Maggio 6th, 2018 Riccardo Fucile
CALO DI CONSENSI A CAUSA DI RIFORME AUTORITARIE, MA L’ECONOMIA VIAGGIA CON UNA CRESCITA DEL 2%, OLTRE OGNI PREVISIONE E IL DEBITO SI E’ RIDOTTO
Era il 7 maggio 2017. E al secondo turno delle presidenziali francesi vinse Macron, allora 39 anni
appena e fino a pochi mesi prima un outsider assoluto.
In un anno di «regno» cos’ha fatto e come l’ha fatto? E chi è diventato, almeno agli occhi dei francesi?
Chi è oggi Emmanuel
In un’inchiesta realizzata nel marzo 2017 da Ipsos-Sopra Steria per Cevipof venne chiesto ai francesi se Macron fosse di sinistra o di destra.
I sondaggisti proponevano una scala da 0 (il massimo della sinistra) a 10 (il massimo della destra): i francesi fermarono il cursore a 5,2, confermando l’ambizione di Macron di puntare a una politica «nè di destra, nè di sinistra»
Nei giorni scorsi la stessa società ha ripetuto l’inchiesta e il risultato è 6,7: per i francesi Macron è diventato di destra.
Un anno fa, con la sua campagna elettorale all’insegna della gioventù e della società civile, tanti parlavano della sua empatia: oggi solo il 35% degli intervistati lo trova simpatico.
Ma il 68% ammette che è energico e per il 50% «vuole riformare davvero la Francia». Il 55%, però, ritiene che le sue riforme siano «troppo autoritarie».
Cos’ha fatto Emmanuel
Tanto, va ammesso. Ha già realizzato o messo in cantiere una trentina di riforme.
Si va da quella del mercato del lavoro (una sorta di Jobs Act in salsa francese) alla moralizzazione della vita politica (compreso il divieto di impiegare familiari per i parlamentari), dalla riforma dell’accesso alle università (introducendo un minimo di selezione: le contestazioni attuali negli atenei non sembrano poter bloccare il processo) alla nuova legge sui migranti e l’asilo politico (in fase di approvazione in Parlamento) fino alla riforma fiscale (la patrimoniale, l’imposta sui più abbienti, è stata ridotta solo agli investimenti immobiliari: è uno dei motivi per cui si guarda a Macron come a un «presidente dei ricchi» e di destra).
Tantissime anche le normative specifiche che sono state varate dal governo di Edouard Philippe, nei settori più diversi, come l’introduzione di undici vaccini obbligatori, l’aumento del prezzo delle sigarette (a livelli tra i più alti del mondo) e lo sdoppiamento delle prime elementari nei quartieri in difficoltà , per ridurre le classi e rendere più efficace l’insegnamento.
Come l’ha fatto Emmanuel
Eletto al secondo turno in funzione anti Marine le Pen, mentre al primo aveva ottenuto appena il 24% dei voti, nelle legislative che seguirono a ruota, grazie a un sistema maggioritario a due turni e sullo slancio della vittoria alle presidenziali, Macron si è ritrovato con la maggioranza assoluta in Parlamento, composta dai deputati del suo movimento (En Marche!), spesso neofiti, facili da orientare.
Il Presidente, poi, ricorre costantemente ai decreti per accelerare l’applicazione delle sue politiche, prima ancora dell’approvazione definitiva delle leggi relative. E si è ritrovato in un contesto economico favorevole (il Pil è cresciuto del 2% l’anno scorso invece dell’1,5% previsto inizialmente).
Quanto al debito pubblico, a fine 2017 è stato limitato al 2,6% del Pil, scendendo per la prima volta sotto il 3% da dieci anni: una sua vittoria, ma che in grossa parte deve alla politica di riduzione della spesa pubblica portata avanti da Franà§ois Hollande.
Cosa deve fare ancora Emmanuel
Sulla riforma delle ferrovie pubbliche, nonostante l’ultima ondata di scioperi, è già molto avanti. Lo aspettano al varco una (necessaria) riforma del sistema pensionistico e il varo di un «Piano banlieue», a sostegno delle periferie urbane, le aree più disagiate del Paese.
