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DONADI: “DI PIETRO E GRILLO MI SEMBRANO PANCHO VILLA ED EMILIANO ZAPATA”

Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile

IL CAPOGRUPPO DIMISSIONARIO DELL’IDV:”SIAMO ALLA FINE DEI PARTITI PERSONALI”…”NELL’IDV NON SI COMPRA NEANCHE LA CARTA IGIENICA SENZA CHE LUI LO SAPPIA”

«A me Di Pietro e Grillo sembrano Pancho Villa e Emiliano Zapata». Massimo Donadi, il giorno dopo le dimissioni da capogruppo dell’Italia dei Valori, allarga la frattura con l’uomo con cui ha condiviso le sue battaglie negli ultimi dodici anni.
«Io credevo in Antonio, conoscevo i suoi difetti, è stato l’unico che ha combattuto seriamente Berlusconi ma ora la vedo dura poter proseguire insieme».
Quali sono i difetti di Antonio Di Pietro?
Di Pietro è uno che mentre dipinge un muro di nero, ti dice che è bianco. Se tu gli contesti che si era deciso di farlo bianco, ti dice: “si vabbè ora lo vedi così, ma poi lo aggiusto, è un bianco tendente al grigio”. Ma è nero…
E lo nota soltanto adesso?
No, la mia critica a Di Pietro è iniziata un anno fa. A Vasto, per la prima volta dopo 12 anni, non ho partecipato, dissi che avevo un impegno. Sono stato lì solo nel primo giorno di lavori e me ne sono andato via subito. Solo tre mesi fa ho iniziato a esporre pubblicamente le mie critiche e ho fatto da parafulmine per tutti quelli che condividono la mia linea.
Ma esiste la possibilità  che l’Italia dei Valori sopravviva?
A Di Pietro l’ho spiegato più volte, siamo a un bivio. Siamo vicini alla fine dei partiti personali. Lui ha due alternative: o si arrocca nella strenua difesa dell’esistente come Silvio Berlusconi o segue il cambiamento e si rinnova introducendo la democrazia dentro il partito. L’ufficio di presidenza non può essere composto da persone nominate da lui, i suoi membri devono essere eletti.
Quindi conferma che nel partito non esiste democrazia interna?
Da tempo chiedo un Congresso. Ora Antonio ci ha concesso un’assemblea nazionale, una sorta di kermesse, di passerella, che non ha nessun valore, non si deciderà  nulla. L’unico organo decisionale è l’esecutivo nazionale. L’assemblea è soltanto un qualcosa che si è inventato Di Pietro dicendo ai suoi: “così si sfogano… ” Alla fine è sempre lui a decidere tutto, dentro l’Idv non si compra nemmeno la carta genica senza che lui lo sappia.
Questo vuol dire che lui aveva già  deciso di andare con Grillo?
Report gli ha rovinato i piani, lui pensava di tentennare fino all’ultimo. Faceva finta di volersi riavvicinarsi al centrosinistra ma già  pensava di allearsi con Grillo e fare una sorta di predellino mettendoci davanti al fatto compiuto senza lasciarci il tempo di opporci.
Ma se al Pd non lo vogliono non può fare altro…
Ora alcune cose non le posso dire perchè riguardano altri partiti ma so per certo che questo non è vero. È lui che ha iniziato ad attaccare il Capo dello Stato. Napolitano può piacere o non piacere, si può anche criticare ma per la sinistra è un simbolo. Ed è anche il simbolo della nazione. Poi c’è stato anche il video in cui definisce Bersani come uno zombie…
Secondo lei, invece, la lista “Basta” di Grillo-Di Pietro può avere successo?
Sì, magari può anche essere che Di Pietro abbia ragione e probabilmente l’unico suo modo per sopravvivere è allearsi con Grillo e cercare di raggiungere il 7% ma l’ho già  detto: per me Di Pietro e Grillo sembrano Pancho Villa e Zapata.
Eppure Grillo viene visto come la grande novità  della Terza Repubblica…

Grillo invece è l’ultimo cadavere della Seconda Repubblica e il suo è l’ultimo partito personale. Solo dopo le Politiche, con la fine dello scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani, si aprirà  una nuova fase e si potranno fare le riforme. D’altronde con l’uscita di scena di Berlusconi, pian piano tutti spariscono. Prima Veltroni e D’Alema, ora Di Pietro. Come si ritira il nemico (Berlusconi), finisce anche l’era di Di Pietro.
Ma perchè si è dimesso?
All’assemblea dei gruppi di sicuro non avrei avuto la maggioranza, sarei stato sicuramente sfiduciato. Rota, parente di Cimadoro, ha chiamato tutti i parlamentari e li minacciati con parole molto forti.
Non crede di poter ancora vincere la sua battaglia dentro l’Idv?
La vedo dura ma è possibile che riesca a coagulare la maggioranza del partito attorno a me. Se non ci riesco me ne vado e mi alleo col centrosinistra.
Squilla il telefono con la musica di Morricone in versione westner. ( Ride)
In questi giorni mi stanno chiamando tutti, ricarico il telefono tre volte al giorno ma io no, non ho chiamato nessuno.
Crede di farcela?
A me piace molto il detto: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare…

Francesco Curridori

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DI PIETRO, PIOVE SUL BAGNATO: INDAGATO IL COGNATO CIMADORO, DEPUTATO IDV

