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GLI EPURATORI DELLA LIBERTA’ FANNO RETROMARCIA NEL TIMORE DI SCATENARE LA GUERRIGLIA

Aprile 27th, 2010 Riccardo Fucile

BOCCHINO BRUCIA SUL TEMPO CHI VUOLE CACCIARLO E METTE A DISPOSIZIONE LA SUA CARICA DI VICE-CAPOGRUPPO: MA E’ LEGATA A QUELLO DI CICCHITTO….IL 22 MAGGIO VANNO RINNOVATI I PRESIDENTI DI COMMISSIONE, TRA CUI I FINIANI BONGIORNO, MOFFA E BALDASSARRI: MA SE I BERLUSCONIANI LI FANNO FUORI, CHI ASSICURA CHE POI IN COMMISSIONE LA MAGGIORANZA RESTI TALE?

Iniziata e programmata come la “grande purga della libertà ” che avrebbe dovuto fare piazza pulita di tutti i finiani che ancora osano rappresentare il Pdl ai massimi vertici di Camera e Senato, rei del delitto di lesa maestà  alla statua equestre del premier e di voler discutere di politica, pensate un po’, non al bar, ma all’interno di un partito politico, ora gli epuratori sembrano come quei famosi pifferi di montagna.
Quelli che erano andati per suonare e sono tornati a casa suonati.
Le disposizioni iniziali della “pulizia etnica” prevedeva nell’ordine : far fuori Bocchino come vicecapogruppo del Pdl alla Camera, a seguire Giulia Bongiorno dalla presidenza della Commissione Giustizia della Camera, poco sensibile alle leggi ad personam, Silvano Moffa da quella del Lavoro e Mario Baldassari da quella delle Finanze .
Questi ultimi tre, approfittando di un cavillo del regolamento che prevede, a metà  legislatura, un “rinnovo” formale delle presidenze (tutte vengono per prassi confermate), con relativa votazione che in questo caso avrebbe dovuto ghigliottinare i finiani.
Terza fase: rimpastino di governo per far fuori anche Andrea Ronchi e Adolfo Urso   e così gli “epuratori della libertà ” avrebbero garantito il “pluralismo liberale”.
Alla mossa propedeutica che nessun finiano avrebbe dovuto più comparire in tv, in primis Bocchino, ha posto argine Fini in persona: “non volete che i miei vadano in tv? Bene ci andrò direttamente io, vediamo se qualcuno ha qualcosa da dire”. Continua »

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DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI: BAVAGLIO AI GIORNALISTI, SARA’ IMPOSSIBILE DARE NOTIZIE SCOMODE

Aprile 27th, 2010 Riccardo Fucile

NON SI SAPRA’ PIU’ NULLA DI UN’INDAGINE E ALL’OPINIONE PUBBLICA SARA’ IMPEDITO OGNI TIPO DI CONTROLLO…LA STAMPA NON POTRA’ SCRIVERE DELL’ARRESTO DI UN PRESUNTO OMICIDA…ANCHE “STRISCIA LA NOTIZIA” E “LE IENE” NON POTRANNO PIU’ UTILIZZARE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI CARPITE, PENA LA GALERA….GLI ITALIANI MENO SANNO, MEGLIO E’: MA CHE DESTRA E’ QUESTA?

Va avanti, tra mille polemiche, il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche: cerchiamo di analizzare di cosa si tratta.
L’autorizzazione ad intercettare potrà  essere richiesta qualora sussistano “gravi indizi di reato”, sparisce dal testo il concetto di “gravi indizi di colpevolezza”, inizialmente voluto dal governo.
Non aveva senso, in quanto se si è già  in presenza di elementi per stabilire la colpevolezza di un imputato, non c’è certo bisogno di controllargli il telefono, se invece ci si trova di fronte a meri indizi ha senso farlo.
Ma, dice il disegno di legge, anche in questo caso ciò può avvenire solo per interventi assolutamente necessari.
Poi ci sono limitazioni pesanti per le inchieste giornalistiche: i responsabili di trasmissioni tipo “le Iene” e “Striscia la notizia” rischiano la galera se diffonderanno video o conversazioni carpite.
Inoltre non sparemo più nulla di chi rideva per il terremoto, di chi comprava arbitri, di chi voleva cacciare Santoro dalla Rai.
Non saranno ammesse “registrazioni a strascico”, ovvero su altre persone che vengano in contatto con un indagato.
I giornalisti che pubblicheranno colloqui prima dell’udienza preliminare rischiano il doppio degli anni di pena rispetto a prima.
Si potranno ascoltare le telefonate per un massimo di 75 giorni.
L’utenza da controllare deve appartenere all’indagato o a persona a lui vicina, ma che sia stata individuata come a “conoscenza dei fatti”, altrimenti nulla.
Stesso discorso per eventuali intercettazioni ambientali: i luoghi devono essere riconducibili ai sospettati. Continua »

