Settembre 30th, 2019 Riccardo Fucile
IL GOVERNO LAVORA A UN SUPERBONUS DEL 19% FINO A 2500 EURO DI SPESA CON CARTE DI CREDITO O BANCOMAT
Un “superbonus” del 19% fino a 2500 euro di spesa: è questa l’ipotesi cui si starebbe lavorando in
queste ore.
L’entità del bonus, spiegano fonti di governo, dipenderà dalle risorse, ma l’idea è quella di restituire fino a 475 euro ai contribuenti che nell’anno precedente abbia speso fino a 2500, con carta o bancomat, per spese in alcuni settori che sono più a rischio evasione.
La novità dovrebbe essere abbinata al meccanismo del cashback mensile su tutti i pagamenti tracciabili e da dare tutto in una volta, magari a inizio anno (tanto che già sarebbe stato ribattezzato appunto “bonus della Befana”).
È questa, scrive l’Ansa, una delle ipotesi allo studio in vista della manovra per incentivare la moneta elettronica.
(da agenzie)
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Settembre 30th, 2019 Riccardo Fucile
SI ALZA LA STIMA DELLA LOTTA ALL’EVASIONE, MA IL RISCHIO E’ CHE IN FUTURO SERVANO ALTRE TOPPE PER FAR FRONTE AL PARTITO DELLA SPESA
Sul tavolo del Consiglio dei ministri appena iniziato a palazzo Chigi ci sono le carte dell’aggiornamento al Def, il primo atto della manovra.
Queste carte dicono quanto si può spendere e quali sono le coperture.
Entrate e uscite devono ovviamente combaciare e fino a domenica sera questa sincronia c’era a patto però di recuperare 5 miliardi mancanti attraverso una rimodulazione dell’Iva.
Poi è venuto il vertice notturno a palazzo Chigi, con l’altolà di Di Maio e dei renziani. E così a via XX settembre i tecnici hanno dovuto lavorare tutto il giorno per dare forma alla toppa che si è decisa di mettere sul buco che nel frattempo si era creato.
La toppa è una maggiorazione della stima degli incassi dalla lotta all’evasione fiscale: 5 miliardi, proprio quelli che servono per far quadrare i conti.
Nessun riferimento al ritocco dell’Iva. Problema superato? No, solo rinviato.
Perchè tra due settimane le misure andranno dettagliate e il ritocco all’Iva resta tra le operazioni ritenute necessarie all’interno della più articolata operazione di contrasto all’evasione. Da qui a quindici giorni, però, molte cose possono cambiare.
Il governo giallorosso prova a ricomporre così la prima frattura che si è aperta al suo interno proprio nel momento in cui l’aggiornamento al Def è entrato nella fase cruciale, quella in cui vanno tirate le somme.
Cinque miliardi non costituiscono un buco enorme e non è detto che bisognerà ricorrere all’aumento dell’aliquota Iva al 10% per mettere in cassa i 5 miliardi che si attendono dal contrasto all’evasione.
C’è la possibilità di trattare ancora con l’Europa, allargando il perimetro della flessibilità e quindi dei miliardi che possono servire per chiudere definitivamente il quadro dei conti e delle misure.
Lo spazio di azione del governo non è così stretto, ma il significato della toppa messa oggi dice molto di più della possibilità di scavallare la presentazione della nota di aggiornamento al Def senza rompere il tabù dell’aumento dell’Iva.
Dice che questa legge di bilancio, proprio a causa delle scarse risorse a disposizione, rischia di ritrovarsi costantemente di fronte alla necessità di mettere delle toppe.
Come fronteggiare, infatti, le richieste che arriveranno da Leu e dai renziani in Parlamento? Insomma, la toppa di oggi rischia di non bastare, di essere solo l’apripista a nuove e obbligate toppe.
La fragilità della toppa odierna viene comunque già fuori. La coperta è corta e quindi se si tira da una parte, l’altra resta scoperta.
