Novembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
DALLA SCUOLA AI MEDICINALI, UNA LUNGA SERIE DI INFRAZIONI… E GIA’ SI APRONO ALTRE SEI PROCEDURE: ITALIA CAMPIONE DI INDISCIPLINA
Un record di cui non si può andare fieri.
L’Italia, in appena 24 ore, è stata destinataria di ben 11 infrazioni da parte della Commissione Ue: le procedure riguardano scuola, sanità e ambiente.
Tra i rilievi di Bruxelles c’è anche un ricorso alla Corte di Giustizia per il mancato recupero di aiuti di Stato illegali concessi negli Anni 90
Ne abbiamo mancate 11, questa volta, noi della Repubblica Italiana.
Per esempio, non trattiamo i precari della scuola pubblica come gli assunti a tempo pieno, ma siamo anche in ritardo nell’adeguarci alle norme contro la tratta degli esseri umani.
I nostri medicinali sono privi della tutela dal rischio falsificazione e i passeggeri che viaggiano in treno non possono contare su un’autorità che tuteli i loro diritti, cosa che invece l’Italia ha promesso a Bruxelles.
Per questo la Commissione ci richiama, ci minaccia e in un caso ci manda alla Corte di Giustizia. È successo 11 volte, ieri, in un giorno solo.
Roba da primato anche nella storia infinita di un Paese da sempre maglia nera nel recepire il diritto Ue.
I numeri sono contro di noi. L’ultimo rapporto sull’applicazione del diritto comunitarie pone l’Italia in testa alla classifica delle infrazioni, erano 99 alla fine del 2012, comprese 17 procedure da ritardato recepimento.
Per fare il confronto, la Francia ha 63 contenziosi aperti, la Germania 61, l’Olanda 41. La differenza è palese, come pure si evince dalle denunce dei cittadini, altra graduatoria su cui il sistema italico svetta: ne abbiamo incassate 438; la Spagna, seconda, è quota 309.
Sono statistiche pessime, eppure stiamo facendo meglio di un tempo.
In febbraio il quadro di valutazione del mercato interno segnalava come «degna di particolare nota» la prestazione dell’Italia, capace di ridurre il deficit di recepimento delle normative europee dal 2,4 allo 0,8% in sei mesi.
Un passo avanti che impone ulteriori sforzi. «È una priorità accelerare, perchè non è sopportabile avere record negativi di infrazioni», ha ribadito a più riprese il premier Enrico Letta.
L’impegno è di arrivare al semestre di presidenza italiano di Ue, nel giugno prossimo, con un recupero, netto e consolante
Sinora ha avuto la meglio la lentezza delle Camere e una qualche disattenzione ad ogni livello per le questioni comunitarie.
Il meccanismo della legge omnibus comunitaria ha dimostrato parecchie carenze e solo di recente si è cominciato ad accelerare.
Ciò non toglie che il mostro mostri la sua faccia peggiore ogni mese, quando la Commissione apre il dossier infrazioni.
Ora ci ritroviamo gli undici «pareri motivati», seconda fase della procedura europea, che guarda caso non vengono da soli. Ieri ne sono state aperte altre sei, con lettere di messa in mora, in teoria confidenziali.
Fra queste, secondo quanto risulta a La Stampa, ce n’è anche una per l’inadeguata gestione delle scorie radioattive sul territorio nazionale. Il fantasma di Caorso, per intenderci
Il resto è una bestiario normativo.
Rischia di costarci salato il rinvio alla Corte di giustizia Ue per la mancata esecuzione di una precedente sentenza con cui la Corte confermava che certi sgravi degli oneri sociali concessi alle imprese dei territori di Venezia e Chioggia costituivano un aiuto di Stato illegale e, pertanto, dovevano essere recuperati presso i beneficiari.
È una questione che risale agli Anni Novanta, soldi sociali erogati a chi non ne aveva diritto. Bruxelles propone una mora giornaliera di 24.578 euro per ogni giorno trascorso dalla sentenza della Corte e la piena conformità da parte dello Stato o la seconda sentenza della Corte.
Nonchè il pagamento d’una penalità decrescente di 187.264 euro per ogni giorno trascorso dalla sentenza fino all’attuazione.
