Luglio 16th, 2019 Riccardo Fucile
“ORA SCELGA DEI COMMISSARI IN SINTONIA CON I VALORI EUROPEI”… SOVRANISTI AI MARGINI
“Oggi abbiamo capito questo: chi è fuori dal gioco europeista, gioca in serie B. Per giocare in serie A, invece, devi stare nello schema europeista”.
Nel suo studio al 15esimo piano del Parlamento europeo con vista mozzafiato su Strasburgo, David Sassoli è soddisfatto della giornata di oggi, cruciale per l’inizio della nuova legislatura.
Il Parlamento ha votato Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea, seppure con soli 9 voti di scarto (383 sì su una maggioranza di 374). Non era scontato. Ma soprattutto non era scontato che l’aula si esprimesse con una maggioranza composta da forze europeiste, scongiurando il rischio, reale fino a due giorni fa, che la nuova guida di Palazzo Berlaymont ricevesse l’ok dei sovranisti.
E’ da questo dato che il presidente del Parlamento europeo parte, in questa intervista in cui ci spiega che lo stesso gioco europeista regolerà il voto del Parlamento sui commissari della squadra von der Leyen.
Difficile insomma che passi un commissario sovranista, per esempio un leghista. Sassoli non lo dice esplicitamente, ma il suo ragionamento è questo: la nuova presidente dovrà “presentare dei commissari che tengano fede agli impegni che lei ha assunto in Parlamento. Il suo collegio dovrà avere un’omogeneità al suo interno sui punti programmatici su cui lei ha assunto degli impegni. Se i commissari vanno in ordine sparso l’iniziativa della commissione sarebbe più debole”. Consiglio per l’Italia? “Rientrare nella dinamica europeista, questa è la sua vocazione”.
Presidente Sassoli, solo fino a qualche giorno fa sembrava che von der Leyen attraesse più i voti dei sovranisti che quelli degli europeisti. Come si è arrivati al risultato di oggi?
Ascoltare il Parlamento fa bene. Le proposte sono state precisate in questa settimana. Il discorso di von der Leyen stamane in aula ha raccolto tanti umori del Parlamento: dall’immigrazione, ai temi della solidarietà , della stabilità e flessiblità fino alla grande proposta di riconciliarsi con il metodo degli Spitzenkandidaten (i capolista dei partiti che alle elezioni erano candidati per la guida della Commissione, von der Leyen non era candidata, ndr.) che è stato tradito, avviando una conferenza interistituzionale che possa precisare gli strumenti della democrazia. E poi ha accolto una grande richiesta del Parlamento di rafforzare il suo potere di iniziativa. Von der Leyen lo ha detto chiaramente: quando il Parlamento proporrà a larga maggioranza, io darò seguito alle sue iniziative. Ecco, questo cambia molto la scena e rafforza il Parlamento.
Solo la scorsa settimana la presidente designata faceva trattative con tutti, senza badare ai colori politici nè al tasso di europeismo dei partiti. Cosa le ha fatto cambiare idea?
Diciamo che si è guardata intorno, ha ascoltato, ha capito e ha precisato le sue proposte. C’è stata una vera negoziazione col Parlamento. Ha incontrato tutti i gruppi, ha messo in chiaro le proposte, le ha scritte, ha ricevuto le priorità dei gruppi europeisti e ha precisato anche quale è il punto di caduta in Parlamento degli interlocutori che in qualche modo hanno deciso di sostenerla: sono le forze che hanno vinto le elezioni, le forze europeiste. E’ stato un percorso trasparente, fatto di interventi pubblici, assemblee, incontri, twitter, post su facebook, interviste; un percorso in cui di segreto e riservato non c’è stato nulla
Alla fine von der Leyen ha scelto il campo europeista. Si può dire che il ‘cordone sanitario’ anti-sovranista ha funzionato?
Il Parlamento ha fatto delle scelte politiche. Quella di ‘cordone sanitario’ è una bruttissima espressione. Non si tratta di escludere nessuno, ma si è trattato di un percorso democratico e trasparente, come avviene in tutti i Parlamenti d’Europa. Non mi risulta che a Montecitorio si faccia in maniera diversa e che la maggioranza italiana abbia fatto in maniera diversa. Si fa il presidente se si ha il consenso per farlo. Credo che stamane lei sia stata molto chiara in aula: voglio lavorare con le forze che vogliono un’Europa più forte. E poi ha rifiutato i voti sovranisti con una battuta al leader dell’Afd, l’eurodeputato Meuthen…
Il metodo europeista dunque bloccherà la nomina di candidati sovranisti per la squadra dei Commissari guidata da von der Leyen?
