Marzo 18th, 2010 Riccardo Fucile
IL PREMIER SI INFORMI: CAPRISTO E’ STATO CONSULENTE DELL’ANTIMAFIA SEGNALATO DA FORZA ITALIA, RUGGIERO E’ NOTO “PER ESSERE ALLERGICO ALLA SINISTRA”… SONO SOLO MAGISTRATI CHE FANNO IL PROPRIO DOVERE: CHI FA POLITICA IMPARI A FARE LA STESSA COSA, INVECE CHE CERCARE DI FAR TACERE I GIORNALISTI SCOMODI
Le sagge parole di Napolitano “sono legittime sia le ispezioni disposte dal Guardiasigilli, ovviamente nei limiti del suo potere, sia le inchieste a carico di qualsiasi cittadino: bisogna saper rispettare entrambe, senza pregiudizi”, non hanno sortito effetto.
Per Berlusconi l’intervento del Presidente della Repubblica è “una sconfessione del Csm”, per l’organismo dei magistrati è “una difesa dei giudici”.
La coperta è sempre corta e ognuno la tira dalla propria parte con sempre maggiore vigore.
Tralasciamo le polemiche sulle intercettazioni che non dovrebbero uscire dai Palazzi di giustizia, sulle competenze territoriali, sulla gravità o meno delle pressioni fatte dal premier, sui risvolti penali della vicenda e rimarchiano solo alcuni aspetti politici.
Il premier ha innescato la solita litania: sono le toghe rosse che vogliono impedirmi di parlare dei miei successi.
A parte che sarebbe interessante ci illustrasse quali sarebbero questi successi, spot a parte, qua ci troviamo di fronte a un imbarbarimento della polemica politica.
Il premier non ha di fronte “toghe rosse”, sono palle mediatiche.
I due magistrati sono sicuramente più di destra vera e legalitaria di quanto non lo sia lui.
Documenti alla mano, è l’ora di dire la verità : il capo dei pm, Carlo Maria Capristo, tutto è meno che una toga rossa.
Tra il 2002 e il 2005 è stato consulente della Commissione Antimafia e sapete chi fu a indicarlo?
L’allora presidente Roberto Centaro di Forza Italia, tanto è vero che Capristo fu messo in quota centrodestra.
Il suo sostituto, Michele Ruggiero è conosciuto, tra gli avvocati di Trani e di Andria, per essere “piuttosto allergico alla sinistra”.
E’ talmente una “toga rossa” che non ha avuto remore ad inquisire un locale esponente di Rifondazione comunista per un traffico di rifiuti.
Per fare semplicemente il proprio dovere, ora finiscono vittime del bombardamento da “fuoco amico”. Continua »
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Marzo 16th, 2010 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA NON E’ L’ASPETTO GIUDIZIARIO, MA QUELLO POLITICO: UN LEADER POLITICO NON SI ATTACCA AL TELEFONO PER FAR CHIUDERE TRASMISSIONI SCOMODE, NEGLI USA SAREBBE COSTRETTO A DIMETTERSI… LA DESTRA ITALIANA DOVREBBE CITARLO PER DANNI, ALTRO CHE REGGERGLI LO STRASCICO
Ci rendiamo conto che solo un 30% degli elettori di centrodestra pensa
sommessamente quello che invece noi diciamo apertamente: in Italia il conformismo impera da secoli, così come il trasformismo.
Finchè vinci e trascini i mediocri ai posti di potere, troverai intorno a te solo una corte di miracolati e di signorsì, pronti a decantare le epiche gesta del condottiero.
Alla prima sconfitta, molti di costoro saranno i primi a criticarti in nome del “io lo avevo detto che ci avrebbe trascinato nella rovina”.
Poi ci sono gli uomini scomodi, quelli che vanno controcorrente e criticano con lealtà e a tempo debito: spesso finiscono con una corda al collo prima di poter vedere avverate le loro profezie.