C’è poi che entro gennaio dovevamo recepire le norme per proteggere i farmaci.
Che entro marzo erano da attuare quelle in materia di stoccaggio del mercurio metallico considerato rifiuto.
Che abbiamo due mesi per rendere uguale part-time e assunti a tempo indeterminato nella Pubblica istruzione.
Che è aperta anche la norma sulla prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario.
E via dicendo, così non è forse un caso se stamane il Consiglio dei ministri deve esaminare otto norme di attuazione comunitaria.
La tratta degli umani è compresa. Sarebbe una di meno.
Un passo avanti, importante non solo in nome dell’Europa.
Marco Zatterin
(da “La Stampa”)
argomento: Europa | Commenta »
Novembre 15th, 2013 Riccardo Fucile
GOVERNO NEI GUAI, SALTANO LE COPERTURE PER TRE MILIARDI
L’Italia non potrà chiedere alla Commissione Ue di fare uso della “clausola sugli investimenti” del patto di Stabilità , perchè non rispetta la condizione del debito pubblico in discesa a un ritmo soddisfacente.
Lo afferma la Commissione europea nella sua analisi, pubblicata oggi a Bruxelles, sulla bozza di bilancio presentata dal governo per il 2014.
Un colpo durissimo per l’esecutivo, che si vede sfilare via la bellezza di tre miliardi di euro.
Soldi su cui Letta e Saccomanni contavano e la cui sparizione costringe ora il governo a fronteggiare una voragine enorme.
Il ministero del Tesoro risponde dicendo che “la Commissione Ue non tiene conto di importanti provvedimenti annunciati dal governo, anche se non formalmente inseriti nella legge di Stabilità , e già in fase di attuazione”.
“Nessuna bocciatura”, si affretta a precisare il ministero. “I rischi segnalati dalla Commissione erano già considerati nell’azione del Governo. E sono già state messe in campo misure per contrastare eventuali rischi su disavanzo e debito 2014”.
La sostanza, però, è un’altra. Con il giudizio di Olli Rehn, l’Italia perde così a sorpresa i tre miliardi previsti dalla “clausola di investimento”, regola attraverso la quale l’Europa si riserva di concedere ai paesi virtuosi più respiro nella gestione dei suoi conti, un fatto che il governo dava per acquisito.
“Siamo arrivati alla conclusione che non si possa profittare di questo vantaggio – avverte Bruxelles – perchè, sulla base delle previsioni economiche dell’autunno 2013, non sarà ottenuto l’aggiustamento minimo strutturale richiesto per portare il rapporto fra debito e Pil su un cammino di sufficiente riduzione”.
La clausola prevede che, a certe precise condizioni, i paesi con il deficit sotto il 3% del Pil (“fase preventiva” del patto di Stabilità ) possano deviare dall’obbligo di ridurre ulteriormente il deficit/Pil verso l’obiettivo di medio termine (0,5%), pur restando sempre sotto il 3%, per fare investimenti favorevoli alla crescita, limitati al cofinanziamento dei programmi strutturali dei fondi di coesione comunitari e a quelli delle infrastrutture di interesse europeo.
Una boccata d’ossigeno a cui l’Europa ha detto di no. Aprendo ora un nuovo fronte di sfide per il governo Letta: trovare le coperture necessarie per far fronte alla “sottrazione” di questi tre miliardi.
Secondo Bruxelles, gli impegni dell’Italia sui versanti di riduzione di deficit e debito, consolidamento fiscale e riforme strutturali non bastano: “Nel 2014 l’Italia non compirà progressi sufficienti per il rispetto dei criteri di debito per via di aggiustamenti strutturali insufficienti”, peraltro “rilevati dalla Commissione europea nelle previsioni economiche autunnali”.
In base alle stime Ue, il debito vale il 133% del Pil quest’anno e salirà al 134 l’anno prossimo. Non si vede miglioramento, come invece accade sul fronte del deficit e come era richiesto.
Anzi: “C’è il rischio che la legge di Stabilità (italiana) per il 2014 non sia in regola con il patto di Stabilità ; in particolare l’obiettivo di riduzione del debito per il 2014 non è rispettato»
“Progressi limitati” e “azioni limitate”.
