Gennaio 9th, 2014 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE: “RINNOVAMENTO PER STARE AL PASSO CON IL PD”
L’ultimo via libera è arrivato durante il pranzo romano di ieri con Fedele Confalonieri, suo mentore, prima che in città rientrasse Silvio Berlusconi dopo la lunga pausa festiva. L’azienda non pone alcun veto, anzi: un suo uomo, direttore del Tg4 e di Studio Aperto, sarà paracadutato sulla poltrona più alta di Forza Italia, giusto al fianco del leader, alla guida di un partito che più che in fibrillazione è sull’orlo di una crisi interna
È attesa a ore la nomina di Giovanni Toti alla poltrona di coordinatore organizzativo.
Era nell’aria, ma l’accelerazione delle ultime 48 ore, partita con la presenza a sorpresa del direttore al vertice forzista di martedì sulla riforma elettorale a Montecitorio, ha spiazzato tutti i dirigenti.
«Non facciamo certo salti di gioia» confessa uno dei più vicini a Verdini.
«Toti sarà semplicemente un frontman, ma non sarà certo lui a gestire» prova a rassicurare un ex ministro.
Il clima, però, in una squadra già lacerata, è pessimo.
Il Transatlantico nel pomeriggio era tutto un pullulare di capannelli forzisti in fermento. La carica è l’unica prevista dallo Statuto e consentirà dunque al Cavaliere di evitare modifiche e la convocazione di organismi.
«Se riunisci l’assemblea, quella modifica non passerà mai» lo avevano avvertito per tempo in tanti sul piede di guerra.
Berlusconi ha optato come sempre per la prova di forza. «Dobbiamo rinnovare, dobbiamo tenere il passo di Renzi e del Pd, non possiamo lasciare che gli elettori ci percepiscano come qualcosa di vecchio» ha spiegato ieri sera a Palazzo Grazioli ai suoi invitati.
Di fronte a lui, oltre ai capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, proprio quel Denis Verdini sul quale la carica organizzativa sembrava tagliata su misura.
E invece mastica amaro, il fedelissimo.
Proprio nel momento più delicato, in cui il senatore toscano sta gestendo da plenipotenziario la partita della riforma elettorale col Pd.
Ma tant’è, «Berlusconi ha deciso, vuole fare subito e non c’è nulla che ormai possa distoglierlo» spiega chi ha gli ha parlato fino a poche ore fa.
Nominerà gli ultimi sei coordinatori regionali a giorni, poi il comitato di presidenza dei 36, per presentare tutto l’establishment del nuovo formato in occasione della celebrazione del ventennale della discesa in campo del 26 gennaio.
Appuntamento che tuttavia proprio Toti si è incaricato di organizzare e che i ras forzisti hanno ora una voglia matta di disertare.
A modo loro, facendo venir meno l’afflusso delle consuete migliaia di truppe cammellate. Ragione per cui la kermesse che sta tanto a cuore al leader nelle ultime ore sarebbe tornata in forse.
«Vedrete, da oggi saremo tutti “totiani”» profetizza invece beffarda una lealista di prima linea.
Ad ogni modo, il futuro coordinatore prenderà possesso – c’è chi dice già tra oggi e domani, al più la prossima settimana – dei suoi uffici nella sede di San Lorenzo in Lucina. A dispetto dei mugugni.
La spunta lui: poltrona apicale unica, niente triumvirato con altri dirigenti.
Solo a queste condizioni abbandona quella doppia da direttore di due tg.
Aprendo di fatto la corsa alla successione che coinvolge tanti, da Giorgio Mulè a Nicola Porro.
Il patron di Mediaset non aveva certo bisogno di convincere Confalonieri o la figlia Marina, ma con loro ha iniziato a ragionare dei tasselli tv.
Portare Toti in cima alla piramide – col consenso di Francesca Pascale – vuol dire riportare l’organizzazione di Forza Italia nel recinto dell’azienda, come agli esordi.
Il quarantacinquenne di Massa, destinato a essere “scagliato” in tv contro i nuovi renziani, è uomo di Mauro Crippa, direttore generale della Comunicazione Mediaset del quale è stato vice a lungo.
Che la svolta salvi tuttavia Marina dalla «discesa in campo» non è detto affatto.