Deve anche arrivare all’approvazione della nuova riforma istituzionale, che prevede, tra le altre cose, un’iniezione di proporzionale nel sistema elettorale (ma appena il 15%, giudicato insufficiente per democratizzarlo davvero).
Anche sulla politica estera, nonostante il suo volontarismo, è atteso al varco con qualche risultato concreto.
Intanto Emmanuel corre, corre.
(da “La Stampa“)
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Aprile 21st, 2018 Riccardo Fucile
NEI PROSSIMI ANNI GLI IBERICI SARANNO PIU’ RICCHI
In Spagna il titolo campeggia ovunque con punto esclamativo (e in italiano): «Sorpasso!». 
A certificare quello che finora si era soltanto intuito attraverso indicatori, per così dire, informali, come la Champions League o il numero di turisti, arriva ora un dato solido quanto allarmante per l’Italia: gli spagnoli sono più ricchi di noi.
Gli abitanti della Penisola iberica hanno recuperato un ritardo storico, che sembrava consolidato e, quello che è peggio per noi, la distanza è destinata ad aumentare a nostro svantaggio.
Il Fondo Monetario parla chiaro: confrontando i Paesi sulla base della parità del potere d’acquisto, la Spagna sarà il 7% più ricca dell’Italia nei prossimi cinque anni. L’entità della rincorsa è clamorosa, se si pensa che dieci anni fa l’Italia era il 10% più ricca e che la Spagna è stata sull’orlo del collasso negli anni della recessione. Complici del sorpasso, i prezzi spagnoli, che restano sensibilmente più bassi dei nostri e le proiezioni demografiche iberiche più basse delle nostre, con l’effetto di spalmare la ricchezza su meno abitanti.
I paragoni di Zapatero
La competizione tra i due grandi Paesi del Sud Europa non è nuova e svaria praticamente in tutti i campi. Anche per sottolineare presunti trionfi economici, si finiva spesso per sconfinare nel calcio, terreno comune, volenti o nolenti, tra i due Paesi: «Siamo nella Champions League delle potenze mondiali», disse in un famoso, quanto forse improvvido, discorso l’allora premier spagnolo Josè Luàs Rodriguez Zapatero, aggiungendo. «abbiamo superato l’Italia».
Quello del «sorpasso», declinato significativamente in italiano, è stata un’ossessione dei politici iberici. Allo stesso modo, Matteo Renzi, che non ha mai amato l’omologo a Madrid, Mariano Rajoy, soffriva visibilmente i paragoni che vedevano i «cugini» uscire con molto più vigore dalla crisi, sottolineando il tallone d’achille degli altri: «Hanno la disoccupazione superiore alla nostra».
Centrali e spiagge
I terreni di scontro sono stati molti, l’attuale governo di Madrid, per dirne una, ha più volte criticato Enel e i suoi investimenti stranieri, per le sue presunte discriminazioni a favore degli italiani, nella chiusura delle centrali a carbone.
All’elenco si possono aggiungere gli ostacoli posti ad Atlantia nella partita sulle autostrade spagnole.
Altra sfida, per il momento persa, è quella del turismo, con la Spagna che ogni anno che passa batte record su record, l’anno scorso i visitatori stranieri sono stati 82 milioni quasi il doppio della popolazione residente.
Altra partita che ha visto sfidarsi le due nazioni mediterranee è stata quella dell’olio, con tanto di denuncia alla Commissione dei produttori italiani. Ma da quel punto di vista il sorpasso, in termine di volumi, già si era verificato.
Da Madrid emerge ovvia soddisfazione, le buone notizie di questi tempi sono poche, visto che il nodo catalano continua a non essere sciolto e che il partito di governo continua a essere inseguito da scandali imbarazzanti.
In ogni caso, non si esulta pubblicamente: «Siamo contenti, ma non possiamo dirlo – scherza una fonte dell’esecutivo di Mariano Rajoy – l’Italia resta un grande Paese, ma la nostra crescita non si ferma».
A Washington una risposta al sorpasso la danno in molti: le riforme fatte in Spagna e meno in Italia, con i soliti rischi di conseguenze elettorali: «È un problema che non riguarda solo l’Italia, ma anche la Francia e la Spagna. Come dice un popolare politico europeo: il problema è attuare le riforme ed essere rieletti».
