Maggio 19th, 2021 Riccardo Fucile
SI SFILA ANCHE LA BONGIORNO… SU ROMA E MILANO E’ IL CAOS
Che Guido Bertolaso non accetti di fare il candidato sindaco del centrodestra a Roma per Giorgia Meloni è una sorta di fake news messa in giro dai giornali.
Ma, nonostante il corteggiamento asfissiante di Matteo Salvini e il via libera ufficiale da parte di FdI espresso durante il vertice di coalizione della settimana scorsa, l’ex capo della Protezione civile non ha cambiato idea e le sue dichiarazioni in tal senso sono state sempre molto chiare, ormai da mesi.
“Io ho fatto la mia scelta, finirò di vaccinare i cittadini della Lombardia e poi posso dedicarmi a fare il nonno che è la mia aspirazione principale. Sarebbe stato un sogno (correre per conquistare il Campidoglio, ndr) ma io ho dato, servono forza giovani e motivate”, una delle sue ultime affermazioni che, francamente non lascia spazio a molti dubbi.
Dubbi che invece non ci sono sul fatto che la leader di FdI abbia il vento in poppa – l’ultimo sondaggio di Swg per il Tg de La7 accredita il partito al 19,5%, davanti al Pd e a un passo dalla Lega che è al 21% ma con una perdita costante di settimana in settimana – e questo, ovviamente, non può che avere pesanti ripercussioni sulle trattative in corso per individuare i candidati comuni alle amministrative d’autunno
Oltre che chiaramente per le future Politiche, ma questo è un altro discorso, step by step, e ora è davvero tempo di chiudere il cerchio anche perché l’unica certezza per le grandi città al voto a ottobre è Torino dove l’imprenditore Paolo Damilano è in campo da dicembre scorso con la sua lista civica “Torino bellissima” e ha già incassato l’endorsement del leader della Lega e, sembra, di tutto il centrodestra
Ma fino a quando non ci sarà l’ok definitivo su tutte le cinque metropoli anche il suo nome non è ufficiale (l’altra è Bologna, dove il centrodestra è in alto mare e, in ogni caso, in tutti i capoluoghi citati si parte da uno 0-5, visto che tutti i sindaci uscenti sono di centrosinistra e nel caso di Beppe Sala a Milano e della pentastellata Virginia Raggi a Roma anche ben piazzati nei sondaggi).
Vincere nella Capitale e nel capoluogo lombardo sarebbe fondamentale e l’unico che forse avrebbe avuto chance per giocarsela con il favorito Sala sarebbe stato Gabriele Albertini, che ha cortesemente declinato l’invito.
Si scalda Maurizio Lupi, ex ministro azzurro ora leader di Noi con l’Italia, spinto da FI ma che non fa impazzire gli alleati.
E Roma? Governare Roma spaventa tutti, compresa l’avvocata di ferro e senatrice leghista Giulia Bongiorno il cui nome era girato nelle ultime ore ma più come suggestione giornalistica che altro, visto che la diretta interessata ha già fatto sapere di non pensarci proprio.
Urge dunque, come peraltro ha chiesto espressamente ieri la Meloni in diretta tv, che “Salvini convochi un tavolo nei prossimi giorni”, visto che quello che si è tenuto mercoledì scorso è stato una sorta di vertice di ‘secondo livello’, con i rappresentati degli enti locali dei partiti della coalizione, con l’impegno che oggi ci sarebbe stato l’incontro probabilmente decisivo tra i leader nazionali: e invece niente da fare, anche quella in programma oggi è una riunione fra i ‘colonnelli’ di Lega, FdI, FI e partiti minori della coalizione; per il faccia a faccia tra i big si dovrà aspettare forse venerdì se non addirittura la settimana prossima.
(da La Repubblica)
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Maggio 17th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA 21 (-0,3%), FDI 19,5% (+ 0,4%), PD 19,2% (-0,3), M5S 16,8% (-0,2%), FORZA ITALIA 7% (+0,3%), AZIONE 3,5% (-0,2), SINISTRA 2,9% (-0,1), VERDI 2% (+ 0,2%), + EUROPA 1,9%, LEU 1,8%, ITALIA VIVA 1,7%
Il sondaggio del lunedi di Swg per La7 vede pochi ma significativi spostamenti, non
tanto per le percentuali, quanto per il trend che indicano.