I sondaggi di casa non incoronano Toti. Solo al momento debito, quando scatteranno i servizi sociali, si aprirà la partita della premiership, quella che conta.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 9th, 2014 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE DI FORZA ITALIA RESTA SINDACO DI ARCONATE E ASSESSORE REGIONALE IN LOMBARDIA: IL PREFETTO DI MILANO LO HA PORTATO IN TRIBUNALE
Ha cambiato il nome dell’assessorato regionale da Sanità a Salute, “per essere più vicino ai cittadini”. 
Ha ricevuto un’onorificenza d’oro dal suo Comune (Arconate, in provincia di Milano) e piantato un albero con il suo nome nel giardino dei Giusti in Israele, ricordando che “Berlusconi è perseguitato come gli ebrei”.
Ma questa volta l’iper-attivo vice governatore della Lombardia Mario Mantovani, in carica da meno di un anno, dovrà concedersi una pausa.
Così ha deciso il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, che per risolvere una questione che va avanti da 371 giorni lo ha portato davanti a un giudice.
Il rappresentante del ministero dell’Interno, insediatosi lo scorso agosto, ha trovato sulla scrivania lasciata libera da Gian Valerio Lombardi il dossier sull’incompatibilità di Mantovani. Due gli incarichi: sindaco, ma anche assessore regionale.
L’udienza mercoledì mattina al tribunale di Busto Arsizio è durata poco più di mezz’ora: “Questo processo è uno spreco di soldi pubblici” ha ripetuto più volte il giudice della seconda sezione civile, Maria Eugenia Pupa. Davanti a lei l’avvocatura di Stato e il legale rappresentante dell’amministrazione comunale di Arconate, paese di 6mila abitanti governato da tre mandati da Mantovani.
“Ma non potete trovare un accordo?”, chiede il giudice buttando un occhio fuori dalla porta: avvocati in coda occupano il corridoio.
Stessa scena per tutto il primo piano della sezione civile, soprattutto dopo l’accorpamento dei tribunali civili.
La giurisprudenza in materia ha contribuito a fare il resto: alle ultime elezioni regionali e politiche infatti, il fedelissimo di Berlusconi era stato eletto contemporaneamente senatore (primo candidato della lista Pdl in Lombardia) e consigliere regionale in Lombardia.
Nella spartizione di poltrone post-formigoniana tra Lega e Pdl, Roberto Maroni gli ha assegnato l’assessorato alla Sanità .
Per dedicarsi a una materia che conosce così bene, visti gli affari di famiglia, Mantovani si era dimesso da Palazzo Madama “per incompatibilità ” il 3 giugno 2013.
Ma la “velocità ” nel lasciare il triplo incarico, è nulla se paragonata alla carica di primo cittadino che tuttora ricopre e per cui è stato convocato, insieme ai consiglieri comunali, davanti al giudice.
L’esponente di Forza Italia, assente in aula, ha sempre sostenuto “non partecipare più alle attività consiliari da luglio”, ritenendo la questione chiusa. I consiglieri comunali di maggioranza ne hanno “preso atto”, ma si sono rifiutati di votare la sua decadenza.
Nel pantano tutto italiano dei doppi incarichi restano lui e il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (Pd) (su cui si è pronunciata l’Antitrust).
L’avvocato che rappresenta Mantovani e la sua amministrazione comunale ha accettato l’incarico a titolo gratuito.
Altro stile per l’avvocato Roberto Lassini, che dopo l’ideazione dei manifesti contro la procura, ha ricevuto dal comune di Arconate 1000 euro per far luce sull’esposto presentato dai consiglieri di minoranza sulla casa di riposo per anziani in costruzione in paese.
“E’ una bella sfida perchè è una materia controversa — dice Alessandra Brignoli al fattoquotidiano.it – ci sono casi simili, ma non identici”.
La prossima puntata per questo “unicum” sarà il 12 febbraio, data della prossima udienza. Arconate andrà al voto nella primavera del 2014, probabilmente insieme alle Europee. Non è escluso che Mantovani, sostituito da Mariastella Gelmini nel ruolo di coordinatore di Forza Italia in Lombardia e davanti all’astro nascente del partito Giovanni Toti, si candidi sia come consigliere comunale nel suo paese, sia come europarlamentare in quota Forza Italia.
Francesca Martelli
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Gennaio 8th, 2014 Riccardo Fucile
DA ANNI GIOCANO SULLO STESSO CAMPO…. QUANDO VERDINI VOLLE IL “DEBOLE” GIOVANNI GALLI CONTRO DI LUI A FIRENZE
“Matteo, io e te ci dobbiamo parlare”. Così Denis Verdini, uomo forte di Forza Italia, si rivolgeva a Matteo Renzi.