È tutto in questo aggettivo – “limitato” – il giudizio che la Commissione europea dà della bozza della legge di Stabilità . La Legge di Stabilità dell’Italia “evidenzia progressi limitati” sulle raccomandazioni sulle riforme strutturali fatte dal Consiglio a maggio scorso, si legge nell’analisi della Commissione Ue.
La Commissione invita dunque “le autorità italiane a prendere le misure necessarie, all’interno del processo per il bilancio nazionale, per assicurare che il budget 2014 rispetti pienamente il patto di Crescita e Stabilità “.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Europa, finanziaria | Commenta »
Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
IN NOME DELLA “MOBILITA’ SOCIALE”, I CONSERVATORI GIUDICANO ECCESSIVI I RUOLI INFLUENTI RICOPERTI DA CHI HA STUDIATO NEI COLLEGI PRIVATI: “I GIOVANI DEVONO AVERE LA POSSIBILITA’ DI SCALARE I GRADI DELLA SOCIETA'”
Se «mobilità sociale» era il motto di Margaret Thatcher, la Lady di Ferro stenterebbe oggi a riconoscersi nel Partito conservatore che ha portato David Cameron a Downing Street.
Secondo John Major, l’unico predecessore del premier ad aver frequentato l’umile scuola statale, sono esagerati i ruoli d’influenza ricoperti da chi ha studiato nei collegi privati.
«In ogni sfera della vita pubblica di questo Paese – ha detto l’ex primo ministro, celebre anche per aver lasciato la scuola a 16 anni – troviamo gente che ha frequentato scuole private o che è cresciuta in famiglie benestanti».
Un fatto che Major trova «sconcertante».
«Il nostro sistema scolastico – ha aggiunto – dovrebbe permettere ai giovani di emanciparsi, non chiuderli nella classe dalla quale provengono. Abbiamo bisogno di loro, di ragazzi che possano utilizzare fortuna, intelletto e duro lavoro per sviluppare al massimo le loro potenzialità »
Il governo Cameron è almeno per metà composto da ministri e sottosegretari che hanno frequentato scuole a pagamento: il premier ha studiato a Eton e poi all’università di Oxford come il sindaco di Londra Boris Johnson.
Il cancelliere dello scacchiere George Osborne ha fatto il liceo presso la St Paul’s Boys School e si è laureato a Oxford, il vicepremier Nick Clegg il liceo a Westminster e l’università a Cambridge.
Il primo ministro è spesso criticato per essersi circondato da gente che come lui proviene da una classe sociale medio-alta e sulla scia dei commenti di Major uno stretto collaboratore di Cameron ha fatto sue le stesse preoccupazioni.
«La mobilità sociale deve essere tra le prime preoccupazioni di ogni governo perchè non può mai bastare», ha detto Sajid Javid, consigliere finanziario di Osborne.
Suo padre, proprio come quello di Major, faceva il conducente d’autobus.
Paola De Carolis
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: destra, Europa, Università | Commenta »
Ottobre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL NOSTRO RESTA IL SECONDO DEBITO PUBBLICO UE PIU’ ALTO DOPO LA GRECIA
Debito pubblico record per l’Italia nel secondo trimestre del 2013. 
Secondo l’Eurostat è arrivato al 133,3%, in crescita del 3 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno quando era al 130,3%.
Il nostro, resta il secondo debito pubblico Ue più alto dopo la Grecia (169,1%) e con uno dei maggiori incrementi tra primo e secondo trimestre di quest’anno.
EUROZONA
Ma anche il debito pubblico aggregato dei 17 paesi dell’eurozona è salito nel secondo trimestre passando al 93,4% del Prodotto interno lordo e segnando un incremento di 1,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre dell’anno.
Rispetto al secondo trimestre del 2012, è cresciuto anche il debito pubblico aggregato della zona euro (+3,5 %) mentre quello dell’Ue è salito di 2,1 punti percentuali.
MADRID
Nel frattempo la Banca centrale spagnola ha fatto sapere che è uscita dalla recessione: dopo oltre due anni si prevede una crescita del Pil dello 0,1% nel terzo trimestre del 2013.
