Destra di Popolo.net

TRASFORMARE IL CIRCO MASSIMO IN UN FOCOLAIO DI COVID-19: L’IDEONA DI SALVINI E MELONI PER IL 2 GIUGNO

Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA DICE NO: “TROPPO RISCHIOSO”

Tremila persone al Circo Massimo di Roma, «con le distanze di sicurezza, niente bandiere e senza palco»: questa, racconta oggi Carmelo Lopapa su Repubblica è la proposta lanciata da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa nelle due riunioni avute con Antonio Tajani e Matteo Salvini questa settimana a Palazzo Madama sulla manifestazione del 2 giugno convocata dal centrodestra.
O meglio: lanciata da Meloni, ripresa da Salvini e accettata alla fine con non molto entusiasmo da Forza Italia.
Secondo le intenzioni di Fratelli d’Italia, che trova l’ok della Lega, c’è l’obiettivo di mostrare un colpo d’occhio che consenta di fare della mobilitazione della destra contro il governo Conte una vera e propria manifestazione di “popolo”. La prima dopo il lockdown.
Tutti i parlamentari della coalizione ma non solo loro. Una persona ferma a distanza di un metro l’una dall’altra, con tanto di posto segnato per terra da un punto, è il progetto (con tanto di studio sulla capienza dell’antico stadio romano) avanzato dai Fratelli d’Italia. Oltre, ovviamente, alle altre cento piazze da far presidiare dai rappresentanti locali dei tre partiti da Nord a Sud.
Succede però che Berlusconi e il suo numero due Tajani non ne vogliano sapere: «È un rischio enorme, se volete trasformare il Circo Massimo in un cluster, noi non ci stiamo», è il veto opposto dall’ex presidente del Parlamento europeo.
«La manifestazione deve avere un valore puramente simbolico — ha spiegato agli altri due nello studio del leader leghista — solo coi parlamentari a Roma. Al massimo, invitiamo i rappresentanti di tutte le categorie toccate dalla crisi economica e arrivare a non più di qualche centinaio di persone». Salvini si è opposto: «Questa è una roba da casta, non mi piace».
Secondo il racconto dell’articolo Tajani e gli altri forzisti si sono ripresentati con il parere di alcuni virologi nettamente contrari e “preoccupati” per la trovata dei sovranisti.
Così, da ieri sera, circolano ipotesi più miti: un presidio simbolico a Piazza del Popolo, oppure a Piazza Venezia, oppure (meno realizzabile) un serpentone lungo la Via del Corso che unisce appunto le due piazze storiche.
Ma il “Circo Massimo della destra” sembra già  tramontato.

(da “NextQuotidiano“)

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LA MELONI RIESCE A RIMEDIARE UNA LEZIONE DI EDUCAZIONE ANCHE DALLA BOSCHI: “DA DONNA A DONNA, NON SI DERIDE UNA PERSONA PER LE SUE LACRIME”

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

“QUANDO AVRA’ FATTO LE TRE DI NOTTE PER SALVARE POSTI DI LAVORO DEGLI ITALIANI POTRA’ PARLARE A LORO NOME”

“La ministra Bellanova, da bracciante, da sindacalista, da deputata e ora al governo ha speso una vita al fianco degli ultimi e merita il rispetto di tutti, non di essere derisa per le lacrime”.
La capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, si è rivolta così alla presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, dopo gli attacchi di quest’ultima alla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova.
“Meloni, se deve parlare dell’interesse degli italiani, lo potrà  fare quando avrà  fatto le tre di notte per salvare posti di lavoro degli italiani come ha fatto Bellanova, non prima”, ha aggiunto Boschi.

(da agenzie)

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CONTRORDINE PADAGNI, IL 2 GIUGNO NIENTE PIAZZA, SOLO CORTILE

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

SALVINI SPIEGA CHE “NON SARA’ UNA VERA E PROPRIA PIAZZA” … RIMANDATO IL “BAGNO DI FOLLA” PER MANCANZA DI FOLLA… OGNUNO MANIFESTI A CASA SUA