Oggetto? La trattativa sulla legge elettorale.
Lo scriveva il 19 dicembre l’Huffington Post. Poi il 21 la notizia diventava una denuncia, per bocca di Quagliariello, ministro delle Riforme per quel Nuovo Centro Destra che rischia di rimanere schiacciato in una trattativa tra il segretario del Pd e Berlusconi.
“Capisco benissimo che Renzi abbia più comodità , sia politica sia geopolitica, ad avere a che fare con Verdini che con noi. Con Denis non deve neanche spostarsi da Firenze: l’inciucio lo fa lì”, dice a Libero.
Matteo non risponde, non polemizza, non interviene. Anzi, si racconta di un colloquio tra i due tra Capodanno e la Befana.
D’altra parte ogni volta che i territori renziani e berlusconiani si toccano, l’accostamento tra il segretario del Pd e l’ex coordinatore del Pdl è immediato.
I loro rapporti si danno per scontati, non fosse altro — appunto — per la contiguità territoriale.
Anche se per la verità sono molto misteriosi: molti se ne dicono a conoscenza, nessuno è in grado di raccontare quando sono nati e come si sono evoluti. A favorirli sono anche i caratteri. Entrambi “toscanacci”, entrambi pronti alla battuta, entrambi irruenti, sopra le righe. Diversamente talentuosi, diversamente gemelli.
Epperò, se Matteo è andato ad Amici vestito come Fonzie, Denis si è fatto riprendere mentre cantava Rose rosse per te con Fiorello, se Matteo s’è presentato alla cerimonia degli auguri alle istituzioni di Napolitano con un inadattissimo abito grigio, Denis si lasciò andare all’indirizzo di Re Giorgio a un sonoro “ce ne freghiamo” delle prerogative del Quirinale (erano i tempi della fiducia del 2010, quella ottenuta da B. per il rotto della cuffia, dopo settimane di compravendita di deputati)
I due in pubblico sono stati visti insieme almeno una volta.
Anno 2008, location il meeting di Cl, evento la presentazione delle Lettere di Graziano Grazzini, consigliere provinciale fiorentino, cattolico, morto per infarto nel 2006. Renzi è presidente della Provincia, Verdini deputato.
Chi c’era tra i vicini a Matteo racconta che i rapporti tra i due in quell’occasione erano piuttosto tesi. Eppure durante le primarie per la candidatura a Sindaco di Firenze a una delle iniziative di Renzi venne avvistato anche l’imprenditore toscano, Riccardo Fusi, ex patron del gruppo Btp, finito nell’indagine sulla cricca, i cui assidui rapporti con Verdini sono noti.
Il nome di Fusi torna un’altra volta accostato a quello dell’allora presidente della Provincia: nelle carte note dell’inchiesta sulla P3, si parla di un volo promesso ad Andrea Bacci (allora presidente di Florence Multimedia) da Fusi per permettere a Matteo di non far tardi alla trasmissione della Bignardi.
Renzi smentì tutto: “Mai volato su un aereo di Fusi, non ho mai chiesto a Fusi o ad altri imprenditori l’utilizzo per fini personali o istituzionali di un elicottero, non so perchè Andrea, che è un mio amico, lo abbia fatto”.
E poi c’è la decisione di schierare l’ex portiere della Nazionale Giovanni Galli a Firenze per la poltrona di primo cittadino.
Una candidatura voluta dallo stesso Denis, che molti valutarono particolarmente debole. Le interpretazioni si sprecano: nel centrodestra oggi i più sobri tra i nemici dell’ex coordinatore del Pdl dicono che lui in Toscana – trattandosi di una regione rossa – ha da sempre giocato a perdere contro il centrosinistra per garantirsi una sua area di potere.
I più avvelenati lo accusano di aver voluto favorire Renzi, perchè gradito a B.
È l’Espresso che il 21 giugno del 2012 tira fuori un documento riservato messo a punto per il Cavaliere da un gruppo ristretto di consiglieri capeggiati da Dell’Utri e Verdini, invitandolo a catturare il campione del campo avverso, “il solo giovane uomo che ci fa vincere, Matteo Renzi” e schierarlo con il Cav..
Ovviamente non se ne fa nulla. Quello che oggi è il segretario del Pd ha detto in tutte le salse possibili che il suo campo è il centrosinistra.
E le pro-offerte amorose di Verdini degli ultimi giorni? Si spiegano, secondo gli uomini vicini al sindaco di Firenze, come una manifestazione della guerra di potere dentro a FI, che vede schierato anche nella trattativa sulla legge elettorale l’ex macellaio (che vuole il sistema spagnolo) contro il capogruppo Renato Brunetta (per il Mattarellum).
Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 8th, 2014 Riccardo Fucile
IL SENATORE DI FORZA ITALIA: “CERCA DI PORTARE DEMOCRAZIA IN NORD COREA, LO ZIO COMPLOTTAVA”
«Kim Jong Un non è un dittatore è un moderato». Parola di Antonio Razzi., il senatore di Forza Italia che
non smette di stupire con le su dichiarazioni.
Le ultime le ha rilasciata in un’intervista a “La zanzara” su Radio24 .
Tema (tra gli altri) il regime nordcoreano. Perchè un po’ di competenza dovrebbe averla, visto che fa parte della Commissione Esteri del Senato.
«AMA L’ITALIA»
«Kim Jong Un non è un dittatore è un moderato – ha detto Razzi – . Sta cercando di portare un po’ di democrazia in quel paese. Lo zio stava organizzando un complotto per far fuori il nipote. E il nipote, siccome è più intelligente, se n’è accorto e l’ha fregato all’ultima curva».
E la condanna a morte? E se, come qualcuno sostiene, lo zio fosse stato fatto sbranare dai cani?
«Kim Jong Un ama moltissimo l’Italia. Io non lo vedo come un dittatore. Sembra un vecchio democratico cristiano. L’atomica? Io non l’ho mai vista. La pena di morte? C’è anche in America».
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 7th, 2014 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL TG4 PRONTO A LASCIARE LA TV PER RINNOVARE IL PARTITO
È una specie di sogno americano in salsa italiana, anzi berlusconiana quello che sta vivendo Giovanni Toti, entrato nel 1996 come stagista nello Studio Aperto di Paolo Liguori e ora ospite fisso nel villone di Arcore.
Ospite di rango politico, ormai. Toti, classe 1968, non è più solo il direttore del Tg4 e del telegiornale di Italia 1 che Berlusconi consulta per qualche dritta sulla comunicazione.
È diventato l’occhio esterno al partito impantanato nelle lotte tribale.
Da lui il grande capo di Forza Italia si aspetta freschezza, un giudizio distaccato dalle contese intestine, il valore aggiunto del volto nuovo da gettare tra le gambe svelte di Renzi.
Berlusconi pensa che Toti abbia quel «quid» che aveva negato ad Alfano, ma molti nel partito scommettono che Giovanni non andrà avanti. «Il Cavaliere è fatto così: ti porta alle stelle e poi ti getta nella polvere, vedi Alfano», sputano veleno coloro che in questo momento muoiono di gelosia per questo «parvenu» della politica che sta entrando nella stanza principale di San Lorenzo in Lucina. Berlusconi lo vuole coordinatore unico oppure vicepresidente di Forza Italia. Ma dovrà passare sul cadavere di una nutrita schiera di nemici e sul battagliero Verdini.
«Ma no – minimizza Toti con gli amici – io e Denis siamo toscani, insieme ci facciamo grandi risate. Lui è un vero uomo macchina, si troverà un accordo. Ma è logico che chi prima remava in prima fila, dovrà remare in seconda, terza o quarta fila. Se tutti rimangono aggrappati alla zattera e vogliono mettersi a timone, alla fine si va tutti a fondo. Berlusconi troverà il mix giusto». Linguaggio da rottamatore gentile. «Bisognerà lavorare di fioretto non di sciabola.
È ovvio, ognuno tende a preservare la propria catena di comando – ragiona Toti con chi gli sta più vicino – ma Forza Italia deve profumare di nuovo, deve tornare a essere competitiva».
È quello che sta cercando di fare con difficoltà Berlusconi, spiazzato dalla carica innovativa di Renzi. La comunicazione è sempre stata il suo pallino.
Nuovi linguaggi politici, stili e modo di stare in tv. Renzi ormai fa da battistrada. Per il Cavaliere la ribalta di un personaggio come Toti, che viene da fuori dalla politica, è funzionale a rimanere a galla e competere.
Così il doppio direttore dei tg Mediaset è sempre presente a Villa San Martino, stimatissimo da Marina e Confalonieri, un grande feeling con Piersilvio.
Ha detto a Berlusconi di essere pronto al salto nella primissima fila di «Forza Italia veramente rinnovata, che abbia un profilo moderato, non quello dei falchi».
«Visto, si è già montato la testa», schiumano coloro che già si vedono nella sala macchina del vapore berlusconiano, sporchi di grasso e olio.
