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E NUNZIA TORNO’ A CASA: LA DE GIROLAMO VERSO FORZA ITALIA

Gennaio 26th, 2014 Riccardo Fucile

LA SCUSANTE: “ANGELINO MI HA LASCIATA SOLA” …. E VERDINI STA LAVORANDO AD ALTRI RIENTRI

L’operazione politica è tutta da definire nei tempi: il dato certo è che Nunzia De Girolamo, ministro dell’Agricoltura, coinvolta nello scandalo Asl a Benevento, lascerà  il Nuovo centrodestra alfaniano per tornare tra le braccia della rinata Forza Italia di Silvio Berlusconi. Probabile che avvenga prima della mozione di sfiducia contro di lei — dovrebbe essere in calendario il 4 febbraio — o nei giorni immediatamente successivi, giusto per complicare la vita del “fu delfino” Angelino.
L’operazione traghettata da Denis Verdini e benedetta da Silvio Berlusconi, avverrà .
E se tutto in Forza Italia è in discussione, se Berlusconi ha mostrato aperture a falchi e colombe anche sul ruolo da affidare a Giovanni Toti, per la signora Nunzia, coniugata Boccia, le porte sono aperte. Punto.
Il Cavaliere è andato oltre: ha fatto sapere dalla clinica dove si trova a dimagrire che se non si dimettesse prima del voto, tutti i parlamentari di Forza Italia sono invitati a votare contro la mozione di sfiducia.
Il ministro, in Transatlantico, ha ripetuto ai vecchi colleghi: “Mi sono sbagliata, sono pronta a rientrare. Alfano e i suoi mi hanno lasciata sola nel momento di difficoltà , Silvio non l’avrebbe mai fatto”.
È il primo passo della tattica berlusconiana ai tempi del renzismo: riportare a casa i transfughi. C’è posto per tutti, meno che per lui, quello che Arcore considera il grande traditore, Angelino Alfano.
Non sono tenere le soldatesse del Cavaliere, le varie Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo. La scelta di riaccogliere il ministro dell’Agricoltura non entusiasma neppure Francesca Pascale che, con il trascorrere dei mesi, ha acquistato molto più che un diritto di parola sul partito. Ma non saranno loro a far cambiare idea a Berlusconi: “Abbiamo bisogno di tutti, non ci possiamo permettere gli errori del passato”.
Anche Toti ha avallato il rientro della De Girolamo anche se l’operazione, alla fine, l’hanno portata a termine Denis Verdini e Deborah Bergamini, legata all’attuale ministro da una vecchia amicizia.
Al nuovo consigliere politico e portavoce unico di Forza Italia spetta invece il compito di mettere insieme le candidature per le Europee.
Un puzzle per niente facile visto che il posto potrebbe fare gola a molti. Con l’instabilità  e un futuro incerto infatti, gli eletti si assicurerebbero un posto certo al Parlamento europeo per cinque anni.
Cosa che non è all’orizzonte in caso di elezioni politiche, visto il caos istituzionale e un sistema elettorale sul quale c’è solo un accordo di massima con Matteo Renzi.
“Ma vedrete — dicono le persone vicine al Cavaliere — l’operazione non si ferma qui. È probabile che insieme a De Girolamo facciano ritorno a casa anche altri parlamentari”.
Questo vorrebbe dire mettere a serio rischio non solo il partito di Alfano, nato già  sepolto dai sondaggi, ma anche il governo delle larghe intese.
Un’operazione che mette in difficoltà  Enrico Letta e Giorgio Napolitano.

Emiliano Liuzzi

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LA DE GIROLAMO POTREBBE TORNARE DA SILVIO

Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile

SAREBBE DELUSA DA ALFANO E LETTA, COLPEVOLI DI NON AVERLA DIFESA ABBASTANZA

Nunzia De Girolamo sta pensando di rientrare in Forza Italia.
Una decisione sulla quale sta meditando da un po’ di tempo, complice l’atteggiamento di Enrico Letta e del segretario del suo partito Angelino Alfano.
Il ministro dell’Agricoltura non si è sentita difesa dal premier e molto ha pesato la sua assenza quando la scorsa settimana è andata in aula alla Camera per difendersi dalle accuse che le sono piovute addosso nel caso della Asl di Benevento.
Ma Nunzia De Girolamo, a quanto pare è rimasta anche abbastanza delusa dall’atteggiamento di Angelino Alfano, colpevole, per lei, di non essersi fatto sentire abbastanza per stroncare le accuse che le hanno rivolto.
Ieri è stata una giornata di incontri per il ministro.
La De Girolamo è stata vista parlare con le deputate di Forza Italia Gabriella Giammanco e Annagrazia Calabria, con Denis Verdini, Rocco Palese e Vito Crimi. Colloqui fitti, per capire come Forza Italia reagirebbe al suo rientro al fianco di Berlusconi.
Il Cavaliere da tempo sta portando avanti una campagna di «moral suasion» per riportare i ribelli del Nuovo Centrodestra dentro il suo partito.
E potrebbe aver fatto breccia sull’insofferenza della ministra per le vicissitudini che l’hanno colpita nelle ultime settimane.
Una decisione non ancora presa e che potrebbe cogliere di sorpresa lo stesso Alfano. Giovedì, infatti, Nunzia De Girolamo ha partecipato a una riunione del Nuovo Centrodestra al Senato sul tema della riforma elettorale e, secondo il racconto dei partecipanti, non ha mostrato alcun segnale di rottura con il partito.
Ma la decisione potrebbe arrivare entro pochissimi giorni. Nunzia De Girolamo è uno dei cinque ministri del Ncd che hanno lasciato Forza Italia a novembre per restare nella maggioranza e appoggiare Enrico Letta.
Sposata con il deputato del Pd Francesco Boccia è stata messa sotto accusa nelle ultime settimane per alcune intercettazioni — abusive — che avrebbe fatto il direttore sanitario della Asl di Benevento, Pisapia, a casa del ministro.
Ma con il suo ritorno in Forza Italia si aprirebbe anche il problema delle sue dimissioni da ministro.
Passando a un partito che si trova all’opposizione la De Girolamo non potrebbe restare al governo. E a quel punto potrebbe anche dare una mano al premier per avviare un rimpasto di più ministri.
Così come chiesto da una parte del Pd, da Lista Civica e dal Ncd.

(da “il Tempo”)

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CITTADINANZA ONORARIA A BERLUSCONI? A VARESE FORZA ITALIA NON LA VOTA

Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile

POI SI GIUSTIFICANO: “CI VOGLIONO MERITI SPECIFICI LEGATI AL TERRITORIO”…E SCOPPIA LA POLEMICA TRA FORZISTI E ALFANIANI

Essere di Forza Italia e non concedere la cittadinanza onoraria a Silvio Berlusconi?
A Varese si può.
La sera del 23 gennaio i consiglieri comunali forzisti non hanno partecipato al voto sulla proposta presentata a settembre scorsi da un consigliere Pdl poi passato al Nuovo centrodestra, Piero Galparoli.
La maggioranza (composta da Lega, Fi e Ncd) si è divisa proprio quando il consiglio comunale è stato chiamato ad esprimersi sulla proposta di cittadinanza.
Se non sorprende il voto contrario della Lega Nord, fa quantomeno sorridere la decisione dei cinque consiglieri comunali di Forza Italia che sono usciti dall’aula.
Il capogruppo Ciro Grassia ha motivato il mancato sostegno alla proposta spiegando che per diventare cittadini onorari occorre avere meriti specifici legati al territorio: “Le cittadinanze onorarie a chicchessia e in particolare a personaggi come Silvio Berlusconi — ha detto — non possono essere discusse in una sede come quella del consiglio comunale poichè stravolgerebbe anche il senso vero della cittadinanza onoraria”.
Detto questo, a parole i forzisti varesini continuano a restare dei fedeli sostenitori del loro leader: il coordinatore cittadino Roberto Puricelli, dopo aver puntualizzato che personalmente avrebbe anche votato contro, ha ribadito il sostegno a Berlusconi: “Da sempre seguiamo il presidente e abbiamo stima di lui e come sempre gli siamo vicino per la persecuzione di cui è stato vittima. Credo semplicemente che proposte simili siano fuori luogo in questo momento, quando ci sono problematiche più urgenti da affrontare”.
Tra i commenti del giorno dopo spicca quello del presidente del consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo (Ncd), che ha preso la palla al balzo ed è intervenuto a gamba tesa sul suo profilo Facebook, marcando la differenza con i cugini di Forza Italia: “La proposta aveva soprattutto un significato politico — ha scritto — un atto di omaggio e considerazione verso colui che negli ultimi 20 anni ha consentito all’area moderata italiana di avere una rappresentanza politica forte”, poi Cattaneo continua: “Viene dunque da domandarsi: chi sono i veri berlusconiani? Coloro che, con fare invero un po’ servile e modi talvolta da cameriere, si affrettano a parole sempre a incensare Berlusconi per poi non sapere o volere dare seguito con atti politici responsabili a tali dichiarazioni o coloro che nelle valutazioni verbali distinguono ma nei fatti politici sono coerenti? Quanto accaduto nel consiglio comunale di Varese dice con chiarezza che si può essere berlusconiani anche nel Nuovo centrodestra”.
Alle parole di Cattaneo replica prima il coordinatore cittadino di Forza Italia, Roberto Puricelli, che rispedisce al mittente le accuse di servilismo e lancia un invito: “Se davvero vuoi difendere Berlusconi allora dovresti iscriverti a Forza Italia, noi ti aspettiamo”.
Le parole più dure arrivano dall’europarlamentare Lara Comi (coordinatore provinciale di FI Varese): “Quello dell’Ncd è stato un gesto puramente strumentale, come se noi domani chiedessimo la cittadinanza onoraria per Alfano o per Renzi. Questo non vuol dire difendere Berlusconi, era chiaro invece l’obiettivo malriuscito di ridicolizzarlo. I veri difensori di Berlusconi siamo noi, che gli siamo stati accanto sempre, nei momenti difficili e nei momenti felici”.

