Febbraio 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA FOLLA LANCIA L’ANTI-LE PEN AL GRIDO DI “EUROPA”: A LIONE 15.000 PERSONE SCATENATE PER IL “FENOMENO EMMANUEL”… CRITICA GLI SCHIERAMENTI TRADIZIONALI, NO ALLE IDEOLOGIE, PRAGMATISMO… “GLI ALTRI HANNO FALLITO, SOLO LUI CI DA’ SPERANZA”
Sono le quattro di un sabato pomeriggio e il palazzetto dello sport di Lione, pieno fino all’orlo, fa la ola
sventolando bandiere dell’Europa e della Francia.
Per essere dei disillusi della politica, sono tanti e fanno un gran rumore.
Dentro ottomila persone, fuori altrettante che aspettano in coda l’arrivo del candidato-star, Emmanuel Macron. “Ci vuole del coraggio a organizzare una cosa del genere”, dice Loic che ha 20 anni, viene da Grènoble e si è infilato la t-shirt bianca con la scritta En marche sopra i vestiti.
A venti minuti di metro di distanza c’è Marine Le Pen che fa la sua pomposa due giorni per dare il via alla campagna per le presidenziali: all’improvviso il mostruoso Front National sembra diventato un puntino.
“La sinistra e la destra hanno fallito, siamo qui perchè vogliamo finalmente un cambiamento”, è la versione quasi unanime della platea.
Contro i partiti tradizionali, contro chi fa politica di professione e per l’onestà e il rigore.
Eccolo il fenomeno Macron: per battere il populismo della famiglia Le Pen ci voleva qualcuno che scendesse sul loro campo e raccattasse i voti senza preclusioni ideologiche e soprattutto presentandosi come il nuovo. Il come e cosa succederà nella pratica è ancora difficile da capire, ma in questo momento importa a pochi.
Macron, quello che Renzi ha sognato di poter essere
L’ex ministro dell’Economia di Franà§ois Hollande, ex socialista ed ex banchiere, arriva in anticipo sulla tabella di marcia e va a salutare quelli che non sono riusciti ad avere un posto a sedere e seguiranno il discorso all’aperto.
Sorridente e sicuro, cammina con l’aria sfrontata di chi sa di avere la fortuna dalla sua parte. Quando sale sul palco sembra già un’investitura: per un’ora predica l’unione di destra e sinistra e l’importanza di unire invece che dividere.
“Non vi dico”, scandisce dal palco, “che gauche e droite non significano più niente, che non esistono più o che sono la stessa cosa, ma queste divisioni in questo momento storico non sono superabili? Non bisogna essere l’uno o l’altro, bisogna essere francesi”.
Sembra quasi una missione: Macron, davanti alla nausea per la politica tradizionale, tenta la strada impossibile di una specie di sincretismo tra valori condivisi da tutti. Libertè, fraternitè, egalitè, i principi intoccabili del suo discorso.
Anche perchè tra i pochi che uniscono tutta la popolazione. Poi il candidato attacca finalmente con il programma, o meglio una parte di un testo che forse sarà distribuito a marzo. Intanto mette al primo punto gli investimenti per una maggiore sicurezza e quindi l’aumento del budget per la difesa. Il resto è un flusso con pochi dettagli e tanti verbi al futuro, cercando di restare vaghi e scontentare il meno possibile.
Gli applausi: quando chiede di snellire le regole sul lavoro e quando si schiera apertamente contro il reddito universale proposto dai socialisti.
Ma anche nella sua invettiva contro i muri e quando lancia un appello ai ricercatori e alle imprese ostacolate da Trump negli Usa: “Venite in Francia”.
Per la cultura va a pescare addirittura il bonus da 500 euro per i giovani di Matteo Renzi, che probabilmente da oltre confine lo ascolta mangiandosi le mani: un movimento che nasce a sinistra e ruba voti al centrodestra, senza avere la minoranza del partito che lancia anatemi a ogni proposta, è forse la mossa coraggiosa che l’ex presidente del Consiglio italiano si sogna di notte.