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FINI AVANZA, BERLUSCONI TREMA: IL 7% DI ITALIANI LO VOTEREBBE SUBITO, UN ALTRO 38% E’ DISPONIBILE A VOTARLO

Aprile 26th, 2010 Riccardo Fucile

IL 64% DEGLI ITALIANI LO RITIENE IL VINCITORE DELLO SCONTRO IN TV… “VOLETE VIETARE AI MIEI DI PARTECIPARE ALLE TRASMISSIONI? ALLORA IN TV ORA CI VADO IO”… IERI OSPITE DI LUCIA ANNUNZIATA, MARTEDI A BALLARO’…”CON NOI DOVRANNO FARE I CONTI, SENZA DI NOI NULLA POTRA’ ESSERE PIU’ DECISO”… LA LEGA ORA HA PAURA

L’analisi del politologo Carlo Galli è impietosa: “Bossi ha capito subito chi è uscito vincitore dallo scontro fatale tra Berlusconi e Fini: lo sfregio al corpo mistico del Capo lo ha indebolito sul decisivo piano simbolico. Fini avrà  un prestigio, una capacità  di iniziativa politica che lo renderanno pericoloso punto di riferimento e di coagulo di ogni malumore e di ogni scontento all’interno del Pdl. Quel dito puntato e quel dare sulla voce in diretta tv hanno sconsacrato Berlusconi e renderanno più difficile il cammino parlamentare delle leggi sul processo breve, sulle intercettazioni, sui decreti attuativi del federalismo fiscale, ovvero delle materie che interessano solo Berlusconi e Bossi”.
Se qualcuno avesse dei dubbi su chi è uscito meglio dal duro confronto in direzione nazionale, un sondaggio Sky lo indica chiaramente: il 64% degli italiani ha detto Fini, solo il 36% Berlusconi.
Piccola osservazione: dato che l’elettorato di sinistra non arriva attualmente neanche al 45%, se anche tutti costoro avessero indicato vincitore Fini, vorrebbe dire che il restante 20%   va ricercato nell’ambito degli elettori di centrodestra.
Vorrebbe cioè dire che il 40% dell’elettorato del Pdl ha dato ragione   a Fini.
Qualcuno si stupisce?
Andiamo in loro soccorso con altri tre sondaggi: tutti danno Fini tra il 6 e il 9% subito, anche se già  domani fondasse un nuovo partito, solo sulla fiducia e sulle tesi che porta avanti, dato che fa già  tremare i berlusconiani.
Ma la cosa ancora più significativa è che un altro   38% di italiani (sondaggio Demos)   dichiara “potrei votarlo”: se solo 2 su 10 di costoro decidessero in tal senso, Fini volerebbe al 15%.
L’analisi Demos, molto dettagliata, rivela che Fini pescherebbe il   26% degli elettori “certi” e anche di quelli “possibili” nel Pdl e il 20% dei “certi” nella Lega.
Quest’ultimo dato sembra strano, ma non lo è: vi sono elettori di centrodestra che attualmente votano Lega per non votare Berlusconi o il governo, un sistema per evitare di votare la sinistra. Se esistesse l’alternativa Fini, dicono, voterebbero certamente per lui.
Altro dato: il 33% di chi voterebbe certamente Fini sono gli elettori indecisi, mentre alta è la provenienza di sinistra e di centro di chi potrebbe votarlo.
In base a questi elementi si delinea la strategia di Fini che guarda a un partito “diverso”, capace di restituire un’immagine seria a una destra moderna, aperta al confronto e al dialogo, fondata sulla legalità , la giustizia e la socialità .
E un equilibrio tra Nord e Sud. Continua »

