Marzo 17th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO AVER DISTRUTTO L’ECONOMIA BRITANNICA, IL PADRE DELLA BREXIT TIRA LA VOLATA A LEGA E M5S
Nigel Farage, il padre della Brexit, è sicuro che l’Italia sarà il prossimo Paese a lasciare
l’Unione Europea
L’ex leader dell’Ukip si esalta per il lavoro fatto da M5S e Lega in questi mesi di governo
Nel frattempo, in Gran Bretagna, non si hanno ancora sicurezze sull’effettiva entrati in vigore della Brexit
Che fine ha fatto Nigel Farage? Il suo nome del 54enne britannico rimarrà legato per sempre alla Brexit e non solamente per la mossa rivoluzionaria e il referendum popolare che ha portato i cittadini del Regno Unito a votare a favore dell’indipendenza dall’Unione Europea, ma per tutto quello che ha lasciato irrisolto per la politica made in Uk.
Theresa May, infatti, non riesce a trovare accordi politici interni per potare a termine questa tanto agognata fuoriuscita dalla Ue, mentre lui si è allontanato dalla questione lasciando l’Ukip al’indomani del voto popolare. Ora, però, è sicuro che il prossimo Paese a compiere questo passo sarà l’Italia.
«In Europa sono tutti preoccupati per la Brexit. Ma dopo la nostra uscita dall’Ue, il vero problema a Bruxelles lo avranno con l’Italia. E sarà molto più grande — ha detto Nigel Farage nella sua intervista rilasciata a La Repubblica -. L’Italia non ha mai amato il progetto europeo. Dopo il nostro esempio se ne disinnamorerà ancora di più. Quando dimostreremo che c’è vita fuori dall’Ue, voi ci seguirete».
Il problema, ora, sembra proprio il dimostrare che fuori dall’Unione Europea ci sia vita e le tensioni interne al Parlamento britannico sembrano raccontare una realtà ben diversa. Come se ci fosse un senso di smarrimento al di fuori della comunità continentale.
A compiere l’Italexit, secondo Farage, sarà proprio l’attuale governo che, d’altronde, non ha mai nascosto le proprie posizioni avverse all’Unione Europea, almeno in campagna elettorale.
Ora che sono al potere, invece, a parte qualche polemica a livello dialettico e qualche scontro sulla Manovra 2019, il clima è più pacato e gli stessi protagonisti rilanciano l’idea non di un’uscita dall’Europa, ma di riforma istituzionale all’interno dei Palazzi del potere dell’Ue. Posizioni ben distanti da quanto sostenuto dal’ex leader dell’Ukip.
Il nostro Paese è tra i fondatori dell’Unione Europa, ma per Farage la questione, ora, è molto più delicata: «Adesso le cose sono molto diverse. L’Italia ha adottato l’euro, un errore madornale che porterà ulteriore disaffezione. L’economia è anemica da vent’anni e la classe media, al contrario di quella britannica, si allontana sempre di più dall’idea di Europa e il dibattito nel vostro Paese sarà sempre più acceso».
Poi il suo giudizio su questo governo: «Lega e Movimento 5 Stelle stanno lavorando benissimo».
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2019 Riccardo Fucile
LETTERA DI SCUSE AL PPE DOVE CHIEDE DI NON ESSERE ESPULSO DOPO AVERLI DEFINITI “UTILI IDIOTI”
Il premier ungherese e leader di Fidesz, Viktor Orban, ha scritto ai partiti che fanno parte del
partito popolare europeo e che hanno chiesto l’espulsione di Fidesz, chiedendo scusa per gli insulti loro rivolti (“utili idioti”, li aveva chiamati) e pregandoli di riconsiderare la richiesta di espulsione, innescata dalla campagna di affissioni con cui il governo magiaro ha attaccato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, anch’egli membro del Ppe.
“Non è un segreto – scrive Orban in una missiva inviata a Wouter Beke, presidente dei Cristiano Democratici Fiamminghi (Cd&V), uno dei partiti che hanno chiesto di cacciare Fidesz dal Ppe, diffusa da un giornalista di Vrt – che ci sono seri disaccordi tra Fidesz e il Cd&V sul tema delle migrazioni, sulla protezione della cultura cristiana e sul futuro dell’Europa. E non è un segreto che non desideriamo cambiare posizione su questi temi. Tuttavia, non considero ragionevole risolvere questi disaccordi espellendo un partito dalla nostra famiglia politica. Vorrei pertanto chiederle rispettosamente di riconsiderare la sua richiesta di espulsione, se possibile”.