(da “La Stampa”)
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Aprile 21st, 2018 Riccardo Fucile
I DATI REALI DICONO CHE CON LE SUE RIFORME STA CAMBIANDO LA FRANCIA
Ho vissuto a lungo, anche di recente, a Parigi. Ho imparato che noi italiani ci raccontiamo Parigi e la Francia come ci pare. Che in tanti siamo ancora incollati alla mitologia che parte dal Maggio Francese e arriva a Mitterand e alle gambe di Carla Bruni.
Ci siamo fatti una idea. E quella resta. Anche se poi la Francia è differente.
Il caso Emmanuel Macron mi pare che confermi questo schema. Da noi, Macron è visto come un antipatico pieno di sè che ha molto Paese contro e che presto cadrà sulla sua arroganza.
Si dice che è manipolato dalla moglie e si sghignazza sulla età di lei (cosa che trovo insopportabile). Ora invece arrivano i dati.
Macron e il suo primo ministro Edouard Philippe stanno facendo riforme che cambiano la Francia.
In un Paese di fatto assistenzialista, Macron ha cambiato le regole del lavoro.
Nel paese del ’68, ha reso più arduo il percorso di iscrizione all’università per garantire che a una laurea corrisponda un lavoro reale.
Nel Paese delle periferie da paura, ha ristabilito un minimo di sicurezza.
Nel paese dei privilegi, ha messo mano allo statuto dei ferrovieri.
Mentre noi ci raccontiamo che Macron, con le sue riforme, si è messo contro la Francia, c’erano solo 15 mila persone alla grande manifestazione contro di lui, giovedì scorso.
Il partito apolitico di Macron si chiama “En marche”. È guidato da trentenni che sono tutti specialisti di un tema.
E credono in quello che sono stati chiamati a fare.
È fatto da elettori trasversali che erano stufi di retorica. Dichiara cosa vuol fare. E poi lo fa. Mah. Nessuno da noi vuol prendere qualche spunto?
I sondaggi dicono che se si rivotasse oggi, Macron avrebbe il 42%.
(da “La Stampa”)
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Aprile 17th, 2018 Riccardo Fucile
“NO A EPOCA DI SONNAMBULI, LA DEMOCRAZIA VA DIFESA”
“Non possiamo far finta di essere in un tempo normale, c’è un dubbio che attraversa molti dei nostri
Paesi europei sull’Europa, una sorta di guerra civile europea sta emergendo: stanno venendo a galla i nostri egosimi nazionali e il fascino illiberale“.
Il presidente francese Emmanuel Macron, parlando alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ha parlato della sua visione della politica Ue.
E dei prossimi interventi che, secondo lui, si rendono necessari: “Dobbiamo edificare una nuova sovranità europea per dare una risposta chiara agli europei. Siamo in un momento in cui avvengono grandi trasformazioni. Il modello democratico in Europa è unico nel mondo”.
Il presidente francese si è occupato quindi dell’immigrazione: “Dobbiamo sbloccare il dibattito tossico, avvelenato, sui migranti”, ma anche “sulla riforma di Dublino e la ridistribuzione”.
E ha quindi proposto: “Bisogna costruire solidarietà interna, propongo di creare un programma europeo che finanzi direttamente le comunità locali che accolgono e integrano i rifugiati”.
Macron ha quindi parlato di quella che per lui è la “difesa della sovranità europea”: “Appartengo a una generazione che non ha conosciuto la guerra e che si sta dando il lusso di dimenticare ciò che i suoi predecessori hanno vissuto, non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli che dimentica il passato e non vuole vedere i tormenti attuali. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità , voglio appartenere a una generazione che decide di difendere la propria democrazia, perchè è una parola che ha senso e che è frutto di battaglie passate. Voglio appartenere a una generazione che difenda la sovranità europea, che permetterà alle generazioni future di scegliere liberamente il loro futuro”.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
NIENTE COLPI DI MANO, CONSULTAZIONI POPOLARI E MAGGIORANZE ALLARGATE PER RISPETTARE L’UNITA’ NAZIONALE
È possibile che destra, sinistra e populisti possano far parte di uno stesso governo? -Sì, e succede in Svizzera, dove non serve la maggioranza, ma tutte le forze politiche guidano insieme il paese. A tutti i livelli.
