Destra di Popolo.net

FEDERALISMO, PIU’ TASSE PER TUTTI: IL TERZO POLO DICE NO

Gennaio 31st, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO PUNTA SULL’OK DEI COMUNI CHE POI POTRANNO AUMENTARE LA PRESSIONE FISCALE LOCALE….IL TERZO POLO: “FARA’ AUMENTARE LE TASSE, E’ UN BLUFF DELLA LEGA, SE LO VOTINO DA SOLI”…”I SINDACI SARANNO I NUOVI GABELLIERI PER CONTO DELLO STATO”

Il Terzo Polo spara a palle incatenate contro il federalismo.
Dalle assise di Todi Casini, Rutelli, Lombardo non hanno usato mezzi termini e, in vista del voto sul filo del rasoio della prossima settimana, si preparano all’attacco.
«La Lega è preoccupata ma questo federalismo fa aumentare le tasse, non lo possiamo votare», ha detto il leader dell’Udc.
«E’ un bluff della Lega se lo votino da soli se ci riescono», ha aggiunto il segretario Lorenzo Cesa.
«Il feticcio cadrà  e potrebbe porre le condizioni perchè sia la Lega a staccare la spina al governo», ha auspicato Francesco Rutelli leader dell’Api.
Duri anche Raffaele Lombardo e Carmelo Lo Monte dell’Mpa: «E’ contro il Sud e noi diremo di no».
Intanto il presidente dell’Anci Chiamparino è stretto tra più fuochi: mentre il Pd è espressamente contro la decisione dell’associazione dei municipi, Bossi impugna strumentalmente il semaforo verde dei Comuni per forzare la mano ai partiti.
A condire l’analis anche un nuovo rapporto della Cgia di Mestre: secondo lo studio, che calcola l’incidenza percentuale del debito sulle entrate correnti dei 118 comuni capoluogo di provincia, Torino (di cui Chiamparino è sindaco) è il comune capoluogo più indebitato d’Italia con una percentuale di debito sulle entrate correnti pari a 252,2 per cento.
Seguono Carrara con il 223,1 per cento, Milano, con il 209,9 per cento, Teramo con il 192,1 e Fermo con il 181,5.
Tra i più oculati, invece, l’Aquila (9,1 per cento), Vibo Valentia (8,2 per cento), Brescia (7 per cento) e Caltanisetta (5,4 per cento).
Allarmate le conclusioni del segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi: taglio dei trasferimenti e aumento delle competenze dei Comuni, unite alla possibilità  di aumentare le addizionali Irpef e introdurre le tasse di soggiorno, creano il rischio che i sindaci si trasformino in «nuovi gabellieri per conto dello Stato centrale».
Severo anche il giudizio dell’«Avvenire» secondo cui c’è il rischio che «il federalismo produca un aumento del carico fiscale invece della sua promessa graduale riduzione», se le imposizioni concesse ai Comuni verranno messe in atto in modo «generalizzato e simultaneo».
Fa discutere anche l’introduzione della cedolare secca.
Secondo i calcoli del sindacato inquilini Sunia, l’imposta sulle locazioni, così come prevista dalle bozze sul federalismo municipale, potrebbe provocare una perdita di gettito rispetto alle attuali entrate pari a 500 milioni per le casse dello Stato.
Le aliquote sulla cedolare secca, infatti, nelle diverse bozze circolate sul federalismo municipale   «variano di continuo mentre sembra essere sparito il fondo di sostegno con cui finanziare gli sgravi fiscali per le famiglie con figli».

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FAVORI PADANI: LA REGIONE RENDE EDIFICABILI 80.000 METRI QUADRI DI TERRENO DEL SEN. LEGHISTA FILIPPI

Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile

DA DESTINAZIONE AGRICOLA IL TERRENO PASSA A COSTRUIBILE: IL PROGETTO PREVEDE L’EDIFICAZIONE DI UN GRANDE CENTRO COMMERCIALE…UN ASSESSORE PDL SOLLEVA IL CASO E NON VOTA, ZAIA SI INCAZZA: “NON SONO AMMESSI OBIETTORI”… ZAIA CI SPIEGA QUANTO GUADAGNA IL SEN. FILIPPI CON QUESTA OPERAZIONE?