Un aumento che «dopo nove trimestri consecutivi di cali», si accompagna a un miglioramento sul fronte dell’occupazione, ha osservato l’istituto centrale stimando che la disoccupazione raggiungerà , nel terzo trimestre, il dato meno negativo dall’inizio della crisi, dopo aver segnato il 26,3% nel secondo trimestre.
argomento: Europa | Commenta »
Ottobre 22nd, 2013 Riccardo Fucile
VERGOGNA ACCOGLIENZA, L’UNIONE EUROPEA: “PRONTI A PROCEDERE CONTRO L’ITALIA”
Se non miglioreranno le condizioni a Lampedusa e in altri centri d’accoglienza dei migranti, la
Commissione Europea non esiterà ad avviare una procedura di infrazione: è il monito lanciato da Cecilia Malmstrà¶m, svedese, commissario europeo agli Affari interni
Due tragedie in mare in pochi giorni, con centinaia di vittime. Per Italia e Malta, un problema europeo, ma per il resto d’Europa un problema soprattutto nazionale. Qual è la sua opinione?
«Non dimenticherò mai le centinaia di bare che ho visto a Lampedusa, o la disperazione negli occhi dei sopravvissuti. Questi tragici eventi chiedono risposte immediate a livello nazionale ed europeo. A livello nazionale, gli Stati hanno la responsabilità di controllare i confini e soccorrere le barche in difficoltà , adempiendo alle leggi internazionali. Ricevono fondi e assistenza dalla Ue, per farlo. Nel 2007-2013, per esempio, l’Italia ha avuto 478 milioni per gestire i flussi migratori e dell’asilo, e 136 milioni in fondi speciali per la gestione speciale dei confini».
E il ruolo più proprio dell’Unione Europea?
«È chiaro che la pressione accresciuta sperimentata da Italia, Malta, Grecia e altri Paesi mediterranei è un problema Ue, e richiede risposte della Ue. Spero che questi orribili eventi forniranno l’occasione per accrescere gli sforzi e discutere le iniziative e misure europee».
Quali, in concreto?
«Il vertice Ue del 24-25 ottobre offrirà ai leader un’opportunità unica di dimostrare che l’Europa è basata sul principio della solidarietà e del mutuo sostegno. I recenti soccorsi comuni Italia-Malta hanno salvato centinaia di vite, e provato che una sorveglianza aumentata e coordinata è la chiave per prevenire le morti nel Mediterraneo. Perciò la Commissione Europea propone un’operazione estesa di ricerca e soccorso della Frontex (agenzia Ue per il pattugliamento dei confini, ndr ) nel Mediterraneo, da Cipro alla Spagna, diretta a salvare vite umane».
Quando scatterà ?
«La missione è ben definita, insieme con altre misure, nel quadro di una task-force per il Mediterraneo, guidata dalla Commissione Europea in stretta collaborazione con le autorità italiane. Il lavoro preparatorio è già in corso dall’inizio di ottobre, e la prima riunione ufficiale della task-force avrà luogo fra due giorni, il 24 ottobre. Lo scopo sarà quello di definire misure concrete da presentare al Consiglio Ue degli Affari interni, il 6 dicembre».
È necessaria una nuova direttiva Ue sui temi dell’asilo e della ridistribuzione dei migranti fra i vari Stati?
«Nel breve periodo no, abbiamo appena adottato un pacchetto di misure. Bisogna però evitare anche un errore di prospettiva, per esempio nell’analizzare la situazione dei flussi di richiedenti-asilo in Italia, che sono sostanzialmente ridotti rispetto a quelli di altri Paesi Ue. Delle 330.000 richieste di asilo compilate nel 2012, il 70% è stato registrato solo in cinque Stati-membri: Germania (75.000), Francia (60.000), Svezia (44.000), Belgio (28.000) e Gran Bretagna (28.000). Nello stesso 2012, l’Italia ha ricevuto 15.700 richieste: non è tra i Paesi che subiscono la pressione maggiore».
La ministra italiana all’Integrazione, Carole Kyenge, ha definito «vergognose» le condizioni del centro di accoglienza di Lampedusa. Che cosa pensa di fare Bruxelles?
«L’Italia sta compiendo degli sforzi per migliorare la situazione generale e la Commissione Europea ha individuato fino a 30 milioni di euro aggiuntivi per sostenere Roma: credo che potrebbero essere utili anche per alleviare le condizioni nel centro di Lampedusa. È mia ferma intenzione garantire che tutti gli Stati Membri attuino efficacemente la legislazione Ue, che prevede condizioni degne e umane di accoglienza per i migranti: diversamente, non esiterò a ricorrere a procedure di infrazione».