La chiamano “formula magica”, ma per gli svizzeri è un concetto talmente connaturato nella tradizione politica, che a ogni scadenza elettorale il miracolo accade spontaneamente: quando è il momento di dar vita a un nuovo governo, i maggiori partiti rappresentati in parlamento lo formano insieme.
Rispettando una prassi consolidata, che tiene conto dei rapporti di forza tra le varie formazioni politiche, senza bisogno di colpi di mano, infinite consultazioni e claudicanti maggioranze.
2 + 2 + 2 + 1, questa è oggi la proporzione tra gli ingredienti, la ricetta magica della concordanza elvetica: due seggi per il Partito Socialista (di sinistra), due per il Partito Liberale Radicale (la destra economica), due per l’Unione Democratica di Centro (la destra populista ed euroscettica) e uno per il Partito Popolare Democratico (di centro e di ispirazione cristiana).
Un cocktail di sensibilità e programmi politici, che funziona non solo a livello nazionale, ma anche locale.
I governi di larghe intese – anzi di larghissime intese – in Svizzera sono presenti ad ogni livello, da quello federale, fino a quello cantonale e giù ancora fino a quello municipale.
Sempre cercando, caso per caso, territorio per territorio, di rispecchiare la reale forza elettorale dei partiti.
Una bella favola, in questa Europa lacerata dalle lotte post-elettorali. In Germania Merkel ci ha messo cinque mesi per trovare un accordo di maggioranza, e infine ci è riuscita con i socialdemocratici di Schulz. Tre anni fa in Spagna non è si è nemmeno riusciti a formare un governo e si è dovuti tornare alle urne sei mesi dopo. E in Italia sappiamo cosa sta accadendo.
Anche nella Confederazione elvetica non sono tutte rose e fiori. Per fare un esempio, la formula magica necessita di tempo per adattarsi alla reale rappresentatività dei partiti.
Nel 1928 i socialisti erano diventati la formazione più forte del paese, ma dovettero aspettare più di trenta anni, fino al 1959, per avere due ministri.
Negli ultimi quindici anni c’è stata inoltre qualche turbolenza. Il partito populista di destra, l’UDC, oggi il più votato in Svizzera, nel 2003 riuscì a soffiare un seggio al Partito Popolare Democratico, che per la prima volta dopo decenni rimase in governo con un solo ministro.
Quattro anni dopo, sempre l’Unione si scisse dopo che il parlamento non elesse il candidato proposto dalla dirigenza. L’equilibrio fu rotto per otto anni, ma nel 2015 tutto è tornato alla normalità . Piccoli sussulti, rispetto ai terremoti che scuotono regolarmente mezza Europa.
In Svizzera i cittadini hanno la percezione che a livello istituzionale le cose funzionano, complice anche il sistema di democrazia diretta che permette loro di esprimersi in prima persona su molti temi.
Anzi, spesso gli svizzeri guardano alle esperienze politiche dei vicini con malcelato orgoglio per il proprio sistema, che giurano, mai vorrebbero cambiare.
Dialogo costante, compromesso, rifiuto del principio maggioranza/opposizione.
I politologi la chiamano democrazia consociativa, in contrasto con quella competitiva. Unus pro omnibus, omnes pro uno. “Uno per tutti, tutti per uno”, è il chiasmo scritto sotto la cupola di Palazzo Federale a Berna.
Jonas Marti
Giornalista della Radiotelevisione svizzera (RSI)
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Marzo 20th, 2018 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELL’INDAGINE LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2007 E L’AIUTO RICEVUTO DA GHEDDAFI
L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è in stato di fermo per essere interrogato dalla polizia di Nanterre nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti a una sua vecchia campagna elettorale. La notizia è stata data da fonti giudiziarie.
Secondo Le Monde, la magistratura sta indagando su presunti finanziamenti illeciti dalla Libia alla campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. È la prima volta che l’ex capo dell’Eliseo viene interrogato su queste accuse, dopo l’apertura dell’inchiesta nel 2013. Lo stato di fermo può durare fino a 48 ore.