Macron da una parte è un po’ l’ex candidato dei socialisti Manuel Valls se non avesse avuto sul groppone il compito di difendere la presidenza di Hollande, ma dall’altra è soprattutto il voto utile che molti a sinistra si sentiranno costretti a fare.
La resistenza al populismo al grido di “Europa!”
La campagna elettorale per le presidenziali francesi si conferma uno show pieno di colpi di scena.
Quella che per tutti avrebbe dovuto essere la discesa agli inferi di un Paese travolto da terrorismo e problemi di integrazione, potrebbe diventare all’improvviso il modello di resistenza al populismo a livello europeo.
Macron riempie un palazzetto dello sport con la facilità e l’arroganza dei talentuosi. Era nei socialisti: gli avevano detto di stare fermo un turno e di aspettare perchè la vita politica è fatta di code.
Lui gli ha stretto la mano e se ne è andato portandosi dietro parlamentari e soprattutto elettori.
Con la stessa faccia di bronzo fa distribuire bandiere blu dell’Unione europea e propone maggiori poteri a Bruxelles. Gli risponde una platea che grida in coro “Europe!” e nel giro di cinque minuti sembrano destinati all’archivio mesi di sondaggi sulla disaffezione dei cittadini per l’Ue.
“I partiti tradizionali hanno fallito, lui ci dà speranza
La coreografia è organizzata nei dettagli da uno squadrone di volontari che, come prima regola, hanno quella di trasmettere entusiasmo quasi fossimo a un raduno di motivatori.
A bordo palco gli eletti che lo sostengono in Francia, primo fra tutti il sindaco di Lione Gèrard Colomb che tra l’altro non ha mai lasciato i socialisti.
Poi le “star” che hanno scelto Macron e che lui fa proiettare sul maxi-schermo: il matematico Cedric Villani e la capitana della nazionale di calcio femminale Wendy Renard.
Intorno una platea che ha storie e origini politiche delle più disparate. “Io ho sempre votato scheda bianca”, spiega Omer Petek, 42 anni, idraulico disoccupato.
“Questa volta invece ho già scelto — dice — Macron è il mio candidato perchè finalmente dà speranza al Paese. E’ giovane e dinamico e soprattutto ha fatto altro nella vita prima di diventare politico”.
Jean-Yves Toussaints ha 60 anni e fa il ricercatore all’università . “Io sono un socialista — risponde con la faccia di chi è stato beccato mentre compie il grande tradimento — ma mi sto facendo molte domande. I partiti tradizionali hanno fallito e io mi spavento quando vedo dei reazionari a destra, ma anche a sinistra. E’ un momento difficile: rischiamo di trovarci Marine Le Pen al potere e dobbiamo fare qualcosa”.
La terza via contro la Le Pen: “Basta ideologie tra destra e sinistra
Doyen Jugwali ha 22 anni e studia diritto alla Sorbona. A Lione si è trascinato l’amico Dylan per convincerlo che Macron è la scelta del futuro: “La Francia è bloccata da partiti che fanno i loro interessi. Serve un movimento che vada oltre queste dinamiche. E poi mi piace che sia a favore dell’Europa”.
La parola che usano tutti all’uscita del palazzetto è “seducente”. Macron per due ore incanta la folla con storie e citazioni, da Alexis de Tocqueville a Simone Veil, e convince.
Hèlène, Joelle, Gillette e Christine hanno poco più di 60 anni e sono venute in macchina dalla Provenza: “Tra noi qualcuna ha votato a destra, altre sono storicamente di sinistra. Ora ci siamo ritrovate perchè i partiti bloccati nei loro dogmi hanno rovinato questo Paese”.
La folla dei sostenitori non ha dubbi: “Questa distinzione netta è da archiviare, piuttosto serve lavorare sui valori comuni”, commenta la consigliera comunale di un paesino vicino a Grènoble Anges Rolin.