“Nello stesso tempo il presidente del Ppe Joseph Daul e il presidente del gruppo del Ppe nell’Europarlamento Manfred Weber hanno sollevato obiezioni nei miei confronti per essermi riferito ai partiti che chiedono la nostra espulsione come ‘utili idioti’. Si tratta di fatto di una citazione di Lenin, con la quale intendevo criticare una determinata politica, e non determinati politici. Vorrei pertanto porgerle le mie scuse, se ha trovato la mia dichiarazione offensiva”, conclude Orban.
Dopo la diffusione della lettera, Zoltan Kovacs, il portavoce del governo ungherese, ha precisato su Twitter che “nè il governo ungherese nè Fidesz faranno compromessi sui temi della migrazione e della cultura cristiana in Europa. Sono temi fondamentali e insisteremo su questi”.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2019 Riccardo Fucile
L’INCONTRO CON I SOVRANISTI POLACCHI, PROBABILE L’APPRODO NEL GRUPPO DEI CONSERVATORI … E’ FINITA LA PACCHIA DI PRENDERE MILIARDI DALL’EUROPA E POI NON RISPETTARNE LE REGOLE
Il capogruppo dei Popolari Manfred Weber lo ha ripetuto più volte negli ultimi mesi: se il premier
ungherese Viktor Orban non rispetta i valori europei non può più rimanere nel Ppe.
E gli scontri negli ultimi mesi sono diventati sempre più pesanti, fino alla mozione di espulsione che sarà discussa il prossimo 20 marzo.
Ma se i moderati di centrodestra sono pronti a tagliarlo fuori, il sovransta Orban ha lasciato intendere che il suo partito potrebbe avvicinarsi ai polacchi di Diritto e Giustizia (PiS), che all’Europarlamento fanno parte del gruppo dei Conservatori europei (Ecr) e che sono al governo a Varsavia.
Se la decisione andasse in porto, i popolari perderebbero a6 seggi (stando agli ultimi sondaggi dell’Eurocamera) e Orban diventerebbe alleato di Fratelli d’Italia.
L’incontro coi conservatori polacchi è stato anticipato dallo stesso Orban all’emittente ungherese Kossuth radio.
“Sarò domenica in Polonia“, ha detto, dopo aver già dichiarato che, nel caso di un’uscita dal Ppe, “il primo posto in cui avviare colloqui sarebbe la Polonia dove il partito al potere non è membro del Ppe“.
Il premier di Budapest precisa che preferirebbe restare nel Ppe per “riformarlo” e “trasformarlo” per “permettere che al suo interno ci siano forze anti-migranti come noi”.
Il 20 marzo il Ppe discuterà la mozione presentata da alcuni partiti del gruppo che chiede l’espulsione di Fideszper le sue posizioni razziste, inconciliabili con i valori del Ppe
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2019 Riccardo Fucile
12 MEMBRI DI 9 DIFFERENTI PAESI HANNO CHIESTO L’ESCLUSIONE DAL PARTITO DEL PREMIER UNGHERESE CHE VIOLA I DIRITTI UMANI
Il partito popolare europeo avvia la procedura di espulsione del premier ungherese, Viktor Orbà n, e del suo partito, Fidesz.
La richiesta sarà al vaglio dei leader della prima famiglia politica dell’Unione che si riuniranno a Bruxelles il 20 marzo, a poche ore dal successivo vertice europeo. L’annuncio arriva direttamente dal presidente del Ppe, il francese Joseph Daul: “Dodici partiti membri di nove differenti Paesi hanno chiesto l’esclusione o la sospensione di Fidesz. La decisione ora spetta a tutti i nostri partiti affiliati e non posso anticipare quale sarà l’esito”.
Da mesi Orbà n è nel mirino delle forze moderate dei popolari per le sue politiche illiberali e anti migranti.
La situazione si è aggravata nell’ultima settimana, con l’autocrate di Budapest che ha lanciato una campagna in vista delle europee contro il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, anch’egli del Ppe, e George Soros.