Mentre il giornalista venuto da Viareggio, che non ha mai militato in un partito, non ha fatto la gavetta nel territorio e si è intrufolato nel cuore del capo con gli abiti impeccabili e gli orologi Patek Philippe, starà sul castello di comando. E osa sfidare Verdini e Renzi.
Renzi, Verdini, Toti: è una sfida interna ed esterna tutta toscana. Denis e Matteo si parlano e ragionano di legge elettorale modello spagnolo. A Giovanni, che già si è calato perfettamente nella partita politica, non piace.
Vuole una legge elettorale che favorisca le alleanze con i Fratelli d’Italia, la Lega e il Nuovo Centrodestra di Alfano.
Con il quale Toti sembra abbia un ottimo rapporto. Verdini, i falchi e un bel pezzo dei cosiddetti «lealisti» come Fitto, non hanno intenzione di riaccogliere Alfano.
Toti scuote la testa, ricorda che il Cavaliere è sempre stato il federatore dei moderati. «Non mi interessa entrare in un partito di testimonianza con il lutto al braccio. Entro per vincere e ci vuole una grande coalizione di centrodestra».
Amedeo La Mattina
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Gennaio 7th, 2014 Riccardo Fucile
IL SENATORE DE SIANO E’ NOTO PER AVER RICOPERTO CONTEMPORANEAMENTE QUATTRO POLTRONE: SENATORE, CONS. REGIONALE. PROVINCIALE E COMUNALE
Grazie a Francesca di Fuorigrotta, che s’è presa una pausa dal barboncino Dudù, il Cavaliere ha stracciato la questione campana, che stava per diventare una barzelletta tipicamente berlusconiana.
Con personaggi e retroscena che non fanno ridere. Un comunicato, essenziale, annuncia: Domenico De Siano, 55 anni, senatore, è il nuovo coordinatore di Forza Italia in Campania.
La storia, più estesa, cominciava così. “Nick ‘o mericano” Cosentino contro “Gigino ‘a purpetta” Cesaro. Denis Verdini contro Mara Carfagna.
E l’ex segretaria di Denis, il consigliere regionale Luciana Scalzi, contro il governatore Stefano Caldoro.
C’era un ingorgo di antipatie e rivalse, un tripudio di guerriglia e colpetti, e Silvio Berlusconi non riusciva a nominare il capo campano di Forza Italia.
Non poteva far incavolare la coppia Verdini-Cosentino, che funziona se coccolata bene, e non poteva deludere Mara e umiliare Caldoro.
E così Francesca Pascale ha commissariato il fidanzato e il partito.
Ha suggerito un nome preciso, Domenico De Siano, ex collega (e compagno di banco) in consiglio provinciale napoletano proprio di Francesca, epoca di “Gigino ‘a purpetta”.
E l’amato Silvio, non spensierato, ha scontentato mezza Forza Italia e ha accontentato Francesca.
Il politico ischitano, per l’esattezza di Lacco Ameno, va ricordato per la capacità sovrumana di ricoprire più ruoli e occupare più poltrone insieme: qualche mese fa, fieramente indefesso, era senatore, consigliere regionale, provinciale e comunale.
Un po’ risentito, rassegnò un paio di dimissioni in diretta su Rai1.
La vittoria di Francesca può scatenare l’ennesima scissione a destra perchè Cosentino (imputato per concorso esterno in associazione camorristica e corruzione, ndr), che pure giura di non fare politica attiva, controlla un ampio gruppo in Regione.
E per far capire le sue intenzioni, e soprattutto l’efficacia di una vendetta feroce, i consiglieri di sua stretta osservanza hanno disertato la seduta per l’approvazione del bilancio, approvato con il voto decisivo (e un po’ avvilente) di Caldoro, il governatore che ha combattuto con metodi leciti e dossier illeciti.
La confusione campana l’ha provocata Verdini, che non gradiva la riconferma di Francesco Nitto Palma, considerato troppo vicino a Carfagna, a sua volta non proprio amica di aperitivi di Francesca.
Le imboscate di Verdini e Cosentino, anche abbastanza divertenti, sono cominciate in Regione, lo scorso 17 dicembre.
Quando Sergio Nappi e Antonia Ruggiero hanno scritto al capogruppo di Forza Italia, Gennaro Nocera: “Siamo costretti, nostro malgrado, a prendere atto che, nonostante sia trascorsa una settimana dal suo deposito e nonostante da allora siano state convocate due riunioni, Ella non ha ancora ritenuto di porre all’ordine del giorno la mozione di sfiducia nei suoi confronti”.