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GIULIA BONGIORNO ISCRITTA NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DAI BERLUSCONIANI: VUOLE LEGALITA’, E’ SOCIALMENTE PERICOLOSA

Aprile 25th, 2010 Riccardo Fucile

IL BRACCIO GIURIDICO DI FINI, L’ANTI-GHEDINI CHE RISPETTA I GIUDICI, CHE RICORDA BORSELLINO E DIFENDE   I VALORI DELLA DESTRA E’ DIVENUTA “LA NEMICA DA CACCIARE” … SI OPPONE ALLE LEGGI AD PERSONAM, ALLA REINTRODUZIONE DELL’IMMUNITA’, AUSPICA UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PER TUTTI, NON A SECONDA DEGLI INTERESSI: A QUANDO L’INTERDIZIONE?

Avvocato, palermitana, classe 1966, fondatrice con Michelle Hunziker di una   onlus per assistere le donne vittime di maltrattamenti, considerata una dei migliori legali del nostro Paese, Giulia Bongiorno è un punto fermo di Fini nella battaglia contro il pensiero debole dominante nel Pdl.
Rappresenta il ritorno della legalità , del senso dello Stato, del rispetto per Borsellino e Saviano, della lotta alla corruzione.
Nella sua veste di presidente della Commissione Giustizia e come consigliera giuridica di Fini, ha avuto scontri feroci con Ghedini, l’avvocato del premier. Essendo una donna di carattere, professionalità  e personalità , i falchi berlusconiani la odiano perchè non si fa mettere i piedi in testa da nessuno.
E’ noto che Berlusconi sta studiando il modo per cacciarla dalla presidenza, in quanto metterebbe “i bastoni tra le ruote” in commissione alle sue leggi personali.
Lei ribatte: “il dibattito è centrato su Berlusconi, ma la riforma deve essere per tutti”.
La distanza tra la Bongiorno e Berlusconi è grande: per Giulia la giustizia “deve essere riformata in toto, non a macchia di leopardo, a seconda degli interessi di qualcuno”, la riforma “va cercata sempre con l’opposizione”, sull’immunità  parlamentare frena.
Pensa sia utile velocizzare i tempi dei processi, ma senza sacrificare pezzi di giustizia, è d’accordo sulla separazione delle carriere dei magistrati,   ma i pm non devono poi rispondere ai politici. Continua »

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LA DERIVA NUMERICA: I BERLUSCONIANI TAROCCANO PURE I VOTI E CONTANO ANCHE GLI ASSENTI

Aprile 24th, 2010 Riccardo Fucile

IL DOCUMENTO CONTRO FINI HA AVUTO SOLO 60 VOTI A FAVORE E 13 CONTRO, NON 171 A 12…. 171 SONO I COMPONENTI TOTALI DELLA DIREZIONE, MA I PRESENTI ERANO SOLO 73…..BRIGUGLIO:   “IL TESTO APPROVATO E’ UNA DERIVA AUTORITARIA, UN VULNUS ALLA DEMOCRAZIA, STABILISCE UN LEGAME ARBITRARIO TRA LEADER E POPOLO”

Non cambierebbe certo l’esito finale della votazione, dato fin dalla vigilia scontato, ma quanto accaduto al termine della direzione del Pdl a Roma è significativo dell’aria da regime che ormai si è instaurato nel partito.
I giornali e i media in generale hanno scritto, su indicazione dei vertici del Pdl, che il documento anti-finiani finale ha ricevuto 171 voti a favore e 12 contrari, avallando quindi la tesi che gli amici di Fini rappresentino solo il 6% del partito.
Cosa che il premier nelle ore successive ha più volte sottolineato.
In realtà  si tratta di cifre taroccate vergognosamente che tendono a manipolare l’informazione, come ha sottolineato Italo Bocchino in una dichiarazione.
Cosa è accaduto esattamente?
Che su un totale di 171 componenti la direzione aventi diritto al voto, al termine di una giornata convulsa, i presenti alla fine fossero solo 73, di cui 13 hanno votato a favore di Fini e 60 contro.
Ma il buon Verdini, chiacchierato coordinatore forzaitaliota, ha “stranamente” considerato solo i voti contrari al documento, glissando sui favorevoli presenti.
A quel punto Fini avrebbe avuto in percentuale non il 6%, ma il 18%. Ripetiamo, conta poco, ma è un fatto rilevante per la malafede insita nel pubblicizzare dati taroccati.
Nel merito del documento è invece entrato il parlamentare finiano Carmelo Briguglio che l’ha definito “un vulnus per la democrazia italiana, una pericolosa deriva populista e autoritaria”. Continua »

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COME SI FA A DECIDERE CHI E’ DI DESTRA?