La Lega perde lo 0,3% in pratica a favore di Fdi che guadagna lo 0,4% portandosi a un punto e mezzo dal Carroccio. Confermando così il declino di Salvini e l’ascesa della Meloni, ultimamente pompata dai media che tifano per una nuova leadership nel campo sovranista, giudicando Salvini bollito. Un cambio di cavallo in corsa.
Il Pd perde temporaneamente la seconda posizione (altri sondaggi in verità lo danno al 20%) con un calo dello 0,3%, ma rimane in ogni caso a un 1,8% dalla Lega.
Più staccato il M5s che si ferma al 16,8% (- 0,2%) ma considerando la lotta intestina che sta bloccando la ledearship di Conte sostanzialmente tiene.
Leggero aumento di Forza Italia (+0,3%) determinato forse dalle condizioni di salute di Berlusconi.
Sinistra di Fratoianni (2,9%) e Leu di Speranza (1,8%) separato raggiungono il 4,7% , più di quando erano uniti, mentre i Verdi salgono al 2% .
Notizie poco buone per il cosidetto “centro”: Azione cala al 3,5%, + Europa resta all’ 1,9% e Italia Viva chiude all’1,8%
Riepilogando: il centrodestra classico sarebbe al 47,5%, i sovranisti da soli al 40,5%, il centrosinistra + M5S al 42,7%, i centristi di Azione, + Europa e Italia Viva sommati insieme al 7,1%
(da agenzie)
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Maggio 17th, 2021 Riccardo Fucile
TRA I FAVORITI L’EX MINISTRO MANFREDI
Il Pd e il Movimento Cinque Stelle di Napoli si sono riuniti oggi per sancire
definitivamente l’alleanza per le amministrative.
I rappresentanti si sono incontrati in un bar di Posillipo per chiudere definitivamente l’accordo e saranno insieme a Napoli nella corsa per eleggere il nuovo sindaco. Per il M5S c’erano i parlamentari Alessandro Amitrano, Luigi Iovino, Gilda Sportiello, e i consiglieri di Municipalità Lorenzo Iorio e Fabio Greco, mentre per il Pd c’era il segretario di Napoli Marco Sarracino, il presidente metropolitano Paolo Mancuso e la segretaria dei Gd Ilaria Esposito.
L’incontro tra parlamentari del Movimento 5 Stelle e vertici napoletani del Pd che si è tenuto nel pomeriggio a Napoli “è un altro passo in avanti verso la stabilizzazione del progetto politico che si sta creando per Napoli tra le forze politiche che sostenevano il Conte 2”.
Lo spiega Luigi Iovino, deputato del Movimento 5 Stelle e responsabile regionale campano per i rapporti interni del Movimento, tra i presenti all’incontro che si è svolto oggi a Posillipo. “Il progetto – aggiunge Iovino – va avanti e sicuramente il lavoro da fare sarà tanto. Stiamo lavorando per avere il profili più alto possibile per governare Napoli, città che ha bisogno di una persona e di una squadra all’altezza di questo compito”.
“È stato un incontro molto proficuo. Esiste una sincera sintonia tra le nostre forze politiche”. Lo ha detto Marco Sarracino segretario del Pd di Napoli al termine della riunione con i parlamentari del Movimento 5 Stelle. “Abbiamo discusso – ha detto Sarracino – delle priorità di cui in questo momento ha urgente bisogno la città: dalla lotta alle diseguaglianze a politiche di sviluppo in chiave ecosostenibile, dal miglioramento dei servizi minimi essenziali alla mobilitazione contro la criminalità organizzata. Vogliamo scrivere una nuova storia per Napoli lavorando ad una alleanza che ci auguriamo possa essere il primo passo di un percorso per la costruzione di un nuovo campo alternativo alla destra sovranista di Salvini, che ha sempre lavorato contro gli interessi e la tutela dei diritti dei cittadini del sud e di Napoli”.
E tra i nomi che nelle ultime ore continuano a circolare con insistenza come probabili candidati della coalizione, l’ex ministro Manfredi: “Su questo argomento non faccio dichiarazioni…”. Si trincera dietro un ‘no comment’ l’ex rettore della Federico II.