Alessandro Madron

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UN PENALISTA DI FORZA ITALIA GUIDA I LAVORI

Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile

IN COMMISSIONE DEMOCRATICI SPACCATI

Il presidente della I commissione (Affari costituzionali), Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, suona il pianoforte (pare che si sia esibito con il Cavaliere in una prova canora memorabile) e di professione fa l’avvocato penalista a Bari dove è molto quotato.
Nel capoluogo pugliese, appunto, lo chansonnier Sisto ha avuto la ventura di difendere l’allora governatore Raffaele Fitto e da quel patrocinio legale gli è poi venuta voglia di tuffarsi in politica.
Così – dopo aver fatto parte della «squadra giustizia del Cavaliere» insieme ai colleghi Ghedini e Longo – Sisto ha fatto il salto di qualità  quando la sua vicinanza a Denis Verdini ha facilitato l’ascesa alla presidenza della I commissione, che conta ben 47 poltrone.
Penalista più che costituzionalista, il galante Sisto (talvolta in Transatlantico si inchina e mima il baciamano con le colleghe) si è ritrovato dunque a dirigere il traffico sulla legge elettorale.
Presidente e relatore, Sisto è stato contestato per il doppio incarico ma poi il Pd ha mollato la presa perchè aveva altre gatte da pelare
Infatti il partito che fu di Bersani schiera in commissione due squadre.
La prima, soccombente nei numeri, è fedele al sindaco di Firenze: guida il drappello Maria Elena Boschi, la giovane avvocatessa fiorentina – membro della segreteria e responsabile del Pd per le Riforme (il posto che fu di Violante) – che di recente è stata ricevuta anche da Napolitano.
Boschi ieri pomeriggio non era in commissione perchè impegnata dietro le quinte a tenere i contatti con il segretario durante le ore convulse in cui è stata decisa la sorte della norma salva Lega.
La Boschi, ma anche il portavoce di Renzi, Lorenzo Guerini (che non è in commissione ma è sempre nei paraggi), hanno avuto un bel daffare con il collega Alfredo D’Attorre che incarna più degli altri lo spirito dell’ex segretario Pier Luigi Bersani (anche lui membro della prima commissione).
Come un’ombra accanto a D’Attorre, si muove il professore Andrea Giorgis, torinese vicino a Chiamparino, docente di diritto costituzionale – che in questi giorni ha organizzato il riavvicinamento tra «renziani» e «cuperliani», tant’è che gli iniziali rapporti di forza in commissione (13 a otto) vanno via via smussandosi: «Bisogna fare presto e bene sulla legge elettorale. Per cui non c’è nulla di male, e Renzi ci ha dato atto di non volersi mettere di traverso, se discutiamo di soglia di accesso al premio di maggioranza, di sbarramento e di liste bloccate».
Col passare dei giorni D’Attorre e Giorgis hanno intessuto una tela grazie anche a un eccellente interlocutore in commissione che si chiama Gianclaudio Bressa (franceschiniano schierato con Renzi), uno che mastica pane e legge elettorale fin dalle elementari.
Così hanno iniziato a ragionare intorno a un percorso finalmente unitario anche gli altri commissari del Pd non schierati con Renzi: Roberta Agostini (archivista, nominata da Bersani come responsabile Pari opportunità ), l’ex popolare Maria Gullo, il bersaniano Enzo Lattuca (il più giovane deputato del Pd, classe 1988, dottorando in diritto costituzionale a Bologna), il palermitano Giuseppe Lauricella (docente di diritto pubblico e figlio dell’ex ministro socialista Salvatore Lauricella), il lettiano Marco Meloni (responsabile università  con Bersani), il padovano Alessandro Naccarato (vicino al ministro Zanonato), Barbara Pollastrini (parlamentare da molte legislature, moglie del banchiere Piero Modiano), e l’ex ministro Rosi Bindi.
Resta difficile la posizione di Gianni Cuperlo che ancora ieri sera, dopo una fugace apparizione in commissione, diceva che non tollera l’accusa di «comportamento strumentale» mossagli da Renzi.
I renziani della commissione (Ettore Rosato, Emanuele Fiano, Luigi Famiglietti, Daniela Gasparini e Matteo Richetti, più il lettiano Francesco Sanna) sanno però che dovranno trattare con i «pontieri» di Cuperlo.
Sanna, per esempio, ha contestato la parte in cui la legge sottrae al Viminale il compito di disegnare i collegi e li affida al Parlamento.
Come dire che anche chi appoggia Renzi non considera tutto il testo base come oro colato.
A bordo campo, comunque, osservano e sono pronti a intervenire altri membri della commissione che non hanno nulla da invidiare in quanto a preparazione: Pino Pisicchio (Centro democratico), l’ex ministro Ignazio La Russa (Fdi), l’ex ministro Maria Stella Gelmini (FI), il vendoliano Gennaro Migliore, il costituzionalista del Movimento 5 Stelle Danilo Toninelli, l’avvocato Gregorio Gitti (Per l’Italia).

