Destra di Popolo.net

L’EUROPA HA RITROVATO UN LEADER

Aprile 24th, 2020 Riccardo Fucile

NEI MOMENTI CRUCIALI LA MERKEL TIENE IN PIEDI L’UNITA’ EUROPEA C0N UNA GRANDE CAPACITA’ DI MEDIAZIONE E LUNGIMIRANZA

Magari l’avrà  aiutata anche il suo dottorato in chimica quantistica, certamente più in linea con il richiamo alla scienza imposto dai tempi bui del coronavirus.
Ma è indiscusso che la svolta nei negoziati europei sulle risposte alla crisi economica scatenata dal Covid-19 e la spinta che ha sciolto almeno una parte del gelo che per un mese e mezzo ha spaccato l’Ue tra nord e sud, non potevano che arrivare da lei: Angela Merkel, ancora una volta leader di un’Unione che non può immaginarsi tale senza di lei.
L’accordo raggiunto al Consiglio europeo di ieri sulla creazione di un fondo di ripresa europeo finanziato con bond comuni emessi dalla Commissione, ancora una cornice sulla quale c’è tanto da lavorare ma risultato assolutamente impensabile all’inizio della pandemia, non sarebbe mai stato possibile se la Cancelliera non avesse assunto, ancora una volta come in altri momenti di crisi dell’Unione, il ruolo di mediazione tra gli Stati membri.
Alla cancelleria tedesca da 15 anni, Merkel è alla fine del suo ciclo politico.
Il suo partito, la Cdu, è spaccato, alla difficile ricerca di un successore, dopo il passo indietro della ‘delfina’ di Angela, il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer. Ricerca lunga, visto che il coronavirus ha messo in stand-by anche il congresso, che si sarebbe dovuto tenere domani.
Slittato a fine anno, congelato come le vite degli europei: persino i negoziati sulla Brexit, che sembravano l’urgenza più impellente del 2020, sono rinviati in fondo all’emergenza Covid-19, peraltro i due negoziatori – David Frost per Londra e Michel Barnier per Bruxelles – si sono pure ammalati, cattivo segno del destino. Ma pur alla fine della sua lunga storia politica — e chissà  se sarà  veramente così, niente le vieta di ricandidarsi alle elezioni del 2021 – Merkel ha ancora assi nella manica. Per profonda fede europeista, certo, ma soprattutto per necessità .
“Per noi in Germania riconoscerci nell’Europa unita fa parte della ragione di Stato”, dice al Bundestag, caricando il discorso pre-Consiglio europeo di una tensione ideale sul necessario rafforzamento dell’Unione, prospettiva non inedita da parte sua ma certo più densa di significati alla luce del virus che ha infettato l’Ue, minacciandone l’esistenza. “Non è materia per i discorsi della domenica, ma è un fatto del tutto pratico: siamo una comunità  del destino. E l’Europa ora lo deve dimostrare di fronte a questa inattesa sfida della pandemia”.
Raccontano fonti europee, senza dover scandagliare sul fondo dei retroscena delle relazioni diplomatiche, che a Berlino la sveglia è suonata nei giorni di preparazione del summit di ieri in videoconferenza.
Negli uffici del ministero delle Finanze tedesco si è cominciato a lavorare persino sulla proposta spagnola, di contributo all’idea di fondo di ripresa proposto dalla Francia e sostenuto dall’Italia.
Non era una proposta di compromesso che promettesse di uscire viva dal Consiglio europeo, eppure i tedeschi l’hanno presa in considerazione. Sotto la regìa di Angela, convinta di dover abbandonare l’iniziale alleanza con i paesi nordici – in testa l’Olanda – furiosi con le pretese del sud e indossare i panni della mediazione.
Per il bene dell’Ue, certo, ma anche per gli interessi della stessa Germania. E poi per non perdere l’asse storico con Parigi, da sempre motore dell’Ue, inceppato dalla crisi del Covid-19, visto che la Francia stavolta ha scelto di guidare il fronte dei paesi del sud, i più indebitati storicamente, quelli che usciranno particolarmente malconci dall’emergenza.
“I nostri sforzi a livello nazionale potranno alla fine avere successo se avremo successo insieme anche in Europa. In questa aula spesso mi avete sentito dire: sul lungo periodo la Germania starà  bene solo se starà  bene anche l’Europa. Per me questa frase anche oggi è molto, molto importante”, sono le parole che Merkel scandisce parlando al Bundestag, prima del Consiglio europeo.
Discorso storico di svolta, paragonabile alla mossa con cui in un afoso agosto del 2015 Merkel sorprese tutti accogliendo in Germania migliaia di profughi siriani, nel bel mezzo di una crisi dell’immigrazione allora solo agli inizi. Discorso che accende un riflettore sui danni che l’economia tedesca subirebbe da un collasso di paesi europei come l’Italia, dal collasso dell’Ue.
Oggi, all’indomani di un Consiglio europeo che non ha conosciuto i toni astiosi della riunione del 26 marzo scorso ma che, al netto delle differenze, si è svolto in un clima sicuramente più collaborativo, diversi interlocutori diplomatici riconoscono che senza la Germania non ci sarebbe stata svolta. E l’Europa sarebbe magari già  defunta.
Conclusione per niente esagerata: all’inizio della pandemia questo esito era la scommessa più gettonata, vista la confusione iniziale, gli errori, la lentezza nel capire la gravità  della crisi, come ha ammesso di recente un’altra donna tedesca, Ursula von der Leyen, scusandosi con l’Italia davanti al Parlamento Europeo.
Ora, dietro il piano della Commissione europea, che nella seconda o terza settimana di maggio dovrà  presentare una proposta per dettagliare la creazione del fondo di ripresa dentro il bilancio Ue, c’è Merkel.
La mediazione tra la proposta francese e le richieste del nord è stata trovata a Berlino. Ed è “l’inizio di una risposta”, come titola oggi la Sueddeutsche Zeitung. A questo punto, la ‘battaglia’ tra nord e sud si sposta sui tempi: l’Italia chiede un accordo entro giugno con un’operatività  del fondo già  quest’anno o con soluzioni ponte per garantire i finanziamenti. E poi sulle dimensioni del fondo stesso, sulle scelte tra prestiti e sussidi a fondo perduto: i paesi del nord insistono sui primi, quelli del sud sulla seconda opzione.
Nubi ce ne sono ancora, per non parlare del Meccanismo europeo di stabilità , che spacca la maggioranza di governo in Italia.
Anche qui, si attendono le regole precise da parte del board del Mes, dove verranno stabiliti durato e costo dei prestiti, nonchè le differenziazioni tra spese dirette per la sanità  e indirette, materia di ulteriore scontro tra nord e sud.
Il punto è che la Germania, con Merkel, ha scelto di stare al centro e non da una parte della barricata.
La cancelliera promette anche maggiori contributi tedeschi al bilancio pluriennale dell’Ue, sul quale i leader dovranno raggiungere un accordo in tempi brevi, ne va del fondo di ripresa. “Vogliamo agire rapidamente in Europa, perchè abbiamo bisogno naturalmente di strumenti per superare le conseguenze della crisi in tutti gli Stati membri”, dice.
Ma senza il suo pragmatismo, l’Unione oggi non sarebbe più una realtà . Un’argomentazione che sembra una banalità , tanto l’Ue si è abituata e anche seduta sulle risorse diplomatiche e sulla capacità  di sorprendere di Merkel. Ma la vittoria di Donald Trump negli Usa e di Boris Johnson in Gran Bretagna sono lì a dire: mai dare per scontata una Merkel per l’Ue, mai dare per scontata l’Ue. Il coronavirus ha dato l’allarme, la figlia di un pastore luterano ha capito.

