poi ha detto che non andava più bene». «Ora c’è chi preferisce un politico di lungo corso – ha aggiunto Civati, riferendosi a Fassino – e chi invece pensa che magari sia il momento di lanciare un amministratore locale, di quelli che hanno lavorato con Chiamparino». L’importante, per i rottamatori, è che «le primarie siano libere. A nessuno – ha concluso Civati – salti in mente di non farle più».
Insomma se Atene piange, Sparta non ride.
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Novembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
IL VIMINALE FINANZIA IL “PATTO PER LA SICUREZZA” TRA 19 COMUNI DEL BRESCIANO, UN REGALINO DI 361.000 EURO E I SOLDI FINISCONO ALLA MUNICIPALE… CHE SE NE FANNO I VIGILI URBANI DI UN AEREO A DUE POSTI?
Tutti con il naso all’insù, ad ammirare il biposto acquistato qualche mese fa grazie al
contributo del ministero dell’Interno e dato in dotazione alle polizie municipali.
Un “regalino” di 361 mila euro su cinque anni (un centinaio di migliaia quelli serviti a comprare il velivolo) arrivato direttamente da Maroni in base al “patto per la sicurezza” sottoscritto con 19 comuni del bresciano, quelli al confine con la provincia di Bergamo.
Ma che se ne fa la polizia municipale di un aereo a due posti?
“Serve a controllare cantieri importanti come quello della Tav e cave abusive — si difende Sandro Mazzatorta, sindaco di Chiari, senatore e (guarda caso) collega di partito del titolare del Viminale — In più ci permette un lavoro di sinergia con i carabinieri, che finora ci ha fatto scoprire campi di marijuana in mezzo a piantagioni di mais. Sei vigili hanno fatto il corso e ottenuto il brevetto da pilota, è un’esperienza innovativa”.
Forse troppo per i sindacati di polizia (di Stato), che paragonano quanto vedono, alzando gli occhi al cielo, alle gomme delle auto della stradale o al serbatoio della benzina non proprio pieno.
“Non vogliamo fare la guerra a nessuno — spiega Santo Barbagiovanni, segretario regionale del Silp — per noi possono regalare anche 25 mila aerei. Il problema è che noi continuiamo ad andare a piedi. E questo non garantisce la sicurezza dei cittadini, a differenza di quanto Maroni va raccontando in televisione” . I
l sindacato snocciola qualche dato.
L’organico degli uomini è ancora fissato da un decreto ministeriale del 1989: dopo oltre vent’anni, nonostante la crescita dei reati e delle indagini, a fronte delle 6.384 unità previste in Lombardia ce ne sono circa 6.000.
I numeri più significativi sono quelli che riguardano la polizia stradale, un servizio che tocca da vicino ogni cittadino (e non solo per gli autovelox): sotto-organico di oltre cento uomini, con un parco macchine di 96 auto contro le circa 270 previste da un decreto del 2002 del capo della Polizia (una pattuglia ogni quattro poliziotti).
“Passiamo le giornate a trasferire le macchine da un ufficio all’altro, pur di consentire l’uscita delle pattuglie sul territorio — prosegue Barbagiovanni — che a volte addirittura non escono. I veicoli dovrebbero essere non solo cambiati, ma almeno sottoposti a revisione: presso il distaccamento di Boario (Brescia) c’è una macchina che ha superato i 340 mila chilometri”.
Non a caso tutte le organizzazioni sindacali torneranno in piazza il 13 dicembre per sottolineare ancora una volta come il governo della sicurezza non mantenga gli impegni assunti proprio col comparto che dovrebbe valorizzare.
Silvia D’Onghia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile
VIAGGIO NEL PAESE DELLA “SACRA FAMIGLIA”: ALTRO CHE TAGLI ALLA CULTURA, A NOVI PIOVONO DOBLONI: 2 MILIONI PER IL TEATRO MARENCO, 670.000 EURO PER IL RESTAURO DI DUE CHIESE, PERSINO 550 EURO PER LA BANDA MUSICALE…E LA COMPAGNA DEL MINISTRO, MANUELA REPETTI, SEMBRA ORMAI LA SUA PORTAVOCE
I tagli alla cultura? A Novi Ligure non sanno cosa siano.
Da quando Sandro Bondi è venuto a vivere nella cittadina della sua compagna Manuela Repetti (deputato Pdl), i denari del ministero sembrano arrivare a pioggia.
Un decreto dei Beni culturali ha appena assegnato 670 mila euro per i lavori di due chiese cittadine.