Matteo Salvini ha fornito ulteriori dettagli al Corriere della Sera in merito alla manifestazione del centrodestra prevista per il prossimo 2 giugno.
Qualcosa non ha funzionato se, nella sua comunicazione, il luogo deputato per l’incontro delle anime che vogliono mandare un messaggio al governo sulla gestione dell’emergenza coronavirus è stato indicato come Roma. Adesso, dalle colonne del quotidiano milanese, spiega che i presidi avverranno in tutte le province italiane, con i parlamentari del centrodestra che faranno da sentinelle.
«In realtà , una manifestazione di piazza vera ci sarà  solo a inizio luglio — ha spiegato Salvini -. Il 2 giugno, per essere in piazza in maniera sicura faremo presidi in ogni città  capoluogo di regione con i parlamentari. Del resto il 2 giugno cade nel periodo controllato e non c’erano dati epidemiologici sufficienti per far muovere le persone».
Qualcosa di molto diverso rispetto a una manifestazione nazionale, più simile a gazebo e sit-in. In un momento come questo è molto difficile fare previsioni sulla partecipazione della gente. Inoltre, una formula del genere, non assicurerà  a Matteo Salvini quell’intenso contatto con la folla che gli permette — sostiene — di avere ottimi riscontri nei sondaggi di gradimento.
Insomma, con questa intervista Salvini spazza via ogni dubbio: il centrodestra è a conoscenza delle misure che impediranno fino al 3 giugno lo spostamento tra regioni. Per questo la manifestazione non sarà  quella oceanica che immaginava il leader della Lega, ma verrà  smembrata in mini-manifestazioni più piccole nei vari capoluoghi di regione. Di certo l’impatto sarà  completamente diverso e non a caso Salvini ha rinviato a luglio il vero appuntamento di piazza. Ma senza dare indicazioni più precise, visto che non si conosce ancora l’andamento della curva del contagio dopo l’inizio della fase 2.
In ogni caso, il leader della Lega sembra convinto dell’unità  del centrodestra e ha affermato che anche nelle ultime ore ha avuto incontri con Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Antonio Tajani e Licia Ronzulli. Il problema sarà  la risposta della gente alla chiamata alla piazza. Che, a quanto pare, non sarà  nemmeno una piazza.

(da agenzie)

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LA FACCIA DI FICO QUANDO DAMILANO DICE CHE CI SONO COMPAGNI DI CLASSE DI LUIGI DI MAIO OVUNQUE

Maggio 20th, 2020 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA CAMBIA DISCORSO E PARLA DELLA RIFORMA DELLA RAI

Ieri sera Roberto Fico è stato ospite di Giovanni Floris a Di Martedì.
Tra le tante questioni che sono state affrontate durante la trasmissione andata in onda su La7 c’è stata anche quella che riguarda le nomine e la cosiddetta ‘lottizzazione’ delle poltrone.
A muovere la critica più accesa è stato il direttore de L’Espresso Marco Damilano che, mentre il presidente della Camera parlava delle nomine Rai, ha detto che ci sono compagni di classe di Di Maio ovunque.
«Le poltrone, presidente? Siete campioni della lottizzazione in questo momento», ha detto Marco Damilano rivolgendosi direttamente a Roberto Fico che, però, ha negato spostando l’attenzione sulle nomine Rai e sul riassetto della televisione pubblica.
Allora, il giornalista de L’Espresso, alza il tiro: «C’è un compagno di classe di Di Maio, praticamente, in tutti gli enti pubblici».
La richiesta di chiarimento su questo tema, però, è andata perduta.
Roberto Fico, infatti, tira dritto e prosegue nel suo discorso sulla televisione pubblica: «Mi lasci dire, la Rai ha bisogno di una riforma di sistema assoluto. Lo dico da Presidente prima della Commissione di Vigilianza e ora da Presidente della Camera. Ne ha assoluto bisogno».
Insomma, la domanda di Marco Damilano non ha trovato alcuna risposta e il tema dei compagni di classe di Di Maio — come citati dal direttore de L’Espresso — è finito nell’aere perso dello studio di Di Martedì.

(da “NextQuotidiano”)

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LA RIAPERTURA DEL PAPEETE E SALVINI IN ARRIVO

Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile

PRONTI CON LE CUBISTE DESNUDE A BALLARE L’INNO DI MAMELI?… ALLA FINE CONSERVERA’ QUASI TUTTI I 350-400 OMBRELLONI (A DIMOSTRAZIONE CHE TUTTO SARA’ COME PRIMA E LE DISTANZE SONO SEMPRE LE STESSE)