(da “Huffingtonpost”)

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LA CORNICE C’E’, MANCA IL QUADRO

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

MES, SURE E BEI OPERATIVI DA GIUGNO… IL RECOVERY FUND DIVENTA URGENTE MA NORD E SUD RESTANO DIVISI SUL NODO CHIAVE: PRESTITI O SOLDI A FONDO PERSO?

Non è bastata la disponibilità  di Angela Merkel a contribuire di più al bilancio pluriennale europeo, “l’unico strumento” che Ursula von der Leyen ritiene possa ospitare il nuovo fondo europeo per la ripresa dopo la crisi Covid-19.
Al Consiglio europeo riunito in videoconferenza per oltre quattro ore, nord e sud Europa si dividono su una nuova direttrice: quanta parte dei fondi raccolti con bond comuni verrà  erogata sotto forma di prestiti e quanta sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto.
E così i 27 leader europei non vanno oltre le aspettative: si mettono d’accordo sulla cornice, vale a dire creare il nuovo fondo, ma manca il quadro.
Va detto che questo risultato non era affatto scontato un mese e mezzo fa. Addirittura “impensabile”, lo definiscono da Palazzo Chigi dove Giuseppe Conte esulta per l’esito del vertice: “E’ passato il principio che il ‘recovery fund’ è uno strumento urgente e assolutamente necessario. C’era l’Italia in prima fila a chiederlo”.
Ma per la proposta della Commissione europea, che dovrà  dettagliare la dimensione del fondo — von der Leyen si limita a parlare di “trilioni e non miliardi” – e cercare “l’equilibrio” tra prestiti e sovvenzioni, bisognerà  aspettare la “seconda o terza settimana di maggio”, dice la presidente in conferenza stampa con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.
Per la precisione, la data cerchiata in rosso è il 6 maggio. Inizialmente, la Commissione avrebbe dovuto presentare la proposta il 29 aprile. E dopo il 6 maggio, seguiranno le trattative tra gli Stati membri: nuovo Eurogruppo, nuovo vertice dei leader in videoconferenza per poi prendere la decisione finale con un summit a Bruxelles, cioè un incontro fisico tra i capi di Stato e di governo. Sempre quando la pandemia lo renderà  possibile, di fatto questo è il metodo prescelto: la strada lunga, insomma.
Significa che c’è ancora tanto lavoro da fare.
La divisione tra gli Stati che chiedono più sovvenzioni a fondo perduto (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e i paesi firmatari della lettera a Michel per il burrascoso consiglio del 26 marzo scorso in cui si chiedevano “strumenti di debito comune”) e quelli che invece spingono per i prestiti (Olanda in testa al fronte del nord, come al solito) è fresca e tutta da passare al setaccio. Anche se la riunione di oggi non ha avuto le increspature del Consiglio di fine marzo.
Il premier olandese Mark Rutte ribadisce che per lui il fondo europeo di ripresa dovrebbe erogare “prestiti”, mentre le “sovvenzioni” dovrebbero rimanere prerogativa del bilancio, ma anche lui promette “un approccio costruttivo”.
Da parte sua, Michel promette che verranno “privilegiati i paesi più colpiti”, “l’Europa dovrà  dimostrare all’Italia che il progetto è forte e solidale e lo faremo”, e guarda il bicchiere mezzo pieno: “Il fatto che siamo arrivati a discutere di modalità  significa che almeno siamo d’accordo sulla cornice”
Conte chiede che il fondo abbia una disponibilità  di “1.500 miliardi”, con sovvenzioni a fondo perduto e non solo prestiti — appunto — perchè solo così, spiega, “si preserva l’integrità  dei mercati”. Ma è il fattore tempo che preoccupa di più: “I soldi devono arrivare entro l’estate”, chiede il premier.
Nessuno si fa illusioni sulla possibilità  di raggiungere un accordo sul bilancio entro l’estate (a febbraio i leader hanno fallito, gettando alle ortiche un vertice durato due giorni). Al governo in Italia coltivano ancora la speranza. Però c’è un altro spiraglio: la possibilità  di mettere in piedi una ‘soluzione ponte’ per erogare immediatamente i finanziamenti che servono a fronteggiare la crisi.
Ne parla von der Leyen: “Molti Stati lo hanno chiesto e noi come Commissione prenderemo in considerazione questa richiesta”. Ne parla il presidente dell’Europarlamento David Sassoli, nel suo intervento davanti ai leader prima dell’inizio del summit, facendo l’esempio di quando il piano dell’ex presidente della Commissione Jean Claude Juncker fu legato “all’intervento ponte di garanzia offerto dalla Bei (Banca europea per gli investimenti, ndr.) per assicurare l’immediata operatività  del fondo”. Ne parla anche la governatrice della Bce Christine Lagarde, presente al Consiglio.
Però stavolta Merkel è in piena attività  di mediazione, convinta che nessuno Stato possa prosperare se l’Ue non si regge, a cominciare dalla sua Germania. Anzi, a quanto si apprende da fonti diplomatiche, al vertice la cancelliera ha anche detto che bisogna “uniformare le politiche fiscali in Europa”.
E’ un colpo all’Olanda, paradiso fiscale nell’Ue, un segnale ai paesi del sud. Von der Leyen fa notare che intanto “3,3 trilioni di euro” sono stati messi in campo dall’Ue, con diversi strumenti tra cui l’intervento della Bei, il Mes, il piano Sure della Commissione di sostegno all’occupazione: questi tre, è stato deciso oggi, saranno operativi a giugno.
Ma invita i paesi ad aumentare la disponibilità  del bilancio: va raddoppiata per almeno per i primi 2-3 anni, dall’1,2 per cento Pil Ue al 2 per cento, ovvero da 1000 a 2000 miliardi di euro.
Il ‘recovery fund’ è un progetto, non più un’idea. Ma ora servono i dettagli, che sono sostanza.
Dopo lo scontro nord-sud sulla discriminante ‘Mes-Eurobond’, ora c’è quello sempre nord-sud su ‘prestiti-sovvenzioni’, ‘loans-grants’ per usare il linguaggio internazionale. Non si presenta più semplice.

(da “Huffingtonpost”)

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SUL FONDO UE DA MILLE MILIARDI C’E’ L’INTESA

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

PARTITA SUI BOND PER FINANZIARLO E TEMPI DI ATTIVAZIONE: SI DISCUTE SU QUANTI FONDI SARANNO A FONDO PERDUTO E QUANTI ANDRANNO RESTITUITI