Ne farà le spese il taglio delle tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, il cavallo di battaglia comune di Pd e 5 stelle. Tra l’altro l’unica iniziativa degna di nota di una manovra che deve rispondere a spese obbligate, e cioè 23,1 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva e 2 miliardi per coprire le spese indifferibili.
Il taglio del cuneo partirà solo da giugno, come anticipato da Huffpost, proprio perchè i soldi sono pochi. Così costerà 2,5 miliardi invece che 5 miliardi.
In attesa di capire come si sostanzieranno le operazioni per recuperare i 5 miliardi su cui oggi si è messo una toppa, dal governo filtrano le prime informazioni su misure appetibili e alla mano solo se si paga con il bancomat o la carta di credito.
Arriva la Befana, un “superbonus” del 19% fino a 2.500 euro di spesa.
L’entità del bonus dipenderà dalle risorse, ma l’idea è quella di restituire fino a 475 euro ai contribuenti che nell’anno precedente abbia speso fino a 2.500, con carta o bancomat, solo per le spese in alcuni settori che sono più a rischio evasione. Nel sacco della Befana, però, c’è ancora il rischio di trovare il carbone.
Perchè altre operazioni sull’Iva, ancora in piedi, fanno riferimento sempre alla necessità di aumentare l’aliquota al 10 per cento. Ma questa è storia che sarà chiara nelle prossime settimane. Oggi si può scrivere che l’Iva non si tocca.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
RISPETTO A GENTILONI AGGIUNTE CLAUSOLE SALVAGUARDIA PER ALTRI 3,9 MILIARDI E CIRCA 9 MILIARDI DI INTERESSI PASSIVI IN PIU’ A CAUSA DELLO SPREAD ALTO
Il nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha la battuta pronta: “Abbiamo questo
grande conto del Papeete che ci è stato lasciato da pagare e dobbiamo farlo in modo equilibrato, senza danneggiare la crescita, trovando le soluzioni e anche la giusta mediazione tra le posizioni in campo”, ha detto, con un chiaro riferimento a Salvini e alla Lega, a 1/2 Ora in più da Lucia Annunziata.
L’erede di Tria ha citato anche in un’altra occasione il Papeete: “Sarebbe stata una deriva pericolosa per l’Italia se l’Opa del Papeete fosse passata”, quindi ora c’è “un grande impegno condiviso per migliorare il Paese”, ha detto successivamente.
Il deputato della Lega Giancarlo Giorgetti ha voluto replicare in diretta: “Volevo dire a Gualtieri che l’aumento dell’Iva non l’abbiamo lasciato noi ma il governo Gentiloni. Quindi si rivolga a lui, per quello. Gli spiegherà bene perchè l’ha fatto, a suo tempo”. Giorgetti evidentemente non si è accorto, anche se all’epoca era sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che il governo a cui partecipava, ovvero il primo di Conte, ha aggiunto clausole per 3,91 miliardi di euro portando il conto di Gentiloni (19,16) a 23,07.
Salvini invece non è stato nemmeno in grado di replicare nel merito, come spesso gli succede: “Questi sanno solo insultare”.
Il dato di fatto, che Salvini dimentica, è che a fine 2018 Bankitalia aveva calcolato 5 miliardi di interessi in più nel 2019 per l’effetto spread, ma aveva anche calcolato fino a 9 miliardi in più di spesa fino al 2020 con i tassi oltre quota 300.
Eccolo, il conto del Papeete causato anche dalla crisi dello spread provocato dal governo Lega-M5S.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
SI PARLA DI UN RIACCREDITO DEL 2%-3% PER CHI PAGA ATTRAVERSO IL MECCANISMO CASHBACK
Uno sconto sull’IVA per chi paga con il bancomat e una tessera elettronica per pagamenti e incentivi — presentata come card anti-evasione — da far gestire alle Poste.
Sono queste le due direttive che segue il governo nella Legge di Bilancio per l’ardua guerra al contante a cui vuole dedicarsi.