È l’ultimo segno dell’attenzione di Roma.
Prima c’era stata la promessa di stanziare due milioni per il Teatro Marenco. Poi i contributi per la banda locale.
Adesso ecco il denaro per il Duomo (500 mila euro per la collegiata di piazza Delle Piane) e la chiesa di San Pietro (170 mila euro).
Ma Bondi di questi tempi non è assistito dalla buona sorte.
Appena a Novi si è diffusa la notizia, il parroco della chiesa di San Nicolò l’ha presa male: “Ognuno può decidere quali opere finanziare. A noi, però, non è arrivato un euro, eppure da anni ci battiamo per i tesori della nostra chiesa, dall’organo agli affreschi. La politica segue criteri che non capiamo, però qui si tratta di denaro pubblico”, è sbottato don Carlo Leardi.
Quindi la stoccata: “E pensare che quando era tempo di chiedere voti la ‘sacra famiglia’ è passata in canonica, ha fatto tante promesse”.
La ‘sacra famiglia’ altri non sono che il ministro Bondi e la compagna Repetti, che in città tutti affettuosamente chiamano ‘Panetta’ (suo padre è soprannominato ‘Panetto’, perchè prima di diventare il numero uno degli imprenditori immobiliari di Novi era panettiere).
Eh già , la coppia Bondi-Repetti si muove in tandem.
Ormai la signora sembra un portavoce del ministero.
Annuncia nuovi interventi ai giornali, risponde alle polemiche: “La parrocchia di San Nicolò non ha presentato progetti di restauro. Il ministero non può concentrare tutte le sue attenzioni su Novi. Si devono valutare progetti che da tutta Italia arrivano sul tavolo del ministro”, è stata la risposta pubblica di Repetti.
Così la promessa dei finanziamenti per il teatro Marenco è arrivata anche dalla compagna del ministro tramite il coordinatore del Pdl Bruno Ferretti: “Lo stanziamento è un risultato ottenuto grazie all’interessamento del ministro Bondi e all’attivismo dell’onorevole Repetti”, dichiarò al settimanale ‘Il Novese’ diretto da Marco Matteini che per primo ha raccontato la storia.
Ma anche l’annuncio dei finanziamenti per lo storico teatro — un gioiello ottocentesco di quelli che l’Italia dimentica di avere — rischiò di trasformarsi in un caso politico: nel centrosinistra fanno notare che da anni il sindaco Lorenzo Robbiano aveva avviato la procedura per chiedere i fondi.
Non solo: a Novi si racconta che quando Bondi visitò il teatro in campagna elettorale dimenticò di avvisare il sindaco ma non Gigi Moncalvo, candidato del Pdl.
Postilla. Cecilia Bergaglio, musicista e giovane coordinatrice del Pd locale, aggiunge: “Finora dei due milioni promessi da Bondi non si è visto un centesimo”.
Sono invece arrivati i 550 euro per la banda ‘Romualdo Marenco’.
Poca roba, di questi tempi, però, le richieste di contributo sono migliaia e la lista d’attesa è lunga.
Ma Bondi punta molto su questo angolo di Piemonte dove sta costruendo il suo regno politico.
Accanto a lui c’è la compagna, ma molti puntano il dito sulla presenza ingombrante del “suocero” del ministro, Giovanni Repetti, grande imprenditore del mattone e sponsor del Pdl.
Anche lui, insieme con il ministro, nel 2009 ha lavorato per un candidato sindaco amico, il giornalista Gigi Moncalvo.
Una scelta che ha spaccato il centrodestra.
Risultato: il centrosinistra ha vinto. Bondi ha perso anche in casa.
Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
UTILIZZO ALLEGRO DELLE CARTE DI CREDITO PER SPESE DI RAPPRESENTANZA: SI TRATTA DI OLTRE 43.000 EURO…IL 60% DELLA SOMMA SPESA A ROMA PER PRANZI E CENE CON PARLAMENTARI…DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA PADAGNA SUI TAGLI AGLI SPRECHI
A Brescia nelle giornate calde della protesta degli immigrati il Pdl cercava di gettare
acqua sull’incendio divampato dopo un particolare pronunciamento delle Corte dei Conti.
La questione riguarda l’utilizzo piuttosto allegro delle carte di credito da parte della giunta di centrodestra del sindaco Adriano Paroli.
Sono coinvolti, oltre al primo cittadino, anche nove suoi assessori.