Si parte alle tre di oggi pomeriggio per il quarto vertice in videoconferenza dei leader europei dall’inizio della pandemia.
Questa volta un risultato, arriverà , parziale ma non per questo meno importante: dopo mesi di litigi, ora i capi di stato e di governo dell’Unione daranno il via libera al Recovery Fund con un piano da 1000 miliardi raccolti sui mercati per salvare dal default i paesi più colpiti dal virus e con meno possibilità  di spesa a causa dell’alto debito pregresso.
Questi soldi si sommeranno al normale bilancio Ue 2021-2027, per un totale di 2.000 miliardi.
I leader però non sono d’accordo sui dettagli, fondamentali in una colossale operazione finanziaria come questa. Ecco perchè i primi ministri daranno mandato alla Commissione europea di presentare una proposta che poi sarà  negoziata dai ministri delle Finanze (Eurogruppo) nella speranza che torni agli stessi capi di governo a giungo per il via libera finale.
Ursula von der Leyen ha già  pronto il testo, ma vista la mole di dettagli da sistemare probabilmente non lo pubblicherà  la prossima settimana, come inizialmente previsto, ma ai primi di maggio.
Oggi però i grandi d’Europa una decisione definitiva la prenderanno: il via libera finale al pacchetto da 540 miliardi per la reazione immediata alla crisi preparato dall’Eurogruppo (il Recovery servirà  alla ripresa economica di lungo periodo): 200 miliardi di investimenti della Bei, 100 miliardi del fondo ‘Sure’ per gli ammortizzatori sociali e i 240 miliardi del Mes senza condizionalità  macroeconomiche, senza troika e senza ricette greche.
Tra due settimane sarà  in funzione e toccherà  al governo se attivarlo o meno (per l’Italia ci sarebbero 36 miliardi a tassi molto più bassi dei Btp). Con annesse fibrillazioni – se non implosione –   nella maggioranza.
Tornando al Recovery Fund: come detto von der Leyen punta a 1.000 miliardi. 320 saranno raccolti direttamente con gli Ursula Bond, titoli di debito comune garantiti dal bilancio Ue 2021-2027 emessi dalla Commissione.
Bruxelles immagina di darne 160 ai governi più in crisi sotto forma di aiuti a fondo perduto (in modo da non gravare sui debiti sovrani già  appesantiti dalla crisi) e 160 come prestiti a costo zero e a lunghissima scadenza (quindi più convenienti dei buoni di debito nazionali).
Il resto dei soldi sarebbe raccolto con differenti leve legate agli investimenti e spalmato su altri tre programmi per il rilancio dell’economia.
I governi però litigheranno, e tanto, su tutti questi dettagli. Primo, la quantità  di bond veri e propri. Secondo, quanto dare come sussidio da non rimborsare e quanto come prestiti. Ovviamente il fronte del sud spinge per la generosità , i nordici per la parsimonia.
E infine il nodo più grande: il piano partirebbe non prima del 2021. I governi infatti si devono mettere d’accordo sul bilancio 2021-2027, dossier titanico sul quale litigano da due anni. Poi sul Recovery Fund.
Tutto quanto andrà  ratificato dai parlamenti nazionali, con tempi incerti e soprattutto con rischio bocciatura. Ma l’Italia – su questo punto la Francia ha meno fretta – consapevole della sua precaria posizione sui mercati, vuole che i soldi di Bruxelles arrivino già  nei prossimi mesi.
Si immagina allora una soluzione ponte che inizi a far partire un progetto pilota che poi sfocerebbe nel grande piano: ma convincere i nordici non sarà  facile.
Unica speranza: la diplomazia europea parla di una Angela Merkel completamente arruolata alla causa, convinta che l’Italia vada aiutata a reggere l’urto di una crisi della quale nessuno ha colpa. Se il Belpaese crollasse, ragionano alla Cancelleria, l’industria tedesca rimarrebbe inchiodata senza indotto. E soprattutto, crollerebbero l’euro è l’unione.

(da “La Repubblica”)

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TEMPI LUNGHI PER I RECOVERY BOND, L’ITALIA PUNTA A GIUGNO PER UNA INTESA

Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile

OCCORRE PRIMA UN ACCORDO SUL BILANCIO UE… DIVISIONE TRA CHI VUOLE PRESTITI E CHI SOLDI A FONDO PERDUTO

Rischiano di essere lenti i tempi di risposta dell’Unione Europea alla crisi del coronavirus. Ne sono consapevoli i leader dei 27 Stati membri che domani si riuniranno in videoconferenza.
Come sottolineano fonti europee alla vigilia del summit, sanno che il rischio, se non ci si muove subito per garantire che la ripresa non sia asimmetrica negli Stati membri, è di subire contraccolpi politici, nonchè economici per la zona euro, il mercato unico, l’area Schengen e soprattutto la perdita di competitività  europea sul mercato globale. Nonostante ciò, ci sono degli ostacoli importanti nei negoziati sul piano di ripresa europeo finanziato con bond emessi dalla Commissione, il piatto principale della riunione di domani. L’Italia però punta ad un’intesa entro giugno, nella convinzione che l’urgenza diventerà  sempre più pressante per tutta l’Ue.
Il primo ostacolo è la difficoltà  di raggiungere un accordo tra i leader sul bilancio pluriennale europeo. E’ questo il contenitore nel quale verrà  messo il fondo di ripresa, finanziato con i bond emessi dalla Commissione.
Risultato non da poco, visto che è la prima volta che la Commissione europea emette bond con i quali raccoglierà  sul mercato risorse per mille miliardi, cifra ancora ufficiosa sulla quale i leader devono ancora raggiungere un’intesa. Ma prima c’è il bilancio 2021-2027.
A febbraio, i capi di Stato e di governo ci hanno messo due giorni per terminare un vertice finito senza accordo, spaccati tra i paesi cosiddetti ‘frugali’ del nord, meno generosi con l’Ue, e quelli del sud, più bisognosi di aiuti europei.
Proprio in quei giorni, tra l’altro, in Italia scoppiava l’epidemia del Covid-19. Ora, a sentire le fonti europee, le previsioni non sono rosee. “L’idea è di raggiungere un accordo entro il 2021, ma non è certo”, dice un diplomatico Ue. E tra l’altro, per le decisioni finali, servirà  anche un vertice dei leader a Bruxelles, vale a dire non in videoconferenza come sta avvenendo ora in tempi di divieto di assembramenti e reclusioni a casa. Quando? Dipende da cosa succede nei prossimi mesi: “Se entro l’estate ci saranno cattive sorprese”, in quanto a diffusione del virus, “allora i tempi si allungheranno”, aggiunge la stessa fonte.
Nè è contemplata l’idea di procedere sul fondo di ripresa staccato dal bilancio europeo. L’intesa di massima raggiunta dai leader è di procedere di pari passo su entrambi i binari, perchè sono interconnessi.
Se n’è parlato anche nell’ultimo vertice convocato da Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo che lunedì scorso è riuscito a far sedere intorno allo stesso tavolo in videoconferenza Giuseppe Conte e il premier olandese Mark Rutte, con il francese Emmanuel Macron, lo spagnolo Pedro Sanchez e naturalmente la Cancelliera Angela Merkel, che da quando ha assunto il ruolo di mediazione tra nord e sud ha impresso una svolta ai negoziati bloccati dai veti incrociati. Anche il vertice convocato da Michel non era roba scontata: una settimana fa ci aveva provato ma non ci era riuscito a convincere tutti.
Ecco, il vertice di lunedì ha preparato il terreno per il Consiglio di domani, in modo che i leader affidino il mandato alla Commissione europea di preparare la sua proposta sul piano di ripresa legato al bilancio europeo (verrà  presentata il 29 aprile).
Dopodichè i leader si riuniranno ancora. L’alternativa scartata era il piano franco-italiano, sul quale è arrivato anche il contributo spagnolo, di un fondo di ripresa come strumento nuovo, slegato dal bilancio. Cosa mal vista dai paesi del nord, che comunque — secondo alcuni osservatori — avrebbe portato via tempo in quanto si trattava di mettere in piedi uno strumento nuovo, roba da modifica dei trattati, dunque lunghissima.
Ma il “pacchetto interconnesso”, come lo definiscono fonti europee per sottolineare la sua indissolubilità , tra fondo di ripresa e bilancio europeo non è via più breve.
E però ci sono altri ostacoli. Prima di arrivare a discutere della dimensione del fondo — appunto, si parla di mille miliardi che è il minimo per Italia, Francia, Spagna e gli altri alleati di questa battaglia — i leader dovranno trovare un accordo su come verranno erogate le risorse raccolte.
E prevedibilmente su questo si svolgerà  il grosso della discussione domani, sottolineano fonti diplomatiche europee. I paesi del nord spingono affinchè l’erogazione avvenga sotto forma di prestiti agli Stati membri. Quelli del sud puntano a contributi a fondo perduto. Per ora la maggioranza degli Stati pende sulla prima opzione. Nodo non semplice da sciogliere.
E’ per questo che a Bruxelles non si sbilanciano sulle scadenze. Dal canto suo, nella lettera di invito ai leader europei per il Consiglio di domani, il presidente Michel indica giugno come data di attivazione degli interventi della Banca europea per gli investimenti (Bei), il piano Sure della Commissione di sostegno al mondo del lavoro e i prestiti del Mes.
Ciò significa che entro giugno, il board del Salva Stati dovrà  stendere nero su bianco quelle assenze di condizionalità  prospettate dall’accordo in Eurogruppo.
Di fatto, è questo il momento di chiarezza sul Mes che l’Italia si aspetta, per uscire dal pantano delle polemiche tra i partner di maggioranza Pd e M5s. Conte aprirà  il capitolo anche domani in consiglio, ma non potrà  ottenere certezze visto che il summit non si concluderà  con una dichiarazione comune, ma solo con una conferenza stampa di Michel e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, lei che in questa fase si ritroverà  ad avere lo scettro della gestione della crisi, con un potenziale ‘bazooka’ da mille miliardi per aiutare gli Stati membri.
Ma l’Italia punta a giugno anche per il piano di ripresa, la cosiddetta ‘quarta gamba’ del pacchetto licenziato dall’Eurogruppo sulla quale, mette in chiaro Michel, “non c’è ancora un accordo”. Obiettivo di Conte è ottenere il via libera politico domani per cominciare i negoziati sia sul bilancio pluriennale che sul ‘recovery fund’ vero e proprio.
E da lì in poi avviare il pressing per fare presto contro chi al nord cercherà  di rallentare e piantare paletti, a meno che non si renda davvero conto che portarla per le lunghe non conviene a nessuno.

(da “Huffingtonpost”)

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VICE-PRESIDENTE UE ZIMMERMANS: “DA SALVINI E MELONI SOLO MISTIFICAZIONI”

Aprile 21st, 2020 Riccardo Fucile

“IL MES SENZA CONDIZIONI E’ UN BUON STRUMENTO PER USCIRE DALLA CRISI, MA NON CERTO SUFFICIENTE”