Aprile 24th, 2010 Riccardo Fucile

I SILENZI DI TROPPI, LA CONVENIENZA DI MOLTI, IL CORAGGIO DI POCHI

Riprendiamo un articolo di Flavia Perina, direttore del “Secolo d’Italia”, che riteniamo di estrema attualità  e interesse

I numeri sono chiari, e adesso si può cominciare a parlare di politica.
Nel “mare magnum” delle dichiarazioni degli “ex colonnelli”, l’argomentazione che più colpisce l’abbiamo trovata ieri in un’intervista a Giorgia Meloni (ma il giorno prima era evocata in quella di Ignazio La Russa, e Maurizio Gasparri ne ha fatto da tempo un suo cavallo di battaglia).
È la “questione ideologica”, quella che Giorgia sintetizza dicendo: «Io ho una storia, fatta di An, destra, giovani, conservatorismo etico», una storia «che va difesa», quasi che Gianfranco Fini fosse al di là  di quella storia, o addirittura se ne fosse messo al di fuori.
Come ha spiegato, appunto, Gasparri: «Il problema vero è che io sono rimasto sulle posizioni che abbiamo sempre espresso: lui invece è diventato un innovatore, ha cambiato idea su tante cose».
Per poi chiedersi: ma se un capo di partito cambia idea, dirigenti e militanti devono adeguarsi?
Adesso che i posizionamenti politici sono trasparenti, che ci si è schierati pro e contro, questo è il primo argomento su cui essere trasparenti.
Crediamo, ad esempio, che abbia fatto molte più cose “di destra” la finiana Giulia Bongiorno fermando, correggendo o limando provvedimenti come la prescrizione breve (che avrebbe cancellato 600mila processi), piuttosto che tutti gli ex An (noi compresi) messi insieme.
Senza la sua competenza e determinazione avremmo mortificato le forze dell’ordine che su quei 600mila casi hanno indagato, schiaffeggiato le vittime che hanno speso tempo e quattrini per avere giustizia, probabilmente premiato i colpevoli.
Chi si fregia del titolo di difensore dei valori della cosiddetta “vera destra” dovrebbe spiegarci a quale punto della graduatoria mette la legalità .
E a quale il senso dello Stato e dell’interesse nazionale, e un’idea repubblicana che non si basi sulla sopraffazione dei più deboli ma sulla garanzia di un diritto uguale per tutti.
Ecco, se è naturale che a un ex Forza Italia venga in mente, ad esempio, di dichiarare che si deve fare «la riforma istituzionale che ci conviene di più», non è normale che un’idea così sia sostenuta da uno “di destra”. Continua »

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LO STILE DEL PREMIER: “ORA COMPRERO’ TUTTI I SUOI UOMINI” …GLI ULTIMI GIORNI DI GUAPPOLEONE

Aprile 23rd, 2010 Riccardo Fucile

FINI REPLICA: “CREDE DI ESSERE IL PADRONE DELL’ITALIA, MA SI SBAGLIA DI GROSSO, CI RIVEDIAMO ALLA CAMERA, NON GLI FARO’ PASSARE NULLA, E’ UN UOMO FINITO E NON LO SA ANCORA”…. I SERVI LUCIDANO PER L’ULTIMA VOLTA LA STATUA EQUESTRE DEL PREMIER