(da agenzie)
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Maggio 17th, 2021 Riccardo Fucile
CHI E’ FABIO MINOLI, IL NUOVO NOME CHE ALBERTINI HA INDICATO
C’è un nome che da circa 48 ore rimbalza sui media e tra la gente in vista delle
elezioni Comunali 2021 di Milano. Il centrodestra ha bruciato tutti i suoi candidati, e a quelli rimasti ora potrebbe fare concorrenza anche Fabio Minoli. Di lui, il grande pubblico sa poco.
Tra i fondatori di Forza Italia
Nato a Città del Messico nel 1960, ha sviluppato la sua carriera professionale tra il mondo della comunicazione e l’aspetto più manageriale di esso. Poi, si è dato alla politica. Laureato in Giurisprudenza, è stato tra i fondatori di Forza Italia insieme a Silvio Berlusconi nel 1994. Successivamente consigliere e capogruppo in Regione Lombardia, deputato forzista dal 2001 al 2006 e segretario milanese ai tempi il cui sindaco era Gabriele Albertini.
Dopo la vittoria di Prodi alle elezioni nazionali, aveva abbandonato ruoli politici attivi, riprendendo in mano il suo lavoro prima a Confindustria e poi nelle vesti di direttore della comunicazione della Bayer, dove è tutt’ora.
Proprio Albertini, rinunciando alla corsa a Palazzo Marino, lo ha indicato come potenziale candidato sindaco per le Comunali di quest’anno tra le fila del centrodestra, rendendosi disponibile per fargli da vice.
L’endorsement, arrivato tra lo stupore generale mentre il mondo del centrodestra ragionava (e continua a farlo) su nomi come Maurizio Lupi, è stato molto apprezzato dallo stesso Minoli che, nelle parole riportate dal Corriere della sera, ha detto di essere “molto lusingato”.
Ora, però, la sua candidatura deve passare al vaglio dei leader di destra, con la Lega che al momento prende tempo sul suo nome in attesa del vertice in programma tra qualche giorno per fare il punto della situazione.
Come detto, il potenziale candidato dello schieramento a questo punto potrebbe essere Maurizio Lupi, voluto fortemente da Silvio Berlusconi e da Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia. Con ogni probabilità, invece, Fratelli d’Italia aspetterà un cenno di Salvini per fare la propria mossa. Ancora una volta, però, il centrodestra deve rifare tutto da capo.
(da agenzie)
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Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA DEI VERDI TEDESCHI DELEGHERA’ AL MARITO LA CURA DELLE DUE FIGLIE
Se diventerà la nuova cancelliera tedesca, la candidata dei Verdi Annalena Baerbock delegherà completamente al marito la cura delle due figlie.
“La responsabilità da cancelliera significa essere disponibile giorno e notte. Potrò farlo perché mio marito può prendere un permesso parentale completo”, ha detto Baerbock, 40 anni, al domenicale “Bild am Sonntag”.
La leader dei Verdi e il marito Daniel Holefleisch hanno due figlie di cinque e nove anni. Holefleisch, manager alle Poste, ha già da tempo assunto molti compiti domestici a causa della carriera politica della moglie. “Mio marito si è già assunto tutta la responsabilità della casa. Negli ultimi anni ha ridotto le ore di lavoro perché io esco la mattina e torno la notte”, ha spiegato Baerbock.
Holefleisch ha già previsto un congedo ad agosto per badare alle figlie nella fase finale della campagna elettorale per le elezioni settembre. Dovrà occuparsi anche dell’avvio alle elementari della figlia più piccola.
Baerbock ha raccontato che il marito ha avuto potere di veto sulla sua candidatura alla cancelleria, dato che questo cambierà completamente la vita di tutta la famiglia. E se Baerbock diventerà capo del governo o ministro, Holefleisch dovrà certamente cambiare lavoro.
“Se accetterò un posto al governo, è abbastanza chiaro che mio marito non potrà proseguire il suo lavoro”, ha detto la leader dei Verdi.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA RINUNCIA DELL’EX SINDACO DI MILANO (E DI BERTOLASO) SVELA IL BUCO A DESTRA: NON C’E’ UNA CLASSE DIRIGENTE PRESENTABILE
C’è un punto essenziale nella nobile lettera ai milanesi con cui Gabriele Albertini
annuncia la sua indisponibilità a candidarsi che vale la pena sottolineare, un punto tutto politico su cui Matteo Salvini (nato nel 1973) e Giorgia Meloni (nata nel 1977) dovrebbero riflettere.