“I soldi messi sul tavolo senza condizioni dal Mes possono essere utili” all’Italia “per aiutare i veri eroi di questa crisi, dottori e infermieri. Non usarli sarebbe un peccato”. Così, in un’intervista su ‘Repubblica’, il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans.
“Il Mes senza condizionalità  – spiega ancora – in questa situazione è un buono strumento, ma nessuno può credere che sia sufficiente per uscire dalla crisi. Non possiamo permettere che il debito pregresso e la posizione sui mercati condizionino la capacità  di risposta alla crisi di un Paese. Queste differenze – sostiene Timmermans – devono essere livellate dall’Unione e il Mes da solo non è abbastanza per farlo. Serve appunto un piano di investimenti e un compromesso nel dibattito tra sussidi ai governi e prestiti da rimborsare. Devono capirlo anche Merkel, Rutte e i leader di altri Paesi: devono andare dalle loro constituency a dire che è nel loro interesse essere solidali con i partner più colpiti perchè ci permetterà  di uscire tutti insieme e più forti dalla crisi”.
Secondo Timmermans il piano da 1.500 miliardi per uscire dalla crisi presentato dalla Spagna presenta “la stessa di cui ha parlato Paolo Gentiloni. Il documento spagnolo fa una lucida analisi delle necessità  per rispondere alla pandemia, questo non significa che si riuscirà  a fare esattamente come suggerisce Madrid, servirà  un compromesso”
Un compromesso che non sembra piacere ai Paesi Bassi ma, incalza Timmermans, “la solidarietà  è interesse anche dell’Olanda perchè se lasciamo cadere un partner sotto il peso della crisi cadremo tutti. Spero che lo capiscano anche il governo Rutte e il ministro Hoekstra”.
Mentre sui governi svedese, danese e finlandese contrari ai bond, il vicepresidente dice: “Anche a loro è chiara la necessità  di agire in modo solidale, ma dobbiamo evitare di polarizzare la discussione sul binomio ‘sì-no” ai coronabond. Serve una enorme somma di denaro e dobbiamo creare una soluzione finanziaria a livello europeo affinchè ogni nazione possa accedere agli investimenti”
Italia e Spagna chiedono aiuti Ue a fondo perduto per mutualizzare i costi della crisi. “Concordo con il fatto che questa forma di solidarietà  sia necessaria, ma questo non significa che anche gli altri strumenti non vadano usati. Se guardo alla pressione sul sistema sanitario, i soldi messi sul tavolo senza condizioni dal Mes possono essere utili per aiutare i veri eroi di questa crisi, dottori e infermieri. Non i usarli sarebbe un peccato”.
Salvini, Meloni e parte dei 5 Stelle dipingono il Mes come il demonio. “Di questo tipo di politici proprio non mi interesso, a me interessa il personale ospedaliero che si è sacrificato a Bergamo e in altre città . Perchè dipingere il Mes come il diavolo se il suo intervento è privo di condizionalità ? Questi politici mistificano e non servono l’interesse dei cittadini. Dovrebbero smetterla di pensare a un fugace consenso”.
Esiste il rischio che chi ricorre al Mes una volta esauriti i soldi sia costretto a chiedere un salvataggio vero e proprio. “II Mes senza condizionalità  in questa situazione è un buono strumento, ma nessuno può credere che sia sufficiente per uscire dalla crisi. Non possiamo permettere che il debito pregresso e la posizione sui mercati condizionino la capacità  di risposta alla crisi di un Paese. Queste differenze devono essere livellate dall’Unione e il Mes da solo non è abbastanza per farlo. Serve appunto un piano di investimenti e un compromesso nel dibattito tra sussidi ai governi e prestiti da rimborsare. Devono capirlo anche Merkel, Rutte e i leader di altri paesi: devono andare dalle loro constituency a dire che è nel loro interesse essere solidali con i partner più colpiti perchè ci permetterà  di uscire tutti insieme e più forti dalla crisi”.
Quanto all’utilizzo del bilancio Ue per raccogliere sui mercati 1.000 miliardi da distribuire ai Paesi più colpiti dal virus, Timmermans non dà  una risposta: “Il piano sarà  presentato giovedì dalla presidente von der Leyen ai leader”, ma di sicuro “l’importante sarà  creare una grande capacità  di investimento per permettere un accesso ai mercati finanziari e generare i fondi che la Commissione investirà  nella ripresa”, conclude nell’intervista.

(da agenzie)

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COVID-19 NON FA BENE AI SOVRANISTI TEDESCHI: NEI SONDAGGI AFD PERDE QUASI IL 4% MENTRE SALE LA MERKEL

Aprile 19th, 2020 Riccardo Fucile

SONDAGGIO SU BILD: AFD SCENDE DAL 12,6% AL 9%, LA CDU SALE AL 37%

In Italia le tentano tutte per alimentare polemiche ma non ci riescono. E anche in Germania alla fine l’epidemia non fa bene all’estrema destra che se non può cavalcare l’odio contro qualcuno non è contenta.
La buona gestione dell’emergenza coronavirus rafforza in Germania la popolarità  del governo guidato dalla cancelliera Angela Merkel e fa precipitare l’estrema destra dell’Afd al punto più basso degli ultimi due anni e mezzo.
Secondo un sondaggio Kantar, pubblicato dal quotidiano popolare Bild, l’Afd ottiene oggi il 9% dei consensi, rispetto al 12,6% delle elezioni del 2017 quando diventò il terzo partito tedesco
Il partito conservatore Cdu-Csu della cancelliera Angela Merkel si attesta invece al 37% (32,9% alle elezioni) e i partner socialdemocratici (Spd) al 18% (20,5% nel 2017).