Il danno economico, contabilizzato dalla Corte dei Conti, è di 43 mila 657 euro e 86 centesimi, pagati con le carte di credito in uso a sindaco e relativi assessori.
Denaro pubblico utilizzato per pasti, cene (non istituzionali) oltre a viaggi e trasferte peraltro non autorizzati.
Nel documento vengono anche richiamati i criteri che definiscono le spese di rappresentanza.
Come ad esempio: “Erogazioni per atti di ospitalità , omaggi, cerimonie e similari destinate a proiettare l’amministrazione all’esterno rispetto ai propri fini istituzionali, con la finalità di accrescere o mantenere il suo prestigio e richiamare l’attenzione di soggetti qualificati e dell’opinione pubblica in generale”.
Da questo primo atto formale della magistratura contabile si è però poi passati alla notizia di ieri: il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, e nove dei suoi assessori sono indagati dalla Procura della Repubblica per peculato, ovvero uso privato di un bene pubblico.
Insomma spese di rappresentanza e costi ritenuti illegittimi.
A nulla poi è valsa la recente decisione annunciata da Paroli di rimborsare e di tasca propria l’intera cifra.
Anzi: la Corte dei conti si è domandata perchè proprio il sindaco abbia presentato costi di cui il 60% è riferito a incontri conviviali che si sarebbero svolti a Roma insieme ad altri parlamentari.
Quasi che le questioni che riguardano la città di Brescia non possano essere discusse in un ufficio comunale bensì a pranzo nella capitale.
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Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
FINALMENTE QUALCUNO CONTRASTA LA FECCIA RAZZISTA: PROVVEDIMENTI A RAFFICA DEL CARROCCIO PER COLPIRE GLI IMMIGRATI REGOLARI…DOPO VARI INTERVENTI, IL MINISTRO DELLE PARI OPPORTUNITA’ INCALZA LA LEGA NORD
All’inizio erano casi isolati. Adesso è diventato un braccio di ferro.
Da una parte i sindaci – soprattutto leghisti, ma anche Pdl – della provincia di Brescia e le loro ordinanze creative contro gli immigrati (una decina quelle denunciate finora).
Dall’altra il ministero delle Pari opportunità .
Che attraverso il suo ufficio anti-discriminazioni razziali (Unar), dopo essere intervenuto ripetutamente per stoppare l’offensiva delle amministrazioni contro la residenza e l’ospitalità straniera, adesso dice basta.
Che il vaso è colmo l’Unar lo scrive in una lettera inviata al primo cittadino leghista di Bassano Bresciano, ultimo capitolo del botta e risposta sui diritti degli immigrati.
Dopo avere rilevato la “discriminazione” contenuta nell’ennesima ordinanza irrituale finita sotto la sua lente d’ingrandimento (la 406 del 12 gennaio 2010, la materia è la solita: “modalità di iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente”), l’ufficio del ministero guidato da Mara Carfagna invoca ora un intervento deciso.
Che metta fine alle provocazioni dei sindaci lumbard e alla deriva delle sperimentazioni in atto nel “laboratorio Brescia”.
“Visto il ripetersi di comportamenti simili da parte dei primi cittadini di molte realtà comunali – è scritto in una missiva partita da largo Chigi – si chiede che si trovino adeguati mezzi attraverso i ministeri competenti e le associazioni a cui gli enti territoriali fanno riferimento, al fine di approfondire e dibattere in termini giuridici il tema dei poteri degli stessi sindaci”.
In sostanza, è il messaggio, ordinanze subdole e prove muscolari nei confronti degli immigrati, da ora in poi non devono più essere tollerate.
La storia va avanti da mesi.
E non è un caso, forse, che lo “sceriffato” leghista abbia attecchito in una provincia il cui capoluogo, Brescia, recentemente è balzato agli onori delle cronache per alcuni provvedimenti singolari messi in pista dalla giunta a guida Pdl-Lega: prima i guanti igienici sugli autobus frequentati dagli immigrati.
Poi l’invio – per ora solo in fase sperimentale – di vigili urbani armati sulle stesse linee dei mezzi pubblici.
Nel solco dei soli delle Alpi di Adro, e prima ancora dei bonus bebè solo agli italiani e dell’operazione White Christmas di Coccaglio (via gli stranieri irregolari entro il Natale scorso), molti amministratori bresciani si sono messi in scia: hanno iniziato un’opera di regolamentazione – di fatto una deregolamentazione – il cui obiettivo è quello di mettere i bastoni tra le ruote agli stranieri.