Tra chi scalpita per le riaperture del 18 maggio c’è Massimo Casanova, 50 anni, europarlamentare della Lega e da 21 anni patron indiscusso del Papeete e della movida romagnola del bagnasciuga, 450 dipendenti per una discoteca, due alberghi, un ristorante e un lido, quello dell’ultimo mojito da vicepremier di Matteo Salvini dj balneare, con le cubiste desnude a ballare l’Inno di Mameli.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Casanova spiega tutti suoi timori sul rispetto per le regole non tanto per i clienti quando per i controlli:
Vi sono venuti incontro riducendo le distanze: 10 metri quadri a ombrellone, un metro e mezzo tra lettini.
«E menomale, perchè con le regole dell’Inail andavamo tutti a casa, così è già  più accettabile, anche se non so se riusciremo a tenere tutti i nostri 350/400 ombrelloni. E a noi già  è andata bene che le mareggiate non ci hanno rosicchiato la spiaggia, altri non hanno quasi più dove piantare i pali, poveracci»
Si è attrezzato con le paretine di plexiglass?
«Non si è ancora capito se serve davvero. E se alla fine sarà  così, dovrò pure ordinarlo, mica lo produco la notte. E secondo lei ci vorranno due ore o quindici giorni, per averlo?»
Altrimenti servizio ristorante sotto l’ombrellone.
«Come no, ma a mezzogiorno con 40 gradi o se tira vento o fa brutto tempo, chi ci sta là  sotto?»
Un metro tra le persone. Chi sorveglierà  che sia rispettato al centimetro?
«Abbiamo i nostri servizi di sicurezza, casomai anche i bagnini. Saremo ligi, perchè di sicuro avremo i controlli, non vedono l’ora di venire al Papeete ed alzare la paletta».
Sorvegliato speciale?
«Specialissimo».
Salvini tornerà ?
«Certo, quando riaprirò Matteo sarà  l’uomo più felice al mondo».

(da “NextQuotidiano“)

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LIBERI TUTTI A ROMA: PRIMO GIORNO CON FILE IN METRO E MANCATO RISPETTO DELLA DISTANZA

Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile

AUMENTATO IL TRAFFICO VEICOLARE E L’AFFOLLAMENTO SUI BUS

Code per entrare alla stazione di Ponte Mammolo come per aspettare i bus a Termini. Con la riapertura dei negozi entra nel vivo la fase 2. E con essa aumenta il traffico veicolare e, soprattutto, le file all’ingresso delle metro e alle banchine degli autobus. Spesso non rispettando la distanza minima di un metro. In quest’ottica un apporto lo hanno dato le 4 linee sostitutive con bus privati, create per collegare le periferie e il Centro.
Sul fronte dei disagi i maggiori problemi si sono registrati alle fermate della metro in periferia o quelle dove c’è un interscambio con i capolinea dei pullman o i parcheggi di scambio.
Da questa mattina ci sono in circolazione circa 850 mila persone che circolano a Roma per motivi di lavoro. E sui mezzi pubblici il maggiore afflusso ha riguardato la fascia tra le 6 e le 7.30. Un migliaio di persone, per esempio, si è affollata alla stazione di Ponte Mammolo, sulla linea B, con gli addetti di Atac e della protezione civile che non sono riusciti a far rispettare la distanza minima di un metro. Stesse scene anche a Termini, a Cipro o a Battistini. Piccole calche anche sulle banchine della metro, in uscita dai treni.
Traffico più intenso stamattina su alcuni tratti del Grande raccordo anulare di Roma, del tratto urbano dell’A24 in direzione centro e sulla diramazione Sud verso il centro della Capitale.
Al via da questa mattina anche le messe. Una decina di persone hanno partecipato alla celebrazione nella parrocchia del Cristo Re, fra le maggiori della Capitale, che si affaccia sulla sede Rai di viale Mazzini. Essenziali le misure per rendere la partecipazione in sicurezza. Il portone è spalancato per evitare che si tocchino le maniglie, all’ingresso è posto un gel igienizzante, e vige l’obbligo di mascherina. I fedeli sono distanziati tra i banchi. La messa, nel grande edificio dalla capienza massima di 200 persone secondo le disposizioni anti-Covid, è iniziata puntuale alle 7 con un riferimento alla ripresa da parte del parroco, il quale ha menzionato anche il ricordo dei defunti di questi mesi. Tre in tutto i celebranti all’altare. Al momento della comunione, il parroco ha indossato mascherina e guanti. I fedeli si sono disposti in fila al centro della navata sotto l’altare dove il sacerdote li ha attesi per porgere dal calice con una pinza l’ostia nella mano. Al termine nessuno scambio di pace.