(da agenzie)

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SUL MES SERVONO SEMPLICEMENTE TRE CHIARIMENTI DALL’EUROPA, UNO DALL’ITALIA

Aprile 17th, 2020 Riccardo Fucile

BRUXELLES DEVE SPIEGARE DURATA, TASSI E CONDIZIONI DEL FINANZIAMENTO. ROMA SU COME INTENDA SPENDERE QUEI 36 MILIARDI DI EURO

Il dibattito se ricorrere al Meccanismo Europeo di stabilità  (Mes) per fronteggiare gli effetti della pandemia Covid-19 è diventato centrale in Italia, mettendo in secondo piano gli altri deliberati dell’Eurogruppo del 9 aprile che si trovano nel “Rapporto sulla complessiva risposta di politica economica alla pandemia del Covid-19”.
Sembra così che il Consiglio europeo del 23 aprile riguarderà  solo l’Italia e il Mes!
Un dibattito riduttivo per una vera strategia.
Sarebbe un errore perchè estrarre dal Rapporto dell’Eurogruppo solo il tema Mes farebbe dimenticare che altri – Bei e Sure – sono previsti, ma vanno potenziati.
Della Bei ho spesso trattato spiegando che ha enormi potenzialità  inespresse. Per gli interventi della Commissione europea la presidente Ursula von der Leyen nel suo intervento al Parlamento europeo ha sottolineato più volte l’importanza di potenziare gli investimenti pubblici e privati, magari potenziando e finalizzando meglio il bilancio europeo su 5 anni (2021-2025). Ci potrebbe inoltre essere anche il “Recovery Fund” citato dall’Eurogruppo. Tutto è in movimento e allora bisogna avere una strategia ampia.
Il Governo italiano ce l’ha?
Il ricorso al Mes: qualità  e quantità .
Con queste avvertenze limitiamoci qui al paragrafo 16 sul Mes del citato Rapporto Eurogruppo, che sarà  proposto per deliberazione il 23 aprile prossimo al Consiglio Europeo.
Nello stesso si stabilisce che per accedere alla linea di credito del Mes, lo Stato richiedente deve impegnarsi a utilizzare i fondi erogati esclusivamente per le spese sanitarie dirette e indirette, incluse cure e prevenzioni, legate alla crisi Covid-19.
Il tetto massimo erogabile sarebbe pari al 2% del Pil 2019 dello Stato richiedente, somma che per l’Italia si aggira sui 36 miliardi, la cui gestione sarebbe regolata dallo statuto Mes. La linea di credito viene resa disponibile fino alla risoluzione della crisi Covid-19.
Per l’Italia sarebbe una somma importante, ma taluni temono che la vigilanza del Mes e di altri soggetti istituzionali dell’Ue si trasformi in un “commissariamento surrettizio” dell’Italia invece di limitarsi al necessario controllo dell’uso appropriato e rigoroso del credito concesso.
Allo stato attuale il dibattito di esperti e sulla stampa è aperto anche con rassicuranti interviste come quella rilasciata a un quotidiano italiano dal presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, che non mi pare un “falco del Mes”.
Per fugare legittime preoccupazioni bisogna che il Governo dia la sua interpretazione autentica prima del 23, dando all’opinione pubblica elementi di valutazione.
La Spagna oggi e il prestito del 2012.
Tra gli elementi da considerare vi è a mio avviso la notizia che la Spagna, colpita duramente dalla pandemia, richiederà  l’accesso al Mes-Covid-19 pur essendo, come l’Italia, sostenitrice di interventi molto più incisivi da parte della Ue e dell’Eurozona. L’importanza di questa decisione, se confermata, è che la Spagna ricorse nel 2012 al Mes con l’unico scopo di ristrutturare e ricapitalizzare il sistema bancario colpito dalla crisi immobiliare.
Vero è che allora la crisi era asimmetrica e cioè su singoli Paesi per cause economico-finanziarie, mentre qui è simmetrica su tutti i Paesi a causa di una pandemia.
Ma è anche vero che adesso il Mes viene offerto a tutti a parità  di condizioni e quindi la deroga ai generali criteri di vigilanza vale per tutti.
Comunque è interessante ricordare che la Spagna nel 2012 ottenne una linea di credito dal Mes per 100 miliardi di cui ne usò 41 miliardi con una durata media di 12 anni.
