Dicembre 10th, 2019 Riccardo Fucile
“RIBADISCO: CONDIVIDO LA BATTAGLIA DELLE SARDINE CONTRO IL SOVRANISMO”… “UN VINCITORE E’ SEMPLICEMENTE UN SOGNATORE CHE NON SI E’ MAI ARRESO”
Francesca Pascale risponde ai giornalisti e ai politici di Forza Italia che l’hanno criticata in questi
giorni per l’apprezzamento del movimento e l’annuncio di voler scendere in piazza a Roma il 14 dicembre “condito” dalla sfuriata di Silvio Berlusconi raccontata da Carmelo Lopapa su Repubblica, che lei definisce completamente inventata:
Le mie opinioni non sono partitiche. Io ho parlato a titolo personale. Da liberale rispetto il pensiero di tutti, ma anche il mio deve essere rispettato. Devo dire che ho trovato singolare qualche osservazione strumentalmente critica nei miei confronti, da parte di alcuni esponenti di FI. Si interrogano sulle mie frasi e non su un partito che sta perdendo il contatto con l’area moderata e liberale. E lo dico da elettrice, da persona sempre eletta e mai nominata, ma che al momento osserva preoccupata la deriva che sta prendendo. Posso preoccuparmi? Non penso a turbare gli equilibri della coalizione di centro-destra, in vista delle prossime elezioni regionali, ma una riflessione sui contenuti è doverosa e va fatta. Leggo che Silvio Berlusconi si sarebbe arrabbiato per le mie dichiarazioni. Sorrido. Chi ha suggerito tali scritti non lo conosce.
Mi riferisco, ad esempio, alla ricostruzione molto fantasiosa di Lopapa, giornalista de @larepubblica . Se avessi voluto nascondere la mia visita a Napoli non l’avrei pubblicata su Instagram. Lo dico per amore della verità : ero lì nella mia amata Napoli, la città per me più bella del mondo, a festeggiare l’Immacolata con le mie sorelle come da tradizione familiare. Lo ripeto: io non esalto l’ideologia delle sardine, ma trovo giusta la loro battaglia per la libertà , il rispetto, l’umanità , la democrazia, l’accoglienza. Condivido la distanza netta e categorica rispetto al sovranismo. Dedico al mio Presidente una frase di Nelson Mandela che ha segnato la mia vita: “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2019 Riccardo Fucile
SONO 40 I PARLAMENTARI CHE PREMONO PERCHE’ MARA FONDI UN SOGGETTO AUTONOMO … CHI VUOLE APPOGGIARE IL CONTE 2 E CHI RESTARE ALL’OPPOSIZIONE… LA CARFAGNA ASPETTA IL MOMENTO GIUSTO PER NON “PASSARE DA TRADITRICE”
Mara Carfagna ha incontrato a cena la scorsa settimana una ventina di parlamentari di Forza Italia che si sono riuniti per spiegare la loro ostilità alla confluenza di Forza Italia nel progetto politico di Matteo Salvini.
Se Berlusconi e soprattutto la famiglia e l’azienda sono pronti a schierarsi con il Capitano, gli eletti nel partito dell’ex premier sono pronti a fare armi e bagagli per trasferirsi, magari dentro la maggioranza che regge il governo Conte Bis.
Racconta oggi La Stampa
Mercoledì scorso, convocati da Renata Polverini, oltre venti tra parlamentari e senatori si sono ritrovati a cena da Gina, a piazza di Spagna a Roma, insieme appunto alla Carfagna, per chiedere di passare all’azione e avviare finalmente la costituzione di un soggetto autonomo da una Fi considerata ormai in liquidazione: «siamo tanti, almeno il doppio di quelli che erano presenti».
Tra gli altri, raccontano, c’erano Andrea Cangini, Maurizio Carrara, Luigi Casciello, Franco Dal Mas, Massimo Mallegni, Osvaldo Napoli, Paolo Russo, e persino Paolo Romani, che ha già lasciato Fi per seguire Giovanni Toti.