La Commissione viene accusata di voler riempire l’Unione di migranti e di procedere a una sostituzione etnica degli europei, chiaramente una fake news.
I popolari d’altra parte da anni sono nel mirino per accogliere nel loro partito e nel loro gruppo all’Europarlamento, il più numeroso e potente, un leader accusato di violare i valori fondamentali dell’Unione.
Tuttavia non sono mai arrivati alla rottura visto che la pattuglia di eletti a Strasburgo di Fidesz ha sempre fatto comodo al Ppe.
La decisione per i leader del Ppe non sarà facile: nei sondaggi in vista delle europee del 26 maggio i popolari restano primo partito della Ue ma scendono da 217 a circa 180 seggi, con Orbà n dato al 53% in Ungheria, capace di eleggere 13 europarlamentari.
Ma i popolari per continuare a governare l’aula dovranno stringere accordi con socialisti e liberali, potenziali alleati che non accetterebbero di sedersi al tavolo con Orbà n.
Non a caso Matteo Salvini ha subito fatto sapere di stimare “enormemente” il premier ungherese. Il vicepremier infatti in caso di espulsione mira a stringere un’alleanza con il teorico della democrazia illiberale in Europa, anche se dietro le quinte emerge che alla fine Orbà n potrebbe confluire nei Conservatori guidati dall’altro contestato leader di Visegrad, il polacco Jaroslaw Kaczynski.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 3rd, 2019 Riccardo Fucile
“IL CUORE OLTRE L’OSTACOLO” IN NOME DI UN NUOVO SOVRANISMO EUROPEO… IL 2 MAGGIO A PARIGI CON MATTARELLA PER I 500 ANNI DALLA MORTE DI LEONARDO… E FAZIO RIDICOLIZZA LA MELONI: “IL BIGLIETTO A/R PER PARIGI L’HO PAGATO DI TASCA MIA”
Emmanuel Macron intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa” difende lo spirito europeo,
l’asse con la Germania, la lotta ai nazionalismi e la Tav.
Parlando delle ultime vicissitudini con l’Italia, liquida la questione sottolineando la necessità di andare avanti: “C’è stato un malinteso, ci sono state alcune affermazioni eccessive, ma queste peripezie non sono gravi, bisogna andare oltre. È questo di cui ho parlato con il presidente Mattarella, e per questo l’ho invitato in Francia”. E in italiano dice: “Con il cuore si può andare oltre gli ostacoli”.
“Perchè c’è tutta questa paura, anche in Italia, che è sempre stata un paese aperto?”, dice a proposito dei migranti, “Perchè gli arrivi dei migranti sono stati troppo consistenti, ed è mancata la solidarietà dell’Europa. C’è la stessa paura anche in Francia, e quindi siamo stretti tra apertura e chiusura. La soluzione è ripensare la nostra sovranità nel mondo, il nostro rapporto con l’Africa: i nostri destini sono legati, noi europei dobbiamo avere politiche comuni di stabilizzazione, di accoglienza e di integrazione”.
Per il presidente francese “nessun paese, nè l’Italia nè la Francia, potrà risolvere i propri problemi ripiegandosi su se stessi, ma insieme agli altri”.
Nel corso dell’intervista, il presidente ha annunciato che sarà insieme a Mattarella per il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo, il 2 maggio.
“Sono stati fatti molti lavori, molte analisi, è una cosa molto importante per le regioni transfrontaliere, è stata la scelta dei nostri predecessori e noi l’abbiamo confermata”, dice parlando della Tav.
Macron ha parlato della rabbia che sta percorrendo i paesi: “Mi rammarico per la collera che riparte, i vecchi odi, il razzismo, l’antisemitismo. Sono il sintomo del malessere della nostra civiltà , di fondo è l’odio verso l’altro. Ma se non rispettiamo l’altro le nostre società muoiono. Dobbiamo lottare e prevenire le cause di questo odio”.
E ancora: “Serve un’Europa forte, che riconosca le richieste d’identità dei popoli; serve ricostruire un’Europa che sia sovrana, più unita. Alcuni difendono il nazionalismo, ma io combatterò sempre contro queste persone, che ci riporterebbero indietro di anni. Un’Europa sovrana è un’Europa unita su difesa, politica, clima, alimentazione, sul digitale, di fronte alla forza di Usa e Cina”.