E’ come se davanti al populismo crescente e di estrema destra di Marine Le Pen, o alla sinistra radicale di Jean-Luc Melenchon, all’improvviso i cittadini avessero visto una terza via e si ritrovassero insieme per convincersi che non c’è alternativa.
Macron li guarda con la tenerezza di chi sa di averti in pugno, spiega loro che quel voto è inevitabile, e poi saluta tutti cantando la Marsigliese.
Jean-Ives si mette la giacca e prima di andare scoppia in una risata imbarazzata: “Mi ha convinto. Peccato solo che non sia di sinistra”.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
UNA TROLLATA EUROPEA CON TANTO DI FRECCIA
Una “trollata” europea. Protagonista è il deputato laburista britannico Dance Seb che, durante
l’intervento dell’ex leader dell’Ukip, Nigel Farage, ha esposto un cartello con scritto: “He’s lying to you”. Ovvero: “Vi sta mentendo”.
La scena ha assunto tratti comici visto che sul cartello Seb ha aggiunto una freccia ad indicare proprio Farage.
L’euroscettico ha tenuto un discorso di tre minuti durante il quale ha spronato a un rapporto costruttivo con il presidente Usa Donald Trump.
”Ho deciso che dovevo fare qualcosa – ha spiegato Seb al Guardian – e ho visto quel pezzo di carta. So che non è stato un comportamento da parlamentare ma ho sentito il bisogno di trasmettere quel pensiero”.
Il vicepresidente dell’Europarlamento David Sassoli non è intervenuto e al termine della dichiarazione ha richiamato Farage: “Onorevole, la richiamo a un atteggiamento rispettoso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
IL CRONISTA FA UNA DOMANDA SCOMODA E VIENE PORTATO VIA DI PESO DAI GUARDIASPALLE… PIGNORATO META’ STIPENDIO A MARINE PER IL SOLDI SOTTRATTI AL PARLAMENTO EUROPEO
“Marine Le Pen, è vero che tra le sue guardie del corpo c’è un ex assistente parlamentare?”, ha
chiesto un giornalista “Quotidien” a margine di una conferenza stampa della candidata di Fn.
Le guardie del corpo hanno allontanato il cronista portandolo via di peso.
Il caso della mancata restituzione di 300mila euro sta infiammando la campagna elettorale francese.
La candidata del Front National ed europarlamentare dal 2004 ha deciso di ribellarsi all’Europa e, in particolare, all’Ufficio Europeo della Lotta Antifrode (Olaf), decidendo di non rimborsare la somma.
L’Olaf accusa Le Pen di aver stipendiato impropriamente Catherine Griset e Thierry Lègier, rispettivamente ex cognata nonchè capo di gabinetto di Marine e guardia del corpo storica della famiglia (lo fu anche del padre Jean-Marie), con il denaro del parlamento europeo.
Il presidente del Partito Popolare Manfred Weber ha definito Le Pen “un’imbrogliona che non rispetta le regole”.
Intanto l’Europarlamento ha cominciato a trattenere metà dell’indennità parlamentare di Le Pen – circa 3.100 euro al mese – per recuperare le somme dovute.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 31st, 2017 Riccardo Fucile
SECONDO L’INCHIESTA DU CANARD ENCHAINE’ LA SIGNORA PENELOPE E’ STATA ASSUNTA (SENZA MAI LAVORARE) DAL MARITO COME ASSISTENTE PARLAMENTARE A 10.000 EURO AL MESE… NEI SONDAGGI FILLON PERDE TERRENO E AVANZA MACRON
È uno scandalo senza fine, alimentato ogni giorno da nuove rivelazioni, e che rischia di travolgere
Franà§ois Fillon.
Il Canard Enchainè pubblica nuovi dettagli sul denaro pubblico intascato dalla famiglia del candidato all’Eliseo della destra: studiando i conti in parlamento, il giornale ha scoperto che la moglie Penelope ha guadagnato oltre 900mila euro, più dei 500mila euro inizialmente citati.