«Qualcosa bisogna fare — dice uno dei partecipanti — la strategia di Fi è fallimentare. Non vogliamo rotture traumatiche, ma è il momento di dire a Berlusconi: a noi galleggiare non basta».
Il timore è che il Cavaliere, spinto anche dalla famiglia, scelga di fatto di consegnare lo scalpo Fi a Salvini. Il richiamo di Matteo Renzi sui dissidenti di Fi si è affievolito, per le inchieste su Open e per via dei sondaggi deludenti.
La stessa Carfagna avrebbe chiarito di voler restare nel centrodestra e di non avere intenzione di fare la stampella al governo Conte. Su questo, in realtà , le posizioni non collimano.
Spiega un parlamentare di Fi: «Se si va a elezioni Salvini candida non più di una trentina di noi». Dunque, «se si aprisse una crisi è certo che parecchi sosterrebbero soluzioni che evitino il voto…».
La Carfagna, raccontano, avrebbe chiesto ancora tempo: «Non rinuncio al tentativo di convincere Berlusconi». La vice-presidente della Camera, spiegano, «non vuole apparire come una traditrice».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 6th, 2019 Riccardo Fucile
LA CONTROMOSSA DI MARA CARFAGNA: RIUNISCE 30 PARLAMENTARI PRONTI A LASCIARE IL PARTITO SE SARA’ SVENDUTO A SALVINI
Carmelo Lopapa su Repubblica racconta oggi che i figli di Berlusconi e Mediaset stanno
lavorando per consegnare definitivamente Forza Italia a Matteo Salvini.
I sondaggi sono ormai impietosi, se di dovesse davvero votare nella prima metà del 2020 — come i più ottimisti sognano a destra — il partito del Cavaliere rischia di inchiodarsi al 5% se non al di sotto, con Giorgia Meloni a doppia cifra e Salvini oltre il 30.
Sarebbe il sipario più catastrofico su un quarto di secolo di storia berlusconiana. E allora? Meglio scommettere tutte le residue fiches sul cavallo vincente
Il progetto, maturato in una serie di riunioni molto ristrette e top secret delle ultime settimane in famiglia, è dunque quello di sposare la “Lega Italia” alla quale Matteo Salvini darà vita col congresso milanese del 21 dicembre.
A sentire i dirigenti forzisti, il leader del primo partito avrebbe dato il suo via libera per accogliere nelle liste, soprattutto al Sud, un drappello di 20-30 parlamentari di quel che resta di Fi.
La squadra dei fedelissimi, vicini all’azienda di famiglia e ai suoi interessi.
Voce (e disponibilità ), va detto, per nulla confermate dallo stato maggiore leghista. Anche se l’ex ministro dell’Interno al momento ha tutto l’interesse a rafforzarsi, soprattutto nel Mezzogiorno, per frenare l’ascesa sorprendente di Fdi.
Tutto poi dipenderà dalla legge elettorale, ovvio, che la maggioranza Pd-M5S vuole proporzionale. I bene informati raccontano che tra i pontieri in azione per facilitare il travaso ci sia Denis Verdini.
Ovvero l’ex coordinatore berlusconiano, al momento suocero di Salvini, al fianco del quale Salvini sedeva e parlava fitto l’altro ieri sera al convegno “Il ratto di Europa”, organizzato da Il Tempo a Roma.
Se andrà in porto, il progetto porterà di fatto allo smantellamento di Forza Italia da qui a qualche mese. Poco male, in Mediaset si sono già allineati.
Prova ne sarebbe il rilancio in grande spolvero dei giornalisti ritenuti assai vicini alle posizioni sovraniste e filo salviniane: da Mario Giordano a Paolo Del Debbio a Nicola Porro. Non sarebbero stati ri-piazzati dall’azienda nei talk di punta, fa notare chi frequenta Cologno Monzese, per portare acqua a mulini avversari.
Poi invece c’è chi, in ossequio alla lealtà incrollabile al vecchio amico, non si è allineato affatto: è il duo Fedele Confalonieri-Gianni Letta.