Novembre 4th, 2012 Riccardo Fucile

CONTESTATO IL REATO DI CONCORSO IN ABUSO D’UFFICIO A CIMADORO, TITOLARE DI UNA SOCIETA’ DI COMPRAVENDITE IMMOBILIARI, LA HELVETIA, E DI QUOTE NELLA IMMOBILIARE SAN SOSIMO… AVREBBE FATTO PRESSIONI PER INDIRIZZARE ALCUNE PRATICHE

I “guai” per Antonio Di Pietro sembrano non finire.
Gabriele Cimadoro, parlamentare dell’Italia dei valori e cognato dell’ex pm di Mani Pulite, risulta indagato per concorso in abuso d’ufficio nell’ambito di un’indagine condotta a Palazzago, in provincia di Bergamo, per la quale sarebbero state iscritte nel registro degli indagati in tutto 54 persone per reati che vanno dall’abuso d’ufficio al falso ideologico e materiale, sino alla tentata concussione.
Lo scrive oggi “L’Eco di Bergamo”.
La Procura di Bergamo sta infatti indagando sui presunti favori di cui avrebbero goduto alcune licenze edilizie e su alcuni terreni che hanno cambiato destinazione d’uso all’interno del Pgt.
Per il sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, che coordina l’inchiesta, ci sarebbero state pressioni in municipio per indirizzare alcune pratiche.
Cimadoro, titolare di una società  immobiliare, in passato è stato assessore e consigliere comunale a Palazzago.
Ma il pressing, per l’accusa, sarebbe avvenuto quando non aveva cariche comunali. L’inchiesta è condotta dai Carabinieri della compagnia di Zogno.
Secondo il quotidiano la Procura sta cercando di tracciare “la fitta rete di presunti favori e interessi immobiliari a Palazzago”.
Cimadoro risulta titolare di una società  di compravendite immobiliari, la Helvetia, e di quote nella Immobiliare San Sosimo che nell’omonima frazione del paese sta realizzando un progetto su un’area artigianale.
La sua posizione è allo stato “defilata e ancora al vaglio” e “non è escluso che si giunga alla richiesta di archiviazione” un’indagine che, da quattro anni, “continua a imbarcare filoni e s’è estesa a qualche comune della Valle Imagna”. T
ra i 54 sotto inchiesta ci sono il sindaco uscente Umberto Bosc, il suo predecessore Ferruccio Bonacina (entrambi della Lega Nord) e altri amministratori locali.
L’ipotesi è che, prima ancora dell’approvazione del contestato Pgt, a Palazzago alcune licenze edilizie percorressero canali privilegiati.
A beneficiarne sarebbero stati imprenditori e privati, grazie alla presunta complicità  di pubblici ufficiali.
Una delle tecniche, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di protocollare solo la pagina iniziale della Dia (Denuncia di inizio lavori), “sostituendo poi il progetto contenuto con uno più vantaggioso per costruttori e committenti”.
Quindi alcuni avrebbero cambiato destinazione d’uso.
Gli investigatori sono impegnati negli accertamenti patrimoniali con l’analisi di conti bancari per scovare movimenti sospetti: passaggi di denaro per i presunti benefici nelle pratiche edilizie e urbanistiche fino a poco tempo fa non ne erano emersi.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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L’IDV BARBATO ASSUME DUE ISCRITTI AL PARTITO PIRATA

Novembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

NELLO STAFF DEL DEPUTATO ENTRANO DUE ESPONENTI CHE CONOSCONO LA PIATTAFORMA DI DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA… E SU DI PIETRO DICE: “NON LA RUBATO LE CASE, MA NON SI PUO’ PARLARE SOLO DI SENTENZE”

Dopo aver consigliato il campo di concentramento a Formigoni e Scopelliti, il parlamentare dell’Italia dei Valori Francesco Barbato fa parlare ancora di sè, ma senza sparare a zero sulla ‘casta’.
Il deputato Idv ha infatti aperto le porte a due esponenti del ‘Partito dei pirati’ come suoi assistenti, omologo italiano del ‘Piraten partei’ che in Germania alle elezioni dei lander tedeschi di aprile ha raccolto il 7,7% dei consensi.
I Pirati italiani si definiscono “antagonisti” del M5S con il quale, però, condividono molte battaglie.
“Ho già  inviato la richiesta alla Camera —   ha spiegato il parlamentare -. Voglio portare nel palazzo la loro piattaforma ‘liquid feedback’ per interrogazioni e proposte”.
Poi Barbato critica la decisione comunicata oggi dal suo partito di convocare l’assemblea per dicembre, per introdurre nuove regole sulla trasparenza del partito a seguito dell’inchiesta di Report.
”E’ una scelta democristiana — afferma — ma andrò. Il congresso? Non parteciperò. L’Idv è superata. La decisione dell’Ufficio di presidenza sembra, e dico sembra, accettare la linea Donadi sul congresso ma allo stesso tempo lascia Di Pietro alla guida”.
Il deputato paragona poi il suo partito alla ‘Balena bianca Dc’: ”Il partito sta diventando sempre più come il Pd e l’Udc. Io andrò all’assemblea ma non al congresso perchè i congressi sono legati ad una logica da partito, ormai superata”, aggiunge Barbato che punta il dito contro il capogruppo Massimo Donadi.
“Si deve dimettere dal suo ruolo: è lui che ha introdotto le correnti, contaminando l’Idv con pratiche democristiane. Io comunque mi sarei aspettato una riunione dei gruppi parlamentari ed invece hanno riunito l’ufficio di presidenza dove ci sono sempre gli stessi”.
Barbato non ha dubbi sulla provenienza delle case di Di Pietro, tema affrontato dal programma di Milena Gabanelli. “Non le ha ‘rubate’ nel modo più assoluto. La puntata di Report è roba trita e ritrita di soggetti che nutrono livore nei confronti di Di Pietro ma allo stesso tempo dico allo stesso Di Pietro che non si parla solo con le sentenze”.
Il deputato campano infine dopo Di Pietro e Donadi boccia anche i ‘dissidenti’ Orlando e de Magistris indicati come gli ‘anti-Di Pietro’: “Pensino a fare bene i sindaci e a non distrarsi”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL SALTO DEL GRILLO DOPO L’OPA SUI DIPIETRISTI: BEPPE PUNTA SU PALAZZO CHIGI