Tra il 1988 e il 2013, con intervalli e pause, Madame Fillon è stata assunta come assistente parlamentare prima con il marito e poi, quando lui è diventato premier, del suo sostituto.
In Francia, contrariamente all’Italia o altri paesi, non esiste un divieto per i deputati di assumere famigliari. La procura sta però indagando per capire se si trattava di un lavoro vero o fittizio, come molti pensano visto che Penelope non è mai stata vista all’Assemblèe Nationale e pochissimo in altre situazioni pubbliche.
Lei stessa ha raccontato nelle sue rare interviste di volersi dedicare alla vita famigliare e rimanere lontana dai riflettori della politica.
Ieri la polizia ha condotto una perquisizione nella sede della Camera dei deputati e, secondo le prime indiscrezioni, è apparso chiaro che la moglie di Fillon non aveva nè un account email nè un tesserino per entrare nel parlamento.
La coppia è stata interrogata lungamente lunedì pomeriggio. “Abbiamo fornito documenti per accertare la verità ” ha commentato Antonin Lèvy, l’avvocato dell’ex premier.
Secondo Fillon, la moglie svolgeva un’attività di rassegna stampa, correggeva i suoi discorsi, rispondeva alla corrispondenza. Un’attività di cui ci sono “poche prove tangibili” ha ammesso il legale.
Il Canard rivela tra l’altro che lo stipendio versato alla sua consorte era particolarmente elevato, in alcuni periodi è salito fino a 10mila euro al mese, una cifra mai vista per un assistente parlamentare.
Lo stesso vale per la sua attività di collaboratrice della rivista Revue des Deux Mondes, proprietà di un amico di famiglia miliardario: Penelope è stata pagata in tutto 100mila euro per scrivere note di lettura e un sedicente impiego nella redazione anche se il direttore ha negato di aver mai lavorato con lei.
Infine, il Canard rivela che Fillon ha stipendiato due dei suoi figli quando era al Senato per un totale di 84mila euro.
Il candidato della destra aveva raccontato di aver affidato ai figli una “missione” in veste del loro mestiere di “avvocati”: peccato che all’epoca dei fatti erano ancora studenti e non avevano alcun titolo professionale.
Una settimana dopo l’inizio dello scandalo l’immagine di Fillon è sempre più intaccata.
Secondo un sondaggio di BfmTv il 76% dei francesi non crede alla sua difesa. Nei sondaggi ha già perso qualche punto: ormai è incalzato nelle preferenze dal giovane centrista Emmanuel Macron.
L’ex premier ha promesso che, se sarà indagato, lascerà la corsa per l’Eliseo.
La destra rischierebbe così di ritrovarsi senza un candidato a meno di tre mesi dalle elezioni: una situazione inedita per la Francia.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2017 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO PAESE HA BISOGNO DI UNA SINISTRA MODERNA E INNOVATRICE”
Benoit Hamon si è aggiudicato le primarie della sinistra francese con il 58,65% dei voti, contro il 41,35%
totalizzato dall’ex primo ministro, Manuel Valls.
Lo ha annunciato Christophe Borgel, responsabile del comitato organizzatore delle primarie dopo lo spoglio del 60% dei seggi.
«Questa sera la sinistra alza la testa e guarda al futuro – ha dichiarato Hamon, ringraziando i suoi sostenitori -, il nostro Paese ha bisogno di una sinistra moderna e innovatrice, bisogna scrivere una nuova pagina della nostra storia. Non mi rassegno alla fatalità , il reddito universale permetterà di scegliere il lavoro invece di subirlo».