Smarrite le cellule alfaniane, che si quantificano col ministro Nunzia De Girolamo a Benevento e una quaterna di parlamentari, Forza Italia implode in maniera naturale e violenta.
Nessuno può pronosticare la reazione di Cosentino, seguito da Mafalda Amante, Massimo Ianniciello e Giovanna Petrenga, che proponeva l’avvocato Carlo Sarro, casertano di Piedimonte Matese, appassionato di condoni edilizi.
In questa tarantella che non s’interrompe con l’investitura ufficiale di Domenico De Siano, Francesca e Mara (Carfagna) si riscoprono alleate in patria.
Miracoli napoletani.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
FIGURANO ANCHE BIANCOFIORE, RAVETTO E COMI…GRADITI INVECE GELMINI, CARFAGNA E BRUNETTA
Banditi i volti “troppo aggressivi”, in questo momento in televisione servono facce “rassicuranti” in grado di “non spaventare l’elettorato moderato”.
L’ordine verrebbe direttamente da Silvio Berlusconi, che avrebbe messo a punto la sua “black list”: personalità di Forza Italia che, in questa fase, non sono graditi sul piccolo schermo.
A sorpresa, ne fanno parte alcuni big del partito e “amici” di casa Arcore: da Daniela Santanchè a Maurizio Gasparri.
Secondo Repubblica, la lista nera comprende almeno 12 nomi, di cui finora ne sono noti soltanto sei.
Oltre alla pitonessa e al fido Gasparri, ne fanno parte Alessandra Mussolini, Micaela Biancofiore, Laura Ravetto e Lara Comi.
“Quelli li voglio vedere meno nei tg d’ora in poi, quegli altri di più”.
“Entriamo da gennaio in piena campagna elettorale, almeno nei telegiornali di maggiore ascolto voglio volti rassicuranti, poco aggressivi, che non spaventino l’elettorato moderato”, è l’ordine impartito dal Cav.
Dall’altro lato ci sarebbe anche una “white list”, vale a dire la lista con i volti graditi nei tg e nei talk show. Tra questi ci sono Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Renata Polverini e il sempre presente Renato Brunetta.
La responsabile comunicazione di Forza Italia, Deborah Bergamini, ha smentito “l’esistenza di una qualsiasi lista di proscrizione”.
Eppure – rincara Repubblica – il Cavaliere ha compiuto la sua scelta e l’ha comunicata a molti.
Alcuni, a cominciare da Laura Ravetto, non hanno nascosto il loro malumore.
(da “L’Huffington Post“)
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Gennaio 4th, 2014 Riccardo Fucile
“IL MIO PARTITO E’ SU POSIZIONI BIGOTTE, MA IO RISPONDO SOLO ALLA MIA COSCIENZA”
“Glielo dico senza tanti giri di parole. Sono pronto a votare la proposta di Renzi sulle unioni civili anche se mi delude un po’. Quella che avevo presentato io era più avanzata”
L’apertura è firmata Giancarlo Galan. È il fedelissimo di Berlusconi sin da quando lo conobbe nel lontano ’86 a Publitalia, liberale puro che in un’intervista all’HuffPost invoca uno shock sui diritti civili: “Su questi temi — scandisce Galan – si risponde solo alla coscienza. A chi nel mio partito si è schierato su posizioni bigotte dico che non c’è vincolo di partito. Io sono pronto a votare ogni proposta che faccia un passo avanti rispetto alla legislazione esistente”.
Giancarlo Galan ha già presentato, insieme ai laici di Forza Italia, una proposta dal nome “Gay and lesbian partnership”: “Non si chiamano matrimoni come in Francia — spiega – ma è solo un fatto semantico. Sono previste forti analogie al matrimonio per quanto riguarda diritti e doveri, perchè i gay devono essere cittadini come tutti”.
È questo ddl il metro per valutare le idee di Renzi: “La mia — aggiunge Galan — è più avanzata perchè disciplina i diritti delle coppie omosessuali, non di quelle etero. Comunque ben venga ogni passo in avanti”.
Scusi Galan, perchè nel suo ddl non parla di matrimonio?