Consapevoli, entrambi, che il Cavaliere non fa salti di gioia all’idea di farsi da parte per indossare i panni del “padre nobile”. «Cos’è che dovrei fare io?», sembra sia stata l’espressione stupita con la quale l’ex premier si è rivolto non più tardi di dieci giorni fa a un senatore dei suoi che lo ha raggiunto ad Arcore per illustrargli la soluzione. Subito accompagnato alla porta di Villa San Martino con un piccato: «Ti ringrazio, terrò conto del tuo consiglio».
Non da tutti questa soluzione sarà accettata. Mara Carfagna ha riunito a cena 30 parlamentari di Forza Italia intenzionati a non avallare la svendita dei valori liberali del partito. Se prevalesse la linea filo-salviniana il giorno dopo lascerebbero il partito.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 3rd, 2019 Riccardo Fucile
ANCHE BRUNETTA SAREBBE PROSSIMO A LASCIARE IL PARTITO, CRESCE IL DISSENSO
Che sia un semplice documento anti-salviniano o un vero gruppo parlamentare autonomo, lo si
capirà nei prossimi giorni. Al momento l’ unica certezza è che in Forza Italia la spaccatura è profonda.
Un tot di deputati e senatori azzurri non condivide la linea berlusconiana, la giudica troppo appiattita sulla leadership di Matteo Salvini.
Quanti sono i descamisados forzisti? Non è facile contarli.
In 55 parteciparono alle cena di Mara Carfagna a settembre, mentre ben 24 ci hanno già messi la faccia e hanno firmato un documento per chiedere al presidente di dare una sterzata alla linea del partito.
Otto sono i senatori che hanno preso le distanze dall’ astensione sulla Commissione Segre.
Ma si tratterebbe della punta di un iceberg, molti sono in attesa delle mosse della Carfagna per decidere il da farsi e chi parla di 50 parlamentari possibili non è lontano dalla realtà .
Le voci di rottura tra Silvio Berlusconi e Mara Carfagna alimentano lo scenario della scissione di Forza Italia, già piegata d
a sondaggi che la danno intorno al 6%, 8 punti in meno rispetto alle elezioni politiche del 2018. Emorragia di voti, ma soprattutto una linea politica sempre più arrendevole rispetto a Matteo Salvini e all’egemonia “sovranista” di Lega e FdI nel centrodestra: sono questi i fattori che potrebbero spingere molti big all’addio, magari per confluire proprio in un soggetto autonomo guidato dalla vicepresidente della Camera.
Tra questi, scrive il Tempo, “anche Renato Brunetta viene dato con la valigia in mano”. Un Brunetta che, non a caso, aveva disertato polemicamente l’appuntamento romano in piazza San Giovanni, bagno di folla per Salvini (e Meloni).
(da agenzie)
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Novembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
BASTA MAGGIORDOMI DEL SOVRANISMO E POLTRONISTI, LA DESTRA PUO’ ANCORA ESPRIMERE PERSONALITA’ IN GRADO DI ANDARE OLTRE
Berlusconi ed un’ampia frangia di FI “a viso aperto” contro la Carfagna: “Adesso basta, Mara non può continuare a fare il controcanto. Sta diventando come Fini…”
Forse, anzi, proprio per questo ci piace, Mara, perchè in una fase in cui tutti vogliono fare i maggiordomi del sovranismo e del populismo, Lei ha il coraggio di andare oltre e di battersi per le cose nelle quelli crede e nelle quali si rispecchia parte dell’elettorato che non va più a votare.
In certi casi, in certi particolari momenti, anzi, diciamola meglio e diciamola tutta, in qualsivoglia occasione, del potere e delle poltrone uno se ne deve – e se ne dovrebbe sempre – infischiare: i valori, gli ideali, le cose nelle quali si crede sono più importanti di una targhetta attaccata sulla porta di un ufficio.
È vero che la politica è essenzialmente pragmatismo, ma un pragmatismo fine a se stesso, privo di idee e di una visione incendiaria, è soltanto sterile rincorsa al nulla, ed il “nulla”, la storia, lo travolgerà sempre.