Valls: “Restiamo mobilitati e vigili”
Manuel Valls ha ammesso la sconfitta, augurando a Hamon «buona fortuna» nella corsa per l’Eliseo. «Ormai è il candidato della nostra famiglia politica e gli auguro buona fortuna per la battaglia che ha davanti». Battaglia dinanzi alla quale dobbiamo «restare mobilitati e vigili», ha avvertito Valls, perchè dinanzi «all’avanzata del populismo dell’America data a Donald Trump, noi rifiutiamo che il volto di Marine Le Pen sia il volto della Francia, che Francois Fillon distrugga il nostro modello sociale».
Mentre Valls concludeva il suo discorso, Hamon ha «forzato» le telecamere che erano tutte sull’ex primo ministro e ha cominciato a parlare.
Tutti i canali tv si sono sintonizzati su Hamon, lasciando cadere le ultime frasi di Valls. L’incidente è stato considerato molto «eloquente» dagli osservatori presenti negli studi tv.
Il “rottamatore” di Hollande
Hamon è il rottamatore di Francois Hollande, Manuel Valls e dei cinque anni trascorsi nel tentativo di riformare la Francia.
Ma il Partito socialista è da rifare, il progetto della gauche da ricostruire. Hamon ha battuto al ballottaggio delle primarie Manuel Valls, consacrandosi come seconda grande sorpresa, proprio come aveva fatto Francois Fillon nelle primarie di destra a novembre.
Ma nessuno sa immaginare, stasera, chi rappresenterà davvero la sinistra, quali sono i valori di questa sinistra, se i cinque anni fallimentari di presidenza Hollande siano la premessa dell’implosione del partito socialista.
Battuto nettamente, Valls – se manterrà la sua promessa – «sparirà », nell’impossibilità di sostenere all’interno del partito un programma assolutamente incompatibile con il primo degli ideali che fino ad oggi ha difeso, il lavoro per tutti, la lotta contro la disoccupazione.
Al secondo turno affluenza in crescita
In Francia è cresciuta l’affluenza al secondo turno delle primarie socialiste per scegliere il candidato alle presidenziali: a mezzogiorno il dato era superiore del 21% rispetto al primo turno svoltosi domenica scorsa.
Gli organizzatori hanno riferito che hanno votato in 570.000 nel 75% dei collegi di cui era disponibile il dato, il che fa ritenere che sarà superato il milione e 655mila voti della tornata precedente.
Nel 2011 i votanti alle primarie socialiste per l’Eliseo erano stati 2,6 milioni. A novembre Francois Fillon era stato eletto candidato del centrodestra in una consultazione che ha visto il voto di quattro milioni di francesi.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 28th, 2017 Riccardo Fucile
COSA NON SI FA PER UN VOTO… SALVINI FA SCUOLA, IL SEGRETARIO DEL FN BAY POSTA FOTO DI UNA SUA PRESUNTA VISITA IN ISRAELE, MA VIENE SMENTITO: “NEANCHE SAPEVAMO CHI FOSSE”… IL GOVERNO ISRAELIANO: “NON VOGLIAMO RAPPORTI CON LORO”
Il Front National cerca di cambiare pelle. Nel tentativo di scrollarsi di dosso quella patina antisemita e razzista che si è andata ad accumulare negli anni, l’estrema destra francese è impegnata in un’operazione di restyling mirata a dare un nuovo volto al partito.
Per il momento, però, questa nuova tattica non sembra funzionare.
A creare un piccolo incidente diplomatico ci ha pensato il segretario generale del partito, Nicolas Bay, che giovedì sera ha pubblicato sul suo account Twitter una serie di foto riguardanti un suo viaggio in Israele compiuto tra il 23 e il 26 gennaio.
Negli scatti, il deputato europeo è ritratto insieme ad alcune figure istituzionali israeliane, come il colonnello Eyal Furman, il vicedirettore del Ministero della Salute, Arnon Afek, e due membri del Likoud, il partito del presidente Benjamin Netanyahou.
La visita, che almeno dalle foto sembra avere un carattere ufficiale, non era stata annunciata dal partito.