A maggio del 2014, nel periodo delle elezioni europee, lei parteciperà al Global Forum di Stoccolma sulle migrazioni. Con quali obiettivi?
«La Commissione Europea considera questo Forum come una piattaforma molto importante per il dialogo informale e la cooperazione fra gli Stati del mondo sull’immigrazione. Senza dubbio, gli echi della tragedia di Lampedusa si percepiranno in quella sede, e dovranno ispirare tutti noi – soprattutto i Paesi Ue – a fare un progresso reale verso una politica migratoria europea più centrata sul migrante. Una politica che dimostri compassione e sostegno per le persone in cerca di protezione».
Luigi Offeddu
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Diritti civili, Europa | Commenta »
Ottobre 1st, 2013 Riccardo Fucile
LA PREOCCUPAZIONE DEL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO SCHULZ. “GRAVI TURBOLENZE POLITICHE E SUI MERCATI”
“Una caduta del governo creerebbe enormi turbolenze politiche e sui mercati finanziari” non solo in
Italia ma in tutta Europa.
Lo dice Martin Schulz in un’intervista all’agenzia Ansa.
Secondo il presidente del parlamento europeo, in Europa e in Italia è in corso “un modesto raddrizzamento economico che può portare più lavoro soprattutto ai giovani” e “ogni elemento che possa frenare questo processo è assolutamente superfluo. Dunque tutti quelli che domani voteranno per un governo stabile sosterranno il processo di rilancio in Europa”.
I parlamentari del Pdl che voteranno a favore del governo Letta “non sono nè traditori nè eroi”, dice Schulz, ma “gente responsabile che, dopo tutto, si prende la sua responsabilità per il paese e per l’Europa”.
Anche il Pd, aggiunge il presidente del parlamento Ue, “deve sostenere Enrico Letta con tutti i mezzi in questo momento critico”.
Martin Schulz dice di averne parlato personalmente con il segretario del democratici, Guglielmo Epifani.
Confindustria intanto torna a fare i conti di quanto può costare agli italiani uno stallo della politica: “Una nuova ondata di instabilità parlamentare peggiorerebbe nettamente lo scenario economico dell’Italia: -1,8% il Pil nel 2013 e -0,3% nel 2014, contro il -1,6% e il +0,7% previsti meno di un mese fa”.
Lo afferma il Centro studi Confindustria secondo cui “anche nel 2015 si avrebbe un effetto negativo sul Pil pari a -0,9%”.
L’incertezza sulle sorti del Governo, rileva il CsC, colpisce l’economia italiana in una fase molto delicata: quando si registrano le prime deboli conferme della fine della lunga e profonda recessione. La società e il sistema produttivo, le famiglie e le imprese italiane stanno ancora pagando il conto salatissimo della più grave crisi dall’Unità del Paese: -8,9% il Pil, -1,7 milioni le unità di lavoro, -7,6% i consumi, -27,1% gli investimenti. Insomma, stiamo uscendo dalla recessione, ma rimaniamo dentro le conseguenze della crisi globale.
“Una crisi che è stata resa più pesante per l’Italia proprio dall’inconcludenza della politica nel realizzare rapidamente le riforme necessarie. Inconcludenza prima della crisi e durante la crisi stessa” aggiunge la nota.
“Oggi – prosegue – gli interessi della politica rischiano di aumentare ulteriormente questo gravissimo peso: gelando sul nascere il lento recupero dell’economia. Mentre bisognerebbe fare di tutto per consolidarlo e accelerarlo”.
Inoltre, si ipotizza che una nuova contesa elettorale sarebbe sterile, non portando al formarsi di una maggioranza parlamentare più solida e coesa (data l’attuale legge elettorale o quella che si avrebbe se questa fosse dichiarata incostituzionale). Sicchè l’incertezza politica permarrebbe anche dopo l’eventuale ricorso alle urne e i suoi impatti economici non sarebbero recuperati attraverso il ritorno della fiducia.