Il voto di oggi non è un voto sulla Commissione ma per iniziare il percorso sulla Commissione. A settembre ci aspettiamo che ci siano nomi e cognomi per fare le audizioni dei commissari e formare il collegio. Poi il Parlamento darà il suo giudizio finale sulla Commissione. Oggi abbiamo capito che chi è fuori dal gioco europeista, gioca in serie B. Per giocare in serie A, devi stare nello schema europeista che in questo caso viene fuori dal risultato elettorale perchè i cittadini non hanno premiato le forze che vogliono meno Europa, ma le forze che vogliono un’Europa più forte, protagonista sulla scena internazionale, che affronti i nodi strutturali della democrazia europea ma per renderla più forte e non più debole. Chi partecipa a questo gioco, gioca in Champions. Gli altri giocano in serie B.
Nel governo italiano i cinquestelle l’hanno capito: hanno votato sì a von der Leyen…
Io penso che l’Italia debba rientrare nella dinamica europeista, questa è la sua vocazione. Ogni volta che l’Italia gioca in Europa può anche vincere e far valere le sue idee. Se naturalmente si sottrae, abbiamo visto che può diventare un problema. Tra l’altro questo vale per tutti i governi e per tutti i commissari che arriveranno qui. Devono essere all’altezza di una legislatura che deve iniziare per rendere più forte l’Europa. E mi auguro anche il mio paese lo possa fare. Del resto è un bene se più gruppi si aggiungono con chiarezza a chi vuole un’Europa più forte. Von der Leyen ha detto una cosa precisa: il punto di caduta della sua iniziativa in Parlamento saranno le forze che vogliono un’Europa più forte.
Come sono state queste prime settimane alla presidenza?
Sono stato subissato da messaggi di tutto il mondo. Mi sono trovato in un frullatore acceso ad altissima velocità e in una fase complicata di avvio della legislatura, ma con un Parlamento molto orgoglioso e con tanti parlamentari nuovi, tanti presidenti di gruppo nuovi, molti non si conoscono nemmeno tra loro. C’è una dinamica anche inedita, spesso difficile da interpretare se uno non è dentro il gioco parlamentare. Mi sono trovato buttato nella mischia. Io ho una funzione di garanzia in difesa delle prerogative del Parlamento, però non sono stato votato da tutti. Penso che un Parlamento europeo forte sia quello che serve per un’Europa più forte.
Abbiamo parlato dei lati positivi di von der Leyen, ne avrà di negativi. Quali? In fondo lei ha ricevuto il placet dei paesi di Visegrad, che tanti problemi creano all’Europa unita.
Dovrà presentare dei commissari che tengano fede agli impegni che lei ha assunto in Parlamento. La Commissione ha anche un’iniziativa politica. Avere una omogeneità nel collegio sui punti programmatici su quali lei ha assunto degli impegni è fondamentale. Se i commissari vanno in ordine sparso, l’iniziativa della commissione sarebbe più debole.
Anche se in questa fase von der Leyen può promettere la qualunque e poi se le proposte non passano può dare la colpa agli Stati membri. E’ successo col piano Juncker sulle relocations dei migranti…
Abbiamo bisogno di una Commissione che scommetta sulla solidarietà tra i paesi. Poi sappiamo che i meccanismi non sono solo in mano alla Commissione. Per esempio la politica sull’immigrazione continua a essere nazionale, abbiamo bisogno di trasferire la politica dell’immigrazione all’Europa. Ecco perchè ho fatto riferimento alla riforma del regolamento di Dublino perchè è un modo per dotare l’Europa di alcuni strumenti operativi. Se arrivi in Italia, arrivi in Europa e quindi l’Ue se ne deve far carico. Ma se questa riforma non si sviluppa, se i trasferimenti di poteri dal piano nazionale all’Europa non avvengono, di quella gente chi se ne deve occupare? Se ne può occupare solo l’Italia, la Grecia o la Spagna, insomma i paesi del confine sud dell’Europa. La Commissione può fare molto, ma non può fare tutto. Però certamente avere una Commissione che si pone il problema di spingere per una maggiore solidarietà è importante.
A parte i contenuti, cosa l’ha colpita di più del discorso di von der Leyen?
La storia di suo padre: ragazzino di 15 anni nella Germania nazista poi diventa un alto dirigente della Comunità europea. Rappresenta davvero la Germania che capisce la lezione della guerra e del nazismo, quella è la generazione che ha fatto iniziare tutto. Anche per me è stato così. Ci trovo tante assonanze. A quella generazione dobbiamo tantissimo, ha conosciuto l’orrore più assoluto e ci ha saputo dare un’eredità importante. Ecco perchè serve ancora di più lavorare per l’Unione europea. Ha fatto bene a fare quel riferimento e a darsi come punto di riferimento nel Parlamento le forze che vogliono un’Europa più forte.
Lei ha lavorato molto nei giorni scorsi per favorire il risultato europeista di oggi. L’ha aiutata il fatto che il suo nome come presidente del Parlamento non è uscito dal pacchetto di nomine del Consiglio europeo, dove avevano ipotizzato un socialista dell’est, bensì è stato negoziato dal Parlamento e tra i gruppi?