Meglio non averla, una poltrona, che rischiare di fare i “servi” di uno che vorrebbe i “pieni poteri” e che dell’Italia si interessa soltanto per fare da contraltare alle sinistre.
Esisteva una destra, una volta. Una destra capace di volare alto; di accettare la sfida delle riforme Costituzionali e degli Stati Uniti d’Europa.
Una destra solidale e liberale. Una destra capace di includere e di sognare in grande.
Quella di oggi, tutto è, tranne quello in cui abbiamo creduto ed in cui continuiamo ancora a credere.
Ci muoviamo in un deserto, quasi del tutto asfissiante. Ciò non di meno, molto meglio l’arsura del “deserto”, degli amici che ci voltano le spalle perchè “ti vedono come il loro nemico”, pronti a schernirti in ogni dove, ivi compresi i social, che la supina accettazione di una “visione da quattro soldi”.
Oramai, Forza Italia (e non soltanto quel partito, comunque) ha perso ogni attrattiva, anche quella del “partito meno peggio” da votare.
A noi altri, in carenza di alternative, almeno fino ad oggi, non resta altro che il non andare più a votare ed auspicare che “eroine” come Mara non si arrendano, mai!
Salvatore Totò Castello
Right Blu – La Destra liberale
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Novembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
A QUANDO LA MACCHINA DEL FANGO CONTRO UNA CHE NON HA TRADITO I VALORI LIBERALI DI FORZA ITALIA?… UN CONSIGLIO A MARA: NON SI FACCIA COINVOLGERE DA TOTI E RENZI, SE HA 50 PARLAMENTARI, COME SI VOCIFERA, FACCIA UN GRUPPO AUTONOMO E UN SUO PARTITO: CON LA CRISI DEL M5S AL SUD PRENDEREBBE MOLTI VOTI
“Adesso basta, Mara non può continuare a fare il controcanto. Sta diventando come Fini…”. 
Mai si poteva immaginare che un giorno Silvio Berlusconi avrebbe pronunciato queste parole nei confronti della sua prediletta Mara Carfagna, cresciuta a pane e Forza Italia, voluta fortemente dallo stesso Cavaliere in Parlamento e valorizzata in questi anni, non solo come ministro del suo ultimo governo, ma poi come vicepresidente della Camera, e ancora come coordinatrice degli azzurri.
In un amen però tutto cambia. E ora viene addirittura accostata a colui che ha più ferito in questi lunghi 25 anni di discesa in campo il leader azzurro. Vale a dire Gianfranco Fini.
Ma partiamo dall’inizio.
Succede due giorni fa, in Senato, che Forza Italia si astiene sulla mozione Segre che ha come scopo quello di istituire una Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza e dell’istigazione all’odio e alla violenza.
Succede appunto che un minuto dopo il via libera di Palazzo Madama, la vicepresidente della Camera prende carta e penna e si dissocia dall’atteggiamento degli azzurri in Aula: “La mia Forza Italia avrebbe votato a favore. Stiamo tradendo i nostri valori”.
Ad Arcore, appena legge la dichiarazione, il Cavaliere sbotta e inizia a telefonare. Non ne può più del “controcanto” di “Mara”, delle sue uscite a ogni piè sospinto contro Forza Italia.
“Ora ha stufato”, si sgola con i fedelissimi. “Sta facendo come Toti e Fini”.
E ancora: “Cerca la legittimazione dai nostri detrattori solo per farci male. Ormai si è montata la testa”. A Villa San Martino qualcuno accosta la vicenda ai giorni del “che fai, mi cacci?”, alla direzione nazionale del Popolo della Libertà che sfociò nello scontro fra l’ex premier e Fini, proprio a causa del controcanto quotidiano.
Non a caso di lì a poco l’ex presidente della Camera se ne andò dalla casa berlusconiana e fondò un partito, Futuro e Libertà
Lo scontro sulla mozione Segre, dentro Forza Italia, non ha certo il pà thos della battaglia che si è consumata, oggi a Montecitorio, nel corso del voto finale su Dl Impresa, con il Pd che ha accusato Fratelli d’Italia di aver attaccato il dem Emanuele Fiano definendolo “sionista”.