Il Centro studi di Confindustria, però, ribadisce come il quadro attuale sia molto diverso rispetto a quello che si osservò nell’estate e nell’autunno del 2011: ora i conti pubblici sono in ordine. Il deficit/Pil rispetta i limiti europei e l’Italia è uscita dalla procedura di infrazione.
L’avanzo primario è del 2,4% del PIL (4,9% in termini strutturali). Sono conti pubblici tra i migliori all’interno dell’Eurozona.
Conti conquistati dagli italiani con grandi sacrifici e grazie agli obiettivi fissati e alle misure adottate dagli ultimi tre Esecutivi.
Il prolungamento della recessione metterebbe in forse queste conquiste, pur non compromettendole.
argomento: Europa | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
SI RISCHIA DI NUOVO LA RIAPERTURA DELLA PROCEDURA DI DEFICIT ECCESSIVO E IL RISCHIO COMMISSARIAMENTO COME LA GRECIA
Dall’Europa non arriva alcuna reazione ufficiale.
Bocche cucite a Bruxelles, come a Berlino o a Parigi.
Ma nei palazzi della Ue si respira tutta la preoccupazione per una crisi di governo a Roma che rischia di far saltare il banco.
Quello che l’Europa cerca da giorni di spiegare all’Italia, attraverso i numerosi appelli alla stabilità e alla responsabilità dei politici, è che un terremoto politico in questo momento non è solo un fattore di instabilità che mina la fiducia nel Paese ma una vera e propria minaccia per i conti pubblici.
L’Italia è indietro su tutte le richieste di Bruxelles: ha superato il 3% di deficit, non ha iniziato a ridurre il debito e va a rilento sulle riforme tanto che quella più attesa – cioè la riduzione del cuneo fiscale – non è ancora in cantiere.
Una crisi di governo metterebbe in stand-by i conti, e con le previsioni economiche del 5 novembre la Commissione Ue non potrebbe fare altro che confermare lo sforamento, e rimandare a maggio per l’eventuale riapertura della procedura per deficit eccessivo.
È il momento peggiore per una crisi di governo. L’Italia non ha nè preparato la finanziaria, nè completato la definizione precisa delle coperture dell’abolizione dell’Imu che pure Bruxelles si aspetta entro il 15 ottobre.
La crisi di governo evoca inoltre lo spettro Troika per l’Italia.
A poco più di due settimane dalla presentazione della legge di stabilità , il caos politico scatenato potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese, materializzando l’incubo che da anni Roma tenta di scacciare, quello di perdere ogni tipo di sovranità economica, seguendo le orme della Grecia.
Agli occhi europei appare inconcepibile che un partito arrivi a far cadere il governo per difendere un leader condannato con sentenza passata in giudicato e con altri processi in corso.
Facendo pagare i danni economici all’intero Paese.
argomento: Europa | Commenta »
Settembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ANGELA MERKEL SENZA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA CERCA UN ALLEATO TRA SPD E VERDI
Per soli cinque seggi Angela Merkel ha bisogno di un nuovo alleato: i vecchi alleati, i liberali (Fdp)
sono fuori dai giochi, quindi la Cdu deve trovare un nuovo partner, scegliendo tra i socialdemocratici e i verdi, poichè la cancelliera avrebbe escluso un governo minoritario.
“Abbiamo due possibilità : i socialdemocratici (Spd) o i Verdi” e “daremo al nostro Paese un governo forte”, ha confermato il capogruppo dei cristiano democratici Volker Kauder.
La Spd, che dovrebbe essere la prima scelta della potente cancelliera, temporeggia: nessuno nel partito di Peer Steinbrueck, in primis lui stesso, ha voglia di giocare il ruolo del “junior partner” della Cdu.
L’esito di 4 anni di grosse koalition, durante il primo mandato di Merkel, fu il crollo della Spd alle elezioni del 2009, una ferita ancora troppo aperta.
Lo sfidante ha già detto di non essere “a disposizione” come ministro; Frank-Walter Steinmeier, ex vicecancelliere di Merkel nel 2005, resterà capogruppo parlamentare Spd; altri pesi da novanta non sono disponibili, i nuovi sono poco conosciuti a Merkel.