Molti hanno la sensazione che il Parlamento possa essere guidato dall’esterno. No: il Parlamento ha dimostrato di fare le sue valutazioni e assumere la propria iniziativa. Lo ha fatto con molta autonomia. Scegliendosi un percorso diverso da quello immaginato al Consiglio dei leader.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 16th, 2019 Riccardo Fucile
INVECE DI ATTENDERE SETTEMBRE PER ULTERIORI MEDIAZIONI, LA CANDIDATA HA PREFERITO RISCHIARE… NOVE I VOTI IN PIU’ RISPETTO AL NECESSARIO, 75 I VOTI DI COALIZIONE MANCANTI, DETERMINANTE IL M5S… LA LEGA ALLA FINE CAMBIA IDEA E VOTA NO PER NON SPACCARE IL FRONTE SOVRANISTA
Ursula von der Leyen (Vdl) sarà il nuovo presidente della Commissione europea, la prima donna
a ricoprire la carica. La politica — accolta con un applauso al termine del voto — è stata eletta con 383 voti, 9 in più rispetto alla maggioranza di cui aveva bisogno (374). I voti contrari sono stati 327.
Finisce così una lunga giornata a Strasburgo. La giornata era iniziata con il discorso della candidata al parlamento. Dopo la selezione degli scrutatori è partito il voto — a scrutinio segreto — poco dopo le 18:15 ed è durato circa mezz’ora.
Il suo predecessore Jean Claude-Juncker — che le lascerà il posto a partire dal primo novembre — era stato eletto con un maggioranza ben più ampia di 422 voti, pari al 56,19% del voto, contro il 51,27% ottenuto da von der Leyen.
Alla candidata sono mancati 75 voti dei partiti principali: Ppe-S&D-Liberali. Infatti, potrebbero essere stati determinanti i 14 sì del Movimento 5 Stelle che nel pomeriggio hanno dichiarato di voler votare a suo favore.
Il Governo italiano pare essersi diviso sul voto. Il Movimento 5 Stelle aveva dichiarato di voler votare a favore della candidata, come confermato in un post su Facebook da Fabio Castaldo, vicepresidente del parlamento.
A poche ore dal voto i sovranisti di Identità e Democrazia, il gruppo di cui fa parte anche la Lega, non avevano ancora sciolto le loro riserve. Ma a scrutinio ancora in corso, Marco Zanni, presidente leghista del gruppo ID al Parlamento europeo, ha confermato di aver votato in linea con i compagni sovranisti.
«La delegazione della Lega ha espresso voto contrario alla candidata alla presidenza delle Commissione europea, Ursula von der Leyen», ha dichiarato Zanni in un comunicato stampa, aggiungendo che la scelta sarebbe motivata «dall’assenza di cambiamento che abbiamo riscontrato nei contenuti e nelle proposte fatte dalla candidata”.
Nel corso della giornata la von der Leyen ha incassato la fiducia da parte del suo partito (il Partito popolare europeo, il gruppo di centrodestra, primo partito nel parlamento) sia, a mezzora dal voto, del gruppo dei liberal democratici che hanno annunciato in una conferenza stampa convocata improvvisamente di volere appoggiare il ministro della Difesa tedesco.
I socialisti in parlamento avevano accolto con un po’ di scetticismo le sue parole, ma la maggioranza del partito — esclusi circa un terzo dei deputati, tra cui spiccano i socialisti tedeschi — dovrebbe votare a favore. Contrari i Verdi e il blocco dei sovranisti.
(da agenzie)
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Luglio 16th, 2019 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LA CANDIDATA ABBIA SEPPELLITO TUTTE LE TESI SOVRANISTE, LA LEGA SARA’ L’UNICO PARTITO DEL GRUPPO A DIRE SI’ PERCHE’ NON VUOLE PERDERE LA POLTRONA DA COMMISSARIO
“Se von der Leyen ci dà le garanzie sul programma e sul commissario italiano, possiamo anche votarla. Decideremo all’ultimo”. Sono le 15, Marco Zanni sta per entrare alla riunione con i rappresentanti delle altre delegazioni sovraniste del gruppo ‘Identità e democrazia’, tutte schierate sul no a Ursula von der Leyen nel voto in aula oggi a Strasburgo. Tutte, tranne quella leghista.
Zanni è il capogruppo di ‘Id’, ma ciò non toglie che come leghista potrebbe scegliere un’altra strada: votare sì. “Non c’è problema se ci differenziamo nel gruppo”, ci dice. Perchè nonostante i leghisti non siano proprio contenti del discorso della presidente designata in aula (“troppo di sinistra”, dice Zanni), ancora non hanno chiuso la pratica. Potrebbero infatti votare a favore per assicurarsi di giocare la partita del commissario che spetterà all’Italia.
Votare no oggi, significherebbe bocciare il presidente al quale poi la Lega chiederebbe di accettare Giancarlo Giorgetti in squadra. Assurdo.