Per la card anti-evasione, il tema è stato al centro dell’incontro tra il premier Conte e l’amministratore delegato di poste Matteo Del Fante: si tratterebbe di una card da utilizzare per i pagamenti elettronici e per ricevere gli eventuali bonus e incentivi previsti per chi paga con carta, una sorta di chiave di accesso alle diverse funzioni: carta d’identità , tessera sanitaria e, appunto, conto corrente (tipo borsellino elettronico).
Secondo il Messaggero sulla card sarà riaccreditato il 2% o il 3% delle spese effettuate:
È il cosiddetto meccanismo del «cashback» che il governo vuole inserire nel decreto fiscale in chiave anti-evasione.
In pratica una sorta di rimborso Iva sulle spese pagate con mezzi tracciabili come i bancomat. Inizialmente questo meccanismo potrebbe essere applicato soltanto a settori considerati ad alto rischio di evasione, come i ristoranti, i parrucchieri, i lavori idraulici o di manutenzione, i meccanici, etc.
àal lato dei commercianti, il governo sta cercando un accordo con l’Abi per ridurre le commissioni sull’utilizzo dei Pos, azzerando quelle per le transazioni sotto i cinque euro. In realtà l’Italia, pur essendo nelle ultime posizioni per transazioni digitali, è anche uno dei paesi nei quali le commissioni sono tra le più basse.
Un meccanismo alternativo potrebbe essere la concessione di sconti fiscali ai commercianti sui costi dei pos sulla falsa riga di quanto già avviene per i benzinai.
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
I 25 MILIARDI DERIVANO: 11 DA FLESSIBILITA’ E DEFICIT AL 2,2%, 4 DA RISPARMI REDDITO CITTADINANZA E QUOTA 100, 3 DA CALO SPREAD, 3/4 DA RECUPERO EVASIONE, 1 DA TAGLI MINISTERI, 2 DA RISPARMI, RIORDINO ALIQUOTE
I numeri quantificano gli spazi di azione, dicono quello che si può fare e quello che invece non si riesce a fare perchè i soldi non bastano.
E questo succede sempre quando un governo deve tirare su una manovra, così come si verifica puntualmente il pressing della politica, dei non tecnici, per tutelare le misure che hanno un peso in termini di consenso.
Alla prima legge di bilancio del governo giallorosso sta succedendo questo. Uno dei nodi ancora da sciogliere è il taglio delle tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale.
Al momento i numeri che sono al vaglio dei tecnici del Tesoro dicono di partire da giugno e questa è l’ipotesi più accreditata per la soluzione finale.
Ma nella caccia last minute alle risorse, palazzo Chigi, Pd e 5 stelle premono per avviare il tutto almeno da marzo-aprile, in modo da attutire il contraccolpo di una partenza troppo ritardata.
In una legge di bilancio che sul fronte delle iniziative è obbligatoriamente mite a causa del maxi-impegno da 23,1 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva, il taglio del cuneo fiscale è la misura su cui hanno scelto di puntare Conte e i due partiti di govenro.
Tagliare le tasse sul lavoro significa buste paga più pesanti per i lavoratori. Il progetto iniziale puntava a mettere sul piatto 5 miliardi in modo da garantire un bonus da 1.500 euro all’anno, cumulato in un’unica soluzione. In pratica uno stipendio in più, a luglio, per i redditi fino a 26mila o 35mila euro.
Tutto questo partendo da gennaio del prossimo anno. Ma il timing lo dettano i soldi che si sono riusciti a raccogliere dalle differenti operazioni che si stanno approntando. Bisogna partire dal disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’Iva e dalle spese indifferibili e questo complica la soluzione per l’intervento sul cuneo.
Ad oggi, come si diceva, la partenza suggerita dai lavori in corso al Tesoro è giugno. In questo modo di miliardi ne servirebbero la metà , cioè 2,5 miliardi, e il bonus scenderebbe a 750 euro. Una soluzione intermedia, a cui si sta lavorando in queste ore, è quella di partire a marzo-aprile: tre miliardi per portare il vantaggio fiscale a 900 euro.