Il presidente francese ha distinto a più riprese fra i rapporti con il governo italiano e quelli con il presidente della Repubblica Mattarella, facendo capire di considerare lui il garante del rapporto Italia-Francia: un rapporto “essenziale”, ha sottolineato a più riprese, per l’Europa. Macron non ha citato mai direttamente il governo italiano, ma le sue parole non lasciano spazio a molti dubbi: “La paura dell’apertura può portare alla chiusura”
In apertura di intervista il leader francese ha sottolineato suo amore per la Toscana, il teatro italiano, Napoli ed Edoardo de Filippo anche per ragioni sentimentali: mettendo in scena una piece dell’autore napoletano, Macron ha incontrato la futura moglie. Prima di mettere in onda il colloquio Fazio ha voluto fare un chiarimento: i costi del biglietto per andare a Parigi “me li sono pagati da solo, non costa niente alla Rai”, ha detto a inizio trasmissione dopo le polemiche sulle spese per realizzare l’intervista in onda nella puntata di stasera.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2019 Riccardo Fucile
“SOLO LA COOPERAZIONE ECONOMICA EUROPEA PUO’ COMPETERE CON USA E CINA”
I penta-leghisti, come ogni ammucchiata capace solo di cavalcare odio e rancore, dopo le accuse
alla Germania hanno puntato l’indice contro la Francia, come se Parigi (che ovviamente ha le sue responsabilità ma al pari di tanti altri paesi) fosse l’unica causa dei mali del mondo
Alibi per alzare fumo sull’incapacità dei dilettanti allo sbaraglio del governo e della deriva xenofoba mentre il paese torna in recessione.
“Sulla Tav siamo stati pazienti per dare al governo il tempo di riflettere. Ora siamo fiduciosi che la decisione arriverà molto presto”.
Lo ha detto il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire, secondo cui si tratta di “un progetto sia simbolico che utile. E’ simbolico perchè rappresenta il desiderio di avvicinare i nostri territori. Ed è utile per facilitare il movimento di merci e persone tra Francia e Italia. D’altra parte, noi siamo già impegnati nel cantiere”.
Parlando dei dissapori tra Francia e Italia, Le Maire invita tutti ad abbassare i toni.
“Tutta l’Europa è attraversata da una febbre nazionalista. Dobbiamo prestare ancora più attenzione alle parole pronunciate e alle decisioni che prendiamo perchè il clima politico è infiammabile”, avverte.
Il ministro punta il dito contro il nazionalismo, che è “crisi economica. I nazionalisti fanno credere che un Paese può aver successo da solo sul piano finanziario, tecnologico o nella ricerca; non è così. Sono gli stessi nazionalisti che hanno mentito al popolo britannico sostenendo che, lasciando l’Unione europea, la Gran Bretagna sarebbe stata più forte”, osserva.
“Sono gli stessi che promettono giorni migliori mentre impoveriscono la gente con politiche economiche che non portano da nessuna parte”.
“La nostra linea con il Presidente francese – aggiunge Le Maire – è la cooperazione economica europea per far fronte a paesi come la Cina e gli Stati Uniti. Tendiamo la mano a tutte le nazioni che desiderano unirsi per diventare più forti”.
(da agenzie)
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Marzo 1st, 2019 Riccardo Fucile
I COLLOQUI A WASHINGTON DI TAJANI… C’E UNA MAGGIORANZA PER CACCIARE IL RAZZISTA ORBAN
Quando il rischio diventa davvero concreto, di solito si corre ai ripari per non schiantarsi.
E così il Ppe, in extremis, a tre mesi dalle europee, mette in agenda seriamente l’espulsione di Viktor Orban, il premier ungherese condannato dall’Europarlamento per violazioni dello stato di diritto. Nel gruppo dei Popolari ormai c’è la maggioranza per espellere Orban (7 partiti di almeno 5 Stati membri).
Ma si lavora per andare oltre: si lavora ad un’alleanza europeista senza i leghisti di Matteo Salvini e senza nemmeno i nazionalisti polacchi di Jaroslaw Kaszynski, al momento alleato del Ppe.