Novembre 2nd, 2012 Riccardo Fucile

CANDIDATO PREMIER SE RESTA IL PORCELLUM, VIA ALLE LISTE…DA DIECI GIORNI I CINQUESTELLE TESTANO IN RETE L’ASSE CON L’IDV

È il salto del Grillo. Quello atteso da tanti e da tempo, quello temuto dai partiti.
Il leader abbandona il movimento astratto e virtuale, lancia via web la sua candidatura a premier “favorita” dal Porcellum e, con l’opa di queste ore sul partito in rotta di Antonio Di Pietro, entra nella fase due.
È il salto di qualità .
Parte la corsa alle candidature, ma anche la distribuzione dei ruoli di potere istituzionale. E dunque di poltrone.
La nomination dell’ex pm alla Presidenza della Repubblica sembra una mezza provocazione, è la stretta su un partito strutturato, dotato di gruppi parlamentari, di sedi e amministratori locali, sindaci di Napoli e Palermo, centinaia di consiglieri.
E cammina di pari passo con il lancio in rete di un’altra proposta, ben più seria e pesante, quella dello stesso comico genovese alla presidenza del Consiglio.
Col terremoto in corso «tutto è possibile », se ne sono ormai convinti al quartier generale della Casaleggio Associati.
L’exploit del Movimento 5 stelle divenuto primo partito in Sicilia ha segnato la prima vittoria sul campo su vasta scala, dopo Parma.
Il segnale che Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio attendevano, prima di lanciarsi alla conquista di Montecitorio e Palazzo Madama.
Il secondo, la «mente raffinata» del duo, continua a predicare la «natura di movimento» del Cinque stelle e a tagliare corto: «Noi non abbiamo bisogno di indicare un premier».
Ma il primo passaggio avviato adesso e neanche tanto sotto traccia è proprio la scalata a Palazzo Chigi.
«Io devo essere il capo politico del movimento, ma il mio è un ruolo di garante, vedere chi entra e chi esce» scrive l’ex comico nel “Comunicato politico numero cinquantatre” pubblicato il 29 ottobre.
Nelle stesse ore di lunedì in cui tutti erano assorbiti dai commenti sulla loro vittoria in Sicilia, Grillo era oltre, dettava le regole per le candidature in Parlamento e affermava la sua leadership. Lo scenario ora si fa meno nebuloso.
Anche in caso di elezioni anticipate, la macchina è pronta, già  in corsa.
«Sarà  lui il capo della coalizione, che in linguaggio non tecnico significa candidato premier» ha già  spiegato Giovanni Favia, consigliere regionale M5s in Emilia-Romagna e finito in rotta di collisione coi i due guru del movimento, dopo averli accusati in un fuori onda di scarsa trasparenza interna.
Ma su quello che sta accadendo il giovane consigliere (rimasto comunque dentro) ha le idee chiare. «Grillo è il capo della coalizione e il capo della coalizione è di fatto il candidato premier». Il muro contro muro sulla legge elettorale, Berlusconi che rimette in discussione il quasi-accordo raggiunto al Senato, rischia di salvare il Porcellum.
E col sistema in vigore, anche il terzo comma dell’articolo 14 della norma-Calderoli.
Che recita: «Contestualmente al deposito del contrassegno, i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica ».
Capo destinato a essere il candidato premier, come avvenuto con Prodi e poi Berlusconi.
E sarà  un caso, ma guarda caso in quel “Comunicato cinquantatre” sul blog, è proprio così che il leader si definisce e si presenta ai suoi: «Il MoVimento 5 Stelle (M5S) promuove la presentazione alle prossime elezioni politiche del 2013 di liste di candidati che si riconoscano nel Programma del MoVimento e nel suo capo politico Beppe Grillo»
Definita la candidatura, ecco l’abbraccio «mortale» al “Tonino” ferito dalle inchieste giornalistiche e dalle divisioni interne di questi giorni.
È la lettura che ne fanno in queste ore molti preoccupati dirigenti Idv.
Del resto è da dieci giorni che il leader del M5s sonda in rete l’asse con l’Italia dei valori, partito che vacilla pericolosamente a cavallo della soglia di sbarramento.
E lo ha fatto utilizzando tutta la sua potenza di fuoco sul web.
Il fortino di Casaleggio vanta il supporto di almeno dieci internauti capaci di un indice klout superiore a 75 (indice che valuta da 1 a 100 la capacità  di influenza sui social network).
Vuol dire che ciascuno di quei dieci “megafoni” è in grado di contattare, influenzare, condizionare almeno 100 mila persone, centomila elettori.
Dunque un milione, giusto per capire di che numeri parliamo.
E di quanto il virtuale stia acquisendo nel giro di poche settimane peso politico reale, si stia trasformando in consensi e voti.
Il deputato Pd Mario Adinolfi – tra i più attenti osservatori e frequentatori del web – racconta di aver avvertito già  un mese fa Bersani di quanto si stava muovendo in rete.
Ovvero del fatto che «Grillo e l’Idv andavano verso la fusione, ma sono stato ignorato dai più». E ora ragiona: «La candidatura avanzata per Di Pietro al Quirinale, l’avvio del percorso di scioglimento dell’Idv, alcune mobilitazioni in area Fiom, tutti i processi in atto in queste ore erano ampiamente annunciati sul web».
L’ala estrema della Cgil, la ridotta “legalitaria” dipietrista e il popolo dell’antipolitia grillino, la miscela esplosiva per far saltare il Palazzo.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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RIVOLTA NELL’IDV: DONADI “DI PIETRO E’ FINITO, MAI PIU’ NELLO STESSO PARTITO”