Ottantamila metri quadri di terreno di proprietà  di un senatore leghista che diventano edificabili e destinati all’ennesimo centro commerciale nel Vicentino. Forse alla notizia sarebbe stato messo il silenziatore se la Lega e il Pdl non avessero problemi seri di dialogo.
Così quel sì della Regione Veneto a favore della variante al piano regolatore per l’area di proprietà  del senatore Alberto Filippi, giovane imprenditore folgorato sulla strada per Pontida e anche lui “minacciato” da cimici nel suo ufficio, rischia di diventare un caso.
Politico, almeno per adesso.
Anche perchè il dissenso dell’assessore del Pdl Elena Donazzan — che al momento del voto in giunta se n’è andata — non è stato preso bene dal governatore Luca Zaia che, senza giri di parole, ha detto che “in giunta non esistono obiettori di coscienza.
O si vota a favore oppure si fanno mettere a verbale i motivi del no o dell’astensione. Una terza opzione non esiste”.
Donazzan, da parte sua, ha risposto che l’operazione, “oltre all’imbarazzo che può provocare va contro le parole spese in campagna elettorale a favore del piccolo commercio”.
Il risultato è una tensione tra Lega e Pdl che tutti i giorni rischia di finire in un divorzio.
I protagonisti della bega sono entrambi duri e puri.
Il governatore del Veneto Zaia lo conosciamo bene: è un leghista della prima ora, ha manie di grandezza (quando era presidente della Provincia di Treviso si fece ristrutturare una reggia) e se Umberto Bossi comanda lui esegue a testa bassa.
Donazzan Elena, classe 1972 da Bassano del Grappa, assessore all’istruzione, lavoro e formazione del Veneto, malleabile lo è poco.
Viene da una famiglia di “tradizione militare”, come lei spiega, e a 18 anni era già  presidente provinciale del Fronte della Gioventù a Vicenza.
Nel 2005, raccolte 13 mila preferenze, era già  assessore con Galan e dopo le 22 preferenze ottenute nel marzo del 2010 Zaia non ha potuto far altro che confermarla.
Alla svolta dei finiani ha preferito il Pdl e, nell’ultima uscita pubblica ha messo al bando nelle scuole della sua regione tutti i libri di quegli scrittori che in passato avevano firmato appelli pro-Battisti, da Roberto Saviano a Daniel Pennac passando per Massimo Carlotto. Roba da medioevo, come ha detto Alain Elkann. Capito il personaggio.
Così in giunta non ci ha pensato due volte a far emergere quei contrasti e quando è stato il momento di votare sul centro commerciale che sorgerà  sui terreni del leghista Filippi ha alzato i tacchi ed è uscita.
Un’area, quella di cui parliamo, da tempo sotto i riflettori.
Secondo un’inchiesta del Giornale di Vicenza quell’area venne acquistata dalla famiglia Filippi come terreno agricolo.
Lo stesso senatore scrisse che quel terreno fu acquistato a 70 euro al metro quadro (cifra comunque irrisoria, un terreno agricolo in quella zona costa poco meno, forse 35) ed era destinato al deposito di prodotti chimici e senza alcun intento speculativo.
“Fu il Comune e il sindaco di Montebello Vicentino a non ritenere opportuno che si insediasse nel territorio comunale un’attività  a rischio d’incidenti rilevanti.
Il senatore Filippi — secondo le parole del suo avvocato Andrea Faresin — non poteva considerare privi di rilievo l’orientamento del Comune e quello della comunità  locale e rinunciò, quindi, all’approvazione del progetto relativo al nuovo deposito che la normativa vigente avrebbe ammesso”.
Capito il buon cuore di Filippi?
Sono stati gli altri, gli enti locali, a fare si che l’area avesse un cambio di destinazione d’uso e dunque potesse diventare il terreno fertile per un nuovo centro commerciale.
Ma ha fatto di più Filippi. Due mesi fa ha dichiarato che “visto che è stata cambiata la destinazione d’uso dell’area so che non potrò installare la mia azienda. Quindi andrò in cerca di un’altra area in zona e metterò in vendita i terreni in questione senza nè richiedere nè attendere eventuali licenze per la grande distribuzione ed evitando, così facendo, ogni operazione immobiliare, comunque lecita. Ci rimetterò un sacco di soldi, ma lo so bene che pago la scelta di darmi alla politica”.
Nel frattempo le autorizzazioni sono arrivate e l’area è ancora di proprietà  di Filippi.
E oggi più che mai lui e i suoi terreni sono sotto i riflettori a causa delle posizioni assunte dall’assessore Donazzan e alla replica a Zaia che parlava di obiettori di coscienza.
“Ha ragione il presidente Zaia — ha detto provocatoriamente Donazzan — la prossima volta argomenterò il mio voto contrario, anche se si dovesse trattare di qualcosa che non è strettamente legato al provvedimento. Abbiamo approvato un piano urbanistico molto dettagliato, per certi versi molto atteso, che per una piccola parte per me valeva come espressione di contrarietà  dove prevede un’enorme area a finalità  commerciale. E la ragione principale è il rispetto dell’impegno preso durante le ultime elezioni regionali da parte di questa maggioranza di non eccedere nell’autorizzazione a nuovi centri commerciali, sottolineando una posizione culturale di difesa del piccolo commercio”.
E ancora, riferita a Filippi: “Il senatore non è del mio partito, non è imbarazzante per me ma per la Lega. Certo che quando ci sono interessi diretti in gioco la questione diventa imbarazzante per tutti”.
Per adesso l’unico a guadagnarci è Filippi che ha fatto un grosso affare.
La polemica tra Lega e Pdl non sappiamo come andrà  a finire, ma le parole e le posizioni peseranno in futuro.
E quel matrimonio nel nome della governabilità , in Veneto come a Roma, appare destinato a finire.

Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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FEDERALISMO FISCALE: I MOTIVI PER CUI I COMUNI SI OPPONGONO ALLA PATACCA CENTRALISTA DI CALDEROLI

Gennaio 24th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNO HA TAGLIATO IL 60% DELLE RISORSE AI COMUNI, ORA MANCANO 4 MILIARDI… IL DECRETO E’ SOLO UN’OPERAZIONE DI FACCIATA SU IMPUT CENTRALISTA: OGNI IMPOSTA LOCALE SLITTA AL 2014, NEL FRATTEMPO I BILANCI DEI COMUNI SONO A RISCHIO FALLIMENTO

I tagli si sono abbattuti su tutti gli enti locali, la nuova fiscalità  municipale ne compenserà  solo alcuni, e solo in parte.
Ecco perchè l’Anci, insieme alle opposizioni, ha chiesto “una pausa di riflessione” per la delega al federalismo fiscale, e perchè l’Anci giovane insiste sull’estensione della tassa di soggiorno a tutti i Comuni (attualmente la possibilità  è data solo ai Comuni capoluogo di provincia).
Roberto Reggi, sindaco di Piacenza e vicepresidente Anci, riferendosi all’apertura del ministro Calderoli sul possibile accoglimento di alcune modifiche richieste dall’associazione al testo del decreto sul federalismo fiscale parla di “operazione di facciata”.
Cosa c’è dietro la facciata?
Secondo i calcoli della Voce.info le misure economiche varate nel 2010 hanno operato per gli enti locali tagli che riducono le risorse in media del 60%.
Un’operazione che suona molto più centralista che federalista.
Come vengono compensati questi tagli?
Per i Comuni in particolare è prevista la compartecipazione del 2% all’Irpef a partire dal 2014.
Ma fino al 2014?
La disciplina transitoria non rassicura i Comuni, anche perchè, insiste Reggi, da un lato “sembra di assistere al gioco delle tre carte con un testo che cambia continuamente”, dall’altro “di autonomia reale non ce ne restituiscono, ci propinano un meccanismo di perequazione complicatissimo e centralistico, oltre a toglierci risorse”.
Un esempio per tutti: l’Imu, l’imposta municipale unificata sulle seconde case, slitta al 2014, con un’aliquota che verrà  decisa di anno in anno dal governo centrale attraverso la legge di stabilità .
Il che significa che gli enti locali non potranno preparare un bilancio di previsione finchè lo Stato non avrà  definito l’aliquota.
“Sono due le questioni fondamentali — ha spiegato il presidente dell’Anci Chiamparino — una sull’assetto che dovrà  avere l’imposta nel 2012: nel decreto si dice che l’aliquota che dovrà  alimentare questo tributo verrà  fissata di anno in anno dalla legge di stabilità . Ma se ogni anno si deve contrattare il dato dell’aliquota è evidente che il provvedimento non funziona.
Inoltre, il governo ha riproposto l’esenzione per gli edifici di culto e per quelli non a scopo di lucro.
Questo equivale a una quantità  di risorse che mancheranno.
Chi le copre? I comuni?
Siamo già  a 4 miliardi di euro in meno tra tagli e trasferimenti”.

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LA PATACCA FEDERALISTA DERAGLIA, LA LEGA NON SA PIU’ CHE FARE E FINISCE SPERNACCHIATA

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

CALDEROLI PROPONE SETTE GIORNI DI PROROGA, IL TERZO POLO NON CI STA: “NON BASTANO, SERVONO SEI MESI PER   ATTUARE LE NECESSARIE MODIFICHE, OCCORRONO RISPOSTE CONCRETE, IL TESTO E’ STATO PEGGIORATO”…E IN COMMISSIONE IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA

Si fa sempre più tortuosa la strada del federalismo.
Il consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di una settimana per l’esame e il voto dei pareri sulla delega al federalismo fiscale da parte della ‘bicameralina’ per il federalismo.
Il rinvio di una settimana è stato proposto dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che spiega: “Vogliamo proseguire il dialogo”.
Il governo, in questo modo, ha concesso una settimana in più alla commissione per discutere ed approvare il testo, il cui via libera in questo modo slitterà  da mercoledì prossimo a quello successivo.
“E’ andata bene, c’è solo qualche giorno in più per leggere gli emendamenti”, sottolinea il ministro delle Riforme, Umberto Bossi.
Che però torna a minacciare le urne: “Se ci sono i voti bene, altrimenti si va a votare”.
Le opposizioni, intanto, non ci stanno.
Il Terzo Polo dice che una settimana di tempo non basta affatto, e anzi chiede una proporoga di sei mesi.
Analoga posizione dei democratici: “Rinvio di una settimana è una presa in giro”.
“Il governo ha la volontà  di spaccare anche il capello se necessario ma chiederemo all’ufficio di presidenza della bicamerale che sia fissato un orario per la seduta del mercoledì successivo in modo che ci sia la certezza dei tempi”, spiega Calderoli.
Riguardo alla proroga di sei mesi per la legge delega che scade il 21 maggio, chiesta dall’opposizione, rimanda la decisione al Parlamento: “è una valutazione che spetta all’Aula, il governo non può esprimersi su questo”.
Ma la scelta del governo non convince del tutto i Comuni.
“A noi interessano risposte positive sui temi che abbiamo proposto, se una settimana in più serve per approfondire e dare risposte in quel senso, ben venga” dice il sindaco di Torino e presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino – Comunque anche di fronte alle posizioni che sono emerse in Commissione bicamerale, il rinvio mi sembra saggio, ma non so se sufficiente. Ma questo non sono in grado di valutarlo ora, valuteremo i testi che ci verranno proposti”.
“Resta fermo -conclude Chiamparino- che nostro giudizio dipenderà  dalle risposte ai punti che abbiamo sollevato e che tutti conoscono, perchè li abbiamo consegnati ieri nero su bianco”.
In trincea il Pd e il Terzo Polo di Fini e Casini. “Una proroga di pochi giorni non è adeguata alla complessità  dei problemi relativi al federalismo municipale” commenta Linda Lanzillotta.
“Presenteremo un emendamento al milleproroghe – ribadisce Mario Baldassarri di Fli – per chiedere una proroga di 5-6 mesi sulla delega”.
“Avevamo ragione noi. – osserva Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd – Prendiamo atto che c’è stata una decisione sulla proroga ma dobbiamo essere oggettivi e dire la verità : la proposta di rinvio di una settimana è solo una presa in giro. I testi devono essere riscritti prendendo il tempo che sarà  necessario e tenendo conto degli importanti rilievi emersi in questi mesi”.
Fini e Casini hanno stretto all’angolo Bossi che non sa come uscirne: in commissione il governo non ha la maggioranza e se insiste va sotto.
In tal caso dovrebbe mettere in atto la minaccia della crisi di governo, ma il premier non vuole.
Alla fine è la Lega che rischia grosso, pressata tra esigenze di governo e volontà  del suo elettorato.
E il senatur stavolta non può pensare di cavarsela con la solita raffinata pernacchia: quello che rischia di finire spernacchaito è lui e la sua patacca spacciata per federalismo.
Non potrebbe neanche più venderla come la panacea di tutti i mali ai beoti padani.
Beoti si, ma fino a un certo punto.

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AI COMUNI IL TESTO DEL DECRETO SUL FEDERALISMO NON PIACE, LEGA ALL’ANGOLO E PER BONDI ARRIVA LA MOZIONE DI SFIDUCIA DEL TERZO POLO

Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile

ANCI: “IL DECRETO NON VA BENE, OCCORRE PROLUNGARE IL CONFRONTO”… IL FEDERALISMO PATACCA ORA RISCHIA IL NAUFRAGIO… IL TERZO POLO CHIEDE LA SFIDUCIA PER IL MINISTRO

Dopo il vertice della notte scorsa a Palazzo Grazioli fra Silvio Berlusconi e la Lega Nord, al termine del quale il leader del Carroccio ha assicurato il sostegno al premier, travolto dallo scandalo Ruby, a patto che venga dato il via libera ai decreti attuativi del federalismo, arriva il no dei Comuni al testo del decreto sulla fiscalità  municipale.
Il testo del decreto sul fisco municipale contiene al suo interno «molte incertezze su numerosi punti fondamentali per la vita dei Comuni italiani. Così non va assolutamente e preghiamo il governo di apportare gli opportuni chiarimenti quanto prima»: è il parere espresso oggi dal presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, secondo il quale «il provvedimento licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della commissione Bicamerale per il federalismo è dominato da confusione e incertezza, che probabilmente sono il prodotto dell’attuale fase politica che governo e Parlamento stanno vivendo».
Il leader dell’Anci si è detto disponibile all’apertura di una fase di interlocuzione in conferenza unificata; se però – ha avvertito – il governo dovesse dire ‘nò a questa ipotesi, preferendo il solo iter parlamentare, «allora l’Anci non si schiererebbe per evitare inaccettabili torsioni politiche».
Oggi nel primo pomeriggio Chiamparino incontrerà  Calderoli e il presidente della Bicamerale per il Federalismo fiscale, Enrico La Loggia, per esporgli il punto di vista dell’Anci.
L’Anci ha votato all’unanimità  un documento in cui elenca le proprie richieste: sbloccare subito le addizionali Irpef; prevedere che l’incremento dei tributi resti ai Comuni; estendere la possibilità  di introdurre un contributo di soggiorno a tutti i Comuni («così non ha senso perchè chi ha più bisogno dell’imposta di soggiorno sono i Comuni piccoli che hanno molti turisti», ha spiegato Chiamparino); decidere con i Comuni le aliquote di compartecipazione a tributi immobiliari, Irpef e cedolare secca; definire un quadro dettagliato del Fondo perequativo; definire rapidamente la disciplina di Tarsu/Tia; sostenere le unioni e fusioni di Comuni.
Sulla nuova Imu, che Chiamparino ha definito «un restyling dell’Ici» e che rappresenterà  i due terzi della base imponibile dei Comuni, Chiamparino ha sottolineato che «la definizione dell’aliquota demandata di anno in anno alla Finanziaria introduce un elemento di subalternità  inaccettabile: in questo modo ci si obbliga a vivere alla giornata, anzi all’annata».
In realtà  stanno venendo a galla le contraddizioni di un federalismo patacca che determinerà  solo un danno economico al centro-sud e un aumento indiscriminato delle tasse locali ovunque, come andiamo da tempo denunciando.
Alla Lega del federalismo non frega nulla, gli serve solo come specchietto per le allodole e i tordi del nord, in modo da fottersi localmente i proventi fiscali e trattenere “a casa loro” maggiori entrate, penalizzando il resto d’Italia,
Anche perchè un federalismo serio inizierebbe prima da quello istituzionale, non certo da quello fiscale.
Così avviene nei Paesi civili.
Il federalismo è solo un mezzo tecnico, sotto l’aspetto meramente economico, nulla di più, tutto il resto sono solo palle.
Ci sono stati centralisti che funzionano bene e altri federalisti che funzionano male, e viceversa.
Dipende dalla classe politica, non dai meccanismi scelti.
E questo la Lega lo sa bene, ma in tal modo può giustificare che il governo (dove sono parte dominante) non ha concluso nulla: non a causa anche loro, ma perchè non c’è ancora il federalismo.
Quando e se ci sarà , esso rappresenterà  la messa da requiem per i sopravvisuti leghisti che si dovranno gettare nel Po per fuggire alla folla inferocita.
Da segnalare infine che stamane i gruppi coordinati di Udc, Fli, Api ed Mpa hanno presentato alla Camera dei deputati il testo con la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi.
L’esame è stato calendarizzato entro la fine del mese di gennaio.
Un altro momento difficile per il governo, se mai ci arriverà  a quella data.