Se ne è convinto anche il presidente dell’Eurocamera Antonio Tajani, finora molto riservato sulla questione: è stato tre giorni negli Usa e dai colloqui di alto livello istituzionale che ha avuto oltreoceano ha appreso che un’alleanza del Ppe con i sovranisti non la vuole nemmeno Donald Trump.
Strano? Fino a un certo punto. Anche a Washington, come nelle maggiori capitali europee da Parigi a Berlino, guardano all’ondata sovranista in Europa come ad un cavallo di Troia della Russia e della Cina, potenze pur sempre antagoniste degli Stati Uniti.
Ed è per questo che il disegno disgregatore dell’Unione Europea, contenuto nelle formule dei nazionalisti, non fa comodo nemmeno a Trump: lui, che insieme a Putin è uno dei maggiori indiziati per le tendenze euroscettiche in crescita nell’Unione, preferisce mantenere l’Ue nella sfera di influenza atlantica.
Il che spiega anche perchè quasi tutti i paesi europei, tranne l’Italia e pochissimi altri, non abbiano avuto problemi a schierarsi con Guaidò e gli Stati Uniti nella crisi venezuelana contro Maduro, per dire.
Oltreoceano la pensano così e Tajani ha avuto modo di parlarne con diversi interlocutori molto vicini al presidente degli Stati Uniti. Tra loro anche il Direttore della National Intelligence, Dan Coats. “L’intelligence americana ha confermato che esiste il rischio concreto di interferenze esterne per influenzare il risultato delle prossime elezioni europee”, dice Tajani. “Il Parlamento europeo lavorerà a stretto contatto con i nostri alleati per bloccare qualunque attacco alla nostra democrazia”.
l Ppe dunque serra le fila per tentare a tutti i costi di costruire un’alleanza europeista dopo il voto di maggio: con i socialisti, i liberali dell’Alde e altri gruppi che lo Spitzenkandidat dei Popolari Manfred Weber vorrebbe riunire intorno ad un tavolo programmatico alla ricerca di affinità (ci proverà anche con i Verdi).
Uno schema che evidentemente lascia Silvio Berlusconi in minoranza: unico a sostenere un’alleanza con i sovranisti (intervista di oggi a La Stampa) quando la maggioranza del suo gruppo europeo si schiera sull’opzione contraria.
Tattica finalizzata al tentativo di non offrire sponde a Salvini nelle urne di maggio, spiegano in ambienti di Forza Italia. Ma il punto è che, Silvio o non Silvio, il quadro europeo viaggia in tutt’altra direzione o almeno la cerca.
Come Berlusconi, fino a qualche tempo fa, Tajani sosteneva che la sua aspirazione era costruire un’alleanza tra Ppe, Liberali e Conservatori e Riformisti, gruppo che include i polacchi di Kaszynski, il leader che ha portato il suo paese in procedura di infrazione europea per violazione dello stato di diritto.
Insomma, uno che ha molto in comune con Orban. Si tratta dell’alleanza che ha eletto Tajani alla presidenza del Parlamento europeo a gennaio 2017. Ma ora, complice la visita negli Usa, la direzione non sembra più così scontata. Nel Ppe si lavora ufficialmente per espellere Orban e lasciare ai margini Salvini e Kaszynski.
Lo Spitzenkandidat del Ppe Weber ormai mette esplicitamente nel conto un’espulsione di Orban e, anzi, lo relega nella stessa categoria di Salvini e Kaszynski.
Vale a dire: con loro non ci si allea.
Ecco le sue parole in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel: “Orban va nella direzione sbagliata: quando si tratta di questioni di stile o di ordine democratico, ci sono delle intersezioni con il leader della Lega Salvini e con il leader del PiS, Kaczynski. Non è la mia strada nè quella del Ppe. Ora, tutte le opzioni sono sul tavolo: Orban ha danneggiato il Ppe con le sue dichiarazioni e i suoi manifesti. Gli appelli non sono più sufficienti, prenderemo presto misure concrete”.
Goccia che ha fatto traboccare il vaso: la campagna elettorale ufficiale del governo ungherese contro il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker.
Da statuto del Ppe, per ‘cacciare’ un componente del gruppo sono necessari 7 partiti nazionali di almeno 5 Stati membri. Una soglia che in teoria è stata già raggiunta.