Non è un fatto di nomi. I nomi sono diversi, ma la sostanza è simile. Come può vedere nella mia proposta ci sono analoghi diritti e doveri del matrimonio previsto dal nostro codice civile. È, di fatto, la stessa cosa: abbiamo evitato di impiccarci all’aspetto più mediatico e di andare al dunque, prevedendo delle procedure semplificate. In questa fase è importante il principio. Ecco perchè non possiamo non valutare con attenzione le proposte di Renzi, anche se mi sembrano timide. Fosse per me, io sarei favorevole anche alla adozioni da parte delle coppie gay…
È un fatto di civiltà ?
Certo. Ho visitato tanti orfanotrofi in Venezuela, Uruguay, Ucraina, Russia. Ho visto bambini che non hanno speranza di ricevere nella vita una carezza o un abbraccio, e magari destinati a finire in bordelli e nella delinquenza. È meglio questo o dare a loro la carezza di due papà o di due mamme? Vedremo se Renzi ha coraggio o se si lascia frenare dalla componente clerico-bigotta del Pd.
Dica la verità , Galan: questa sua mossa è una trovata per far cadere il governo…
Non me ne frega niente di questo. Io sono un liberale e questi temi sono un fatto di civiltà . E il mio partito, cioè Forza Italia, di cui sono stato tra i fondatori è quello della rivoluzione liberale, quello che pensa che le libertà economiche, libertà sociali e libertà civili siano aspetti di un’unica modernizzazione del paese. Guardi, questo è un punto per me fondamentale. In tutti i grandi partiti occidentali ci sono sensibilità diverse sui diritti. Io rispetto quelli che hanno una visione tradizionale della famiglia. Ma loro devono fare lo stesso con me.
Significa che su questi temi non può esserci niente disciplina di partito?
Ma ci mancherebbe… Come ai tempi dell’aborto, la questione è trasversale. Non ci vedrei nulla di male se sulla proposta di Renzi o sulla mia, sottoscritta da parecchi parlamentari di Forza Italia, si creasse una maggioranza trasversale.
Che ovviamente non contempla Alfano…
Vorrei ricordargli che è un deputato della Repubblica Italia e non dello Stato vaticano. Le sue posizioni si commentano da sole. Ma la verità sa quale è?
Quale?
Che i cittadini sono più avanti del Palazzo. È un paese che vuole essere libero, e vuole scegliere come amare e vivere. Solo qui dentro c’è l’ossessione del voto cattolico o dell’umore delle gerarchie. Suvvia, il voto cattolico, inteso come voto ideologico, non c’è più.
Dica la verità , Galan. Berlusconi è d’accordo con la sua iniziativa laica?
Non lo so, non ci ho parlato. Ma conosco Berlusconi e non ha mai negato a nessuno un diritto, men che meno il diritto alla felicità . E sa cosa le dico?
Cosa?
Che questa delle coppie di fatto dovrebbe essere solo il primo passo. Sui diritti siamo indietro rispetto al resto del mondo. Il Parlamento dovrebbe occuparsi di fecondazione assistita e eutanasia.
Una bestemmia per il suo partito.
E perchè? Anche su questo si vede se Forza Italia è un moderno partito liberale oppure no. Anzi, le do una notizia: mi iscriverò all’associazione svizzera che pratica l’eutanasia anche se di salute sto benissimo. Domando: perchè per esercitare questo diritto devo andare in Svizzera e chi ha meno possibilità di me non lo può fare? La libertà di scegliere come morire non può essere vietata.
Galan, il suo partito non credo la pensi alla stessa maniera.
Non fa niente. Su queste materie, come le ho detto, si risponde solo alla coscienza. Vedremo che succede in Parlamento.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 4th, 2014 Riccardo Fucile
DA FONDI (COMMMISSARIATA PER INFILTRAZIONI MAFIOSE) A COORDINATORE REGIONALE DI FORZA ITALIA: LA SCALATA DEL POLIZIOTTO IN ASPETTATIVA, “SIGNORE DEI VOTI”
Per ricostruire la macchina elettorale di Forza Italia nel Lazio la scelta di Silvio Berlusconi non poteva che cadere su di lui: Claudio Fazzone.
Non un uomo, un partito. Il quarto della Provincia di Latina, dicevano nel 2000 quando il Nostro fece sfracelli alle Regionali.
Da solo, Fazzone portò al centrodestra tanti voti quanti quelli dei Democratici di sinistra.
Tanti da incoronarlo, a 38 anni, presidente del Consiglio regionale. E proiettarlo successivamente in Senato: per tre volte di seguito.
Un numero impressionante di preferenze, collezionato negli anni, pazientemente, partendo dalla militanza nella Democrazia cristiana.