Le uniche dichiarazioni sono arrivate dallo stesso Bay, che in un’intervista rilasciata a una televisione locale ha affermato che lo scopo era quello di “rinforzare i contatti con un paese amico”, visto che “il FN è lo scudo dei francesi ebrei contro l’antisemitismo”.
Parole di amicizia, che però non sembrano essere state condivise dai rappresentanti israeliani, che a quanto pare non conoscevano neanche l’identità dell’ospite.
I primi dubbi sono nati dopo delle dichiarazioni rilasciate dai suoi interlocutori. Contattati da Le Monde, i diretti interessati si sono detti ignari in merito all’appartenenza politica di Bay.
“Non sapevo chi fosse” ha ammesso Afek, mentre il responsabile del movimento giovanile del Likud, David Shayan, ha dichiarato che “l’incontro è avvenuto per caso”.
Una smentita in merito all’ufficialità del viaggio è arrivata anche dal Ministero degli esteri israeliano, che attraverso il suo portavoce, Emmanuel Nahshon, ha fatto sapere che il governo di Tel Aviv “non ha contatti con il Front National, vista l’ideologia e la storia del partito” e nessun incontro ufficiale era stato approvato.
A rendere la situazione ancora più imbarazzante è stata una notizia diffusa dal sito Europe 1, secondo la quale l’eurodeputato francese avrebbe incontrato anche il Ministro della Salute israeliano, Yaakov Litzmann, per un colloquio avvenuto a porte chiuse.
L’informazione è stata immediatamente rettificata da fonti ministeriali, secondo le quali Nicolas Bay ha partecipato “a una riunione con una delegazione italiana”, terminata non appena il ministro ha saputo che il rappresentante francese era “un responsabile del Front National”.
Questa goffa operazione di comunicazione si inserisce all’interno di una strategia ben precisa. Da quando Marine Le Pen ha preso in mano le redini del Front National, l’atteggiamento in merito al delicato tema dell’antisemitismo è radicalmente cambiato, nel tentativo di smarcarsi dalle posizioni revisioniste di Jean-Marie, fondatore del partito e padre dell’attuale presidente.
Considerando lo sterminio degli ebrei avvenuto durante la seconda guerra mondiale come “la somma delle barbarie”, nel 2011 Marine Le Pen ha imposto una nuova linea, smentendo quanto era stato affermato fino a quel momento dal padre, che aveva giudicato le camere a gas come un “dettaglio” della storia.
L’obiettivo è quello di rendere il Front National un partito presentabile a livello internazionale per poter attrarre quella larga fetta di elettorato composta da ebrei francesi e da simpatizzanti filo-israeliani.
A questo si aggiungono poi i problemi economici del partito. In cerca di finanziamenti per la sua campagna elettorale, Marine Le Pen ha più volte ammesso di cercare fondi ovunque, anche all’estero.
Per il momento, però, il cambio di rotta non sembra aver convinto le autorità israeliane, vista la fredda accoglienza che è stata riservata al segretario generale del partito.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 26th, 2017 Riccardo Fucile
UNA COLLABORATRICE RIVELA: “MAI VISTA AL LAVORO”… MA LA DONNA AVREBBE INTASCATO 500.000 EURO
Penelope Fillon, moglie del candidato della destra alle presidenziali Franà§ois Fillon, è stata remunerata
per 8 anni come assistente parlamentare del marito o del suo sostituto, incassando circa «500.000 euro lorde» in totale.
Impiegare un familiare come collaboratore parlamentare non è vietato.
Ma – sostiene il Canard – una stretta collaboratrice di Fillon ha detto di non aver mai saputo che la moglie dell’ex premier lavorasse come assistente, nè di averla mai incontrata.
Autore dello scoop, che potrebbe costare molto a Fillon, considerato finora l’unico in grado di battere al ballottaggio (il primo turno è il 23 aprile) delle presidenziali del 7 maggio, la candidata dell’estrema destra (Front National) Marine Le Pen, è il settimana Le Canard Enchainè.