Qualche volta gli va bene e vengono addidati come saggi a futura memoria. Essendo tra coloro che sono a destra da una vita, senza bisogno di leggere il libro sul comunismo di Berlusconi e neanche gli scoop di Novella 2000, non essendosi forgiati alle teorie dei neoconservatori a stelle e a strisce e neanche seguendo gli insegnamenti di Signorini, ma essendo uomini di destra “liberi”, non amiamo essere intruppati in armate Brancaleone e rivendichiamo il diritto a chiedere i danni al premier.
Per una volta Berlusconi non si potrebbe appellare ai giudici comunisti: preferiamo un tribunale del popolo elettore di centrodestra per la nostra causa.
Perchè il quadro post-Prodi era ideale per risanare l’Italia sia dal punto di vista etico che sociale, sia da quello istitituzionale che economico.
Una strada spianata dallo sfascio che avevano lasciato le divisioni della sinistra, un susseguirsi di segretari che duravano lo spazio di pochi mesi, un vuoto politico che si sarebbe colmato solo dopo anni.
Eppure Silvio e i suoi esegeti sono riusciti nell’impresa impossibile.
Che non è quella di aver saputo gestire il terremoto dell’Aquila, che in realtà è stato pieno di errori.
“Nessuno al mondo avrebbe potuto fare meglio e più di me”: in questo caso concordiamo, nessun leader politico sarebbe riuscito nell’impresa, dopo solo due anni di governo, di resuscitare i defunti della sinistra italiana dai sepolcri in cui riposavano.
Un misto di presunzione e di arroganza in crescendo quoridiano, una corte di lecchini intemerati, una gestione dei media che rivaluta i cineluce del ventennio.
In mezzo il “ciarpame senza pudore” di una gestione della vita privata su cui non avremmo nulla da dire se riguardasse il presidente di Mediaset (sarebbero affari suoi), ma che diventa insostenibile se riguarda invece un presidente del Consiglio (diventano affari nostri). Continua »
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Marzo 15th, 2010 Riccardo Fucile
IN ITALIA LE ELEZIONI LE VINCONO I PARTITI CHE RIESCONO A FIDELIZZARE IL PROPRIO ELETTORATO: SI ACCENTUANO I TONI PER RADICALIZZARE LO SCONTRO E CONVINCERE GLI INDECISI… NESSUNO PROVA MAI A FAR BRECCIA NELL’ELETTORATO ALTRUI.. CHI E’ DELUSO HA IL DIRITTO DI ASTENERSI: CHI LI HA TRADITI DOVEVA PENSARCI PRIMA
Secondo molti osservatori, il vero pericolo delle prossime elezioni regionali è rappresentato dall’astensionismo.
In passato ha colpito in maggior misura il centrosinistra dopo l’esperienza litigiosa e fallimentare del governo Prodi e ne beneficiò il centrodestra.
Ora potrebbe mietere vittime nel centrodestra, a causa di una serie di fattori che si sono sommati nei mesi.
Da qui il tentativo del premier di accentuare i toni per radicalizzare lo scontro e far percepire l’appuntamento di fine mese come l’ennesima “ultima spiaggia”.
L’esempio dell’alta astensione francese (50%), con relativa sconfitta di Sarkozy, è ormai più che un campanello di allarme: almeno il 20-30% dell’elettorato di centrodestra non condivide per nulla l’azione del governo che ha contribuito a far eleggere.
Basta aver seguito negli ultimi mesi i sondaggi sui più svariati temi ( lavoro, occupazione, crisi economica, scuola, sicurezza, giustizia) per notare che certe percentuali negative, scorporando i risultati finali per fasce di elettori di destra e di sinistra, provenivano anche dal “fuoco amico” dell’elettore di centrodestra.
Delusione che si è accentuata nelle ultime settimane con le leggi ad personam, le ingerenze nell’azione dei giudici, i pasticci con le liste, l’emersione di un’altra verità sulla gestione del terremoto, il tentativo di chiudere certe trasmissioni scomode.
Vicende che si sono aggiunte a quelle precedenti che avevano già fatto storcere il naso: una politica della sicurezza inesistente, fatta solo di spot, la violazione dei diritti internazionali sull’immigrazione, il trattamento economico vergognoso delle forze dell’ordine, una politica scolastica fatta solo di tagli, le cattive frequentazioni femminili del premier, gli scandaletti da avanspettacolo cui è stato protagonista, l’appiattimento sulle posizioni della Lega, l’arroganza di certe dichiarazioni.