Non si tratta solo di due figure politiche che non si sopportano più, ma di due culture politiche differenti e quindi inconciliabili.
Per Silvio il governo è una monarchia assoluta, con una corte di lacchè e stonati suonatori di clarine sfiatate, dove il congiunto che non si prostra ai suoi piedi viene punito con l’esclusione dall’asse ereditario.
Non ammette dissensi, defezioni e critiche: vive nell’ossessione dei sondaggi taroccati che lo devono vedere sempre oltre la soglia di quelli del giorno prima.
Si addormenta con i risultati del sondaggio Ghisleri come un pupo con la favola di Biancaneve.
Lui deve essere il leader più gradito al mondo, le cose anche banali diventano miracoli laici, l’unico suo cruccio è che qualche “comunista” abbiamo bloccato le percentuali di valutazione di gradimento alla soglia del 100%, altrimenti lui andrebbe sicuramente oltre.
Ieri qualcuno non solo ha osato ribellarsi alle regole di corte, ma si è persino permesso di contestargli l’operato.
Sono crollati i presunti capisaldi   della linea politica del partito: Fini ha bocciato il federalismo fiscale, ha stroncato le leggi ad personam, ha parlato di amnistia mascherata, ha preso le distanze sull’immigrazione, ha parlato di Unità  d’Italia, di lavoro, occupazione, economia, meridione.
La statua equestre del premier ha cominciato a barcollare, proprio in diretta di quella Tv dei lustrini che lui ha creato.e su cui ha fondato l’impero.
A nulla è valso il conforto dei traditori neo-aennini che lo rincuoravano, spendendo elogi e leccate, dalle associazioni di reduci di via Mancini fino alle identitarie della Garbatella, dai sociali ex contestatori di Bush fino a chi ha fatto carriera solo per il cognome che porta.
Neanche una poesia sula “coerenza dei servi” recitata dall’ex comunista Bondi gli ha fatto tornare il sorriso.
Si stava consumando lo psicodramma del tentato regicidio.
Dall’altra parte un Fini che per la prima volta in via sua ha dimostrato di avere coraggio e lucidità .
Ha colpito scientificamente per fare male, in un contesto non favorevole.
E ha solllevato problemi politici veri, seri, concreti.
Cerchiamo qua di essere chiari: si è voluto fondere due partiti (del 28-30% e del 12%) più altri minori.
Il risultato alla prima prova è già  stato negativo: invece del 40%-42% che avrebbe dovuto raccogliere, il Pdl, alle politiche nel 2008, raggiunse solo il 37,2%.
Nel 2009 alle Europee si perdono 2.000.000 di voti e si scende al 35,2%. Poche settimane fa, alle regionali, spariscono altri 2.000.000 di elettori e si cala al 32% (considerando anche tutte le liste possibili dei governatori). Continua »

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FINI METTE BERLUSCONI ALLE CORDE: DOPO DUE ANNI NEL PDL QUALCUNO PARLA DI POLITICA PER UN’ORA

Aprile 22nd, 2010 Riccardo Fucile

E’ QUASI ROTTURA: “NON SONO UN TRADITORE E NON TACCIO, SIAMO DIVENTATI LA FOTOCOPIA DELLA LEGA, SULL’IMMIGRAZIONE DICO LE COSE CHE DICE IL PPE IN TUTTA EUROPA”… “ATTENTI AL CENTRALISMO CARISMATICO, AVERE IDEE DIVERSE E’ LECITO, LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA NON E’ CREARE SACCHE DI PRIVILEGIO PER QUALCUNO”…. “SULLE CELEBRAZIONI DELL’UNITA’ D’ITALIA IL PDL NON HA UNA PROPOSTA PERCHE’ ALLA LEGA DA’ FASTIDIO, QUANTO COSTERA’ IL FEDERALISMO FISCALE?”