E allora, malgrado questo voglia dire spaccare il gruppo dei sovranisti al primissimo test d’aula, Matteo Salvini non getta la spugna. Per il vicepremier è troppo importante avere un Commissario a Bruxelles: per incidere nella politica europea o almeno provarci. Votare no significa mettersi fuori, alla stregua degli altri sovranisti, pur compagni dello stesso gruppo ma all’opposizione nel loro paese d’origine.
Insomma Marine Le Pen, i tedeschi di Afd non hanno il problema di piazzare il commissario a Palazzo Berlaymont. Salvini questa esigenza ce l’ha. E infatti si predispone come altri sovranisti di governo, che stanno in gruppi europei diversi da quello della Lega: l’alleato e premier ungherese Viktor Orban (nel Ppe) che ha dato indicazione ai suoi di votare sì, il nazionalista polacco Jaroslaw Kascynzki (gruppo Ecr) che pure starebbe valutando il sì, ancora incerto però.
Tutti i sovranisti di governo hanno il ‘problema’ di trattare con von der Leyen sul commissario. Solo che per Salvini questo ha un costo. Il discorso che von der Leyen ha fatto in aula è spostato sulle rivendicazioni socialiste e liberali, non lascia margini ai sovranisti.
Lei ha scelto la maggioranza europeista, dopo giorni di trattative a tutto campo. Eppure i leghisti sono quasi ‘costretti’ a dire sì.
Nel pomeriggio le aperture sono ancora confermate. Ma questa storia sta diventando un tormento. Dovrebbe concludersi con una decisione solo poco prima del voto che inizia alle 18. Zanni continua a ipotizzare anche i portafogli che potrebbero andare a Giorgetti come commissario europeo: “Concorrenza oppure commercio o industria”. Fino al voto, attendono risposte, rassicurazioni
Eppure, tra le altre cose, von der Leyen ha detto che “bisogna salvare le persone in mare”, che “bisogna aprire i corridoi umanitari…”.
E al tedesco Jorge Meuthen dell’Afd, intervenuto in aula ad annunciare il voto contrario dei sovranisti, la presidente ha risposto: “Sono sollevata che non avrò il suo sostegno, per me è veramente un premio per tutto quello che ho fatto”.
Ma dalla Lega non danno per bruciati tutti i ponti. Hanno scelto tatticamente di far parlare Meuthen in aula nel giro dei capigruppo e non Zanni proprio per lasciarsi libertà di manovra.
Certo, ora che gran parte dei socialisti ha trovato nel discorso di von der Leyen le parole d’ordine per dire sì, i 28 voti della Lega non dovrebbero essere determinanti per la maggioranza.
“Von der Leyen ha detto no alla politica dei due forni tra europeisti e sovranisti — è convinto il capo delegazione del Pd Roberto Gualtieri, annunciando il sì convinto dei Dem — E poi ha persino parlato di corridoi umanitari, cosa che non c’era nella lettera che ha inviato al gruppo: gliel’abbiamo chiesto noi, abbiamo trattato come socialisti e abbiamo ottenuto delle risposte”.
Certo, la Spd conferma il no e anche i socialisti belgi e greci. Ma si sono convertiti al sì i laburisti e gli olandesi. Ormai von der Leyen veleggia sui 400 voti abbondanti, che comprendono tutto il Ppe, i liberali, i 14 del M5s. La capodelegazione pentastellata Tiziana Beghin annuncia il sì in aula: “Signora von der Leyen, dopo il nostro incontro, lei ha fatto suoi i punti principali del nostro programma”. Da Roma il premier Giuseppe Conte fa sapere di aver “apprezzato il discorso di von der Leyen”.
Manca il timbro ufficiale di Salvini, che ancora non ha ingranato una retromarcia che potrebbe costargli tanto, forse più di un voto a favore: d’un colpo rischierebbe di condannarsi alla marginalità in Europa e magari anche in Italia, visto che la partita sul Commissario serve più a Roma che a Bruxelles, naturalmente.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 16th, 2019 Riccardo Fucile
BREXIT, RIFORMA DI DUBLINO, SALARIO INIMO, FLESSIBILITA’, ACCOGLIENZA: I TEMI DEL SUO DISCORSO
Sì salario minimo, sì anche a una proroga della Brexit, impegno a discutere sempre le proposte del Parlamento, ricorso a tutta la flessibilità prevista dal Patto di Stabilità , parità di genere nella prossima Commissione e ok alla revisione di Dublino.
È un’attività di seduzione a tutto campo quella di Ursula Von der Leyen, la candidata designata dai Ventotto e oggi chiamata davanti al Parlamento per sottoporsi al voto dell’emiciclo.
“In mare c’è l’obbligo di salvare le vite. La Ue deve e può difendere questi valori”, ha detto. “Dobbiamo salvare le vite ma non è sufficiente – ha aggiunto – dobbiamo lottare contro i trafficanti di esseri umani, assicurare le nostre frontiere esterne e tutelare il diritto asilo tramite corridoi umanitari”.