Più complessa, anche se non ancora esclusa del tutto, la possibilità di un recupero di risorse all’ultimo momento utile (c’è tempo ancora fino a metà ottobre). Su quest’ultima opzione spingono ancora Pd e 5 stelle.
La manovra parte da spese per circa 31-32 miliardi. Oltre all’Iva, le spese indifferibili e il taglio del cuneo fiscale, ci sono anche micro-interventi come il rifinanziamento del pacchetto Industria 4.0 e gli asili nido.
I soldi che fino ad oggi si sono messi in cascina sono circa 25 miliardi: ne mancano ancora sette.
Le voci delle entrate sono state di nuovo ricalibrate: dai risparmi di reddito e quota 100 arriveranno 4 miliardi, tre miliardi dal calo dello spread (il rendimento del Btp a 10 anni è stato collocato oggi dal Tesoro a un nuovo minimo storico). Ai ministeri verrà chiesto un sacrificio di 1 miliardo mentre dal pacchetto della lotta all’evasione fiscale sono stimati incassi per 3,5 miliardi. Tra un altro pezzo di spending review, riordino delle aliquote Iva, tassa sulla plastica e altri interventi sono attesi altri 2 miliardi.
E poi c’è l’Europa: è lì che si concentra il serbatoio più grande. Le parole del designato commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni (piena flessibilità nel rispetto delle regole) sono state lette in Italia con ottimismo. Quel “piena” fa sperare che alla fine Bruxelles dica sì al deficit al 2,2%, su cui si sta trattando. Significherebbe portare a casa 11 miliardi e chiudere la manovra con meno affanno.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2019 Riccardo Fucile
E’ GIA’ COMPLESSO FAR QUADRARE I CONTI… PER EVITARE AUMENTO E IVA E RIDURRE IL CUNEO FISCALE VANNO TROVATI 32 MILIARDI
La consapevolezza che la manovra non potrà essere lo scrigno dei sogni si fa ogni giorno che
passa sempre più forte nelle stanze del governo. Già non si sa come far quadrare i conti con le spese obbligate, figurarsi pensare ai fuochi d’artificio. Mitezza, insomma. Certo il clima è cambiato, lo spread ha toccato i minimi dall’agosto dell’anno scorso, il bazooka di Draghi è tornato carico, l’Europa ci guarda con benevolenza, ma gli impegni restano tanti.
E già questo è un dato che segna un cambiamento rispetto all’irruenza di un anno fa, quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio facevano a gara per allungare la rispettiva lista della spesa.
Anche i 5 stelle avrebbero messo da parte l’idea di far partire da subito il salario minimo in nome di una legge di bilancio improntata al realismo. E così lo scheletro della manovra, ad oggi, è molto scarno. Il cantiere è aperto, ma ancora da allestire. Di soldi all’appello ne mancano ancora parecchi.
Se si esamina da vicino lo scheletro della prima Finanziaria del nuovo governo si capisce subito come nelle prossime settimane bisognerà lavorare, e parecchio, per ottemperare alla prima esigenza, quella di evitare che l’Iva aumenti dal primo gennaio del prossimo anno. Eccolo lo scheletro della manovra così come si sta delineando nelle carte dei tecnici del Tesoro e dei responsabili economici dei partiti di governo.
C’è la colonna rossa, quella degli impegni che non possono essere elusi. Dentro ci sono le cosiddette clausole di salvaguardia sull’Iva, che valgono 23,1 miliardi e 4 miliardi di spese indifferibile.
Nella stessa colonna va collocata l’unica misura di natura propositiva che l’esecutivo giallorosso può permettersi di sostenere e cioè il taglio del cuneo fiscale. Costa cinque miliardi. Il menù finisce qui.