Da Roccafranca a Castelmella, da Bassano a Calcinato, da Chiari a Verolanuova fino a Gavardo, le giunte del Carroccio (e di liste del centrodestra) hanno preso ad applicare lo stesso schema in materia di iscrizione anagrafica, residenza, ospitalità e verifica delle condizioni igienico sanitarie abitative.
In pratica: l’intero pacchetto che riguarda i cittadini stranieri che vivono o vorrebbero vivere in paese.
Ecco, per disincentivarne la residenza i sindaci lumbard hanno elaborato norme accessorie: tetti minimi di reddito (5mila euro), contratti a tempo indeterminato, schedature degli appartamenti che ospitano immigrati, obbligo di fornire dati precisi su chiunque vi trascorra anche solo un giorno.
Partite le segnalazioni, l’Unar è sempre intervenuto tempestivamente.
In cinque casi (gli ultimi sono Bassano e Gavardo) oltre agli ispettori della Carfagna è intervenuta anche la prefettura: e i firmatari delle ordinanze sono stati invitati a fare marcia indietro.
“Queste ordinanze hanno una regia precisa – ragiona Damiano Galletti, segretario della Camera del lavoro di Brescia – mirano a togliere diritti inviolabili agli immigrati. I sindaci oltretutto non hanno l’autorità per imporre questi vincoli. È la legge dello Stato che comanda. Per fortuna il ministero delle Pari opportunità se ne è accorto”.
Paolo Berizzi
(da “la Repubblica“)
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Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
A PESCHIERA BORROMEO AL NUMERO VERDE RISPONDE LA POLIZIA LOCALE…DOPO LA BOCCIATURA DA PARTE DEL PREFETTO DEL DECRETO ANTI-BURKA, FALLISCE MISERAMENTE ANCHE IL SOLITO SPOTTONE SULLA PRESUNTA SICUREZZA… RESTA SOLO IL CONTO DEI MANIFESTI DA PAGARE
In funzione da otto mesi ha prodotto appena due segnalazioni. 
Il sindaco, però, difende la scelta.
Nella scorsa primavera, il prefetto di Milano aveva bocciata un’ordinanza anti-burka firmata dal primo cittadino
Il Comune di Peschiera Borromeo ci riprova.
Dopo l’ordinanza anti-burqa, bocciata lo scorso febbraio dal prefetto di Milano (che in una lettera ha scritto: “i sindaci possono emanare ordinanze in tema di sicurezza urbana ma non di ordine pubblico e sicurezza”), la giunta di centrodestra del paesone alla porte di Milano ha attivato “uno sportello contro le illegalità ”, in funzione da marzo ma con risultati deludenti.
Lo scopo è segnalare le violazioni della 94/2009, la legge fortemente voluta dalla Lega Nord, che ha introdotto il reato di clandestinità per le persone senza permesso di soggiorno.
A Peschiera Borromeo lo sportello è un numero verde al quale risponde la Polizia Locale per segnalazioni anonime.
Creato ad hoc per contrastare matrimoni di convenienza allo scopo di acquisire la cittadinanza italiana, lotta ai reati di immigrazione clandestina, iscrizione anagrafica subordinata alle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile, tutela del decoro urbano e i reati di impiego di minori dall’accattonaggio.
Tutto, nelle intenzioni del Comune, semplicemente alzando la cornetta.
E i risultati?
Sono arrivati dopo 8 mesi di attività , lo scorso 15 novembre è arrivata la risposta del sindaco Antonio Salvatore Falletta (siciliano di Agrigento eletto nel 2009 con una lista civica di centro destra) all’interpellanza del consigliere Francesco Ortugno per verificare i risultati del numero verde.
I pescheresi lo usano come numero fisso per chiamare la Polizia Locale e solo due casi sono stati segnalati: “Il primo per la presenza di un camion e furgone aperto per persone occupate a caricare della merce risultava un trasloco e la seconda per cani che facevano i propri bisogni senza che i padroni provvedevano a rimuovere gli escrementi”.
Risultato?
Nessuna notizia di reato, nonostante la pubblicità comunale con volantini, manifesti e a mezzo stampa.
E anche il sindaco Falletta, nella risposta scritta, ammette “lo scarso risultato del servizio per difetto di informazione del nuovo servizio”.
Ma nonostante la bocciatura dello sportello Falletta non abbandona l’idea delle segnalazioni, anzi intende “rafforzare l’iniziativa anche in previsione dell’Expo 2015, perchè la tranquillità dei cittadini non è un optional”.
Se errare è umano, perseverare è diabolico.
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