Ma ritorniamo all’astensionismo.
Ve ne è uno classico, rappresentato da chi di politica non si interessa per nulla: di per sè non è cosa negativa. Negli States votano in pochi, quelli più motivati.
C’è legittimamente chi poi ritiene che “sono tutti uguali” o “fanno tutti schifo”: se contenuto in percentuali minime è anche questo fisiologico, se sale invece troppo è indice che la politica ha perso contatto con la realtà sociale.
C’è infine chi si astiene perchè deluso dai propri paladini e li punisce privandoli del suo voto.
E’ questa componente che ha deciso le ultime elezioni in Italia, colpendo da una parte o dall’altra, a seconda di chi governava. Continua »
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Marzo 15th, 2010 Riccardo Fucile
ABBIAMO TOCCATO IL FONDO: AMMONTA A 130 EURO LA SOMMA CHE VIGILI DEL FUOCO, MILITARI E VOLONTARI ACCORSI PER IL TERREMOTO DOVRANNO PAGARE PER RITIRARE LA MEDAGLIA DI “PUBBLICA BENEMERENZA” ASSEGNATA DALLA PROTEZIONE CIVILE..I VIGILI DEL FUOCO INDIGNATI RIFIUTANO L’INSULTO DI UNO STATO ACCATTONE
Se vuoi metterti al collo la medaglia al valore, prima metti la mano al portafoglio.
Questa la morale e l’implicito invito che i vigili del fuoco, i militari, le forze di polizia, i volontari accorsi per prestare aiuto agli aquilani, colpiti dal tragico terremoto di un anno fa, si sono visti recapitare dalla Protezione civile di questo nostro sgangherato Paese.
In America, dopo la vicenda delle Torri Gemelle, le autorità degli States hanno riempito di attestati di benemerenza, di commossi ringraziamenti e di medaglie d’oro al valore i vigili del fuoco che tanto si prodigarono nelle prime ore successive al disastro, sacrificando anche la loro vita.
In Italia, la Protezione civile ha invitato le categorie che abbiamo elencato a ritirare un attestato gratuito firmato dalla Presidenza del Consiglio e dal dipartimento, unitamente alla “medaglia di pubblica benemerenza”, per ottenere la quale però occorre rivolgersi a una società privata e pagare la bellezza di 130 eurini per un kit che comprende”medaglia,nastro, rosetta, distintivo, astuccio e fascetta”.
Quanto sopra è indicato sul sito benemerenze.it, collegato all’indirizzo web della Protezione civile.
E per una operazione del genere hanno pure emanato un decreto dove si legge che “gli oneri per la realizzazione e la spedizione dei diplomi sono a carico della Protezione civile, quelli connessi a medaglie e insegne a carico dei beneficiari”.
Le associazioni dei Vigili del Fuoco sono sommersi da centinaia di lettere di indignata protesta da parte degli iscritti che, dopo essersi fatto un mazzo così per aiutare i fratelli aquilani, senza nulla chiedere, ora devono subire la beffa di una lettera in cui la Protezione civile li invita a ritirare una medaglia a pagamento, attraverso un appalto dato a una società privata che gestisce le benemerenze.
Per ottenere un riconoscimento da questo Stato accattone, in pratica, devi pagartelo.
Il tutto in un bel cofanetto con il logo della Protezione civile e senza poter neanche chiedere solo la medaglia.
O compri il kit completo dalla System Data Center SpA o te la scordi. Continua »
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Marzo 11th, 2010 Riccardo Fucile
IL PDL E’ UN PARTITO DI NOMINATI CHE RICORDA LE VECCHIE CORRENTI DC ED E’ RETTO DA UN DIRIGISMO SIMILE AL CENTRALISMO DEMOCRATICO COMUNISTA…BASTA CON INVENTARSI UN NEMICO PER MASCHERARE LE PROPRIE MANCANZE POLITICHE E CULTURALI: L’ELETTORATO NON CI CREDE PIU’
Un errore dietro l’altro, un nervosismo sempre più evidente, una strategia sbagliata, l’ennesimo tentativo di appellarsi a una piazza sempre più disincantata.