Se l’anno scorso c’erano le misure bandiera di un governo anch’esso al debutto, e cioè il reddito di cittadinanza e la quota 100, quest’anno sia il Pd che i 5 stelle hanno deciso di concentrarsi sul taglio del costo del lavoro. L’importo è decisamente inferiore alla spesa per le due misure bandiera di Lega e 5 stelle, superiore ai 10 miliardi. Tirando una riga, la somma dà 32,1 miliardi.
Se la spesa è pari a 32 miliardi, la cassaforte che deve contenere le risorse per le coperture è ancora mezza sguarnita.
Il lingotto pesante è più politico che economico: si chiama flessibilità . Da cercare in Europa. Le ultime stime parlano di una richiesta compresa tra i 12 e i 15 miliardi.
In questo modo – almeno questo è il ragionamento del governo – Bruxelles dovrebbe permettere un rialzo del deficit dall′1,6% al 2,3-2,4 per cento.
Si rispetterebbe così il principio politico di ottenere flessibilità in cambio di un rispetto delle regole, ma l’anno scorso – è doveroso ricordarlo – proprio il deficit collocato al 2,4% provocò una diatriba tra Roma e Bruxelles che sfociò nel rischio di arrivare all’attivazione della procedura d’infrazione.
Ma come si diceva questa è una questione politica e i nuovi rapporti tra l’Italia e l’Europa potrebbero lasciare spazio per una flessibilità vicina ai desiderata del governo italiano. Dando per assodato l’ottenimento della flessibilità , è caccia alle risorse che mancano, pari a 17 miliardi.
Gli appunti lasciati dall’ex ministro dell’Economia Giovanni Tria sul taglio delle detrazioni fiscali sono destinati a essere cestinati. Per una ragione politica: un taglio lineare, dal 19% al 18%, significa andare a toccare ambiti politicamente sensibili come la sanità e sdoganare un seppur contenuto aumento delle tasse.
Nè i 5 stelle nè il Pd intendono dare spazio a questa ipotesi. Come si trovano allora 17 miliardi? Sono giorni di conteggi.
Le operazioni a cui fanno riferimento questi conteggi sono le minori spese per il reddito di cittadinanza e quota 100, i soldi che si recupereranno con il calo dello spread, gli incassi della fatturazione elettronica.
Prende piede anche l’ipotesi di chiedere a Bankitalia e a Cdp un altro sacrificio, come fatto a luglio, attraverso il versamento di dividendi ed extradividendi. La somma di tutte queste voci, però, è ancora incerto e dovrebbe toccare al massimo gli 8-9 miliardi. Lo scheletro della manovra è ancora fragile.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2019 Riccardo Fucile
INTERVISTA A RAFFAELLO LUPI, DOCENTE DI DIRITTO TRIBUTARIO A TOR VERGATA
“Flat tax? Ma questa non è una flat tax, è un’imposta sostitutiva come ce ne sono tante su
redditi specifici. Il punto, però, è che — come l’ha concepita il governo gialloverde – farà molti danni, a cominciare da una riduzione del gettito Iva e di quello Irpef. Ma il male peggiore sarà addirittura un altro e avrà effetto sull’intera economia”.
Raffaello Lupi, ordinario di Diritto tributario all’Università di Roma Tor Vergata, considerato uno dei migliori divulgatori in tema di imposte, affronta di petto la “tassa piatta”. Con forti critiche, però.
Professor Lupi, perchè questa tanto sbandierata flat tax, fiore all’occhiello della Lega del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, non sarebbe tale?
Perchè maschera un modo maldestro di affrontare il problema dell’evasione di piccolo commercio e artigianato, il cosiddetto “popolo delle partite Iva”, che rientrerà in massima parte nella soglia di ricavi dichiarati fino a 65 mila euro, prevista dalla legge.
Scusi ma questa imposta esisteva anche prima, solo che i ricavi erano molto più bassi…
Sì, esisteva per il piccolo commercio, gli ambulanti, i parrucchieri, i piccoli artigiani con ricavi però molto più bassi, dai 15 ai 30 mila euro
Quindi la novità è che la soglia è stata alzata fino a 65 mila euro, e oltre nei prossimi anni secondo gli annunci.