Novembre 1st, 2012 Riccardo Fucile

IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA E’ FURENTE: “HA LIQUIDATO IL PARTITO CON UNA INTERVISTA, POI PARLA GRILLO IN SUA DIFESA: E’ IL FRUTTO DI UNA TELA CHE SI STAVA TESSENDO DA TEMPO”… SI SMARCANO ANCHE PARDI (“E’ ORA DI CAMBIARE LEADER”) E BORGHESI (“SERVE DISCONTINUITA'”)

E’ una rivolta di partito contro il presidente del partito. L’Idv è nella bufera.
Dopo la bocciatura siciliana, l’inchiesta di Report sui rimborsi e le proprietà , l’intervista a “Il Fatto Quotidiano” e l’endorsement di Beppe Grillo per il Quirinale Antonio Di Pietro è solo.
Al nostro giornale ha detto che il partito è morto annunciando una resurrezione, ma i suoi uomini non ci stanno e guardano avanti, a un futuro senza di lui. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, è il primo a lanciare la staffilata dicendo che l’ex pm è finito.
Il senatore Francesco Pancho Pardi invoca il cambiamento della leadership e il vice capogruppo alla Camera Antonio Borghesi chiede discontinuità .
Donadi: “Non è finito il partito è finito Di Pietro”.
“L’intervista a ‘Il Fatto Quotidiano’ è il necrologio dell’Idv o di Antonio Di Pietro, a seconda di come uno veda la cosa. Mi dispiace solo di aver perso gli ultimi due giorni a tentare di ricostruire il partito quando lui invece aveva già  organizzato tutto, con gesto molto poco nobile, almeno a giudicare dall’intervista e da quanto detto da Grillo” dice Donadi.
“Oggi l’Idv di Di Pietro è morta. Ha dato la colpa al partito dei fatti di ‘Report’ che invece riguardano lui. Di Pietro ha dato la colpa al partito di fatti che non riguardano le migliaia di militanti che anche a 7 gradi sotto zero si sono impegnati in tutta Italia per la raccolta delle firme per i referendum. A ‘Report’ non mi sembra si sia parlato di loro… Non è mai esistito — incalza — un segretario di partito che liquida la propria formazione politica in questo modo, con un’intervista sul giornale”.
Soprattutto dopo che “per 48 ore aveva parlato, in riunioni fiume, della necessità  di rilanciare il partito: una cosa che ora ha tanto il sapore della presa in giro. A questo punto sa che le dico? Antonio Di Pietro e Massimo Donadi in uno stesso partito non ci potranno più stare. Visto che alla luce dell’intervista su Il Fatto e della dichiarazione di Grillo, che lo proporne addirittura come presidente della Repubblica, Di Pietro, con gesto molto poco nobile aveva già  organizzato tutto, forse sarebbe il caso che lui seguisse questo suo nuovo progetto. E in questo caso augurerei a entrambe onore e gloria”, afferma il deputato.
Donadi imputa a Di Pietro anche la scelta di una mela marcia Vincenzo Maruccio, capogruppo alla regione Lazio indagato per peculato: “Quella di Di Pietro mi sembra una valutazione molto cinica di chi cerca di scaricare sul partito ombre e macchie che non sono del partito. Se Maruccio è una macchia, bisogna vedere chi ha fatto di tutto per imporlo questo Maruccio. Mi sembra, insomma, un modo per scaricare sul partito colpe che questo, invece, non ha. E mi sembra una cosa triste, molto triste. Di Pietro di fatto ha sciolto un partito. Quello di oggi è stato un necrologio. Vorrei però ricordare — dichiara ancora Donadi — che l’Idv non è composto da una sola persona, bensì da migliaia di persone che hanno dato l’anima in tutti questi anni, raccogliendo firme e impegnandosi nelle varie battaglie. E non mi sembra che qualcuno di questi sia stato citato da Report”. Donadi accusa il fondatore del partito di aver ordito quasi un complotto al movimento politico stesso: “Comunque ribadisco dopo aver letto l’intervista e aver ascoltato la proposta di Grillo mi sembra che tutto sia il frutto di una tela che si stava tessendo da tempo. Voler far vedere che i fatti raccontati da ‘Report’ riguardino solo il partito e non lui è un discorso, mi lasci dire, davvero poco nobile. Da oggi — conclude — il partito con Di Pietro non c’è più. Basta con i leader carismatici. Si continui con un partito fatto magari di persone non famose ma che abbiano davvero voglia di fare politica per tentare di migliorare le cose in questo Paese”.
Pardi: “E’ ora di cambiare leader”.
Anche Pardi guarda avanti, a un futuro senza Di Pietro. ”Mi sembra ora di cambiare leader de lpartito. Dopo le elezioni del 2013 probabilmente ci sarà  un cambio e forse prima ci saranno altre sorprese. Basta con i parenti in politica — dice al programma radiofonico La Zanzara — sono contrario sia al cognato di Di Pietro sia al figlio, ma questo l’ho sempre detto a Tonino. Noi siamo diversi dagli altri e bisogna dimostrarlo coi fatti. E fu un errore mettere la moglie nell’associazione che controllava i soldi”.
Di Pietro a Report ha fatto una figuraccia? chiedono i conduttori: “Beh, sì. La tv può essere crudele. Anche se sulle case aveva molte più ragioni di quelle che sono emerse. Ma Di Pietro non è stato efficace. E poi fino a un certo punto la gestione è stata molto personalistica, vedi la moglie”.
Poi Pardi se la prende con Di Pietro per la vicenda di Maruccio, il consigliere regionale del Lazio indagato per peculato: “Un caso clamoroso di conflitto di interessi. Maruccio non può fare nello stesso tempo il legale del leader, il dirigente e il consigliere regionale. Una cosa che ci fa malissimo. Noi siamo quelli che lottano per ridurre i costi della politica e quelli del Lazio votano a favore dell’aumento…”.
Borghesi: “Serve discontinuità ”.
”E’ un peccato il non far niente con il pretesto di non poter far tutto, come insegna Churchill. Le decisioni dell’ufficio di presidenza di Idv non appaiono sufficienti ad affrontare la criticità della situazione in cui versa il partito, ma appaiono solo come l’inizio di ciò che c’è da fare” dice Borghesi
“C’è bisogno di discontinuità  la cui base potrebbe trovarsi nelle mozioni da me presentate al congresso del 2010 e mai discusse e votate: trasformazione dell’ufficio di presidenza in organo elettivo; trasferimento della competenza per le modifiche statutarie al congresso o all’esecutivo nazionale; limite a due mandati o a 10 anni per parlamentari e consiglieri regionali; codice di comportamento degli eletti”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DI PIETRO RECITA IL DE PROFUNDIS: “L’ITALIA DEI VALORI E’ MORTA CON REPORT. ORA RISORGIAMO”