Ai tre partiti cristiano-democratici di Belgio e Lussemburgo, si è aggiunto il partito conservatore finlandese Kokoomus, che lo scorso novembre ha ospitato il congresso del Ppe a Helsinki, congresso che ha eletto Weber Spitzenkandidat. Poi ci sono il partito portoghese Cds-Pp, i Moderati svedesi e la Cda olandese.
La discussione su Orban potrebbe arrivare a maturazione già la prossima settimana o al massimo all’assemblea del Ppe convocata per il 20 marzo, vigilia del Consiglio europeo, l’ultimo prima del voto di maggio.
Certo, poi c’è da vedere come andranno le elezioni: ma se la Lega cresce, secondo le ultime rilevazioni, Marine Le Pen invece cala.
All’Europarlamento un’alleanza europeista ancora vacilla, ma le diplomazie sono al lavoro per costruirla, come da indicazioni d’oltreoceano nonchè francesi, tedesche, spagnole.
L’Italia dovrà accodarsi, come Berlusconi.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 28th, 2019 Riccardo Fucile
INIZIATIVA DEI MODERATI PER CACCIARE IL PREMIER SOVRANISTA… DOMANI SONDAGGI IN ARRIVO
A tre mesi dalle Europee 2019, riscoppia il caso Orban nel Ppe. Anzi: sarebbe più corretto dire in tutto l’Europarlamento.
Perchè è lui, il premier ungherese sovranista eppure membro dei Popolari, già condannato dal Parlamento europeo per violazione dello stato di diritto, è ancora lui il problema nel suo schieramento politico e per una futura maggioranza europeista (con Pse, Alde e chi ci starà ) dopo il voto di maggio.
Nel Ppe è di nuovo in azione la fronda che lo vuole fuori dal gruppo, capitanata dai paesi del nord, dai belgi, dai lussemburghesi.
Il 20 marzo se ne parlerà all’assemblea dei Popolari che di prassi si tiene a Bruxelles alla vigilia di ogni consiglio europeo. La decisione però molto probabilmente verrà presa solo dopo il voto.
Ma gli animi nei Popolari sono a dir poco agitati. Ormai il limite di sopportazione per il ‘collega’ Orban è stato abbondantemente superato tra i moderati del Partito Popolare europeo.
O meglio: tra i moderati che nei loro paesi d’origine non vivono sotto la minaccia e la concorrenza dei partiti di destra nazionalisti.
Per questo contro Orban oggi si è mossa la svedese Anna Maria Corazza Bildt: “Per quasi dieci anni c’è stato un dialogo per portare Orban in linea con i nostri valori e principi, ma il risultato in Ungheria è che la situazione dei diritti fondamentali e dello stato di diritto, si sta deteriorando. Ha voltato le spalle ai valori del Ppe, è ora di considerare se appartiene o meno alla nostra famiglia”.
E con lei anche i belgi e i lussemburghesi: hanno scritto una lettera al presidente del Ppe Joseph Daul per formalizzare la richiesta di espulsione di Orban, il leader di Fidesz, inserito nel gruppo del Ppe ma interlocutore più di Matteo Salvini che di Jean Claude Juncker, per dire.
Proprio contro il presidente della Commissione europea, Orban ha di recente lanciato una campagna ufficiale del governo ungherese che associa Juncker a Soros, spietata contro la Commissione accusata di aprire i confini dell’Europa ai migranti.
Dei manifesti della campagna sono tappezzate le strade delle città ungheresi.
Dunque, per i nordici del Ppe ormai la pazienza è finita.
Non per i Popolari del sud, però, a cominciare da Forza Italia che invece insegue il suo ‘Orban’ nostrano, Salvini, alla ricerca di un centrodestra unito al governo del Belpaese e anche in Europa.
Trapela infatti imbarazzo dalle file del partito di Silvio Berlusconi. Dallo staff del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani seguono con preoccupazione la fronda che si agita nel Ppe e sperano non vada a avanti.
Se davvero si dovesse arrivare ad un’espulsione all’assemblea di marzo, prima del voto di maggio, sarebbe un problema: come verrebbe infatti giustificata un’alleanza con Salvini agli occhi dei moderati europei che considerano il leader leghista alla stregua del premier ungherese?