Sì ma l’aumento della soglia, che già comunque lascia perplessi (per inciso, è improbabile che la Commissione Ue faccia passare l’innalzamento da 65 a 100 mila euro) non è l’unico fatto nuovo. Ce n’è un altro ben più importante.
Quale?
Il punto è che la sostitutiva è pensata per attività “marginali” verso famiglie e privati consumatori, come piccolo commercio e artigianato, ad esempio l’idraulico o l’elettricista, per i quali è facile evadere e impossibile sapere il vero ammontare dei ricavi. Con le nuove soglie ci rientreranno anche molti che lavorano “full time” per grandi aziende e che per questo stesso motivo devono emettere fattura: di fatto entrano in questo regime anche i piccoli operatori pagati da aziende o enti pubblici che segnalano i loro ricavi al fisco, comunque siano inquadrati (dipendenti, professionisti, diritti d’autore, imprenditori).
In altre parole, lo Stato rinuncerà a colpire con una tassazione rapportata alla capacità contributiva anche laddove c’è una documentazione ben precisa e inequivocabile?
Proprio così, il che mi sembra un grave errore. Il regime che ne viene fuori è distorsivo perchè differenzia la tassazione in base alla forma giuridica: se io sono un lavoratore dipendente e i miei ricavi sono di 55 mila euro pago una certa tassazione, se invece rientro nella flat tax pago soltanto il 15 per cento.
Che succede all’Iva con questo allargamento dell’imposta sostitutiva?
Ne arriverà meno nei bilanci dello Stato. Infatti, il vero vantaggio di quest’enorme aumento delle soglie è l’eliminazione dell’Iva per gran parte di piccoli commercianti e artigiani in sede fissa, non solo ambulanti o marginali.
Perchè?
Perchè il fornitore di beni e servizi ai consumatori finali (parrucchiere, meccanico, sarto, eccetera) intasca tutte le somme che gli danno i clienti, senza più il “cuneo fiscale” rappresentato dall’Iva. Questo è il vantaggio del piccolo artigiano rispetto all’impresa ordinaria che applica l’Iva. Lo Stato, quindi, non soltanto incasserà meno Irpef (sostituita dalla flat), ma perderà tutta l’Iva, al netto di quella non detratta sugli acquisti. L’operatore forfettario, insomma, diventa una specie di consumatore finale ai fini Iva.
C’è un altro problema: chi controllerà il rispetto della soglia dei 65 mila euro per una vasta area grigia per cui questa soglia non è manifestamente visibile?
Sostanzialmente nessuno. Lei tocca il punto cruciale, forse più rilevante ancora di tutti gli altri. L’imposta sostitutiva opera come un incentivo alla polverizzazione delle attività . Già con i nuovi volumi di ricavi dichiarati viene ricompresa la maggior parte delle partite Iva. Tenendo poi conto della nuova convenienza si abbasseranno un po’ i volumi d’affari o si divideranno le imprese famigliari trasformando i collaboratori in imprese autonome. Si potrebbe arrivare al paradosso che per rientrare in questi limiti marito e moglie avranno due partite Iva, mentre c’è un incentivo a frammentare gli studi professionali.
Insomma, piccolo è bello? O, per meglio dire, è più bello di prima?
Tutta questa storia, come si vede, è un ostacolo alla crescita dimensionale delle imprese, un incentivo a rimanere piccoli. Certo, ovviamente se uno sa che può crescere oltre la soglia dei 65 mila euro e può guadagnarci lo fa. Me se è incerto la flat tax spinge a non rischiare: è una delle tante tendenze che non stimolano all’assunzione di rischi, è un incentivo a continuare con il lavoro personale anzichè prendere collaboratori e crescere.