Un punto che peraltro accomuna la decisione dell’ex sindaco di Milano a quella di Guido Bertolaso (entrambi nati nel 1950), anch’egli non disponibile per la corsa a primo cittadino della capitale.
Questo punto è apparentemente “anagrafico” (ecco perché evidenzio le date di nascita nel testo) ma in realtà di ben altra portata, poiché investe l’elemento centrale dell’azione della destra politica italiana in questa fase storica, vale a dire la sua capacità di essere compiutamente classe dirigente, anche in una prospettiva di rinnovamento. Albertini infatti cita espressamente l’opportunità di scegliere un candidato più giovane (pur garantendo la sua volontà di partecipare con una lista alla campagna elettorale), ricordando persino la sua età al momento della prima elezione (era il 1997 e lui aveva 46 anni).
Stesso tema che peraltro anche l’ex Capo della Protezione Civile ha evocato pochi giorni fa, dicendo che Roma merita “forze giovani e motivate”.
Veniamo allora al tema che le parole di Albertini e Bertolaso rendono plasticamente evidente.
Il punto non è legato alla forza della loro candidatura. Men che meno è nei loro curriculum
Il punto quindi non riguarda loro, bensì la leadership politica della destra italiana ed in particolare i vertici di Lega e Fratelli d’Italia, cioè Salvini e Meloni.
Albertini e Bertolaso infatti hanno già alle spalle un lungo periodo di grande responsabilità e sanno molto bene quale fatica occorre per stare dietro a tutto: per questo capiscono che servono forze più fresche.
Ma la destra italiana fatica a costruire un nuovo ed articolato gruppo dirigente e proprio nella scelta dei candidati sindaci delle due più importanti città d’Italia tenta di rifugiarsi nell’”usato sicuro”, scelta forse rassicurante (ma poi smentita dai fatti) ma non certo coraggiosa o lungimirante.
Albertini e Bertolaso hanno dato il meglio di sé dentro la lunga stagione dominata dalla figura di Silvio Berlusconi, stagione che però è già alle nostre spalle
Oggi sono Salvini e Meloni a guidare le danze e loro debbono dimostrarsi capaci di costruire una squadra di governo a tutti i livelli, atteso che da ormai dieci anni consecutivi (con un solo stop di dodici mesi) al “comando” c’è il Pd.
Le prossime elezioni politiche non sono lontane e a destra ci sono voti in quantità sufficiente per poter pensare di vincerle. Ma come insegna l’esperienza dello stesso Berlusconi vincere non basta.
Lui ci è riuscito ben tre volte, ma nella maggioranza dei casi (due volte su tre) i suoi governi si sono sbriciolati nell’impatto con il Palazzo, quello con la “P” maiuscola. Ci pensino e ci pensino presto Salvini e Meloni: devono scommettere sul nuovo in senso vasto e solido, altrimenti i (possibili) successi elettorali finiranno in niente o poco più. Vedi alla voce M5S, rivoluzionari e padroni del mondo (per qualche mese), ma oggi placidamente, pacatamente, responsabilmente al governo con un certo Mario Draghi a Palazzo Chigi.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA GRANDE IDEA DI TAJANI PER LA SCONFITTA SICURA: “SE BERTOLASO NON CAMBIA IDEA, PENSEREI A GASPARRI”
Dopo la rinuncia definitiva di Gabriele Albertini per la corsa a sindaco di Milano, il centrodestra rischia un altro flop a Roma, dove al momento non c’è un nome forte e condiviso. Lega Fdi e Fi stanno provando anche in queste ore a convincere Guido Bertolaso, ma il corteggiamento, diventato ormai asfissiante, sembra non portare alcun frutto. L’ex capo della Protezione civile non ha cambiato idea.
Il commissario per la campagna vaccinale in Lombardia preferisce non commentare la scelta dell’ex sindaco di Milano e quando gli viene chiesto che intende fare per la sfida al Campidoglio, taglia corto così: “Cosa farò io? L’ho già detto…”. Nessun ‘ripensaci’, insomma, da parte di Bertolaso che ribadisce la sua contrarietà a scendere in campo.