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GRAZIE A CALDEROLI ADULTERARE GLI ALIMENTI NON E’ PIU’ REATO

Gennaio 16th, 2011 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA TAGLIA SENZA NEANCHE LEGGERE E CANCELLA LA LEGGE 263 DEL 1962 CHE PUNIVA LE SOFISTIFICAZIONI DANNOSE ALLA SALUTE….IL PM GUARINIELLO: “BLOCCATI I PROCESSI SULLE MOZZARELLE BLU E CASI ANALOGHI”

Più che semplificare, il ‘taglialeggi’ varato dal ministro Roberto Calderoli rischia di azzerare l’ordinamento giurifico, abrogando leggi di vitale importanza.
Se infatti si è rivelato un falso allarme quello dell’abrogazione del tribunale dei minori (La norma di abrogazione è stata corretta in extremis prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), al momento sembra definitiva l’abrogazione della legge 263 del 1962, che puniva le adulterazioni alimentari. A denunciarla il pm di Torino Raffaele Guariniello, che si occupa abitualmente di questo tipo di reati, e che dalla seconda metà  di dicembre si trova di fatto bloccato, non avendo più alcuna normativa alla quale fare riferimento.
Tra i procedimenti bloccati c’è anche quello sulle “mozzarelle blu”.
Ma come si è arrivati all’abrogazione di una legge così importante, che tutela la salute dei cittadini?
Il provvedimento “taglia-leggi” del ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, ha cancellato le norme risalenti a prima del 1970.
Per evitare che finissero al macero delle leggi di cui si riteneva “indispensabile la permanenza in vigore”, il decreto 179 del 2009 aveva previsto che entro un anno venissero corretti “eventuali errori e omissioni”, stilando un apposito elenco di provvedimenti da salvare: la 263/62, non vi compare e, quindi, deve essere considerataabrogata a partire dall’11   dicembre.
Finora il pm Guariniello aveva continuato a indagare su “mozzarelle blu” e altri fenomeni analoghi grazie a una sentenza della Cassazione, depositata il 31 marzo 2010, che analizzando l’intreccio delle norme stabiliva che la 263/62 restava in vigore fino a dicembre.
Il termine, però, ormai è scaduto e adesso, anche se la legge venisse riesumata, i processi si concluderanno con delle assoluzioni in base al principio che devono essere applicate le norme più favorevoli agli imputati.
Il magistrato ha preso contatto con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per chiedere se è possibile prendere dei provvedimenti che salvino le indagini.
Guariniello ha sospeso la procedura verso il rinvio a giudizio per due casi, scoperti a Torino, di messa in commercio di pesce adulterato: “Restiamo senza il baluardo che ci permetteva di combattere adulterazioni e contaminazioni”, ha denunciato il magistrato, ricordando che anche “in passato c’erano stati blandi tentativi di depenalizzazione che non erano andati a buon fine. Ma questa non è una depenalizzazione: è un’abrogazione vera e propria. Vuol dire che certi comportamenti diventano leciti”.
Secondo Guariniello è possibile tuttavia che il governo trovi il modo di ripristinare la legge.
“Ma il problema – spiega – è che dallo scorso dicembre la 283 è stata di fatto eliminata, visto che non è stata inclusa nello speciale elenco delle norme da salvare. Per questo motivo, in tribunale non può più essere applicata. E gli imputati, in caso di processo, a meno che non vengano contestati anche altri reati, dovranno essere assolti”.
Secondo quanto ha potuto accertare l’Ansa, il primo caso di assoluzione si è verificato lo scorso 21 dicembre in un tribunale dell’Italia del Sud. L’interessato era il gestore di un esercizio commerciale: il suo avvocato ha sollevato la questione e il giudice lo ha assolto “perchè il fatto non è più previsto dalla legge come reato”.
Ma questa non è una depenalizzazione: è un’abrogazione vera e propria. Vuol dire che certi comportamenti diventano leciti”.