Von der Leyen ha ribadito che è necessaria una revisione del regolamento di Dublino. “Proporrò un nuovo patto per la migrazione e l’asilo, incluso il rilancio della riforma di Dublino”. “Questo ci consentirà di tornare ad una pienamente funzionale area Schengen, che è il più importante traino per la nostra prosperità , sicurezza e libertà ”.
“Voglio garantire che in una economia sociale di mercato ogni persona che lavora a tempo pieno possa avere un salario minimo che garantisca una vita dignitosa”, prosegue Ursula von der Leyen.
“Perciò svilupperemo un quadro nel rispetto dei quadri di lavoro – ha aggiunto -, l’opzione ottimale è avere contrattazioni collettive con i sindacati perchè loro possono adeguare il salario minimo al settore e al comparto. So che ci sono modelli diversi ma dobbiamo creare un quadro generale”.
“Se il Parlamento vota a favore di una iniziativa legislativa, mi impegno a proporre un atto legislativo’, si impegna poi von der Leyen. Questo è un punto molto delicato perchè l’esecutivo Ue è la sola istituzione europea a disporre del monopolio di iniziativa legislativa.
Il trattato prevede già la possibilità per il parlamento di chiedere alla Commissione un intervento legislativo tuttavia non c’è un uso sistematico di tale possibilità . L’apertura di von der Leyen in questa direzione è un tassello dell’operazione ‘seduzione’ degli eurodeputati per superare il cosiddetto ‘deficit democratico’.
“Per me solamente una cosa è importante, l’Europa va rafforzata e chi la vuole fare fiorire mi avrà dalla sua parte, ma chi vuole indebolire questa Europa troverà in me una dura nemica”.
Così la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Sono disposta a garantire una ulteriore proroga al recesso nel caso in cui fosse necessario più tempo per motivi validi”.
“Assicurerò una piena parità di genere nel mio collegio dei commissari”. Così la candidata designata dai Ventotto. “Se gli Stati membri non proporranno abbastanza candidati donne come commissari – ha assicurato – non esiterò a chiedere nuovi nomi”. Von der Leyen ha poi ricordato che le donne “rappresentano la metà della popolazione” dell’Ue. “Vogliamo la nostra giusta parte”.
Quanto all’economia, “dobbiamo lavorare nell’ambito del patto di stabilità e crescita, dobbiamo utilizzare tutta la flessibilità permessa dalle regole”.
Sul tema ambientale, invece, aggiunge: “Presenterò un accordo verde per l’Europa nei primi cento giorni del mio mandato”.
Così la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo oggi in aula a Strasburgo. “Una delle sfide pressanti” per l’Ue ”è mantenere il pianeta sano. È la più grande responsabilità e opportunità del nostro tempo”, ha sottolineato von der Leyen. “Voglio che l’Europa diventi il primo continente climaticamente neutrale entro il 2050”, ha aggiunto la ministra tedesca, applaudita dall’emiciclo.
“Per realizzare questo obiettivo – ha aggiunto – dobbiamo compiere passi coraggiosi insieme. Il nostro obiettivo di ridurre le emissioni” di Co2 “del 40% entro il 2030 non è sufficiente”, è necessario “andare oltre” puntando a una riduzione delle emissioni “del 50% se non 55%”.
Il gruppo sovranista non la vota, lei: “Fiera di non avere il loro appoggio”.
Il gruppo “Identità e democrazia” voterà contro la candidatura di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Ue. Lo ha annunciato l’eurodeputato Alternative fur Deutschland Joerg Meuthen (“Identità e democrazia”), intervenendo in aula a Strasburgo. Nel gruppo siede anche la Lega. “Con tutto il rispetto per la sua persona – ha affermato Meuthen – noi del gruppo riteniamo che lei non sia in grado di rispondere ai requisiti” per essere nominata presidente della Commissione europea.
“Sono sollevata che non avrò il suo sostegno per me è veramente un premio per tutto quello che ho fatto”. Così la candidata designata dai Ventotto alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen rivolgendosi all’eurodeputato Alternative fur Deutschland Joerg Meuthen (“Identità e democrazia”).
(da agenzie)
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Luglio 15th, 2019 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LA CANDIDATA ALLA PRESIDENZA OGGI ABBIA ANNULLATO L’INCONTRO CON IL GRUPPO DELLA LEGA DOPO LA VICENDA DI RUBLI DALLA RUSSIA… E I VOTI SI SALVINI NON SARANNO NEANCHE DETERMINANTI E NON CONTERANNO UNA MAZZA
Alla vigilia del voto si materializza l’incredibile: gli europeisti cercano di fare fronte comune per
allontanare i sovranisti, ma Salvini valuta il sì come i 5s.