Dino Martirano
(da “il Corriere della Sera“)

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INTERVISTA ALLA SANTANCHE’: “NOI FALCHI ABBIAMO TENUTO ALTO LA TENSIONE E LO SCONTRO”

Gennaio 20th, 2014 Riccardo Fucile

“I VERI SCONFITTI SONO SOLO I MAGISTRATI: LA TERZA REPUBBLICA NASCE CON SILVIO”

Daniela Santanchè ha voglia di togliersi qualche macigno dalle scarpe.
E siccome interpreta la politica come eterna battaglia, non definisce quella del Cavaliere una rinascita: «Direi piuttosto che dopo l’incontro con Renzi Berlusconi ha dimostrato che non si è fatto ammazzare. Dicevano: la Terza Repubblica inizierà  il giorno che Berlusconi sarà  morto. L’atto di nascita porta invece la sua firma».
Onorevole, Forza Italia esulta. Sostiene che la guerra è finita.
«La fine di una guerra è la conseguenza di una prova di forza, non di una debolezza. Chi è debole e tratta ad oltranza è destinato a essere travolto. Lo insegna la storia: l’unico disarmo possibile è bilaterale. Chi getta le armi per primo è morto».
Insomma, rivendica la linea dura dei falchi.
«Per mesi ci hanno additato come il problema per una pacificazione. Invece siamo stati la soluzione. Paradossale no? Alfano se ne è andato dicendo che in un partito dove ci sono Santanchè e Verdini si resta isolati dal mondo. Bene. Noi siamo entrati, graditi e riveriti ospiti, nella sede del Pd. Lui sta elemosinando una telefonata di Renzi per sapere come è andata e dal segretario del Pd riceve sfottò e disprezzo. Chi aveva ragione? Rivendico di essere stata tra chi non ha ceduto alle sirene, dal Quirinale alla sinistra, che ci promettevano: sacrificate Berlusconi e avrete salva la vita».
È stato Renzi a rimettere in gioco Berlusconi?
«Se ieri è successo quello che è successo, è perchè Berlusconi ha coraggio e forza da leoni e perchè noi falchi abbiamo tenuto alta la tensione e il livello dello scontro con la magistratura, col Quirinale, con la sinistra, con i traditori che hanno venduto la sua dignità  personale e politica al nemico».
Con la nuova legge dovrete però allearvi ancora con Alfano.
«Il destino di Alfano non mi appassiona, affari suoi e loro. Ha fallito. Nessuno vuole ucciderlo nella culla, è lui che si è ucciso da solo. Mi auguro che non vada con la sinistra. E se non avrà  tradito i valori di chi lo ha eletto, è ovvio che dovremo stare insieme. Con Berlusconi leader. E poi vorrei dire un’altra cosa».
Dica.
«I veri sconfitti di ieri sono i magistrati. Il loro sporco tentativo di rendere impresentabile Berlusconi è fallito definitivamente. Possono anche arrestarlo domani mattina, ma dopo ieri – per la storia e per l’opinione pubblica – in cella non finirebbe un pregiudicato ma uno statista perseguitato politico. E offro un consiglio non richiesto a Napolitano: prenda atto che aveva sbagliato visione politica e giudizio sulla persona e firmi una grazia tombale all’uomo che da vent’anni si sta prendendo il Paese sulle spalle».
Punti di vista, onorevole. Intanto non parlate più di election day. Una marcia indietro?
«Non è più il tema. Questo governo è un’accozzaglia: prima se ne va, meglio è. Si andrà  a votare quando Berlusconi e Renzi avranno fatto ciò che hanno sottoscritto ieri. Se poi qualcuno vuole farlo saltare prima, si accomodi, non abbiamo paura».
In futuro pensate di sostenere Renzi?
«Renzi resta un avversario. Non ci interessa nè il renzismo, nè la rottamazione. E chi fra noi non lo capisce e parla di modello renziano, ricordi che Berlusconi ci ha insegnato sempre a essere inseguiti, non a inseguire».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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“MA LO CAPITE CHE SIAMO GLI STESSI DA VENT’ANNI”? : BERLUSCONI STRAPAZZA I FALCHI