La testata satirica ma autrice di grandi scoop in passato ha scovato le “buste paga” di Penelope Fillon con somme tratte dai fondi a disposizione del marito deputato nazionale.
Assumere familiari non è contro le regole ma a patto che il parente in questione lavori effettivamente per il deputato ma secondo Le Canarde non era questo il caso di madame Fillon.
Il settimanale non è riuscito a trovare alcuna conferma del lavoro svolto da madame Fillon. Non solo. Penelope Fillon, peraltro, molto riservata, si è sempre tenuta lontana dalla vita politica del marito.
Quando nel 2002 Fillon divenne per la prima volta ministro, chiamato dal presidente Jacques Chirac, la moglie proseguì il “lavoro”, o meglio, continuò ad essere pagata come assistente parlamentare del deputato che subentrò a Fillon all’Assemblee Nationale ricevendo tra i 6.900 ed i 7.900 euro al mese.
Non solo. Penelope Fillon tornò ad essere pagata «per almeno sei mesi» quando il marito nel 2012, allora primo ministro, lasciò il governo dopo la sconfitta del presidente Nicolas Sarkozy ad opera di Francois Hollande.
Oltre ai circa 500.000 euro ricevuti come assistente parlamentare del marito Penelope Fillon venne pagata circa 5.000 euro al mese da maggio 2012 a dicembre 2013 dal periodico “La Revue des Deux Mondes”, rivista letteraria di proprietà di un amico di Fillon, Marc Ladreit de Lacharriere.
Le Canard Enchaine ha riferito che il direttore del mensile, Michel Crepu, ha dichiarato: «Non ho mai incontrato Penelope Fillon nè l’ho mai vista in redazione».
I sondaggi danno Fillon presidente se si votasse oggi. Dopo lo scoop della Canard Enchaine le chance si sono forse ridotte.
E i giochi si riaprono per tutti.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
SULLA BREXIT DEVE VOTARE IL PARLAMENTO: ANCHE LA CORTE SUPREMA DI LONDRA DA’ TORTO AL GOVERNO CHE AVEVA PRESENTATO RICORSO
Dopo l’Alta Corte di Londra anche la Corte Suprema dà torto a Theresa May. 
La Corte Suprema di Londra ha disposto oggi in via definitiva che la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’avvio dei negoziati con l’UE per la Brexit dovrà essere autorizzato da un voto del Parlamento britannico.
Il verdetto conferma quello di primo grado dell’Alta Corte e dà torto al governo May che aveva presentato ricorso invocando il diritto ad attivare l’articolo 50 d’autorità , nel rispetto della volontà popolare del referendum del 23 giugno.
La decisione complica i piani del governo britannico.
L’Alta Corte ha stabilito che May non potrà usare i suoi poteri esecutivi per attivare l’articolo 50 del Trattato europeo di Lisbona, meccanismo di uscita dall’Ue.
“Oggi, con una maggioranza di 8 giudici a 3 la Corte Suprema ha stabilito che il governo non può attivare l’articolo 50 senza un atto del Parlamento che lo autorizza farlo”, ha spiegato Lord David Neuberger, presidente della Corte.
In ogni caso la Corte Suprema britannica ha anche escluso qualunque potere di veto da parte delle assemblee di Scozia, Galles e Irlanda del Nord sulla Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.
Lo ha annunciato il presidente della Corte, affrontando il secondo punto del suo verdetto odierno e respingendo il tentativo di far valere in questo caso il potere della devolution.
Come sottolineano i media britannici, non solo si tratta di una forte umiliazione per il governo di Theresa May ma questo di sicuro avrà ripercussioni sui tempi della Brexit, rallentandola.
Gli anti-Brexit sostenevano che lasciare l’Unione senza prima aver consultato l’assemblea legislativa avrebbe rappresentato una violazione dell’accordo con cui, nel 1972, il Regno Unito aveva aderito alle comunità europee.