Nell’emiciclo si registra una vera e propria bagarre con tanto di insulti. Altra cosa è quello che si verifica dentro le file azzurra che cela il dibattito sulla linea politica, sul ruolo degli azzurri dentro la coalizione a trazione di Salvini.
Si legge in questa chiave la presa di posizione del senatore Andrea Cangini, che proprio su queste colonne ha vergato un blog che sposa la posizione della vicepresidente della Camera: “Forza Italia è caduta in una trappola”.
Nel pomeriggio, però, Berlusconi sconfessa ufficialmente la Carfagna e scrive una nota inequivocabile, anche piuttosto dura, che non lascia alternativa a chi oggi nel partito rumoreggia, e a chi vuole mettere in discussione l’alleanza con Matteo Salvini e Giorgia Meloni: “Mi aspetto che nel Movimento che ho fondato nessuno si permetta di avanzare dei dubbi sul nostro impegno a fianco di Israele e del popolo ebraico, contro l’antisemitismo e ogni forma di razzismo”.
Eppoi la inequivocabile rasoiata finale: “Le discussioni, sempre legittime, si fanno all’interno e non a colpi di agenzia: se qualcuno vuole invece seguire strade già percorse da altri, ne ha naturalmente la libertà , ma senza danneggiare ulteriormente Forza Italia”. Insomma, Berlusconi che non hai mai adorato il dissenso, mette davanti al fatto compiuto la sua (ex) preferita, la stessa che aveva messo in discussione per la presenza di Casa Pound la manifestazione di Piazza San Giovanni di due settimane fa.
O dentro, o fuori. Non ci sono altre vie. O si rispetta il verbo del grande Capo, o è preferibile lasciare la casa madre. Ed è come se Berlusconi volesse anticipare il “che fai, mi cacci?”. D’altro canto, il partito è e resta padronale. Così è nato, e così morirà .
Ora bisogna capire la prossima mossa della vicepresidente della Camera che si trova davanti a un sentiero stretto.
Se la porta renziana appare chiusa, secondo qualcuno “anche per il veto di Maria Elena Boschi”, l’altra via da percorrere potrebbe essere quella di un partito con Giovanni Toti. Una sorta di colonna “liberal” del salvinismo, come ha scritto oggi Ugo Magri sulla Stampa.
Toti e Carfagna hanno avuto un colloquio a Montecitorio. Il governatore della Liguria ha ribadito la sua posizione: “Dobbiamo essere qualcosa di diverso da Salvini ma che comprende Salvini”. Per l’ex delfino di Berlusconi non esiste una schema diverso dal centrodestra ortodosso.
Anche perchè Toti sarà ricadidato alle regionali in Liguria, con il sostegno di Salvini e Meloni.
E allora cosa farà la vicepresidente della Camera? “E’ delusa”, ha sussurrato Toti dopo il colloquio. E qualcuno che ha sentito il governatore mormora che “Mara ormai si sente un ospite dentro Forza Italia, e ha le ore contate dentro al partito”.
Non è dato sapere cosa farà . Certo è che dalle parti del Capitano storcono il naso al solo sentire nominare la parola “Carfagna”. “Non esiste”, sospira un pezzo da novanta di via Bellerio.
È cosa nota che fra Matteo e Mara non corra buon sangue, anche perchè i leghisti non dimenticano gli attacchi quotidiani della Carfagna a Salvini quando quest’ultimo sedeva al Viminale.
In realtà Mara ha un altro progetto che non prevede alleanze con Toti perchè non avrebbe senso andarsene da Forza Italia, diventata ruota di scorta della Lega solo per tutelare gli interessi aziendali e processuali del Padrone, e finire con un uno che indossa la divisa da maggiordomo di Salvini e dei sovranisti.
Altrettanto aderire a Italia Viva vorrebbe dire perdere contatto con il suo elettorato di riferimento, almeno in tempi brevi.