Le indagini partono dalla Libia di Muammar Gheddafi per arrivare alla donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt.
Sullo sfondo, accuse di fondi neri per finanziare la campagna elettorale del 2007 e una rete di alti funzionari dello Stato che hanno passato informazioni riservate per intralciare o condizionare le inchieste in corso. Sarkozy ha sempre negato ogni accusa.
A gennaio era stato arrestato all’aeroporto londinese di Heathrow il 58enne uomo d’affari francese Alexandre Djouhri per un mandato di arresto internazionale emesso dalla Francia: sarebbe stato lui a fare da tramite per il denaro con cui l’ex leader libico Muammar Gheddafi avrebbe finanziato la campagna elettorale di Sarkozy del 2007, quando venne eletto presidente. L’udienza per l’estradizione inizierà il 17 aprile.
A sostegno dei sospetti sui finanziamenti illeciti da parte della Libia di Gheddafi a Sarkozy ci sono le dichiarazioni di diversi personaggi, a cominciare da Ziad Takieddine, che nel novembre 2016 aveva affermato di aver portato 5 milioni di euro in contanti da Tripoli a Parigi tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, consegnandoli a Claude Gueant e allo stesso Sarkozy, all’epoca ministro dell’Interno.
Affermazioni che confermavano quanto espresso il 20 settembre 2012 da Abdallah Senoussi, ex direttore dell’intelligence militare libica. Anche Choukri Ghanem, ex ministro del petrolio di Tripoli, in un libro aveva menzionato l’esistenza di pagamenti di Gheddafi a Sarkozy.
Anche l’ex ministro e fedelissimo di Nicolas Sarkozy, Brice Hortefeux, è stato interrogato questa mattina, ma in libera audizione e contrariamente a Sarkozy non è in stato di fermo.
Poco più di un anno fa, Sarkozy era stato inoltre rinviato a giudizio per alcuni presunti fondi neri alla campagna per le presidenziali del 2012, poi vinte dal socialista Franà§ois Hollande.
Il premier francese Edouard Philippe, intervistato questa mattina dai media francesi, ha detto di non voler fare “alcun commento” sul fermo di Nicolas Sarkozy nel quadro dell’inchiesta sui presunti soldi libici alla sua campagna presidenziale del 2007 invocando “rispetto”.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL SILENZIO DEI SOVRANISTI COMPLICI DEI SICARI: IL FATTO CHE UNA POTENZA STRANIERA USI GAS NERVINO SULLE STRADE D’EUROPA NON LI SCANDALIZZA… FINO A QUANDO NON TOCCHERA’ A LORO, COME E’ IL DESTINO DEI SERVI
E’ “assolutamente probabile” che l’ordine di usare l’agente nervino contro l’ex spia russa Sergei Skripal e sua figlia Yulia in territorio britannico (avvelenati in un centro commerciale di Salisbury, ndr) sia partito direttamente da Vladimir Putin.
Lo ha detto il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, precisando che “la nostra contesa è con il Cremlino di Putin e le sue decisioni”.
“Noi crediamo che sia probabile in modo schiacciante – ha insistito Johnson – che sia stata sua la decisione di usare un agente nervino nelle strade della Gran Bretagna, dell’Europa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale”.
In assenza di convincenti spiegazioni da parte del Crmlino, il governo britannico di Theresa May ha espulso 23 diplomatici russi, incassando il sostegno dei maggiori alleati d’Occidente, dagli Usa di Trump alla Ue, dalla Francia di Macron alla Germania di Merkel.
Solidarietà tardiva anche dall’Italia. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, parlando con la premier inglese, ha confermato la piena legittimità della richiesta britannica ad avere risposte chiare ed esaurienti dalla
Russia circa il suo ruolo in questo gravissimo episodio.
I due leader hanno convenuto, infine, sulla importanza che su questa vicenda si manifesti solidarietà sia in sede Nato sia in sede europea, anche in vista del Consiglio Europeo di giovedì prossimo.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
LA CRISI POLITICA SCATENATA DALL’ASSASSINIO DEL GIORNALISTA JAN KUCIAK CHE INDAGAVA SUI RAPPORTI TRA IL GOVERNO E LA ‘NDRANGHETA
Il primo ministro slovacco Robert Fico getta la spugna: sotto pressione da settimane per la crisi politica innescata dall’assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak, ha annunciato le sue dimissioni.