Novembre 1st, 2012 Riccardo Fucile

“MEDIATICAMENTE SIAMO MORTI, ISOLATI: SPERIAMO NEI NOSTRI ELETTORI”… SULLE DONAZIONI RICEVUTE E GLI AFFITTI DEI SUOI APPARTAMENTI AL PARTITO AMMETTE: “HO COMMESSO TANTI ERRORI, CHIEDO SCUSA E RICOMINCIO”, MA NEGA OGNI IRREGOLARITA’

Antonio Di Pietro ha perso qualcosa: “Dov’è la mia agenda? Venga, le faccio vedere. Io mi siedo su quella poltrona singola”.
Decisionista, sempre. Uomo partito, uomo comando, uomo immobili: “Le visure catastali, fresche fresche. Guardi, leggiamo insieme”.
S’accomoda, riprende punto per punto la trasmissione Report, l’incedere sofferto: “L’italiano mi punisce. E poi il taglia e il cuci di un video. Ma io stimo Milena Gabanelli”.
L’ex magistrato parla con le carte in mano. Le carte non lo scrivono, non lo dicono, ma l’uomo — che attira aggettivi negativi anche dal figlio politico, l’Idv — è rassegnato. “Voglio chiarire tutto”.
Un attimo di pazienza, che succede?
(Ripone gli occhiali, chiude la cartellina) Qui a maggio andiamo a casa: non entriamo in Parlamento. La storia già  la conosco. L’Italia dei Valori è finita domenica sera, a Report. Mediaticamente siamo morti. Siamo vittime di un killeraggio, di un sistema politico e finanziario che non ha più bisogno di noi.
Chi spegne la luce?
Noi, non più io. Combattiamo, ma sarà  dura: porte sbarrate a sinistra, porte sbarrate ovunque. Siamo isolati, speriamo che i nostri elettori ci aiutino.
E se va male?
Faremo opposizione fuori dal Palazzo. E tiferemo per Beppe Grillo.
Una domanda tormenta gli italiani, quante proprietà  possiede, 54 o 56?
Mi faccia ridere un po’. I miei figli scherzano: tu perchè hai 8 fabbricati e io solo 7? In realtà , entrambi hanno una casa a Milano, comprati su progetto, per risparmiare, attraverso una cooperativa, e una quota di eredità  materna a Bergamo. Tutto qua.
E sua moglie? I suoi 49 terreni e 7 fabbricati a Montenero di Bisaccia?
Lei è ricca di famiglia. Non ha beneficiato dei miei guadagni, anzi. Ha uno studio fortissimo, è indipendente, è una donna intelligente e rispettabile. Non è la moglie di Di Pietro. A Montenero ho appezzamenti per gli ulivi, il grano e baracche per il trattore e addirittura la stalla. Queste sarebbero le mie ricchezze?
Non è povero.
Mica mi lamento? Ma sono soldi sudati e ricevuti vincendo cause per diffamazione.
Per due volte, a Roma e Busto Arsizio, ha comprato due appartamenti e li ha dati in affitto al partito. Non è strano?
Non c’è nulla di irregolare. Certo, non lo rifarei. Ma io ho messo in piedi una macchina quando Internet non esisteva e non avevo i capitali necessari.
Nel ’95 la signora Borletti le lasciò quasi 1 miliardo di lire in donazione.
La data è importante: non facevo politica, mi difendevo in tribunale. Ho incassato i soldi in due rate, nel ’98 e nel ’99 e in parte li ho utilizzati per l’Idv che cominciava da zero lire. Ho commesso tanti errori, lo ammetto. Chiedo scusa, e ricomincio. Ma su questi fatti sono perseguitato, e non per caso.
Cosa pensa di scontare?
Quello che rompe le scatole al governo di Mario Monti e critica il presidente Napolitano per il conflitto d’attribuzione con la Procura di Palermo viene automaticamente escluso. Io lo sapevo, ma non posso rinunciare ai principi dell’Idv.
Crolla tutto.
E noi cerchiamo di riparare il tetto. Non è stato facile, però avremo regole ancora più stringenti sui soldi che gestiscono i gruppi regionali e sui candidati per le prossime elezioni.
Farete le primarie?
Subito, in rete. Chiunque potrà  presentare il proprio curriculum, che sia un iscritto al partito o un semplice simpatizzante, un comitato di garanti esaminerà  la candidatura e un sistema elettronico, come quelli che usa Grillo, selezionerà  i migliori. Così eviteremo i casi Sergio De Gregorio. Deve sapere che io, Grillo, lo ammiro e lo copio.
E i casi Vincenzo Maruccio, l’ex capogruppo nel Lazio, indagato per peculato?