(da “Il Messaggero”)

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FINO ALL’ULTIMO CAVILLO: L’ITALIA PROVA A RIPARTIRE IN UN CLIMA DA GROTTESCA RIUNIONE DI CONDOMINIO

Maggio 17th, 2020 Riccardo Fucile

GOVERNO E REGIONI SI CONTENDONO REGOLE E SI RIMPALLANO RESPONSABILITA’ (CON FONTANA CHE PROVA A FARE IL FURBO)… ALLE 18 FINALMENTE ARRIVA IL DECRETO MA MOLTI DOMANI NON AVRANNO NEANCHE IL TEMPO DI ADEGUARSI… CONE DICEVA LONGANESI: “DESCRIVERE IL VAGO CON ESTREMA PRECISIONE”

Un grand commis di Stato racconta che ci sono problemi politici, ma anche umanissimi e tragicomici problemi da riunione di condominio: “Ieri, per dire, abbiamo passato mezz’ora inchiodati su un punto. Mezz’ora di accese discussioni se in un passaggio nemmeno poi così rilevante dovessimo scrivere ‘preso atto’ oppure ‘sentito’. E ti sto facendo solo un esempio”.
Tre giorni di Consiglio dei ministri a tappe, riunioni, vertici notturni, lavorio d’uffici per sfornare le centoquaranta pagine (venti di Decreto del presidente del consiglio, più centoventi di relativi allegati) che determineranno il futuro del paese e “descrivere il vago con estrema esattezza”, per dirla con Leo Longanesi.
Verso le 18 arriva la firma di Giuseppe Conte, quasi 24 ore dopo l’annuncio in conferenza stampa con i giornalisti, mentre per tutto il giorno da Palazzo Chigi si spiegava che si era in attesa dell’ultima versione delle linee guida delle Regioni, mentre i governatori protestavano che, in assenza di dpcm, non si potevano emettere le ordinanze regionali.
È partito un gioco al rimbalzo delle responsabilità . “Non possono addossarle tutte a noi”, dicono a microfoni spenti diversi governatori. È Vincenzo De Luca a imbracciare il proverbiale lanciafiamme: “C’è un clima di confusione: dovremo aprire domattina, ma noi non apriamo nè i ristoranti, nè i pub, nè altro per serietà . Abbiamo deciso di avere una interlocuzione con le categorie economiche per prepararli alla sanificazione a procurarsi pannelli”.
Tutto rimandato al 21 in Campania, così come il Piemonte ha deciso di differire la riapertura, ma per cautele legate al contagio.
In particolare De Luca contesta il monitoraggio che le Regioni devono effettuare sul contagio: “Su alcune norme di sicurezza generale deve pronunciarsi il Ministero della Salute, non è possibile che il Governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni. Non è accettabile”.
Il rimpallo tra enti locali e Governo è continuo. Dopo aver rivendicato autonomia delle scelte per settimane, la palla della responsabilità  scotta tra le mani dei governatori. Attilio Fontana, con alcune piccole differenze, ha deciso di rischiare e di seguire le linee guida per le riaperture, nonostante le centinaia di morti giornaliere.
È stato proprio il presidente della Lombardia nella riunione notturna di domenica a contribuire all’ennesimo supplemento di discussione. La Conferenza delle Regioni ha preteso di inserire le proprie linee guida tra gli allegati del dpcm, incontrando la resistenza del giurista Conte, per la mancanza di forza di legge del testo.
Qui Fontana ha provato a inserirsi, chiedendo una messa a punto delle norme nel testo, un nuovo confronto, magari un ulteriore passaggio con l’Inail.
A questo punto sia il premier sia il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini hanno sentito puzza di bruciato.
Un esponente di Governo la spiega così: “La Lombardia è stata un disastro, e Fontana lo sa. Però non poteva permettersi di non riaprire con gli altri, avrebbe certificato la sua difficoltà , il suo fallimento, così ha provato a rimandare”.
Perchè ricominciare il gioco dell’oca di una nuova definizione delle regole avrebbe naturalmente portato a una dilazione dei tempi.
In questo puzzle dell’assurdo si metta anche in conto di una riunione finita alle 4 del mattino perchè, trovato faticosamente un accordo, non si riusciva a reperire Roberto Speranza.
“Serve il suo ok”, ha spiegato Conte, estensore del dpcm “su proposta del ministro della Salute”. Buttato finalmente giù dal letto il ministro, ecco l’avallo, seguito da una giornata intera di limature e correzioni al testo fino alla firma serale.
La cornice fornita da Palazzo Chigi dovrà  essere riempita ora dalle singole ordinanze regionali. “Siamo pronti, aspettavamo solo il testo”, rispondono in coro Toti, Zaia, Bonaccini, Santelli.
Commercianti e imprenditori vengono messi a conoscenza dei criteri ufficiali per ripartire a poche ore dalla ripartenza. “È un pasticcio – spiega un dirigente del Pd – in tanti domani, magari anche dopodomani, rimarranno con la saracinesca chiusa, non puoi ridurti così all’ultimo, è anzitutto una questione di rispetto per i cittadini in difficoltà “.
Cittadini che dovranno fare lo slalom tra le peculiarità  di ogni singolo territorio. A Milano e dintorni le mascherine saranno un obbligo anche all’esterno, nel Lazio la distanza da rispettare per le attività  e per i servizi al pubblico sarà  di un metro e mezzo anzichè di uno, la Toscana, visto il poco tempo, si riserva di emanare protocolli integrativi.
La Fase 2 da pianificazione accurata che doveva essere si è trasformata in una corsa affannosa piena d’inciampi e incertezze. Descrivere il vago con estrema esattezza.