Non è così che il Pdl riuscirà a trarsi fuori dalle sabbie mobili in cui è andato volontariamente a cadere.
Ieri il premier ha dato una ricostruzione alla ormai nota vicenda della mancata consegna della lista del Lazio che fa acqua da tutte le parti e che è smentita da due semplici considerazioni.
In primo luogo la presenza delle forze dell’ordine, alle dipendenze del ministero degli Interni, che mai avrebbero permesso una violenta prevaricazione da parte dei radicali.
Sostenere quanto ha detto ieri il premier è un insulto ai carabinieri presenti, oltre che ai “magistrati di sinistra”.
In secondo luogo, nella famosa scatola in cui avrebbero dovuto esserci tutti i documenti necessari per la presentazione della lista è stato acclarato a verbale che mancassero invece l’atto principale che attribuisce poteri ai presentatori, le accettazioni delle candidature, le dichiarazioni di collegamento con la lista regionale, i simboli e l’autorizzazione a utilizzarli.
Se questi documenti li aveva Milioni con sè, e si è allontanato con essi, risulta evidente che doveva operare dei cambiamenti e si è assentato un’ora per queste ragioni.
Se tutto ciò è potuto accadere è per la mancanza di organi collegiali di approvazione delle liste, come avviene in tutti i partiti, e di funzionari preparati che la lista la presentano con largo anticipo seguendo le direttive del vertice.
Il Pdl ha sbagliato a non ammettere le proprie gravi responsabilità : nessuno crede più alla favola che tutto ciò che accade sia colpa dei comunisti che neanche esistono più. E i cui eredi sono pasticcioni e divisi più di loro.
Inventarsi un nemico per giustificare le proprie carenze politiche ed organizzative può andare bene una volta, due, ma alla lunga il Pdl rischia di essere seppellito da una grande risata.
E invece si adotta la ritrita tattica della”mobilitazione di piazza” per protestare “contro chi non vuole farci votare”, quando è evidente che se l’elettore di centrodestra nella provincia di Roma non troverà il simbolo del Pdl è solo per la dabbenaggina della locale classe dirigente che dovrebbe essere presa a pernacchie. Continua »
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Marzo 8th, 2010 Riccardo Fucile
LA REGIONE LAZIO SOLLEVA “CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE” DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE: ORA SI RISCHIA DI VOTARE PER POI VEDERE ANNULLATE LE ELEZIONI… ALTRE LISTE ESCLUSE ORA CHIEDONO DI RIENTRARE… E NEL CENTRODESTRA PERDERE 8 A 5 SAREBBE GIA’ UN SUCCESSO
Anche Tafazzi ormai è diventato trasversale: il gusto di farsi del male è entrato a
pieno titolo nella “casa del grande bordello”, una competizione elettorale regionale è diventata un circo Barnum bipartisan tra panini, segni per terra che designano le zone rosse come al G8, timbri ovali o tondi, autentiche vere e presunte, firme che appaiono e scompaiono, fino al libretto di Miao miao delle istruzioni per l’uso e l’abuso.
Chi pensava che una legge fosse fatta per fissare dei criteri, ora sa che necessita, come per il digitale terrestre, del libretto delle istruzioni per “interpretarla”.
Il cittadino che incorre in un errore formale, che ritarda un pagamento, che dimentica i termini di scadenza di un ricorso, cade nel tritacarne delle sanzioni, delle punizioni e della perdita dei diritti.
Non si può appellare a una “interpretazione favorevole”, magari sostenendo che “non può essere privato” del diritto a competere con gli altri ad armi pari. Vi sono decine di liste, sparse in tutta la penisola, che rimarranno fuori dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo: dai radicali al Nuovo Psi, da Sinistra e Libertà a Forza Nuova, dal Partito comunista dei Lavoratori all’Udeur.
Ma la “interpretazione” varrà anche per loro?
Pare di no, fermo restando che avremo un’altra gittata di ricorsi e controricorsi.
C’è chi infatti ha sollevato la questione dell’incostituzionalità del decreto, in quanto la legge 400 del 1988 che regola la decretazione di urgenza fa divieto di usare il decreto “in materia elettorale”.