Gennaio 16th, 2014 Riccardo Fucile

VERDINI TENTA DI BLOCCARE LA NOMINA DI TOTI, FITTO LA CONTESTA, IL CAVALIERE TIENE DURO

«Lo capite o no che sto tentando di salvare anche voi, anche te Denis?» Silvio Berlusconi perde la pazienza, sta urlando.
Di fronte a lui, tra gli altri, il braccio destro di sempre, Verdini. Ormai in rotta.
È con lui che si consuma lo strappo forse finale, di sicuro senza precedenti.
Una lacerazione che attraversa tutto il gruppo dirigente di falchi e lealisti scesi in guerra contro la nomina «dall’alto » di Giovanni Toti.
È martedì notte, alla tavola di Palazzo Grazioli siedono anche Sandro Bondi, Gianni Letta, Deborah Bergamini, Rocco Crimi, ma soprattutto lo stesso direttore di Tg4 e Studio Aperto e il responsabile dei club Marcello Fiori.
È Verdini ad aprire le danze. «Presidente, tu non puoi pensare di rottamare un’intera classe dirigente, noi che ti stiamo accanto dal primo momento, per imporre una figura pur autorevole come Giovanni qui presente» è stato il suo incipit.
E giù con le critiche che sono poi quelle mosse due giorni fa anche da Raffaele Fitto nell’intervista al Corriere.
Raccontano i presenti che Berlusconi a un certo punto rompe gli indugi e si infuria. «Io non voglio rottamare nessuno, ma vi rendete conto o no che siamo gli stessi da vent’anni? Sempre le stesse facce» è il j’accuse.
«Fuori da qui, c’è un signore con meno di quarant’anni che a Largo del Nazareno ha nominato una segreteria in cui l’età  media è 35: giornali e tv non parlano d’altro. Grillo appare nuovo?» Una filippica aspra come non ne sentivano da tempo, a Grazioli. «Vi è chiaro che così sembriamo vecchi e rischiamo di essere travolti alle prossime elezioni?».
I presenti, Verdini in testa, in silenzio, annichiliti.
«Io non voglio sostituire nessuno, ricandiderò tutti gli attuali parlamentari, ma ho il bisogno di aggiungere. Di affiancare a tutti voi, gente dal volto nuovo da Toti a Fiori e i club devono diventare la seconda gamba del partito, magari anche per Statuto ». Verdini incassa. Ma non si arrende.
Ieri mattina è tornato nella residenza per rilanciare: «Potremmo pensare a due coordinatori, uno organizzativo che sarei io e uno politico, Toti».
Ma non sembra abbia sfondato col Cavaliere. Il direttore del Tg4 l’altra sera a cena ha fatto da osservatore, parte in causa.
Una cosa però l’ha detta: «Qui il problema non sono io, che posso benissimo continuare a fare quel che faccio, ma bisogna rendersi conto che fuori da qui il mondo è cambiato».
Berlusconi rinvia alla settimana prossima la nomina del comitato di presidenza dei 36, per adesso quello. Ma, raccontano, resta convinto che a Toti andrà  riconosciuto un ruolo che sia un gradino sopra quella sorta di segreteria in «stile Renzi», sebbene in Transatlantico ieri falchi e lealisti si dicessero certi che il direttore sarà  al più un «portavoce».
Con Berlusconi ha voluto pranzare ieri quasi da solo (presenti Gianni Letta e Nicolò Ghedini) Raffaele Fitto.
Rifiuta incarichi da responsabile enti locali a membro del comitato ristretto. «Non voglio nulla, ma ti ripeto che non ci puoi commissariare con un pur rispettabile giornalista» ha ripetuto.
Gelo rotto tra i due, ma il clima nel partito resta quello.
In serata il direttore del tg La7, Enrico Mentana, spara a sorpresa: «Si può essere contemporaneamente direttore di un telegiornale e coordinatore di un partito? Sarebbe il caso di dare anche adesso un piccolo stacco, in favore di quella credibilità  giornalistica nella quale noi ci ostiniamo a credere».
Immediata la replica del direttore Mediaset, che contiene anche un avvertimento ai riottosi del partito: «Se Mentana leggesse i quotidiani saprebbe che non ricopro ancora alcun incarico. Continuo e con soddisfazione a dirigere i tg che Mediaset mi ha affidato. Cosa che potrei continuare a fare anche nei prossimi mesi. Nel momento in cui dovessi decidere di scendere in politica, certamente mi dimetterei. Quanto ai rapporti tra politica e giornalismo, voci più autorevoli della mia per esperienza Mentana può trovarle sulla sua rete, da Gruber a Santoro già  parlamentari».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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RIVOLTA ANTI-TOTI, SALTA LA KERMESSE DI BERLUSCONI