E a Strasburgo la presidente designata rischia di prendere più voti delle aspettative iniziali §
Alla fine, al Parlamento europeo, l’affare von der Leyen si presenta un po’ come la plastilina: si fa e si disfa, produce risultati incredibili.
Alla vigilia del voto che domani a Strasburgo dovrebbe ratificare la nomina della presidente designata alla Commissione europea, intorno a von der Leyen maturano i sì. Solo qualche giorno fa, stentava a far fiorire una maggioranza.
Se le informazioni della vigilia verranno confermate, domani dovrebbero votare a favore tutti gli eurodeputati italiani, maggioranza e opposizione, dalla Lega di Matteo Salvini al Pd di Nicola Zingaretti, passando per i cinquestelle e Forza Italia.
Solo gli eletti di Fratelli d’Italia dovrebbero votare no. E in questo modo Ursula von der Leyen ‘rischia’ di incassare una vagonata di voti, molti di più delle aspettative.
Che è successo?
Partiamo dal gruppo dei ‘Socialisti & Democratici’. In serata, si riuniscono all’Europarlamento a Strasburgo nel tentativo di cercare di ridurre i mal di pancia interni. Il capo delegazione del Pd Roberto Gualtieri spiega che però ora la valutazione è “positiva, come gruppo abbiamo aperto un nostro negoziato con von der Leyen e lei ci ha risposto con una lettera in cui parla di flessibilità , di sussidio di disoccupazione europea. E poi parla alle forze europeiste: questo è il discorso che ci aspettiamo domani, farà un discorso europeista”.
Nel giro di pochi giorni il Pd passa da una valutazione negativa — dopo l’audizione con von der Leyen la scorsa settimana a Bruxelles — ad una valutazione positiva. E’ quasi un sì, diventerà ufficiale domani anche se anche nella stessa delegazione italiana restano forti le perplessità .
E più in generale tra i socialisti alcune delegazioni sono irremovibili. I tedeschi confermano il loro no. Ecco la loro posizione: “La nomina di von der Leyen non rispetta il metodo dello Spitzenkandidaten e minaccia la credibilità delle elezioni europee. Per noi gli interessi nazionali non dovrebbero prevalere sulla democrazia europea”. Ce l’hanno con Emmanuel Macron che ha confenzionato il pacchetto trattando anche con i paesi di Visegrad, a cominciare da Viktor Orban. Ma ce l’hanno anche con Pedro Sanchez, che ha avuto il compito di trattare per tutti i socialisti in Consiglio europeo. Oltre ai tedeschi, anche i belgi, i greci, i francesi dovrebbero votare no. In bilico i laburisti di Jeremy Corbyn.
Ecco, ma perchè la maggioranza dei socialisti alla fine vota sì? “Scegliamo in base ai contenuti”, insiste Gualtieri facendo riferimento alle risposte inviate per lettera da von der Leyen. Ma c’è qualcos’altro: il rischio che i voti sovranisti si andassero a sostituire a quelli dei socialisti contrari. Un rischio da arginare, si è deciso. Tanto che ora la maggioranza europeista — socialisti, Ppe e liberali — prova a rialzarsi, scommettendo sulla presidente. Se ci saranno i voti dei leghisti saranno aggiuntivi, è il ragionamento.
Il punto però è che domani potrebbe materializzarsi l’incredibile. Tutti gli eurodeputati italiani potrebbero votare allo stesso modo, maggioranza e opposizione, con eccezione degli eurodeputati di Fratelli d’Italia.
Salvini ufficialmente ancora non ha deciso. “Stiamo valutando”, dice, non senza qualche frecciatina alla presidente tedesca che ha fatto saltare l’incontro con il leghista Marco Zanni oggi a Strasburgo anche per via delle polemiche sui fondi russi per il Carroccio. Ma Salvini ha la necessità di ‘piazzare’ il suo fedelissimo Giancarlo Giorgetti in squadra con von der Leyen a Palazzo Berlaymont. E possibilmente con un portafoglio importante.
Un sì alla presidente sarebbe un segnale per piantare la trattativa su basi più o meno solide, anche se sul commissario c’è sempre il voto dell’Europarlamento in agguato dopo l’estate.
Lo stesso Gualtieri avverte: “Domani c’è un voto, ma poi a ottobre c’è il voto dell’Europarlamento sulla presidente e tutta la sua squadra…”.
Ad ogni modo, Salvini valuta il sì. Esigenze che la sua alleata sovranista Marine Le Pen non ha: il Rassemblement National è all’opposizione in Francia, anzi ha necessità di distinguersi nel voto da Macron. Dunque i lepenisti sono sul no, come i tedeschi di Afd.
Insomma, il gruppo sovranista di Identità e democrazia potrebbe dividersi sul voto. Anche i cinquestelle dovrebbero votare a favore: stasera il premier Giuseppe Conte ne ha parlato con Angela Merkel al telefono.