Una riunione dei vertici è prevista venerdì 27 nel corso di un “minicongresso”
L’alternativa sono i Gruenen. A favore gioca proprio l’importante “energiewende”, la svolta energetica impressa da Angela Merkel, con la sepoltura definitiva del nucleare. Sulla politica europea non ci sono divergenze di rilievo, così come per le missioni estere della Bundeswehr.
Ma è pur vero che tutte le esperienze di coalizione dei vari governi dei laender hanno funzionato poco o per niente.
Ora i numeri: nel nuovo Bundestag entreranno 630 deputati.
La maggioranza dunque è di 316 voti.
L’unione Cdu/csu ha conquistato 311 seggi (41,5%); la Spd 192 seggi (25,7%); i Verdi 63 seggi (8,4%); la Linke 64 seggi (8,6%).
Restano sotto la soglia di sbarramento la Fdp con il 4,8%, alternative Fuer deutschland con il 4,7% e i pirati con il 2,2%.
(da “Huffington Post”)
argomento: Europa | Commenta »
Settembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
“IL CROLLO DEGLI ALLEATI DI GOVERNO E’ ANCHE COLPA SUA”… “IL PARTITO ANTI-EURO NON SCOMPARIRA'”
«Il segreto del successo della Merkel? E’ la sua popolarità , il suo stile che la fa sembrare sempre una
buona manager. Ma soprattutto è riuscita in qualche modo a staccare se stessa, e in una certa misura anche il suo partito, dai problemi che la coalizione di governo ha avuto».
Jan-Werner Mà¼ller, politologo tedesco che dirige il dipartimento per gli Studi europei a Princeton, uno degli studiosi di politica del vecchio continente più influenti negli Usa (in Italia è uscito di recente il suo L’enigma democrazia, Einaudi) ritiene che la Merkel abbia anche l’enorme capacità di scaricare gli insuccessi sugli altri.
FUORI I LIBERALI
«I suoi alleati di governo, i liberali, non entreranno al governo per la prima volta dal dopoguerra, un disastro per loro. In modo molto intelligente, Merkel è riuscita ad addossare loro tutte le conflittualità e le prove d’incompetenza del governo. Lei stessa si comporta ormai più da presidente della Germania che da Ceo, che deve rendere conto di quello che fa. Ma attenzione: è lei che ha voluto questa coalizione, la voleva ancora, era il suo dream team. Quindi, sebbene non sarà percepito così, questo dovrebbe essere anche un suo insuccesso».
Come giudica l’Alternativa, ha potenziale per crescere?
«Personalmente non li chiamerei un partito populista: se uno si oppone a temi europei, questo non fa di lui automaticamente un populista. Sono riusciti a evitare di apparire una tipica formazione di estrema destra, come il partito di Joerg Haider in Austria o di Le Pen in Francia. Sono guidati da professori. E sebbene ha Germania abbia la fama di essere molto rispettosa dei professori, ami i titoli Prof., Professor Doktor, e via dicendo, direi che hanno ottenuto il loro risultato nonostante i professori, non grazie ai professori. Molto dipenderà adesso dal fatto se riusciranno a istituzionalizzarsi. Se sapranno raccogliere parte dei bacino del partito conservatore, quello che percepisce la Cdu come troppo liberal, per usare un termine americano, troppo permissiva sui temi morali. Non credo che spariranno. E la cancelliera avrà un problema: se la politica europea sarà percepita come insoddisfacente, cresceranno».
Visto dall’Italia, un tema è stato quasi assente dal dibattito politico tedesco: l’Europa. Perchè?
«Una combinazione di più motivi. Merkel non aveva interesse a fare dell’Europa un tema più ampio. Il suo interesse razionale e la sua strategia elettorale suggeriscono: meno si dice, meglio è. La Spd e i verdi hanno sostenuto le sue politiche, quindi non potevano attaccarla di punto in bianco rimanendo credibili. Più importante ancora: è rischioso chiedere più integrazione, o qualsiasi cosa dia più potere e soldi a Bruxelles — ciò che molti cittadini temono come una Transfer Union nella Ue. Molti politici rifuggono temi perchè impopolari. Però potrebbe essere una decisione sbagliata: se una maggiore integrazione si renderà necessaria, ci sarà l’impressione che questi temi non siano stati adeguatamente discussi e che tutto il processo dell’integrazione europea manchi di legittimità . Nel breve, è rischioso il dibattito, a lungo termine più rischioso non averlo».