Altra questione di incostituzionalità è quella sollevata dalla Regione Lazio per”conflitto di attribuzione”, ovvero il governo non è competente ad intervenire su leggi elettorali regionali che, in base a una sentenza della Corte costituzionale, spettano solo e soltanto alle amministrazioni locali.
La riforma costituzionale del 2001 infatti assegna loro la potestà legislativa in materia.
In pratica il governo non aveva titolo per intervenire. E visto che è la Corte Costituzionale ad aver fissato questo principio, pare difficile che si possa smentire da sola.
A questo punto può accadere che, dopo aver votato, le elezioni in Lazio siano dichiarate illeggittime e si debba tornare a votare ancora. Continua »
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Marzo 8th, 2010 Riccardo Fucile
LE LISTE ANDAVANO RATIFICATE DAGLI ORGANISMI DI PARTITO UNA SETTIMANA PRIMA E PRESENTATE CON 24 ORE DI ANTICIPO…SE SI SBAGLIA, SI CHIEDE SCUSA AGLI ELETTORI, NON SI TRUCCANO LE CARTE…LA DESTRA E’ LEGALITA’ E RISPETTO DELLE LEGGI, NON UN COMITATO DI AFFARI…FACILE DIRE:”UNA PARTE DELL’ELETTORATO SAREBBE RIMASTO SENZA RAPPRESENTANZA”: QUANDO HANNO VOTATO LO SBARRAMENTO AL 3% SE NE SONO FOTTUTI
Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale alla Bocconi di Milano, uno dei
massimi esperti in materia e non legato a carri politici, ha commentato: “Il governo non ha varato un nuovo regolamento elettorale, ha lasciato in vigore l’esistente, ma spiegando come va interpretato. In realtà è un trucco: questi decreti si usano per nascondere innovazioni. Si parla di norme interpretative solo se ci sono contrasti precedenti, cioè se la norma precedente è ambigua e si presta a interpretazioni. Ma in questo caso la norma era chiara, quindi il decreto è una forzatura”.
D’altronde il principio per cui si possono sanare le mere irregolarità formali era già presente nell’ordinamento e non a caso abbiamo sempre sostenuto che il caso di Milano si sarebbe risolto positivamente, come quello del listino Polverini a Roma, attraverso i normali ricorsi. Sarebbe bastato attendere 48 ore e si sarebbe evitata la figura da trucidi che è stata fatta. Altro caso quello della lista del Pdl a Roma: non essendo stata presentata, impossibile sanarne gli errori.
E si è allora ricorsi alla patetica storia del “basta essere presenti nel Palazzo del tribunale” e si riaprono i termini di presentazione.
L’unico dato di fatto certo è che il delegato del Pdl si era presentato 40 minuti dopo l’ora fissata e ormai i termini erano scaduti.
Se il Pdl credesse veramente alla favola “ci è stato impedito fisicamente di presentare la lista”, avrebbe dovuto semplicemente attendere la relazione delle forze dell’ordine (il ministro degli interni è pure Maroni) e avrebbe visti riconosciuti i propri diritti.
Dato che così non è, ha dovuto giocare la carta truccate del decreto interpretativo.
Se con il pasticcio delle liste il Pdl ha perso il 3% di consensi in una settimana, col decreto (contrari il 67% degli italiani), ha perso pure la faccia.
Una destra seria come avrebbe dovuto comportarsi?
In primo luogo, le liste dovevano essere preparate e sottoposte al voto degli organismi interni almeno una settimana prima dalla presentazione: una volta approvate, nessun capobastone avrebbe più cercato di correggerle all’ultimo minuto, togliendo qua e aggiungendo là , come al mercato delle vacche. Continua »
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Marzo 4th, 2010 Riccardo Fucile
UN SITO NATO DAL NULLA HA RAGGIUNTO MEZZO MILIONE DI ITALIANI, PARLANDO IL LINGUAGGIO DELLA TOLLERANZA, DELLA LEGALITA’, DELLA SOLIDARIETA’, DEI VALORI, DELLA COERENZA… IN UN GIORNO ABBIAMO PIU’ RAPPORTI CON GLI ITALIANI CHE UN SEGRETARIO DI PARTITO IN UN NORMALE COMIZIO: GRAZIE A VOI
Forse è la dimostrazione che anche a Destra qualcosa può cambiare o forse sta già cambiando, nella coscienza e nella mentalità dell’elettore.