I giudici hanno dato ragione ai Remain: il referendum era consultivo, non si può prescindere dal voto del Parlamento.
“La corte accetta l’argomentazione principale dei ricorrenti”, hanno affermato i giudici, e “la corte non accoglie le argomentazioni avanzate dal governo, che ritiene questo voto inutile”.
Il governo britannico di Theresa May è “deluso” dell’esito della controversia legale che impone un voto del Parlamento per l’attivazione dei negoziati sulla Brexit, ma lo rispetta e attuerà quanto richiesto dal verdetto, ha detto l’attorney general Jeremy Wright, notando peraltro che questo verdetto non mette in discussione il referendum e annunciando per oggi la presentazione alle Camere di una legge ad hoc per l’avvio alle procedure di divorzio dall’Ue.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
RIVELAZIONI DEL TIMES: RAZZO LANCIATO DA UN SOTTOMARINO AVREBBE DEVIATO ROTTA PUNTANDO DIREZIONE FLORIDA
Lo chiamano “Tridentgate”: è il primo scandalo per il governo conservatore di Theresa May, accusato di avere insabbiato e nascosto il fallimento di un test di un missile dell’arsenale strategico britannico prima di chiedere al parlamento di approvare il costoso programma per finanziarlo.
L’esperimento sarebbe avvenuto a giugno, secondo quanto rivela il Times: un razzo della classe Trident, l’unico patrimonio del deterrente nucleare del Regno Unito, lanciato da un sottomarino verso il mare aperto, avrebbe deviato rotta puntando in direzione della Florida ovvero degli Stati Uniti.
Nessun pericolo immediato, perchè il missile non era armato di esplosivo atomico ed è comunque finito nell’oceano, ma un brutto segnale per un progetto che aveva già suscitato moltissime controversie per i suoi costi esorbitanti, oltre che contestato dalla Scozia, che è la base delle forze nucleari sottomarine nazionali e che anche per questo chiede l’indipendenza dalla Gran Bretagna per poter diventare un paese “nuclear free”.
Il test, afferma il quotidiano londinese, ha avuto luogo nell’Atlantico, al largo delle coste americane: è da lì che il missile doveva correre verso est, mentre invece, per un guasto apparentemente ancora inspiegabile, ha invertito la rotta ed ha puntato verso Miami.
“C’è stato un panico assoluto ai più alti livelli del governo e delle forze armate, perchè il nostro primo test della nuova generazione di missili nucleari da quattro anni a oggi è stato un clamoros fallimento”, riferisce una fonte al Times.
“Alla fine Downing street decise di nascondere il test fallito all’opinione pubblica e al parlamento, sapendo che, se fosse stato reso noto, avrebbe gravemente danneggiato la credibilità delle nostre forze strategiche”.
Theresa May era ministro dell’Interno al momento dell’incidente, ma è diventata premier poco tempo dopo, per le conseguenze della vittoria della Brexit nel referendum sull’Unione Europea e delle dimissioni di David Cameron.
Ed è stata comunque lei, cinque giorni dopo il suo insediamento a capo del governo, a chiedere e ottenere dalla camera dei Comuni un primo finanziamento di oltre 50 milioni di sterline per il programma di riarmo nucleare.
L’accusa di “cover up”, esplosa sui giornali, finisce stamane al palazzo di Westminster, dove il ministro della Difesa Michael Fallon dovrà rispondere dell’accaduto davanti a una commissione di deputati.
Il leader laburista Jeremy Corbyn lo definisce “un errore catastrofico”: a luglio metà del suo partito votò contro il finanziamento del Trident e ora l’opposizione potrebbe essere ancora più ampia. Gli indipendentisti scozzesi denunciano il “grave” insabbiamento. E anche se il governo ribadisce di avere “piena fiducia” nel programma, il “Trident-gate” getta una prima ombra su Theresa May, alla vigilia del delicato viaggio negli Stati Uniti dove la premier incontrerà venerdì il presidente Trump.
(da agenzie)
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