Altra cosa diventare punta di riferimento di un centro liberale a più voci, una sorta di federazione di più anime. Per questo ci vuole tempo e elezioni politiche alle porte non ce ne sono,
Se la Carfagna si portasse dietro 50 deputati la cosa migliore sarebbe fare gruppi autonomi in Parlamento e fondare un partito proprio. E a quel punto sarebbe Forza Italia ad avere seri problemi a superare la soglia del 3% alle future politiche.
Perchè Mara al Sud, con la prevedibile flessione del M5s, potrebbe prendere parecchi voti, è una che sa il fatto suo, sottovalutarla è un errore.
(da agenzie)
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Ottobre 31st, 2019 Riccardo Fucile
IL RETROSCENA DELL’ASTENSIONE AL SENATO: LA BRILLANTE OPERAZIONE SUICIDA DELLA BERNINI
La decisione sarebbe stata presa all’ultimo da parte del capogruppo di Forza Italia al Senato
d’accordo con i suoi omologhi di Fratelli d’Italia e Lega
Nessun tentativo di condivisione tra maggioranza e opposizione, come talvolta accade quando si tratta di un voto altamente simbolico, come era quello sulla commissione “Segre” contro l’odio e l’intolleranza, e una discussione limitata all’interno di Forza Italia prima della decisione di astenersi insieme ai senatori di Fratelli d’Italia e Lega.
È quanto rivela una fonte di Forza Italia, secondo cui l’astensione sarebbe stata organizzata in fretta e furia dalla capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini — che sarebbe riuscita a convincere la Lega ad astenersi anzichè votare “no” — insieme ai capigruppo degli altri partiti dell’opposizione.
Assicurando così la compattezza del centrodestra, una strategia che si è mostrata vincente nelle elezioni regionali in Umbria, ma al costo però di scontentare una parte del proprio partito.
Alla base ci sarebbe anche il fatto di aver sottovalutato la vicinanza temporale tra questo voto, le centinaia di messaggi antisemiti ricevuti dalla stessa Segre, e la notizia della cena ad Ascoli Piceno, condita da nostalgia del ventennio fascista, a cui aveva partecipato il Sindaco di Fratelli d’Italia.
Insomma, la critica nei confronti dei vertici è di aver tenuto troppo poco conto dell’importanza simbolica del voto, finendo così per scontentare ulteriormente la base del partito azzurro che già soffre una coalizione di centro-destra in cui la parte di centro sembra pesare sempre meno.
Sempre secondo fonti di Fi, non sarebbero soltanto otto, dunque, i senatori indispettiti dall’astensione sul voto. Un numero basso dovuto alla fretta e furia con cui è stata organizzata non solo la decisione sul voto, ma anche la risposta alla decisione dei capigruppo.
Dietro si nasconde un malumore più diffuso nella base del partito di Silvio Berlusconi, un malumore che va acquisendo maggior vigore ideologico da quando il partito è sceso in piazza al fianco di Lega e Fratelli d’Italia alla manifestazione “sovranista” di Piazza San Giovanni a Roma in poi, e che fino a questo momento ha trovato in Mara Carfagna la figura centrale di riferimento.
Il contagio riguarda anche il contingente forzista in Senato dove c’è chi, come gli otto dissidenti, vorrebbe un partito e un centrodestra corale e pluralistico, che non tema le divergenze di opinioni, che non si senta costretto ad allinearsi alle posizioni “estreme” pur di salvaguardare la propria unità . E che un domani non lasci l’Italia isolata in Europa e nel mondo nel momento in cui dovesse ritrovarsi al potere dopo nuove elezioni.
Berlusconi si aspetta che Salvini lo nomini, quantomeno, senatore a vita e gli riporti in Parlamento una trentina di fedelissimi. Del tutto escluso che vi trovino posto quattro quinti degli attuali deputati e senatori “azzurri”, che sono ben 160. Non a caso una cinquantina hanno la valigia in mano. Tra questi Osvaldo Napoli, Massimo Mallegni, Andrea Cangini. Attendono che Carfagna lanci un segnale e, qualora il fischio dovesse tardare, molti perderebbero la pazienza.