L’ho conosciuto giovanissimo, laureato, educato, preparato. Ha fatto carriera. Era insospettabile. Come potevo immaginare queste accuse? Se ci fosse la preveggenza, non ci sarebbero i divorzi. L’Italia dei Valori, però, adesso è un divorzio continuo.
Ce l’ha con Bersani?
No, per carità . Anche lui è vittima di un sistema. Se ne accorgerà , quando gli faranno le scarpe.
Si spieghi, Di Pietro.
Quando dovrà  formare il nuovo governo e Monti sarà  pronto per il bis.
Teme di non farcela, stavolta?
Sì, ma chi s’arrende è già  perduto. E io questi adagi popolari non li dimentico.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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COSI’ DI PIETRO CADDE DAL PODIO DELLE VIRTU’, TRA I CONTI E CASI IMBARAZZANTI

Ottobre 31st, 2012 Riccardo Fucile

TROPPI ORMAI SONO LE VICENDE CHE VEDONO IMPLICATI ESPONENTI DELL’IDV… E C’E’ CHI DISCUTE ORMAI ANCHE IL RUOLO DELL’EX MAGISTRATO ALLA GUIDA DEL PARTITO

«Gli mancava solo la bava agli angoli della bocca».
È la battuta più spietata, anche meno di 140 caratteri per collegarsi alla scena madre della Prima Repubblica, a quel momento di massima potenza che ha definito la sua carriera da magistrato e arato il solco per la carriera politica
Terribile, la nemesi del web e il tempo che passa.
Soltanto nel 2010, quindi un secolo fa, Antonio Di Pietro era portato ad esempio dal Wall Street Journal come l’unico politico italiano che avesse capito qualcosa di comunicazione su Internet.
A quel tempo, Silvio Berlusconi regnante, l’ex magistrato di Mani Pulite stava a Internet come le vacche, nel senso dei bovini, all’India.
Come cambiano le cose, come cambiano in fretta. D’accordo, Report, che per molti è una sorta di Cassazione della realtà , e soprattutto le immagini di un Di Pietro impacciato come mai prima.
Ma il paragone con i problemi di salivazione di Arnaldo Forlani sul banco degli imputati, incalzato da un magistrato che poi avrebbe fatto carriera in altro settore, quello no.
Sono gli sberleffi, firmati anche da dipietristi delusi, a certificare un cambio definitivo nella percezione diffusa dell’Italia dei valori e del suo leader.
C’è da chiedersi il perchè di questo sdoganamento dell’anti dipietrismo davanti a storie che in passato furono portate avanti solo da pochi giornalisti, puntualmente tacciati di berlusconismo acuto.
E come risposta non può bastare la maledizione dell’undicesimo anno teorizzata da Elio Veltri, che nel 1981 lasciò Bettino Craxi e nel 1992 si sa quel che accadde, e nel 2001 ha rotto i ponti con l’attuale presidente dell’Idv.
«La sua caduta libera è dovuta agli stessi motivi per i quali me ne andai. Non mi piacevano le persone che stavano entrando nel partito. Alle mie obiezioni Antonio mi rispondeva canzonandomi, mi diceva che io volevo un partito di duri e puri. Avrebbe dovuto essere anche il suo obiettivo, ma è finita in ben altro modo».
La conclamata debolezza politica, con l’Italia dei valori snobbata dal Pd e sbeffeggiata nella sua richiesta di apparentamento con Grillo, può forse spiegare la consueta corsa al bastonamento del cane che affoga.
Ma non dice nulla su una ben rapida discesa, al confine con il crollo, dal piedistallo della virtù.
Per quello bisogna rivolgere lo sguardo in basso, verso la periferia del partito.
Pochi luoghi come la Liguria raccontano dell’attuale sgretolamento di antiche certezze, o speranze.
Sotto la patina di una Marylin Fusco, vicepresidente regionale appena dimessa causa inchiesta della magistratura, si nasconde una selezione del personale politico che sembra il bar di Guerre stellari.
In questi anni sono passati nella squadra dell’Idv locale: un ex vigile divenuto consigliere provinciale che si intascava le multe pagate dai cittadini; un ex finanziere segretario provinciale arruolato nel partito nonostante fosse accusato di concussione, peculato e falso, per via dell’abitudine a ricattare i baristi del circondario; una candidata alle Regionali del 2010 che faceva distribuire le sue foto elettorali a un sostenitore della legalità  condannato a vent’anni di carcere per spaccio di droga. Claudio Burlando, governatore di una giunta con l’Idv al suo interno, ha una tesi, esposta con qualche malizia.
«I partiti con meno radici, come l’Idv, faticano a darsi una struttura. Così, in alcuni casi sbagliano a scegliere la propria classe dirigente».
Deve essere successo anche altrove.