Il rimborso avvenne poi in anticipo, con un primo versamento volontario dopo 2 anni e con un tasso di interesse medio pagato dalla Spagna intorno alla media dello 0,95%.
Le condizionalità  vincolanti per il governo spagnolo furono riforme strutturali rivolte al settore bancario. Allora il Mes fu utilizzato con vantaggio dalla Spagna essendo circoscritto il fine.
A suo tempo anche io sostenni che i Governi italiani del 2012 e del 2013 avrebbero fatto meglio a seguire la Spagna per la ristrutturazione del nostro sistema bancario. Non ho cambiato idea.
Le domande al Governo italiano, adesso.
Per l’Italia di oggi e nella prospettiva che dopo il Consiglio europeo del 23 aprile la nostra Repubblica richieda una linea di credito al Mes, riteniamo che l’esempio spagnolo non sia secondario, anche se non risolutivo.
Le nostre istituzioni dovrebbero però considerare almeno due aspetti “tecnici” anche per dare risposta al dibattito in corso.
Il primo riguarda la specifica delle “spese sanitarie” che richiede una valutazione rigorosa del reale fabbisogno economico dello Stato italiano nel contrasto alla crisi Covid-19.
Quali e quante sono le maggiori spese che potrebbero andare dalla sperimentazione farmacologica, alla assistenza territoriale dei malati, al campionamento e screening epidemiologico della popolazione ed oltre.
Su questa base potrebbe essere chiesta la linea di credito il cui utilizzo dovrebbe avvenire per fasi temporali in quanto non sempre siamo efficienti per burocrazia e procedure. Bisogna inoltre notare che secondo Il ministro delle Finanze francese i fondi del Mes dovrebbero servire anche per coprire spese non sanitarie e cioè anche i costi del lockdown come associati alla crisi Covid-19. Il Governo sta valutando anche questa possibilità ?
Il secondo aspetto riguarda le condizioni finanziarie del credito e cioè durata e tassi.
A mio avviso la durata dovrebbe essere lunga e certo non meno di 12 anni che fu la durata media del prestito 2012 alla Spagna per un evento molto meno grave di questo.
Lo scaglionamento del credito a fasi ci consentirebbe di graduare l’utilizzo.
I tassi di interesse applicati dovrebbero essere calibrati ai minimi che il Mes è in grado di spuntare sul mercato e che al presente sono vicini allo zero.
Quindi ben più bassi di quelli su cui si finanzia il nostro debito pubblico che potrebbe beneficiarne anche perchè l’uso del Mes aumenta le possibilità  della Bce di intervenire con gli acquisti dei nostri fragili titoli di Stato. Il Governo ha fatto tutte queste valutazioni?
La strategia italiana in Europa. Quale?
Infine vi è l’aspetto politico che a mio avviso colloca l’utilizzo del Mes così come è oggi configurato e sottoutilizzato in terza posizione non solo per i problemi italiani ma anche per quelli europei.
In particolare l’Italia deve insistere su un potenziamento della Bei – che emette da 60 anni obbligazioni europee – in connessione alle Casse depositi e prestiti. Invece per ora scarseggiano le proposte e così la Bei si limiterà  a dare un po’ più di crediti e di garanzie. Bei e Fei devono invece diventare con il Feis il fulcro della politica economica reale centrata su “quattro i” europee: investimenti, industria, infrastrutture e innovazione. Nell’importante discorso al Parlamento europeo, dove ci sono anche riferimenti positivi sull’Italia, la presidente von der Leyen ha di nuovo parlato di “Piano Marshall per la ripresa dell’Europa”, ma purtroppo non ha citato la Bei.
Ci vuole quindi un “Piano Delors-Draghi” perchè il primo realizzi il “mercato unico” e il secondo “la banca federale”. Essi “risvegliarono” l’Europa che oggi va risvegliata con una potente azione di politica economica reale che data l’urgenza può essere finanziata soprattutto dai Bei-Bond.