Un popolo di venditori ambulanti, piccoli commercianti, piccoli professionisti, piccoli artigiani: è questo il mondo che Salvini vuole favorire? Una specie di Piccolo mondo antico?
Così sembrerebbe, del resto sono fasce sociali di cui la Lega, nel bene e nel male, ha sempre interpretato gli stati d’animo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 31st, 2018 Riccardo Fucile
DALL’APICOLTURA AL CATASTO FRUTTICOLO
Nicola Lillo su La Stampa oggi racconta in dettaglio le mance elettorali presenti nella Manovra del Popolo secondo una tradizione che si ripete a ogni legge di bilancio.
Una manciata di milioni sono distribuiti a favore degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, dell’apicoltura, del Catasto frutticolo nazionale, per istituti come il Gran Sasso Science Institute, il Cnr, l’Accademia dei Lincei o per le celebrazioni di Nilde Iotti, dello storico Renzo De Felice e per l’anno di Ovidio.
Tra queste misure ci sono anche quelle a favore di Roma, in realtà un po’ più pesanti: i Cinque Selle hanno ottenuto lo stanziamento di 75 milioni per sistemare le strade della Capitale guidata dal sindaco grillino Virginia Raggi e 145 per le linee della metro.
Chi ha guardato al (proprio) territorio ha invece spinto per singole opere pubbliche, che sono riuscite a sopravvivere anche al taglio degli investimenti post-accordo con la Ue: 1,5 milioni saliranno così sul ponte che in Lombardia unisce Calusco e Paderno d’Adda, 3 milioni andranno all’aeroporto di Crotone, 5 alla ferrovia Novara-Biella.
Il costo totale degli interventi è di 280 milioni di euro, ovvero meno dell’1% del totale della manovra, ma è il pensiero che conta, perchè archivia la promessa di una legge di bilancio che non sia un assalto alla diligenza.
O un elenco di misure che incidono poco sulla realtà .
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 30th, 2018 Riccardo Fucile
“E’ UNA LEGGE DI BILANCIO MIOPE”
Sulla manovra Susanna Camusso, segretario della Cgil, non ha dubbi
I pensionati, spiega, sono stati traditi dal blocco della rivalutazione delle pensioni sopra i 1500 euro. Ma a trarre svantaggio dalla legge di Bilancio, secondo il segretario della Cgil, saranno anche altre categorie.
Tra questi, ad esempio, i lavoratori che speravano di essere assunti a breve dalla pubblica amministrazione, che dovranno aspettare almeno fino a settembre 2019, i precari e le donne.
Ma c’è anche un rischio che, secondo Camusso, riguarda tutti:
Con le clausole di salvaguardia sull’Iva inserite, tra due anni prevede pane e acqua per tutti, quindi è anche una manovra miope.
I sindacati scenderanno in piazza al fianco dei pensionati. Il governo Conte, spiega ancora il segretario della Cgil, non ha mantenuto l’impegno, preso dall’esecutivo guidato da Gentiloni, di far tornare l’indicizzazione delle pensioni dal primo gennaio 2019.
E su quota 100 dice:
Non siamo di fronte all’abolizione della riforma Fornero ma a un provvedimento che riguarda soprattutto gli uomini dell’industria e una parte del pubblico impiego e che non interviene su tutte le situazioni critiche: donne, lavoro intermittente e giovani.
Sul reddito di cittadinanza: “Siamo discutendo di ipotesi, un testo non c’è, spero quindi che manterrà le misure di contrasto alla povertà infantile e giovanile”.
Non ha senso, secondo il segretario della Cgil, chiamare questa misura reddito di cittadinanza perchè altro non è che un incentivo alle assunzioni simile a quelli varati già dai governi precedenti.
Sull’aliquota agevolata alle partite Iva dice:
È un incentivo a trovare soluzioni condivise tra datore di lavoro e lavoratore per avere rapporti solo a partita Iva invece che assunzioni con contratti stabili e diritti garantiti.
(da “Huffingtonpost”)
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