In Emilia Romagna fino al 2010 il volto dell’Idv era il sorriso rubizzo di Paolo Nanni, oggi accusato di peculato per i fondi trattenuti nel quinquennio 2005-2010 quando era capogruppo di se stesso, unico eletto in Regione, e aveva ricevuto contributi per 450 mila euro.
Celebri i suoi convegni, che avevano la curiosa caratteristica di saltare all’ultimo minuto, lasciando uno spiacevole strascico di «cene istituzionali» con conti da duemila euro.
La tesoriera Silvana Mura, molto discussa non solo nella puntata di Report, interrompe un Direttivo nazionale per ragionare sul vento che ha cambiato il suo giro. «In realtà  è la forma-partito che non regge più.
Ci sono tante, troppe mele marce anche tra noi. Siamo cresciuti troppo in fretta e non abbiamo creato una classe dirigente adeguata. Ma abbiamo le mani pulite. Report non ha fatto altro che tentare di infangarci aggrappandosi a cose vecchie. Ci penseranno i nostri avvocati».
Gli avvocati sopra citati riportano tutto al punto di partenza.
Il fondatore dell’Idv ha domicilio professionale nello studio che gli ha fatto guadagnare settecentomila euro in qualità  di diffamato.
Uno dei legali di punta è l’ormai celebre Vincenzo Maruccio, ex autista, amico del capo, che lo volle ad ogni costo assessore alla Regione Lazio, per ritrovarselo accusato di essersi messo in tasca ottocentomila euro di rimborsi.
Nei partiti di proprietà  personale si comincia dal basso per poi arrivare al vertice. E spesso succede al ritmo del «non poteva non sapere», una canzone che divenne molto popolare a quei tempi, quando c’era Forlani.

Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)

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IDV NELLA BUFERA PER I CONTI : “TONINO CHE DELUSIONE”

Ottobre 31st, 2012 Riccardo Fucile

NON SOLO IL FLOP IN SICILIA E LE POLEMICHE SULLA LINEA… SCOPPIA ANCHE DI NUOVO IL CASO DELLA GESTIONE FINANZIARIA DELLA CASSA

Nell’Idv di Antonio Di Pietro si scatena la bufera. Colpa delle rivelazioni di Report sul bilancio del partito.
Ma anche dei risultati non certo lusinghieri del voto in Sicilia.
Domenica la trasmissione di Milena Gabanelli ha puntato i riflettori sui conti dell’Italia dei Valori, riproponendo una serie di fatti opachi nella gestione dei fondi del patito.
Nessuna accusa nuova. Il problema è stata la reazione titubante, un po’ incerta, dell’ex pm.
Atteggiamento che non è sfuggito ai sostenitori del partito.
A giudicare almeno dai commenti che gli stessi dipietristi hanno postato all’indomani della puntata sul sito del loro leader e sulla sua pagina Facebook.
Ci sono i delusi e gli amareggiati.
I POST
Domenico Branchina, che pure si dice «uno tra i suoi più convinti sostenitori», biasima il leader: «A Report non ha fatto una bella figura! Quei ‘non ricordo’ e quella insicurezza dimostrata , beh… mi hanno lasciato un po’ titubante. Sicuramente qualche sbaglio nel suo percorso l’avrà  fatto anche lei».
La militante che si firma Asia è ancora più dura: «Non provo neppure più rabbia, ma solo tanta tristezza…».
In tv, spiega, «Di Pietro sembrava un cane ‘mazziato”, impacciato e nervoso come chi non sa cosa rispondere quando viene messo all’angolo davanti a prove certe».
E ancora: «Tonino, che delusione!».
«ORA IL CONGRESSO»
Non bastasse Report, anche dalla Sicilia arrivano brutte notizie per Di Pietro.
Il candidato di Idv e Sel Giovanna Marano, raccoglie il 6,19% dei consensi.
Oltre dieci punti più in basso del grillino Giancarlo Cancelleri, che a meno di metà  spoglio è al 18.8%.
A Palermo, città  guidata da Leoluca Orlando, il Movimento 5 Stelle si colloca al primo posto nelle preferenze dei cittadini del capoluogo.
Lo stesso Orlando trae una conclusione che pesa: lui è stato eletto con oltre il 60% dei voti in più rispetto alla coalizione che lo sosteneva.
E oggi dalle urne siciliane arriva «l’ulteriore conferma della fine del sistema dei partiti e della rappresentanza così come li abbiamo conosciuti».
Come tra i sostenitori del partito, anche tra i big il malcontento è tanto.
Al punto che l’ala moderata ora chiede a viva voce un chiarimento politico con il capo. Per Massimo Donadi «è ora di un congresso straordinario e di un profondo rinnovamento».
Nello Formisano mette in discussione la linea del radicalismo a sinistra, responsabile della sconfitta in Sicilia.
«I nostri elettori- dice- non capiscono. Ci vedono come l’anima critica del centrosinistra ma senza avventure diverse che ci pongono fuori dalla coalizione».