«Il mio maestro è stato Nicola Mancino», disse all’epoca al «Corriere». Spiegando di essere stato spinto a passare a Forza Italia nel 1994 dallo spostamento a sinistra del Partito popolare.
C’è chi, come la giornalista Anna Scafati, lo ricorda «quando faceva l’agente di scorta dell’allora ministro dell’Interno» poi diventato presidente del Senato.
Senza immaginare che il curioso sodalizio si sarebbe trasformato per quel «tipetto non alto e paffuto (definizione della medesima Scafati, ndr )» in un formidabile trampolino di lancio per una insospettabile carriera nel Palazzo.
Oggi la città natale di Fondi è il cuore del suo feudo politico, che abbraccia l’intera Provincia di Latina con profondissime propaggini romane.
E che feudo. Lì c’è il secondo mercato ortofrutticolo d’Europa dopo quello di Parigi, dove lavora il 10 per cento della popolazione (38 mila anime): un giro d’affari talmente grosso, hanno sostenuto gli inquirenti, da aver attirato perfino le attenzioni dei clan camorristici del vicino casertano.
Infatti nel 2009 il prefetto di Latina Bruno Frattasi chiede al ministro dell’Interno Roberto Maroni, alleato di governo del senatore Fazzone, lo scioglimento del Comune di Fondi.
Pesantissimo il sospetto: infiltrazioni mafiose.
Secondo il prefetto erano «emerse chiaramente le connessioni fra la famiglia di Tripodo Domenico (boss mafioso di prima grandezza) e soggetti legati per via parentale anche a figure di vertice del Comune».
La reazione è immediata. Il poliziotto Fazzone Claudio contesta pesantemente le conclusioni del prefetto di Latina arrivando a chiedere una commissione d’inchiesta nei suoi confronti.
Ed evidentemente è anche più potente di un ministro, visto che le proposte di Maroni si arenano ripetutamente in consiglio dei ministri.
Finchè quando proprio lo scioglimento sembra inevitabile, su consiglio di Fazzone che nessuno si sogna di discutere, la giunta guidata dal geometra Luigi Parisella si dimette, per evitare il commissariamento e andare invece alle elezioni.
Vinte di nuovo, manco a dirlo, dai fedelissimi del senatore.
Con un altro schiaffo al ministro dell’Interno: il plebiscito per il nuovo sindaco Salvatore De Meo.
Ovvero l’assessore all’urbanistica della stessa giunta che Maroni voleva sciogliere.
Dice tutto, quella storia, del potere di Fazzone. Compreso un dettaglio che fa capire quanto solido sia il cemento che lo tiene insieme.
Perchè il senatore che il Cavaliere ha appena nominato coordinatore di Forza Italia per il Lazio è socio in affari proprio dell’ex sindaco Parisella e di un imprenditore ortofrutticolo, Luigi Peppe.
La loro società si chiama S.I.L.O. srl, e ha avuto in passato anche un finanziamento statale di 983 mila euro a valere sulla legge 44/86 sull’imprenditorialità giovanile al Sud.
Oggetto sociale, «lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi». Anche se piuttosto misterioso nelle dimensioni, visto che il fatturato degli ultimi due bilanci è pari a euro zero virgola zero.
Ma se c’è una cosa cui Fazzone non ha mai voluto rinunciare è stare, come si dice, «sul pezzo». Guai a toccargli i suoi concittadini.
L’ex sindaco di Fondi Onoratino Orticello si trova in difficoltà ? Eccolo dirigente del consiglio regionale del Lazio non appena Fazzone ne diventa il presidente.
I Comuni della Provincia di Latina costituiscono una società con un partner francese per gestire il ciclo idrico? Ecco Fazzone sedersi sulla poltrona di presidente, pur essendo onorevole in carica, sfidando l’indignazione dei comunisti con l’allora segretario di Rifondazione a denunciare di aver «scoperto che un senatore di Forza Italia becca anche un compenso in quanto presidente di Acqualatina: 100-150 mila euro l’anno».
La cosa non gli ha fatto nè caldo nè freddo.
Al pari delle polemiche suscitate dall’indagine giudiziaria innescata tre anni fa per alcune raccomandazioni alla Asl di Latina.
Inchiesta cui Fazzone ha replicato con queste parole testuali, riportate dall’«Ansa»: «Resta singolare che il giudice decida di aprire un caso per accertare l’esistenza di un reato che, se eventualmente commesso dal sottoscritto, sarebbe già prescritto».
Niente male, per un funzionario di polizia in aspettativa…
(da “il Corriere della Sera“)
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