Ma ha posto come condizione che il presidente Andrej Kiska accetti di riconoscere al partito del premier, il socialista-populista Smer, il diritto di nominare un successore alla guida dell’esecutivo. In sostanza chiede che venga rispettato il risultato delle elezioni di due anni fa e non ne vengano indette di anticipate.
Lunedì si era dimesso il ministro dell’Interno Robert Kalinak, dopo le partecipatissime manifestazioni di protesta e le pressioni degli alleati della coalizione tripartita scatenate dall’omicidio di Kuciak, che indagava sui legami tra politica e criminalità , e della sua compagna. In precedenza avevano lasciato altri esponenti delle istituzioni, compreso il titolare della Cultura.
La mossa di Fico è stata concordata con i leader alleati del Most-Hid, il partito della minoranza ungherese, e dell’ultranazionalista Partito nazionale slovacco.
Kiska aveva invece proposto un sostanziale rimpasto di governo o le elezioni anticipate.
Sull’omicidio Kuciak grava l’ombra della ‘ndrangheta. Il primo marzo erano stati arrestati sette italiani, alcuni appartenenti alla famiglia Vadalà , che erano stati rilasciati due giorni dopo perchè non erano emerse “prove sufficienti a passare a un’accusa formale”.
Ieri Antonino Vadalà è stato arrestato su mandato della procura di Venezia nell’ambito di un’indagine su traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio e mafia.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile
IL CASO DELL’EX SPIA KGB FINISCE ALL’ONU, MONDO CIVILE INDIGNATO… SOLO IL SERVO SALVINI DIFENDE OVVIAMENTE IL SUO DATORE DI LAVORO
La Gran Bretagna ha chiesto una “riunione urgente” del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla vicenda del tentato avvelenamento a Salisbury, con un agente nervino, di Sergei Skripal, ex spia russa transfuga nel Regno Unito, e di sua figlia Yulia.
Lo riporta la Bbc. La riunione straordinaria è stata convocata per le 20 ore italiane, dopo l’annuncio delle già minacciate ritorsioni contro Mosca che la premier britannica Theresa May dovrebbe illustrare oggi in parlamento, alla Camera dei Comuni.
“Gli alleati esprimono solidarietà al Regno Unito, hanno offerto il loro supporto nella realizzazione della indagine in corso, e chiesto alla Russia di rispondere alle richieste di Londra”, scrivono i Paesi Nato in una dichiarazione congiunta, dove l’avvelenamento dell’ex spia e della figlia viene definita una “chiara violazione delle norme internazionali”.
Il Regno Unito ha espulso 23 numero di diplomatici russi, un numero altissimo, come non avveniva dal 1971. I diplomatici avranno una settimana per partire, ha detto la premier britannica ai Comuni.
La premier britannica Theresa May ha reso noto di aver revocato ogni prossimo invito o visita del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov in relazione al caso Skripal. Ha inoltre annunciato che non vi saranno delegazioni ufficiali nè rappresentanti della famiglia reale ai Mondiali di calcio di Russia 2018.
Per May la Russia è “colpevole” nella vicenda della ex spia avvelenata a Londra, ha detto la premier alla Camera del Comuni, considerato il “sarcasmo” e il “disprezzo” con cui Mosca ha risposto all’ultimatum di Londra. “Molti di noi guardavano con speranza a una Russia post-sovietica. Vogliamo relazioni migliori e il presidente Putin ha scelto questo tragico modo di agire”.
La premier ha annunciato provvedimenti legislativi per prendere di mira i patrimoni in Gran Bretagna di uomini d’affari e funzionari russi ritenuti sospetti in relazione al tentato avvelenamento. Ha inoltre preannunciato misure restrittive e controlli sui voli privati, sugli ingressi e sui movimenti di queste persone. Inoltre, il governo britannico intende “congelare ogni asset dello Stato russo” che ritenga utilizzabile a scopi ostili.
(da “agenzie)
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