(da “Il Corriere della Sera“)

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IDV A CANOSSA: FINO A IERI PER ANTONIO DI PIETRO BERSANI ERA UNO ZOMBI, ADESSO E’ RESUSCITATO?

Ottobre 16th, 2012 Riccardo Fucile

SI AVVICINANO LE ELEZIONI E’ L’IDV CAMBIA DI NUOVO LINEA… DI PIETRO CHIEDE UN INCONTRO “CHIARIFICATORE”

«Una lettera, un sorriso, e dovremmo scordarci nove mesi di attacchi?».
È a dir poco fredda l’accoglienza della cerchia bersaniana nei confronti della lettera con cui ieri Di Pietro ha chiesto «un incontro chiarificatore» con i tre leader di Pd-Sel-Psi «onde evitare che divisioni interne al centrosinistra possano riportare al governo il centrodestra».
La mossa dell’ex pm era annunciata da giorni.
Sel non ha mai smesso di chiedere la «riammissione» dell’Idv nell’alleanza, dopo la rottura consumata il 9 giugno ad un’iniziativa Fiom.
Quando Di Pietro aveva dato per l’ennesima volta degli «inciucisti» ai democratici che si disponevano all’approvazione del ddl anti-corruzione light.
La risposta di Bersani era stata dura: «Parole diffamatorie. Con lui c’è un problema e non è nelle mie mani risolverlo».
«Basta rifugiarsi nella lesa maestà , di fare l’alleanza non ce l’ha detto il medico», la replica di Di Pietro.
C’era in ballo — nelle fantasie dipietriste — l’alleanza con le 5 Stelle, poi esclusa sdegnosamente da Grillo.
Dopo l’estate i toni sono cambiati.
Tant’è che l’ex pm ha preso sportivamente la scelta «personale» del suo capogruppo alla camera Donadi, frontista della prima ora, di votare alle primarie per Bersani.
Ieri la richiesta ufficiale di rientrare nell’alleanza e di «partecipare alle primarie, pur senza esprimere propri candidati, con proprie mozioni di sostegno alla carta d’intenti». Dove, su richiesta di Sel, non c’è alcun riferimento a Monti.
Di Pietro giura di poter raccogliere le 20mila firme che servono per una candidatura ma non può non vedere lo sbarramento eretto ad personam nel regolamento.
Art. 3: «Non possono candidarsi alle primarie coloro che svolgono attività  politica di organizzazione e sostegno ad altri partiti».
E art. 4: «Il collegio dei garanti», di cui da ieri Luigi Berlinguer è presidente, valuterà  «l’esclusione delle candidature manifestamente non accoglibili in quanto di noti dirigenti e/o ispiratori ovvero di iscritti appartenenti a movimenti politici o partiti non facenti parte della coalizione Italia bene comune».
Ma la richiesta di Di Pietro è tutta politica, e tutt’altro che improvvisata.
Proprio ieri al Secolo XIX Vendola ha giudicato «inspiegabile rinnegare l’alleanza che governa in tanti comuni e regioni», quella con l’Idv.
Con un occhio al futuro: l’Idv laziale, benchè tramortito dal caso Maruccio (il consigliere dipietrista che si sarebbe intascato una valanga di soldi del partito) è determinante per la regione.
«Mi auguro che l’incontro chiarificatore si faccia presto», commenta Gennaro Migliore, di Sel, «e che sia l’inizio di un percorso che riporti l’Idv nella sua naturale collocazione di centrosinistra».
Ma al Nazareno regna lo scetticismo, se non l’aperta contrarietà .
Dopo mesi di insulti — è il ragionamento — una lettera non basta a risolvere «il problema politico»: ovvero la rincorsa ai toni populistici di Grillo e l’essersi tenuto «le mani libere» mentre il «responsabile» Pd si faceva carico degli indigesti bocconi cucinati dal governo Monti.
Paradossalmente, su questi temi si sono misurate meno distanze fra il Pd e i radicali, gli altri «esclusi» dall’alleanza.
Anche loro ieri hanno battuto un colpo. «In tutto il dibattito sulle primarie, non uno parla dei radicali. Non sono nemmeno invitati», ha detto Pannella a Radio Radicale.
Gli ha fatto eco EmmaBonino: «Noi siamo una delegazione autonoma, il nostro impegno lo abbiamomantenuto,ma all’improvviso non esistiamo più. Ci può dire di che crimini siamo accusati?».
Ma questa sarà  un’altra storia.
Quanto a Di Pietro, il vero scoglio insormontabile sarebbe il suo atteggiamento nei confronti del Colle.
Mai digerito in casa Pd.
E comunque per prendere in considerazione la pratica servirebbe, se non un’abiura, qualche gesto concreto di buona volontà .
Per esempio votare la fiducia al ddl corruzione, proprio l’oggetto della discordia della rottura di giugno.

Daniela Preziosi

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