(da “Huffingtonpost”)

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LA EUROPARLAMENTARE LEGHISTA CECCARDI PER SPECULARE SU SILVIA ROMANO PUBBLICA UN ATTACCO AI MILITARI ITALIANI CHE RISALE A MESI FA

Maggio 15th, 2020 Riccardo Fucile

“I SOLDI DEL RISCATTO SONO SERVITI PER L’ATTENTATO AI NOSTRI MILITARI” MA L’EPISODIO E’ DEL 30 SETTEMBRE 2019… DOPO LA FIGURA DI MERDA CANCELLA IL POST

Con la serenità  tipica dell’europarlamentare della Lega, ieri Susanna Ceccardi ci ha tenuto ad esprimere solidarietà  ai nostri militari “fortunatamente rimasti illesi” in un attacco a Mogadiscio, aggiungendo che “vedo che i 4 milioni di euro pagati per il riscatto di Silvia Romano sono stati subito messi a frutto!“.
Con un dettaglio: l’attacco a cui faceva riferimento TgCom si è verificato il 30 settembre 2019, quando il riscatto per Silvia Romano non era ancora stato pagato. Subito dopo che qualcuno ha cominciato a farglielo notare, Ceccardi ha ritenuto di cancellare il post.
All’epoca un ordigno esplosivo era esploso al passaggio di un convoglio di mezzi militari italiani a Mogadiscio. Lo Stato Maggiore della Difesa aveva fatto sapere che ad essere coinvolti erano stati due blindati Vtlm Lince, che facevano parte di un convoglio di tre mezzi che stavano rientrando da una addestramento in favore delle forze di sicurezza somale. I militari italiani erano rimasti illesi.
Il convoglio attaccato faceva parte di una missione europea ma il 90% del personale, e anche degli uomini finiti sotto attacco, era italiana. In precedenza i media locali, avevano precisato che il convoglio si trovava sulla strada Jaale-Siyaad e aveva appena lasciato la green zone per dirigersi verso il ministero della Difesa somalo.
Non solo diffondono fake news, ma non sono nemmeno in grado di renderle un minimo credibili.
A segnalare l’episodio, sullo stesso social, è la vicecapogruppo in Regione del Partito democratico, Monia Monni, che indignata per quanto accaduto valuta la possibilità  di agire per vie legali contro quello che ai suoi occhi è un “impacchettamento di bufale” da seminatori di odio sul web.
“Diciamolo – va all’attacco la consigliera Monia Monni,     – questa non è una bufala. È un modo meschino di istigare il web e per questo verificherò se ci sono gli estremi per una denuncia. Ora basta manganellate sul web. Basta odio. Basta menzogne. Un insulto anche ai nostri militari. Non ne possiamo più di questo inquinamento in un momento così drammatico. La politica non può essere una baracconata così, mi rifiuto”.