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A BELLUNO NON PIACE LA PADANIA: E LA PROVINCIA CHIEDE LA SECESSIONE

Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile

BELLUNO CHIEDE L’ANNESSIONE AL TRENTINO: UN DURO COLPO PER LA LEGA E IL FEDERALISMO…DOPO AVER PREDICATO TANTO LA SECESSIONE, ORA I LEGHISTI SE LA TROVANO IN CASA… E CALDEROLI ADESSO NON VUOLE IL REFERENDUM

Oltre 17mila firme costringono la giunta della provincia a pronunciarsi a favore del referendum.
Un duro colpo per la Lega e per il federalismo fiscale
Purchè secessione sia.
Un’intera provincia, quella di Belluno, tra le più leghiste d’Italia col 35 per cento di consensi per il Carroccio, chiede di traslocare dal Veneto al Trentino Alto Adige.
Oltre 17.000 firme hanno costretto la giunta provinciale a pronunciarsi a favore del referendum, creando una pericolosa frattura all’interno della Lega nord che, al momento di votare, si è spaccata.
In barba al capo, Umberto Bossi, quello del federalismo o morte, i leghisti del profondo nord chiedono la secessione, e questa volta dal nord.
Una corsa ai denari di cui possono godere province e regioni autonome?
Ovvio che sì.
Se la Lega crede nel federalismo fiscale, i leghisti dimostrano di trovarlo uno spauracchio.
E puntano a quelle autonomie che i soldi li hanno già  garantiti.
La richiesta, unica, di una provincia intera che chiede il trasferimento, è motivata anche da una specificità  molto più simile a quella del Trentino Alto Adige che al Veneto, uniti da quel patrimonio che sono le Dolomiti.
Ma alla base resta la voglia di autodeterminarsi, lontani da Venezia e dal Veneto, e di non sopportare più i tagli, le poche risorse al turismo, il meno 25 per cento alla sanità  in montagna, la chiusura dell’università  di Feltre.
Così, insieme ad altri 500 comuni di confine, quasi tutti a maggioranza leghista, Belluno e la sua provincia dicono addio alla linea di Bossi, fino a oggi mai contraddetto, neppure sulle piccole questioni, pena l’espulsione, come avvenne qualche anno fa per Donato Manfroi e Paolo Bampo, parlamentari leghisti della prima ora, solo per citare le più eclatanti.
E non è che il senatur non si fosse pronunciato sull’argomento.
Alla cena degli ossi, incalzato dai cronisti del Corriere delle Alpi, aveva detto: “L’autonomia è difficile, ma stiamo cercando di darvi un po’ di soldi in più, di aiutarvi, perchè lo sappiamo cosa succede quanto si fa fatica e si vedono vicini che stanno bene come le province di Trento e Bolzano. Però dobbiamo portare a casa il federalismo fiscale, questa è la linea della Lega. E vedrete che le cose cambieranno”.
Più o meno la risposta data da Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto, in un primo quasi ironico nei confronti degli autonomisti, ma che ieri è stato costretto ad abbassare i toni: “Pensiamo al federalismo, quella è la nostra strada”.
Più esplicito ancora era stato il ministro Roberto Calderoli: ”Il referendum? Cos’è ‘sta roba? Non se ne parla nemmeno. Con la riforma federalista, tutte le Province e le Regioni diventeranno speciali, autonome, quindi non c’è alcun bisogno di questa fuga in avanti. Sarà  in questo modo che risponderemo alle attese dei bellunesi”.
Ma da oggi la Lega dovrà  fare i conti con la linea secessionista di uno dei suoi territori più cari e che forse aveva sottovalutato: con ventuno voti favorevoli (di cui uno “tecnico” del leghista Cesare Rizzi) e due contrari (Renza Buzzo Piazzetta e Gino Mondin, Lega) il Consiglio provinciale di Belluno ha approvato la richiesta di dare avvio all’iter per il referendum.
Un referendum che dovrebbe portare, nelle intenzioni del Comitato e delle 17.500 persone che hanno firmato, al distacco della Provincia dalla Regione Veneto e alla aggregazione al Trentino Alto Adige.
Nelle tre ore di discussione, seguite in diretta dalle tv locali, i consiglieri provinciali hanno parlato dei problemi del Bellunese: dallo spopolamento al disagio di vivere in montagna, alle disparità  economiche che ci sono sono con i vicini del Trentino Alto Adige.
Ma cosa accadrà  adesso dal punto di vista formale?
Quello referendario è uno slogan o una possibilità  concreta?
Intanto la Provincia di Belluno dovrà  avviare l’iter, inviando il pronunciamento dell’assemblea al ministero dell’Interno con la richiesta di indizione del referendum, in teoria entro sei mesi.
Un referendum che, anche se previsto dall’articolo 132 della Costituzione, non si è mai svolto in questi termini.
Il ministro poi dovrebbe trasferire il plico alla Cassazione, che verificherebbe l’ammissibilità  del quesito e, se la risposta fosse positiva, un decreto del presidente della Repubblica indirrebbe il referendum nel giorno ritenuto più opportuno.
Ma è ma molto probabile che le eccezioni vengano fatte sul nascere e che il referendum resterà  solo una dimostrazione. Forte, ma pur sempre una dimostrazione politica che non avrebbe esito concreto.
Una grana, soprattutto per la Lega.
Già , perchè a Belluno vanno aggiunti gli altri 500 e passa Comuni, riuniti sotto la sigla dell’Asscomiconf, l’associazione dei Comuni di confine, che vogliono cambiare casa: chi sta in Veneto chiede l’Alto Adige, il Trentino o il Friuli Venezia Giulia, chi è in Piemonte in Lombardia vuole la Valle d’Aosta. E così via.
Una secessione nelle roccaforti del partito che un’altra secessione, quella dal sud del Paese, l’ha predicata fin troppo.
Fino a trovarsela, oggi, come un problema interno.

Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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L’ULTIMO BLUFF DEL FEDERALISMO FISCALE IN COMMISSIONE: SOTTO IL VESTITO SOLO PIU’ TASSE

Gennaio 13th, 2011 Riccardo Fucile

PER BOSSI IL PARERE (NON VINCOLANTE) DELLA BICAMERALE È DECISIVO, MA LA RIFORMA RESTA UNA SCATOLA VUOTA…COSTI STANDARD, QUALCUNO HA BARATO: NON SI CONSIDERANO PIU’ COME PARAMETRO DI RIFERIMENTO LE REGIONI PIU’ EFFICIENTI, MA SOLO CINQUE REGIONI, DI CUI DUE CON BILANCI IN DISSESTO…TRA TANTE MODIFICHE, ALLA FINE IL PARAMETRO RESTA IL COSTO STORICO E IL FEDERALISMO PORTERA’ SOLO MAGGIORI TASSE

Per la Lega è il momento della verità , l’occasione per decidere se il governo deve vivere o morire.
Ma il passaggio del federalismo fiscale nella commissione bicamerale (cioè composta sia da deputati che da senatori) ha un valore solo politico: quindici membri della maggioranza, quindici dell’opposizione, il presidente (finiano) Mario Baldassarri in bilico.
Ieri è cominciato l’iter, c’è tempo fino al 28 gennaio per approvare gli ultimi decreti attuativi del federalismo fiscale.
Funziona così: nel 2009 il Parlamento approva la legge delega sul federalismo fiscale, poi tocca al Consiglio dei ministri emanare i decreti legislativi (che danno sostanza alla delega) su cui la bicamerale dà  un parere consultivo.
Poi si esprimono le commmissioni competenti di Camera e Senato e infine i decreti devono essere convertiti in legge dal Parlamento.
Il senso dei 17 giorni per approvare gli ultimi cinque decreti attuativi è dunque tutto politico, una prova di fedeltà  alla Lega.
Nel concreto cambierà  davvero poco perchè il federalismo fiscale era e resta soprattutto una scatola vuota.
Il punto di cui si discute ora è il fisco comunale.
L’idea originale, condivisa un po’ da tutti, era di assegnare ai Comuni la gestione di alcuni tributi, così da renderli responsabili delle spese.
Risultato: nel 2011 i Comuni riceveranno da Roma esattamente gli stessi soldi del 2010, circa 13 miliardi di euro, ma da un “fondo di riequilibrio” invece che come normale trasferimento dal centro alla periferia.
Gli enti locali protestano, poi, perchè il calcolo dei trasferimenti si fa sul 2010, cioè include i tagli della manovra di luglio, quindi le riduzioni rispetto al 2009 diventano strutturali. E dal 2012…?
È un mistero perfino se questo “fondo di riequilibrio” avrà  sempre la stessa dotazione o verrà  finanziato a seconda delle disponibilità  dello Stato.
Le entrate   che dovrebbero contribuire a questo fondo restano molto incerte. Dal 2014 il federalismo municipale dovrebbe andare infatti a regime, tutto centrato sulla tassazione delle abitazioni e sull’Imu, l’imposta municipale unica.
L’Imu, lo ha ribadito ieri il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, rimarrà  quella prevista nella versione dei decreti sottoposta alla bicamerale: riguarderà  soltanto le seconde e terze case.
Tradotto: i Comuni in zone turistiche e le grandi città  dove in molti hanno più di un immobile avranno più risorse a disposizione, o almeno più autonomia, soltanto perchè il governo non può rimangiarsi l’abolizione dell’Ici sulla prima casa (iniziata dall’esecutivo di Romano Prodi).
Quasi tutta la tassazione immobiliare finisce dunque sulle seconde e terze case.
L’altra novità  immobiliare del federalismo fiscale è la cedolare secca sugli affitti.
Il reddito che genera l’affitto, cioè, non dovrebbe più essere conteggiato nell’Irpef (dove ci sono aliquote progressive) ma tassato con un’aliquota unica del 20 per cento.
Lo scopo è far emergere dal sommerso molti affitti che vengono pagati in nero, secondo il principio che se l’imposizione è più bassa si è meno inclini a evadere.
I benefici sono tutti da dimostrare, i costi più evidenti.
Perfino Mario Baldassarri, da sempre grande sponsor della cedolare secca, ha alzato un sopracciglio quando il governo ha ridotto le stime di costo da 3 miliardi a uno.
Perchè almeno all’inizio, nell’attesa che i proprietari si decidano a far emergere dal nero gli affitti, il gettito cala sicuramente.