Non demorde però il coordinatore nazionale azzurro Antonio Tajani: “Spero che per Roma ci sia Bertolaso, mi auguro che alla fine lui accetti. Sarebbe uno straordinario sindaco. Se non accettasse dovremo andare a un personaggio politico: penserei a Maurizio Gasparri. Ma intanto pensiamo a convincere Bertolaso”, ha detto a Sky Tg24.
Tra gli azzurri non nasconde il suo pessimismo il senatore Francesco Giro: “A questo punto mi sembra chiaro che ci sia sul tavolo un doppio no per le candidature ipotizzate dal centrodestra per Milano e Roma. Getto la spugna su Guido e mi dispiace immensamente, ma non possiamo costringerlo a dispetto dei Santi”.
Dopo l’ennesimo no di Bertolaso la Lega potrebbe aspettare che un nome, come chiesto da Salvini stesso nelle scorse ore, lo faccia Fratelli d’Italia. Con l’opzione di poter poi mettere sul tavolo candidati ‘politici’ come Giulia Bongiorno, senatrice e avvocato del leader, o Antonio Rinaldi, il prof euroscettico romano, parlamentare Ue del Carroccio: due ipotesi che erano circolate nelle scorse settimane.
Nome che arriva (torna) dalla società civile invece quello del giudice Simonetta Matone attuale consigliera di fiducia della Sapienza.
Nel vertice previsto per mercoledì o giovedì, per ora, l’unica certezza è che, al contrario di quanto chiesto da Fdi, non ci saranno al tavolo né Albertini, né Bertolaso, invitati per “parlare del loro programma elettorale”, visto il doppio dietrofront di questo sabato.
“A Roma mi auguro che Bertolaso ci ripensi. E se no, dovremmo andare su un personaggio politico e io penso a Gasparri che sarebbe uno straordinario candidato in campagna elettorale”. Intervistato da Massimo Leoni a ‘L’Ospitè, il coordinatore nazionale di Fi, Antonio Tajani, spera che l’ex capo della Protezione civile ritorni sui suoi passi.,
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
FDI 18,2%, M5S 17,7%, FORZA ITALIA 7,6%, SINISTRA+ LEU 4,3%, AZIONE 2,6%, + EUROPA 2,1%, ITALIA VIVA 2%…. SALE IL GRADIMENTO PER DRAGHI
I sondaggi politici di Demos illustrati oggi da Ilvo Diamanti su Repubblica dicono
che la Lega è ancora in calo ed è tallonata dal Partito Democratico.
L’attuale inquilino di Palazzo Chigi convince. Più di 3 italiani su 4 lo valutano positivamente (con un voto da 6 a 10), mentre il 70% considera in modo favorevole il suo governo.
Se consideriamo gli ultimi 5 anni, solo il governo guidato da Giuseppe Conte nel marzo 2020 aveva ottenuto un giudizio (appena) migliore. Di un solo punto: 71%. Le stime di voto invece vedono i primi 4 partiti affiancati, a pochi punti di distanza.
Davanti a tutti è ancora la Lega di Salvini, con il 21,3%, ma in discesa di un punto rispetto allo scorso marzo, ma di 13 rispetto alle Europee del 2019.
Insegue il Partito Democratico con il 20,1%. Cresciuto di quasi 3 punti dopo le dimissioni improvvise di Zingaretti. La nomina a segretario di Enrico Letta ha risollevato il consenso al partito.
Inseguono Fratelli d’Italia e MoVimento 5 Stelle, a loro volta distaccati di mezzo punto percentuale. Ma con destini diversi: il M5s perde voti (-1,1%), FdI li guadagna (18,2%).
Gli altri si posizionano molto più in basso. Sotto il 10%. Anzitutto FI, stimata al 7,6%. A seguire, i partiti a sinistra del Pd, al 4,5%. In fondo alla graduatoria, addensati intorno al 2%, vi sono Azione, +Europa, Italia Viva e, ancora più in basso, altre liste. Si delinea, così, un quadro incerto e instabile.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
ORA PER PERDERE NON RESTA CHE MAURIZIO LUPI
Gabriele Albertini non ci ripensa e ribadisce il no alla corsa per riconquistare Palazzo
Marino. “In questo giorno a me caro, che coincide con la data in cui nel 1997 ho giurato da Sindaco per la prima volta, mi rivolgo ai concittadini milanesi, agli amici e sostenitori, ai leader del centrodestra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, e Silvio Berlusconi, al quale rivolgo con affetto un augurio di pronta guarigione” – scrive Albertini sul suo sito.