Alla fine del “discorso della sua vita”, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è conscio di aver fatto il proprio dovere.
Ha parlato per oltre un’ora di politica a un partito che per la prima volta ha dovuto ascoltare non spot o barzellette, ma questioni reali e persino ideali.
Un terreno su cui il premier non è abituato a scendere, avvezzo più ai predellini da imbonitore mediatico.
Per non parlare della corte dei miracolati che lo circonda, novelli caporali di giornata e di maggiordomi in livrea, per cui la politica si traduce solo in occupazione di poltrone, in piena sintonia con le truppe padane.
Per Berlusconi qualsiasi critica sono un oltraggio alla sua presunzione, qualsiasi osservazione un fastidio, qualsiasi rilievo un delitto di lesa maestà : livido e contratto, insofferente e nervoso, mentre Fini lo stringeva all’angolo semplicemente con le osservazioni che gli avrebbe fatto l’elettore medio di centrodestra in buona fede.
Sintetizziamo l’intervento di Fini che esordisce dicendo che si tratta di “una riunione indispensabile per fare chiarezza, mentre c’è chi tenta di nascondere la polvere sotto il tappeto”.
E continua: “E’ possibile avere opinioni diverse, io dico quello che penso e lo faccio da mesi: per questo sono stato oggetto di campagne giornalistiche vergognose da parte di giornalisti pagati da familiari del premier. Non è alto tradimento uscire dal coro e dire che non va tutto bene, occorre stare attenti al centralismo carismatico, se si critica qua si passa per sleali, ma io le cose te le dico in faccia”.
Poi un affondo: “Non siamo in cerca di potere, anzi chi è con me ha messo in conto di perdere qualcosa, ma oggi è la giornata della svolta, da oggi le cose cambiano: c’è una maggioranza che condivide tutte le cose fatte da Berlusconi e una minoranza che non le condivide”.
Fini inizia a entrare nei dettagli: “Il Pdl al nord non è andato affatto bene, inutile nasconderlo”.
“Sull’immigrazione dico le cose che dicono tutti i partiti popolari europei, dire altro significa solo compiacere la Lega. Al nord siamo diventati la fotocopia della Lega, non abbiamo identità . Appiattirsi sulle posizioni di Bossi è pericoloso e il centro sud è preoccupato”. Continua »

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FINI ATTACCA: “NON CI PENSO PROPRIO A SCENDERE A PATTI CON LUI: SE VADO VIA MI PORTO FUORI DAL PARTITO ANCHE I SUOI”

Aprile 22nd, 2010 Riccardo Fucile

“NON AVRA’ I VOTI E SI RITROVERA’ CON UN GOVERNO ISTITUZIONALE E ALLE PRESE CON LA GIUSTIZIA”… BERLUSCONI IN PREDA ALL’IRA: PER LUI E’ INCONCEPIBILE NON SOLO AVERE IDEE DIVERSE, MA ANCHE SOLO IDEE

Cresce la tensione mentre è iniziato all’Auditorium la Direzione nazionale del Pdl: quell’organismo che, fosse stato per il premier, non si sarebbe mai creato, tanto quando decide lui deve andare bene a tutti.
Un Berlusconi furibondo che prepara la vendetta, ma che rischia grosso, circondato da una corte di miracolati che invece che provare a farlo ragionare lo incitano a farsi autogol.
Siamo arrivati al punto che faranno parlare Fini alle 13, dopo l’introduzione del premier e la celebrazione della “sconfitta elettorale”, fatta passare per vittoria, da parte dei tre coordinatori (persi 2.500.000 in un anno, 4.000.000 in due anni, discesa al 32%, dal 37,2% delle politiche e dal 35,3% delle europee).
Una sceneggiata patetica volta a “umiliare” il presidente della Camera, reo del delitto di lesa maestà  e di porre questioni politiche, il fatto di porre il suo intervento dopo persino quelli di Giovanardi e Rotondi.
Il “maestro dell’eleganza”, quello che sosteneva che “a palazzo Grazioli non poteva succedere nulla di inelegante in mia presenza perchè io sono il massimo dell’eleganza”, getta ormai la maschera.
Fini ha accolto con soddisfazione l’ennesimo insulto e la mancata risposta ai problemi politici da lui sollevati, confidando ai suoi fedelissimi: “Silvio non ha ancora capito che non ci penso proprio a scendere a patti con lui. E se vado via mi porto fuori dal partito anche i suoi…Si troverà  senza voti in parlamento, con un governo istituzionale e alle prese con la giustizia”
Come dire: o il Pdl si dà  un progetto che prescinde dal cesarismo e diventa un moderno partito di destra europea, attento al sociale e alle riforme vere, o non c’è futuro.
Fini rischia, ma sa che ce la può fare.
Non ha rilevanza il conto dei fedeli in Parlamento, è questo che nel Pdl non capiscono, conta la società  italiana. Continua »

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