Gennaio 15th, 2014 Riccardo Fucile

ANNULLATA LA CELEBRAZIONE DEL VENTENNALE, IL LEADER COSTRETTO A CONGELARE LE NOMINE

Appuntamento annullato, manca solo l’ufficialità .
Il 26 gennaio salta la celebrazione del ventennale della discesa in campo annunciato e voluto da tempo dal Cavaliere. E dà  la misura di quanto la pentola di Forza Italia stia per esplodere.
Avrebbe sancito l’incoronazione di Giovanni Toti al posto di coordinatore unico, quella kermesse al Palasport di Roma.
Silvio Berlusconi è costretto a soprassedere, a congelare per il momento quella nomina come tutte le altre designazioni: il comitato di presidenza dei 36, il comitato ristretto degli otto.
Ma non molla la presa: «Il cambiamento deve avvenire e Toti avrà  un incarico di primo piano, questo ormai è deciso»
L’intervista di Raffaele Fitto al Corriere, lo sfogo di uno dei pochi maggiorenti a poter vantare migliaia di voti e truppe cammellate, lo ha indisposto e costretto a una momentanea retromarcia.
Eppure sintetizza il pensiero di buona parte del partito.
Nemmeno uno dei coordinatori regionali appena nominati (sedici) dal leader scrive, parla, interviene per schierarsi dalla parte di Berlusconi. Il capo incassa. E pubblica una nota rassicurante per i suoi.
«Non c’è mai stata alcuna intenzione di procedere alla nomina di un coordinatore unico di Forza Italia, figura peraltro non prevista dallo Statuto del nostro Movimento». E ancora, un riconoscimento a falchi e lealisti rimasti al suo fianco: «C’è invece l’intento di rilanciare Forza Italia, dotandoci di una nuova organizzazione e valorizzando tutta la classe dirigente che in questi anni, e particolarmente negli ultimi mesi, ha dimostrato di saper condurre straordinarie battaglie politiche, affiancandomi nelle fasi più drammatiche della vita politico-istituzionale del Paese. Non dobbiamo perciò avere timore di aprire le porte del nostro movimento alle risorse nuove che si affacciano».
Come dire, si aprirà  comunque al nuovo, a Toti in primo luogo.
L’ex premier, rientrato in mattinata a Roma dopo aver risolto tra mille ambasce il caso Milan, continua a mediare fino a sera a Palazzo Grazioli.
Incontra di nuovo Denis Verdini, il vero competitor di Toti in questo derby tutto toscano. In ballo ci sono le chiavi del partito, la macchina organizzativa, da gestire tra qualche settimana quando il capo finirà  ai servizi sociali, impedito nei movimenti, nella sua «agibilità » politica.
Berlusconi incassa sì ma non demorde. Fa sapere ai fedelissimi che può pure soprassedere per qualche giorno, sentire ancora tutti.
Ma lui la decisione su Toti l’ha presa. Anche se la nomina potrebbe essere sfumata: un ruolo da segretario o addirittura da semplice portavoce, da affiancare magari a un comitato ristretto che comprenderebbe i capigruppo Romani e Brunetta, i vice Gelmini e Bernini, i vicepresidenti delle Camere Baldelli e Gasparri, lo stesso Verdini e infine Fitto, reduce da polemica interna.
Il fatto è che, raccontano da Milano, è il direttore del Tg4 e di Studio Aperto che adesso attende con pazienza che la partita si chiuda, ma pretende che avvenga alla svelta. Basta logoramenti prolungati.
Tutto congelato, ancora per qualche giorno.
Lunedì sera Daniela Santanchè – che resta comunque alla destra del capo – ha portato una ventina di imprenditori di un certo peso nel salotto di Arcore.