(da agenzie)

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LE “COLPE” DI SILVIA ROMANO

Maggio 11th, 2020 Riccardo Fucile

IL DECALOGO CHE DEVE RISPETTARE L’ITALIANO RAPITO ALL’ESTERO

No, ma datecelo un bignamino. Almeno un piccolo manuale, uno straccio di decalogo. Come si fa con certe vaccinazioni obbligatorie per alcune aree a rischio.
Vogliamo “le regole dell’italiano rapito”.
Casomai ci capitasse quello che è capitato ad alcuni nostri connazionali. No, non turisti: quelli hanno pieno diritto ad andare dove desiderano e possono pagare, ci mancherebbe altro. Piuttosto, quelli che vengono presi dalla balzana idea di studiare o lavorare all’estero.
Magari fare studi complicati, ricerche sul campo che vanno a toccare cose inquietanti e pericolose, come ha fatto Giulio Regeni.
Oppure fare lavori assurdi, come aiutare gli altri, i bambini, i più poveri (quelli che si devono “aiutare a casa loro” proprio per impedire che gli venga la balzana idea di migrare proprio qui, e magari bisogna pure andare a soccorrerli).
Lavori assurdi, come quelli di Greta e Vanessa o di Silvia Romano.Insomma, gente “che se l’è andata a cercare”, rinunciando, per motivi oscuri, alla comodità  della patria e del divano. Quindi, diciamolo bene, mettiamolo per iscritto: “decalogo del perfetto rapito”:
1 — Se proprio, dopo che “te la sei andata a cercare”, devi tornare vivo, non aspettarti parole tipo “miracolo” o “gioia”. Ci mancherebbe altro.
2 — Considera che lo Stato italiano nove volte su dieci ha pagato per riaverti, quindi il meno che puoi fare è mostrare quanto sei italiano, e quindi te lo meriti: quando ti rilasciano, arriva quantomeno avvolto nel tricolore, e, sotto, solo moda Made in Italy certificata. No tunica, no velo, no kefia, no camicione.
3 – L’italiano è cattolico, o pensa di esserlo: reagisce pavlovianamente a chi sventola rosari e vangeli, quindi mostrati attrezzato. Pensa che c’è chi predica di affondare i barconi, ma siccome si raccomanda al Cuore Immacolato di Maria passa per cattolico e ultraitaliano. Prendi esempio.
4 — Ti sei convertito all’Islam (o a qualunque altra religione)? Ma sei matto? Lo sai, no, che islamico=non italiano (essì, ci sono pure gli italiani islamici, o di altre fedi religiose, ma è un concetto troppo difficile, Mammina36, ItalianoVero58 e fiorellino21 non possono arrivarci. E nemmeno certi direttori di giornali).
5 — Non sorridere! Devi mostrarti anzitutto afflitto e penitente, perchè sei andato a cercartela e ci hai costretti a pensare a te e a farti cercare dai nostri 007, e se torni in mondovisione devi farci vedere anzitutto pentimento e contrizione. La prossima volta stai sul divano.
6 — Non dire che “sei stato bene e non ti hanno maltrattato”! Certo che ti hanno maltrattato, per forza ti hanno maltrattato, altrimenti perchè staremmo tutti qui a penare per te? Non devi turbare la narrazione delle truculente peripezie che ti sei certo meritato. Considera che, dopo due mesi di lockdown, ogni italiano sa tutto sulla prigionia, anche se l’ha passata sul divano mangiando pizza col lievito madre, e quindi ne sa anche più di te.
7 — Hai cambiato punto di vista sul Paese in cui sei stato prigioniero? Hai magari incontrato qualcuno che ti ha aiutato, a cui sei grato? Non lo dire! Devi ripetere che sono tutti bastardi assassini e sei felice di essere tornato tra gli italiani, ma vuoi vendetta. Magari sangue, che piace tanto.
8 — Il nemico. Non dimenticarti mai del nemico: se non ce lo racconti tu, che lo hai visto in faccia e sei stato prigioniero, chi ce lo deve raccontare? Abbiamo bisogno del nemico: alcuni di noi non parlano d’altro. Raccontacelo. Coi dettagli.
9 — Sii grato: dici “ringrazio l’Italia” ogni due parole. Fai pensare al contribuente che i soldi spesi per te sono spesi bene (gli unici di cui saprà  qualcosa con certezza, che di quelli evasi, di quelli, tipo 49 milioni, scomparsi e altre amenità  non saprà  mai ma non gli interessa saperlo).
10 — Per favore, non tornare all’estero. Non dirlo nemmeno: gli italiani veri non escono mai dall’Italia (a parte quelli che portano capitali all’estero o fanno turismo: gli altri se la “vanno a cercare”. Ricordatelo).

(da “Huffingtonpost”)

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