Ma anche se Orban non verrà espulso il 20 marzo, questa storia già divide il Ppe.
Che, secondo le ultime rilevazioni, è sempre primo partito ma perde seggi. E soprattutto dovrà prendere una decisione.
I socialisti, anche loro in difficoltà nei sondaggi, hanno infatti inviato il chiaro messaggio ai Popolari: “Un’alleanza europeista non lo facciamo solo con un Ppe liberato da Orban”, è il mantra dello Spitzenkandidat socialista Frans Timmermans che ha naturalmente un veto anche contro Salvini, proprio mentre invece Forza Italia tenta di tirarlo dentro al gruppo dei Conservatori e Riformisti che insieme all’Alde hanno dato i voti a Tajani alla presidenza del Parlamento europeo nel 2017.
Non è un caso che Giorgia Meloni, anche lei nell’Ecr con Fratelli d’Italia se supereranno la soglia del 4 per cento alle europee, esulti: “Se Viktor Orban e il suo partito Fidesz dovessero essere espulsi dal Ppe, Fratelli d’Italia proporrà all’Acre di accoglierlo a braccia aperte nella grande famiglia dei conservatori e sovranisti europei. Siamo fermamente convinti che questa sarebbe la sua casa ideale”.
Il risiko delle alleanze post-voto dipende tutto dal Ppe, dalla sua capacità di risolvere il problema Orban e allontanare Salvini.
(da “Huffingtonpost“)
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Febbraio 27th, 2019 Riccardo Fucile
POLEMICHE PER IL TIMORE CHE POSSA AVERE ACCESSO A DOCUMENTI RISERVATI
Si chiama Elizaveta Peskova, ha 21 anni ed è la figlia di Dmitry Peskov, portavoce del presidente
russo Vladimir Putin.
Ma soprattutto lavora come stagista al Parlamento europeo, chiamata dal deputato francese Aymeric Chauprade (ex Front national e ora con Les Franà§ais Libres), che fa parte del gruppo Efdd, lo stesso dove siedono il M5S e altri partiti fra cui gli indipendentisti britannici.
Un tirocinio scoperto da Radio Free Europe che a Bruxelles è finito al centro delle polemiche, proprio in un momento in cui le relazioni fra Mosca e l’Unione europea sono contraddistinte da uno scontro politico senza precedenti.
L’Ue teme interferenze, in particolare dalla Russia, in vista delle elezioni europee di fine maggio.
Secondo quanto si apprende, la stagista non avrebbe accesso a informazioni sensibili, e tutta la responsabilità politica del suo operato ricade sul parlamentare che ha deciso di prenderla per uno stage.
In un’intervista all’Ap, Chauprade ha precisato che “il Parlamento europeo ha convalidato il contratto” e che “tutte le procedure sono state rispettate”.
Chauprade ha poi aggiunto che Peskova non lavora su dossier legati alla Russia, ma sulle relazioni con il Senegal ed il Marocco.
L’europarlamentare francese è membro della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo, della sottocommissione per la sicurezza e la difesa e nella commissione di cooperazione parlamentare Ue-Russia.
Lo stage della figlia di Peskov, l’influente consigliere di Putin, è iniziato a novembre 2018 e dovrebbe concludersi a fine aprile.
La notizia ha alzato un gran polverone, perchè in molti temono che possa avere accesso a documenti riservati. A Bruxelles sono state tante le reazioni indignate, per la scelta di una tirocinante così vicina al presidente russo.
Il deputato Chauprade ha minimizzato i timori dicendo che “Peskova non lavora in Russia, nè per privati nè per lo Stato”, sostenendo che non vi è alcun rischio di conflitto di interessi.
Il timore più grande dei deputati è dato dalla vicinanza alle elezioni europee, e in molti pensano che avere accesso a documenti riservati della Ue possa in qualche modo avere ripercussioni.
Chauprade è anche membro della commissione Esteri, della sottocommissione Sicurezza e Difesa e di una delegazione della commissione Ue-Russia, e non ha mai fatto mistero delle sue posizioni filo-russe.
In molti hanno inoltre criticato la scelta di una tirocinante russa, invece di una cittadina europea.
La stagista, come tutti gli altri, ha accesso a documenti, riunioni e a tutto ciò che le compete in base al suo ruolo.
(da agenzie)
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