Ci sono il re del cachemire Cruciani e del riso Scotti, la Ferrarini degli omonimi prosciutti, il preside della Iulm di Bari Salvi, Maurizio Traglio che ha investito 15 milioni nella nuova Alitalia, oltre ai vertici di Superga, dell’Ordine degli avvocati di Milano e altri ancora.
«A maggio non si voterà  più» ha ammesso al loro cospetto Berlusconi. «Ma io sto lavorando per strutturare il partito, non voglio che abbia contraccolpi se io fossi impedito a guidarlo».
Da qui la proposta: «Vorrei che faceste parte della Consulta del presidente, un organo che affiancherà  il comitato di presidenza di Forza Italia » e che nei suoi disegni sarà  la piazza aperta alla società  civile e al mondo delle imprese.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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BERLUSCONI, ATTACCATO DA UNO STORMO DI FALCHI, COSTRETTO A CAMBIARE ROTTA

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

RINVIATA LA NOMINA DI TOTI A COORDINATORE

È un atterraggio complicato quello che attende Silvio Berlusconi e Giovanni Toti a Roma. Perchè il Cavaliere è stato costretto a cambiare la rotta. E pure bruscamente.
Tanto che, prima di prendere il volo per rientrare nella capitale con suo direttore di Studio Aperto e Tg 4, ha messo a verbale: “Non ho mai pensato di nominare un coordinatore unico di Forza Italia. Valorizzerò i veterani ma non bisogna temere di aprire il partito a forze nuove”.
Una virata, rispetto alla rotta programmata, che prevedeva di arrivare a Roma con Toti proprio per formalizzare il nuovo incarico e l’inizio della rivoluzione (o rottamazione) di Forza Italia e della sua nomenklatura.
È di fronte all’insurrezione dei veterani che l’ex premier sceglie di mediare e di rinviare la nomina.
Nel fantastico mondo berlusconiano non si era mai vista un’intervista dura come quella di Raffaele Fitto a Paola Di Caro del Corriere: “Il presidente — dice il leader dei lealisti – non ci umili con la nomina di Toti”.
Parole dure, che lasciano intendere come il corpaccione del partito non sia disposta ad obbedire a un dipendente Mediaset senza esperienza politica.
“Lealtà  e correttezza” dice Fitto impongono di dire a Berlusconi che “la scelta di Toti è un errore” e mortifica il grosso del partito.
Parole pesanti, che costringono il Cavaliere a rinviare l’investitura di Toti a data da destinarsi. Almeno per ora.
Colpito, amareggiato da una reazione così dura, Berlusconi ha la sensazione che la nomina di un esterno rischia di sfasciare tutto.
E che Fitto raccolga un umore e un malcontento diffusi. Per questo chiama parecchi parlamentari per chiedere uno “stop immediato alle dichiarazioni”. Prima che la faida diventi incontrollabile.
Uno stop che riguarda anche quelle a suo favore, sollecitate da palazzo Grazioli. E ora inizia la trattativa più difficile. Possibile che nelle prossime ore il Cavaliere appena rientrato a Roma (con Toti) incontrerà  Fitto e i vertici di Forza Italia per trovare una quadra.
È certo che la frenata ha alimentato la preoccupazione del partito Mediaset che nelle scorse settimane ha lavorato e non poco per mettere l’ex vice di Mauro Crippa alla guida della nuova Forza Italia.
Con l’obiettivo di “riallacciare” con Alfano e arginare i falchi, da Verdini e Fitto.
Non è un caso che per Toti si sia mosso Fedele Confalonieri in persona, che ha avuto colloqui con parecchi azzurri di comprovata fede berlusconiana.
All’atterraggio, per Berlusconi inizia una trattativa complicata.
L’unica certezza è che il battesimo di Toti è rinviato.