Alberto Quadrio Curzio
Economista, presidente emerito Accademia dei Lincei
(da “Huffingtonpost”)

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VON DER LEYEN: “GIUSTO CHE L’UE SI SCUSI CON L’ITALIA. ORA L’EUROPA C’E'”

Aprile 16th, 2020 Riccardo Fucile

“MOLTI PAESI NON C’ERANO NEL MOMENTO DEL BISOGNO”

“Molti non erano presenti quando l’Italia ha avuto bisogno di aiuto all’inizio di questa pandemia. Ora la Ue deve presentare una scusa sentita all’Italia, e lo fa”.
Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen intervenendo in Parlamento.
“Non si può superare una pandemia di tale portata senza la verità : si, è vero che nessuno era veramente pronto ad affrontare questa pandemia. Ma le scuse valgono solo se si cambia comportamento. E c’è voluto molto tempo perchè tutti capissero che dobbiamo proteggerci a vicenda. Ma ora la Ue è il cuore pulsante della solidarietà  europea, la Ue è in piedi per aiutare chi ha più bisogno”, ha aggiunto.

(da agenzie)

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I TRE MILITANTI DI FORZA NUOVA CHE TENTANO DI BRUCIARE LA BANDIERA DELL’EUROPA MA NON CI RIESCONO

Aprile 10th, 2020 Riccardo Fucile

LA PROSSIMA VOLTA SI INFORMINO: E’ IGNIFUGA…. E ATTENTI ALL’ACCENDINO, POTRESTE BRUCIARVI

In un video rimbalzato su Twitter da La Provincia di Biella possiamo ammirare tre militanti di Forza Nuova che tentano di bruciare la bandiera dell’Europa ma non ci riescono perchè, come sappiamo da quando ci provò un brexiter qualche anno fa rimediando una figura barbina, è ignifuga.
Il giornale pubblica il comunicato stampa del coordinamento Regione Piemonte e Valle d’Aosta di Forza Nuova: ““Oggi Forza Nuova, pur rispettando le dovute precauzioni antivirus, ha inteso evadere momentaneamente violando la quarantena che tutto ha fermato, dal lavoro alla Messa, bruciando l’effigie di questa impossibilità  di futuro: la bandiera azzurra con le stelle gialle. Bandiera che rappresenta il ricatto del ricorso all’usura del MES, simbolo di miseria garantita per volontà  di uno strapotere straniero”.
In verità  le “preacauzioni antivirus” non sono state rispettate perchè uno dei militanti ha la mascherina abbassata ed è vietato ogni assembramento.
In subordine è una balla che l’Italia abbia fatto ricorso al Mes perchè nessuno l’ha richiesto.
In terzo luogo il Mes rivisitato dalla Ue non prevede alcuna usura o ricatto, visto che si tratta si usufruire di un prestito a tasso zero pari al 2% del Pil nazionale : in pratica l’Italia avrebbe 37 miliardi sull’unghia da spendere per l’emergenza sanitaria.
Se qualcuno pensa di poterne fare a meno trovi i soldi altrove e non rompa i coglioni.

(da agenzie)

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