“Vi devo una risposta dopo settimane in cui ho sentito l’affetto e il sostegno di voi tutti. Alcuni sondaggi m’avevano indicato come possibile candidato vincente nella imminente consultazione elettorale per la scelta del Sindaco di Milano. Purtroppo devo comunicare che per un insieme di ragioni personali non posso accettare questa generosa opportunità offertami”.
L’ex presidente di Federmeccanica ed ex sindaco dal 1997 al 2006 aggiunge: “Non voglio mantenere questa incertezza che potrebbe danneggiare il corso della campagna. Desidero però ribadire tre elementi già espressi. In primis la mia disponibilità nel corso della futura campagna ad accompagnare il candidato sindaco, sia nei contenuti, sia nella definizione e nella partecipazione ad una lista civica, fattore, secondo me, fondamentale per la vittoria elettorale”. E ancora: “In secondo luogo ritengo che, per le sfide che aspettano Milano, il candidato o la candidata debba essere giovane (il 15 maggio 1997 avevo 46 anni), rappresentare le categorie produttive in vista della imminente ripresa, e conoscere tutte le realtà di questa multiforme ed articolata città, anche quelle rese più fragili dalla pandemia. Anche la squadra dovrà essere attentamente scelta, ma anche competente, laboriosa, adeguatamente bilanciata tra i generi. Infine intendo ribadire un concetto a mio modo di riflettere fondamentale: il Governo guidato da Mario Draghi si appresta a varare una serie di misure che assicureranno all’Italia risorse europee per 209 miliardi per la ripresa dopo l’emergenza sanitaria. In virtù di questo anche Milano riceverà una disponibilità ingente di risorse (circa 18 miliardi di euro). Ebbene, ritengo che queste risorse eccezionali debbano essere gestite da una amministrazione eccezionale, ovvero una vasta coalizione di forze politiche e produttive, responsabili e volenterose”.
Questo nuovo no di Albertini arriva come una doccia fredda per il centrodestra. Il leader della Lega Matteo Salvini infatti ci aveva sperato fino all’ultimo come di riuscire a schierare Guido Bertolaso a Roma. “Sono ottimi candidati, ma non posso costringerli – aveva detto ieri – Io sono contento che il centrodestra sia unito. Ora dipende da loro: ho portato a loro, in dote, l’unità del centrodestra, ora decidano”. Aggiungendo, “se saranno loro i candidati sono contento, altrimenti sceglieremo altri uomini all’altezza”. Nelle ultime ore si era mossa anche la numero uno di Fratelli d’Italia che ancora ieri aveva chiarito: “Albertini e Bertolaso sono ottime candidature. Li sto sentendo in queste ore”.
Una settimana fa infatti Albertini aveva già motivato il suo no adducendo motivi familiari. E nei giorni scorsi per spiegare agli amici la sua situazione aveva ancora una volta utilizzato come metafora la vicenda di Lucio Quinzio Cincinnato per paragonarla al suo stato d’animo. Quando aveva confidato: “Ora, i senatori sono tutti concordi nel chiedergli di accettare la seconda Dittatura….ma lui deve mettersi d’accordo con sé stesso, sua moglie, che è anche la sua famiglia” e sotto questo aspetto “non è cambiato nulla, solo le condizioni esterne”.
Concludendo le sue riflessioni con la citazione di una frase dal Giulio Cesare di William Shakespeare che riletta alla luce della decisione di oggi assume un valore profetico. “Oh se fosse dato di conoscer la fine di questo giorno che incombe! Ma basta aspettare la sera e la fine è nota”.
Ora il centrodestra non vorrebbe ripartire da zero. Il piano B prevedeva infatti la discesa in campo in primo luogo di Maurizio Lupi e più defilati del leghista Roberto Rasia dal Polo e del manager Riccardo Ruggiero, che da tempo hanno offerto la loro disponibilità. Oltre ad un nome femminile che il leader della Lega avrebbe sondato negli scorsi giorni, che in ogni caso potrebbe formare un ticket con il candidato prescelto.
(da agenzie)
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