(da agenzie)
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Ottobre 31st, 2019 Riccardo Fucile
“ANDAVA VOTATA A OCCHI CHIUSI, ALTRO CHE ASTENERSI”… “DOBBIAMO ONORARE IL NOSTRO PAESE E LA SUA STORIA”
Soddisfazione per l’istituzione della “commissione Segre e amarezza per l’astensione del centrodestra. Sono due stati d’animo diffusi all’indomani del voto con il quale il Senato ha dato il via libera alla nascita della commissione straordinaria per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all’odio.
Preoccupazione per l’astensione è stata espressa anche dal cardinale Parolin. Il segretario di Stato Vaticano ha affermato: “Mi preoccupa, nel senso che su alcune cose, su valori fondamentali dovremmo essere tutti uniti. Ci sono cose su cui dovremmo convergere. Io penso che l’invito sia a riflettere sui valori fondamentali. Ci vogliono basi comuni. Poi naturalmente anche qui c’è il pericolo di politicizzare tutto ciò e dovremmo davvero uscire da questo”.
Dal Pd arriva l’attacco contro i partiti che si sono astenuti: “Forza Italia che in Senato s’inchina a Salvini e alla Meloni rifiutandosi compattamente di sostenere l’istituzione della commissione parlamentare contro il razzismo e l’intolleranza proposta da Liliana Segre ci dice che continuare a parlare di centrodestra in Italia è ridicolo”, ha scritto su Facebook il senatore dem Dario Parrini.
Ma anche all’interno di Forza Italia si registrano dissapori.
Il senatore Cangini su HuffPost ha affermato di dissociarsi dalla scelta dei colleghi: “Astenendoci sulla mozione Segre assieme a Lega e Fratelli d’Italia siamo a mio avviso cascati nella trappola con tutte le scarpe”, ha affermato.
Toni simili quelli usati a Sky tg24 da Renata Polverini: “Ero molto piccola quando mia zia mi portò da un’amica che aveva impresso sul braccio lo stesso numero della Senatrice Segre. La mozione da lei presentata non andava neanche letta, ma votata ad occhi chiusi. Da Presidente della Regione Lazio ho avuto un dialogo costante con la comunità ebraica e, sinceramente, l’astensione di Forza Italia è la negazione della mia storia politica e personale”, ha detto la deputata di Fi.
È della stessa idea Deborah Bergamini: “Il mio applauso e la mia solidarietà a Liliana Segre. È stato un grave errore astenersi sul voto alla commissione contro odio, razzismo e antisemitismo istituita in Senato. Dovremmo tutti ricordarci, per il ruolo istituzionale che siamo chiamati a ricoprire, che è importante onorare il nostro Paese e la sua storia da cui, purtroppo, abbiamo ancora molto da imparare”.
(da agenzie)
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Ottobre 30th, 2019 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA FORZISTA: “SONO AMAREGGIATA PER IL VOTO DEL MIO PARTITO: DI FRONTE ALL’ODIO RAZZIALE NON CI SONO RAGIONI CHE TENGANO”
La mozione di Liliana Segre per l’istituzione di una commissione straordinaria per il contrasto
dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza su basi etniche e religiose è stata approvata.
È passata con 151 sì e 98 astenuti tra le fila del centrodestra.
Ed è proprio attorno alle astensioni che sta montando la polemica. A criticare la scelta di non votare la mozione non sono solo le forze maggioranza M5s e Pd, ma anche esponenti politici delle stesse forze di opposizione.
È il caso di Mara Carfagna che con un tweet si è smarcata dalla scelta del suo partito: «La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle».
La deputata torna a criticare il suo partito: «Intendo questo quando dico che nell’alleanza di centrodestra andiamo a rimorchio senza rivendicare nostra identità ».
Ma Carfagna non è l’unica di Fi a non condividere la scelta dell’astensione.
«Sono sinceramente amareggiata per l’astensione espressa dal gruppo di Forza Italia al Senato sulla mozione proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre. Di fronte al tema dell’odio razziale e dell’antisemitismo non ci sono ragioni o motivazioni politiche che tengano», ha detto la deputata Sandra Savino.
(da agenzie)
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