Meno sicuramente nei vertici dei partiti, presi da beghe interne, arrivismo, ambizioni, corruzione delle anime, prima ancora che delle persone.
Abbiamo traguardato i 500.000 contatti, marciamo giornalmente su livelli superiori alle presenze degli elettori a un normale comizio dei massimi esponenti di un partito, riusciamo a parlare e confrontarci serenamente con tutti.
Non amiamo divise e reggimenti, chiamate alle armi e trombettieri: esponiamo fatti, dati, cifre per dimostrare le nostre tesi, argomentiamo le nostre opinioni.
Abbiamo anticipato notizie e accadimenti, non fermandoci alle apparenze e agli spottoni.
Se siamo critici verso il governo è perchè riteniamo un dovere, per un uomo e una donna di destra militante, vigilare sull’applicazione delle idee che si amano.
A destra non si sta per convenienza o per evitare processi, non si sta coi poteri forti, ma con i più deboli, con coloro che non hanno voce, con i milioni di italiani a basso reddito che hanno visto nella destra una speranza di vita, di cambiamento, un progetto di società , un modello di sviluppo che tuteli l’ambiente, la legalità , la giustizia.
E se un governo latita, non è solo un diritto, ma è un preciso dovere esprimere dissenso.
Abbiamo fatto spesso una opposizione sui contenuti che neanche la sinistra è stata capace di fare, perennemente presa dalle divisioni interne.
Un Paese si regge anche sul controllo dell’opposizione e attualmente non c’è nè chi governa nè chi si oppone: solo una palude di conformismo, dove emergono solo le verità o le obiezioni precostituite.
Ben vengano gruppi critici e osservatori imparziali sia a destra che a sinistra, il Paese ha bisogno di questo. Continua »
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Marzo 2nd, 2010 Riccardo Fucile
L’ASSENZA DEL LOGO DEL PDL RENDE QUASI IMPOSSIBILE LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA, SALVO UNA REAZIONE IMPREVEDIBILE DELL’ELETTORATO…IN REGIONE SALTEREBBERO POLITICI E RE DELLE TESSERE, ENTREREBBERO RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETA’ CIVILE
Il pasticcio in sede di presentazione delle liste da parte del Pdl romano dovrebbe
spianare la strada alla vittoria di Emma Bonino: troppo grande appare sula carta l’handicap rappresentato dall’assenza del logo del partito.
I sondaggisti si stanno da ieri esercitando sull’influenza che la novità avrà sul voto: c’è chi quantifica in 160.000 voti l’emorragia che subirà la candidata alla presidenza, Renata Polverini.
La gara che sembrava mettersi bene, dopo un avvio stentato, sembra di nuovo compromessa per la candidata del centrodestra.
Diamo un’occhiata ai dati: nel 2008, alle ultime provinciali nello stesso lembo di territorio dove ora gli elettori non troveranno il simbolo del Pdl, il partito aveva toccato la percentuale del 37,1%, tradotto in voti circa 842.000 consensi.
Secondo i sondaggisti se è vero che le Regionali sono tradizionalmente legate alla valutazione del candidato presidente, non si può nascondere che queste hanno una forte valenza politica.
Una parte di chi vota Pdl convergerà quindi ugualmente sulla Polverini, utilizzando le altre liste collegate, ma viene anche meno l’effetto bandiera di chi votava più che altro il simbolo.
Senza considerare un altro aspetto potenziale: Renata potrebbe fare il miracolo e vincere, ma con il rischio che la maggioranza dei consensi dei partiti vada al centrosinistra.
Luigi Crespi invece non crede a un successo della Polverini: una botta del genere a 30 giorni dal voto è quantificabile almeno nella perdita del 4% dei consensi.
Rimane un’incognita: la capacità di reazione dell’elettorato di centrodestra. Continua »
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