L’opposizione ha chiesto che sia il governo a pagare la differenza, nel caso il buco si concretizzi nei 3 miliardi temuti.
Calderoli però sa che ottenere una simile garanzia dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è praticamente impossibile. Perchè le risorse sono troppo poche per avere un’incognita di due miliardi all’anno…
Per questo Calderoli ieri ha spiegato che il decreto sul fisco municipale cambierà  ancora, prevedendo una compartecipazione dei Comuni all’Irpef. Piccolo problema: il rischio così è che, a riforma approvata, le addizionali comunali e regionali dell’Irpef siano superiori a quelle di oggi.
Cioè più tasse per tutti.
Tutto questo si salda con il mai risolto problema dell’Ici sulle prime case, abolito come imposta, ma che ha generato un trasferimento sostitutivo dallo Stato di 3,4 miliardi che devve essere prorogato.
Come con gli altri decreti, quindi, i compromessi che si stratificano nei vari passaggi parlamentari rendono sempre più difficile da applicare il principio leghista all’apparenza lineare secondo cui i soldi devono restare sui territori che li hanno generati.
Lo si è visto anche con il punto che doveva essere più rivoluzionario, il passaggio dalla spesa storica (le risorse a cui hai diritto si calcolano in base a quanto spendevi in passato) ai costi standard (risorse proporzionali a quanto dovresti spendere, in base ai servizi erogati).
A dicembre ha avuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni un bizantino meccanismo di calcolo in cui il calcolo dei trasferimenti non considera le Regioni più efficienti come parametro di confronto, ma un pacchetto di cinque Regioni di cui due con i bilanci in dissesto.
Poi si considera la media della spesa storica corretta per le variabili demografiche, tipo l’età  media degli abitanti o la dispersione.
E si perde ogni contenuto rivoluzionario, visto che alla fine il parametro resta il costo storico.
Sulle sanzioni per chi non riesce comunque a rispettare i parametri (inclusa l’ineleggibilità  per gli amministratori) c’è poi grande incertezza su come si tradurranno dalla teoria alla pratica.
Ma alla Lega serve un successo immediato, quale il parere positivo della bicamerale, mentre per risolvere (o rimandare ancora) questi problemi c’è tempo fino a maggio, quando scadrà  la delega che autorizza il governo a emanare i decreti attuativi in materia di federalismo fiscale…

argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, federalismo, governo, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »

LETTERA DI UNA TERREMOTATA DELL’AQUILA AL LEGHISTA BORGHEZIO

Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile

L’EUROPARLAMENTARE AVEVA INVITATO I TERREMOTATI AD ARRANGIARSI DA SOLI, INVECE CHE GRAVARE SULLO STATO ED ESSERE “UN PESO MORTO”

Non so se non riesco a perdonare lei o me stessa, perchè sto sprecando tempo a scriverle.
In molti qui si chiedono se lei sia mai stato a L’Aquila e la invitano a visitarci.
Io, invece, la prego, non venga, mai.
Non riuscirebbe a capire come noi, pesi morti, riusciamo a far vivere una città  che non c’è, come noi riusciamo persino a pagare le tasse, quelle stesse che le permettono di avere uno stipendio.
Non venga Borghezio, è meglio.
Potrebbe scoprire che quei pochi che non hanno perduto il lavoro, lavorano il triplo, oppure dedicano il loro tempo a scrivere una legge che li tuteli, o ancora fanno Masterplan e, pensi un po’, anche la raccolta differenziata.
Non venga, Borghezio, a sentire i nostri adolescenti che parlano e creano, le potrebbe far male, e non oso immaginare come la sua mente potrebbe essere sconvolta dal vedere che riusciamo persino a riunirci in assemblea, oppure a divertirci, pensi un po’.
Non venga Borghezio, non perchè siamo menti labili che potrebbero commettere qualche azione violenta, non venga, non capirebbe mai.
La mia intelligenza mi permette di capire molte cose, ma se anche un centesimo delle mie tasse va nel suo stipendio no, questo non lo capisco.
Le auguro di rimanere nella sua ignoranza, capire potrebbe esserle fatale!

Giusi Pitari

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