Domani, il verdetto. Ma potrebbe davvero succedere che, per ragioni diverse se non opposte, tutti gli eletti italiani all’Europarlamento si ritrovino dalla stessa parte della barricata: il Pd insieme a Lega, Cinquestelle e Forza Italia.
Chi l’avrebbe mai detto?
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 12th, 2019 Riccardo Fucile
AUDIZIONE A BRUXELLES SULLE VIOLAZIONI DELLE LIBERTA’ CIVILI… UN MANAGER TEDESCO CHE L’HA SOSTENUTA SUI SOCIAL MINACCIATO DI MORTE DA GRUPPI NEONAZISTI
Il Parlamento europeo vuole conoscere dalla voce di Carola Rackete, la capitana della nave Sea
Watch che ha deciso di forzare il blocco al porto di Lampedusa per salvare i migranti, se ci sono state violazioni delle libertà civili.
Fonti parlamentari del Ppe spiegano che durante la riunione dei coordinatori dei gruppi in commissione che si è tenuta ieri, i rappresentanti del gruppo della Sinistra unitaria della Gue hanno avanzato la richiesta di audire la capitana della Sea Watch 3.
A livello di coordinatori la richiesta sarebbe stata accolta, ma non ancora formalizzata dalla commissione, che dovrebbe prendere una decisione probabilmente l’ultima settimana di luglio dopo la seduta plenaria di Strasburgo.
Oggi intanto è stata depositata la denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere alla Procura di Roma contro il ministro degli Interni, Matteo Salvini, da parte della capitana della Sea Watch3, che chiede il sequestro preventivo degli account Facebook e Twitter del titolare del Viminale, da dove sono partiti quelli che nella denuncia vengono definiti “messaggi d’odio”.
Un’ondata di violenza verbale che non si ferma: l’amministratore delegato della Siemens, Joe Kaeser, ha ricevuto minacce di morte con una mail proveniente da “adolf.hitler@nsdap.de”, chiaramente proveniente da ambienti di estrema destra. Kaeser aveva postato dei tweet durante la vicenda della Sea watch a sostegno della comandante Carola Rackete.
La procura della Repubblica ha aperto una indagine, senza rilasciare ulteriori informazioni sulla mail minatoria oltre al fatto che in essa il manager sarebbe stato identificato come “il prossimo Luebcke”, l’amministratore locale della Cdu assassinato a inizio giugno da un neonazista in Germania.
L’indirizzo da cui è arrivata la mail minatoria è noto alle autorità di sicurezza tedesche: già a marzo era stato usato per inviare una minaccia a un politico. Il server di posta potrebbe trovarsi all’estero.
(da agenzie)
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Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA ALLA PRESIDENZA UE VUOLE RIDARE VITA ALLA MISSIONE SOPHIA: DEVE ESSERE L’EUROPA A INTERVENIRE PER SALVARE I NAUFRAGHI E GLI STATI EUROPEI A FARSENE CARICO
Sono partiti i lavori nei palazzi di Bruxelles. La candidata alla presidenza della Commissione
europea, Ursula Von der Leyen ha fatto oggi il suo esordio in occasione della riunione con i presidenti dei gruppi politici al Parlamento europeo.
Von der Leyen ha affondato il colpo prima sul tema dell’immigrazione: «È importante aiutare in mare ogni persona che si ritrova su imbarcazioni di fortuna» e per questo è necessario «ridare vita alla missione Sophia».
Il soccorso dei migranti in mare «è un principio di base», ha spiegato Von der Leyen: «soccorrere le persone in pericolo in alto mare è un obbligo. Ecco perchè è estremamente importante ridare vita alla missione Sophia e trovare una soluzione a questo problema».
Von der Leyen ha poi definito «intollerabile» la situazione nel Mediterraneo e ha ricordato che la marina tedesca, nell’ambito dell’operazione Sophia, ha salvato 22 mila persone.
«Nella mia qualità di ministro, nel 2015 ho potuto vedere questo dramma che non cessava di aggravarsi. Mi ricordo delle numerose persone che sono morte a Lampedusa. All’epoca avevo deciso di inviare la marina tedesca sul posto per offrire un aiuto umanitario».
Secondo la candidata alla presidenza della Commissione, «questa questione non può essere affrontata da soli. Penso che tutti sappiate che questo dramma che si gioca nel Mar Mediterraneo può essere superato solo se abbiamo una posizione europea forte in materia di immigrazione».