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“DIFFAMO’ L’EX SINDACO DI FERRARA”: MA LAURA COMI CHIEDE LA PROTEZIONE DELL’IMMUNITA’ DEL PARLAMENTO EUROPEO

Gennaio 14th, 2014 Riccardo Fucile

AVEVA DETTO CHE SOFFRITTI AVEVA FATTO AFFARI CON LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA.. L’EUROPARLAMENTO DOVRA’ DECIDERE SE CONCEDERE O MENO L’IMMUNITA’: “I DEPUTATI NON SONO OBBLIGATI A MODELLARE LE LORO OPINIONI”

Le frasi di Lara Comi contro l’ex sindaco di Ferrara, Roberto Soffritti, potrebbero essere coperte dall’immunità  dell’Europarlamento.
La relatrice dell’Eurocamera, l’ambientalista austriaca Eva Lichtenberger, ha infatti proposto di accogliere la richiesta di difesa dell’immunità  presentata dall’europarlamentare di Forza Italia che è stata querelata per diffamazione da Soffritti.
Nel corso del dibattito con Antonio Ingroia, infatti, durante la puntata di Servizio Pubblico del 24 gennaio scorso — in piena campagna elettorale -, Comi aveva parlato di Soffritti (candidato per la lista di Rivoluzione civile in tre regioni) come di un indagato che da sindaco avrebbe fatto affari con la criminalità  organizzata.
La plenaria dell’Europarlamento voterà  domani il rapporto Lichtenberger.
Nelle motivazioni del rapporto, la relatrice scrive tra l’altro che “il principio sotteso all’immunità  parlamentare (…) è la libertà  dei membri di discutere su materie di interesse pubblico senza essere obbligati a modellare le loro opinioni in modo da renderle accettabili o inoffensive per chi le ascolta, senza temere, in caso contrario, di essere citato in giudizio”.
Qui il problema, però, non è tanto di un’opinione o di materie di interesse pubblico o no.
Ma che Soffritti è incensurato. Un procedimento aperto infatti oltre vent’anni fa era comunque finito con una richiesta di archiviazione del pm e al successivo decreto di archiviazione, con il quale il gip aveva stabilito, il 3 ottobre 1990, “l’assoluta trasparenza e il rigoroso rispetto delle regole da parte dell’amministrazione comunale guidata da Soffritti, diversamente da quanto sostenuto dalla Comi”.
“Prima di ieri — aveva detto Soffritti all’indomani del programma de La7 — non conoscevo la berlusconiana Lara Comi, eurodeputata Pdl 29enne con laurea specialistica sulla tesi ‘L’organizzazione di una società  calcistica: il caso Ac Milan’. Ed è evidente, dopo accuse tanto infondate, che nemmeno lei conosceva la mia storia politica e il fatto che è inattaccabile, come già  era stato determinato al momento di indicare i nominativi e le candidature di Rivoluzione Civile”.
Il parlamento dovrebbe titelare la libertà  di opinione su tempi politici, ma che c’entra la diffamazione palese non è chiaro a nessuno.
La Casta va proseliti anche in Europa.

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