Come descriverebbe la campagna della Merkel?
«Merkel non ha detto quasi nulla sulle questioni più controverse e si è spesso appropriata delle politiche dei suoi avversari. Il calcolo, in parte, è stato: gli elettori dell’opposizione non andranno a votare, visto che non c’è molto in palio. Una strategia nota come “de-mobilitazione asimmetrica”: tutti diventano disinteressati, ma quelli dell’opposizione di più. Il problema è però se questo atteggiamento non possa creare un gruppo di elettori insoddisfatti, che ritengono che la Cdu si sia spostata troppo a sinistra, diventando, di fatto, un partito socialdemocratico in economia, e simile ai verdi sui temi sociali. Merkel è così popolare che per lei questo non è un problema, ma per i suoi successori lo sarà ».
Perchè la Spd non è stata percepita come una vera alternativa?
«Hanno tre grandi problemi. Il primo: il dilemma strutturale di molti partiti socialdemocratici in Europa negli ultimi decenni: come rappresentare la classe operaia che si va restringendo (e spesso soffre), conquistando allo stesso tempo i voti della classe media centrista. Come per i socialisti francesi, che ora hanno dei veri avversari a sinistra. Secondo: il partito ha dato l’impressione di non saper decidere se rigettare o far propria l’eredità di Schrà¶der. Terzo: hanno scelto con Steinbrà¼ck un candidato “merkeliano”, ma che doveva difendere un programma più a sinistra di quel che ci si aspettava. E questo ha creato un problema di credibilità ».
La crisi viene percepita in modo molto diverso in Germania e in altri Paesi Ue. Crede che la Germania non sia riuscita a spiegare la propria strategia?
«E’ complicato. Il governo tedesco ha spiegato la sua strategia che consiste nel combinare austerità e riforme strutturali nei Paesi in crisi. Ma la spiegazione spesso non è stata accettata e io personalmente credo anche che non sia corretta (almeno, come dimostra l’esperienza tedesca con Schrà¶der). Anche dove i cittadini vedono la necessità di avere cambiamenti strutturali (e perfino di un nuovo contratto sociale), hanno buone ragioni per ritenere che l’austerità non li possa realizzare, e perfino disperare che esista un reale meccanismo in grado di autorizzare un nuovo contratto sociale. In generale è problematico discutere di questioni europee ponendo un Paese contro un altro. Non si tratta di Germania contro la Grecia, il conflitto taglia le società in modo trasversale. Ma per adesso, non abbiamo le strutture politiche per affrontare simili questioni e conflitti pan-europei».
Quali sono i rischi della strategia tedesca per l’Europa?
«Ci sono rischi ben noti: l’austerità che porta a un avvitamento a spirale, dal quale i Paesi non riescono a uscire. E rischi meno tangibili: i cittadini sentono che i cambiamenti strutturali (anche quando necessari) sono realizzati da un establishment politico la cui legittimità è drammaticamente calata. Temo che questo sia il caso di Italia e Grecia. Le larghe coalizioni di governo possono solo accentuare la percezione che i populisti cercano di rafforzare: che i vecchi partiti — se vuole, la casta — si curano solo di restare al potere, di occupare lo Stato. I cittadini possono così cominciare a pensare che il vecchio establishment è sinonimo di sistema democratico, e che l’unico modo di liberarsi dei primi e di liberarsi anche del secondo. Un pensiero molto pericoloso».
Habermas parla di fallimento delle elite tedesche nell’affrontare la crisi. E’ d’accordo?
«Sì, ma è un fallimento molto specifico. Non è un fallimento manageriale. Merkel è un manager estremamente competente. C’è un fallimento nel far comprendere come la Germania abbia beneficiato dell’euro, un fallimento nell’ammettere che la combinazione di austerità e riforme strutturali possa anche non funzionare, e un fallimento nel pensare come possa funzionare una legittima, efficiente Unione europea. E’ troppo facile dire che questo è un fallimento personale di Merkel. Il suo interesse personale, un interesse razionale, era di non affrontare questi temi. Sono i media, e l’opposizione che l’avrebbe dovuta sfidare di più».
M. Gergolet
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Europa | Commenta »