Infine, la candidata ha detto di rendersi conto che «alcuni Stati membri costieri si sentano soli. Una riforma di Dublino è una prossima tappa a cui dobbiamo pensare insieme. I paesi costiere non devono affrontare il problema da soli. Dobbiamo intervenire come europei per migliorare il sistema di Dublino» e «lottare contro l’immigrazione illegale», ha concluso Von der Leyen.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
“OCCORRE RIMETTERE L’USCITA O MENO DALLA UE AL VOTO POPOLARE”
Dopo tanti tentennamenti, che per molti hanno provocato l’emorragia di voti alle ultime
Europee del 26 maggio e una lunga pausa di riflessione il leader del Labour, Jeremy Corbyn, ha sciolto le riserve e ha lasciato la strada dell’incertezza per imboccare la via della chiarezza e ha schierato ufficialmente il partito a favore di un secondo referendum impegnandosi a sostenere l’opzione Remain se il prossimo Governo conservatore si arrenderà all’idea di un nuovo voto popolare, contro qualunque ipotesi di divorzio No Deal come pure contro qualunque “dannoso” accordo di uscita dall’Ue di marca Tory.
In una lettera ai membri del Labour, Corbyn ha mandato un messaggio chiaro al prossimo Premier, che uscirà dalle primarie Tory: “Chiunque diventerà il nuovo Primo Ministro, deve essere abbastanza sicuro da rimettere l’uscita dall’Ue, con e senza accordo, al voto popolare”, insieme all’opzione di rimanere nell’Unione.
Sempre nella stessa missiva, Corbyn ha chiarito appunto che il Labour, nella campagna referendaria sosterrà il Remain, “sia contro una Brexit No deal, che contro un’uscita con un accordo dei Tory, che non protegge l’economia e i posti di lavoro”.
Nella lettera aperta, Corbyn sostiene anche che la Gran Bretagna ha bisogno di elezioni generali. Per questo, continua Corbyn, “abbiamo bisogno di un governo laburista, per mettere fine all’austerity e ricostruire il nostro Paese per i molti e non per i pochi”.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
“OCCORRE RILANCIARE LE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO”…L’OPPOSTO DEI SOVRANISTI CHE LI FANNO AFFOGARE
Da Berlino appello a Bruxelles affinchè appronti un piano di evacuazione delle persone
detenute nei centri libici e rilanci le operazioni di salvataggio interrotte con lo stop alla missione Sophia.
Intanto, il ministro Seehofer invita Salvini ad aprire i porti ai soccorritori
Evacuare i migranti detenuti nei centri libici. Rilanciare i soccorsi navali nel Mediterraneo sotto l’egida Ue. E un “invito” a Matteo Salvini affinchè apra i porti alle ong.
E’ quanto chiede un pezzo significativo del governo tedesco. Ancora più significativo perchè a scendere in campo a sostegno dei migranti non sono stavolta i ministri di centrosinistra della Grande coalizione guidata da Angela Merkel, ma due esponenti di punta della Csu, il partito di centrodestra più propenso a una linea dura sull’immigrazione e considerato finora ‘vicino’ alle posizioni della Lega in materia.
Anche per questo ha sorpreso l’iniziativa di Gerd Muller, ministro per lo Sviluppo, che ha lanciato un appello all’Unione europea affinchè faccia fronte alla grave emergenza umanitaria in Libia, dove i migranti continuano a morire nei centri di detenzione sparsi per il Paese.
In un’intervista al quotidiano Neue Osnabrà¼cker Zeitung, Muller ha accusato l’Ue di chiudere un occhio sulla crisi e ha chiesto un’azione immediata: “È necessaria un’iniziativa umanitaria congiunta dell’Europa e delle Nazioni Unite per salvare i rifugiati sul suolo libico”, ha affermato. “La nuova Commissione europea deve agire immediatamente, non possiamo aspettare un giorno di più”.
Muller gioca in casa, dato che la nuova presidente dell’esecutivo Ue in pectore è la collega di governo Ursula von der Leyen. Alla quale il ministro chiede anche “un nuovo programma di salvataggio in mare” nel Mediterraneo, che metta fine al vuoto lasciato lasciato dalla missione Sophia, lanciata nel 2015 e interrotta lo scorso marzo su richiesta anche dell’Italia.
Per Muller, occorre riportare in mare le navi di soccorso sotto l’egida Ue, anche senza un accordo unanime degli Stati membri: “Vogliamo lasciare che il Mediterraneo diventi il ​​mare della morte per sempre mentre guardiamo altrove?”, si chiede nell’intervista.
“La nuova Commissione europea deve avviare una nuova iniziativa anche qui per sostenere gli Stati mediterranei e non può più attendere l’accordo di tutti i membri dell’Unione”, ha aggiunto. “Non solo ong, anche navi Ue nel Mediterraneo per soccorrere i migranti”, la proposta del governo tedesco
L’iniziativa di Muller si aggiunge quella del ministro degli Interni Horst Seehofer, a lungo considerato uno dei possibili alleati in Europa di Salvini. Ma che adesso, stando a quanto riportano i media tedeschi, chiede proprio a Salvini di rivedere le sue politiche anti-ong: “Mi appello urgentemente a voi affinchè ripensiate alla vostra posizione di non voler aprire i porti italiani”, ha scritto Seehofer in una lettera al suo omologo italiano.“
(da agenzie)
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